Raul Ramonos Rivero Castaneda, alle
soglie della sessantina, è considerato dalla comunità letteraria mondiale il
più grande poeta vivente a Cuba, dove è nato a Camaguey, nella provincia
orientale, nel 1945. La sua storia è stata posta al centro dell'attenzione,
in Italia da un toccante articolo di Cristina Giudici, apparso su "Il Foglio"
del 25 maggio scorso.
Raul Rivero è uno di quegli uomini
legati alla propria terra più che a se stessi, e forse più che ai propri affetti.
Dopo essersi laureato alla Escuela de Periodismo dell'Università dell'Avana,
insegna giornalismo e milita attivamente nel Partito comunista cubano. Il suo
impegno per la causa rivoluzionaria lo porta, nel 1975, a diventare corrispondente
da Mosca per l'agenzia governativa Prensa Latina. Il rientro in patria viene
segnato però da eventi drammatici che lo portano a concordare sempre più con
le tesi della dissidenza cubana, fatto che, nel 1991, gli costa l'espulsione
dal partito per "degrado morale". Non si arrende e nel 1995 fonda la prima agenzia
di stampa indipendente quanto "virtuale", la Cubapress, il cui principio ispiratore
è quello di "dire la verità" su ciò che accade "dentro Cuba". Quando la sua
posizione comincia a farsi davvero complicata, con la polizia sempre alle costole
e con le squadre paramilitari che prendono ad attaccare la sua casa quasi ogni
giorno, Raul Rivero, pur consapevole che la strada intrapresa lo porta
dritto in una cella, sceglie di non seguire i suoi figli in esilio in Canada
o a Miami: preferisce restare a Cuba. Così come in passato aveva scelto di non
ritirare i premi assegnatigli dalla Columbia University di New York e dalla
Società interamericana di stampa, temendo che il governo castrista non gli avrebbe
più permesso di rientrare.
Agli inizi di aprile Raul è stato condannato a 20 anni di carcere per aver
violato la legge di protezione dell'indipendenza nazionale e dell'economia,
ovvero per essere un poeta al soldo della CIA, che lo avrebbe comprato con "qualche
bottiglia di whiskey, pochi dollari e qualche pasto caldo", secondo la testimonianza
di Nestor Balaguer, un giornalista 80enne e spione, infiltrato dalla polizia
castrista nell'agenzia stampa Cubapress. Le prove addotte dall'accusa sono state
le "attrezzature tecniche" utilizzate per diffondere notizie antipatriottiche:
registratori, macchine fotografiche, computer, persino una radiolina...
Raul Rivero è considerato il massimo poeta attualmente in attività a Cuba, per
aver inventato uno stile letterario colloquiale, imprevedibile, sorpredente
come quello di Guillermo Cabrera Infante, l'illustre autore di "Holy Smoke"
e "Tres Tristes Tigres",
che ha preferito però, alla galera
cubana, l'esilio in Gran Bretagna, dove tuttora vive e lavora come critico cinematografico
e scrittore. Le poesie di Raul Rivero sono presenti in tutte le antologie scolastiche
ibero-americane. Certo, Raul beve, forse è davvero un "borracho", ma la sua
sola attività antipatriottica, se mai ne ha effettuata una, è stata quella di
tracannare qualche volta del whiskey invece dell'altrettanto potente bevanda
nazionale, il rhum. Raul beve, d'accordo, ma pensa e soprattutto scrive della
sua gente in maniera semplice e diretta. Il vero problema è che Raul ha scelto
di dire la verità, o comunque di dire anche ciò che non piace al governo cubano.
Ma Raul è un poeta incarcerato dopo un processo che definire kafkiano sarebbe
far onore a quei giudici, e condannato per il suo essere poeta e
scrittore impegnato come lo furono Garcia Lorca, Pablo Neruda,
Pier Paolo Pasolini, Michail Bulgakov. Riguardo alla poesia Rivero
ha scritto:
"Dopo tanti sospetti, dolori e donne che mi hanno lasciato, l'ho capito: per
me è un rifugio. Un luogo di pace che mi aiuta a dimenticare una vita programmata
da altri, che mi difende nei momenti più gravi. Ma poi mi riscuoto perché so
che bisogna tornare nelle strade dell'Avana, dove ci sono centinaia di prigionieri
politici, la propaganda da operetta ci assorda, la paura ci accompagna come
un'ombra e ci aspetta un'altra giornata che assomiglia tanto ad una parolaccia".
Il nostro appello per ottenere la scarcerazione di Raul Rivero non è un'azione
contro il popolo cubano ma una legittima richiesta
al suo Governo affinché liberi uno
dei suoi poeti più famosi al mondo. Le condizioni di salute di Rivero non sono
buone e, dopo la recente condanna a morte di 3 "balzeros", abbiamo ulteriori
ragioni di temere per la sua vita. Intendiamo perciò raccogliere il maggior
numero di adesioni all'appello e inviare formalmente la seguente richiesta di
scarcerazione all'Ambasciata di Cuba in Italia. "All'Ill.mo
Ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia
Eccellenza, il nostro affetto e la nostra ammirazione per il popolo cubano,
per la sua splendida terra e per la sua storia, ci impongono il dovere morale
di chiederLe di fare tutto quanto è in Suo potere per ottenere la liberazione
di Raul Ramonos Rivero Castaneda, poeta, scrittore e giornalista attualmente
detenuto nelle carceri cubane. La nostra richiesta non è schierata a fianco
del potente, ma a fianco di un poeta che ama Cuba, la ama al punto da preferire
il carcere e la povertà all'esilio spesso dorato di tanti altri. Siamo sicuri
che la scarcerazione di un poeta ormai sessantenne non potrà nuocere alla Rivoluzione
cubana, perché come il vostro eroe Martì ha insegnato al mondo: "Anche dal fondo di una grotta un principio giusto può più di un
intero esercito". Così come, anche dal fondo di una cella, la poesia
di un uomo può commuovere il mondo.
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Escatologic for escatologic Berlusconi vada nelle patrie galere
Sì, il Presidente del Consiglio Berlusconi vada
con i ministri Sirchia ("Salute") e Tremonti (Finanze)
a farsi un tour estivo
nella patrie galere con qualche arancia e molte quintalate
di giornali dato che i detenuti infermi, proprio nella sua regione modello,
defecano a letto sui giornali per mancanza di assistenza.
A leggere
le seguenti cronache carcerarie, escatologic for escatologic, sono curioso
di sapere quando, dove come e vanno a finire le montagne di merda, e
quindi, le montagne di giornali pieni di merda. S. Furlan.
Antonio
Caiazzo, 40 anni,
deve scontare ancora 4 anni di reclusione nel super carcere di massima
sicurezza di Marino del Tronto. Caiazzo, già in regime di 41 bis,
è pure in stato di assoluto isolamento da 45 giorni e ci dovrà rimanere fino
alla concorrenza di 190 (si, avete letto bene) giorni, tale è la pena suppletiva
inflittagli dalla commmissione disciplinare di quel carcere per danneggiamenti
vari arrecati alle strutture penitenziarie. In effetti Caiazzo ha più volte
allagato interi padiglioni per protestare contro l'esosità dei prezzi delle
merci da acquistare allo spaccio (che superano di gran lunga quelli del vicino
supermarket), la mancata provenienza dei generi alimentari, il sequestro della
posta, che viene dissequestrata dopo mesi, il non poter parlare con
i familiari più di una volta
al mese e solo attraverso un vetro. Per questa protesta dovrà trascorrere
ancora 5 mesi nel più totale isolamento: trattasi di un record nazionale.
Intanto la protesta di Caiazzo, uomo forte, non accenna a placarsi e le angherie
che subisce aumentano: "l'oculista del carcere mi ha prescritto, dico: prescritto,
occhiali da sole perchè ho problemi agli occhi per l'esposizione alla luce.
La direttrice, invece, mi ha vietato di ritirarli dal magazzino dicendo che
non sono consentiti...
io, intanto
stò senza cesso da 3 giorni, ho la cella piena
di escrementi, cibo marcio per terra e schifezze varie e quindi sono intenzionato
a non lavarmi fino a quando la direttrice non mi riconosce la dignità di UOMO. Questo solo uno dei macabri passaggi della protesta di Caiazzo
da mè raccolta e girata alle competenti autorità. Succede in Italia (Europa),
con ... condotta perdurante.
Qualcuno sarà in grado di smentirmi?
Il difensore, avvocato Vittorio Trupiano.
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Quando rivà in scena
il noto copione? Da un detenuto sul Papa e sull'indulto
Articolo di un detenuto sul Papa, sull'indulto e Parlamento
Applausi a mani nude sul Papa
e sull'indulto
Il Papa è con il volto reclinato, mentre
gli uomini danzano soli
di Vincenzo Andraous detenuto e tutor Comunità Casa del Giovane Pavia
Applausi di gratitudine a piene mani.
Applausi e solidarietà tra le dita. Applausi, ne rammento l'entusiasmo,
ne ricordo il rumore.
Applausi, rimbombare in un Parlamento stracolmo di cuori impavidi e sentimenti
alti di Giustizia.... inadeguati al compito da affrontare, se non si approntano
le risorse necessarie per la dimensione umana di tanti e tanti casi anonimi,
blindati.
Da allora quanto tempo è scivolato addosso ai corpi, alle menti, quanti
giorni sono rimbalzati negli sguardi colmi di speranza di uomini incatenati
e uomini liberi? Quante promesse sono state sparate sui muri di gomma innalzati
a scudo delle coscienze, per le tante preghiere offerte all'Uomo di bianco
vestito. Ricordo bene il Pontefice, ancor di più coloro che, un gradino
più sotto, hanno ascoltato commossi e ringraziato. Ripartiamo oggi con le
frasi fatte di ieri come se il tempo non portasse capelli bianchi, per il
peso dei conti, dei numeri, delle statistiche che quasi mai posseggono riferimenti
certi.
E' trascorso qualche mese, tante stelle sono cadute nella polvere, mentre
altre rimangono scolpite nel firmamento, e danzano quasi a rotolare
nella terra circondata di memorie prese a calci in bocca. Il tempo ha voltato
pagina, una sull'altra, a coprire giudizi e pregiudizi, senza una spinta
per un interesse collettivo che contempli un prima e un dopo davvero importanti,
se affratellati da un durante solidale. Il Pontefice è ancora pellegrino,
con gli occhi stanchi, oppressi non dalla stanchezza degli anni sulle spalle,
ma dal disincanto delle parole ricevute senz'anima, e dal permanere di un
carcere ferito dalla sua drammaticità fallimentare.
Il carcere rimane
lì, in tutta la sua solitudine creata a misura, ripiegato su se stesso,
senza speranza. Disatteso e distante.
Il carcere rimane lì, negli scaracchi e nelle dimenticanze, indietro, nell'ultima
fila, dove non esiste attenzione per le persone; figuriamoci per la possibilità
di un indulto che spezzi la catena dei tanti, troppi suicidi del silenzio,
di una recidiva che s'arrampica con le dita rotte, in una rivisitazione
del passato divenuta impossibile. Al futuro del carcere sono state estirpate
virtù teologali quali la fede, la speranza, la carità, che però dovrebbero
sostenere la vita umana, il cammino di uomini bianchi e neri, dei buoni
e dei cattivi, di colpevoli e innocenti. Ricordo il
Pontefice su quello scranno, rammento quegli uomini cingerlo in un
abbraccio, ho ben presente la richiesta formulata all'uditorio in festa.
Richiesta di indulto, ma non per tutti, solo per alcuni detenuti con requisiti
trasparenti, detenuti che di veramente pericoloso hanno la loro disperazione,
il loro nulla incatenato adesso e inchiodato libero domani. Niente indulto
per il popolo della galera, non ci sono le volontà politiche, né intenti
pluralistici, non c'è intesa tra gli schieramenti, manca una comprensione
del perdono, di un ripensamento culturale, non c'è possibilità di dare alla
società di uomini liberi e di cittadini detenuti, testimonianze reali, e
non estremizzanti una realtà di per sè disturbante. E allora ancora
applausi per le leggi nuove, applausi per le difese a oltranza, applausi
per gli uomini che rimangono sempre in piedi, applausi per chi non si piega
e non si rompe. Nessun applauso invece per chi in prigione sopravvive, per
chi si uccide, per chi non ha metri sufficienti per rivedersi e migliorarsi,
per chi non ha più fede perché non gli è concessa speranza, e perché la
pena senza rispetto della dignità umana non è vestita di carità. Cordialmente
Vincenzo Andraous detenuto e tutor Comunità Casa del Giovane Pavia.
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NO.
Una Risata Nazionale non ha seppellito la Premianda Ditta di
Paolo Chiarelli & Fabio Cavalera i 2 giornalisti del Corsera che, ma guarda un po' che tipi,
invece di nascondersi dietro le Sacrestie del Parroco e tenersi per
se' -non si sa mai che può succedere- il fermo & valoroso proposito di
non aderire allo "Sciopero per la Libbbetttà d'Informazzzione"
-e così essere assoldati d'Ufficio nella Divisione Corazzata dei Servanti Lunghi dell'Informazione-
non solo hanno preso la Suprema Decisione ma, udite udite, hanno deciso di
notificarla, di piatto Urbi et Orbi,
a Stampa e Media Nazionali presentando
il, cosidetto, conto della serva su come quanto e perchè i loro rispettabili
attributi, peraltro da troppo tempo sottoposti alla nota tortura dello schiaccianoci,
hanno superato, e di molto, l'umana sopportazione.
Il tutto, imbucato nientepopòdimenoche!!
nella "compiacente casella postale di un quotidiano della Destra Becera Fascista
& Ignorante". (grazie di esistere caro Direttore Feltri). A sentire qualche
gola profonda, qua e la', rassicura la sensazione generale (Vox Populi
Vox Dei) che il Valoroso Drappello della, Premianda, Ditta Chiarelli &
Cavalera sia avviato a divenire una Impavida e Valorosa Divisione Folgore,
chissà se Corazzata o non, dei non Servanti Lunghi della Libbbetttà d'Informmazzzione.
Con molti sinceri auguri alla Premianda
Ditta Chiarelli & Cavalera, ed alla insediata Direzione, anche di un Colpo
di Folgore,
o "d'ala", sulla Via Damascata di un
più modico uso delle lampade votive ardenti davanti al Grande Santino prediletto
dal Corrierone. E un saluto deferente, e affettuoso, da Giuliana D'Olcese
alla Direzione uscita.
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SCIOPERI. LA FNSI NELLA BUFERA, IL CORRIERE PERDE COPIE.
Mettiamo subito in chiaro due cose: 1) noi vorremmo
vedere Michele Santoro in tv. 2) a noi piaceva il Corriere di Ferruccio de
Bortoli. Ma noi non vorremmo vedere mai un giudice che fa i palinsesti di
un’azienda come la Rai, e non vorremmo vedere quasi mai scioperi dei giornalisti
sul nome di un direttore (il quasi mai si applica a casi gravissimi e conclamati,
chessò, un direttore della P2). da l'editoriale di Antonio Polito, direttore
de il Riformista.
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"Golpe" silenzioso
La stampa di regime sta per tornare.
Con una proposta del centro destra, fra non molto il giornalismo lo potranno
fare solo le persone che operano sotto stretto controllo dell'ordine dei giornalisti.
Ecco il comunicato stampa del presidente della Free Lance International Press.
La riforma degli ordini la fanno gli ordini stessi. In parole povere, al posto
della riforma si fa una controriforma a favore delle lobbies e contro la libertà
di stampa. Questo è quanto. Il testo del presidente dell'associazione italiana
Free Lance:
Cari colleghi,
come già sapete, è in dirittura d'arrivo la legge sulle riforma
delle professioni. E' una legge oscurantista, contro riformista, dettata con
imperio da quegli stessi ordini che, nati in un primo momento come forza ausiliare
della pubblica amministrazione, per maggiormente tutelare gli utenti, sono diventati
poi corporazioni a difesa e gloria dei propri iscritti contro tutto e tutti.
Questi interessi corporativi di cui i media non parlano (immaginate il perché),
da decenni stringono in una morsa d'acciaio il Paese impedendone un armonico
sviluppo, soprattutto per quanto attiene le libere professioni. La maggioranza
dei senatori e deputati è iscritta agli ordini professionali e sono quindi portatori
degli interessi di questi ultimi. Non passa legge che le corporazioni non vogliano.
Sono presenti in tutte le forze politiche dell'arco costituzionale e il momento
è propizio per far approvare la riforma da loro confezionata su misura. L'art.3 del manifesto del Colap (Coordinamento libere associazioni)
del 27/7/99 ha il seguente principio:
“Conferma
degli ordini che si rivolgono ad attività professionali per le quali permane
un effettivo interesse pubblico da tutelare,
in quanto
attengono ad interessi costituzionalmente garantiti o comunque di grande rilievo
sociale. Abolizione di tutti gli altri”.
Noi
della Free Lance International Press, in aderenza a questo principio,
in occasione dell'assemblea tenutasi l'8 maggio a Roma, siamo intervenuti ribadendo
che mentre il diritto alla manifestazione del proprio pensiero è sancito costituzionalmente
dall'art.21, l'obbligatorietà dell'iscrizione all'ordine dei giornalisti non
solo non è sancito dalla Costituzione, ma non è prevista in questo caso neanche
l'obbligo dell'istituzione di un ordine, e abbiamo esposto le nostre ragioni
perché la riforma o meglio la controriforma venga disattesa. Succintamente,
secondo la nuova riforma: tutto ciò che è professionale deve ricadere tra le
professioni già esistenti, quindi nessuna nuova professione sarà resa possibile
(è da notare però che in Italia, i liberi professionisti che non hanno un ordine
professionale, quantitativamente sono il doppio di quelli iscritti agli ordini
-3milioni contro 1milione e mezzo-. Gli unici elementi che contraddistinguono
i non iscritti agli ordini è la non obbligatorietà della tassa annuale coercitiva
a favore di chi li rappresenta e, quindi, appartenenza alle associazioni libere.
Inoltre, le libere associazioni non gestiscono casse di previdenza di milioni
di euro, come invece accade nel caso degli ordini. Esaminando la riforma si
evince che per poter esercitare la professione bisogna essere obbligatoriamente
laureati e aver superato l'esame di Stato, e non (come sarebbe invece giusto
fare) dimostrare la propria professionalità. Il disposto stabilisce poi che
le associazioni di professionisti, i cui membri sono iscritti agli ordini, devono
essere approvate e controllate dai medesimi e solo questi sono abilitati a istituire
corsi di formazione etc.
Alleghiamo la proposta di riforma. Noi che da anni ci battiamo
per una informazione più libera e proprio contro quei centri di potere che a
parole si riempiono la bocca di "deontologia professionale" ma di fatto limitano
proprio quella libertà tanto decantata, siamo destinati a sparire poiché l'ordine
dei giornalisti avocherà tutto in base alla nuova riforma annunziata dal nostro
Premier come toccasana per risolvere i problemi del Paese.
In un convegno-dibattito sulla riforma delle professioni
organizzato presso il Cnel, Il sottosegretario al Ministero di Grazia
e Giustizia, onorevole Vietti, il quale ha la delega alla riforma delle professioni,
mentre in un primo tempo dichiarò che non avrebbe dato seguito alla proposta
della riforma se non ci fosse stato l'assenso del Colap, dopo il diniego del
medesimo ha dichiarato di voler procedete ugualmente e presentare la riforma,
sotto forma di emendamento, in Senato perché venga discussa e approvata. Non
ci rimane altro che fare appello a tutte le forze sane della Nazione perché
questo autentico, silenzioso "golpe" in atto venga arrestato e la liberà di stampa salvaguardata.
Free Lance International Press. Il presidente Virgilio Violo.
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Al
Quirinale, al Suono Squillante del Flic-Floc:
"Addò s'esce?"
di
Sebastiano Gernone
Il presidente Ciampi in occasione della
festa della repubblica 2003 ha, tra gli altri punti consueti, ricordato i "patrioti
italiani del Risorgimento -Mazzini, Cavour, Garibaldi, D'Azeglio- ai quali ancora
oggi va la nostra riconoscenza". Dice.
E' un insistere del nostro sulla storia patria già ben presente sin dall'inizio
del suo mandato. Elezione che fu quasi plebiscitaria e al primo turno: espressione
dell'uniformità della classe dirigente e del partito unico che non intacca il
gran capitale e i poteri forti del paese. Scomparsa la dialettica democratica
tanto proclamata, si è in un appiattimento di una colonia dell'impero americano.
Ciampi il mediocre si adatta al compito di sintesi politica -economica- culturale
del momento storico, nell'attesa che s'abbia l'elezione diretta del capo dello
stato. Politico nano tra i nani ed economista pratico di finanza, è stato governatore
della banca d'italia e presidente del comitato governatori della comunità europea,
ministro del tesoro, del bilancio e programmazione economica; tra gli incarichi
ricevuti anche presidente del consiglio italiano (sempre per mancanza di personalità
politiche alternative), insomma un tecnico prestato alla politica. L'ex
presidente Cossiga, uomo politico discutibile e oscuro,
dalle mille trame e molto addentro nel potere e nei servizi segreti,
lo indica in uno scritto diffuso sulla stampa e in rete, vicino ad organizzazioni
massoniche che "ben conosce per Sua personale cultura ed esperienza e per la
Sua amicizia e frequentazione con alcuni suoi sodali antichi "fratelli" e ricchissimo
pensionato non certo un grande economista, nominato Presidente del Consiglio
dei Ministri per crisi della politica e del Parlamento; eletto per le beghe
dei partiti Presidente della Repubblica".
Ciampi rappresenta -tutta la sua vita professionale lo indica- politicamente
ed economicamente l'equilibrio delle banche, della finanza e di un ceto politico
mediocre. L'altro aspetto a difesa della tradizione della nazione italiana -che
è definizione propria delle alleanze vincenti risorgimentali, borghesi e latifondiste-
è quello culturale. Qui Ciampi si rileva ancor più nel suo compito di rilancio
del nazionalismo: visita tutti i luoghi storici del Risorgimento idealizzato
dagli intellettuali salariati, ed è d'obbligo il suo pellegrinare nel Piemonte
di D'Azeglio, Cavour e Vittorio Emanuele II (da lui definito "padre
della Patria", quel che è per i meridionali VOLGARE 1°, conquistatore
e criminale di guerra); lavora alla celebrazione d'anniversari e comanda il
restauro di lapidi risorgimentali, non tenendo conto degli studi recenti che
smitizzano l'unità fittizia ed evidenziano che fu conquista militare -politica
dei Savoia con l'aggressione contro innocenti, crimini di guerra e contro l'umanità,
conseguente estirpazione dei popoli dalla loro terra natale, inizio di un razzismo
culturale coloniale con propaganda contro i paesi aggrediti e conquistati. Con
questi presupposti occulti ai più si è festeggiato il 2 giugno a Roma; alla
sfilata della repubblica erano presenti i rappresentanti dell'italia ufficiale,
in bella mostra sui palchi a ricevere consenso dalla popolosa gente credulona:
famiglie nevrotiche con ragazzini ingabbiati in quartieri coatti e case televisive,
fisicamente simili a pezzi di manzo, made in America docet. Turisti delle provincie
settentrionali in week-end, europei e giapponesi; curiosi e casalinghe romane:
è festa si va a vedere. Sullo scenario dei fori romani si sono esibiti tra la
folla sgomitante, telecamere e fotografi: corazzieri e cavalli entrambi bardati
in alta uniforme, in scorta all'ingresso sorridente del presidente accomodato
in spaziosa e elegante vettura scoperta; militari con bandiere insignite di
medaglie d'oro e argento al merito, soprattutto delle conquiste interne e internazionali;
gli immortali garibaldini e le organizzazioni combattentistiche sempre omaggianti
alle autorità e ai regimi che si avvicendano; pennacchi multicolori, bande musicali
militari, divise gallonate sfilanti in pompa magna, elicotteri, pattuglie azzurre,
sciabole esibite, trombette ottoni piatti tamburi rumoreggianti, e correndo
festanti i bersaglieri al suono squillante del Flic-Floc.
Smarrito tra le masse grossolanamente "felici" e intruppate da transenne
un uomo si chiedeva "Addò s'esce ?".
Dalle parti delle mura imperiali di Porta Maggiore a Roma si legge spruzzata
a vernice la protesta LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO; tra gli altari e le colonne
dell'antica civiltà sprofondati nel caos di macchine della capitale, si aggirano
barboni gentili con buste, gatti e cani al seguito; a Napoli il monumento al
falso liberatore Garibaldi è tappezzato di manifesti dei disoccupati; nelle
città IRRESPIRABILI gli oleandri, i papaveri e le violette arrancano a fiorire.
Giugno 2003 Sebastiano Gernone.
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1. <<Nessuno parla ai Carabinieri>>, sì,
è proprio così.
2. "NOI NON FESTEGGEREMO!"
3. USI OBBEDIR TACENDO.
Roma, 5 giugno '03. A
proposito dell'intervista al Comandante dell'Arma
Guido Bellini, apparsa sul Corsera:
Roma, 4 giugno '03. Avendo aderito
alle sottoscrizioni lanciate dal quotidiano nazionale Libero a favore del
Carabiniere Placanica per le spese del giudizio da lui affrontato in seguito
agli incresciosi fatti accaduti al G8 di Genova, su cui, a proposito
di "libertà di stampa",
alcuni tra i maggiori quotidiani nazionali condussero una speculativa
vergognosa campagna, di straparte, contro Placanica, e così come
ho aderito all'appello per la sottoscrizione a favore della vedova e
del figlio del Poliziotto Emanuele Petri ucciso dalle BR il 2 marzo 2003 nello
scontro a fuoco sul treno Roma-Firenze, è con grande piacere e convinzione
morale che rilancio il comunicato dei Carabinieri a 3000 indirizzi
stampa, media pubblici e privati, (così che l'informazione non può ritenersi
"disinformata")
oltre a movimenti, cittadini e associazioni. Augurandomi che gli spazi di
stampa e radio-tv siano occupati,
qualche
volta!! da fatti&misfatti che riguardano ed interessano noi cittadini -non
solo spazi preziosi riservati a stucchevoli propagande politiche di questo
o di quell'altro schieramento e a dialoghi tra sordi a cui nessuno crede e
che nessuno più legge-.
Altro
che i grotteschi scioperi dell'"informazione" contro l'"informazione"... Uno
spettacolo inverecondo, compresa la violenza causidica
subìta dagli utenti dei voli Alitalia, che ci tocca soffrire, leggere
e sentire da giorni ed in presenza dei quali non si può che ridere per le
inaudite, primitive faziosità. Ridere sì, ma di un riso amarissimo.
Giuliana D'Olcese.
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NO, "NOI
NON FESTEGGEREMO!"
UNIONE NAZIONALE ARMA CARABINIERI Presidenza
COMUNICATO STAMPA
5 GIUGNO 2003, 189 ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELL'ARMA NOI NON FESTEGGEREMO!
PIU' CONSIDERAZIONE PER GLI ASSASSINI,
MAFIOSI, PENTITI che per le condizioni di Poliziotti e Carabinieri.-
Dopo 2 anni di nuovo Governo, tutti gli aderenti all'Unione Nazionale Arma
Carabinieri, esprimono il proprio dissenso alla politica Governativa che ha
letteralmente eluso ogni aspettativa degli appartenenti alle Forze dell'Ordine,
non mantenendo alcuna promessa "elettorale" sbandierata ai cittadini alla
vigilia delle ultime competizioni politiche. Al contrario di quanto esternato
dai rappresentanti Governativi, e dalle varie Fiction Televisive fasulle, in
termini di Sicurezza del Paese, Noi addetti ai lavori, intendiamo evidenziare
che, nulla di quanto affermato ci risulta. Abbiamo assistito al classico gioco
delle "tre carte", ovvero allo spostamento di uomini e mezzi (sempre gli stessi)
dai propri reparti, ai luoghi di maggior interesse operativo, coprendo quindi
in maniera temporanea alcune zone geografiche e lasciandone nel contempo scoperte
altre. Con la conseguente diminuzione dell'organico operativo. Con il risultato
che i fenomeni criminosi si sono semplicemente spostati nelle zone non presidiate.
L'immigrazione clandestina non solo non si è attenuata, ma è aumentata,
anche per il numero di vittime, e spostatasi dalle coste Pugliesi a quelle
Siciliano/Calabresi; La sicurezza nelle città è peggiorata, rapine, omicidi,
furti, aggressioni ed altro continuano ad affliggere i cittadini, tant'è che
si assiste sempre più di frequente all'uso delle armi personali da parte di commercianti,
ormai lasciati soli nella lotta al crimine; Il Poliziotto di quartiere è un
semplice palliativo, serve a ben poco, solo a fornire un servizio d'immagine,
nessun risultato operativo ha dato tale esperimento se non quello di far passeggiare
uomini in divisa per le Zone di lusso cittadine, mentre i quartieri periferici
e più a rischio continuano a restare sguarniti da ogni presenza di polizia.
I reati in genere non risultano affatto diminuiti, ma aumentati e non documentati
e oscurati dalle tante conferenze stampa, volute ed indette per mero
protagonismo e/o operazioni di poco conto. A questo si aggiunge l'invio di
operatori di sicurezza Italiani in operazioni estere sempre più frequenti
che lasciano sguarnito il territorio Italiano che, al momento merita particolare
attenzione per la cruenta ripresa degli attacchi terroristici internazionali,
per i quali, siamo profondamente preoccupati. Nessun incentivo e miglioramento
giuridico ed economico quindi, come promesso dai nuovi Governanti è stato
elargito agli uomini dell'apparato sicurezza sempre più impegnati e sempre
più DEMOTIVATI nel proprio lavoro, tanto che recentemente circa 20.000 tra
Poliziotti e Carabinieri, dietro lo spauracchio della riforma pensionistica
evidenziata dal Ministro Maroni, hanno presentato domanda anticipata di pensionamento
investendo le Corti dei Conti di tutt'Italia perchè tale richiesta è stata
negata dalle proprie amministrazioni. Intanto il Mobbing continua a persistere
ambito Forze Armate e di Polizia. Altro che la sbandierata "democratizzazione"
del settore presentata sempre in campagna elettorale.
In conclusione, gli ultimi 2 anni di nuovo Governo, hanno disatteso e deluso tutti gli Operatori di Sicurezza
ed in particolare i Carabinieri, che per il solo
benessere dei Generali, si è voluti trasformare in quarta Forza Armata, operazione politica che nessun risultato ha dato agli
Italiani, in termini di maggior sicurezza.
Carabinieri che oggi si vedono tra l'altro NEGARE ogni colloquio pur
richiesto in sede Istituzionale, dai Presidenti di Camera, Senato e del Consiglio
dei Ministri. Per ultimo si assiste alla scarcerazione premio, di Criminali
Mafiosi, pluri assassini, che demotivano ogni nostro intervento di lotta alla
criminalità mafiosa.
UNAC Ufficio Stampa Sergio Visano Unione Nazionale Arma Carabinieri -Associazione
Culturale/Assistenziale/Volontariato- senza scopi di lucro Sede Legale
Via Dante, 65 - Bari. Tel.Fax 080/5238277- www.unionecarabinieri.it - info@unionecarabinieri.it
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Catanzaro, Messina, Napoli, Torino, Milano, Cagliari, Ragusa, Pescara, Chieti,
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Catania, Malta, Trapani, Latina, Londra.
"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste"
M. Luther King
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USI OBBEDIR TACENDO.
Nel gennaio del '26, del 1726, si chiamavano Dragoni di
Sardegna, destinati già allora a curare la sicurezza pubblica.
Dopo aver assunto varie altre denominazioni, Vittorio
Emanuele I° si decise di chiamarli nel 1814 "Carabinieri Reali".
Il loro antico motto era "Del
Re Soldati e della Legge schiavi, usi ubbedir tacendo" e si
sostiene che il loro Regolamento
sia stato compilato da un frate. Il secolare loro
integerrimo attaccamento al dovere e la innata loro scrupolosità in servizio
cozza oggigiorno inevitabilmente contro quell'"arte del possibile" che le
politiche di Palazzo sogliono adottare con ambiguità truffaldine e
spudorate intraprendenze dietro il paravento istituzionalizzato da mille leggi e
dal loro contrario. Pertanto anche due secoli di benemerita dedizione di
quell'Arma "in alamari", definita per tradizione sana, feconda e fedele,
potrebbero a lungo andare essere vanificati assieme al glorioso ricordo di
Scapaccino, suo eroico capostipite e al sublime altruismo di Salvo
D'Acquisto. A che serve il piantone di una caserma con la porta sbarrata
agli intrallazzi d'altura quando il marcio del variopinto politichese tenta
in ogni modo di scavalcarne la finestra? Queste sporche interferenze "essi" non
le divulgano per rispettosa riservatezza e ancor vivo senso del dovere.
Ma fino a quando resisteranno alla azione
destabilizzante perpetrata dalle politiche di Palazzo con ipocrita vischiosità?
"Adalberto della Spezia".
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GiornalistiinTrincea@egroups riceve e inoltra
Lettera aperta a Cgil,
Prodi e capi di Stato - Un "esempio" di tutela dei
lavoratori:
"LEI SE NE DEVE ANDARE - DI LEI NON CE NE FREGA NIENTE DI NIENTE".
Mi chiamo Valenza Giuseppe, sono un artigiano
di Flero (Brescia), ho 53 anni. La mia storia inizia nel 93, quando lavoravo
per
il gruppo
Mandelli S.p.A, sede di Piacenza. Trasportavo 2 volte al giorno, con il
mio pullmino, il personale da Milano a Brescia e viceversa. Quando l'azienda
andò in crisi ed entrò in Amministrazione Controllata (Legge Prodi), i
miei servizi vennero sospesi,
con un credito a mio favore di 45.000.000 di vecchie lire. Dopo 4 anni,
il Commissario nominato dal Governo mi pregò di riprendere il servizio,
rilasciandomi una dichiarazione che garantiva i futuri pagamenti. Con
la più totale fiducia ripresi il servizio richiesto. Dopo 3 mesi l'azienda
fu ceduta, così, assieme ai 45.000.000 se ne aggiunsero altri 25.000.0000.
Dopo 10 anni di attesa, che pesarono molto sulla mia piccola azienda,
decisi di passare all'azione. La mia lotta civile contro i Commissari
cominciò quando, per un mancato saldo a un fornitore, mi arrivò l'ingiunzione
di pagamento che presentai al Commissario. Questi mi promise, a mezzo
telefax, che il Ministero rispose favorevolmente a liquidarmi 25.000.000
di vecchie lire, ma il pagamento non arrivava. Dopo 30 giorni mi recai
a Piacenza per una verifica e, con mia grande sorpresa, seppi che il Commissario,
non c'era più. Dedussi che il pagamento da lui promesso era solo uno sporco
pretesto per liberarsi di me in attesa del termine del suo mandato. Più
arrabbiato di prima, essendo giunto anche l'atto di pignoramento, iniziai
la mia battaglia contro gli Amministratori dello Stato (se è vero che
esiste uno Stato). Dopo molte e, a dir degli altri simpatiche e pacifiche
manifestazioni solitarie durate 33 giorni e con sciopero della fame, davanti
ai cancelli della ex- Mandelli S.p.A., l'unica risposta dal nuovo Commissario,
venuto da Roma, fu: "LEI SE NE DEVE
ANDARE - DI LEI NON CE NE FREGA NIENTE DI NIENTE".
Altri incontri ottenuti mediante gesti clamorosi, come, ultimamente,
col Sindaco e il Prefetto di Piacenza, non hanno portato a nulla di concreto
se non alle solite parole:"Vedremo cosa possiamo fare". Dal 3 giugno 03
la mia nuova iniziativa solitaria è di spostarmi, dall'interno di un girello,
per le strade e piazze di Piacenza, per manifestare la mia rabbia e il
mio disappunto. Nessuno sa, o non vuol sapere, come risolvere il problema
ed evitare il mio totale sfacelo. Dopo questo tentativo a Piacenza, che
non so fino a quando porterò avanti, mi incamminerò per la strada statale,
dentro al mio girello, per giungere a Roma.
N.B. Quando mi
rivolsi a un avvocato, questi mi disse che, per effetto della legge Prodi,
non si poteva fare assolutamente nulla fuorché attendere l'operato dei
Commissari inviati dal Governo. Andai anche alla CNA di Brescia, essendo
artigiano, dove mi dissero la stessa cosa. In fede Giuseppe Valenza -tel.
335 6173769 e-mail c/o bapril@tin.it
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Ma cosa
è la memoria storica? di Veleno
Il Neofurbismo:
E' giusto che i più giovani conoscano
bene coloro che oggi appaiono come le teste pensanti del pensiero liberale
(Neofurbismo), ma che rappresentano la parte dell'Italia più ignobile,
alla luce del loro passato. Il Neofurbista è colui che cerca perennemente
il sistema di cavalcare la cresta dell'onda. Comunque. Sempre. A qualsiasi
costo, anche quello di rimangiarsi tutto ciò che ha predicato fino ad
un'ora fa. Alla fine degli anni 70 il Comunismo passa di moda. I Socialisti
di Craxi rappresentano la nuova moda cultural-chic: permette ai nuovi
Neofurbisti nascenti di sentirsi compagni, ma di non essere sovietici.
Anzi, in quegli anni per un imprenditore essere socialista era il massimo.
Con l'aureola di sinistra, ma con le idee ben piantate nella destra
Neofurbista nascente. Tutti pagano tangenti. A tutti i partiti. Al PCI
ci pensa fino alla fine degli anni 70, l'URSS. Poi intervengono le Cooperative.
Gli altri accingono dal sociale: Imprenditori, tangentisti ecc. Il PSI
è quello che si distingue di più in questa pratica che divenne consuetudine,
anche perché molti ne approfittano per arricchirsi personalmente al
di la' del partito. Un importante quotidiano inglese ha scritto: La
televisione in Italia ha distrutto il bagaglio culturale di un intero
paese. Verissimo. Non tutti però cambiano bandiera. La mai sopita destra
oltranzista, attraverso la figura inquietante di Licio Gelli, cerca
di formare un movimento golpista soffice. Gelli ingaggia molte personalità
della politica, dell'imprenditoria, del giornalismo, dell'economia:
il progetto è preciso, conquistare il maggior numero di mass media possibile
e dirottare l'opinione pubblica verso una destra massmediaticamente
orchestrata. Gelli aveva compreso per primo che Tv, giornali, uomini
di immagine, potevano formare una cupola formidabile per il golpe soffice,
che scagionasse per sempre il pericolo Comunista in Italia. Furono contattate
ogni tipo di personalità di grido. Giornalisti, politici, artisti, imprenditori,
economisti, banche. Aderirono in tanti con tanto di tessera numerata
sotto la copertura di una loggia massonica detta P2. Commise uno sbaglio
Gelli. Per accelerare il processo, con l'aiuto dei servizi segreti deviati,
istituì alcune stragi di innocenti: per creare la strategia della tensione
o gli opposti estremismi. Per dirla facile si voleva dimostrare che
gli estremisti di destra e sinistra causano sempre stragi e disgrazie
e in tutto questo disordine era necessario una mano forte.
Le stragi furono causate da elementi dell'estrema destra:
Piazza Fontana a Milano, Italicus, treno di Bologna, Pzza della Loggia
a Brescia, Questura di Milano, Stazione di Bologna con 80 morti. Troppo.
Quelle di sinistra furono più mirate: morirono personalità
moderate e un presidente del consiglio: Moro, che ebbe la sola colpa
per le Brigate Rosse, stranamente e curiosamente, di portare al governo
anche i Comunisti! Qualche conto non torna. Gelli fu indagato, la P2
fu dichiarata organizzazione a delinquere, vi fu un fuggi fuggi e un
coro di "io non c'entro". Ma il venerando Gelli conservò le tessere.
Furono rese note. Montanelli raccontò di essere stato contattato da
Gelli. Andò al colloquio. Ascoltò il progetto. Gelli gli chiese di mettersi
a disposizione, come opinion maker, alla causa. Montanelli, che ha sempre
detto quello che pensava, rispose, parole sue testuali: "Lei è un maiale".
La classe non è acqua. Non si riuscì
a processare Gelli che di rinvio in rinvio riuscì a fuggire in Uruguay
e anche la' cercò di fomentare golpe. Morì a casa sua. Nel suo letto.
Con esultanza dei Servizi Segreti Italiani deviati. Di tutte le stragi,
nessuna arrivò alla fine con colpevoli comprovati. Solo alcune figure
secondarie pagarono. Pochissimi di destra. Un solo capo paga oggi: Sofri.
Peccato che era di estrema sinistra!
All'improvviso si ripresenta in scena come consigliere del capo del
Neofurbismo nascente: Berlusconi. Se a qualcuno interessa faccio la
seconda puntata dedicata soprattutto ai giovani a cui qualcuno deve
spiegare cosa è la memoria storica. VELENO.
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1.) Ma quali Bossi e Melandri? è stato il Papa
Gentili Senatrici/Senatori,
mi si passi il titolo,
volutamente provocatorio, siamo seri, ma quali Bossi e Melandri?!
E' stato il
Papa, ovvero, le gerarchie Vaticane a fare votare Gasbarra dal ceto
medio-alto romano da sempre fedele ad A.N.il partito di Fini a cui
hanno inviato un chiaro segnale. Ed hanno fatto strabene a sostenere
il candidato del centro sinistra dopo che hanno visto, diciamo per
usare un linguaggio rispettoso, "vanificata" la visita del Pontefice al Parlamento italiano
rivelatasi, per il clamore che ne seguì, una visita particolarmente
incentrata sui temi delle carceri, della giustizia e su "Un atto di clemenza" chiesto molto esplicitamente dal Papa
al Parlamento e da questo tradotto via via in improbabili indulti-indultini ed altre
espressioni tutte lessicali ma prive, al dunque, di contenuti ed
"applicabilità costituzionali". Pur da laica-cristiana,
non posso che osservare che non si prendono in giro, impunemente,
Stati stranieri, capi religiosi, o politici, e capi della religione
preponderante in questo Paese che è la religione cattolica il cui
capo è il Papa. A noi romani, conoscendo molto ma molto bene gli
umori della nostra città, l'affannarsi di questo o di quello, in
abituali, stanchi e frustri sproloqui di uomini politici ed osservatori
della politica sulle ragioni della disfatta di Moffa e del suo partito, le accuse a
Bossi o gli autoincensamenti della Melandri, appaiono come grottesche
ed obsolete speculazioni politiche del tempo che fu oltre al classico
arrampicarsi sugli specchi. Ciò che vediamo con buonsenso e semplicità
noi cittadini nella politica è però interdetto vedere, una vera
maledizione di Montezuma, a tanti politici ed a troppi
commentatori tra quanti la osservano sui mezzi di informazione.
Anche questo è un elemento che porta all'esasperazione ed
all'astensionismo dalle urne attestatosi in questa ultima tornata
elettorale oltre il 35%. Giuliana
D'Olcese.
Chi
sbaglia deve pagare ma nessuno si chiede "come
paga".
Gentile Signora, carceri e riforme delle stesse è un tasto
doloroso. Da sempre sono combattuto dal tremendo dilemma della
pena proporzionata al danno. Quale Cattolico credo nel perdono,
quale uomo credo che la cattiveria esista ma si possa debellare
con l'amore. Migliaia di circostanze possono portare un essere
umano a delinquere, tutti possiamo sbagliare, la salvezza sta
nel riscatto, ma se il riscatto deve passare per trattamenti inumani
non è più riscatto ma "ricatto".
Riformare il sistema
carcerario è una delle imprese più difficili in una società "superficiale"
come la nostra. Buonaparte dei nostri connazionali pensa che chi
sbaglia debba pagare ma non si chiede "come
paga". Questo è il muro da sfondare per aprire la strada
ad una giusta pena con un umano trattamento. Ciò che
avviene nelle carceri dovrebbe essere pubblicamente denunciato
con lo stesso risalto dell'annoso ritardo dei processi. Purtroppo
non lo si fa e la colpa va cercata proprio nell'indifferenza con
cui vengono trattati i "criminali", non viene fatta alcuna distinzione
sul perché e sul percome una persona si è trovata contro la legge,
si fa di tutta l'erba un fascio e buona notte. Una battaglia intesa
ad una radicale revisione della nostra "educazione al reato" e
relativo "pagamento" potrebbe essere la soluzione al trattamento
umano e civile di chi ha sbagliato. Argomento spinoso che non
si vuole trattare
a fondo per la paura di perdere voti e consensi. Un
circolo vizioso di cui ne pagano le conseguenze i più deboli.
Un
buon inizio potrebbe essere il lasciare da parte le etichette
politiche e provare, tutti uniti, ad amare il nostro prossimo
un poco di piu. Altro volo Pindarico cara Signora. Cordialmente, PL. de Piccoli.
"MILITARI&CITTADINI" MILITARI: A ROMA HANNO VOTATO
CONTRO IL DISINTERESSE! ELEZIONI AMMINISTRATIVE
Leggevo sul quotidiano
"La Repubblica" che Alleanza Nazionale, dopo aver perso la
Provincia di Roma, si è riunita per analizzare profondamente
i voti espressi dagli elettori nei vari quartieri Romani. L'Articolista,
con dovizia di particolari, ci informava che da una loro analisi
sembra che all'appello mancavano anche i voti dei militari
che prestano servizio a Roma. Per noi che indossiamo
la divisa non è una novità. Basti pensare alla pessima considerazione
che loro ci stanno riservando ultimamente: non aprono un dibattito
serio sull'associazionismo dei militari; mancato riordino
dei gradi dei sottufficiali; parametri economici gerarchizzati;
mancata equiparazione stipendiale con i colleghi europei. In
questo clima di assoluto disinteresse i colleghi non hanno
fatto altro che fare sentire la loro voce. Mi meraviglio
che anche loro si "meravigliano"! "Meraviglia generale".....
Bene gli sta! Chiodo.
Così parlò il Dr.Tinebra - Un suicidio
esemplare.
"Il sistema penitenziario italiano fra i più avanzati".
Così ha affermato il Dr. Tinebra.
Sul periodico "Io donna" del 15 novembre 97
si legge quanto dichiarato dalla direttrice dell'istituto
penitenziario di Sulmona, dr.ssa Armida Miserere, di recente
suicidatasi: "Io non faccio il direttore del Jolly Hotel,
ma dirigo un luogo di condanna per efferrati delitti, non
so se mi spiego. Non venite a parlarmi di trattamenti risocializzanti
perchè sono boiate. La mia unica compagnia sono i miei cani,
Leon e Luna. Quando cammino incuto timore, fumo super senza
filtro, metto la mimetica militare. Sono stata sempre così
e morirò così, e non chiamatemi direttrice che mi manda su
tutte le furie, io sono il direttore e basta!". La direttrice
Miserere si è di recente tolta la vita con un colpo di revolver
alla nuca nel proprio letto con a fianco il cane. Per
carità, che Dio la abbia sempre in gloria. Il Dottor
Tinebra, che, come è noto, è a capo del Dipartimento
dell'Amministrazione Penitenziaria, le conosceva queste esternazioni
mai smentite? Lo sa che non è l'unico caso? Sa, pure, quanti
detenuti si ammazzano, o vengono ammazzati, o muoiono per
inadeguata assistenza sanitaria, affetti da patologie gravissime,
nelle carceri italiane? Sa in quanti convivono in una cella
di pochi metri quadri? Sa a che prezzo vengono spacciati i
prodotti di consumo all'interno delle carceri? Sa le epidemie
che insorgono nelle carceri ed il livello di igiene nelle
stesse? Ha mai sentito parlare di violenze e vessazioni subite
dai detenuti ad opera degli agenti della polizia penitenziaria?
Sa quanti processi penali pendono a carico degli stessi per
i più svariati reati perpetrati contro i detenuti? EVIDENTEMENTE,
NO, NON NE E' A CONOSCENZA! NO. Avvocato Vittorio Trupiano.
Paolo Dorigo: "la sporca guerra contro l'avvocato
Vittorio Trupiano"
Mentre proseguo lo sciopero della fame, spero che l'interesse
dei compagni e degli organismi di solidarietà accellerino
dato che non tutte le cose possono essere fatte solo da Vittorio
Trupiano), che con coerenza giuridica ed interesse al diritto
si è dedicato a questa vicenda sin dall'inizio di tasca propria,
rifiutando sinanche un formale rimborso spese avendomi sin
dal primo momento detto che, quando trattasi di battaglie
per i diritti umani, non intende speculare sulle altrui disgrazie.
Apprendo che la disinformazione dei fascisti e dei servizi
opera già da tempo contro questo pregievolissimo avvocato,
che comunista non è, ma che ha fatto e stà facendo quanto
altri,che comunisti dicono di essere da sempre e lo sono solo
di comodo o non lo sono affatto, sono stati dissuasi a fare.
Le fasulle illazioni comparse su qualche net, appena pochi
giorni fa, sul suo conto mi hanno ferito più delle torture
che ricevo da anni senza sosta. Quanto sopra
ad opportuna smentita a chiunque si metta dalla parte
di chi mi tortura nell'interesse di organismi al servizio
dell'imperialismo. Già subisco sufficienti ostacoli ed insabbiamenti
oltre alla tortura, da non aver bisogno di queste meschinità.
Ringrazio vivamente i compagni di anarcotico, anche di non
essere caduti nella trappola, i compagni di indymedia e quant'altri
non hanno abboccato. Ho letto sul Corriere della Sera che
Fioravanti ha dichiarato che lui saprebbe come fare per sconfiggere
il terrorismo in un mese: ma perchè non ha forse sempre collaborato
con sismi e sisdi? Ringrazio Giovanni Russo Spena per la solidarietà
e le visite in carcere. Chiedo, infine, agli
avvocati Emanuele Battain di Venezia, Marina Prosperi di Bologna,
Attilio Baccioli di Grosseto, Francesco Piscopo di Milano,
Giuseppe Pelazza di Milano, Fernando Cardinali di Novara,
Schienello Ernesto di Biella, di collegarsi con Trupiano e
con i comitati e gruppi che mi stanno seguendo con articoli,
trasmissioni radio, assemblee ed iniziative varie, perchè
questo non è un caso personale. Paolo Dorigo. Per ovvi motivi
di privacy non ho reso noti i numeri di telefono di detti
colleghi, a cui inoltro l'originale di questa, e non solo,
comunicazione di Dorigo. I colleghi hanno già ricevuto da
Paolo i miei recapiti telefonici e di email. Sito a difesa
dei diritti umani, www.listatrupiano.it Rendo noto che Dorigo
ha nominato sul processo penale 4186/02/RG.RN il collega Roberto
Alboni del foro di Arezzo, coordinatore regionale per la Toscana
di Lista Trupiano, referente per il centro-Italia della Lista
Surace-Trupiano.
Gentile
Signora,
Nulla da eccepire
sull'operato dell'avv. Trupiano, magari qualche critica sul
modo di esprimersi di Dorigo, ma in sostanza
vi è una
linea comune. La "stonatura" (non mi viene altra espressione)
sta nel fatto di una ricerca etichettata dei colpevoli.
Il comportamento
di tira e molla, indulto, indultino, mezza amnistia, amnistia
parziale e via di st....onature del genere è solo una battaglia
politica che nel suo scopo se ne "strafotte" dei carcerati,
dei carcerieri e delle carceri. Battaglie epiche non ne ricordo,
qualche "urletto" magari sì, ma di una vera e propria campagna
per fare luce su fatti e misfatti neppure l'ombra. Proviamo
ad immaginare una tavola rotonda a cui sono seduti TUTTI i nostri
"cosiddetti" rappresentanti il cui argomento sul tavolo sia
uno solo: L'UOMO, diritti e doveri. Questa potrebbe essere una
vera soluzione. Prima poniamo l'uomo (con pregi e difetti),
risolviamo la morale del come vivere l'errore o la diversità,
la proporzione della pena in base al delitto e, secondo il diritto
alla vita, la pena. Questa, a mio modesto parere, è la strada
da seguire. Sino a che vi saranno politici (centro, destra,
sinistra, non cambia nulla) che in nome di una falsa giustizia
parleranno di "gettare la chiave" o di "dente per dente" non
vi sarà mai il giusto riconoscimento al diritto di "essere umano".
Cordialmente, PL. de Piccoli.
Gentile
Avvocato Trupiano,
come mai i Radicli non
parlano mai dei casi riguardanti i carcerati di cui lei parla,
sopratutto dopo avere fatto assieme la grande campagna sul giornalista
da lewi assistito Stefano Surace?
Io
non litigato con i radicali.
Piuttosto, lo stesso
giorno in cui Surace se ne è andato in Francia, nel darne
notizia all'Ansa, ho sottoscritto un comunicato in cui, in
estrema sintesi, dicevo quanto segue: -tecnicamente è un'evasione;
-in realtà, Surace è stato costretto a farla perchè il regime
carcerario a cui era sottoposto era una sorta di 41 bis ai
domiciliari. -Surace, anziano e malato, a sua volta doveva
accudire suo fratello Ugo immobilizzato in un letto; -la sorveglianza
di Napoli, pochi giorni prima e con un provvedimento sconcertante,
rimproverò a Surace di non aver operato una revisione critica
del proprio passato, e, pertanto, gli revocò il permesso di
uscire di mattina per 2 ore per provvedere alle proprie e
del fratello esigenze, gli fece staccare i fili del telefono
di casa, gli inibì l'uso del cellulare ordinandone la disattivazione,
gli proibì contatti con persone diverse da suo fratello, più
vecchio e malato di lui; - in parole povere Stefano stava
meglio in carcere (televisione, compagni di cella e vitto
assicurato) che a casa sua se, come vero e pubblicato pedissequamente
su www.l'opinione.it e sullo stesso sito di radio
radicale, non poteva nemmeno parlare col vicino di casa e
chiedergli di fare la spesa. A fronte di tutta questa situazione
arcinota a Daniele Capezzone, al punto da indurlo, in un comunicato,
a parlare apertamente di "sequestro di persona", lo stesso
Signor Capezzone, appena letta quella nota ansa, si premurò
di telefonarmi per dirmi testualmente:"la nostra collaborazione
da oggi è terminata, abbiamo metodi di lotta politica diversi,
buonasera". Vi ricordo che Surace oggi starebbe ancora scontando
la sua pena. Voi, al posto di Capezzone, avreste fatto lo
stesso? O, al posto di Surace, sareste rimasti? Diverso è
stato il comportamento di Sergio D'Elia, al quale ho continuato
a dare informazioni per il libro sul carcere duro pure dopo
tale increscioso episodio, diverso anche il comportamento
del giornalista Dimitri Buffa. Ditemi voi che idea mi
sarei dovuto fare di Capezzone (e di Pannella) se non quella
di chi non sapeva più che farsene di un Surace evaso all'estero,
dopo essere tornato prepotentemente (il partito radicale)
alla ribalta politica nazionale proprio grazie alla "disgrazia"
di Surace? Che facciamo, usa e getta? Ed io, come avvocato,
impegnato in uno ai radicali nella lotta al carcere duro,
cosa avrei dovuto fare, denunciare Surace o condannarlo per
ciò che aveva fatto? NO! Giudicate voi se ho litigato con
i radicali e perchè. Grazie. Vittorio Trupiano.
Gentili amici, gentili deputati/senatori
Organizzato, rappresentato
ed eseguito lo struscio del Papa in Parlamento, con gran
sapienza istituzionale e fasti sopraffini, tutti i "Pii e cattolici"
propositi compuntamente profferiti da deputati e senatori al Gran
Completo,
si
sono "infranti" sugli scogli, grandi
& terribili, degli interessi di
partito e schieramento mentre l'indultino, indultone, o quel che l'era,
è, come da copione, andato a farsi friggere nelle cucine delle
Cirami, dei Lodi Meccanici-tecnici, le riesumazioni di immunità
parlamentari da pre Prima Repubblica. Insomma del protozoico della
politica. Francamente non è che al cittadino di tutte ste'
menate gliene freghi più che tanto, intendiamoci, si facciano
pure se giovano al Paese, ma siamo realisti e senza indignazioni
girotondine, ma tra tutti questi trastulli parlamentari si vorrebbe,
anche, che si giocasse meno sulla pelle, per esempio dei carcerati,
dei cittadini comuni e dei disgraziati a cui, proprio sulle Riforme
della Giustizia, si sono fatte promesse da marinaio, - tutti
consapevoli che lo erano -, promettendo poi, a festa finita, costruzioni
faraoniche di istituti modello della pena e delle pene ultimo
grido che, non solo arriverebbero a vedere la luce se va bene
tra 10 anni, ma di cui non si sa con quali soldi verranno costruite,
essendo noto a tutti, che "ci
si è accorti" che nell'attuale momento economico italiano
non ci sono manco gli occhi per piangere. Si vorrebbe, almeno,
una mano dall'informazione per dare la sveglia su questi che,
con altri, sono gli interessi dei cittadini, ma, chissà perchè,
anche se questi temi vengono toccati, lo si fa con il profilattico
sulla penna. Non si fanno nomi di cose, di persone, di luoghi,
di situazioni molto oltre i limiti della sopportazione umana,
ed animale, ma si discetta genericamente sull'anima
degli italiani verso le inaudite disfunzioni del sistema giudiziario,
anima che, invece, grida vendetta.
Come
gridano vendetta i fatti descritti da Trupiano. Giuliana
D'Olcese.
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Internet
e libertà di stampa
L'informazione
libera, distinta dagli interessi economici,
non esiste più. Restano i giornalisti
singoli, quando hanno visibilità,
e resta Internet. [ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina]
Un giovane dissidente
cinese, Wi Qi, è finito in galera per aver messo su un sito
la lista delle persone scomparse dopo essere state "invitate"
dalla polizia. Poche settimane fa 2 hackers americani sono
stati condannati per aver messo in rete informazioni che consentivano
di evadere il "pizzo" imposto sulla musica dalle majors dei
Cd. Nel primo caso l'accusa formale è di "sovversione", nel
secondo di attentato ai profitti delle multinazionali. Il meccanismo
è lo stesso. L'internet è libero, e fa paura. Scrivere su un
sito costa appena un po' di più che scrivere sui muri ma è
infinitamente più efficace. I padroni del mondo, quando è stata
inventata la scrittura, debbono aver provato un panico molto
simile a quello dei padroni di ora, di fronte a un mezzo alla
portata di tutti, di tutti i cervelli e di tutte le verità.
Chissà quanti hacker saranno finiti nelle miniere di sale, a
quel tempo, per uso abusivo dell'alfabeto. Qualche settimana
fa su Repubblica è uscito un bellissimo articolo di Valentini,
che oltre ad essere un giornalista è anche manager di una società
che si occupa, guarda caso, di vendere pubblicità e contenuti
in rete: il web è un casino, ci vogliono leggi dure, basta con
le e-mail gratuite, facciamole a pagamento. In Spagna c'è già
una legge che restringe i contenuti giornalistici sull'internet,
ed è considerata un modello per una futura legislazione europea.
In America o in Cina affrontare determinati problemi sul web
porta già in galera. In Italia tutta l'informazione è ormai
concentrata nelle mani di una mezza dozzina di proprietari,
non di più. Molte notizie escono assai sbiadite, o non escono
affatto. E non è solo Berlusconi a censurare ma anche Caracciolo,
Romiti, Caltagirone, Ciancio, Agnelli. Periodicamente, campagne
"d'opinione" mirate vengono lanciate a freddo per conseguire
questo o quell'obbiettivo politico o industriale: "domani piove"
può significare semplicemente che la proprietà del giornale
produce ombrelli.
L'informazione
libera, distinta dagli interessi economici, non esiste più.
La Cnn ha formalmente adottato regole di autocensura. Restano
i giornalisti singoli, quando hanno visibilità (ricordate la
campagna contro gl'inviati Rai "filosaddamiani"?
Beh, è solo una
delle tante), e resta l'internet. Per esempio, queste righe.
La rubrica che leggete esce da 4 anni in condizioni
davvero strane. L'autore non è un simpatico fricchettone, ma
un vecchio giornalista professionista: con fonti, dunque, mestiere
e capacità d'analisi tali da conseguire una credibilità non
inferiore a quella dei media ufficiali. Dieci anni fa, questa
rubrica non sarebbe potuta uscire: non avrei avuto i soldi per
fare un giornale da solo. Sarei stato non solo emarginato (il
che riguarda me) ma proprio costretto al silenzio: il che riguarda
voi, perchè una notizia o un'opinione in meno impoveriscono
tutti. Con l'internet invece posso parlare. Debbo solo accettare
la condizione esistenziale di emarginazione ecc. a cui questo
tipo di giornalismo costringe; ma tecnicamente posso far viaggiare
opinioni e notizie in un ambito sufficientemente esteso da essere
utilizzabili dai lettori.
Posso fare giornalismo,
insomma. Condivisibile o meno, bello o brutto, ma libero
da interessi esterni: per me, "domani piove" vuol dire proprio
che secondo me pioverà, non vendo ombrelli. Poi può anche darsi
che faccia bel tempo: in questo caso avrei scritto una cazzata
(e i lettori me la farebbero pagare) ma avrei sempre fatto giornalismo,
non pubblicità o propaganda. Ritengo che a lungo andare questo
paghi. Come giornalista, in questo momento sto difendendo la
libertà e la varietà d'informazione su cui storicamente si è
caratterizzata la nostra civiltà occidentale. La difendo
da solo (non è esattamente così: ma semplifichiamo) e posso
farlo perchè ho l'internet. Se mi tolgono l'internet non posso
farlo più. Siccome questa situazione è evidentemente strana
e scomoda, e cozza con tutto il meccanismo economico esistente,
allora debbono togliermi l'internet: così in un posto mi arrestano
per sovversione, in un altro mi danno un milione di multa per
attività anti-major, in un altro ancora mi lasciano in teoria
parlare ma impongono una tassa a chi mi legge. Tutte queste
cose in realtà sono già successe agli albori del giornalismo
moderno (re Carlo, nell'Inghilterra di Defoe, mise una tassa
sui torchi) e non hanno avuto infine grande importanza perchè
il pubblico vigilava e stava attento. Il pubblico era una classe
nuova - la borghesia - e voleva novità: vere, ogni giorno, e
libere. Così, state attenti anche voi: la libertà di stampa
siamo noi, tutti insieme. Noi giornalisti (saremo un centinaio
i giornalisti in tutt'Italia, in questo momento) facciamo la
nostra parte ma voi, cittadini-lettori, fate la vostra. Riccardo
Orioles.