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From: de Piccoli e Figallo To: GiornalistiinTrincea  Confermata l'uroputtanata
From: Adalberto Della Spezia To: GiornalistiinTrincea l'€uroputtanata
From: Aduc To: VirusilGiornaleonline Cencio dice male di Straccio
From: Giuliana D'Olcese To: GiornalistiinTrincea  Dall'ultima fila, a Galli della Loggia ecc.  
From: Enzo Trentin To: VirusilGiornaleonline  J.J. Rousseau: non c'è bisogno di buoni politici, ma....
e From: Mario Segni, Nicola Grauso, Ernesto Alto
Nemo profeta in patria..... Confermata l'€uroputtanata. da de Piccoli & Figallo
Già dal lontano avvento dell'uroputtanata Voi avevate divulgato e fatto pubblicare, senza censure, come è Vostro Onorevole costume. Allora le nostre parole, sembravano, "sproloqui" di 2 "cavernicoli antieuropeisti", oggi sono triste realtà.
Gli europeisti a tutti i costi avevano detto che l'uro sarebbe stato la salvezza economica dell'Italia e dell'Europa, saremmo diventati più ricchi di Creso, il Paese del bengodi. Balle!!! Adesso le famose statistiche (arrivate con un anno e mezzo di ritardo) dimostrano che l'avvento dell'uroputtanata ci ha reso più poveri, il mercato libero è si libero, ma di fallire in quanto i mercati orientali producono come, ed a volte meglio, di noi e vendono a prezzi stracciati. La nostra vera risorsa economica, il turismo,
è alla canna del gas; il turismo mordi e fuggi con il panino portato da casa è abitudine. Spariti i famosi tedeschi (sono messi peggio di noi con l'uro) dal Garda e dalla Romagna, nessun Americano a Roma e Venezia (non è l'effetto 11 settembre, sono i prezzi) ci sono rimasti solo i giapponesi a prezzo fisso e qualche iglese in Toscana che si guarda bene dall'andare al ristorante; per fortuna ci sono i nuovi ricchi Russi del "dopo muro" che non avranno danaro pulitissimo ma spendono come il povero Faruk.
Questo è solo un piccolissimo esempio di come si può perdere una parte delle entrate. Su industria e commercio stendiamo un velo pietoso. Pensare che sarebbe bastato poco, pochissimo, per evitare il baratro in cui siamo entrati: lasciare i doppi prezzi su ogni prodotto per almeno 2 anni dopo l'imposizione dell'uro. Ma Prodi (l'artefice dell'imposizione dell'uro) dall'alto della sua bicicletta, ha detto "NO!!! Che casso, siamo uropei o cosa???" Un mese è piu che sufficente per gli italioti a capire tutto, se non capiscono che emigrino in Serbia, li non c'è l'uro" Il rimedio, volendo, ci sarebbe: raccogliere migliaia di firme (sarebbero milioni tanto la gente è esasperata dai prezzi più che raddoppiati e dallo stipendio che finisce in 15 giorni) dagli Italiani per mettere il Governo nella condizione di rendere obbligatorio l'esposizione del doppio prezzo, Lire e uroputtanata.
L'inflazione calerebbe di colpo. I commercianti disonesti sarebbero facilmente identificabili e messi alla gogna, e finalmente, si ritornerebbe a vivere secondo le nostre reali disponibilità. Un sogno??? Sicuramente, nessuno dei nostri governanti "politicamente corretto" permetterebbe mai una cosa del genere, significherebbe non essere uropei.
     E gli Italiani??? Si grattino......................... PL. de Piccoli & Figallo
 
Sì. Confermata l'uroputtanata
.....bravi.....................! da Nicola Grauso
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Ci stiamo dimenticando di tutti i guai che abbiamo passato prima dell'uro,
ad esempio quando nel 92 la crisi valutaria ci mise in ginocchio e il governo Amato fu costretto ad operare in una notte un taglio di 82:000 miliardi. La più terribile stangata della storia. Senza l'uro di periodi come quello ne vedremmo parecchi. E poi stiamo attenti: gli altri paesi europei hanno problemi ma non hanno la nostra inflazione, il che significa che molti guai hanno origine interna. Io sono per l'Europa. Mario Segni
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Egregio Onorevole Segni,
Siamo felicissimi che Lei sia "euroentusiasta" ma lasci perdere Amato e le sue operazioni. La "svalutazione" nostra e di lcuni altri europaesi è "galoppante" ma i Signori Governanti "europeisti" continuano a dirci che siamo tra il 2,5 e il 2,8, cifre da fiabilandia e Lei lo sa benissimo. La verità sta nel fatto che l'uro e la sua introduzione ci sono state IMPOSTE da una "banda Bassotti" che ha costruito prima il tetto delle fondamenta di una unione totale a cui non anelava nessuno (almeno per ora).
Perché non è stato chiesto il parere a tutti i Paesi europei sull'introduzione della moneta unica? Perché ci sono stati dati solo pochi giorni per abituarci all'uro? Perché alcuni Governi, incluso il nostro, continuano a non rendersi conto che il costo della vita è "raddoppiato"? Con i perché insoluti ci sarebbe da scrivere un libro ma nessuno vuol passare da "troglodita conservatore".
Ebbene, gentile Onorevole, noi siamo dei "trogloditi conservatori e retrogradi" e non crediamo nell'Europa, nell'uro e in chi ce la sta "imponendo", il tutto con il massimo rispetto di chi non la pensa come noi. Cordialmente, de Piccoli & Figallo.
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Condivido e constato sulla mia pelle (leggi tasche) l'effetto distruttivo della moneta europea alla già problematica situazione economica personale, simile a quella di milioni di cittadini. Coraggio (la rivoluzione non è cosa degli italioti). Bruno Aprile
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l'€uroputtanata di de Piccoli & Figallo. da Adalberto della Spezia
L'uroputtanata non è la causa di un europeistico impoverimento. Sostituire sulle monete la testa coronata di Leopoldo II°
con quella di Napoleone non ha alleggerito o appesantito le tasche dei milanesi: sono sempre state minuziosamente ispezionate.
  Noi siamo invece giunti a uno dei tanti "si salvi chi può" perpetrati dalle radicate spudoratezze degli Stati Sovrani attraverso una ben precisa consequenzialità: le rivendicazioni social-economiche a suo tempo vantaggiosamente conseguite sul potere dei trusts d'altura (e poi tradite dagli stessi movimenti estremisti che non più abbaiarono perchè vendutisi alla greppia di Stato) hanno scatenato una macroscopica reazione matrimoniando il potere economico con quello politico secondo il principio "tu mi favorisci, io ti sostengo". E questa spregiudicata intraprendenza antipopolare si è sparsa per tutta Europa a macchia d'olio all'insegna di un progressivo sfruttamento dei popoli. E pluribus unum! Non vedete come si abbracciano Capi di Stato e di Governo europei con
vergognosa unità di intenti volta a sfruttare senza scrupoli il cittadino?
Abbinare la lira all'€uro sulle bancarelle del mercato non serve; tantomeno milioni di firme destinate al cestino.
Come sopravvivere? "Ruba tu che rubo anch'io" è il motto del si salvi chi può. Da qui alla naturale lievitazione dei prezzi il passo
è breve. Se lo Stato ruba, l'imprenditore ruba, l'azienda ruba, il giudice ruba corrompendo la sua integrità morale, il professionista ruba, se i capi di governo rubano a piene mani e non vanno in galera, se il farmacista, l'avvocato, il notaio rubano, perchè non dovrebbero rubare lievitando i prezzi il commerciante, il calzolaio, la sarta, il cuoco (e se lo potessero) il pensionato e il militar soldato? Questa è la famigerata legge di un libero mercato senza controllo: quella appunto del si salvi chi può.
Assenza di Stato, di amministrazione, di tutela del cittadino, di giustizia, di oculato andamento della economia dei consumi, sono queste le vere uroputtanate del nostro tempo cari de Piccoli & Figallo!
  E per finire: ma non c'era mancato un pelo perchè venissero trasferiti tutti in massa da Montecitorio all'Asinara?        Adalberto della Spezia
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CHE CAZZO C'ENTRA L'€URO SE NON SIAMO IN GRADO DI PRODURRE COSE TECNOLOGICAMENTE AVANZATE????? L'uro ha creato un immenso mercato di mezzo miliardo di persone, è una moneta certa, forte e sicura, non subirà traumatiche svalutazioni, quindi è perfetta. Il mercato c'è, la moneta anche. Manca in questo momemnto l'economia un po' dappertutto, in Italia poi avendo eletto un coruttore di magistrati che voleva affibbiarci come ministro della giustizia il suo sicario corruttore, c'è poco da sperare. Prendersela con l'uro è come prendersela col caldo o col freddo. Fate ridere. Ernesto
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Gentile e culturatissimo Sr. Ernesto 
stiamo di fatto sbellicandoci dal ridere leggendo la Sua dotta "urodifesa". Sono quelli come Lei che ci rendono fieri di essere dei "retrogradi trogloditi". Grazie e si mangi un poco di uromortadella, fa bene contro il caldo. PL. de Piccoli & Figallo
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Cencio dice male di Straccio da Vincenzo Donvito
Mentre l'Istat ha diramato i dati sul carovita confermando rispetto a ciò che tutti abbiamo sotto gli occhi e soprattutto nelle tasche, la scarsa attinenza dei suoi rilievi con la quotidianità dei consumatori, i 2 principali esponenti delle attività produttive e commerciali, si "scannano" a distanza. Nel lessico popolare fiorentino, si dice che "cencio dice male di straccio".  Parliamo di D'amato, presidente di Confindustria, e di Billè, presidente di Confcommercio. D'Amato da' la responsabilità degli aumenti ai commercianti, Billè agli industriali che devono fare un esame di coscienza. Anche se -teoricamente- diamo ragione più a D'Amato che a Billè, rileviamo che i 2 fanno solo il gioco delle parti, per finire dando ragione e torto a tutti, e lasciando il consumatore finale a pagare per le loro politiche di benevolenza ad un sistema economico che si sta divorando da solo.
Sono più profittatori gli industriali di Confindustria o i commercianti di Confcommercio?
Ad uno dei motori trainanti dell'economia, piccola e media impresa, è quasi impedito a svilupparsi e ciò a causa di un sistema economico bloccato dallo strapotere delle aziende di Stato o mantenute dallo Stato, e da un regime normativo e fiscale vessatorio. Cosa che impedisce al mercato di essere libero e di fondare le sue proposte sulla regola della domanda e dell'offerta.
E in questo contesto, cosa fanno Confindustria e Confcommercio? Fanno le corporazioni che, pur di difendere gli associati, digeriscono qualunque proposta, con vista cortissima che gli impedisce di vedere che oggi, per il rilancio dell'economia, bisogna avere la vista molto lunga e scommettere sul nuovo: su ciò che fino ad oggi non c'è stato: deregulation e liberalizzazione con l'uscita dello Stato da qualunque gestione. Si dirà che Confindustria e Confcommercio non sono partiti politici e non sono al Governo o in Parlamento, per cui prendono atto di ciò che il convento passa, cercando di condizionare chi decide grazie al proprio potere di lobby. Ed è vero. Ma è vero anche che le industrie che hanno problemi mungono latte dallo Stato (consenziente) facendogli pagare le loro incapacità di essere sul mercato. Così come è vero che i più feroci difensori degli attuali assetti delle licenze commerciali e degli orari dei pubblici esercizi sono proprio in Confcommercio e Confesercenti.
Situazione in cui lo Stato da una parte foraggia l'esistenza di imprese decotte invece che ridurre l'imposizione fiscale, e l'amministrazione è cinghia di trasmissione del potere di rendita e di posizione dei commercianti piuttosto che creare situazioni in cui al centro siano i consumatori (che sono tali ovunque e in 24 ore). Sono proprio "cencio che dice male di straccio" in un gioco delle parti animato dalle feste di partito ma che non si concretizzerà in scelte, richieste e politiche di lobby per quelle liberazioni strutturali e normative basiche per un libero mercato. Toccherà, ancora, tenerci il finto e immobile mercato i cui costi vengono fatti pagare solo al consumatore finale. Vincenzo Donvito, presidente Aduc Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.
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Dall'ultima fila, a Galli della Loggia ecc.
da Vincenzo Andraous carcere di Pavia e tutor Comunità Casa del Giovane Pavia
Ho letto sul Corriere della Sera del 6 agosto l'articolo del Professor Ernesto Galli Della Loggia, e il 7 la risposta-protesta del Ministro della Giustizia Castelli, - nonchè la secca replica del Prof. in calce ad un intervento di Marco Imarisio -, sulle molteplici problematiche del carcere italiano. Entrambi hanno scandagliato il “pianeta sconosciuto“ ma giungendo a conclusioni assai diverse: leggo che il carcere che ci ritroviamo è un buco nero terribile, poi il giorno dopo leggo che invece non è poi così… malandato, anzi. Qualche volta occorre scendere dal proscenio e prendere atto che il carcere è ridotto come è, anche, ma non solo, a causa di alcune leggi in disuso, le quali non sono mai state correttamente applicate, e di questo scempio la colpa è antica, risale a ieri, all'altro ieri, anzi forse a domani. Infatti non porta voti né santificazioni occuparsi seriamente della galera, non
è salutare guardare con pietà a chi sbaglia e deve pagare, non è innovativo a sufficienza spendere di più per prevenire e mettere mano alle leggi esistenti per renderle davvero operative, quindi efficienti ed efficaci. Non può bastare la giustificazione che in carcere ci sono operatori (Direttori, Educatori, Agenti, Psicologi, Assistenti Sociali, Volontari ecc.) che per colmare i vuoti istituzionali, debbono lavorare il doppio o il triplo, per tentare di fare andare bene le cose. Perché quei pochi operatori che scelgono di lavorare oltre che per la giustissima pagnotta anche per una vera e propria missione, non passerà molto tempo che si saranno arresi: sotto il peso del burn-out, per mancanza di risorse, di strumenti, circondati dalla  frustrazione per l'assenza di una precisa volontà politica. Trattamento rieducativo, spazi di socialità effettivi, Agenti di Polizia Penitenziaria in esubero per garantirne il corretto svolgimento, educatori e figure di riferimento in numero appropriato per certificarne la qualità, sanità ad hoc per dentature mancanti, lavoro per i detenuti e garanzie minime di sopravvivenza per tutti? Se occorre una dentiera lo stato paga?
E se occorre un medicinale particolare? Una cura particolare?
Io so che la spesa sanitaria in carcere è stata tagliata e come, e non di poco. Il lavoro è lo strumento principe di ogni trattamento rieducativo, di qualunque pedagogia dell'errore, eppure il lavoro che c'è, è quello che non esiste, e se anche ve ne fosse, è ridotto all'osso, perché anche questo capitolo ha subìto tagli abnormi. In queste righe c'è poca proposta, servirebbe altro per rendere
“Alta una Giustizia che solo apparentemente è sotto lo stesso cielo, perché ciascuno possiede il proprio orizzonte per carpirne il riflesso migliore”. Il caldo sta turbando le giornate e le notti di tanti cittadini incolpevoli, ma so anche che in una cella sovraffollata, senza alcun confort, occorre morire due volte, per arrivare a sera e poi a mattina ancora vivi.
Dunque della dignità foss'anche dell'ultimo degli uomini ne parliamo un'altra volta.
Vincenzo Andraous carcere di Pavia e tutor Comunità Casa del Giovane Pavia.
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J. J. Rousseau: Non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini... da Enzo Trentin
Manifestiamo compiacimento e condivisione al punto di vista di Giancarlo Sanchini, sull'elezione del Difensore civico a Vicenza,
ed in ogni altro luogo questa nomina avviene. È da sottolineare che in nessuna legge è scritto che il Difensore civico (che ha le vesti di controllore), debba essere nominato dai Consigli comunali e Circoscrizionali (che sono, invece, i controllati).
Questa pratica si deve all'interpretazione di comodo che ne fanno politici e pubblici funzionari che non intendono sottostare ad alcun democratico controllo di garanzia sul loro comportamento politico-amministrativo. Si tratta dell'ennesima stortura del sistema “democratico rappresentativo”. Basterebbe la semplice consultazione di un qualsiasi dizionario per scoprire che: Democrazia è un termine di derivazione greca (demos, “popolo”, e kratein, “potere”) e indica un sistema politico basato sulla sovranità dei cittadini. E Democrazia diretta, è la forma in cui la maggior parte delle attività dei poteri esecutivo e legislativo è decisa direttamente dai cittadini con voto a maggioranza, mentre i rappresentanti che si occupano degli enti su cui non è possibile esercitare un controllo diretto sono revocabili in qualsiasi momento. Da ciò si appalesa come in Italia la democrazia diretta sia pressoché sconosciuta, nonostante gli “Istituti di partecipazione” previsti dalle leggi 142/90 e 265/99 «ordinamento delle autonomie locali», che prevedono appunto la figura del Difensore civico. Sanchini, accenna alla cultura illuminista (fino a prova contraria genitrice dei sistemi liberali europei), quindi va ricordata la posizione che J.J. Rousseau sostiene nel III° libro, capitolo XV de «Il Contratto sociale» pubblicato nel 1762, dove sostiene: «La sovranità non può essere rappresentata né essere alienata…
I deputati del popolo non sono, dunque, e non possono essere i suoi rappresentanti, sono solo i suoi commissari; non possono concludere niente in modo definitivo. Qualunque legge che non sia stata ratificata dal popolo è nulla; non è una legge.
Il popolo… si crede libero, ma è un grave errore: è libero solo durante l'elezione del parlamento; appena avvenuta l'elezione è schiavo; è niente. Nei suoi brevi momenti di libertà ne fa un uso per cui merita senz'altro di perderla.»
Constatato ciò, è inconcepibile che un pugno di uomini (40 + 1 Sindaco) nominati dal popolo per gestire gli affari correnti del Comune di Vicenza pretendano di non essere soggetti al sindacato di chi li ha assunti, arrogandosi un'autorità illimitata sui cittadini. Se questa è libertà, piacerebbe sapere cos'è la schiavitù. A tutti dovrebbe essere noto che agli effetti dell'ordine sociale, la pigrizia, l'indifferenza, la non partecipazione, il rifiuto di qualsiasi sforzo per migliorare le proprie conoscenze, comportano il dover pagare tasse sempre più alte per mantenere un regime insoddisfacente, inefficiente e dissipatore di risorse.
Per questo, come affermava J.J. Rousseau: non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini, come appunto il signor Giancarlo Sanchini. Vicenza - Enzo Trentin per il Comitato per i diritti dei cittadini – Tel. 0444504620