da
Vittorio Trupiano Avvocato <Eduardo
Morra: Storia di ordinaria ingiustizia>
Non
posso non essere grato per l'interesse mostrato al
caso di Eduardo Morra. Essere carcerati, in Italia,
specie se si è innocenti e accusati di un reato così
infamante, è impresa ardua che presuppone un forte
carattere e, nonostante tutto, ancora fiducia nella
giustizia. A marzo del '04, revisione a parte, saranno 5
anni di carcere scontati da questo innocente, diventato
geometra e che si è guadagnato un encomio per
aver salvato la vita ad un altro detenuto che stava
per suicidarsi. Eduardo Morra, 51 anni, padre di 5
figli, una vita ancora da poter vivere da uomo libero.
A decretarne la condanna al carcere a vita fu Luigino
Giuliano il forcellano,
che ha accusato
la Casa delle Libertà, in
particolare FI, di aver stipulato un patto
elettorale con la Mafia in Sicilia.
Eppure, da quando
ha iniziato a collaborare, ha sempre e solo mirato
sui suoi nemici ed ha sempre rimediato pessime figure.
Oltre a questa
panzanata ha fatto allestire un processo presso la
III° Corte di Assise di Napoli accusando di omicidio
diverse persone ed indicandone come causale un comizio
di Giorgio Almirante al largo Donnaregina a Napoli.
E' stato agevole
dimostrare che mai venne tenuto un comizio da parte
dell'M.S.I. in quel luogo e tutti gli imputati vennero
assolti.
Altra figuraccia
l'ha fatta presso la IV° Corte di Assise di Napoli
(omicidio Cafaro). Insomma un fiume in piena di bufale,
tale da far motivare ai Giudici che è credibile solo
quando accusa sé stesso. Eppure a volte i pentiti
raccontano la verità. Il riscontro è l'unico parametro
per acclararne l'attendibilità. Fu così che un collaboratore
a nome Massimo Ecoradichirò: "altro chiodo fisso di
Lovegino (Luigi Giuliano) era Eduardo Morra, a cui
non perdonò di essersi allontanato da Forcella. Ricevetti
incarico di ucciderlo e ci riuscii quasi in quanto
venni a sapere che la moglie di Morra stava per partorire
presso la clinica Mediterranea, così creammo un gruppo
di appostamento, ma Morra non si fece vivo..". Queste
dichiarazioni sono credibili in quanto la moglie di
Morra partorì in quella clinica, nell'anno e mese
indicato da Ecora. Era il 16 maggio del 90 e dopo
soli 2 giorni venne perpetrato l'eccidio di Gennaro
Pandolfi, autista di Luigi Giuliano, e di un bambino
di 2 anni, Nunzio, che era seduto sulle gambe del
padre.
Non essendo riusciti
ad eliminare Morra, i Giuliano, tramite Guglielmo
fratello di Luigi, attuale collaboratore di giustizia,
telefonarono alle 3 di notte in Questura per accusare
Morra di essere l'esecutore di quell'omicidio. La
conferma di ciò si è avuta proprio dalle dichiarazioni dell'Ispettore
della Polizia di Stato, Enzo Papa che, da me convocato
dinanzi al Magistrato della D.D.A. Giuseppe Borrelli,
ha ammesso di avermi confidato essersi trattato di
uno squallido gioco a incastro (vedansi i 2 comunicati
Ansa, alla cui redazione napoletana ho consegnato
copia della cassetta Dat-Sun registrata in Procura
per conto della stessa), ha fatto anche i nomi dei
suoi superiori che sarebbero stati "manovrati", concludendo,
però, di essersi inventato tutto.
E' noto
che io hoa prodotto agli Inquirenti anche la seconda
microcassetta dove l'Ispettore mi chiedeva, ignaro
di essere registrato in conformità con le possibilità
che la nuova normativa sulle investigazioni private
offre al difensore, perchè io avessi investito la
Procura delle sue dichiarazioni (allora non erano
un'invenzione?), e come io abbia chiesto il sequestro
della bobina riportante la voce del confidente e che
lo stesso Papa si era (ancora una volta ignaro di
essere registrato) addirittura offerto a spedirmela
sotto forma di plico dal mittente ignoto. In settimana
l'AntiMafia (sempre il Dottor Borrelli) provvederà
sulla mia richiesta.
Poi, la pentita di camorra che accusò Morra ha ritrattato
così come la sorella di Pandolfi, Amalia, che
durante quella spietata esecuzione fu ferita gravemente
ha dichiarato alla Procura della Repubblica di Napoli
che in Ospedale alcuni poliziotti con modi decisi
gli mostrarono la foto di Morra dicendole: è stato
lui, accusalo. Come tutto ciò è stato possibile lo
hanno raccontato proprio gli attuali pentiti
di camorra della famiglia Giuliano i cui rapporti
"particolari" con alcuni poliziotti e funzionari della
Questura di Napoli sono al vaglio di inquirenti
e tribunali napoletani. La Pandolfi aggiunge che,
dopo il duplice omicidio i rapporti fra la sua famiglia
e quella del Morra si sono stretti ancor più perché
vittime della stessa disgrazia essendo stato trucidato
un innocente (Nunzio Pandolfi) ed avendo perso la
libertà un altro innocente che quella notte, tradotto
in Questura, ne uscì con le mani pulite anche dall'esame
dello stube! Perché, allora, non ho ancora chiesto
la revisione del processo?
Morra è detenuto
solo per questo reato, ma dopo 5 anni di duro lavoro
d'indagini, dopo minacce e pressioni di ogni genere
che ho ricevuto, ora non voglio correre rischi. La
domanda di revisione la deve proporre anche la Procura
della Repubblica di Napoli, in uno alla mia, perché
dopo quello che ho prodotto è anche e soprattutto
interesse dello Stato restituire la libertà ad un
innocente e dare la caccia ai veri colpevoli di quel
crimine, che liberi sono rimasti già a lungo, purché
vengano assicurati alla giustizia i veri responsabili
e non altri Morra. Creerò un comitato per la liberazione
di Eduardo Morra. Egli non è Sofri, ma è opportuno
che si sappia. Vittorio Trupiano,
difensore di Eduardo Morra.