da" Il Secolo XIX° - 25.7.1997 - firmato: Adalberto Pizzato
 
Il diritto alla verità sulla strage di Via Rasella
 
    Su quell'horror chiamato via Rasella, ascolta anche me, mio caro Decimonono. Non limitarti a intervistare i politici dell'altro ieri, destinati a sedare turbative del passato con discutibili giustificazioni. (Avevano intervistato il Taviani).
Agli Alleati non importò un fico secco la Resistenza: e tu sai bene in qual modo Alexander mandò a spasso i partigiani regalando loro un pezzo di carta. Bene intuendo quale conto pesante i nostrani compagni di Baffone avrebbero presentato sul tavolo di una pace ormai vittoriosa, da Anzio non piagnucolarono affatto una azione di forza nella "città aperta" di Roma.
Perchè le novelle rondini del Cremlino non tengono chiuso nell'armadio degli scheletri le loro colpe infami quando "i fatti" pesano come macigni sulle contradditorie versioni fornite dai manipolatori del potere?
   Per Rosario Bentivegna e compari, decorati esecutori dell'attentato, non deve essere stato facile trascinare in silenzio per tutta una vita quel carretto carico di 400 cadaveri.
Cosa c'è stato di infamante dietro quella eroica strage per dover cancellare anche la memoria di un ragazzo tranciato in due dalla esplosione (il tredicenne Piero Zuccheretti) e dei dissidenti partigiani di Bandiera Rossa presenti "per caso"
a quell'incontro con la morte tra cui Antonio Chiaretti, maciullato dalla bomba dei GAP.
Cosa c'è ancora da nascondere sotto il linciaggio di Stato di Donato Carretta, testimone scomodo di Regina Coeli la cui testa galleggiò per qualche ora sulle acque del Tevere, e della sbrigativa soppressione di Pietro Caruso, questore di Roma altrettanto scomodo? Perchè continuare ad aureolare quella patriottica impresa anzichè far emergere dalla coscienza che "SI VOLLE!"
una rappresaglia tedesca per sterminare assieme a tanti innocenti la rivale elite non comunista della Resistenza Romana
(i 68 partigiani di Bandiera Rossa, quelli del Fronte Militare Clandestino del Montezemolo, quelli del Partito d'Azione) facendo modificare al connivente fascista Alianello (protagonista di una splendida carriera nel dopoguerra) addirittura l'elenco degli ostaggi destinati alla rabbia teutonica?
Perchè coi loro silenzi e le loro menzogne continuiamo a essere privati di un diritto essenziale, il diritto alla verità?
Dicono che di Resistenze ce ne siano state più di una: da quelle nobili e cavalleresche di un Salvo D'Acquisto e di un Aldo Gastaldi della Cichero (scaraventato a fine guerra sotto un camion dai comunisti) a quelle turpi del Triangolo della Morte emiliano
e delle macabre fluitazioni sul Piave (per non citare le innumerevoli altre).
A quale categoria appartiene quella di via Rasella, cortese lettore? Adalberto Pizzato
Nota: Qualche giorno dopo questo apparve un articolo di un anonimo, titolo: Le Decisioni del Comitato, che qua e là così recitava:
"... il signor Pizzato di La Spezia, che non è certamente un fascista, insinua però "dubbi atroci" sui fatti di via Rasella.
Vorrei precisare che le azioni dei Gap e dei Sap erano coordinate dal Comitato di Liberazione Nazionale del quale non facevano parte solo i comunisti... che, nel nostro Paese, sono stati coloro che più hanno sacrificato giovani vite per la riconquista della libertà.... i rappresentanti erano Pertini, Parri, Valiani, Longo, Amendola,.... il sottoscritto, assieme a tanti, si rifiuta di credere che questi uomini abbiano potuto avallare decisioni e programmi "ambigui" (!)..... e i lanci alleati dei rifornimenti avvalorano la funzione della Resistenza.... Churchill stesso si complimentò con Stalin per le eroiche imprese dell'Armata Rossa......"
             Dunque non fu una... ragazzata perpetrata sconsideratamente dal Bentivegna, ma una vigliacca decisione del Comitato: di chi in particolare? di Amendola, di Longo? O del focoso.... Pertini? E "Malga Porzus" non docet?
Per il sottoscritto Adalberto, via Rasella fu un horror perpetrato dai comunisti scatenando intenzionalmente una feroce rappresaglia (questo "sistema" è stato largamente impiegato anche nei riguardi della popolazione civile quando si dimostrava poco propensa a innalzare il pugno chiuso). La cosa è risaputa e largamente documentata. Del resto, questo "fatterello" è stato tratto quasi integralmente da un libro che posseggo in biblioteca compilato da un autore assolutamente affidabile. Se vuoi te lo indico nella prossima e-mail. Il resoconto è così spedito. Buon lavoro, Adalberto 

IL PARTITO D'AZIONE
di Vittorio Cimiotta Presidente Circolo Giustizia e Libertà Roma
 
Nel 1942, al culmine della seconda guerra mondiale, nasce nella clandestinità il Partito d'Azione. Fù una forte rivolta morale,
verso il fascismo e verso la guerra da questi voluta, che ha spinto un gruppo di uomini di cultura a fondare questo Partito.
In esso sono confluiti il movimento Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli, il movimento liberalsocialista di Calogero e Capitini,
i liberaldemocratici di Giovanni Amendola, repubblicani, socialisti e gobettiani. Il Partito si è caratterizzato subito nella lotta al nazifascismo e in questa attività clandestina si è rivelato secondo, per numero ma non per valore, al Partito Comunista. Enorme
è stato il contributo di vite umane che esso ha dato alla Resistenza. Furono 4500 circa i morti nei campi di battaglia, nelle carceri e nelle fucilazioni. A Roma alle Fosse Ardeatine perirono più di 50 azionisti. E' doveroso ricordare Duccio Galimberti, Leone Ginsburg, Pilo Albertelli, Raffaele Persichetti, Umberto Fogagnolo e molti altri. I valori a cui il Partito si ispirava erano racchiusi nella sintesi degli ideali del liberalismo e del socialismo, cioè della libertà e della giustizia sociale. Tale sintesi in un momento storico in cui il Partito Liberale ed i Partiti Socialisti si contrapponevano non fù compreso ed anzi fù bersaglio di ironia da parte degli avversari. Benedetto Croce lo definì "ircocervo", mentre i socialisti lo condannarono come eresia. Non fu compreso il concetto che la libertà senza giustizia sociale non ha senso e che la giustizia sociale senza libertà è una anomalia. Bisognava aspettare il crollo del muro di Berlino, il fallimento del dogma marxista per comprendere questa verità. Ma quanto è costato alla società questo ritardo! Un altro punto fermo del pensiero azionista era l'indissolubilità della polictica dall'etica. Non era accettato dagli azionisti il principio "il fine giustifica il mezzo". Dopo avere dato moltissimo alla Resistenza, alla nascita della Repubblica ed alla formazione della Carta Costituzionale, le prime elezioni politiche del dopoguerra nel 1946 furono una grossa delusione. L'insuccesso elettorale favorì lo scioglimento del Partito che avvenne nel 1947. Esso fu schiacciato da due clericalismi, quello cattolico e quello marxista. Fu la fine di un sogno, di una Italia più onesta, giusta e libera. Qualcuno disse: "muore il Partito d'Azione, sopravvive la cultura azionista". Così è stato! Vittorio Cimiotta
Vaneggiamenti da Nobel in Fò
 di Fausto Carratù
 
Ritrovo ciò che scrisse Dario Fo all'indomani dell'11settembre: "L'attentato di Oklahoma, il più grande massacro terroristico avvenuto fino a ieri, fu imputato ai terroristi islamici e poi si scoprì essere opera di terroristi bianchi e fascisti che volevano provocare una reazione anti-islamica. Si potrebbe anche scoprire che dietro al massacro di ieri ci siano tutte le fazioni terroristiche e tutti i servizi segreti, uniti nel comune intento di gettare la società civile nel caos... La locomotiva del capitalismo selvaggio sta accelerando la sua velocità, punta con determinazione assoluta verso la guerra e la distruzione del pianeta.
L'unica possibilità è tagliarle i rifornimenti di carburante. Subito. Il mondo è governato dal denaro. I soldi sono l'unico argomento
al quale i potenti siano sensibili. Dai una possibilità alla pace. Subito. Inizia tu. Non aspettare che lo facciano gli altri.
Ogni lira che togli ai signori del mondo è un respiro che regali all'umanità. Voti ogni volta che fai la spesa."
Chi ha presente il commento di "Popolo Sovrano" alla strage dell'11 settembre, ricorda certamente che non lesinammo dubbi
e sospetti, prossimi a quelli cui accenna Fo... Ma quanta differenza di stile mentale, quale distanza dalle cadute demagogiche
e dalle facili estremizzazioni del Dario nazionale. A parte quella definizione di "fascisti" appioppato agli attentatori che volevano colpire il governo Usa (andiamo avanti con queste sciocchezze sul fascismo e poi non ci si meravigli del grande consenso che
un millantatore raccoglie ridimensionando i giudizi sul fascismo), se giusto è sospettare di tutto e di tutti, altrettanto giusto è non avvalorare nulla che non sia più che robustamente sostenuto...Fo invece monta sull'onda del "si potrebbe scoprire" e, nel tentativo di dare nome e cognome ai presunti "altri" attentatori (che gli farebbero tornare personalissimi conti), coinvolge "tutte le fazioni terroristiche e tutti i servizi segreti"), attribuendo loro nientemeno che il "comune intento di gettare la società civile nel caos... verso la guerra e la distruzione del pianeta".
Poi Fo dilaga su toni decisamente profeziali: "Tagliare i rifornimenti di carburante. Il mondo è governato dal denaro....
Ogni lira che togli ai signori del mondo..."
Ma non si ferma neppure al carburante. Passa alla spesa totale: "voti ogni volta che fai la spesa".
Se non avessi a che fare pur sempre con una nostra gloria nazionale, sorriderei compassionevole....