Le Mille Voci da GiornalistiinTrincea@

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GiornalistiinTrincea@egroups
 
<I'Avvocato Vittorio Trupiano arrestato come Enzo Tortora> - <Per diritto di replica e rettifica, Egregio direttore, redazioni>
<Sciopero generale del 24 ottobre? E' uno sciopero conservatore> - <Anna la tosta & Piero il pragmatico> -
<l'Appestato Massimo Fini - lettera aperta di Claudio Sabelli Fioretti. e un grazie da Rita Guma> - <Da una lettrice Brevi Note sull'Aldiquà e sull'Aldilà della stampa ispirate dai direttori di Corsera, Libero, Unità> - <Sulla Giustizia una seria mobilitazione, trasversale e bipartisan, che si richiede all'Informazione (a quella onesta)> - <La Sicilia non è Italia>
L'avvocato Vittorio Trupiano arrestato come Enzo Tortora
In una vasta operazione contro il clan Nuvoletta operante nella zona di Marano, in provincia di Napoli. L'accusa: concorso esterno in associazione camorristica per aver cercato un contatto col clan per ottenerne il sostegno nella campagna elettorale del 2001 quando Trupiano si presentò con il Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Le prove: intercettazioni ambientali.
Storia che si ripete, una storia come tante nelle consuete retate volte a colpire la criminalità organizzata. Enzo Tortora raccontava il sistema perverso costituito dalle maxi retate, quando decine, a volte centinaia di persone vengono arrestate. Prove raccolte in modo scientifico, inattaccabile... Ma, sappiamo come certe storie sono finite. Questa è ancora da scrivere e non vogliamo scriverne la fine, ma Trupiano lo conosciamo bene e da tempo. Sappiamo che Trupiano è un personaggio molto scomodo,
per tutti. Un punto di riferimento per quanti non hanno santi in Paradiso. Abbiamo raccontato in questi mesi le storie di personaggi famosi, come Surace, ed altri meno, senza speranza. Almeno fino a che sulla loro strada non si è presentato Vittorio Trupiano: Morra, Paolo Dorigo, Umberto Galasso, protagonisti di vicende estreme di una giustizia che a volte perde di vista la retta via.
Vittorio Trupiano per noi è questo: la Voce dei Senzavoce, l'espressione di chi si batte per una giustizia più giusta, per un Paese più civile. Sul caso che lo coinvolge non vogliamo esprimerci, almeno non prima di aver approfondito l'intera vicenda.
Paolo Carotenuto, Napoli 3398347817 pauler@yahoo.it
Per diritto di replica e rettifica, Egregio direttore, redazioni,
invochiamo l'art. 8 (risposte e rettifiche) della legge sulla stampa dell'8 febbraio 1948, n. 47, e le ricordiamo i princìpi espressi nella "Carta dei Doveri del Giornalista", che succintamente riportiamo: Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto d'informazione di tutti i cittadini. La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra
Il giornalista ha dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità, non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il giornalista corregge tempestivamente e accuratamente i suoi errori o le inesattezze, in conformità con il dovere di rettifica nei modi stabiliti dalla legge, e favorisce la possibilità di replica
Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell'avvenimento
Il giornalista rispetta il diritto inviolabile del cittadino alla rettifica delle notizie inesatte o ritenute ingiustamente lesive.
Enzo Trentin giornalista. trentin@goldnet.it
Sciopero generale del 24 ottobre? E' uno sciopero conservatore.
È lo sciopero di chi non vuol riconoscere che il modello di società basato sulla grande industria e sull'occupazione garantita a
vita è morto e sepolto. È uno sciopero senza prospettive. I sindacati dicono no al tentativo di rivedere il sistema pensionistico,
che è comunque da riformare, non in forza di soluzioni diverse, ma solo per conservare privilegi consolidati e impedire il costituirsi di nuove solidarietà. È uno sciopero contro le giovani generazioni: -perché loro saranno sepolte sotto le rovine del sistema pensionistico, destinato a franare se non viene immediatamente riformato; -perché saranno loro a pagare le conseguenze, se un sistema di istruzione e formazione obsoleto non viene adeguato al più presto alla nuova realtà. È uno sciopero strumentale, che prende l'occasione della protesta sulle pensioni per portare in piazza gli insegnanti contro la riforma della scuola.
 Ed è uno sciopero contro la scuola che ha intrapreso faticosamente la strada del cambiamento. I sindacati che propongono agli insegnanti di incrociare le braccia sono gli stessie che hanno firmato un contratto che appiattisce la funzione docente sul modello impiegatizio e che si preparano a boicottare l'introduzione per legge di un nuovo stato giuridico dei docenti. Certo, su molti aspetti della riforma Moratti si può non essere d'accordo; ma il metodo per far valere le proprie ragioni non può essere il muro contro muro. La scuola non può essere terreno di scontro fra opposte fazioni, ma il luogo del dialogo e del confronto. Non è più il tempo di contrapposizioni ideologiche, ma di una paziente opera comune per difendere il futuro del nostro Paese. Lasciateci lavorare! Renato Tubère giornalista renatotubere@email.it -Associazione Diesse-Didattica e Innovazione Scolastica Viale Lunigiana 24 Mi.
  Anna la tosta & Piero il pragmatico
Come la pensano sulla questio pensioni normali cittadini di destra e di sinistra?
     di Anna Maria Artoni, Presidente e leader (di sinistra) dei Giovani imprenditori, con quei suoi occhiali da universitaria bella, bionda e tutta d'un pezzo, sobria e dai gusti frugali, mai addobbata, tantomeno cotonata, è illuminante ciò che ha dichiarato in
una intervista a la Repubblica sulla nota questione delle riforme del sistema previdenziale -le pensioni-. Questio che vede, e vedrà, scorrere fiumi d'inchiostro (speriamo non di sangue lette certe solite ed annose, quanto avventate, imprudenti e pericolose dichiarazìe -vedi gli assassinii d'Antona <Governo D'Alema> e Biagi <Governo Berlusconi>- di qualche leader sindacale assatanato di piazza, piazza che poi faccia piazza pulita del Governo Berlusconi). Di Piero Ostellino, articolo di fondo oggi sul Corsera,
'La politica del non fare' - articolo da tenere nel cassetto-la cui conclusione, da cittadino ed opinionista liberale e pragmatico qual'è Ostellino, è da ricordare a politici, (nonostante il niet alla politaca decretato dal leader Cisl Savino Pezzotta sul Corsera) ai sindacati, ai pensionati, a pensionandi, a mamme, babbi, zie, nonne e nonni, colf, canarini, gatti e cani bassotti. Giuliana D'Olcese con uno speciale pensiero per Renato Farina di Libero che chiama "l'orso buono" Pezzotta.
E, per ragioni di spazio, 3 opinioni delle tantissime opinioni arrivatemi da cittadini di destra e di sinistra. GD'O
1. Ma che succede?
Passo da un giornale all'altro e leggo frasi che vanno da "le pensioni aumenteranno per tutti" a "nessuno prenderà più la pensione". Allora? A quanto ho capito tutto resta come prima se non che: Andare in pensione a 35 anni, si prenderà di meno.
Se non succederà per tutti (cioè verranno esclusi da questo provvedimento i lavoranti del settore logorante, come fonderia ecc)
è anche una bella cosa: un muratore va in pensione a 55 anni e sgobba ancora per 10 in nero. Un manager, peggio ancora.
Se tolgono i prepensionamenti (vedi gli insegnanti) allora va da dio, perchè vedere gente di 50 anni in pensione che ogni giorno fa
4 turni di ripetizioni in nero, beccando 30 euro all'ora, mi fa girare un po' i coglioni. Se poi si da la possibilità al dipendente di gestire il proprio fondo pensione attraverso la banca o mettendosi i soldi sotto il letto (ognuno fa quel cazzo che gli pare), invece che lasciare il tutto all'Inps e al suo spreco, tanto meglio. Insomma, che cazzo c'è che non và? Perchè il sindacato spara un no secco senza dare una alternativa valida? Soprattutto perchè la sinistra non da' alternative valide?
Ah già, dimenticavo: devono accompagnare al cepu Rutelli, che se no si perde. Mah.........
E io devo crescere con questa classe politica qua? Altro che pensione: appena ho i soldi scappo in Jamaica! Mario Robusti.
2.    Sbaglio o la maggior parte degli iscritti alle confederazioni maggiormente rappresentative (CGIL, CISL, UIL, UGL)
sono pensionati? O molto prossimi alla pensione? E allora questa riforma che in definitiva garantisce e tutela sopratutto chi la pensione l'ha già o sta per averla, non dovrebbe esser ben vista dai sindacati visto che la maggioranza dei loro iscritti sono così maggiornmente tutelati? E allora perchè tanto astio? C'è una sola spiegazione: Antiberlusconismo! Vittorio Baccelli.
       3.     Pensioni. Della Vedova: Sindacato eversivo
Le parole di Savino Pezzotta riportate dal Corriere della Sera sono state di gravità inaudita e il fatto che il leader della CISL sia stato, fino ad oggi, il dirigente sindacale che pare più aperto al dialogo, non ne diminuisce la portata eversiva dell'ordine costituzionale. La sua tesi che le pensioni siano un problema "del sindacato" e non "della politica", avrebbe avuto cittadinanza in tempi per fortuna lontani del corporativismo come strumento non liberale di mediazione degli interessi economici e sociali. In una democrazia liberale, perfino in quella italiana, spetta unicamente al Parlamento e al Governo legiferare, anche sui temi economico-sociali. La previdenza, soprattutto la obbligatoria nei sistemi a ripartizione, non è materia di contrattazione tra le parti, ma materia fiscale a pieno titolo. Il sindacato rappresenta, va da sé "legittimamanete", gli interessi diretti e materiali di milioni di pensionandi che sperano di usufruire ancora di un sistema irresponsabilmente generoso, ma non certo, quello dei giovani (che, per giunta, pesano in misura irrilevante sulla base sindacale) su cui peserebbero glii oneri della non-riforma. Se Pezzotta crede di avere il consenso degli elettori italiani per imporre il suo "niet" a qualsiasi ipotesi di riforma della previdenza, non ha che da seguire le orme del suo predecessore, possibilmente con migliore fortuna. Benedetto Della Vedova, deputato radicale al Parlamento europeo
Lo scaricabarile sugli aumenti dei prezzi è in pieno svolgimento:
i commercianti accusano i produttori che rimandano al mittente le imputazioni. Il Governo si limita ad auspicare l'introduzione dell' di carta e a minacciare revisioni degli studi di settore. E' probabile che la colpa sarà attribuita tutta al consumatore, che "percependo" un'inflazione al 6%, è responsabile dell'aumento dei prezzi. In questa situazione le dichiarazioni del Presidente della Confcommercio, Sergio Billè, dovrebbero essere annoverate tra le battute dell'anno, che hanno trovato ampio risalto nei media. Billè dichiara "...se il Governo si impegnerà a sgravare la tredicesima dalle tasse e bloccherà con gli enti locali gli aumenti di tariffe e costi dei servizi, noi proveremo a tenere fermi prezzi e listini almeno fino al 28 febbraio 2004". Dunque se il Governo si impegna, Billè si impegna: come pestare l'acqua nel mortaio. Ancor di più perchè ad un impegno chiesto al Governo segue un "proveremo". Questi della Confcommercio sono proprio dei simpaticoni: in vista del tacchino natalizio, e con la scarsità di denaro circolante, cercano di rimpinguare le proprie casse, che a loro dire, sono vuote. Che la prima responsabilità degli aumenti sia da attribuire al mondo del commercio, dal grossista al dettagliante, lo abbiamo detto, e dimostrato, tante di quelle volte che ci è venuto a noia ripeterlo. Le soluzioni da noi prospettate sono state ripetute infinite volte ma, oltre ai lamenti e allo scaricabarile, nulla si sta facendo. Così il consumatore rimane, e rimarrà, con il cerino in mano. Colpa sua se ha "percepito" eccessivamente......
Primo Mastrantoni segretario Aduc Associazione utenti e consumatori. aduc.it@aduc.it  www.aduc.it
Egregi De Piccoli & Figallo, l'odiato "Mortadella".......
nel leggere qua su Virus certe vostre argomentazioni, mi domando se per caso non abbiate perduto la memoria, quando rimpiangete i bei tempi della lira, in cui la nostra povera moneta veniva svalutata un anno si e uno no del 10, 20, 30% rispetto alle altre a seguito di qualsiasi perturbazione del clima economico e politico. E i bei tempi dei governi Andreotti, Craxi e affini in cui  l'inflazione galoppava a tassi variabili dal 12% al 21% annuo, il deficit dei conti pubblici raggiungeva il 12% del PIL e il debito pubblico passava trionfalmente in soli 10 anni dal 60% al 120% del PIL. E il 1992, in cui il Governo Amato dovette svalutare la lira del 30%, caricarci sulle spalle una manovra di 90mila miliardi e portare il tasso di sconto al 17% per evitare che si verificasse in Italia quello che si è verificato nel 2002 in Argentina, ossia l'insolvenza dello stato. Non sarete d'accordo, ma ritengo probabile che se non fossimo protetti da una moneta che, nel bene e nel male, è condivisa da oltre 250milioni di europei, le crisi che si sono susseguite negli anni (Russia, Argentina, Estremo oriente, stagnazione USA, etc. etc.) in presenza di un governo a cui interessa solo la perpetuazione del proprio potere, avrebbero determinato sulla nostra economia effetti simili a quelli che si verificavano ai tempi belli che ho ricordato. In altre parole: inflazione a 2 cifre e svalutazioni competitive susseguentesi in un circolo vizioso sempre più stretto e involuto che avrebbe portato la lira italiana a livelli sempre più bassi. Altro che l'inflazione dell' al 3%!!!!
Per quanto riguarda poi gli attuali aumenti assurdi dei prezzi al dettaglio di derrate alimentari e simili, sono abbastanza vecchio per ricordare che molte altre volte si sono verificati eventi del genere dal dopoguerra in poi, anche in misura superiore di quanto  succede adesso, per l'ingordigia miope degli operatori del commercio ed in particolare del commercio all'ingrosso, che in molte regioni è gestito dalla malavita organizzata, pronti ad approfittare di qualsiasi pretesto per portare sù i prezzi confidando sul comportamento pecoreccio dei consumatori, incapaci di rinunciare per una settimana a 1Kg di pesche a 4 se si può comprare banane a 1,5. Adesso il pretesto è l' e/o la siccità, ieri era la la crisi del petrolio o la prima guerra del golfo e chissà che cos'altro. Il fatto è che il governo in carica non ha fatto niente per contrastare il fenomeno perchè i responsabili sono generalmente elettori dei partiti di maggioranza e perchè tutto sommato è bene che la "gente" semianalfabeta che attinge le informazioni solo dalle TV del presidente del consiglio attribuisca all'€, e quindi all'odiato "Mortadella", la colpa dei rincari.
Forse è in odio al Mortadella che avete perduto la memoria... Cordialmente Carlo Maccioni.
Egregio Sr: Maccionila Sua risposta alla nostra uroputtanata è ineccepibile,
corretta al punto giusto, solo l'ultima parte ci ha lasciato perplessi. Noi non odiamo nessuna mortadella, si figuri l'amiamo,
siamo Bolognesi d’oc e il delizioso insaccato è nato a Bologna non a Reggio Emilia o nella sua provincia patria del mai troppo lodato urogenio ciclista. Quanto a farci "imbarlocare" dalle TV Berlusconiane Le assicuriamo che non ne siamo utenti. Sull'analfabetismo in 2 siamo titolari di 4 lauree con votazioni superiori al 100 (nessun 18 politico). Una grossissima lacuna l'abbiamo anche noi, non siamo economisti abili e ferrati come Lei, con i numeri non ci capiamo. Ma Lei ci insegna che ai numeri si può far dire ciò che pare, vedi il giochino statistiche sull'inflazione. La memoria è ottima e quanto da Lei citato lo ricordiamo. Tutti veri i drammi narrati sul continuo "sbalonzolare" della fu Lira. Ci pare che i governi da Lei citati fossero tutti del famoso "arco costituzionale", delle sinistre moderate che dovevano cambiare la vita degli Italiani e aprire la via al vero socialismo democratico.
Il nostro ciclista è nato e si è formato a quella scuola di grandi economisti, uno meglio dell'altro. Vede, gentile Sr. Maccioni, noi proveniamo da una cultura classica, amiamo l'arte, il bello, le cose migliori che si nascondono nell'uomo e tutto ciò mal si accorda con i listini di borsa ma, come tutti, anche noi andiamo a fare la spesa, paghiamo l'affitto, la luce e se ci resta qualche soldo andiamo al ristorante (modesto) o a fare un viaggio (in Italia) e ci guardiamo attorno. La nostra Penisola è uno scrigno pieno di ricchezza, siamo il museo all'aperto (ed anche al chiuso) più grande del mondo. Tre quarti del nostro territorio sono coste, spiagge, isole. Nessuno in Europa ha il nostro capitale, ma ai nostri governanti (vecchi e nuovi) non gliene importa un fico secco. Abbiamo campi che solo a sputarci su danno frutti, ma pure di questo non gliene ne cale nulla a quei signori. Dobbiamo essere una potenza industriale, creare gli "stati uniti d'Europa" per contrastare lo strapotere economico degli USA, ecco che nasce la UE ed il suo naturale figlio l'uro, noi ne siamo stati i promotori. Turismo, agricoltura, artigianato: "puttanate". Dobbiamo avere i cetrioli tutti europeizzati alla stessa misura, il formaggio fatto con il latte misto europeo, i figli pure "multietnici" a marchio CE.
L'unica cosa a cui dobbiamo aspirare è la "massificazione" tutti uguali sotto la stessa bandiera, con la stessa moneta, stessa pochezza di idee e stessa dose massiccia di "uroimbecillità". Ebbene "noi non ci stiamo!!!". Noi rivogliamo la Nostra moneta, la nostra miseria da quarto mondo, già una volta abbiamo dimostrato che se vogliamo possiamo e sappiamo essere indipendenti, ma forse Lei non sa neppure di cosa stiamo parlando tanto è preso dal nuovo corso economico di questa urolandia che ci sta portando alla rovina. In fondo è meglio lasciare le cose come stanno, facciamoci tutti un bel giro in bicicletta dalle parti della Cirio armati del nostro telefonino made in Serbia, questa è conomia! Auguri e cordiali saluti, PL. de Piccoli & Figallo.
<Ridiamo le ali a Ron Arad!>
Occorre che di questo caso ne parli la stampa italiana ed europea e che se ne interessino politica e diplomazia
Adesione all'appello a carmine.monaco@email.it  faitde@012.net.il  Ron_arad@netvision.net.il o su www.walla.co.il 
Il 10 ottobre i media israeliani hanno trasmesso una notizia raccapricciante: il pilota israeliano Ron Arad, catturato nel 1986 per un'avaria del suo F16 con cui stava effettuando un volo di ricognizione sul Libano meridionale, sarebbe tuttora in vita, rinchiuso in un carcere nei pressi di Teheran. Gli ayatollah iraniani, i finanziatori "occulti" della guerriglia degli Hizbollah (partigiani di Dio), hanno fatto eseguire da un medico libanese un bestiale "atto chirurgico" per impedirnela fuga: gli avrebbero inciso la nervatura del midollo spinale, paralizzandolo dalla vita in giù. Ron è anche malato di cuore e vive tra torture di ogni genere: uno stato di detenzione che viola le elementari norme di diritto. Lo hanno testimoniato 3 diplomatici iraniani fuggiti dal loro paese, uno afferma
di averlo incontrato. Un simile orrore, concepito e realizzato in un regime dittatoriale e criminale quale è quello teocratico iraniano, deve essere conosciuto dall'opinione pubblica, e ci auguriamo che interesserà anche e le organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa, Amnesty International e Human Rights Watch. Ma soprattutto occorre che di questo caso ne parli la stampa italiana ed europea e che se ne interessi la politica e la diplomaziaIl fratello, Hen Arad, ha fatto della sua liberazione una ragione di vita e con un gruppo di amici, non si è mai rassegnato alle voci che lo dicevano morto ed hanno continuato a cercare giustamente. Occorrono concrete iniziative politiche e diplomatiche, dato che qualsiasi appello al governo iraniano rimarrebbe inascoltato così come lo sono da anni le proteste dei poveri studenti iraniani. Anche se dei criminali hanno tagliato le ali di Ron, vogliamo, possiamo, dobbiamo provare a restituirgliele riportandolo a casa. Per favore, aiutiamolo! L'autore è consigliere della Federazione Associazioni Italia-Israele. La vicenda è su: http://www.ron-arad.org.il/Articles/list.html Ringraziamo Alon Rafi Moradi per la documentazione e Letizia Lehmann per la tempestività delle informazioni e l'impegno profuso per Ron Arad.
Grazie per aver postato il tutto a Giornalisti in trincea. In riconoscimento immediato per l'ottima idea avevo già inserito d'ufficio Giuliana D'Olcese fra i primi firmatari dell'appello sul sito. Mauro Suttora fa parte del nostro comitato scientifico, come Letizia Battaglia e Davide Pinardi e sono sicura che tante adesioni proverranno dalla lista di GiornalistiinTrincea (si vede).
Vi mando quindi un'abbraccione (prima ero troppo presa da centinaia di mail, fra cui molti spammatori pazzi e virus a go go).
A presto, Rita Guma presidente di Oosservatorio sulla legalità
1. Massimo Fini è un bravissimo giornalista, uno dei più bravi d'Italia. E' fuori dal coro, direi anarchico se l'aggettivo non suonasse troppo politico. E' uno che non ha mai fatto parte di lobbies o di partiti e per questo è stato spesso emarginato.
Io l'ho conosciuto e cominciato ad apprezzare all'Europeo, sotto la direzione di Gigi Melega. Da allora, il suo essere libero gli ha creato molte difficoltà tanto che molti giornali, soprattutto di sinistra, lo hanno considerato indesiderabile. Per questo ha spesso dovuto accontentarsi di scrivere su giornali di destra che a mio giudizio gli sono meno congeniali ma che - purtroppo è così - usano dare ospitalità anche a chi non la pensa come loro al contrario di molti settari giornali di sinistra. Quando io dirigevo Cuore gli detti una rubrica settimanale per la quale Massimo non cessa di essermi grato anche perché era ben pagato e per la quale io non cesso di essergli grato anche perché era ben scritta. Ma non avete idea di quali difficoltà dovetti superare per farla accettare dai redattori, tutti di sinistra, naturalmente, e tutti o quasi tutti settari e abbastanza intolleranti. Massimo è protagonista di una storia di censura alla Rai. Ha preparato per Rai Due un programma che è stato definito buono dal direttore, il leghista Marano.
Ma questo programma non andrà mai in onda perché qualcuno, anzi uno preciso di cui non si conosce il nome, ha posto il veto alla comparsa di Fini sul teleschermo del servizio pubblico. E' una cosa orrenda e si possono leggere tutti i particolari nella lettera che Massimo ha scritto all'Unità. A me preme soprattutto una cosa: scusarmi con lui per non potere fare di più, e scandalizzarmi per il silenzio che circonda questo episodio di terribile intolleranza. Nessuno ha niente da dire? Ci vogliamo scandalizzare solo per Santoro? E lo stesso Santoro non pensa di dover spendere una parola per Massimo? Claudio Sabelli Fioretti
Chi desidera aderire alla lettera di solidarietà che stanno firmando colleghi, associazioni e movimenti, può forwardare l'adesione a info@osservatoriosullalegalita.org
2. Brevi Note sull'Aldiquà e sull'Aldilà della stampa ispiratemi dai direttori di Corsera, Libero, Unità.
        Sono certa, e perciò pragmaticamente comprensiva della realtà, del fatto che per qualsiasi giornalista il passaggio da opinionista e notista politico al ruolo di direttore è un evento che, necessariamente, ne scuote l'abituale assetto politico e
sistema di lavoro perchè, scrivere e insieme dirigere un organo di informazione, è una avventura tanto affascinante ed esaltante quanto un terreno minato ad alto rischio di errori, trabocchetti politici, sociali, redazionali & cdierrerali su cui la vigilanza deve essere continua, quindi, il passaggio di ruolo è stressante e logorante. D'altronde, certi direttori, seppure storici, in anni di direzione avranno scritto si e no 4 o 5 volte, forse con il principio assai snob che distingueva la mia nonna irlandese tutta d'un pezzo: "Sui giornali si va quando si nasce e quando si muore. Stop". Ciò premesso, il 5 ottobre 03, ho provato l'antico piacere,
ed interesse politico, nel leggere il fondo del Direttore del Corsera Stefano Folli dal titolo 'Raffarin all'italiana'. Vi ho riletto, infatti,
"il Punto di Stefano Folli" che confesso mi mancava, e come me, a tanti politici, anzi.... Altro che il Punto (o la Nota se preferite, ma è il Punto risuscitato) di Massimo Franco, a cui pur riconosco una grande penna ma, unita, ad una costante acidezza sinistrorso-ideologizzante che non aumenta certo prestigio politico e personale di Franco che aveva, invece, il Punto di Folli.
          Se oggi, 5 ottobre 03, dovessi eleggere Mister articolo di Fondo sui fatti del Vertice Europeo all'Eur di Roma, eleggerei il Direttore di Libero Vittorio Feltri il cui Fondo, 'La rivoluzione a scrocco', costituisce un esemplare capitolo di come, ne' da destra ne' da sinistra, ma con onestà e alta deontologia professionale vanno descritti e giudicati i fatti, senza pietà e commistioni ruffianesche, ne' per la destra ne' per la sinistra, e dando al lettore sia l'informazione reale sui fatti sia facendosi portatore del giudizio generale dei lettori. A meno che, ahimè, non ci si chiami Furio Colombo o, doppio ahimè, Antonio Padellaro che, con i
loro pastoni per le galline trinariciute, mi hanno tolto il piacere, antico e fedele, di leggere l'Unità di Macaluso, di Petruccioli, di Gambescia. Per carità, resta l'affetto amicale per Furio & Antonio di cui, del primo, ricordo i ritardi trafelati-altolocati con cui arrivava alle cene di potere dei salotti romani, cene con i soliti instancabili 7 o 8 ministri, Presidenti del Consiglio di turno, grandi Commis di Stato e imprenditori alla De Benedetti o alla Romiti, scusandosi col fatto, invero assai distante dal trinariciuto lettore-militonto, che, l'Avvocato, lo aveva "trattenuto amabilmente in amabili ed alati conversari e, sfuggire all'Avvocato, si sa, è davvero impossibile perciò scusatemi, scusatemi molto". Per Antonio, invece, provo indulgenza. Fatta la puttanata maxima di passare da vicedirettore dell'Espresso a vicedirettore dell'Unità, (perdendo la benefica a-trinariciuta vigilanza di Gian Paolo Pansa), siccome Antoniuccio tiene famiglia, immagino che sia stata una pura squisita contingenza di decisivo aumento di stipendio.
Concludo con l'invocazione di lettrice fedele sì, ma allarmata, del Corsera: farci pervenire quanto prima una di quelle messe
a punto, saggiamente e liberalmente riequilibratrici, di Piero Ostellino, sui fatti dell'Eur. Giuliana D'Olcese 
            3. Sulla Giustizia una seria mobilitazione, trasversale e bipartisan, che si richiede all'Informazione.
Giustizia? Come ti frego il cittadino - <Facciamo sentire la nostra voce>
C'è un progetto del ministro della Giustizia che potrebbe realizzarsi prima della fine dell'anno. E' il dimezzamento degli uffici del giudice di pace, che dovrebbero passare da 848 a 460, con la penalizzazione degli uffici dei paesi più piccoli, che andrebbero a gravare su quelli più grandi. Ma perchè questo progetto? Per risparmiare affitti, telefoni, etc. e nel rafforzamento che il personale spostato di sede dovrebbe fare per gli uffici già esistenti dei giudici di pace e della giustizia. Razionale ma zoppicante.
Un servizio giudiziale imposto dall'alto che guarda solo i suoi problemi e non considera tutti gli aspetti della qualità del suo servizio, in particolare per l'anello finale, il cittadino, che ne risentirà non poco. Come sempre, l'utente e il consumatore sono considerati non come il soggetto a cui costruire un servizio o offrire un prodotto, ma solo il suddito che dovrebbe anche ringraziare per avere l'infima qualità di ciò che ha a disposizione per chiedere giustizia. E' semplice prevedere un intasamento degli uffici che sopravviveranno e l'aumento dei tempi per le sentenze, nonchè scoraggiamento dei cittadini ad usare un servizio i cui tempi saranno quelli delle procedure dei tribunali e aumento dei costi. Questo giudice fu istituito proprio per velocizzare e semplificare la giustizia e si è rivelato utilissimo e, motivo non ultimo, anche per i costi economici del cittadino.
Ma che ci sia una politica -pur se casuale e non-coordinata- di smantellamento di questo servizio semplificativo non è una novità. E' dell'inizio dell'anno il decreto del Governo che ha modificato il codice di procedura civile, stabilendo che i giudizi di equità dei giudici di pace non possono essere presi per i contratti di massa sottoscritti su formulari, cioè assicurazioni, Enel, Telecom, erogazione dell'acqua, etc... Una decisione che, presa su richiesta del ministro delle Attività Produttive per salvaguardare i portafogli degli assicuratori, ha cancellato qualunque possibilità di ricorso per tutta questa tipologia, che è al centro dei problemi dell'utente medio che combatte contro l'arroganza dei monopolisti. La dimezzazione degli uffici dei giudici di pace sarebbe un ulteriore colpo all'uso di questo servizio. Assistiamo inermi allo smantellamento del principale interlocutore giudiziale del consumatore e dell'utente??? No. Cominciamo subito a fare appello a tutti i legislatori -di maggioranza e di opposizione- perchè facciano sentire la loro voce e la loro opposizione a questo pericolo di, ulteriore, imbarbarimento del servizio offerto dalla nostra giustizia. Vincenzo Donvito, presidente Aduc - Associazione per i diritti di utenti e consumatori -
La Sicilia non è Italia.
La commissione per l'editoria all'estero della Presidenza del Consiglio dei Ministri esclude la Testata "L'Isola" dall'obolo Ministeriale. La legge del 5.08.1981 n° 416, art. 26 e successive modificazioni: art. 2 del D.P.R. 1938 n° 48, prevede un obolo alle testate giornalistiche che operano in tema di emigrazione. Il Comitato per l'editoria per la stampa all'estero della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella seduta del 20.12.2002, ha ritenuto che il giornale "L'ISOLA", edito dall'Associazione "L'Altra Sicilia", pubblicato a Bruxelles e distribuito in 5.000 esemplari in tutto il mondo, dovesse essere escluso dal finanziamento con la motivazione di non parlare di emigrazione come se l'emigrazione Siciliana non fosse anche italiana…Il giornale, edito nella capitale dell'Europa e diretto dalla comunità Siciliana emigrata, conforta la medesima con metafore relative all'emigrazione ed è, per questo motivo, il "manifesto" del vivere lontano dall'Italia. Ne sono testimoni l'affetto con il quale la testata è seguita e le attestazioni di stima ed incoraggiamento che ci giungono da ogni angolo del mondo. Ricordando che la Sicilia e la cultura Siciliana sono parte integrante, e non è esagerato dire basilari, delle vicende italiane, non si capisce, la ratio della discriminazione operata dal Comitato. Ma chi sono e da dove vengono questi signori che decidono sulla validità o meno di attribuire l'obolo?
Sanno quanti sacrifici costa fare cultura in emigrazione specie quando latita quella ufficiale di governi sempre poco sensibili al tema? Questi signori hanno mai verificato l'esistenza delle testate cui garantiscono l'obolo ministeriale?
O è più importante non sottrarre, eventualmente, risorse alle testate dei partiti che editano giornali (?) e si distribuiscono  500.000.000 milioni delle vecchie lire? Quante copie tirate vanno al macero? Noi, nel prendere atto di questa inquietante decisione, ringraziamo il Comitato per aver chiarito che parlare di Sicilia e di emigrazione Siciliana non significa parlare d'Italia.
E che gli emigrati Siciliani si arrangino pure: dal risorgimento (tanto caro al presidente Ciampi) in poi il popolo Siciliano, dentro e fuori dall'Isola, è sempre stato costretto ad arrangiarsi per l'ostilità dei governi romani e l'incapacità di quelli locali.
Agiremo di conseguenza. Francesco Paolo Catania, "L'ALTRA SICILIA" Al servizio della Sicilia e dei Siciliani  http://www.laltrasicilia.com Bd. de Dixmude 40 Bte 5 - B - 1000 Bruxelles Tel./Fax: 0032.2.217.48.31 Cell: 0032 475 810756
Italiani in subbuglio stretti tra Presidenti & Trombettieri stonati, tra Italia porcona e Roma Porcona.
Subbugli Romani: Ecco cosa ho scritto ad Aldo Grasso del Corsera: Complimenti ad Aldo Grasso! Finalmente qualcuno che scrive cose sacrosante in questa indecente ridda di dichiarazioni. Lei lo sa come ha definito il ns Sidaco di Roma la indicibile confusione che ha fatto vivere ai romani con la sua "notte bianca" copiata chissà da chi, ma certo da città più idonee di Roma a simili esperienze? E che, certo non poteva prevederlo, è coincisa con il black out? "Una notte magica".
Il ns Sindaco (sponsor ed amico personale di Chicco Testa) o ha perso il dono dell'intelletto o è in malafede o più semplicemente uno spudorato. Cordiali saluti Lucio Russo. russol@quipo.it
Subbugli Veneti: I black out italioti derivano solo in parte da problemi tecnici, ma le vere cause sono nella vittoria del nefasto referendum antinucleare che nell'87 bloccò la costruzione di nuove centrali nucleari e la ricerca. Giova ricordare che il referendum fu vinto grazie ad un'abile e spregiudicato battage pubblicitario montato da organizzazioni ecologiste. La campagna informativa fu impostata paradossalmente sulla disinformazione e sul terrorismo psicologico, complice la totale ignoranza dell'opinione pubblica in materia nucleare. Le stesse organizzazioni ecologiste, svanito ed esaurito l'incubo nucleare, stanno oggi riprovando la stessa
strategia del terrore disinformativo, diffondendo il panico con notizie allarmistiche. Innegabile che quasi tutti i movimenti ecologisti
italiani sono in precise aree politiche, quindi si arguisce che erigersi a paladini della salute pubblica è ritenuta un'ottima strategia populista per accaparrare consensi. Gianni Toffali Dossobuono Verona. Gianni Toffali@inwind.it    
Subbugli Italiani:
Al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, del Senato, della Camera
Stimatissimi e Pregiatissimi Presidenti, le mie scuse per il disturbo che oso ancora arrecare alla Vostra persona, anche
su http://www.riforme.net/editoriali/ed03-005.htm Purtroppo, quanto dovuto sopportare domenica 28/9/03, non mi riferisco ai disagi da mancata erogazione dell’energia elettrica, mi costringe a chiedervi nuovamente d’intervenire prontamente al fine di ottenere soddisfazione in quanto cittadino e non suddito. Per tutta la domenica, grazie anche ad un frettoloso intervento del (mal consigliato?) Presidente della Repubblica, si è avvallata la tesi che il problema del Black-out che ha investito l’intero Paese, tranne la Sardegna, sia dipeso da una cronica mancanza di centrali. Ciliegina sulla torta, una serata di Rai1 dedicata all’avvenimento in cui hanno avuto la parola solo il responsabile dell’ENEL e del Sistema nazionale di gestione GRTN. Forti, anche loro, delle parole del Presidente della Repubblica, la trasmissione, anziché cercare d’individuare responsabilità nel sistema di gestione delle risorse energetiche, si è conclusa confermando la tesi della dipendenza dall’estero per una quota rilevante di produzione energetica. La trasmissione alcune verità le ha lasciate trapelare. Non per merito degli ospiti o della conduzione, ma solo per l’impossibilità del responsabile ENEL e del GRTN, di poter oscurare per intero la 4° I di cui sarebbe bene che Governo ed alte Cariche dello Stato comincino ad occuparsi: l’Intelligenza delle persone. Cosa ha confermato il Gestore Nazionale? Tutto quello che già si sapeva. Visti i bassi consumi notturni, una buona parte della produzione energetica italiana rimane inattiva, per cui, paradossalmente, è proprio in queste ore che il sistema diviene più fragile nei confronti dell’apporto energetico dall’estero. Per usare le parole del Prof. Bollino: di giorno il sistema è composto da 7 fratelli italiani ed uno straniero; di notte uno straniero e soltanto 3 fratelli italiani, di qui la fragilità notturna che abbiamo potuto constatare con i nostri “occhi” (se non ci fosse da ridere…). Insomma, 4 fratelli vanno a dormire, l’Italia per questo rimane al buio, e tutti, dal Governo, passando per il Presidente Ciampi, finendo con i responsabili del sistema energetico, a dirci che il problema è quello di avere più “fratelli”. Va detto che il responsabile dell’ENEL non se l’è sentita di aderire per intero al modo semplicistico di presentare i problemi da parte del Prof. Bollino. Gli va dato atto di non essersi nascosto dietro un dito, andando al nocciolo della questione che più interessa i fautori della scelta nucleare, risvegliati dal più anomalo dei black-out. L’energia la si prende dall’estero perché costa meno che produrla in Italia. Traduzione: abbiamo abbandonato il nucleare ed è per questo che di notte 4 fratelli su 7 se ne vanno a dormire anziché aiutare gli altri 3 fratelli.
Di quali centrali, anche piccole, parlava il Presidente Ciampi per evitare black-out come quello di domenica 28/9? Di quali centrali, autorizzate per ben 12 mw, parlava il Ministro Marzano per evitare black-out come domenica 28/9? Sono il gestore nazionale e l’ENEL a dirci che il problema non è dipeso dalla mancanza di centrali: i 7 fratelli sono pochi di giorno ma bastano e avanzano di notte; ma il black-out si è verificato di notte, per una sin troppo evidente incapacità di gestire le risorse disponibili. Incapacità ha contribuito anche a risvegliare gli appetiti della lobby nucleare. Di qui lo sconcerto per le sciocchezze dette ai più alti livelli istituzionali e per il mancato intervento del Governo nei confronti dei signori che, direttamente o indirettamente, hanno in mano
i destini energetici dellintero Paese. Concludo con la più ovvia delle richieste che un cittadino dovrebbe vedere esaudita:
chi ha sbagliato vada a casa; chi ha il compito di vigilare vigili; chi ha il compito di non dire sciocchezze provi, se ne ha la forza morale, a correggersi. Il Vostro ancora suddito Ragusa Franco md1607@mclink.it
Subbugli Sanniti: Redazione Politica Il Sannio Quotidiano Diamo energia alla verità
Avete visto cosa vuol dire restare senza luce per ore e ore? Se non volete che si ripeta lasciateci costruire le nuove centrali
e mandate a quel paese chi vi dice che sono dannose per la salute e per l'ambiente! Ecco il SEGNALE che è stato mandato,
con il black out di sabato/domenica, a tutti gli Italiani da parte di chi ha il potere di farlo. Lo si può chiamare segnale ma anche messaggio, avvertimento, monito, ultimatum. Chiamatelo come volete, il senso non cambia: gli Italiani sono chiamati a chiudere
occhi, naso e bocca sulla costruzione di nuovi impianti, tenendo invece bene aperte le orecchie alle str... tendenziose dette dai vari ministri, responsabili del gestore, presidenti dell'Enel.... Un albero cade in Svizzera e in Italia muoiono 5 persone, rischiano di restare senza respiratore artificiale altre decine, vanno a male centinaia di milioni di euro in alimentari e beni deperibili.
Io non credo alla versione dell'albero... ma figuriamoci! Vorrebbe dire che i gestori delle linee elettriche dovrebbero verificare il grado dio stabilità di pini, lecci, tigli e.... ulivi, ubicati a un ci... presso da fili e tralicci... Ma ammettiamo che la lezioncina irradiata via etere (a proposito: grazie Vespa, ancora una volta) sia vera: ci rendiamo conto cosa questo significherebbe?
E' la globalizzazione, baby. Vuoi camminare in automobile? Beccati le guerre. Vuoi avere il congelatore no frost per papparti le zucchine anche a Natale? Beccati le centrali. Non vuoi le centrali? Beccati il black out. Chiaro, come una notte di black out.
E' evidente che nessuno pensa di tornare all'età della pietra. E' evidente che le aziende che vogliono produrre più energia
(e che foraggiano la Politica) non si lasciano impietosire dalle "chiacchiere" ambientaliste. "Perchè loro non ce l'hanno l'automobile, non parlano al telefonino, non navigano su internet?", obiettano ridacchianti i padroni del vapore. Io non milito in alcuna associazione, ambientalista o no, ma cerca di pensare. E mi pare evidente a tutti che disseminare impianti sputa vapore per lo Stivale equivarrebbe a cancellare l'aggettivo che precede dalla celebre locuzione con cui siamo conosciuti in tutto il mondo:
BelPaese = formaggio fresco da tavola. Scordatevi il giardino d'Europasiamo proiettati verso un futuro a tutta energia.Yahoo!!!!!! 
Subbugli toscani: Ho appreso che dall'estero prendiamo il 17% della corrente elettrica -
a questa cifra c'è da sommare quella che le grandi aziende comprano direttamente - e che non è stata quantificata - poi che la corrente acquistata all'estero costa il 50% in meno di quella prodotta in italia - qualcuno punta su l'autarchia (Mussolini a distanza colpisce ancora): Bisogna essere autosufficienti? Perchè? In un mondo globalizzato se una cosa costa meno prodotta all'estero, perchè volerla far noi? Meglio acquistarla, no? - Ritorna lo spettro del nucleare, come se quelli che hanno avuto le interruzioni prima di noi non avessero centrali nucleari - oppure non fossero autosufficenti.
Madonna quante cazzate ci stanno sparando addosso!!!! Vittorio Baccelli.
"Affamati ... di averi"
di Maurizio Turco Presidente dei deputati radicali al Parlamento europeo, Segretario di www.anticlericale.net
 
Spagna - l'Appello al voto dei Vescovi di Madrid
Il 22 settembre 03 i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Madrid guidati dall'arcivescovo di Madrid, il cardinale Rouco Varela, con una nota hanno consigliato quale partito politico dovranno votare i cattolici e "tutti quelli che quieran escuchar y acoger la nostra parola" per le elezioni della Comunidad de Madrid del 26 ottobre. Nella nota i 7 vescovi e il cardinale Rouco Varela hanno ricordato la visita che Giovanni Paolo II fece in Spagna a maggio che "contribuì sin duda a illuminare e orientare, de cara a las elecciones municipales y autonómicas, la coscienza cristiana en los problemas que forman parte della vita quotifdiana e che richiedonono sabiduría política". L'appello elettorale dei Vescovi di Madrid è l'ennesima provocazione da parte dei rappresentanti
di un paese che in Spagna gode di particolari privilegi e immunità grazie alle genuflessioni che nel corso dei decenni, a nome e per conto dello Stato sono state fatte da franchisti, liberali, socialisti e popolari. Le gerarchie ecclesiastiche sono i nuovi farisei che non solo hanno monetizzato il tempio ma vogliono anche occupare lo Stato con le loro leggi. E quali leggi... Chiedono un voto anche contro la libertà sessuale contrapposta al loro modello di sessualità che è insopportabile (...e fino a che punto!) anche per molti membri del clero. Chiedono un voto a favore del loro modello di famiglia quando quel modello produce il 90% delle violenze sulle donne e sui minori**. Chiedono un voto contro la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali che potrebbe evitare a milioni di ammalati anni di dolore e per molti di essi ritardare la morte. Non sono, come i Vescovi credono, che questo è il programma in cui si riconoscono gli elettori cattolici. Né credo che gli elettori cattolici comprendano cos'abbiano a che fare con Dio gli investimenti in Gescartera o l'Accordo sulle questioni economiche, se non ad ingrassare di averi le gerarchie. NARCOELEMOSINA Il Cardinale messicano Juan Sandoval, arcivescovo di Guadalajara, è sospettato di riciclaggio di denaro dei narcotrafficanti dalla giustizia degli uomini che ha deciso di esaminare i suoi conti bancari degli ultimi 7 anni. Il suo predecessore era stato assassinato in un agguato perpretato da narcotrafficanti contro i quali aveva ingaggiato una dura lotta. Il Cardinale ha affermato che questa indagine è un atto persecutorio contro la Chiesa. Il procuratore Rafael Macedo de la Concha ha chiarito che l'indagine è relativa ad una persona e non ad una istituzione. **In Spagna il 23% delle bambine ed il 15% dei bambini subiscono abusi sessuali prima dei 17 anni e la maggior parte degli abusi sessuali sono commessi da persone vicine e conosciute dalla vittima, persone della propria famiglia, amici dei genitori, vicini, ecchttp://www.savethechildren.es/organizacion/manual.htm