VirusilGiornaleonline riceve e pubblica:
 
Lettera a GiornalistiinTrincea.
Cari Amici, a nome del Presidente e di tutto il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, Vi ringraziamo per la inaspettata e commovente solidarietà espressa attraverso la devoluzione dell'8 per mille all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Il significato simbolico di tale atto non sarà dimenticato e sarà per noi ulteriore stimolo per sviluppare i temi della solidarietà, dell'accoglienza, della Memoria e del dialogo fra le diverse culture nel nostro paese .
Vogliate gradire il nostro cordiale shalom. Riccardo Pacifici
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Grazie caro Pacifici, l'appello ci è arrivato da Carmine Monaco
e noi lo abbiamo condiviso (molti tra noi già l'anno scorso si regolarono così) e lo abbiamo inoltrato a tutti i quotidiani nazionali e locali, ai settimanali, ai media radio e tv, sia pubbliche che private, aggiungendo che, così, nessun giornale o singolo giornalista può poi sostenere di essere all'oscuro della notizia inoltratagli-le. Auguri - GiornalistiinTrincea@egroups 
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GiornalistiinTrincea@egroups riceve e inoltra, <al fine di informare tutti i mezzi di informazione, e quindi l'opinione pubblica>, ai quotidiani nazionali, regionali, locali, ai settimanali, a tv e radio pubbliche e private, ai singoli giornalisti, a movimenti, associazioni, cittadini, informazione on line.
GiornalistiinTrincea ha aderito all'invito di fare parte del Comitato promotore della iniziativa, quindi le adesioni possono essere inviate sia a GiornalistiinTrincea facendo replay a questo messaggio, sia a Carmine Monaco carmine.monaco@email.it
harpofdavid@email.it  a   lidu-onlus@libero.it  Cordialmente e grazie per l'attenzione
 
APPELLO DA: Lega Italiana per i Diritti Umani - GiornalistiinTrincea - The Harp of David
 
LIBERATE RAUL RIVERO!
COMUNICATO STAMPA
Il massimo poeta cubano vivente è in galera
, condannato a vent'anni per aver "violato la legge di protezione dell'indipendenza nazionale e dell'economia". Ovvero, per essere un poeta al "servizio" della CIA
 
Raul Ramonos Rivero Castaneda, alle soglie della sessantina, è considerato dalla comunità letteraria mondiale il più grande poeta vivente a Cuba, dove è nato a Camaguey, nella provincia orientale, nel 1945. La sua storia è stata posta al centro dell'attenzione, in Italia da un toccante articolo di Cristina Giudici, apparso su "Il Foglio" del 25 maggio scorso.
Raul Rivero è uno di quegli uomini legati alla propria terra più che a se stessi, e forse più che ai propri affetti. Dopo essersi laureato alla Escuela de Periodismo dell'Università dell'Avana, insegna giornalismo e milita attivamente nel Partito comunista cubano. Il suo impegno per la causa rivoluzionaria lo porta, nel 1975, a diventare corrispondente da Mosca per l'agenzia governativa Prensa Latina. Il rientro in patria viene segnato però da eventi drammatici che lo portano a concordare sempre più con le tesi della dissidenza cubana, fatto che, nel 1991, gli costa l'espulsione dal partito per "degrado morale". Non si arrende e nel 1995 fonda la prima agenzia di stampa indipendente quanto "virtuale", la Cubapress, il cui principio ispiratore è quello di "dire la verità" su ciò che accade "dentro Cuba". Quando la sua posizione comincia a farsi davvero complicata, con la polizia sempre alle costole e con le squadre paramilitari che prendono ad attaccare la sua casa quasi ogni giorno, Raul Rivero, pur consapevole che la strada intrapresa lo porta dritto in una cella, sceglie di non seguire i suoi figli in esilio in Canada o a Miami: preferisce restare a Cuba. Così come in passato aveva scelto di non ritirare i premi assegnatigli dalla Columbia University di New York e dalla Società interamericana di stampa, temendo che il governo castrista non gli avrebbe più permesso di rientrare.
Agli inizi di aprile Raul è stato condannato a 20 anni di carcere per aver violato la legge di protezione dell'indipendenza nazionale e dell'economia, ovvero per essere un poeta al soldo della CIA, che lo avrebbe comprato con "qualche bottiglia di whiskey, pochi dollari e qualche pasto caldo", secondo la testimonianza di Nestor Balaguer, un giornalista 80enne e spione, infiltrato dalla polizia castrista nell'agenzia stampa Cubapress. Le prove addotte dall'accusa sono state le "attrezzature tecniche" utilizzate per diffondere notizie antipatriottiche: registratori, macchine fotografiche, computer, persino una radiolina...
Raul Rivero è considerato il massimo poeta attualmente in attività a Cuba, per aver inventato uno stile letterario colloquiale, imprevedibile, sorpredente come quello di Guillermo Cabrera Infante, l'illustre autore di "Holy Smoke" e "Tres Tristes Tigres",
che ha preferito però, alla galera cubana, l'esilio in Gran Bretagna, dove tuttora vive e lavora come critico cinematografico e scrittore. Le poesie di Raul Rivero sono presenti in tutte le antologie scolastiche ibero-americane. Certo, Raul beve, forse è davvero un "borracho", ma la sua sola attività antipatriottica, se mai ne ha effettuata una, è stata quella di tracannare qualche volta del whiskey invece dell'altrettanto potente bevanda nazionale, il rhum. Raul beve, d'accordo, ma pensa e soprattutto scrive della sua gente in maniera semplice e diretta. Il vero problema è che Raul ha scelto di dire la verità, o comunque di dire anche ciò che non piace al governo cubano. Ma Raul è un poeta incarcerato dopo un processo che definire kafkiano sarebbe far onore a quei giudici,  e condannato per il suo essere poeta e scrittore impegnato come lo furono Garcia Lorca, Pablo Neruda, Pier Paolo Pasolini, Michail Bulgakov. Riguardo alla poesia Rivero ha scritto:
"Dopo tanti sospetti, dolori e donne che mi hanno lasciato, l'ho capito: per me è un rifugio. Un luogo di pace che mi aiuta a dimenticare una vita programmata da altri, che mi difende nei momenti più gravi. Ma poi mi riscuoto perché so che bisogna tornare nelle strade dell'Avana, dove ci sono centinaia di prigionieri politici, la propaganda da operetta ci assorda, la paura ci accompagna come un'ombra e ci aspetta un'altra giornata che assomiglia tanto ad una parolaccia".
Il nostro appello per ottenere la scarcerazione di Raul Rivero non è un'azione contro il popolo cubano ma una legittima richiesta
al suo Governo affinché liberi uno dei suoi poeti più famosi al mondo. Le condizioni di salute di Rivero non sono buone e, dopo la recente condanna a morte di 3 "balzeros", abbiamo ulteriori ragioni di temere per la sua vita. Intendiamo perciò raccogliere il maggior numero di adesioni all'appello e inviare formalmente la seguente richiesta di scarcerazione all'Ambasciata di Cuba in Italia. "All'Ill.mo Ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia
Eccellenza, il nostro affetto e la nostra ammirazione per il popolo cubano, per la sua splendida terra e per la sua storia, ci impongono il dovere morale di chiederLe di fare tutto quanto è in Suo potere per ottenere la liberazione di Raul Ramonos Rivero Castaneda, poeta, scrittore e giornalista attualmente detenuto nelle carceri cubane. La nostra richiesta non è schierata a fianco del potente, ma a fianco di un poeta che ama Cuba, la ama al punto da preferire il carcere e la povertà all'esilio spesso dorato di tanti altri. Siamo sicuri che la scarcerazione di un poeta ormai sessantenne non potrà nuocere alla Rivoluzione cubana, perché come il vostro eroe Martì ha insegnato al mondo: "Anche dal fondo di una grotta un principio giusto può più di un intero esercito". Così come, anche dal fondo di una cella, la poesia di un uomo può commuovere il mondo.
Vi chiediamo perciò di liberare il poeta Raul Rivero.
Comitato promotore: Lega Italiana per i Diritti Umani - GiornalistiinTrincea - The Harp of David
Chi desidera può aderire ai seguenti indirizzi harpofdavid@email.it; lidu-onlus@libero.itGiornalistiinTrincea 
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Escatologic for escatologic Berlusconi vada nelle patrie galere
Sì, il Presidente del Consiglio Berlusconi vada con i ministri Sirchia ("Salute") e Tremonti (Finanze)
a farsi un tour estivo nella patrie galere con qualche arancia e molte quintalate di giornali dato che i detenuti infermi, proprio nella sua regione modello, defecano a letto sui giornali per mancanza di assistenza.
A leggere le seguenti cronache carcerarie, escatologic for escatologic, sono curioso di sapere quando, dove come e vanno a finire le montagne di merda, e quindi, le montagne di giornali pieni di merda. S. Furlan.
Antonio Caiazzo, 40 anni, deve scontare ancora 4 anni di reclusione nel super carcere di massima sicurezza di Marino del Tronto. Caiazzo, già in regime di 41 bis, è pure in stato di assoluto isolamento da 45 giorni e ci dovrà rimanere fino alla concorrenza di 190 (si, avete letto bene) giorni, tale è la pena suppletiva inflittagli dalla commmissione disciplinare di quel carcere per danneggiamenti  vari arrecati alle strutture penitenziarie. In effetti Caiazzo ha più volte allagato interi padiglioni per protestare contro l'esosità dei prezzi delle merci da acquistare allo spaccio (che superano di gran lunga quelli del vicino supermarket), la mancata provenienza dei generi alimentari, il sequestro della posta, che viene dissequestrata dopo mesi, il non poter parlare con
i familiari più di una volta al mese e solo attraverso un vetro. Per questa protesta dovrà trascorrere ancora 5 mesi nel più totale isolamento: trattasi di un record nazionale. Intanto la protesta di Caiazzo, uomo forte, non accenna a placarsi e le angherie che subisce aumentano: "l'oculista del carcere mi ha prescritto, dico: prescritto, occhiali da sole perchè ho problemi agli occhi per l'esposizione alla luce. La direttrice, invece, mi ha vietato di ritirarli dal magazzino dicendo che non sono consentiti...
io, intanto stò senza cesso da 3 giorni, ho la cella piena di escrementi, cibo marcio per terra e schifezze varie e quindi sono intenzionato a non lavarmi fino a quando la direttrice non mi riconosce la dignità di UOMO. Questo solo uno dei macabri passaggi della protesta di Caiazzo da mè raccolta e girata alle competenti autorità. Succede in Italia (Europa), con ... condotta perdurante.
Qualcuno sarà in grado di smentirmi? Il difensore, avvocato Vittorio Trupiano.
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Quando rivà in scena il noto copione? Da un detenuto sul Papa e sull'indulto
Articolo di un detenuto sul Papa, sull'indulto e Parlamento
Applausi a mani nude sul Papa e sull'indulto
Il Papa è con il volto reclinato, mentre gli uomini danzano soli
di Vincenzo Andraous detenuto e tutor Comunità Casa del Giovane Pavia
 
Applausi di gratitudine a piene mani. Applausi e solidarietà tra le dita. Applausi, ne rammento l'entusiasmo, ne ricordo il rumore.
Applausi, rimbombare in un Parlamento stracolmo di cuori impavidi e sentimenti alti di Giustizia.... inadeguati al compito da affrontare, se non si approntano le risorse necessarie per la dimensione umana di tanti e tanti casi anonimi, blindati.
Da allora quanto tempo è scivolato addosso ai corpi, alle menti, quanti giorni sono rimbalzati negli sguardi colmi di speranza di uomini incatenati e uomini liberi? Quante promesse sono state sparate sui muri di gomma innalzati a scudo delle coscienze, per le tante preghiere offerte all'Uomo di bianco vestito. Ricordo bene il Pontefice, ancor di più coloro che, un gradino più sotto, hanno ascoltato commossi e ringraziato. Ripartiamo oggi con le frasi fatte di ieri come se il tempo non portasse capelli bianchi, per il peso dei conti, dei numeri, delle statistiche che quasi mai posseggono riferimenti certi.
E' trascorso qualche mese, tante stelle sono cadute nella polvere, mentre altre rimangono scolpite nel firmamento, e danzano  quasi a rotolare nella terra circondata di memorie prese a calci in bocca. Il tempo ha voltato pagina, una sull'altra, a coprire giudizi e pregiudizi, senza una spinta per un interesse collettivo che contempli un prima e un dopo davvero importanti, se affratellati da un durante solidale. Il Pontefice è ancora pellegrino, con gli occhi stanchi, oppressi non dalla stanchezza degli anni sulle spalle, ma dal disincanto delle parole ricevute senz'anima, e dal permanere di un carcere ferito dalla sua drammaticità fallimentare.
Il carcere rimane lì, in tutta la sua solitudine creata a misura, ripiegato su se stesso, senza speranza. Disatteso e distante.
Il carcere rimane lì, negli scaracchi e nelle dimenticanze, indietro, nell'ultima fila, dove non esiste attenzione per le persone; figuriamoci per la possibilità di un indulto che spezzi la catena dei tanti, troppi suicidi del silenzio, di una recidiva che s'arrampica con le dita rotte, in una rivisitazione del passato divenuta impossibile. Al futuro del carcere sono state estirpate virtù teologali quali la fede, la speranza, la carità, che però dovrebbero sostenere la vita umana, il cammino di uomini bianchi e neri, dei buoni e dei cattivi, di colpevoli e innocenti. Ricordo il Pontefice su quello scranno, rammento quegli uomini cingerlo in un abbraccio, ho ben presente la richiesta formulata all'uditorio in festa. Richiesta di indulto, ma non per tutti, solo per alcuni detenuti con requisiti trasparenti, detenuti che di veramente pericoloso hanno la loro disperazione, il loro nulla incatenato adesso e inchiodato libero domani. Niente indulto per il popolo della galera, non ci sono le volontà politiche, né intenti pluralistici, non c'è intesa tra gli schieramenti, manca una comprensione del perdono, di un ripensamento culturale, non c'è possibilità di dare alla società di uomini liberi e di cittadini detenuti, testimonianze reali, e non estremizzanti una realtà di per sè disturbante. E allora ancora applausi per le leggi nuove, applausi per le difese a oltranza, applausi per gli uomini che rimangono sempre in piedi, applausi per chi non si piega e non si rompe. Nessun applauso invece per chi in prigione sopravvive, per chi si uccide, per chi non ha metri sufficienti per rivedersi e migliorarsi, per chi non ha più fede perché non gli è concessa speranza, e perché la pena senza rispetto della dignità umana non è vestita di carità. Cordialmente Vincenzo Andraous detenuto e tutor Comunità Casa del Giovane Pavia.
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NO. Una Risata Nazionale non ha seppellito la Premianda Ditta di
Paolo Chiarelli & Fabio Cavalera i 2 giornalisti del Corsera che, ma guarda un po' che tipi, invece di nascondersi dietro le  Sacrestie del Parroco e tenersi per se' -non si sa mai che può succedere- il fermo & valoroso proposito di non aderire allo "Sciopero per la Libbbetttà d'Informazzzione" -e così essere assoldati d'Ufficio nella Divisione Corazzata dei Servanti Lunghi dell'Informazione- non solo hanno preso la Suprema Decisione ma, udite udite, hanno deciso di notificarla, di piatto Urbi et Orbi,
a Stampa e Media Nazionali presentando il, cosidetto, conto della serva su come quanto e perchè i loro rispettabili attributi, peraltro da troppo tempo sottoposti alla nota tortura dello schiaccianoci, hanno superato, e di molto, l'umana sopportazione.
Il tutto, imbucato nientepopòdimenoche!! nella "compiacente casella postale di un quotidiano della Destra Becera Fascista & Ignorante". (grazie di esistere caro Direttore Feltri). A sentire qualche gola profonda, qua e la', rassicura la sensazione generale (Vox Populi Vox Dei) che il Valoroso Drappello della, Premianda, Ditta Chiarelli & Cavalera sia avviato a divenire una Impavida e Valorosa Divisione Folgore, chissà se Corazzata o non, dei non Servanti Lunghi della Libbbetttà d'Informmazzzione. 
Con molti sinceri auguri alla Premianda Ditta Chiarelli & Cavalera, ed alla insediata Direzione, anche di un Colpo di Folgore,
o "d'ala", sulla Via Damascata di un più modico uso delle lampade votive ardenti davanti al Grande Santino prediletto dal Corrierone. E un saluto deferente, e affettuoso, da Giuliana D'Olcese alla Direzione uscita.
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SCIOPERI. LA FNSI NELLA BUFERA, IL CORRIERE PERDE COPIE.
Mettiamo subito in chiaro due cose: 1) noi vorremmo vedere Michele Santoro in tv. 2) a noi piaceva il Corriere di Ferruccio de Bortoli. Ma noi non vorremmo vedere mai un giudice che fa i palinsesti di un’azienda come la Rai, e non vorremmo vedere quasi mai scioperi dei giornalisti sul nome di un direttore (il quasi mai si applica a casi gravissimi e conclamati, chessò, un direttore della P2). da l'editoriale di Antonio Polito, direttore de il Riformista.
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   "Golpe" silenzioso
La stampa di regime sta per tornare. Con una proposta del centro destra, fra non molto il giornalismo lo potranno fare solo le persone che operano sotto stretto controllo dell'ordine dei giornalisti. Ecco il comunicato stampa del presidente della Free Lance International Press. La riforma degli ordini la fanno gli ordini stessi. In parole povere, al posto della riforma si fa una controriforma a favore delle lobbies e contro la libertà di stampa. Questo è quanto. Il testo del presidente dell'associazione italiana Free Lance:
Cari colleghi,
come già sapete, è in dirittura d'arrivo la legge sulle riforma delle professioni. E' una legge oscurantista, contro riformista, dettata con imperio da quegli stessi ordini che, nati in un primo momento come forza ausiliare della pubblica amministrazione, per maggiormente tutelare gli utenti, sono diventati poi corporazioni a difesa e gloria dei propri iscritti contro tutto e tutti. Questi interessi corporativi di cui i media non parlano (immaginate il perché), da decenni stringono in una morsa d'acciaio il Paese impedendone un armonico sviluppo, soprattutto per quanto attiene le libere professioni. La maggioranza dei senatori e deputati è iscritta agli ordini professionali e sono quindi portatori degli interessi di questi ultimi. Non passa legge che le corporazioni non vogliano. Sono presenti in tutte le forze politiche dell'arco costituzionale e il momento è propizio per far approvare la riforma da loro confezionata su misura. L'art.3 del manifesto del Colap (Coordinamento libere associazioni) del 27/7/99 ha il seguente principio:
“Conferma degli ordini che si rivolgono ad attività professionali per le quali permane un effettivo interesse pubblico da tutelare,
in quanto attengono ad interessi costituzionalmente garantiti o comunque di grande rilievo sociale. Abolizione di tutti gli altri”.
Noi della Free Lance International Press, in aderenza a questo principio, in occasione dell'assemblea tenutasi l'8 maggio a Roma, siamo intervenuti ribadendo che mentre il diritto alla manifestazione del proprio pensiero è sancito costituzionalmente dall'art.21, l'obbligatorietà dell'iscrizione all'ordine dei giornalisti non solo non è sancito dalla Costituzione, ma non è prevista in questo caso neanche l'obbligo dell'istituzione di un ordine, e abbiamo esposto le nostre ragioni perché la riforma o meglio la controriforma venga disattesa. Succintamente, secondo la nuova riforma: tutto ciò che è professionale deve ricadere tra le professioni già esistenti, quindi nessuna nuova professione sarà resa possibile (è da notare però che in Italia, i liberi professionisti che non hanno un ordine professionale, quantitativamente sono il doppio di quelli iscritti agli ordini -3milioni contro 1milione e mezzo-. Gli unici elementi che contraddistinguono i non iscritti agli ordini è la non obbligatorietà della tassa annuale coercitiva a favore di chi li rappresenta e, quindi, appartenenza alle associazioni libere. Inoltre, le libere associazioni non gestiscono casse di previdenza di milioni di euro, come invece accade nel caso degli ordini. Esaminando la riforma si evince che per poter esercitare la professione bisogna essere obbligatoriamente laureati e aver superato l'esame di Stato, e non (come sarebbe invece giusto fare) dimostrare la propria professionalità. Il disposto stabilisce poi che le associazioni di professionisti, i cui membri sono iscritti agli ordini, devono essere approvate e controllate dai medesimi e solo questi sono abilitati a istituire corsi di formazione etc. 
Alleghiamo la proposta di riforma. Noi che da anni ci battiamo per una informazione più libera e proprio contro quei centri di potere che a parole si riempiono la bocca di "deontologia professionale" ma di fatto limitano proprio quella libertà tanto decantata, siamo destinati a sparire poiché l'ordine dei giornalisti avocherà tutto in base alla nuova riforma annunziata dal nostro Premier come toccasana per risolvere i problemi del Paese.
In un convegno-dibattito sulla riforma delle professioni organizzato presso il Cnel, Il sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia, onorevole Vietti, il quale ha la delega alla riforma delle professioni, mentre in un primo tempo dichiarò che non avrebbe dato seguito alla proposta della riforma se non ci fosse stato l'assenso del Colap, dopo il diniego del medesimo ha dichiarato di voler procedete ugualmente e presentare la riforma, sotto forma di emendamento, in Senato perché venga discussa e approvata. Non ci rimane altro che fare appello a tutte le forze sane della Nazione perché questo autentico, silenzioso "golpe" in atto venga arrestato e la liberà di stampa salvaguardata. Free Lance International Press. Il presidente Virgilio Violo.
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Al Quirinale, al Suono Squillante del Flic-Floc: "Addò s'esce?"
di Sebastiano Gernone
Il presidente Ciampi in occasione della festa della repubblica 2003 ha, tra gli altri punti consueti, ricordato i "patrioti italiani del Risorgimento -Mazzini, Cavour, Garibaldi, D'Azeglio- ai quali ancora oggi va la nostra riconoscenza". Dice.
E' un insistere del nostro sulla storia patria già ben presente sin dall'inizio del suo mandato. Elezione che fu quasi plebiscitaria e al primo turno: espressione dell'uniformità della classe dirigente e del partito unico che non intacca il gran capitale e i poteri forti del paese. Scomparsa la dialettica democratica tanto proclamata, si è in un appiattimento di una colonia dell'impero americano. Ciampi il mediocre si adatta al compito di sintesi politica -economica- culturale del momento storico, nell'attesa che s'abbia l'elezione diretta del capo dello stato. Politico nano tra i nani ed economista pratico di finanza, è stato governatore della banca d'italia e presidente del comitato governatori della comunità europea, ministro del tesoro, del bilancio e programmazione economica; tra gli incarichi ricevuti anche presidente del consiglio italiano (sempre per mancanza di personalità politiche alternative), insomma un tecnico prestato alla politica. L'ex presidente Cossiga, uomo politico discutibile e oscuro, dalle mille trame e molto addentro nel potere e nei servizi segreti, lo indica in uno scritto diffuso sulla stampa e in rete, vicino ad organizzazioni massoniche che "ben conosce per Sua personale cultura ed esperienza e per la Sua amicizia e frequentazione con alcuni suoi sodali antichi "fratelli" e ricchissimo pensionato non certo un grande economista, nominato Presidente del Consiglio dei Ministri per crisi della politica e del Parlamento; eletto per le beghe dei partiti Presidente della Repubblica".
Ciampi rappresenta  -tutta la sua vita professionale lo indica- politicamente ed economicamente l'equilibrio delle banche, della finanza e di un ceto politico mediocre. L'altro aspetto a difesa della tradizione della nazione italiana -che è definizione propria delle alleanze vincenti risorgimentali, borghesi e latifondiste- è quello culturale. Qui Ciampi si rileva ancor più nel suo compito di rilancio del nazionalismo: visita tutti i luoghi storici del Risorgimento idealizzato dagli intellettuali salariati, ed è d'obbligo il suo pellegrinare nel Piemonte di D'Azeglio, Cavour e Vittorio Emanuele II (da lui definito "padre della Patria", quel che è per i meridionali VOLGARE 1°, conquistatore e criminale di guerra); lavora alla celebrazione d'anniversari e comanda il restauro di lapidi risorgimentali, non tenendo conto degli studi recenti che smitizzano l'unità fittizia ed evidenziano che fu conquista militare -politica dei Savoia con l'aggressione contro innocenti, crimini di guerra e contro l'umanità, conseguente estirpazione dei popoli dalla loro terra natale, inizio di un razzismo culturale coloniale con propaganda contro i paesi aggrediti e conquistati. Con questi presupposti occulti ai più si è festeggiato il 2 giugno a Roma; alla sfilata della repubblica erano presenti i rappresentanti dell'italia ufficiale, in bella mostra sui palchi a ricevere consenso dalla popolosa gente credulona: famiglie nevrotiche con ragazzini ingabbiati in quartieri coatti e case televisive, fisicamente simili a pezzi di manzo, made in America docet. Turisti delle provincie settentrionali in week-end, europei e giapponesi; curiosi e casalinghe romane: è festa si va a vedere. Sullo scenario dei fori romani si sono esibiti tra la folla sgomitante, telecamere e fotografi: corazzieri e cavalli entrambi bardati in alta uniforme, in scorta all'ingresso sorridente del presidente accomodato in spaziosa e elegante vettura scoperta; militari con bandiere insignite di medaglie d'oro e argento al merito, soprattutto delle conquiste interne e internazionali; gli immortali garibaldini e le organizzazioni combattentistiche sempre omaggianti alle autorità e ai regimi che si avvicendano; pennacchi multicolori, bande musicali militari, divise gallonate sfilanti in pompa magna, elicotteri, pattuglie azzurre, sciabole esibite, trombette ottoni piatti tamburi rumoreggianti, e correndo festanti i bersaglieri al suono squillante del Flic-Floc.
Smarrito tra le masse grossolanamente "felici" e intruppate da transenne un uomo si chiedeva "Addò s'esce ?".
Dalle parti delle mura imperiali di Porta Maggiore a Roma si legge spruzzata a vernice la protesta LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO; tra gli altari e le colonne dell'antica civiltà sprofondati nel caos di macchine della capitale, si aggirano barboni gentili con buste, gatti e cani al seguito; a Napoli il monumento al falso liberatore Garibaldi è tappezzato di manifesti dei disoccupati; nelle città IRRESPIRABILI gli oleandri, i papaveri e le violette arrancano a fiorire. Giugno 2003 Sebastiano Gernone.
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1. <<Nessuno parla ai Carabinieri>>,, è proprio così.
             2. "NOI NON FESTEGGEREMO!"
   3. USI OBBEDIR TACENDO.
Roma, 5 giugno '03. A proposito dell'intervista al Comandante dell'Arma Guido Bellini, apparsa sul Corsera:
Roma, 4 giugno '03. Avendo aderito alle sottoscrizioni lanciate dal quotidiano nazionale Libero a favore del Carabiniere Placanica per le spese del giudizio da lui affrontato in seguito agli incresciosi fatti accaduti al G8 di Genova, su cui, a proposito di "libertà di stampa", alcuni tra i maggiori quotidiani nazionali condussero una speculativa vergognosa campagna, di straparte, contro Placanica, e così come ho aderito all'appello per la sottoscrizione a favore della vedova e del figlio del Poliziotto Emanuele Petri ucciso dalle BR il 2 marzo 2003 nello scontro a fuoco sul treno Roma-Firenze, è con grande piacere e convinzione morale che rilancio il comunicato dei Carabinieri a 3000 indirizzi stampa, media pubblici e privati, (così che l'informazione non può ritenersi "disinformata") oltre a movimenti, cittadini e associazioni. Augurandomi che gli spazi di stampa e radio-tv siano occupati,
qualche volta!! da fatti&misfatti che riguardano ed interessano noi cittadini -non solo spazi preziosi riservati a stucchevoli propagande politiche di questo o di quell'altro schieramento e a dialoghi tra sordi a cui nessuno crede e che nessuno più legge-.
Altro che i grotteschi scioperi dell'"informazione" contro l'"informazione"... Uno spettacolo inverecondo, compresa la violenza causidica subìta dagli utenti dei voli Alitalia, che ci tocca soffrire, leggere e sentire da giorni ed in presenza dei quali non si può che ridere per le inaudite, primitive faziosità. Ridere sì, ma di un riso amarissimo. Giuliana D'Olcese.
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             NO, "NOI NON FESTEGGEREMO!"
UNIONE NAZIONALE ARMA CARABINIERI Presidenza COMUNICATO STAMPA
5 GIUGNO 2003, 189 ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELL'ARMA NOI NON FESTEGGEREMO!
PIU' CONSIDERAZIONE PER GLI ASSASSINI, MAFIOSI, PENTITI che per le condizioni di Poliziotti e Carabinieri.-
Dopo 2 anni di nuovo Governo, tutti gli aderenti all'Unione Nazionale Arma Carabinieri, esprimono il proprio dissenso alla politica Governativa che ha letteralmente eluso ogni aspettativa degli appartenenti alle Forze dell'Ordine, non mantenendo alcuna promessa "elettorale" sbandierata ai cittadini alla vigilia delle ultime competizioni politiche. Al contrario di quanto esternato dai rappresentanti Governativi, e dalle varie Fiction Televisive fasulle, in termini di Sicurezza del Paese, Noi addetti ai lavori, intendiamo evidenziare che, nulla di quanto affermato ci risulta. Abbiamo assistito al classico gioco delle "tre carte", ovvero allo spostamento di uomini e mezzi (sempre gli stessi) dai propri reparti, ai luoghi di maggior interesse operativo, coprendo quindi in maniera temporanea alcune zone geografiche e lasciandone nel contempo scoperte altre. Con la conseguente diminuzione dell'organico operativo. Con il risultato che i fenomeni criminosi si sono semplicemente spostati nelle zone non presidiate. L'immigrazione clandestina non solo non si è attenuata, ma è aumentata, anche per il numero di vittime, e spostatasi dalle coste Pugliesi a quelle Siciliano/Calabresi; La sicurezza nelle città è peggiorata, rapine, omicidi, furti, aggressioni ed altro continuano ad affliggere i cittadini, tant'è che si assiste sempre più di frequente all'uso delle armi personali da parte di commercianti, ormai lasciati soli nella lotta al crimine; Il Poliziotto di quartiere è un semplice palliativo, serve a ben poco, solo a fornire un servizio d'immagine, nessun risultato operativo ha dato tale esperimento se non quello di far passeggiare uomini in divisa per le Zone di lusso cittadine, mentre i quartieri periferici e più a rischio continuano a restare sguarniti da ogni presenza di polizia. I reati in genere non risultano affatto diminuiti, ma aumentati e non documentati e oscurati dalle tante conferenze stampa, volute ed indette per mero protagonismo e/o operazioni di poco conto. A questo si aggiunge l'invio di operatori di sicurezza Italiani in operazioni estere sempre più frequenti che lasciano sguarnito il territorio Italiano che, al momento merita particolare attenzione per la cruenta ripresa degli attacchi terroristici internazionali, per i quali, siamo profondamente preoccupati. Nessun incentivo e miglioramento giuridico ed economico quindi, come promesso dai nuovi Governanti è stato elargito agli uomini dell'apparato sicurezza sempre più impegnati e sempre più DEMOTIVATI nel proprio lavoro, tanto che recentemente circa 20.000 tra Poliziotti e Carabinieri, dietro lo spauracchio della riforma pensionistica evidenziata dal Ministro Maroni, hanno presentato domanda anticipata di pensionamento investendo le Corti dei Conti di tutt'Italia perchè tale richiesta è stata negata dalle proprie amministrazioni. Intanto il Mobbing continua a persistere ambito Forze Armate e di Polizia. Altro che la sbandierata "democratizzazione" del settore presentata sempre in campagna elettorale.
In conclusione, gli ultimi 2 anni di nuovo Governo, hanno disatteso e deluso tutti gli Operatori di Sicurezza ed in particolare i Carabinieri, che per il solo benessere dei Generali, si è voluti trasformare in quarta Forza Armata, operazione politica che nessun risultato ha dato agli Italiani, in termini di maggior sicurezza. Carabinieri che oggi si vedono tra l'altro NEGARE ogni colloquio pur richiesto in sede Istituzionale, dai Presidenti di Camera, Senato e del Consiglio dei Ministri. Per ultimo si assiste alla scarcerazione premio, di Criminali Mafiosi, pluri assassini, che demotivano ogni nostro intervento di lotta alla criminalità mafiosa.
UNAC Ufficio Stampa Sergio Visano Unione Nazionale Arma Carabinieri -Associazione Culturale/Assistenziale/Volontariato- senza scopi di lucro Sede Legale Via Dante, 65 - Bari. Tel.Fax 080/5238277-
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             "Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste"
M. Luther King
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                      USI OBBEDIR TACENDO.
Nel gennaio del '26, del 1726, si chiamavano Dragoni di Sardegna, destinati già allora a curare la sicurezza pubblica.
Dopo aver assunto varie altre denominazioni, Vittorio Emanuele I° si decise di chiamarli nel 1814 "Carabinieri Reali".
Il loro antico motto era "Del Re Soldati e della Legge schiavi, usi ubbedir tacendo" e si sostiene che il loro Regolamento
sia stato compilato da un frate. Il secolare loro integerrimo attaccamento al dovere e la innata loro scrupolosità in servizio cozza oggigiorno inevitabilmente contro quell'"arte del possibile" che le politiche di Palazzo sogliono adottare con ambiguità truffaldine e spudorate intraprendenze dietro il paravento istituzionalizzato da mille leggi e dal loro contrario. Pertanto anche due secoli di benemerita dedizione di quell'Arma "in alamari", definita per tradizione sana, feconda e fedele, potrebbero a lungo andare essere vanificati assieme al glorioso ricordo di Scapaccino, suo eroico capostipite e al sublime altruismo di Salvo D'Acquisto. A che serve il piantone di una caserma con la porta sbarrata agli intrallazzi d'altura quando il marcio del variopinto politichese tenta in ogni modo di scavalcarne la finestra? Queste sporche interferenze "essi" non le divulgano per rispettosa riservatezza e ancor vivo senso del dovere. Ma fino a quando resisteranno alla azione destabilizzante perpetrata dalle politiche di Palazzo con ipocrita vischiosità?
"Adalberto della Spezia".
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GiornalistiinTrincea@egroups riceve e inoltra
 
Lettera aperta a Cgil, Prodi e capi di Stato - Un "esempio" di tutela dei lavoratori:
                  "LEI SE NE DEVE ANDARE
- DI LEI NON CE NE FREGA NIENTE DI NIENTE".

Mi chiamo Valenza Giuseppe, sono un artigiano di Flero (Brescia), ho 53 anni. La mia storia inizia nel 93, quando lavoravo per
il gruppo Mandelli S.p.A, sede di Piacenza. Trasportavo 2 volte al giorno, con il mio pullmino, il personale da Milano a Brescia e viceversa. Quando l'azienda andò in crisi ed entrò in Amministrazione Controllata (Legge Prodi), i miei servizi vennero sospesi,
con un credito a mio favore di 45.000.000 di vecchie lire. Dopo 4 anni, il Commissario nominato dal Governo mi pregò di riprendere il servizio, rilasciandomi una dichiarazione che garantiva i futuri pagamenti. Con la più totale fiducia ripresi il servizio richiesto. Dopo 3 mesi l'azienda fu ceduta, così, assieme ai 45.000.000 se ne aggiunsero altri 25.000.0000.
Dopo 10 anni di attesa, che pesarono molto sulla mia piccola azienda, decisi di passare all'azione. La mia lotta civile contro i Commissari cominciò quando, per un mancato saldo a un fornitore, mi arrivò l'ingiunzione di pagamento che presentai al Commissario. Questi mi promise, a mezzo telefax, che il Ministero rispose favorevolmente a liquidarmi 25.000.000 di vecchie lire, ma il pagamento non arrivava. Dopo 30 giorni mi recai a Piacenza per una verifica e, con mia grande sorpresa, seppi che il Commissario, non c'era più. Dedussi che il pagamento da lui promesso era solo uno sporco pretesto per liberarsi di me in attesa del termine del suo mandato. Più arrabbiato di prima, essendo giunto anche l'atto di pignoramento, iniziai la mia battaglia contro gli Amministratori dello Stato (se è vero che esiste uno Stato). Dopo molte e, a dir degli altri simpatiche e pacifiche manifestazioni solitarie durate 33 giorni e con sciopero della fame, davanti ai cancelli della ex- Mandelli S.p.A., l'unica risposta dal nuovo Commissario, venuto da Roma, fu: "LEI SE NE DEVE ANDARE - DI LEI NON CE NE FREGA NIENTE DI NIENTE".
Altri incontri ottenuti mediante gesti clamorosi, come, ultimamente, col Sindaco e il Prefetto di Piacenza, non hanno portato a nulla di concreto se non alle solite parole:"Vedremo cosa possiamo fare". Dal 3 giugno 03 la mia nuova iniziativa solitaria è di spostarmi, dall'interno di un girello, per le strade e piazze di Piacenza, per manifestare la mia rabbia e il mio disappunto. Nessuno sa, o non vuol sapere, come risolvere il problema ed evitare il mio totale sfacelo. Dopo questo tentativo a Piacenza, che non so fino a quando porterò avanti, mi incamminerò per la strada statale, dentro al mio girello, per giungere a Roma.
N.B. Quando mi rivolsi a un avvocato, questi mi disse che, per effetto della legge Prodi, non si poteva fare assolutamente nulla fuorché attendere l'operato dei Commissari inviati dal Governo. Andai anche alla CNA di Brescia, essendo artigiano, dove mi dissero la stessa cosa. In fede Giuseppe Valenza -tel. 335 6173769 e-mail c/o bapril@tin.it 
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Ma cosa è la memoria storica? di Veleno
Il Neofurbismo:
E' giusto che i più giovani conoscano bene coloro che oggi appaiono come le teste pensanti del pensiero liberale (Neofurbismo), ma che rappresentano la parte dell'Italia più ignobile, alla luce del loro passato. Il Neofurbista è colui che cerca perennemente il sistema di cavalcare la cresta dell'onda. Comunque. Sempre. A qualsiasi costo, anche quello di rimangiarsi tutto ciò che ha predicato fino ad un'ora fa. Alla fine degli anni 70 il Comunismo passa di moda. I Socialisti di Craxi rappresentano la nuova moda cultural-chic: permette ai nuovi Neofurbisti nascenti di sentirsi compagni, ma di non essere sovietici. Anzi, in quegli anni per un imprenditore essere socialista era il massimo. Con l'aureola di sinistra, ma con le idee ben piantate nella destra Neofurbista nascente. Tutti pagano tangenti. A tutti i partiti. Al PCI ci pensa fino alla fine degli anni 70, l'URSS. Poi intervengono le Cooperative. Gli altri accingono dal sociale: Imprenditori, tangentisti ecc. Il PSI è quello che si distingue di più in questa pratica che divenne consuetudine, anche perché molti ne approfittano per arricchirsi personalmente al di la' del partito. Un importante quotidiano inglese ha scritto: La televisione in Italia ha distrutto il bagaglio culturale di un intero paese. Verissimo. Non tutti però cambiano bandiera. La mai sopita destra oltranzista, attraverso la figura inquietante di Licio Gelli, cerca di formare un movimento golpista soffice. Gelli ingaggia molte personalità della politica, dell'imprenditoria, del giornalismo, dell'economia: il progetto è preciso, conquistare il maggior numero di mass media possibile e dirottare l'opinione pubblica verso una destra massmediaticamente orchestrata. Gelli aveva compreso per primo che Tv, giornali, uomini di immagine, potevano formare una cupola formidabile per il golpe soffice, che scagionasse per sempre il pericolo Comunista in Italia. Furono contattate ogni tipo di personalità di grido. Giornalisti, politici, artisti, imprenditori, economisti, banche. Aderirono in tanti con tanto di tessera numerata sotto la copertura di una loggia massonica detta P2. Commise uno sbaglio Gelli. Per accelerare il processo, con l'aiuto dei servizi segreti deviati, istituì alcune stragi di innocenti: per creare la strategia della tensione o gli opposti estremismi. Per dirla facile si voleva dimostrare che gli estremisti di destra e sinistra causano sempre stragi e disgrazie e in tutto questo disordine era necessario una mano forte.
Le stragi furono causate da elementi dell'estrema destra: Piazza Fontana a Milano, Italicus, treno di Bologna, Pzza della Loggia a Brescia, Questura di Milano, Stazione di Bologna con 80 morti. Troppo. Quelle di sinistra furono più mirate: morirono personalità moderate e un presidente del consiglio: Moro, che ebbe la sola colpa per le Brigate Rosse, stranamente e curiosamente, di portare al governo anche i Comunisti! Qualche conto non torna. Gelli fu indagato, la P2 fu dichiarata organizzazione a delinquere, vi fu un fuggi fuggi e un coro di "io non c'entro". Ma il venerando Gelli conservò le tessere. Furono rese note. Montanelli raccontò di essere stato contattato da Gelli. Andò al colloquio. Ascoltò il progetto. Gelli gli chiese di mettersi a disposizione, come opinion maker, alla causa. Montanelli, che ha sempre detto quello che pensava, rispose, parole sue testuali: "Lei è un maiale".
La classe non è acqua. Non si riuscì a processare Gelli che di rinvio in rinvio riuscì a fuggire in Uruguay e anche la' cercò di fomentare golpe. Morì a casa sua. Nel suo letto. Con esultanza dei Servizi Segreti Italiani deviati. Di tutte le stragi, nessuna arrivò alla fine con colpevoli comprovati. Solo alcune figure secondarie pagarono. Pochissimi di destra. Un solo capo paga oggi: Sofri.
Peccato che era di estrema sinistra! All'improvviso si ripresenta in scena come consigliere del capo del Neofurbismo nascente: Berlusconi. Se a qualcuno interessa faccio la seconda puntata dedicata soprattutto ai giovani a cui qualcuno deve spiegare cosa è la memoria storica. VELENO.
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1.) Ma quali Bossi e Melandri? è stato il Papa
Gentili Senatrici/Senatori,
mi si passi il titolo, volutamente provocatorio, siamo seri, ma quali Bossi e Melandri?!
E' stato il Papa, ovvero, le gerarchie Vaticane a fare votare Gasbarra dal ceto medio-alto romano da sempre fedele ad A.N.il partito di Fini a cui hanno inviato un chiaro segnale. Ed hanno fatto strabene a sostenere il candidato del centro sinistra dopo che hanno visto, diciamo per usare un linguaggio rispettoso, "vanificata" la visita del Pontefice al Parlamento italiano rivelatasi, per il clamore che ne seguì, una visita particolarmente incentrata sui temi delle carceri, della giustizia e su "Un atto di clemenza" chiesto molto esplicitamente dal Papa al Parlamento e da questo tradotto via via in improbabili indulti-indultini ed altre espressioni tutte lessicali ma prive, al dunque, di contenuti ed "applicabilità costituzionali". Pur da laica-cristiana, non posso che osservare che non si prendono in giro, impunemente, Stati stranieri, capi religiosi, o politici, e capi della religione preponderante in questo Paese che è la religione cattolica il cui capo è il Papa. A noi romani, conoscendo molto ma molto bene gli umori della nostra città, l'affannarsi di questo o di quello, in abituali, stanchi e frustri sproloqui di uomini politici ed osservatori della politica sulle ragioni della disfatta di Moffa e del suo partito, le accuse a Bossi o gli autoincensamenti della Melandri, appaiono come grottesche ed obsolete speculazioni politiche del tempo che fu oltre al classico arrampicarsi sugli specchi. Ciò che vediamo con buonsenso e semplicità noi cittadini nella politica è però interdetto vedere, una vera maledizione di Montezuma, a tanti politici ed a troppi commentatori tra quanti la osservano sui mezzi di informazione. Anche questo è un elemento che porta all'esasperazione ed all'astensionismo dalle urne attestatosi in questa ultima tornata elettorale oltre il 35%. Giuliana D'Olcese.
Chi sbaglia deve pagare ma nessuno si chiede "come paga".
Gentile Signora, carceri e riforme delle stesse è un tasto doloroso. Da sempre sono combattuto dal tremendo dilemma della pena proporzionata al danno. Quale Cattolico credo nel perdono, quale uomo credo che la cattiveria esista ma si possa debellare con l'amore. Migliaia di circostanze possono portare un essere umano a delinquere, tutti possiamo sbagliare, la salvezza sta nel riscatto, ma se il riscatto deve passare per trattamenti inumani non è più riscatto ma "ricatto".
Riformare il sistema carcerario è una delle imprese più difficili in una società "superficiale" come la nostra. Buonaparte dei nostri connazionali pensa che chi sbaglia debba pagare ma non si chiede "come paga". Questo è il muro da sfondare per aprire la strada ad una giusta pena con un umano trattamento. Ciò che avviene nelle carceri dovrebbe essere pubblicamente denunciato con lo stesso risalto dell'annoso ritardo dei processi. Purtroppo non lo si fa e la colpa va cercata proprio nell'indifferenza con cui vengono trattati i "criminali", non viene fatta alcuna distinzione sul perché e sul percome una persona si è trovata contro la legge, si fa di tutta l'erba un fascio e buona notte. Una battaglia intesa ad una radicale revisione della nostra "educazione al reato" e relativo "pagamento" potrebbe essere la soluzione al trattamento umano e civile di chi ha sbagliato. Argomento spinoso che non
si vuole trattare a fondo per la paura di perdere voti e consensi. Un circolo vizioso di cui ne pagano le conseguenze i più deboli.
Un buon inizio potrebbe essere il lasciare da parte le etichette politiche e provare, tutti uniti, ad amare il nostro prossimo un poco di piu. Altro volo Pindarico cara Signora. Cordialmente, PL. de Piccoli
"MILITARI&CITTADINI" MILITARI: A ROMA HANNO VOTATO CONTRO IL DISINTERESSE! ELEZIONI AMMINISTRATIVE
Leggevo sul quotidiano "La Repubblica" che Alleanza Nazionale, dopo aver perso la Provincia di Roma, si è riunita per analizzare profondamente i voti espressi dagli elettori nei vari quartieri Romani. L'Articolista, con dovizia di particolari, ci informava che da una loro analisi sembra che all'appello mancavano anche i voti dei militari che prestano servizio a Roma. Per noi che indossiamo la divisa non è una novità. Basti pensare alla pessima considerazione che loro ci stanno riservando ultimamente: non aprono un dibattito serio sull'associazionismo dei militari; mancato riordino dei gradi dei sottufficiali; parametri economici gerarchizzati; mancata equiparazione stipendiale con i colleghi europei. In questo clima di assoluto disinteresse i colleghi non hanno fatto altro che fare sentire la loro voce. Mi meraviglio che anche loro si "meravigliano"! "Meraviglia generale"..... Bene gli sta! Chiodo.
Così parlò il Dr.Tinebra - Un suicidio esemplare.
"Il sistema penitenziario italiano fra i più avanzati". Così ha affermato il Dr. Tinebra.
Sul periodico "Io donna" del 15 novembre 97 si legge quanto dichiarato dalla direttrice dell'istituto penitenziario di Sulmona, dr.ssa Armida Miserere, di recente suicidatasi: "Io non faccio il direttore del Jolly Hotel, ma dirigo un luogo di condanna per efferrati delitti, non so se mi spiego. Non venite a parlarmi di trattamenti risocializzanti perchè sono boiate. La mia unica compagnia sono i miei cani, Leon e Luna. Quando cammino incuto timore, fumo super senza filtro, metto la mimetica militare. Sono stata sempre così e morirò così, e non chiamatemi direttrice che mi manda su tutte le furie, io sono il direttore e basta!". La direttrice Miserere si è di recente tolta la vita con un colpo di revolver alla nuca nel proprio letto con a fianco il cane. Per carità, che Dio la abbia sempre in gloria. Il Dottor Tinebra, che, come è noto, è a capo del  Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, le conosceva queste esternazioni mai smentite? Lo sa che non è l'unico caso? Sa, pure, quanti detenuti si ammazzano, o vengono ammazzati, o muoiono per inadeguata assistenza sanitaria, affetti da patologie gravissime, nelle carceri italiane? Sa in quanti convivono in una cella di pochi metri quadri? Sa a che prezzo vengono spacciati i prodotti di consumo all'interno delle carceri? Sa le epidemie che insorgono nelle carceri ed il livello di igiene nelle stesse? Ha mai sentito parlare di violenze e vessazioni subite dai detenuti ad opera degli agenti della polizia penitenziaria? Sa quanti processi penali pendono a carico degli stessi per i più svariati reati perpetrati contro i detenuti? EVIDENTEMENTE, NO, NON NE E' A CONOSCENZA! NO. Avvocato Vittorio Trupiano. 
Paolo Dorigo: "la sporca guerra contro l'avvocato Vittorio Trupiano"
Mentre proseguo lo sciopero della fame, spero che l'interesse dei compagni e degli organismi di solidarietà accellerino dato che non tutte le cose possono essere fatte solo da Vittorio Trupiano), che con coerenza giuridica ed interesse al diritto si è dedicato a questa vicenda sin dall'inizio di tasca propria, rifiutando sinanche un formale rimborso spese avendomi sin dal primo momento detto che, quando trattasi di battaglie per i diritti umani, non intende speculare sulle altrui disgrazie.
Apprendo che la disinformazione dei fascisti e dei servizi opera già da tempo contro questo pregievolissimo avvocato, che comunista non è, ma che ha fatto e stà facendo quanto altri,che comunisti dicono di essere da sempre e lo sono solo di comodo o non lo sono affatto, sono stati dissuasi a fare. Le fasulle illazioni comparse su qualche net, appena pochi giorni fa, sul suo conto mi hanno ferito più delle torture che ricevo da anni senza sosta. Quanto sopra ad opportuna smentita a chiunque si metta dalla parte di chi mi tortura nell'interesse di organismi al servizio dell'imperialismo. Già subisco sufficienti ostacoli ed insabbiamenti oltre alla tortura, da non aver bisogno di queste meschinità. Ringrazio vivamente i compagni di anarcotico, anche di non essere caduti nella trappola, i compagni di indymedia e quant'altri non hanno abboccato. Ho letto sul Corriere della Sera che Fioravanti ha dichiarato che lui saprebbe come fare per sconfiggere il terrorismo in un mese: ma perchè non ha forse sempre collaborato con sismi e sisdi? Ringrazio Giovanni Russo Spena per la solidarietà e le visite in carcere. Chiedo, infine, agli avvocati Emanuele Battain di Venezia, Marina Prosperi di Bologna, Attilio Baccioli di Grosseto, Francesco Piscopo di Milano, Giuseppe Pelazza di Milano, Fernando Cardinali di Novara, Schienello Ernesto di Biella, di collegarsi con Trupiano e con i comitati e gruppi che mi stanno seguendo con articoli, trasmissioni radio, assemblee ed iniziative varie, perchè questo non è un caso personale. Paolo Dorigo. Per ovvi motivi di privacy non ho reso noti i numeri di telefono di detti colleghi, a cui inoltro l'originale di questa, e non solo, comunicazione di Dorigo. I colleghi hanno già ricevuto da Paolo i miei recapiti telefonici e di email. Sito a difesa dei diritti umani, www.listatrupiano.it Rendo noto che Dorigo ha nominato sul processo penale 4186/02/RG.RN il collega Roberto Alboni del foro di Arezzo, coordinatore regionale per la Toscana di Lista Trupiano, referente per il centro-Italia della Lista Surace-Trupiano. 
Gentile Signora,
Nulla da eccepire sull'operato dell'avv. Trupiano, magari qualche critica sul modo di esprimersi di Dorigo, ma in sostanza
vi è una linea comune. La "stonatura" (non mi viene altra espressione) sta nel fatto di una ricerca etichettata dei colpevoli.
Il comportamento di tira e molla, indulto, indultino, mezza amnistia, amnistia parziale e via di st....onature del genere è solo una battaglia politica che nel suo scopo se ne "strafotte" dei carcerati, dei carcerieri e delle carceri. Battaglie epiche non ne ricordo, qualche "urletto" magari sì, ma di una vera e propria campagna per fare luce su fatti e misfatti neppure l'ombra. Proviamo ad immaginare una tavola rotonda a cui sono seduti TUTTI i nostri "cosiddetti" rappresentanti il cui argomento sul tavolo sia uno solo: L'UOMO, diritti e doveri. Questa potrebbe essere una vera soluzione. Prima poniamo l'uomo (con pregi e difetti), risolviamo la morale del come vivere l'errore o la diversità, la proporzione della pena in base al delitto e, secondo il diritto alla vita, la pena. Questa, a mio modesto parere, è la strada da seguire. Sino a che vi saranno politici (centro, destra, sinistra, non cambia nulla) che in nome di una falsa giustizia parleranno di "gettare la chiave" o di "dente per dente" non vi sarà mai il giusto riconoscimento al diritto di "essere umano". Cordialmente,  PL. de Piccoli.
Gentile Avvocato Trupiano,
come mai i Radicli non parlano mai dei casi riguardanti i carcerati di cui lei parla, sopratutto dopo avere fatto assieme la grande campagna sul giornalista da lewi assistito Stefano Surace?
Io non litigato con i radicali.
Piuttosto, lo stesso giorno in cui Surace se ne è andato in Francia, nel darne notizia all'Ansa, ho sottoscritto un comunicato in cui, in estrema sintesi, dicevo quanto segue: -tecnicamente è un'evasione; -in realtà, Surace è stato costretto a farla perchè il regime carcerario a cui era sottoposto era una sorta di 41 bis ai domiciliari. -Surace, anziano e malato, a sua volta doveva accudire suo fratello Ugo immobilizzato in un letto; -la sorveglianza di Napoli, pochi giorni prima e con un provvedimento sconcertante, rimproverò a Surace di non aver operato una revisione critica del proprio passato, e, pertanto, gli revocò il permesso di uscire di mattina per 2 ore per provvedere alle proprie e del fratello esigenze, gli fece staccare i fili del telefono di casa, gli inibì l'uso del cellulare ordinandone la disattivazione, gli proibì contatti con persone diverse da suo fratello, più vecchio e malato di lui; - in parole povere Stefano stava meglio in carcere (televisione, compagni di cella e vitto assicurato) che a casa sua se, come vero e pubblicato pedissequamente su www.l'opinione.it e sullo stesso sito di radio radicale, non poteva nemmeno parlare col vicino di casa e chiedergli di fare la spesa. A fronte di tutta questa situazione arcinota a Daniele Capezzone, al punto da indurlo, in un comunicato, a parlare apertamente di "sequestro di persona", lo stesso Signor Capezzone, appena letta quella nota ansa, si premurò di telefonarmi per dirmi testualmente:"la nostra collaborazione da oggi è terminata, abbiamo metodi di lotta politica diversi, buonasera". Vi ricordo che Surace oggi starebbe ancora scontando la sua pena. Voi, al posto di Capezzone, avreste fatto lo stesso? O, al posto di Surace, sareste rimasti? Diverso è stato il comportamento di Sergio D'Elia, al quale ho continuato a dare informazioni per il libro sul carcere duro pure dopo tale increscioso episodio, diverso anche il comportamento del giornalista Dimitri Buffa. Ditemi voi che idea mi sarei dovuto fare di Capezzone (e di Pannella) se non quella di chi non sapeva più che farsene di un Surace evaso all'estero, dopo essere tornato prepotentemente (il partito radicale) alla ribalta politica nazionale proprio grazie alla "disgrazia" di Surace? Che facciamo, usa e getta? Ed io, come avvocato, impegnato in uno ai radicali nella lotta al carcere duro, cosa avrei dovuto fare, denunciare Surace o condannarlo per ciò che aveva fatto? NO! Giudicate voi se ho litigato con i radicali e perchè. Grazie. Vittorio Trupiano.
Gentili amici, gentili deputati/senatori
Organizzato, rappresentato ed eseguito lo struscio del Papa in Parlamento, con gran sapienza istituzionale e fasti sopraffini, tutti i "Pii e cattolici" propositi compuntamente profferiti da deputati e senatori al Gran Completo,
si sono "infranti" sugli scogli, grandi & terribili, degli interessi di partito e schieramento mentre l'indultino, indultone, o quel che l'era, è, come da copione, andato a farsi friggere nelle cucine delle Cirami, dei Lodi Meccanici-tecnici, le riesumazioni di immunità parlamentari da pre Prima Repubblica. Insomma del protozoico della politica. Francamente non è che al cittadino di tutte ste' menate gliene freghi più che tanto, intendiamoci, si facciano pure se giovano al Paese, ma siamo realisti e senza indignazioni girotondine, ma tra tutti questi trastulli parlamentari si vorrebbe, anche, che si giocasse meno sulla pelle, per esempio dei carcerati, dei cittadini comuni e dei disgraziati a cui, proprio sulle Riforme della Giustizia, si sono fatte promesse da marinaio, - tutti consapevoli che lo erano -, promettendo poi, a festa finita, costruzioni faraoniche di istituti modello della pena e delle pene ultimo grido che, non solo arriverebbero a vedere la luce se va bene tra 10 anni, ma di cui non si sa con quali soldi verranno costruite, essendo noto a tutti, che "ci si è accorti" che nell'attuale momento economico italiano non ci sono manco gli occhi per piangere. Si vorrebbe, almeno, una mano dall'informazione per dare la sveglia su questi che, con altri, sono gli interessi dei cittadini, ma, chissà perchè, anche se questi temi vengono toccati, lo si fa con il profilattico sulla penna. Non si fanno nomi di cose, di persone, di luoghi, di situazioni molto oltre i limiti della sopportazione umana, ed animale, ma si discetta genericamente sull'anima degli italiani verso le inaudite disfunzioni del sistema giudiziario, anima che, invece, grida vendetta.
Come gridano vendetta i fatti descritti da Trupiano. Giuliana D'Olcese.
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Internet e libertà di stampa
L'informazione libera, distinta dagli interessi economici, non esiste più. Restano i giornalisti singoli, quando hanno visibilità, e resta Internet. [ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina]
 
Un giovane dissidente cinese, Wi Qi, è finito in galera per aver messo su un sito la lista delle persone scomparse dopo essere state "invitate" dalla polizia. Poche settimane fa 2 hackers americani sono stati condannati per aver messo in rete informazioni che consentivano di evadere il "pizzo" imposto sulla musica dalle majors dei Cd. Nel primo caso l'accusa formale è di "sovversione", nel secondo di attentato ai profitti delle multinazionali. Il meccanismo è lo stesso. L'internet è libero, e fa paura. Scrivere su un sito costa appena un po' di più che scrivere sui muri ma è infinitamente più efficace. I padroni del mondo, quando è stata inventata la scrittura, debbono aver provato un panico molto simile a quello dei padroni di ora, di fronte a un mezzo alla portata di tutti, di tutti i cervelli e di tutte le verità. Chissà quanti hacker saranno finiti nelle miniere di sale, a quel tempo, per uso abusivo dell'alfabeto. Qualche settimana fa su Repubblica è uscito un bellissimo articolo di Valentini, che oltre ad essere un giornalista è anche manager di una società che si occupa, guarda caso, di vendere pubblicità e contenuti in rete: il web è un casino, ci vogliono leggi dure, basta con le e-mail gratuite, facciamole a pagamento. In Spagna c'è già una legge che restringe i contenuti giornalistici sull'internet, ed è considerata un modello per una futura legislazione europea. In America o in Cina affrontare determinati problemi sul web porta già in galera. In Italia tutta l'informazione è ormai concentrata nelle mani di una mezza dozzina di proprietari, non di più. Molte notizie escono assai sbiadite, o non escono affatto. E non è solo Berlusconi a censurare ma anche Caracciolo, Romiti, Caltagirone, Ciancio, Agnelli. Periodicamente, campagne "d'opinione" mirate vengono lanciate a freddo per conseguire questo o quell'obbiettivo politico o industriale: "domani piove" può significare semplicemente che la proprietà del giornale produce ombrelli.
L'informazione libera, distinta dagli interessi economici, non esiste più. La Cnn ha formalmente adottato regole di autocensura. Restano i giornalisti singoli, quando hanno visibilità (ricordate la campagna contro gl'inviati Rai "filosaddamiani"?
Beh, è solo una delle tante), e resta l'internet. Per esempio, queste righe. La rubrica che leggete esce da 4 anni in condizioni davvero strane. L'autore non è un simpatico fricchettone, ma un vecchio giornalista professionista: con fonti, dunque, mestiere e capacità d'analisi tali da conseguire una credibilità non inferiore a quella dei media ufficiali. Dieci anni fa, questa rubrica non sarebbe potuta uscire: non avrei avuto i soldi per fare un giornale da solo. Sarei stato non solo emarginato (il che riguarda me) ma proprio costretto al silenzio: il che riguarda voi, perchè una notizia o un'opinione in meno impoveriscono tutti. Con l'internet invece posso parlare. Debbo solo accettare la condizione esistenziale di emarginazione ecc. a cui questo tipo di giornalismo costringe; ma tecnicamente posso far viaggiare opinioni e notizie in un ambito sufficientemente esteso da essere utilizzabili dai lettori.
Posso fare giornalismo, insomma. Condivisibile o meno, bello o brutto, ma libero da interessi esterni: per me, "domani piove" vuol dire proprio che secondo me pioverà, non vendo ombrelli. Poi può anche darsi che faccia bel tempo: in questo caso avrei scritto una cazzata (e i lettori me la farebbero pagare) ma avrei sempre fatto giornalismo, non pubblicità o propaganda. Ritengo che a lungo andare questo paghi. Come giornalista, in questo momento sto difendendo la libertà e la varietà d'informazione su cui storicamente si è caratterizzata la nostra civiltà occidentale. La difendo da solo (non è esattamente così: ma semplifichiamo) e posso farlo perchè ho l'internet. Se mi tolgono l'internet non posso farlo più. Siccome questa situazione è evidentemente strana e scomoda, e cozza con tutto il meccanismo economico esistente, allora debbono togliermi l'internet: così in un posto mi arrestano per sovversione, in un altro mi danno un milione di multa per attività anti-major, in un altro ancora mi lasciano in teoria parlare ma impongono una tassa a chi mi legge. Tutte queste cose in realtà sono già successe agli albori del giornalismo moderno (re Carlo, nell'Inghilterra di Defoe, mise una tassa sui torchi) e non hanno avuto infine grande importanza perchè il pubblico vigilava e stava attento. Il pubblico era una classe nuova - la borghesia - e voleva novità: vere, ogni giorno, e libere. Così, state attenti anche voi: la libertà di stampa siamo noi, tutti insieme. Noi giornalisti (saremo un centinaio i giornalisti in tutt'Italia, in questo momento) facciamo la nostra parte ma voi, cittadini-lettori, fate la vostra. Riccardo Orioles.