HIC SUNT LEONES!
Caro Zanon, vista la grande polemica in atto,
ci invieresti una nota storica inerente il "No al Napoleòn a Venezia"?
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<Sì, egregi e coraggiosi Giornalisti inTrincea, vi invio
quanto da me pubblicato un paio d'anni or sono, sulla forzata annessione del
Veneto al regime Savoiardo. Fatene quello che volete, quello che a me interessa
è che la gente conosca veramente come si è svolta la nostra storia recente,
e senza costrizione alcuna.>
1866 - ANNO DELLA VERGOGNA ITALIANA: IO C'ERO! 19 ottobre
1866, GIORNO DI LUTTO PER GENTI VENETE AGLI EROI DEL CAMPANILE DI S. MARCO:
*NON SIETE SOLI* LA GRANDE TRUFFA CON L'OCCUPAZIONE
MILITARE DEL VENETO
(del conte Genova Thaon di Revel) DAI
MIEI RICORDI DI REGIO COMMISSARIO MILITARE INCARICATO
TRAGICOMMEDIA ALL'ITALIANA In 4 atti con premessa e 2 farse tragiche. Filippi
Editore Venezia Mestre -Venezia
Presentazione
A fine agosto 2000, al meeting di Comunione e Liberazione, il mio caro amico
Gigio Zanon, mi chiede una presentazione per la sua nuova opera che stava
per pubblicare a favore della profanata terra di San Marco. Vi chiederete
cosa c’entri il meeting di Rimini con l'opera di Luigi Zanon e le attinenze
con la sua idea Serenissima? L'attinenza sta nel fatto che uno squarcio
sulle menzogne Risorgimentali si è aperto, che la cultura dominante non può
più frenare la voglia di verità dei popoli d'Italia, dopo che
le scuole ci hanno fatto studiare una
storia contraffatta. Infatti, al meeting era presente una mostra che, documenti
alla mano, elencava le barbarie dell'infausto Risorgimento compiute dai vincitori:
i Savoia con i loro alleati, i rivoluzionari massoni -Garibaldi compreso-.
Mostra che ha scatenato immense polemiche su giornali e telegiornali fino
a scomodare mamma RAI.
Naturalmente il coro d'indignazione
per tale "scandalo" fu unanime: sia a centrosinistra sia a centrodestra.
Ma ormai, con l'Italia che continua
a sfasciarsi, le indignazioni dei politici non interessano più a nessuno,
ed eccoti una mostra sui fatti e le verità del dramma Risorgimentale, con
le sue catastrofiche conseguenze che si trascinano, purtroppo, fino ai nostri
giorni. Tutto ciò si sposa con l'opera dettagliata sui soprusi Savoiardi ai
danni del Veneto, che lo storico Luigi Zanon ha sapientemente elencato nel
suo lavoro il cui fine è: Il risveglio delle coscienze.
Viva le Venezie, Viva San Marco. Fausto
Faccia
Presentazione.
Ho ricevuto nell'ottobre del 1999 un fascicolo nel quale era scritto quanto
in seguito si andrà a leggere, da un'Amico rimasto anonimo ma che probabilmente
mi conosce a livello sia personale sia politico. Dapprima non gli detti caso, lo
credevo uno dei soliti opuscoli che mi arrivano. In seguito discutendo con
mio fratello Renzo sulle attuali condizioni in cui è ridotta la nostra Patria
Veneta lo rilessi. Poi appresi delle condanne passate in giudicato dei nostri
Patrioti Serenissimi del "Campanile di S. Marco" e ciò suscitò in me e -ne
sono certissimo- nella maggioranza dei veri Veneti una profonda indignazione.
A veri delinquenti, come taluni politici e loro compagni-complici che hanno
avuto il barbaro coraggio di governarci in questi ultimi anni, è lasciata
la libertà e l'impunità; assassini, stupratori, ladri, spacciatori, pedofili,
ecc. anziché metterli in galera e gettare le chiavi in acqua sono lasciati
liberi da questo stato di m..entecatti!. Nel mentre quelle Persone che -seppure
per poche ore- hanno fatto conoscere a tutto il mondo libero, la situazione
del Veneto facendo garrire dall'alto del campanile di S. Marco la Nostra Gloriosissima
Bandiera, sono state perseguitate da questo stato poliziesco, terrorizzato
dal loro agire del tutto Patriottico e d'amore per la Nostra Unica Patria:
il VENETO. E questo sarebbe uno stato
democratico? Uno stato liberale?
Uno stato
che sarebbe erede della culla del famoso "DIRITTO
ROMANO"? NO!!!
Questo è uno stato di polizia e di
taluni giudici servili e serventi!! A questo stato, che ricorda quello repressivo
savoiardo-stalinista, dico: Porre fuorilegge una realtà nuova è facile al
livello giuridico o politico, è, anzi si può dire nell'ordine delle cose ingiuste,
ma molto difficile a quello della concretezza storica! Dopo aver appreso le
"performance" di taluni personaggi politici che dicono di rappresentare il
popolo, solo perché una minoranza ha avuto la dabbenaggine di votarli in sede
locale, ma peggio quelli che ci governano da anni in sede nazionale...), e
visto che le loro gesta non sono state passibili di nessuna reazione da parte
di questo stato né da quegli organi che dovrebbero tutelarne le leggi, mi
sento non solo in diritto ma in dovere di esprimere la mia opinione sicuro
di non incorrere nel reato d'opinione: esattamente come loro! Altrimenti sarà
proprio come noi tutti pensiamo a livello di taluni personaggi della magistratura
nei loro confronti: "Imperiandi autorictas,
voluntas obesequendi (Autorità di comandare, volontà
di sentirsi subordinati).
Ora mi accingo a divulgare quanto da
sempre saputo e risaputo -con la differenza che questa è una testimonianza
più che attendibile e riscontrabile negli archivi dei musei-, nella speranza
che i lettori ne traggano le debite conclusioni e che lo ricordino la prossima
volta che andremo a mettere una croce su di una scheda: se ci permetteranno
ancora di farlo. Veneti che leggete queste pagine, Vi ripropongo quanto
ho ricevuto; ho fatto alcune modifiche, aggiunte e sostituzioni -anche drastiche-.
Ma anche invertendo l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia! Siamo
stati, anzi i Nostri Vecchi sono stati fregati,
e noi di conseguenza, da personaggi che hanno saputo manipolare
la storia al punto di trasformare le battaglie perse in conquiste territoriali
con l'inganno, l'astuzia e la violenza.
Non so se il plebiscito che hanno manipolato con la detta violenza ed astuzia
ed inganno al giorno d'oggi, con tutte le debite garanzie dettate dalle leggi
internazionali e sotto la super visione d'emissari O.N.U. (riservate ai soli
Veneti: VENETI ... e con la condizione che non si intromettano i "ragazzi"
dei centri sociali con i loro mezzi "democratici", o che non ci fiondino qui
legioni di dipendenti statali da altre regioni ...), potrebbero rivincerlo.
Ma se ne sono tanto sicuri, perché non lo rifanno? È assurdo che gli attuali
governanti predichino l'autodeterminazione dei Popoli, e poi la neghino al
Popolo Veneto! (forse perché perderebbero una mucca da mungere o un succoso
limone da spremere?). Che dimostrino la loro forza ed il loro coraggio, se
questi italioti ne hanno mai avuto. Sono deboli
con i forti, ma forti con i deboli.
Gigio Zanon A mio fratello Renzo Ai Serenissimi Eroi Del Campanile.
IC SUNT LEONES!
PREMESSA. Nel presentare questo sbalorditivo libro, trovato per caso,
di memorie scritto dal burattino-burattinaio della cessione del Veneto fatta
agli italioti il 19.10.1866 (giorno di lutto Nazionale veneto),
burattino che imperterrito da brava donna, ci racconta come parte attiva in
causa e testimone, i raggiri dallo stesso compiuti per truffare i Veneti nell'occupazione
della loro terra, con una cessione e retrocessione fraudolente non si sa a
quali vincitori, né di che, né di che cosa, Veneti mai battuti in guerra,
da perdere la patria, né da romani né da francesi né da tedeschi ed ancor
meno dagli inesistenti italioti, ma battuti in pace da inni fasulli sulla
libertè et egalitè. Cosa del resto successa anche nei tempi moderni e addirittura
odierni, però col e sul sangue di milioni d'innocenti.
!Avanti popolo! Potenza dei vangeli
di tutte le specie e di tutte le razze! Usque tandem abutere patientia nostra!
Veneti, polentoni, brava gente! Sappiamo
che non conoscete il latino, ma potete consolarvi perché non lo conoscono
neanche a Roma, in cambio voi conoscete meglio la vostra lingua Veneta, fino
a quando? È da quella maledetta data che a scuola ci hanno costretto ad esprimerci
in "toscano", in quanto l'italiano non era -e non è- mai esistito: un'altra
imposizione voluta dall'allora capo del governo Bettino (... tristo nome ...)
Ricasoli. Quello che noi Veneti non riusciremo mai a capire è che essendo
già in possesso di una nostra Patria ultramillenaria, formante già una Nazione
storica e già unica regione italiana ad esser stata un grande Stato sovrano
ed indipendente Europeo (Fausto Faccia, Veneto Serenissimo Governo, Padova
06.1998) riconosciuto da tutti gli Stati con scambio di Ambasciatori e già
con una propria lingua ed una propria scrittura, Venetiche, con sede ancestrale
sulla foce del Timavo, il fiume dei sette fiumi, dalle origini indo-europee
e non romanesche: anzi, antecedenti Roma di ben millecinquecento anni, avremmo
avuto bisogno che ci fosse appioppata una nuova patria, come una crosta su
un quadro d'autore, da personaggi senza onore e con le mene del governo italiota
e del nostro burattino in argomento, come del resto scritto dallo stesso nelle
sue memorie che qui riassumiamo. Ebbene questa patria crostacea non la vogliamo,
perché impostaci con la truffa e come testimoniatoci dal conte Genova Thaon
di Revel, esecutore della stessa e perché ne costatiamo tutti i giorni gli
effetti devastanti! Come pure non vogliamo altre croste padane o celtiche
o galliche che siano o altra simili stupidità storiche, perché non ci riguardano
e perché non abbiamo bisogno di altre PATRIE!
Come pure non vogliamo altre nuove identità fasulle come quella inventata
da un mitomane che confonde le acque del Po con quelle del mare; che predica
il federalismo, senza applicarlo in casa propria, perché deve ancora
impararne il significato più semplice cioè libera
unione tra popoli liberi e non basta sventolarne le bandiere,
come gli italioti sventolano le chiacchiere; un tizio che non conosce la propria
storia sui liberi Comuni Lombardo-Veneti, che generarono l'unione federata
di Pontida e poi vinto il Barbarossa, tornarono liberi e contenti alle loro
beghe interne, cosa impossibile coi suoi sistemi d'espulsione in luogo di
democratico confronto. Anche perché questo tale, una volta raggiunto il governo,
non fa niente per attuare l'autonomia, la secessione, il federalismo, mentre
finge di non accorgersi che il Nord, anche per colpa sua, e specialmente noi
Veneti, stiamo facendo la stessa fine dei nostri fratelli Dalmati ai quali
esattamente come a noi Veneti, è privato il diritto di studiare a scuola la
lingua e la storia dei Padri, subendo l'uso e l'abuso di tutti i mezzi contro
la nostra democrazia e la nostra libertà, come denuncie di magistrati democratici
e controlli della finanza democratica a non finire e la galera democratica
come per gli EROICI PATRIOTI VENETI del Campanile di S. Marco del 9 maggio 1997,
giorno di festa nazionale per i Veneti tutti!
Cari nostri Eroi, perché non ci avete
informato di quello che stavate per fare? Saremmo accorsi molto numerosi per
sostenerVi e per difenderVi dalle truppe d'invasione italiote! NE' SCHIAVI
DI ROMA, NE' SERVI DI MILANO: PADRONI IN CASA NOSTRA! SIAMO VENETI! NON "VENETISTI"!
Doverosa è anche la premessa,. che quanto da noi scritto sul libro è a se
stante, cioè limitato ai fatti raccontati dall'autore dei ricordi, con qualche
riferimento ai tempi moderni perché il lupo o i governi italiani perdono il
pelo e non il vizio, cercando di interpretarne e dedurne il senso logico e
le conseguenze pratiche. Speriamo solo che altri meglio di noi, si possa servire
per completare con altre prove il caso, ma anche e soprattutto speriamo che
i Veneti prendano coscienza della verità e dei propri valori; della propria
Terra e della propria Patria e sappiano come sono stati, da tutti i protagonisti
italioti, allora come oggi, raggirati, mistificati e turlupinati e privati
della libertà e ciò per trarne insegnamento per il presente e per il futuro
e soprattutto porvi rimedio. E così avremo raggiunto lo scopo. Noi auspichiamo
nella nostra terra Veneta, una nuova, grande ed entusiasmante iniziativa,
che veda il convergere, in un unico intento, di tante persone di ogni estrazione
sociale e politica, unite dal sincero desiderio di conoscere la verità sul
passato della nostra Storia e mosse da un'onesta volontà di costruirne il
futuro. Soltanto in un'intesa collettiva Veneta sta la nostra unica possibilità
di salvezza ... può permetterci ... di tornare a decidere da noi il Nostro
avvenire... (Fausto Faccia, cit.) e quello dei
nostri figli. Ma perché non siamo ascoltati?
Perché non ricordiamo
che siamo figli di una Storia tra le più particolari e straordinarie e che
siamo uno dei più antichi e nobili Popoli d'Europa.
Soltanto riappropriandoci della nostra
Storia, della nostra identità, e del nostro spirito, potremo riguadagnarci
l'antico prestigio
(e l'antica libertà) ed assistere al
ricomparire in mezzo a noi di politici ed amministratori ispirati, impegnati
e coerenti, di uomini di pensiero, d'ingegno, d'arte e poesia capaci di riaccendere
il passato splendore. (Fausto Faccia, cit.).
Dal programma del marzo 1980, elaborato
da Marilena Marin per le elezioni Regionali, della vera LIGA VENETA, sempre
attuale e valido, naturalmente non per quella parte vendutasi alla Lega Nord
per un piatto di amare lenticchie, ... La Liga Veneta constata che il Veneto
è di fatto, dal 1866, una colonia d'Italia e per dimostrarlo basta esaminare
i principali eventi degli ultimi 114 anni (ora 134):... Continuare a
rassegnarsi alle vessazioni dell'interminabile malgoverno centrale, continuare
a far propria quella marea di chiacchiere, di beghe di bassa politica, di
mentalità opportunistico-mafiosa da una parte, o continuare ad immergersi
nelle falsificanti od irrealizzabili ideologie dall'altra, significa rinunciare
per sempre alla propria identità in cambio di una degradazione senza fine.
..La L.V. non intende rifarsi ad aberranti ideologia, o a falsi nazionalismi,
ma pone al centro della sua azione il suo stesso popolo, una realtà vivente
ed ancora integra... per la costruzione di una società più libera, giusta, ordinata, creativa
nella quale possano crescere le future generazioni con un minimo di libertà
e di sicurezza. La L.V. intende porsi in rapporti di reciproco arricchimento
culturale e politico con le altre popolazioni della repubblica italiana ...Rifiuta
una generica e spesso ingiusta polemica contro i meridionali in considerazione
che tali popolazioni per tanti anni hanno dovuto subire (e subiscono) un colonialismo
non inferiore a quello subito dai Veneti ... Con tali popolazioni la L.V.
intende collaborare a tutti i livelli per elaborare una proposta di un nuovo
modello di uno stato su base confederativa sulla base delle originarie etnie
e culture. Veneti, in 20 anni, invece siete stati regionalizzati anche da
Milano, per le beghe di poltrona, dei vostri primi indegni supersegretari
e superpresidenti e non avete fatto un solo passo avanti, anzi siete ancor
più degradati! Ora è venuto il momento di cambiare! Eroi Patrioti Veneti,
in carcere solo per il grande amore d'essere Veneti, noi Vi abbiamo ascoltato,
e gli altri Veneti? VENETI: Fate che il sacrificio dei Vostri Eroi non sia
stato fatto invano e ricordate che Eroe è colui che volontariamente si espone
al pericolo per la vita o per il bene degli altri, conscio di doverne pagare
un prezzo. Varrà la pena, a questo punto, rammentare quanto scrisse il P.L.
Mozzetti: nell'800, ma tuttora quanto mai attuale e da ricordarlo e divulgarlo
agli "utili" italioti: "... Quale parte d'Italia può vantare né suoi fasti
la gloriosa ed immacolata storia della nostra Repubblica Serenissima di S.
Marco? È risalendo a quelle invidiate, ma giammai emulate memorie, che si
fortifica, si consolida il pensiero anche moderno; per cui fonte d'am-maestramento
e argomento d'imitazione ai pubblici amministratori nel limite delle mutate
contingenze, può essere il ricordo del passato. Siamo desiderosi che le conquiste
delle modernità abbiano a compiersi nel solco delle tradizioni, sull'esempio
dei grandissimi Nostri Antenati. Abbiamo avuto una storia, una civiltà, una
legislazione saggia e previdente, che fu ed è citata ad esempio. In quella
civiltà, in quella storia, in quella legislazione riposa la nostra ragion
d'essere come stirpe, come popolo, come individui. Rinvangando nei secoli
troveremo protratte le questioni che oggi ci agitano, troveremo difesi gli
interessi regionali che oggi vediamo trascurati e minacciati. Rifacciamoci
dunque per amore, per pietà, per tornaconto, ai Nostri Padri, guardiamo in
faccia, forti del Loro ausilio, con più coraggio e quindi con più onestà e
operosità, il nostro avvenire." La glasnost, cioè la trasparenza, nata nell'
URSS, ne segnò la distruzione, scopiazzata in Italia cominciò a scalfire la
corruzione nei partiti, iniziando dal PSI, il più debole dato che i suoi uomini
erano politici in paragone diciamo onesti e la DC., per i soli politici dello
stesso stampo, risparmiando chissà perché quelli mafiosi veramente corrotti
e gli altri derivanti dall'URSS riuscendo così alla fine a farsi soffocare
dalle enormità scoperte e a regalarci una democrazia fasulla, inquinata da
tanti piccoli inquisitori, con l'uso e l'abuso delle denuncie e delle perquisizioni.
In confronto il tempo dell'Austria era epoca d'oro! A quando una vera glasnost?
In cambio abbiamo tutta una seria di pappagalli televisivi (eccetto due, uno
dei quali già fatto tacere, in attesa della stessa fine per l'altro), che
ritengono d'essere liberi ed indipendenti all'italiana, perché possono urlare
al vento i loro compitini complessati da quinta elementare, tra singulti ed
errori di grammatica con laurea, e non s'accorgono invece di essere diretti
ed orchestrati dal comunista Grande inquisitore di tutta la politica italiana
cioè dal grande capo moderno, burattino-burattinaio coraggiosamente nascosto,
aiutato da una miriade d'altri inquisitori grandi e piccoli, che non pagano
mai per le loro colpe. Dobbiamo terminare con dispiacere la premessa con un'aggiunta,
perché è venuto il momento di fare la conoscenza del burattino-burattinaio
di allora e di verificare che non lo sia anche nelle sue memorie e perciò
affermi la verità. Trattasi di un tale, definito dagli editori, (pag.VI),
appartenente alla categoria di uomini superiori, i cui ricordi (scritti) portano
alla storia del loro tempo un prezioso contributo, e (pag.VII) spigliata serietà,
garante d'esattezza, nonché presentato dagli stessi come: L'illustre uomo,
superstite di tutte le nostre (perdute) guerre, dal 1848 al 1866 addetto militare
a Vienna nel 1850-53, poi Commissario generale del Re Vittorio Emanuele presso
il quartier generale dell'Esercito Francese in Crimea, aiutante di Campo di
S.A.R. il Principe Umberto sul principio della campagna del 1866, comandante
di una divisione attiva dopo Custoza, poscia a suo tempo Comandante di Corpo
d'Esercito e Senatore ... E ci permettiamo di aggiungere: "Ministro della
Guerra, subito dopo la cessione, nell'aprile 1867" (pag. 247) come premio
finale per la truffa contro i Veneti e per la turlupinatura all'italiana degli
Austriaci e dei Francesi, cosa che pure rileveremo dalla sue parole scritte
e garantite veritiere dai suoi editori contemporanei e della sua vanagloria
da prima donna.
ATTO PRIMO. Conosceva il terreno palmo a palmo...
Esercito ben armato ed organizzato -pure la flotta ...
Giuro nel nome del nostro amatissimo
re, nostro salvatore, di dire la verità, tutta la verità e niente altro che
la verità!: Io c'ero, io generale conte Genova Thaon di Revel è vero l'ho
fatto, però non da solo e perciò non me ne vergogno, anzi per questo sarò
fatto ministro della guerra (forse così la prossima volta andrà meglio), generale
di corpo d'armata, senatore, plurimedagliato da amici e nemici e supercollare
della annunziata. Sì, ne sono l'esecutore ed il testimone e lo metto per iscritto!:
"Nei miei ricordi" come Commissario Regio Militare ne la Cessione del Veneto
(II° edizione di F.Lumachi editore in Firenze, 1906). (N.B. I numeri tra parentesi
si riferiscono alla pagina dalla quale è stato estratto il brano dell'autore,
riportato in corsivo). Veneti, brava gente, sedetevi! Ascoltate e prendete
nota per ricordarvene al momento opportuno, perché questo è alla fine il motivo
di questa analisi e di questo scritto! 8 aprile
1866 -Trattato d'alleanza tra la Prussia
e l'Italia. (5):
art.1- Il y aura amitié et alliance entre ... art.2 -... Si ..., S.M. Italienne,
après l'initiative prise par la Prusse des hostilités, aussitòt qu'elle en
sera informée, en vertu du presenttraité, dèclarera la guerre à l'Autriche
... art.3 -..., ne conclueront ni paix, ni armistice sans consentement reciproque.
art.4 - Ce consentement ne saura ètre refusé quand l'Autriche aura consenti
à ceder à l'Italiè le Royaume Lombardo-Venitien et à la Prusse ... art.5 -
Cet traitè expirera trois mois, apres la signature ...art.6 - Si la flotte
autriachenne ... quitte l'Adriatique pour le Nord avant la declaration de
guerre, S.M. It. Enverrà des vaisseaux suffisants ... pour ètre prèts s'unir
a la flotte Prussienne, quand les hostilités éclateront. (Si prega di non
ridere poiché non essendo ancora tradotto,
i bravi italioti ora non lo capiscono).
(traduzione per gli studenti, che studiano ancora solo URSS, anche se defunta
con la Glassnost.) art.1- Ci sarà amicizia ed alleanza tra ...art.2 -... Se
.. , Sua Maestà Italiana (cioè il re, non Stalin), dopo l'iniziativa presa
dai Prussiani delle ostilità, non appena ne sarà informata (esisteva il telegrafo
elettrico) in virtù del presente trattato, dichiarerà guerra all'Au-stria.
art.3- ...non concluderanno né pace, né armistizio senza reciproco consenso.
art.4 - Questo consenso non saprà essere rifiutato, allorché l'Austria avrà
acconsentito a cedere all'Italia il Regno Lombardo Veneto ed alla Prussia
...art.5- Questo trattato cesserà 3 mesi dopo la firma... (perché non ci fidiamo
degli italiani) ...art.6- Se la flotta Austriaca ... lasciasse l'Adriatico
per il nord prima della dichiarazione di guerra, S. M. It. Invierà vascelli
sufficienti ...per essere pronti ad unirsi alla flotta Prussiana, quando le
ostilità scoppieranno. (Ora potete anche ridere! Dato che nessuno ha lasciato
l'Adriatico, i Prussiani hanno risparmiato una sonora sconfitta in mare!)
(6) La Marmora, capo di stato maggiore, voleva comprendere il Trentino, o
valle superiore dell'Adige, nel territorio da cedersi; Bismark dichiarò non
poterlo fare perché il Trentino (dove gli abitanti hanno parlato sempre e
solo la propria Lingua Veneta) era nel territorio della Confederazione Germanica
(e quindi mai prima dominato dall'Italia). (7) D'altronde si era convinti,
che la Prussia e l'Italia unite avrebbero avuto (o) la superiorità sull'Austria,
e che la flotta di questa (composta principalmente da ufficiali e marinai
Veneti e se ne vedranno i risultati) era (fosse) inferiore a quella italiana.
(10) Un'eccellente esercito di 300mila uomini e 60mila volontari ben organizzati,
sono argomenti positivi... Ci vorrebbe una gran disdetta per non riuscire
(dovevano vincere perché): l'Italia ha sovraccarico d'imposte, carta moneta
(inflazione), leva straordinaria, una terribile guerra (ancora da fare) da
sostenere, una bancarotta possibile, (intendo con questo una riduzione d'interesse)
(ai nostri tempi questa riduzione ci è stata falsamente propinata come fonte
di benessere e salvezza della patria sudesca), eppure tutto cammina da
sé (perciò vittoria garantita gratis).
Usque tandem
Catiline, abuteris patientia nostra!
Veneti brava gente, polentoni,
svegliatevi!!
È da ben centoquarant'anni che Vi stanno prendendo in giro: nei testi scolastici
la gloriosissima ed ultramillenaria Storia della Repubblica Veneta è riassunta
in 5 righe, assieme alle "quattro antiche Repubbliche Marinare"!!! Una civiltà
unica: La patria della prosecuzione del famosissimo "Diritto Romano"; quella
che lo trasmodò dalla sua caduta fino all'età moderna, ma i governuncoli attuali
l'ignorano del tutto! Basti solo rammentare che nel 1492 e 94 (!) i governi
d'Inghilterra e di Svezia inviarono loro Ambasciatori per "copiare" le Leggi della
Serenissima, adattandole alle loro esigenze, specie quella
sulla salvaguardia del lavoro minorile. Ebbene: in quei Paesi tali leggi sono
tuttora in vigore! Meditate, gente! Meditate, genti ammanigliate al potere
italiota!!!
Ora comincia la strafottente tragicommedia all'italiana, rappresentata col
solito sistema e col sangue d'innocenti soldatini e marinai: Col dire male
dell'alleato (e noi siamo i più bravi): (11) dal contegno subdolo ed urtante
del Ministro di Prussia a Firenze, Usedom ..(8) nel vedere il gioco doppio
di Bismark, che voleva farci tirare fuori i marroni dal fuoco. Con affermazioni
false, tronfie e megalomani per autoconvincersi di essere i più forti e per
poter trattare da esseri inferiori i non romaneschi, siano essi francesi,
austriaci, prussiani, veneti allora e, 3 quarti di secolo dopo, inglesi, slavi
e greci, che invece le reni le hanno spezzate a noi, salvati anche allora
dai tedeschi, giunti materialmente alle spalle dei greci. (15) L'esercito
era ben armato, organizzato al completo e con tutte le riserve pronte...La
flotta pure ben organizzata con un naviglio grandemente stimato. Ambivano
gli italiani la lotta, pronti a subire gravi sacrifici di vite e di denari
per ottenere lo scopo presentito da mezzo secolo. L'ottennero a ben minimo
prezzo, eppure non furono soddisfatti. Lo si capisce; infatti, con un ben
minimo prezzo furono ricevute 2 sonore sconfitte militari e per terra e per
mare (manca quella dell'aria perché ancora non esisteva l'armata aerea, in
ogni caso per il futuro, si sarebbe provveduto), con disonore, per non aver
saputo bloccare sul posto l'esercito austriaco, cioè per non aver saputo togliere
i marroni dal fuoco per i tedeschi, come del resto testimoniato dal nostro
generale, che se la dice da solo continuando imperterrito:
L'Italia comincia bene, disonorando il trattato:(16) Il 23 le truppe passavano
il Mincio a Valeggio, ai molini di Volta e Goito, con un ritardo di 7giorni
sui Prussiani, che ne furono male impressionati. E ciò in barba al citato
articolo 2 dell'alleanza: aussitòt en sera informé". (13) Il 16 i Prussiani
passavano le frontiere..., il 17 Barral ministro d'Italia a Berlino telegrafava
che la guerra era dichiarata, (però non c'erano monocoli per leggere un telegramma
così lungo) ...il 18 La Marmora ricevette l'ordina dal re di ritardare...il
19 poi il re gli telegrafava di mandare la dichiarazione di guerra l'indomani
(perché al momento stava studiando le carte... trevisane!)... il 20.6 il col.
Bariola portava a Mantova all'arciduca Alberto la dichiarazione di guerra...
le ostilità avranno principio dopo tre giorni dalla data della presente, a
meno che V.A.I. non volesse aderire a questa dilazione, nel qual caso La pregherei
a volermelo significare. Alfonso La Marmora. (Cioè la dilazione di 3 giorni
ci serve per ingarbugliare ancor più i comandi, che non sapevano ancora cosa
fare per perdere con una certa efficacia la guerra e gli austriaci ben felici
che da quanto appare non erano ancora pronti a farla, ci accontentarono per
cotanta amichevole offerta. Oppure la spiegazione più probabile era quella
all'italiana, cioè: cari nemici siamo talmente forti, che vi concediamo 3
giorni per prepararvi, se ne volete di più ditecelo).
E così è dimostrato che a quei tempi
esisteva perfino la cavalleria.
Incredibile! Oppure come dire, ed è scritto: cattiva Austria, che continui
(14) a tenere divisa ed oppressa l'Italia...tenendo tutt'ora schiava una delle
più nobili provincie, da dove minaccia la nostra esistenza..., scusaci, siamo
proprio costretti, vedi come siamo bravi, intanto incominciamo col tradire
l'alleato dichiarandoti questa cattiva guerra 7 o 10 giorni dopo anziché immediatamente
come abbiamo firmato nel trattato, così avete il tempo per battere i
cattivi nostri alleati tedeschi, ma, se piove, possiamo accordarci per un
ulteriore rinvio per iniziarla; oppure: dato che noi siamo fortissimi per
mare e per terra, preparati pure anche tu con calma, intanto quei polentoni
oppressi da te possono aspettare a ricevere la nostra libertà, corruzione,
inefficienza e mafia comprese, possono godere ancora per un poco di uno stato
con tasse eque, addirittura ridicole, e burocrazia, e servizi, e giustizia,
e sanità, e strade, e ferrovie, e poste, e telegrafo, ecc. ecc. funzionanti
ed efficienti, dove il cittadino viene rispettato dall'autorità non viene
rapinato o ammazzato per strada, o in casa, e dove c'è la capitale, Venezia,
schiava, per essere dichiarata "Porto franco dell'Impero", dall'Imperatore
Francesco I°, con tanto di proclama affisso per le strade! Proprio come dovrebbe
essere ora per Venezia e Trieste.
Cosa dire di questo comportamento? Come si possono commentare fregnacce
e falsità e scuse pretestuose a non finire, scritte
perfino nella dichiarazione di guerra ed altrove nel libro solo per convincere
se stessi, cercando di ingannare gli altri, per il presente ed il futuro? Quando mai l'Austria
minacciò l'esistenza del Piemonte o dell'Italia? Poteva farne a meno, trattandosi
di una zanzara che da sola andava in cerca di guai, sperando nell'elemosina
altrui.
Quando mai il Veneto, prima dell'inganno del 1866, appartenne all'Italia o
fu provincia Italiana?
Mai e nemmeno nel 1848, quando Venezia, dichiarata la Seconda Libera Repubblica
Serenissima, con Manin a capo del governo provvisorio, assediata e stremata
dalla fame e dal colera, e ricattata dagli italiani che s'impegnarono per
rifornimenti ed aiuti, approvò una dichiarazione d'annessione sotto condizione
di ricevere, almeno via mare, il necessario per continuare a combattere da
sola contro l'impero austriaco. Invece dei rifornimenti ampiamente promessi
a parole, mandarono solo generaloni del tipo di Sirtori, un tipo che poi perse
a Custoza l'avanguardia per strada, e nel momento in cui sul ponte sventolò
bandiera bianca, con la libertà di Venezia cadde anche la dichiarazione di
annessione, anzi prima perché già stata dichiarata nulla dal Governo Veneto,
a causa della mancata applicazione da parte italiana, che non mantenne, come
al solito, la propria parola e per aver così disonorato, anche allora, i propri
obblighi contrattuali e non sarà l'ultima. "Il pan ci manca; sul ponte sventola
bandiera bianca!"
Veneti, polentoni, non dimenticate che anche quella volta siete stati traditi
dagli italiani! Non lo avete dimenticato!
Infatti, sul campanile di S. Marco, la bandiera della Serenissima ha sventolato
per la terza volta libera, il 9 maggio 1997, per ricordare che la Veneta Repubblica
Serenissima era ancora viva, dopo oltre milletrecento anni di libertà e 200
anni di schiavitù!
E non conta se per 5 minuti o 5 ore
o 5 giorni. Quel che conta: LIBERA!!!
Per questo, tornata a terra vi fu calpestata vilmente e ripetutamente
con inaudita rabbia e sadismo, assieme ai Patrioti Veneti inermi, da quell'intrepido
testa di... cuoio armatissimo, valorosissimo e coraggiosissimo eroe, degno
rappresentante e difensore dell'attuale Italia catto-comunista, come mostratoci
dalle TV! Questo grande atto di coraggio contro inermi, ridotti all'ospedale,
e contro una bandiera di 1300 anni più libera e molto più gloriosa, come nel
libro dimostrato, di quella italiana, merita una ricompensa tutta italiana
per l'atto di valore di quel testa o tizio, che quindi sarà stato promosso
generale a T.O., sul campo di battaglia di piazza S. Marco e sarà proposto
un giorno come senatore al Mugello, per aver ben meritato dalla patria mafio-catto-marxista.
Veneti, brava gente! Gli attuali romaneschi, non hanno ancora digerito la
caduta dell'ultimo residuo dell'impero romano, culminata con la presa di Costantinopoli
da parte dei nostri antenati, una prima volta il 17 luglio 1203 ed una seconda il
12 aprile 1204, condotti dal Doge Enrico Dandolo, vecchiotto di oltre 90anni,
che armato di tutto punto se ne stava sulla prora della sua nave, agitando
lo Stendardo di S. Marco e gridando alle sue genti che si facessero avanti,
prendessero terra ...(pag.124, tomo II°; S. Romanin, Storia documentata di
Venezia- Filippi editore Venezia, 1973 III ed.) Veneti, ricordate la differenza
tra questi uomini ed i romaneschi, che non possiedono né radici né patria
per essere state distrutte da pochi barbari randagi Eruli ed Ostrogoti, e
che furono ridotti per vivere a raccogliere, per le strade di Roma, gli escrementi
dei cavalli dei cardinali, come ci ha raccontato Goethe nel suo "Viaggio in
Italia"?
Ma torniamo alle memorie del nostro generalone per dire che comunque all'Arciduca
Alberto la cosa non interessava molto, anzi per niente, dato che nemmeno rispose.
Tralasciamo la chiara descrizione dei movimenti delle divisioni, che vediamo
girare attorno senza sapere dove fossero, con ordini e controordini, perché:
(16) Il 23 le truppe passavano il Mincio a Valeggio con sette giorni di ritardo
(come già detto). Il quartier generale del re, favolosamente numeroso, non
aveva saputo rilevare alcuna notizia precisa
(in 7 giorni) sulla dislocazione delle
forze nemiche come se i forti veneti del quadrilatero non fossero esistiti
e come se non ci fossero gli esploratori operanti sulle distanza allora lunari
di mezz'ora di cavallo da una città all'altra.
Tralasciamo per brevità la nota 1 di pag. 22 con la quale il nostro generale
ci informa per di più che prima del 1848, La Marmora per molti anni aveva
assistito alle manovre annuali degli austriaci nel quadrilatero e che conosceva
il terreno palmo a palmo. Ignorandosi la concentrazione degli Austriaci attorno
a Verona -ed in queste condizioni si dichiara anche con arroganza una guerra-
si pensò (però per pensare ci vuole una testa e per la prima volta non ci
dice chi, cioè il re) di dividere l'esercito in 2 corpi. Uno (13 divisioni)
minacerebbe il quadrilatero (sentite un po') per richiamarvi il nemico, che
c'era già e l'altro (7divisioni) portandosi nel basso Po, passerebbe il fiume
ed avanzerebbe nel Veneto (coraggiosamente, come vedremo).
Insalata mista: (19) Conviene qui notare che i generali di divisione (davanti
a Villafranca) nulla sapevano l'uno dell'altro. (20): Ma questi (gen. capo
di S.M. La Marmora) ingolfatosi in prima linea, nulla sapeva di quanto passava
altrove; forse non credeva che vi fosse stato combattimento. Ce ne sono molte
altre di notizie, che si possono leggere da pag. 16 a pag. 27, compreso quello
che avrebbe fatto lui, se... se... e col senno di poi. Ma lui c'era già che
dava il suo contributo (20 nota 2). Ero in avanscoperta (tra poco ci dirà
che tutti, dal re ai generaloni, erano in avanscoperta esposti eroicamente
al nemico, in cerca di austriaci, chissà perché! ), col capitano Cagni, quando
ci piombarono adosso gli Ulani-Trani (la cosa è per noi ridicola, per il generale
no). Cagni fu rovesciato col cavallo passando un fosso (questa un po'meno
ridicola, non viene però specificato se il cavallo fu rovesciato dagli Ulani,
dal fosso o dalla paura del cavaliere, spada in mano). A me parve migliore
partito seguire la corrente (degli Ulani) scartando con la sciabola le lance,
(sentite il Guerrin detto il Meschino) che non potevano infilzarmi poiché
correvo quando loro (le lance) guardando bene di filar dritto... la mia cavalla
araba guadagnò talmente terreno... E bravo il nostro eroe, comandante in ricognizione
al posto degli esploratori (è proprio una mania di tutti i generaloni) per
poter aver poi la scusa eroica nel caso di conseguenze disastrose per eventuali
ordini sbagliati, dati in precedenza. Dopo un giorno, il 24 a Custoza avvenne
l'epico scontro, durato pare 2 o 3 ore (19): Il generale Brignone...avanzò
per occupare Custoza. La sua marcia fu più ordinata (chissà poi cosa vuol
dire!), ma egli incontrò il nemico ottimamente disposto a difesa ed al quale
giungevano continuamente rinforzi. (mentre a lui no, infatti:) Egualmente
(valorosamente) lottò il generale Govone giunto con la sua divisione alla
destra di Brignone. Ma la difesa fu superiore per forze e per posizioni, all'attacco.
Brignone e Govone dovettero retrocedere sostenuti nella ritirata dalla div.
Cugia, speditavi dal generale Della Rocca comandante di C. A., il quale impiegò
una divisione completa a sostegno della ritirata anziché dell'attacco a Custoza.
Per fortuna non siamo generali, ma credevamo proprio il contrario, cioè che
le divisioni intatte servissero per attaccare o tappare falle e non per scappare!.
Altri tempi, altre menzogne, ma sempre le stesse scuse. Non si conoscono i
motivi della ritirata, ma dato che è notorio che fallire un'attacco non è
motivo sufficiente per giustificare un ritiro completo addirittura da tutto
il fronte, il nostro generale non osa scriverlo perché sa benissimo che il
solo vero e giustificato motivo sarebbe stato un naturale contrattacco degli
austriaci fatto in forza: contrattacco che invece non c'è mai stato e perfino
nemmeno pensato. I generaloni italiani si sono cacciati da soli dal fronte,
forse terrorizzati dal solo pensiero di un contrattacco austriaco, per aver
visto in sogno la futura Caporetto! C'è un termine preciso per definire la
cosa e la corte marziale per punirla. Intanto il nostro falsamente ci racconta
che gli austriaci, ancor prima del 23 giugno, avessero rinforzato il quadrilatero
per vincere a Custoza, e sentite un po' quanto è grossa: (17) Intanto al quartier
generale principale... si continuava a credere gli Austriaci in posizione
di difesa a Rovigo...Tale ignoranza della vera situazione, cioè che il nemico
aveva fatto saltare (non hanno sentito il BUM!) i forti di Rovigo, evacuando
il Veneto e si era concentrato a Verone, (che per lui non si trova in Veneto)
in barba alle 7 divisioni del gen. Cialdini, già citate, che si trovavano
sul Po) spinse (ma dobbiamo ancora capirlo) i nostri generali ad inoltrarsi
spensieratamente (questi invece lo comprendiamo) verso Verona e (il comando
supremo) trattenne Cialdini dal passare il Po, come lo avrebbe potuto fare
senza incontrare opposizione. Cattivi Veneti che non avete informato gli eroici
liberatori Italiani di essere già stati liberati dagli stessi oppressori nemici.
Ora, come si fa a non accennare a come
viene raccontata la battaglia dal nostro eroe, appena promosso generale di
divisione sul campo (nota 2 pag.18), dopo la gloriosa fuga prima raccontataci,
e che ritiene così di poter giustificare la sconfitta militare?
(17-18): Il 23...non si tenne conto di quanto si vide alla sera da non pochi,
cioè che le forze austriache si portavano a Castelnuovo, Santa Giustina, Custoza,
e Sommacampagna. Continuò la fatale ignoranza (chi si doveva fucilare?).
Il 24 (stesso giorno della battaglia) il generale Cereale, avuto l'ordine
di portarsi da Valeggio in Castelnuovo (già occupato la sera prima dal nemico),
ne partiva come ad un cambio di guarnigione...disordinatamente dovette ritirarsi
(scappare) a Valeggio. Nello stesso tempo il generale Sirtori (quello prestato
nel 1848 a Venezia per salvarla in cambio della libertà) partiva pure da Valeggio
per portarsi a ... Santa Giustina (già occupata dal nemico) ebbe l'avvertenza
(come dice il manuale) di farsi precedere da una avanguardia. Ma questa giunta
ai Fornelli prese una strada, che la portò più tardi al fianco destro della
divisione Cereale (forse senza saperlo aveva preso la strada giusta). Un'altra
ne prese Sirtori (perdendo l'avanguardia e questa non è una burletta. È scritto
nelle memorie dal nostro generale di divisione fresco di nomina e presente
ai fatti o quasi, dato che intanto volava in avanscoperta su di un destriero
arabo davanti alle punte delle lance di Ulani, stanchi per aver buttato giù
un misero capitano, che non possedeva una cavalla araba!) e si avanzò con
tale fiducia da credere che i primi spari contro le sue truppe provenissero
da uno sbaglio della sua avanguardia...Sirtori si ritirò (scappò) pure a Valeggio...
Il comandante del corpo d'armata Durando, chiamò la gran riserva d'artiglieria
comandata dal colonello Bonelli; questi collocò così bene le sue batterie
a Monte Vento da fermare il nemico (che non si era mai mosso e stava aspettando
a Castelnuovo, a Santa Giustina, a Custoza e Sommacampagna).
Giungeva pure la brigata Aosta spedita dal generale Pianell (immaginate dove,
per completare il caos?) a Valeggio (e così questa divenne la capitale degli
sbandati), dove con le poche truppe rimaste ordinate delle divisioni Cereale
e Sirtori (3 divisioni su 12) ... Si organizzò una difesa superiore all'attacco
(termine tecnico per dire abbiamo vinto), al quale gli austriaci nemmeno avevano
pensato, difesa che si attuò scappando, come si dirà, oltre i confini. Il
generale Durando, comandante del C.A. come già citato, mentre disponeva (naturalmente
per mancanza di altri generaloni) in prima linea (anche lui!) ogni cosa, fu
ferito gravemente alla mano destra (!), e dovette cedere il comando (sapete
a chi? A Sirtori, quello appena tornato sconfitto per aver perso l'avanguardia
per strada e per non aver fatto rispondere al fuoco nemico ritenendo che gli
spari di questo fossero invece un'errore della sua avanguardia, che sparava
sui commilitoni e quello che nel 1848 (ripetiamo per non dimenticarcene) per
aiutare Venezia portò solo chiacchiere all'italiana e la sua incapacità: (19)
al gen. Sirtori; occorse purtroppo molto tempo prima che Sirtori fosse informato
di tale cessione, ciò che produsse naturale incertezza nel dare e diramare
gli ordini. Ecco, come prova del 9, ancora una volta i gatti divenire randagi
in avanscoperta, e dobbiamo ancora dire di quelli grossi. No comment, andiamo
avanti.
(21) Quando la mattina del 24 le truppe avevano iniziato il movimento, il
re accompagnato da un aiutante di campo, da un uffiziale di ordinanza, da
un cavallerizzo e da 4 palafrenieri, seguì il movimento (anziché star in osservazione
degli eventi).
Anche il generale La Marmora con 2
uffiziali d'ordinanza e con 2 guide, si avanzò con le truppe. Tutte due veri
eroi, da oro patentato, perché da soli e senza seguito a difesa, questa è
proprio la mania dei capoccia e ne abbiamo già parlato) non ascoltando che
la spinta di marciare al fuoco, si trovarono separatamente in prima linea,
né poterono giudicare con mente calma
i rapporti... Accipicchia, questo sì
è parlar chiaro: quindi sono responsabili della sconfitta militare per abbandono
provato del loro posto (cioè del comando), davanti al nemico. Erano da corte
marziale e da fucilazione! Come provato e scritto dal nostro che continua
a testimoniare:...
(23) Il generale Della Rocca, vedendo la sua sinistra scoperta,... fece interpellare
il comando generale, che invece (22)... trovavasi ingolfato in prima linea,
per aiutare con la sua perfetta conoscenza del terreno (La Marmora) i movimenti
delle divisioni (no commenti)... e gli si disse di ritirarsi su Roverbella.
(Ancora una volta in nostro non fa nomi, quindi il re. Ma lo aveva detto prima:
(22) Vittorio Emanuele commosso da tali notizie e vedendo che le truppe si
ritiravano da Custoza, pensò alla ritirata; forse ne fece parola...(a chi?
Desiderio di re, comandante in capo!) In conseguenza il terzo copro d'armata
vi si ritirò in buon ordine (naturalmente, ma)...il 25 (si dimenticarono di
fermarsi a Roverbella e) passato il Mincio, si andò fino all'Oglio, e lo si
passò pure per coprire, si disse (ancora niente nomi), la Lombardia... Di
più, fu telegrafato (ancora non si sa da chi) al generale Cialdini (sulle
foci del Po con 7 divisioni) l'ordine di coprire nientemeno che la capitale,
Firenze, posta al di là degli Appennini.
(26): Dal canto suo l'arciduca Alberto, ignaro il primo giorno di essere stato
vincitore, nel suo ordine del giorno non considerava il fatto di Custoza che
un piccolo combattimento nel quale il nemico era stato respinto. (Ed era la
verità, come poco prima descritto col senno di poi dal nostro generale). La
nostra ritirata così precipitosa e prolungata fino all'Oglio, gli parve inconcepibile...
a noi no! A sbrogliare la situazione ci pensarono naturalmente i Prussiani.
(27): Il 3 luglio succedeva la battaglia di Sadowa, ed il 5 il Moniteur annunziava
ufficialmente che l'imperatore d'Austria cedeva il Veneto a Napoleone ed accettava
la pace...
Questi si era indirizzato immediatamente
ai re.. perché concludessero un armistizio... L'Austria aveva subito accettata
la proposta di armistizio. (28): In Italia la proposta Francese produsse dolorosa
impressione. (Più che le sconfitte militari di Custoza e di Lissa) Si voleva
riparare all'onore delle armi e si riteneva umiliante di ricevere il Veneto
come un favore largito da Napoleone. Come? Disprezzando i Francesi, imbrogliano
i Veneti ed occupando militarmente il loro territorio, in barba ai trattati
sottoscritti dagli italioti e lasciato sgombro agli Austriaci, rispettosi
dei trattati stessi, come ci dirà il nostro eroe scappato davanti agli Ulani-Trani.
Ormai conosciamo meglio il nostro generalone, che sarà commissario militare
per la cessione del Veneto, ma non è mai abbastanza, è necessario il ridicolo!
(28-29): Ricasoli (...Bettino...presidente del consiglio dei ministri) rincarava
la dose delle divergenze, con le dichiarazioni che spediva dal suo scrittoio
di Firenze. Telegrafava seriamente a Cialdini (che si trovava a Ferrara):
"di tagliare la strada agli Austriaci onde non andassero ad ingrossare le
loro file contro i Prussiani, altrimenti l'Italia sarebbe disonorata" (per
le famose castagne dal fuoco). Egli avrebbe dovuto sapere che l'arciduca Alberto
aveva diretto le sue truppe al nord sin dall'8 luglio, lasciando presidiate
solo le fortezze, mentre il Veneto era completamente sgombro di truppe austriache
(altro generalone civile che blatera all'italiana senza conoscere la situazione).
Si può essere disonorati 2 volte? Per l'Italia pare di sì, a Custoza per l'incapacità
dei comandi militari, come appena dimostratoci; poi per il ritiro degli Austriaci
intatti a rinforzare il nord, come telegrafato Ricasoli; anzi 3 volte con
Lissa, come ci affermerà tra poco il nostro eroe. Come possiamo fermarci con
l'autorevole testimonianza su questa tragicommedia all'italiana recitata sulle
spalle dei fantaccini e dei marinai innocenti, comandati da incapaci? Impossibile!
(30-31) Stabilito che l'8 luglio gli austriaci avevano completamente sgombrato
il Veneto, ad eccezione delle fortezze, immediatamente cioè ben 2 giorni dopo,
passato il terrore, il 10 luglio s'iniziava finalmente il (glorioso) passaggio
del basso Po a Pontelagoscuro (dove passavano e passano tuttora strada e ferrovia).
L'incertezza delle notizie... ed ancor più le indecisioni delle alte sfere
militari produssero una lentezza fatale...Facciamo una fortissima testa di
ponte a Pontelagoscuro. Bisognava guardarci e le divisioni rimaste qui saranno
ridotte ad una azione passiva, poiché non dèvesi dimenticare che gli Austriaci
hanno 60.000 uomini nel quadrilatero...(pag. 48): ma da 13.000 a 14.000 i
soldati austriaci disposti tra il Mincio e l'Adige, dei quali (182) 47.102
veneti, (cioè l'equivalente di ben 10 divisioni italiane) che subito congedati
dai cattivi austriaci, per il nostro generale memore della batosta di Custoza,
ricevuta dagli Austro-Veneti, divennero al solito, scambiati per garibaldini,
(180-181):.. individui... con "indisciplina dimostrata e provocatori di disordini"...
quegl'individui indisciplinati e turbolenti!, al contrario degli italioti
che giravano a vuoto attorno a Valeggio! Cioè 47.102 voti contrari spariti
per strada nel referendum. "Vennero a migliaia e si diffusero in tutto il
Veneto", cioè tornarono a casa, con grande soddisfazione del nostro generalone
certo così di non doverseli trovare di nuovo di fronte! In sostanza ci viene
detto che gli italiani erano talmente terrorizzati, dopo Custoza, che non
ebbero il coraggio di avanzare neanche dopo saputo del ritiro completo degli
austriaci, sempre fermi nel quadrilatero. Incominciano a muoversi dopo 2 giorni!
E giù in cerca, come al solito, di
scuse false all'italiana, per il ritardo ingiustificato!
(30) Il ritardo è avvenuto da che il generale, Cialdini il quale aveva preso
le sue misure per fermarsi a Pontelagoscuro, fortificarvisi... ...! Con la
testa di ponte. Promosso Capo di Stato Maggiore dell'esercito, pretendeva
il Comando Supremo con il re.
Dovrà aspettare il 18 agosto. (31)
Altro che tagliar la ritirata agli Austriaci...! Il curioso poi era, che queste
preoccupazioni d'attacco erano scritte al comandante di una divisione (il
nostro in persona), che stava in prima linea, tra i suddetti Po ed Adige (senza
nemico contro). Se scrivevo che si andasse avanti, era per la persuasione
che si sfondava una porta aperta dal nemico.
Alla faccia della ritirata strategica, da Custoza ad oltre il Mincio e l'O-glio,
quasi a Cremona ed a Pontelagoscuro sul Po, quasi a Ferrara, limiti ritenuti
sufficienti per offrire riparo da nemici che non si erano mossi dal quadrilatero
di Verona, vincendo a Custoza solo stando fermi in difensiva! Riassumendo:
scapparono terrorizzati: (23) Passato il Mincio, il 25 si andò fino all'Oglio
e lo si passò pure per coprire la Lombardia... Di più fu telegrafato al gen
Cialdini l'ordine di coprire nientemeno che la capitale Firenze, posta al
di là degli Appennini. (fra il 16 e il 28 giugno le armate prussiane invasero
l'Hannover, la Sassonia e l'Assia ed il 3 luglio l'esercito prussiano al comando
del maresciallo von Moltke sconfisse gli austriaci a Sadowa, arrivando a pochi
chilometri da Vienna. Due giorni dopo l'Imperatore Francesco Giuseppe cedette
il Veneto alla Francia, pur di concludere un'armistizio.
(Alla fine della tragicommedia leggeremo
l'intero trattato di cessione) (Bisognerà, inoltre, tener conto che tempo
prima Francesco Giuseppe aveva già proposto di ceder il Veneto all'Italia,
in cambio di 4 milioni di scellini, ma questa proposta venne respinta con
indignazione dal capo del governo poiché la riteneva ingiuriosa per l'Italia
sostenendo che il Veneto non andava acquistato ma conquistato...! Ecco il
modo!) (Vi è da ricordare che fra le fila austriache caddero certi signori
dai nomi come: Barozzi, Pietro Orseolo, -fratello del direttore del civico
museo Correr..- Cicogna, ecc)
E adesso basta per terra, anche se ce ne sarebbero ancora, perché ne abbiamo
abbastanza delle scuse per coprire la boriosa incapacità, andiamo perciò per
mare, che si fa più presto e dove non ci sono fossati per salvarsi con la
fuga.
Vedremo che ne vale la pena, dato che i terraioli (32) confidavano nella distruzione
della flotta austriaca con l'occupazione della Dalmazia e dell'Istria (naturalmente
per loro terre italiane da liberare dal giogo della Serenissima e dall'Austria
e farle schiave d'Italia, che così avrebbe avuto perfino il suo impero, naturalmente
da non saper poi difendere). Vediamo come:
(32): Ricasoli, continuando i suoi calcoli dallo scrittoio di Firenze, telegrafava
all'ammiraglio Persano: "È indispensabile che fra una settimana la flotta
austriaca sia distrutta". Perché sogghignate ancora? È il capo del governo
italiano che telegrafa al capo della più potente flotta del Mediterraneo e
finalmente questa volta il telegramma elettrico è perfino cifrato, spedito
non da posti di segnalazione ad occhio, è arrivato e decifrato lo stesso giorno!
Tale prescrizione (di un civile !) costrinse Persano ad uscire dal porto di
Ancona, ma disgraziatamente (e finalmente la verità) la medesima disunione
tra i capi, regnava in mare come in terra (e in tutta Italia proprio come ai tempi nostri).
L'Ammiraglio (che in guerra obbediva agli ordini di un civile [fucilazione!],
anziché a quelli del re, comandante supremo delle F.F.A.A.! non andava d'accordo
col suo capo di stato maggiore. Nulla sapevano i comandanti delle varie squadre
del piano d'azione che aveva combinato Persano.. E come l'avrebbero saputo,
se non lo sapeva nemmeno lui?
Questo poi non è giusto, il nostro eroe tenta ora di portarci via il pane
dalla bocca! Ma continuiamo:
(32): Uscita la flotta dal porto d'Ancona, varie squadre furono mandate a
sparare inconsideratamente contro le batterie di terra altolocate di Lissa
ed altri diversi punti della costa Dalmata, senza ottenere alcun risultato
(infatti non avevano seco i marines e nemmeno i fanti da mar della Serenissima,
anzi: li avevano contro!). E quando la flotta nemica (composta quasi del tutto
da ufficiali e marinai Veneti, Istriani e Dalmati), giunse improvvisamente,
le nostre navi divise, in bordeggiare incerto (senza ordini), ebbero pena
a riunirsi...(33): All'appressarsi del nemico, egli lasciò inopinatamente
la nave ammiraglia (seconda fucilazione!), dalla cui alta alberatura attandevasi
segnali (ordini), per andare a rinchiudersi nella torre dell'Affondatore.
...Il Re d'Italia (ammiraglia) colò a picco oppresso dalle navi nemiche...
mentre la Palestro, saltò in aria...Teghetoff, le cui navi erano seriamente
scosse (per la paura di aver vinto), si rivolse verso Pola e solo allora si
vide un segnale di Persano: "libertà di manovra". Sull'ordine del giorno osò
scrivere (mentendo all'italiana) essere rimasto "padrone delle acque".
(33) Al rovescio dei generali combattenti a Custoza (che furono vincitori
per aver occupato solo Torino, Firenze e Pontelagoscuro anziché il quadrilatero
e quindi si proclamarono ingiustamente battuti), egli si proclamò vincitore,
essendosi tenuto fuori del pericolo. Salvò la vita, ma non il suo onore militare
(terza fucilazione!).
Varrà la pena di fare una piccola riflessione sul comportamento delle due
flotte e sui combattenti. Nella flotta Austriaca gli ufficiali avevano tutti
studiato presso la I.R. Scuola del Collegio Navale di Venezia, compreso l'Ammiraglio
Wilhelm von Teghetoff (benché egli fosse in tutto e per tutto un Deutschosterreicher
era registrato a chiare lettere nel registro - ed ancora visibile - come Guglielmo
Teghettoff), ed erano tutti a perfetta conoscenza della lingua Veneta: al
punto che gli ordini agli equipaggi - composti da Veneti, Giuliani, Istriani,
Dalmati: tutti cittadini della Repubblica di Venezia - venivano dati in Veneto;
nel mentre nelle flotta italiana ( o meglio: Sardo-Napoletana..., come era
ed è chiamata dagli storici austriaci) regnava il più grande caos in quanto
gli equipaggi e gli ufficiali erano composti in maniera eterogenea ed ognuno
parlava e capiva solo il proprio idioma: infatti vi erano Liguri, Siciliani,
Napoletani, Piemontesi, ecc. ecc. e non si capivano l'un l'altro: proprio
come succede anche ai nostri giorni! (basta vedere la TV, in cui imperversano
tutti i dialetti, fuorché la lingua Veneta!!!). Da aggiungere –se si può.
Dove c’è l’ * Per la cronaca: il Nocchiero che era al timone della ammiraglia
Austriaca, la "Ferdinand Maximilian", e che speronò l’ ammiraglia Sardo-Napoletana,
la "Re d’ Italia", si chiamava VINCENZO VIANELLO, da Pellestrina, detto "El
Graton" e fu decorato di medaglia d’oro! Per descrivere il valore dei Marinai
Veneti, in Austria fu coniato il detto: "Degli uomini di ferro su navi di
legno hanno vinto degli uomini di legno su navi di ferro". Un solo inciso:
al momento dell'affondamento della nave ammiraglia della flotta italiana,
dalle navi austriache si sentì un solo ed unanime grido di vittoria: VIVA
S. MARCO!!!
Lo stesso grido che lanciarono gli antenati di quei stessi marinai
dalle navi delle flotte della Serenissima a Lepanto,
nel Peloponneso ed in altre mille battaglie
sotto la Nostra Bandiera: il gloriosissimo Vessillo di S. Marco.
Del resto lo stesso Guido Piovene, il grande intellettuale veneto del '900
considerava Lissa l'ultima grande vittoria della marina Veneta. Inciso, che
sembra non c'entrare. Vi ricordate di quei libri "Navi e poltrone" col seguito
di "Amici dei nemici" naturalmente spariti dalla circolazione? Anche quella
volta un'ammiraglio scrisse sul tradimento dei pezzi grossi di supermarina,
che fornivano agli inglesi, nell'ultima guerra quando l'Italia iniziò strapotente
in mare, le posizioni dei sottomarini, che furono distrutti eccetto uno giunto
in ritardo all'appuntamento per avarie. Le posizioni degli incrociatori da
10.000 t., che furono tutti distrutti, il fermo delle navi da battaglia, senza
protezione delle reti antisiluro, a Taranto, che furono tutte affondate o
rese inutilizzabili (e per questo fu fucilato l'ultimo della scala gerarchica:
un'innocuo sottufficiale di marina), le battaglie navali perdute di Punta
Stilo e di Capo Teulada, Capo Matapan, vinte dal radar fu detto, che gli inglesi
possedevano si e no in 2 esemplari sperimentali, gli affondati rifornimenti
di petrolio alle truppe corazzate in Libia ecc. ecc. L'Ammiraglio Trizzino
fu denunciato per calunnia e vilipendio alle F.F.A.A., ma fu assolto. (Antonio
Trizzino, "navi e poltrone" "Gli amici dei nemici", Milano 1966, Longanesi
ediz. Pocket n. 33).
Ai nostri tempi, più liberi essendo la glasnost sparita dalla circolazione,
sarebbe stato condannato. Il tradimento di supermarina fu provato non solo
dall'assoluzione, ma soprattutto dall'art. 35 del trattato di pace, che ci
imponeva di non perseguire in alcun modo chi avesse aiutato il nemico in guerra
e cioè i traditori!. Veneti brava gente, che siete stati costretti a dare
tanti marinai uccisi perché traditi: ricordatelo! Altro che l'incapace Persano,
che era uno dei tanti incapaci, a Lissa!
Lasciamo gli ammiragli e torniamo al generalone e suoi compari. Quindi l'8
luglio gli austriaci si ritirarono al nord, sgombrando il Veneto, e il 10
luglio, visto che il nemico non c'era più, si fa la testa di ponte e ci si
rinforza a Pontelagoscuro e (31): In un consiglio straordinario tenuto il
18 luglio a Ferrara... ...Se scrivevo che si andasse avanti, era per la persuasione
che si sfondava una porta aperta dal nemico... Così fattosi coraggio,...Cialdini
(detto il prudente) fece una marcia progrediente e (33): Quando Cialdini giungeva
(vittorioso...) a S. Vito sul Tagliamento, i Prussiani... firmavano il 26
luglio l'armistizio e l'Italia si rifiutò.
(34): La Prussia, che aveva prevenuto
e invitato (art. 3-4 del trattato) il governo italiano a firmare l'armistizio,
si teneva liberata se si rifiutava di farlo, con poca lealtà a dir vero (sentite
da dove vien la predica!), ma con apparente (pieno e sacrosanto) diritto.
(34) La Francia indispettita per la nostra condotta, poteva spingersi a protestare
contro LA NOSTRA INVASIONE DEL VENETO, DIVENTATO TERRITORIO SUO PER LA CESSIONE
FATTAGLIENE DALL'AUSTRIA.
Così testualmente scrive il nostro, allora generale di divisione, con la voce
finalmente della verità. Trattasi perciò di una INVASIONE MILITARE ILLEGALE
perché effettuata in violazione dei trattati e gli accordi internazionali,
per di più contro un nemico inesistente quindi ancor più DISONOREVOLE. (36):
In quanto all'uti possidetis (territorio conquistato in battaglia) ammesso
dall'Austria verso la Prussia, tale clausola veniva recisamente negata per
l'Italia se eccedeva il territorio occupato dalle truppe italiane, quando
l'arciduca Alberto si era ritirato dal Veneto (8 luglio -quindi Pontelagoscuro,
(Po di Ferrara), fiume Oglio, dove retrocesse dopo Custoza, oltre Brescia
tra Bergamo e Crema; ancora fiume Oglio tra Cremona e confluenza col Po, sotto
Mantova) essendo diverso il caso tra la Prussia che conquistò e l'Italia che
occupò (poi) un paese sgombrato e quindi senza resistenza. In quanto al Trentino
poi non era il caso di tenerlo occupato ... essendo territorio austriaco,
come detto in precedenza. Non restava che agire all'italiana, fregarsene dei
trattati ed occupare il quadrilatero dove c'erano ancora i cattivi austriaci,
che malgrado fossero stati resi innocui perché rispettosi dei trattati, e
dove era meglio non provare essendo già stati scottati, ma invadere eroicamente
il territorio Veneto, già sgombrato dagli Austriaci e consegnato ai Francesi,
e per essi alle inermi municipalità locali! E così una volta tanto gli italiani
hanno vinto almeno per terra! ...(W Garibaldi: incazzato nero, perché i Veneti
non lo avevano seguito nella sua avventura... Egli riportò l'unico discreto
successo in quella infausta guerra a Bezzecca, a sud di Trento, contro la
retroguardia delle truppe dell'arciduca Alberto d'Asburgo -zio di Francesco
Giuseppe- il quale, dopo la vittoria di Custoza, se ne stava andando a cercare
di rimediare la sconfitta subìta dagli austriaci a Sadowa, guidati dal Benedk.)
In questa situazione illegale, Ricasoli, quello dei telegrammi da tavolino
a generali ed ammiragli finalmente agì: (35) Cialdini avvertito tardi (di
fermarsi e tornare indietro, guarda un po' che combinazione) per la rottura
dei fili telegrafici, era giunto all Isonzo. Ricasoli prendeva senz'altro
possesso del veneto, MANDANDO QUALI COMMISSARI REGI Sella ad Udine, D'Affitto
a Treviso, Pepoli a Padova, ed Allievi a Rovigo. È molto che non ne abbia
destinato pure uno a Verona. E a Belluno e a Venezia, aggiungiamo. (In cambio
vi mandò piemontesi a presiedere le corti d'appello, per garantire in italiano
il referendum voluto dai francesi, ne riparleremo!) Intanto tra le tante cose
serie, c'è anche una barzelletta, fu arrestato (35): il progredire di Cialdini
verso Vienna. (ha ha ha) Veneti, tirate fuori i vostri libri di scuola, guardate
quelli dei vostri figli o nipoti e conoscendo ora un po' di verità storica
mettetela a confronto e così saprete molto sulle fregnacce, che sempre Vi
hanno ammannito in questa e in altre occasioni e finalmente Vi accorgerete
anche in che mani siete finiti!
È venuto il momento di sentire anche i francesi. (37): "Mio signor fratello,
Appresi con piacere che V.M. ha aderito all'armistizio ed ai preliminari di
pace firmati tra Prussia ed Austria. È dunque probabile che una nuova era
di tranquillità si aprirà per l'Europa. V.M. sa che ho accettato l'offerta
del Veneto per preservarlo da ogni devastazione e prevenire un'inutile effusione
di sangue. Mio intento fu sempre di renderlo a sé stesso. PADRONE DEL SUO
DESTINO, IL VENETO POTRÀ' QUANTO PRIMA COL SUFFRAGIO UNIVERSALE ESPRIMERE
LA SUA VOLONTÀ'. V.M. riconoscerà.. la Francia si è ancora adoprata in favore
dell'umanità e della indipendenza dei popoli. ...Saint Cloud, 11 agosto. buon
fratello: Napoleone" (ma
va 'remengo..., mona!).
(Fra le altre, il trattato prevedeva anche che l'Italia corrispondesse all'Austria 35
milioni di fiorini e assumersi l'ònere del debito pubblico relativo al Lombardo-Veneto, mentre
l'Austria doveva liberare i prigionieri detenuti nelle carceri Boeme e restituire
le opere d'arte, i libri ed i documenti asportati dalle raccolte veneziane).
ATTO SECONDO
Ordine pubblico uguale: occupazione militare delle Terre Venete (51-52)
Firenze, 14 settembre 1866.
Il Regio Governo Le affida l'ufficio di suo Commissario Militare per gli accordi
relativi alla consegna del Veneto per parte delle autorità austriache alle
autorità italiane.... (accordarsi a 3 per il materiale da guerra trasportabile,
salvo cessioni speciali contro indennità, fissare un giusto compenso per quello
non trasportabile). Alla S.V. Ill. è pur commesso l'incarico di concertare
coi Commissari d'Austria e di Francia il modo in cui avrà ad effettuarsi lo
sgombro delle città e fortezze del Veneto, tuttora occupate dalle forze austriache
e la surrogazione di queste da parte delle truppe italiane.... Che Ella si
possa valere della presente come attestazione della missione. ..."Al conte
Thaon di Revel, luogotenente generale. Visconti Venosta (ministro degli esteri)
Allegato: Nota confidenziale (non è più confidenziale) (52-53): Il commissario
era autorizzato (in caso di disaccordo sui materiali)
a procedere ai temperamenti, che permettessero
di protrarre sì fatte operazioni; ritenendo che immediatamente dopo la pace,
le R.R. truppe dovevano ad ogni modo occupare le fortezze (e quindi impossessarsi
dei materiali abbandonati. Si comincia bene, all'italiana). Per tale sostituzione
delle truppe italiane a quelle austriache, il commissario doveva accordarsi
coll'austriaco, valendosi della cooperazione del commissario francese (quindi
estromesso di fatto e così si continua meglio).
...il commissario francese avrà a ricevere da quello austriaco ed a fare immediatamente
dopo alle autorità municipali la consegna delle piazze, essendochè sia naturale
e ammesso dalla Francia stessa che per il mantenimento dell'ordine le R.R.
truppe siano chiamate immediatamente dai municipi a prendere senza alcun intervallo
il posto delle truppe austriache.
Lo stesso... per la città di Venezia, benchè ivi debba compiersi la speciale
formalità della consegna del Veneto per parte del commissario francese ad
una commissione composta da tre Veneti. (Così si conclude in gloria!) Chiaro?
Le guardie civiche che tenevano l'ordine
pubblico alla tedesca nella piazzeforti (e nel resto del Veneto), dovevano
essere sostituite con le vittoriose truppe italiane, già pronte sul posto
e penetrate illegalmente, per mantenere l'ordine contro un disordine che non
c'era, come il nostro, ora commissario militare speciale, puntualmente ci
riferirà.
(54) Il regio commissario militare dovrà concertare "VERBALMENTE" ED IN TEMPO
OPPORTUNO coi 3 commissari ai quali il commissario francese farà la consegna
del Veneto, tutte le precauzioni perché sia evitato ogni intervallo, od ogni
solennità ne a chiamata delle R.R. truppe per parte del Municipio di Venezia
e perché appena fatta ai medesimi la CONSEGNA DEL Veneto, essi deferiscano
alla persona designata a regio commissario covile per quella città le incombenze
di ragione. Visconti Venosta,
ministro degli esteri. Istruzioni chiare e precise per truffare la libertà
ai Veneti, inermi, e puntualmente eseguite per rimediare alle disfatte militari
di Custoza e Lissa. (55): Le istruzioni a Leboeuf (commissario miliare francese)
erano:..3° Aussitòt que la paix sera concluse, le commissaire francaise recevra
du commissaire autrichien les palaces du quadrilatèere et il en fera la remise
aux autoritès municiplaes successivements...4° Le commissire francaise sde
rendra ensuite à Venise, où la remise de Venise lui sera faite par le commissaire
autrichien; il y rèunira une commission de 3 membres à laquelle il fera la
rètrocession de la Vènètie.
Cette commission dèterminera, d'accord
avec les autoritès munipales, le mode et l'èpoque du plèbescite qui aura lieu
librement par le suffrage universel et dans le plus bref dèlai possible...
les autoritès municipales s'entendront avec les autoritès militaires italiennes
sur les mesures à prendre pour mantien de l'ordre. (3° Il commissario francese
non appena la pace sarà conclusa riceverà dal commissario austriaco senza
l'assistenza o presenza di quello italiano), le piazzeforti del quadrilatero
ed egli ne farà la consegna alle autorità municipali, successivamente ...
4° Andrà a Venezia, dove gli sarà fatta la consegna del Veneto da parte del
commissario austriaco; egli vi riunirà una commissione di 3 membri alla quale
farà la retrocessione del Veneto.
Questa Commissione stabilirà, d'accordo
con le autorità municipali, il modo e l'epoca del plebiscito che avrà luogo
liberamente con il suffragio universale, nel più breve tempo possibile...
le autorità municipali si metteranno d'accordo con le autorità italiane sulle
misure da prendere per il mantenimento dell'ordine e: "NON SULL'OCCUPAZIONE
MILITARE DELLE CITTÀ E DELLE TERRE VENETE" Chiaro no? No! Perché era
scritto in francese! (76): Sapevo che in quella convenzione (tra
francesi e austriaci) era detto che gli austriaci evacuerebbero per tappe
a spese del governo italiano, il quale avrebbe dovuto provvedere a tutto,
mentre si diceva che le guardie civiche avrebbero fatto il servizio delle
piazze fino al plebiscito. Questa convenzione comunicatami ufficiosamente,
fu lasciata da parte.. e sostituita con altra particolare, in 7 articoli,
di cui uno illegale (78): art. 2- Il commissario italiano s'incarica di dare
le disposizioni necessarie onde provvedere un presidio italiano alle municipalità
delle piazze, che gliene faranno richiesta, allorchè le dette piazze saranno
cedute regolarmente alle municipalità del commissario francese. Perché i 3
commissari non avevano il mandato o il potere di sostituire trattati o convenzioni
stipulate tra governi, ma fare accordi sui materiali da guerra non trasportabili
dagli austriaci. Vedremo poi cosa si intende per realmente, con i commissari
ed i battaglioni militari pronti in città. Questo articolo, che con i materiali
proprio non c'entra, è contrario ai patti sottoscritti anche dall'Italia ed
è contrario alle istruzioni del governo al proprio rappresentante, che lo
sottoscrisse mentre dovevano avere solo intese verbali. I francesi e gli austriaci
col trattato del 24 agosto 1866, avevano già deciso sulla materia, che non
ammetteva presidi italiani, ma sovranità popolare: (206): Déclarons remettre
la Vénétie à elle mème! DICHIARIAMO RIMETTERE IL VENETO A SE'STESSO!
Ma anche questo era scritto in francese!
(che vada proprio a remengo i 'gnoranti...)
nbs p;
ATTO TERZO.
MERCI, AI FRANCESI VERI CAMORRISTI SU LARGA SCALA !
(Da dove che vien la predica..) Firmato il trattato di pace a Vienna il 3
ottobre, il nostro eroe giunge a Venezia, credendo di essere arrivato a Napoli
(101): Era curioso vedere la gente, e massime le donne, appressarsi a me,
che avevo la divisa da generalone con molte belle decorazioni e con una bella
barba (come ai nostri tempi in cui più barba hai e più importante sei) per
toccare la mia divisa con la mano che poscia portavano alla bocca, dicendo:
"Benedetto da Dio". Lasciamolo sognare in pace e così Vi risparmiamo il resto
fatto di barcarole e gelato tricolore, paragonato alle 3 virtù teologali,
con la carità molto scolorita.
(101):... invitai il conte Michiel, come capo del municipio, sebbene non riconosciuto
dal governo austriaco ed il conte Pellatis, quale comandante f.f. interinale
la guardia nazionale. (104):...Quando al momento della pubblicazione del plebiscito
fu duopo dipenda da ragione d'ordine innanzi ogni altra cosa (cioè con la
presenza dei militari italiani). Sono i Municipi che devono apparecchiare
ed eseguire il Plebiscito, e per questo lato io sono perfettamente tranquillo
per le 6 provincie, che sono già rette da funzionari (commissari-poliziotti)
a nome dei governo italiano. Vi sono 3 provincie ancora, Venezia, Verona e
Mantova, che sono oggi in uno stato già prossimo all'anarchico (è la solita
storia del pastore; dove non siamo noi c'è disordine, ma dove siamo noi c'è
mafia, ipocrisia ed inefficenza). Vi occorre l'installazione dei Commissarii
italiani e la composizione immediata dei Municipii DI BUONA FATTURA, cosa
che non può aversi se non COL MEZZO DEI COMMISSARII (regi, quelli del popolo
verranno ai nostri tempi, ma la sostanza non cambia). Per queste ragioni credo
non si possa convocare il plebiscito, se immediatamente dopo l'ingresso delle
truppe nostre nelle tre città suddette e l'arrivo dei regi commissarii. (Ricasoli)
Perbacco, questo sì è parlar e telegrafar chiaro! Questi ordini impartiti
dal presidente del consiglio italiano, cioè del governo, ed eseguiti puntualmente,
sono sufficienti, per dichiarare NULLO il referendum in quanto contrari ai
patti internazionali sottoscritti dall'Italia. NULLO perché fatto nelle province
venete non libere di votare per essere già occupate militarmente dalle truppe
italiane, sempre contro i patti internazionali. NULLO anche per i comuni,
occupati totalmente da commissari civili stranieri, da presidenti di corte
d'appello e da servizi segreti e poliziotti piemontesi, incaricati di manipolare
il futuro referendum. NULLO perché indetto dal governo italiano non dalle
municipalità, come prescritto dai patti internazionali, come il nostro ci
dirà puntualmente e sinceramente in vena di confessioni da prima donna. NULLO
legalmente, NULLO moralmente, NULLO perché manipolato!
Avvocati della Regione Veneto: chiedetene l'annullamento al
tribunale internazionale dell'Aia!
(129): ... Gli agenti di pubblica sicurezza sono già in viaggio per codeste
provincie ...Continua il trionfo del barone (110):...
Inoltre si baderà bene che il Commissario
francese (Leboeuf) abbia ad usufruire largamente della sua ridicola posizione;
e nulla possa intervenire per renderlo anco minimamente serio ...(come al
solito gli altri sono esseri inferiori)
(111) ... Mi dispiace che le truppe non possono entrare ancore; non bisogna
però stancarsi; conviene tentare tutte le vie per annullare la presenze del
Leboeuf ed io pubblicherò anco prima il plebiscito, se ciò potesse valere
a questo fine; ma finchè non abbiamo i commissarii a Venezia, a Verona e Mantova,
temo incovenienti. ...più che l'austriaco vedrà l'impegno nostro nel far partire
le truppe austriache con decoro e più annulleremo la presenza stupida ed inutile
del Commissario francese senza aver fatto uno zero. (parla lo sconfitto di
s. Martino (1859), di Custoza e Lissa (1866). Riverisco distintamente.
30 settembre "Ricasoli" Telegramma a Cugia, ministro della guerra. A proposito
i camorristi borbonici, siccome hanno la vita eterna, esistevano anche allora.
Tanto basta ed è tutto dire. Questo pensava e scriveva il borioso responsabile
del governo italiano, avendo perso la guerra per terra e per mare, di chi
gli stava regalando ufficialmente tutto il Lombardo-Veneto, e di questo parlavano
tutti i trattati perché l'occupazione della Lombardia non era stata ancora
riconosciuta dagli stati esteri essendo avvenuta a seguito della decisiva
vittoria francese del 1859, a Solferino, e non dei piemontesi, che a loro
volta avevano trovato il tempo di perdere naturalmente anche la contemporanea
battaglia a s. Martino. L'ingresso a Peschiera valga per tutte le città in
quanto il copione non cambia: (136):.. Era stabilito che la cessione della
fortezza (e città) di Peschiera doveva farsi il giorno 9 dal generale Moering
(il commissario militare austriaco) dal generale Leboeuf (commissario francese),
il quale successivamente avrebbe consegnata la piazza al Municipio di Peschiera.
Questo avrebbe mandato invito alle truppe italiane di entrare in città per
occupare la piazza. Ingresso che dovevasi fare senza ritardo. ...(137): ..
Il giorno prima 8, erano già entrate in Peschiera mezza compagnia d'artiglieria
e mezza del genio, onde (con la scusa) prendere in consegna e custodia il
materiale. Va da se che da tempo erano installati in Peschiera, come da ordini
del Ricasoli già citati ripetutamente, il commissario regio (prefetto), una
giunta comunale di buona fattura, come già detto, i militari penetrati in
difesa dei depositi in quanto la guardia civica disarmata non offriva garanzia,
i reduci tornati a casa e no (garibaldini e volontari) "(129): ... Il governo
non poteva impedire ai volontari il ritorno alle loro case, né il governo
ha modi ond'essi non entrassero in Venezia e Verona." (le hanno studiate proprio
tutte), Le guardie italiane di pubblica sicurezza, cioè tutto il necessario
per garantire la repressione pubblica e privata dei patrioti Veneti, con l'eventuale
ausilio del grosso delle truppe, accampate in attesa al di fuori del perimetro
dei sette chilometri, riservato agli austriaci finché vi risiedevano. Naturalmente
così erano anche garantiti osanna, evviva e sventolii di bandiere per l'imminente
occupazione italiana, che doveva sostituire quella austriaca. (166): .. Quelle
idee di Ricasoli, ed erano pure le mie,...volevano renderla .. proclive all'avviamento
dell'occupazione italiana, come avvenne coi fatti, prima del plebiscito. E
PARLIAMOCI CHIARO: ... (pag.166) ...e gli animi portati a votare pel regno
d'Italia, non rischiavano di essere disturbati da faccendieri politici, ai
quali all'uopo la (opportuna) autorità municipale di buona fattura, RINFORZATA
DALLA MILITARE, AVREBBE IMPOSTO IL SILENZIO. (naturalmente democratico e libero
silenzio, con galera). Ai nostri tempi, oltre ai detti democratici sistemi,
si usano anche in abbondanza la denuncia per offese all'onore di verginelle
già perdute, con conseguente automatico risarcimento di 500 milioni, gli interventi
ripetuti della Guardia di Finanza, i liberi avvisi di garanzia di finire in
galera, ecc. ecc. (166): .. Scegliendo gl'individui (popolani non nobili,
non notabili), che si proponevano da Parigi si creava un'autorità speciale
sul Veneto, che poteva dar luogo a qualche aspirazione autonoma od anche repubblicana
per Venezia. Hanno pensato proprio a tutto! Meglio conti, baroni, marchesi
et similia nominati dal re, perciò fedeli. (168): ... L'elenco proposto conteneva:
7 conti, 2 marchesi, 1 principe, individui tutti con antenati mai nominati
dalla Serenissima,
1 comm.1 prof., altri 3 conti ed il
povero cavaliere, De Betta di Verona, che malgrado il suo tradimento contro
la sua Patria Veneta rimase giustamente solo cavaliere. (167) .. Mi riservavo
di condurre Lebeouf, senza che si avvedesse del partito preso, a richiedere
Michiel, De Betta ed Emi-Kelder (per Venezia, Verona e Mantova)...Cosa che
accadde puntuale! Con la frode: facendo rifiutare l'incarico da tutti gli
altri candidati proposti dai francesi: (167):...VALENDOMI DEL COMITATO SEGRETO
(guarda un po') feci sapere a chi era necessario, essere volontà del re che
non si accettasse l'invito. ...idee... fra le quali eravi quella di far sentire
a quei signori, che sarebbero stati richiesti da Leobeuf, direttamente o per
intermediario, che il governo desiderava ch'essi declinassero l'invito. (168):...
Il governo del re pensa sia conveniente proporre fin d'ora al re la nomina
a senatore di quei personaggi (sic! = burattini venduti) del Veneto che ne
fossero creduti meritevoli... conte Michiel, conte G. B. Giustinian (suo cognato)...
ATTO QUARTO e FARSA TRAGICA
PRIMA
La cessione -Chi sono i burattini
?- I traditori
(185):.. Quando la sera del 16 di ritorno da Verona giunsi all'albergo, vi
trovai 1.300 copie del manifesto reale pel plebiscito, che
"il mio amico marchese D'Affitto, commissario
civile a Treviso," mi aveva mandati nel caso ritenessi conveniente farli affiggere.
...
Il 17, alle 8 del mattino, mi vedo
arrivare Leboeuf con in mano un giornale nel quale era stampato tutto il decreto
reale! (7 ottobre)
... urlava che era una violazione del
trattato, un'insulto alla Francia e protestava che senza un ordine reciso
del suo imperatore, non cedeva il Veneto. (186):.. La posizione era più che
critica. Deciso a non pubblicare il decreto, ne tolsi l'intestazione e la
chiusa, in modo che rimanessero le semplici norme e fatto chiamare Michiel,
onde il municipio lo comprendesse in un proclama da pubblicarsi il 19, dopo
eseguita la retrocessione. A Chioggia, Mestre e Murano si pubblicasse semplicemente
il decreto tal quale. (187-188):... Nous Génèral de division Leboeuf ...chargé
de remetre la Vénétie à une commission de trois membres, qui aurait pour mission
de se concerter avec le municipalités pour regler le mode sur leur annexion
au Royaume d'Italie; considérant que par un decrét en date 7 octobre ...le
gouvernement a déja les conditions et l'époque du Plébiscite en Vèenétie;
considérant que ce décret est contraire...; déclarons a Monsieur De Revel,
commissaire... qu'il escesse de passer outre à l'acte de remise de Venise
et de Vénétie... Venise, 17 octobre Leboeuf. (189):... Avevo davanti ai miei
occhi il regio decreto in data 7 ottobre, firmato Vittorio Emanuele, che fissava
il 21 e 22 stesso mese per la votazione del plebiscito, e non solo leggevo
stampato nel giornale, ma sapevo che era affisso in tutta la provincia di
Treviso; ne avevo 1.300 copie per Venezia ed estuario; Leboeuf me ne aveva
portato una copia e si voleva che io dicessi al commissario francese ch'egli
si sognava un regio decreto che non esisteva!
(190):...Se invece di essere sul Canal Grande, mi fossi trovato sull'Arno,
avrei chiesto al governo chi doveva far ballare i burattini. Mi trovavo così
bene a fare il burattinaio! (190):...Fatto conoscere a Firenze il ritiro della
protesta, (arrivano i nostri) n'ebbi vari telegrammi, (al solito) mal cifrati,
discordanti, riferentesi al modo di pubblicare il plebiscito. C'era disaccordo
perfetto sulla pubblicazione, sul modulo, sulla data, sul contegno dei notabili.
(197 e segg.): Telegrafai al ministro della guerra: domani 19, alle ore 8,
senza alcuna solennità, nell'alloggio Leboeuf (albergo Europa) si farà cessione
di Venezia, retrocessione ai notabili, dalla quale esclusa ogni allusione
al modo di votazione del plebiscito. Allocuzione e risposta non saranno pubblicate
(non si sa mai, e senza testimoni). Alle 9 sventolerà bandiera nazionale (prima
del referendum!), municipio emanerà un proclama (già da voi emanato) in cui
si stabilirà le norme per la votazione, (già disposte il 7 c.m.) desumendole
dal disposto del decreto reale. Così non si accenna data e può alludersi a
pubblicazione fatta in altre città. Truppe riunite stazione di Venezia (in
territorio neutro!) su tre colonne, alle 11 si riuniranno (eufemismo per non
dire occuperanno anche con la forza) a Piazza S. Marco.
(198) Giorno 19 ottobre 1866, ore 7 del mattino:... Consegna di Venezia e
del regno Lombardo -Veneto dall'Austria alla Francia. Tale documento in doppio
originale venne firmato dai rispettivi commissari incaricati, Moering e Leboeuf,
furono testimoni alle die firme il gen Alemann ed il cav. Gaspari, ff. di
podestà. (199) Vera commedia (ma da che parte si trovano i burattini?)!
Il regno Lombardo-Veneto, dunque anche
Milano era solo allora ceduto dall'Austria e chi riceveva la Lombardia era
la Francia (costui aveva dimenticato l'art. 4 del trattato e la guerra del
1859 vinta dai francesi a Solferino!).
Meno male che questo si passasse in una camera d'albergo con poche persone
presenti!
(199) Ore 7,30 nella stessa stanza:...ebbe luogo la consegna della città...
de remettre la place de Venise entre le mains de ses autoritès municipales,
qui prendront les mesures qu'elles jugerons nécessaire pour assurer la securitès
publique... déclarent accepter la remise de cette place aux conditions enoncées
ci-dessus. 19 octobre 1866. "Leboeuf"
M.A. Gaspari, assessore facente funzione di podestà e A. Co. Giustinian Recanati,
assessore. Vedremo chi ha eletto questi due burattini assieme ai prossimi
2. (200): Uscendo dall'albergo Europa, il conte Grimani si recò immediatamente
da me (sic) e mi presentò la seguente sbalorditiva e molto probante dichiarazione:
"ASE. il generale conte Thaon di Revel -Commissario militare del re- Venezia.
Eccellenza! Cessata definitivamente la dominazione straniera, i sottoscritti
in coerenza alle precedenti replicate proprie dichiarazioni, si fanno un dovere
di deporre nelle mani di V. E., quale solo attuale rappresentante del governo
italiano, il mandato già loro conferito di assessori municipali. In pari tempo
pregano V. E. di affrettare l'ingresso (L'OCCUPAZIONE!!!) in questa città
delle regie truppe italiane.
Venezia, 19 ottobre 1966. M.A. Gaspari -G.P. Grimani -L. Visinoni- A. Giustinian
Recanati. Con l'altrettanto sbalorditiva risposta:
(201): Ill. mi signori, nell'accettare la rinunzia di assessori municipali,
che le LL:SS. Ill. presentarono a me come alla prima autorità italiana in
Venezia,... Conservando il potere municipale sino all'atto della liberazione
di Venezia... ressero omaggio al principio di libertà municipale e di nazionalità.
La loro condotta giovò grandemente a facilitare l'andamento delle trattative
diplomatiche... assicurandogli (sic) che il governo terrà in debito conto
la prudenza e l'abnegazione del loro procedere... G. Di Revel.
Strane parole! I traditori si trovano sempre dappertutto! No comment! (202):
immediatamente dopo mandai al municipio una lettera ufficiale, nella quale
dicevo di aver ricevuta ed accettata la dimissione degli attuali membri della
congregazione municipale: Gaspari, Grimani, Giustiniani e Visinoni. In base
alla rappresentanza conferitami dal governo del re, (testuale) chiamavo a
sostituirli ed a formare la giunta municipale, gli assessori eletti il 29
maggio dal consiglio (che da 5mesi stavano dormendo, ma nel silenzio operosi)
cioè: Luigi Michiel, Roberto Boldù, Antonio Fornoni, Angelo Papadopoli, Francesco
Donà Dalle Rose e Giacomo Ricco,... delegavo il conte Luigi Michiel ad assumere
le funzioni di podestà; dato che non era stato democraticamente eletto.
Naturalmente Ricasoli subito informato rispondeva con i ringraziamenti e col
suo disaccordo, tanto per cambiare:.. Prego ricordare essere dal governo designato
all'ufficio di podestà il conte Giovanni Battista Giustiniani, e ciò sempre
all'italiana in nome della democrazia. La nuova rappresentanza municipale
pubblicava il seguente avviso già bell'e preparato:
Cittadini!... noi... non esitiamo punto a seguire l'invito che ci fa il gen.
D.d. Revel di assumere temporaneamente la civica amministrazione... sarà nostra
cura rivolgerci a quella meta cui col mandato d'ogni buon cittadino (gli altri
sono cattivi cittadini) finora tendemmo, di mantenere cioè l'ordine pubblico,
di apparecchiare quant'è necessario all'esercizio per parte dei cittadini
dei loro diritti e di ricevere degnamente il nostro magnanimo re V. E., al
cui governo, quasi a lungamente vagheggiato compenso, va superbo di affidarsi
la Venezia, che grandi come le antiche glorie, ebbe le moderne sventure (italiane).
W il re, W l'Italia una!
Michiel, Boldù, Donà Dalle Rose, Fornoni, Papadopoli, Ricco.
W noi! W la commedia all'italiana! W i burattini di turno! W i traditori!
Come ripetutamente scritto e dimostrato, siamo nelle piena e provata illegalità!
Tutti hanno agito, compreso il nostro burattinaio, al di fuori ed oltre i
propri mandati, traditori compresi perché nominati da uno che non aveva il
potere giuridico per farlo. iova ricordare che il governo italiano non aveva
poteri al di fuori del regno d'Italia, che allora non comprendeva il Veneto,
ancor meno dopo la consegna formale di questo, fatta da parte di Leboeuf a
tre rappresentanti veneti e non italiani (avvenuta per di più solo a 2, quindi
già viziata come diremo), in quanto questa consegna era soggetta ad una precisa
condizione, sine qua non, stabilita dai trattati internazionali w dal trattato
di pace: il voto del referendum, fissato tra l'altro anche questo illegalmente,
come già scritto dal nostro eroe, per i giorni 21 e 22 ottobre ed il cui esito
fu proclamato con notevole ritardo, il 27, da un impostore piemontese, il
Tecchio, imposto da un governo straniero ancor prima dell'inizio della guerra,
nel maggio precedente! Il overno italiano non poteva legalmente ingerirsi
delle cose del Veneto e tanto meno comandarvi, funzione delegata ai francesi
e quindi ai municipi, regolarmente già eletti prima e già riconosciuti dagli
austriaci.
Ancor meno poteva farlo il nostro burattinaio, il cui compito era limitato,
come precisato dallo stesso e già citato (51) che riassumiamo a ricordo degli
ordini datigli e della doppiezza del governo di S.M.: compito accordarsi con
le autorità austriache per la consegna del Veneto, che gli austriaci invece,
per trattato di pace, dovevano consegnare ai francesi. Trattare il costo dei
materiali da guerra non trasportabili dagli stessi austriaci. Concertare con
i suoi pari, francese ed austriaco, il modo da attuarsi per lo sgombero delle
città e fortezze del Veneto. Quale mandato aveva per poter fare il burattinaio
politico, come dallo stesso illegalmente e ripetutamente fatto? Ovviamente
si trattava di ordini segreti, comunque illegali per truffare la buona fede
dei Veneti, degli austriaci e dei francesi, che il nostro generalone eseguì
alla perfezione, come dallo stesso scritto ed i fatti dimostrano!
Veneti
brava gente, polentoni, siete svegli
o dormite ancora? Via hanno truffato all'italiana la Vostra Libertà, la Vostra Patria, la Vostra Lingua,
la Vostra Storia, la
Vostra Giustizia e le Vostre Radici tentando si sostituirle
con quelle fasulle e mafiose italiote marxiste! Usque
tandem abuteri?
FARSA TRAGICA SECONDA
Voto con walzer finale (204): Alle ore 8 i 3 notabili (che invece erano 2,
[nota 1]) Il verbale fa apparire presente il dottor Emi-Kelder, che invece
era assente perché indisposto e firmò (?) il verbale posteriormente dalla
camera dl altro albergo, il Baviera) entrarono dal generale Leboeuf, il quale
rivolse loro la seguente allocuzione: "Messieurs!
Delégué par l'empereur Napoléon III pour recevoir des autorités
militaires autrichennes les forteresses e le terrotoire de la Vènétie,
il me reste a remettre entre vos mains les droits qui onl étè cedés à sa majesté
... par respect pour les droits del nationalités
et pour la dignité des peupèles, l'empereur a voulu laisser aux Vénitiens le soin da
manifester leur voeu. (206): Nous gènéral de division Leboeuf
et commissaire de S. M. en Vènétie; Vu le traité signé a Vienne le 24 aout
1866 entre S. M. l'empereur des francaise et l'empereur d'Autriche au sujet
de la Vénétie; Vua la remise qui nous a été faite de la dite Vènètie le 19
octobre 1866 par monsieur le général Moering, commisaire da S. M. l'empereur
d'Autriche en Vènétie; Declarons remettre la Vènétie à elle meme pour les
populations, maitresses de leurs destinéès puissent exprimer LIBREMENT par
le suffrage universel, leurs voeux au sujet de l'annexion de la Vénétie au
riyame d'Italie... firmarono il processo verbale: Leboeuf - Luigi conte Michiel
- Edoardo cav. De Betta - Emi-Kelder dott. Achille (assente perché indisposto)!
Tutti sapevano che si trattava di una doverosa e frettolosa farsa, della quale
si vergognavano e per la quale si ridussero da soli in una stanza d'albergo,
ad eccezione del rappresentante di Mantova che non sentendosi Veneto, preferiva
o non voleva umiliarsi, a fare il burattino del nostro plurimedagliato generale,
come fecero invece gli altri due, smaniosi di essere fatti senatori di cotanta
Italia. Cosa che ovviamente del resto non sembra sia avvenuta!
Noi continuiamo invece con la nostra
commedia all'italiana, completa delle 2 farse tragiche, riportandoVi sempre
lo scritto della nostra prima donna, che continua: (206-207): I 3 notabili
(pardon, 2) quindi si ritirarono: Emi-Kelder (che poi firmò, pare stando a
letto febbricitante alla presenza di non si sa chi, ma non quella del
commissario francese che solo poteva renderla valida, ma che non voleva, proprio
alla fine, prendersi anche il colera portato dalle truppe italiane): (163)...
la difficoltà maggiore... fu quella del colera ...; che ispirava grande paura
ai veneziani per l'ingresso delle nostre truppa... nella mia divisione destinata
ad entrare a Venezia... v'erano casi di colera, principalmente a Mirano, accantonamento
del 44 Rgt fanteria, (206): (Emi-Kelder) partì (trattandosi di un medico improvvisamente
guarito) per Mantova, De Betta per Verona, per preparare il plebiscito, mentre
Michiel andava presiedere allo innalzamento della bandiera nazionale, (tre
grandissime su tre, perché una non bastava, ma quell'unica dei Patrioti sventolò
libera sul campanile, ben 100 metri al di sopra) all'ingresso delle truppe
(che già c'erano) ed alla pubblicazione del manifesto del plebiscito (già
fissato per il 21 e 22 con decreto del 7 ottobre del re galantuomo, del tutto
illegale perché fissato dodici giorni prima per territori non ancora italiani
perché i trattati ne fissavano la competenza ai liberi municipi). Alle 8 e
mezzo (con puntualità tutta tedesca, il comandante della piazza) il generale
Alemann, montava in gondola alla riva di Piazza S. Marco per andare a bordo
del battello a vapore. Vi era molta gente. Tutti lo salutarono rispettosamente
e non pochi agitarono il fazzoletto ... (come si conviene con un nemico che
ha calpestato, violato, ecc.)... Il generale Lebouf partì l'indomani mattina,
recandosi alla ferrovia. Nessuno lo salutò. (come si conviene fare con un'amico
che, come pubblicò la Gazzetta di Venezia:
"Questa
mattina in una camera dell'albergo
Europa si è fatta la cessione del Veneto". Niente di più e
nessun'altra pubblicazione su tale soggetto, com'era stato predisposto. Così
si dimostra che la libertà italiana aveva portato con tutti gli altri notevoli
vantaggi, anche la libertà di stampa. (207): Poco prima delle 9, la guardia
nazionale faceva quadrato attorno alle 3 ntenne di Piazza S. Marco. Vi erano
convenuti il conte Michiel (che sfacchinata quella mattina, per guadagnarsi
il pane quotidiano!) con tutta la giunta, le principali autorità municipali
(?) e le poche governative giunte il giorno prima (e le molte segrete giunte
da mesi). V'ero anch'io col presidente Tecchio. 19 ottobre 1866, giorno
di lutto cittadino per la terza caduta TEMPORANEA della REPUBBLICA
SERENISSIMA DI VENEZIA.
(208): Allo scoccar delle 9, tra grandissime (3) bandiere italiane furono
issate sulle antenne. Non risulta che la guardia civica abbia fatto onore,
con la presentazione delle armi, risulta invece un nauseante scambio di telegrammi
a 3 (208). Ricasoli non perse tempo a scrivere le solite fregnaccie: (209):
Il governo del re saluta Venezia, mentre la bandiera italiana sventola a Piazza
S. Marco, simbolo di Venezia RESTITUITA all'Italia. Abbiamo già replicato
a questo falso sulla restituzione, non vogliamo ripeterci col burattinaio.
In barba a tutti i trattati firmati dall'Italia, l'occupazione del Veneto
(finalmente una vittoria sul campo, sul mare e sugli inermi) si concluse con
la farsa a Venezia, dove: (209): Dopo questa bella funzione il conte Michiel,
quale ff. di podestà, eletto dal nostro generalone, si recò, col popolo festante
come ai tempi delle vittorie della Serenissima, nella Basilica di S. Marco
per un solenne Te Deum di ringraziamento a Dio (pardonè: semo stai ciapai
dal boresso) mi pregava (in ginocchio, al posto del Te Deum) di fare entrare
le truppe regie in Venezia (dove si trovavano già) per cui ci recammo alla
stazione, ne' cui pressi erano già disposte le truppe della mia divisione.
(!)
DICHIARAZIONE DI VOTO. (Nulla: perché fatta in
territorio NON libero, ma occupato militarmente)
"DICHIARIAMO LA NOSTRA UNIONE AL REGNO D'ITALIA SOTTO IL GOVERNO MONARCHICO
COSTITUZIONALE DEL RE VITTORIO EMANUELE II E DE' SUOI SUCCESSORI"
Dal momento che non esiste più il regno d'Italia anche l'UNIONE IMPOSTA È
CESSATA e così pure il referendum, pur fasullo, si È AUTOANNULLATO. È da rifare.
Però sono necessarie garanzie internazionali, affinché non faccia la fine
di quello monarchia-repubblica, i cui risultati furono pubblicati dopo quasi
2 mesi di studi segreti! (Glasnost).
(212): Il voto doveva essere espresso con un sì o con un no, per mezzo di
un bollettino stampato, o manoscritto. Risultato (Vi preghiamo di non ridere,
perché è una cosa seria) (pagg. 224-225-226):... La somma di tutte queste
votazioni da in complesso: 641.757 sì; 69 (sic) no; 366 nulli. Questo risultato
fu proclamato dal gran verone del Palazzo Ducale verso la Piazzetta (dove
si tagliava la testa ai traditori)... dal presidente della corte d'appello
Tecchio (piemontese inviato appositamente qualche mese prima con tutto il
bagaglio di agitatori, commissari civile e servizi segreti, in nome della
dignità nazionale in barba ai trattati e agli austriaci, francesi e veneti,
con un ritardo di ben 5 giorni (il 27 mattina alle 8 e mezza) necessari per
rifare i risultati delle otto provincie venete e di Mantova. (all. 1 e 2).
Continua imperterrito il nostro regio commissario italiano con una per lui
singolare strana, anche se tardiva, ammissione delle verità, certamente sfuggitagli
dalla montagna della sua ipocrisia e nella foga della ricerca di scuse fasulle
e di pretesti, dovuti ad un tardivo dubbio, per cercar di convincere gli altri,
pur non essendo convinto egli stesso. (pag. 212): Il plebiscito non fu d'ostacolo
all'entrata immediata delle truppe regie ed all'introduzione delle leggi italiane.
La formula adottata spiccava sopra tutte le precedenti perché non era una
domanda che si faceva ai cittadini sul governo che volevano; era una dichiarazione
per sì o per no, che confermava il plebiscito precedente. Nulla quindi poteva
urtare la suscettibilità nazionale (italiana), né la continuità del diritto.
Balle! Per comprendere e quindi
respingere queste boriose e pretestuose affermazioni, unilaterali e gratuite,
occorre agli italiani almeno una laurea, specialmente in scienze sociali,
dei tempi moderni ed ancor più quella marxista di imminente futuro ed ancora
non sarebbe sufficiente, per noi Veneti invece, ignoranti e polentoni, è sufficiente
aver raggiunto la V° elementare o meglio la III°, quelle di una volta, quando
non esisteva la vendita dei cervelli all'ammasso e le maestre insegnavano
a leggere e scrivere la lingua veneta ed a raddoppiare le consonanti. Venezia
festeggiò le truppe vittoriose (214): In piazza c'era tanta gente, come ai
tempi dei più splendidi e pazzi carnevali. Infatti trattavasi di una pagliacciata
fars esca e come tale fu trattata, pensate che il nostro osa scrivere che
perfino nel palazzo quello sulle Zattere dell'austriaca principessa Clary,
che per amor di Venezia inneggia all'Italia. (el bon e el cativo, ghe xe da
par tuto ...) Il nostro continua sempre imperterrito per dimostrare, senza
che nessuno gliel'abbia chiesto, che (214) la dignità nazionale era rimasta
salva nell'affermazione della cessione del Veneto, si può anche dire non offesa
quella militare. Per lui truffare i Veneti, non onorare i trattati, vuol dire
salvare la dignità nazionale! Per lui Custoza non è più una disfatta, ma:
l'insuccesso di Custoza; di Lissa, meglio non parlarne, e così siamo arrivati
anche alla faccia tosta, ma la cosa non ci meraviglia dato che siamo abituati
nei tempi moderni a cose peggiori! Il nostro faloppa quindi ci fa capire,
insistendo, senza motivo e troppo sulla continuità del diritto, sulla dignità
nazionale e quella militare salvate, che in effetti anche per lui qualcosa
di sporco, di indegno, di vergognoso e di disonorevole era accaduto nella
cessione del Veneto. Non vale qui la pena di ricordare il modo su cui furono
fatti votare i pochi Veneti aventi diritto: scortati al seggio e controllati,
chi col fucile puntato alla schiena, chi ricattato da aguzzini italioti (ai
contadini del veronese dicevano: chi no vota, no pota ...), ai preti nelle
campagne era imposto di far votare come "voleva Dio e la Madonna ...); basti
pensare, inoltre, che su una popolazione di circa 2.800.000 abitanti, votarono
solo in circa 642.000.-!!!- Walzer finale sulla pelle degli inutili morti
e feriti d'ambo le parti di Custoza e Lissa.
(pagg. 243-244-245):.. Gli italiani onorificarono, ringraziarono e glorificarono
gli austriaci Moering, Tunkler, Kopfinger, che ricevettero la croce di grande
ufficiale dei santi Maurizio e Lazzaro, e tutti gli ufficiali austriaci delle
sottocommissioni ed ai 4 generali comandanti le piazze di Venezia, Verona,
Mantova e Peschiera cioè Alemann, Jacobs, Stankowich e Baltin. Così pure i
camorristi francesi Lebouf, col gran collare, D'Oincieu e Lanty. Gli austriaci
commendarono gli italiani, che ricevettero la croce di commendatore dell'ordine
di Leopoldo e furono: Pianell, Mezzacapo, Franzini; di cavaliere: Massari,
Genè, Grisi, Giovanetti, Rodini; commendatore dell'ordine di Francesco Giuseppe:
Gabet, Garner, Vimercati, Doix, Riccardi, Bonelli, Bocca, Migliara, e cavalieri
dello stesso ordine: Bosco, Castelbarco, Negrotto, Toretta, Facella, Sacchetti,
Della Seta e buon ultimo in nostro buon burattino Pellatis, forse unico non
italiano della banda, comandante F.F. la guardia civica di Venezia. I francesi
decorarono con la legion d'onore naturalmente il conte Federico Bosco di Ruffino,
perché fornitore della real casa, il conte Filippo Castelbarco Albani ed il
marchese Pierino Negrotto Cambiaso, entrambi semplici e nobili tenenti, sempre
per le predette forniture enologiche. Il nostro, dopo esser fuggito da Custoza
perché sorpreso dai lancieri Ulani-Trani, come confessato a pag 20 delle memorie,
nemici o ex nemici (onorevolmente o meno, dipende dal punto di vista del momento).
Dichiara di aver ricevuto dagli austriaci (248): ... il gran collare dell'ordine
di Leopoldo conferitomi dall'imperatore,...:" Croyez moi sur ma parole que
je ne dèsire jamais autre partner que vous, si les circonstances me portaient
à nouvelles affaires: Moering". Dai francesi: la fotografia di Leboeuf "avec
bien affectueux e firma, e la storia di Giulio Cesare, scritta dall'imperatore
Napoleone in persona con dedica:... a bien voulu vous dédier de sa main, quindi
tutti cornuti, beffati e felici, come dichiarato più volte e come dimostratoci
in tutto il libro di memorie dal nostro pluridecorato e pluricordonato e molto
onorato ed onorevole generale. Dagli italiani: la nomina a presidente della
camera e poi del senato, del nostro ineffabile burattino Sebastiano Tecchio,
ex ministro piemontese nominato appositamente ed illegalmente con premeditazione
presidente della corte d'appello di Venezia. Per truffare il plebiscito e
(247): la mia nomina a Ministro della guerra, il 10 aprile 1867 cioè entro
sei mesi, nonché lettere di soddisfazione e congratulazioni da parte di tutti
i capoccia, eccetto quelle del re, che non poteva abbassarsi per le troppe
decorazioni ricevute a S. Martino, a Custoza ed a Lissa, perché altrimenti
sarebbe caduto a terra. Ancora una volta tra tutti si distingue l'ormai nostro
Ricasoli (Bettino...) (249) col solito tasto dolente: ... mantenendo intatto
il decoro del governo e della nazione e l'autorità del governo facendola rispettata
ed efficace: "DOVE ANCORA NON SI POTEVA ESTENDERE ED ESERCITARE SE NON COI
MESSI MORALI", e così pure lui steso ipocritamente ammette, in un momento
di debolezza, le illegalità commesse, tra tante menzogne e pretesti. Visto
poi intatto l'onore del governo e della nazione, impiegò come mezzi morali:
l'ESERCITO D'OCCUPAZIONE DEL VENETO, I COMMISSARI CIVILI, i servizi segreti,
la corruzione dei funzionari locali, estromissione di quelli che non ci stavano
a divenire molto futuri senatori, ecc. ecc. come dal nostro generale abbondantemente
confessato sul suo onore nelle memorie! Veneti! Meditate ed imparate il nuovo
concetto di onore e di decoro, che del resto è rimasto ed applicato ai nostri
giorni e ricordate che con queste democratiche basi siete governati!
(252) DUNQUE SODDISFATTI E CONTENTI TUTTI! LO SIETE ANCHE VOI VENETI, TRUFFATI
DELLA VOSTRA SECOLARE LIBERTA'? SIETE FELICI E CONTENTI DI ESSERE CALPESTATI,
COME LO È STATA LA VOSTRA GLORIOSISSIMA BANDIERA DI S. MARCO IL 9 MAGGIO 1997?
Sembra di sì, visto come votate!!! Dov'è il Vostro grido di dolore contro
la corruzione, l'inefficienza e l'immoralità fatte costume, contro la mafia,
le tasse ingiuste ed oppressive (così non vi resta tempo per pensare), contro
l'imperversare della burocrazia, e servizi, e giustizia, e sanità, e strade,
e ferrovie, e poste, e telegrafo ecc. ecc. malfunzionanti, ed inefficienti,
dove il Cittadino anziché rispettato dall'autorità è trattato come essere
inferiore da sfruttare come ai tempi di Franceschiello Borbone o peggio è
rapinato o ammazzato per strada ed in casa, nel mentre i cosiddetti extracomunitari
sono liberi e protetti dai catto-comunisti-verdi pronti a spacciare, prostituire,
violentare, rapinare, ecc. ecc.?
Fino a quando abuserete della nostra pazienza, signori esponenti di uno stato
oppressore e tiranno ?
"QUOUSQUE TANDEM ABUTERE PATIENTIA NOSTRA?"
Questo tipo di Italia non la vogliamo! ll 19 ottobre
è giorno di lutto nazionale per i Veneti: Portatene un segno
nero!
DOCUMENTI: Tenendo conto che le votazioni per il cosiddetto
plebiscito si svolsero i giorni 21 e 22 ottobre 1866, che il detto plebiscito
fu annunciato dal Tecchio il giorno 27 ottobre successivo, si prega di osservare
le date dei documenti.
Dispaccio telegrafico inviato alla
città di Verona: Firenze, 16 ottobre. Alla rappresentanza Municipale di Verona.
A Verona, già impedimento in mani straniere
alla liberazione d'Italia, divenuta propugnacolo della nazione, nella
prima ora che la bandiera nazionale sventola sulle sue torri e la consola
delle antiche a tante volte deluse aspettazioni, manda felicitazioni ed augurii
il governo del Re. Il Presidente del Consiglio dei Ministri Ricasoli (quando mai Verona fu territorio italiano?
Di quali antiche e deluse attese deve
essere consolata? Mah!)
Atto di consegna Della Venezia alla Francia Venezia,
19 ottobre 1866. I Commissari sottoscritti, il generale Moering, com. dell'Ordine
della Corona di ferro, ecc. incaricato da S.M. l'imperatore d'Austria di rimettere
il regno Lombardo-Veneto all'imperatore dei francesi, per una parte, e il
generale di divisione Leboeuf, aiutante di campo dell'imperatore dei Francesi,
grand'ufficiale della Legione d'Onore, ecc. incaricato da S.M. l'imperatore
dei Francesi ad accettare, a suo nome la rimessa del detto regno, dall'altra
parte, essendo riuniti, e dopo essersi scambiati i loro pieni poteri che sono
risultati in buona e dovuta forma, hanno proceduto alla esecuzione degli articoli
1 e 4 del trattato firmato a Vienna il 24 agosto 1866, così concepiti: "art.
1 - Sua maestà l'imperatore d'Austria cede il regno Lombardo-Veneto a sua
maestà l'imperatore dei francesi, che lo accetta". "art. 4 - La rimessa effettiva
di possesso del regno Lombardo-Veneto da parte dei commissari austriaci ai
commissari francesi, avrà luogo dopo la conclusione dell'accordo concernente
l'evacuazione delle truppe e dopo che la pace sia stata firmata tra LL. MM.
l'imperatore Francesco Giuseppe e il re Vittorio Emanuele". In conseguenza,
il commissario austriaco, in nome di S.M. l'imperatore d'Austria, effettuata
rimessa all'imperatore dei francesi del regno Lombardo-Veneto, secondo le
clausole e condizioni enunciate negli articoli del suddetto trattato. Da parte
sua, il commissario francese riceve e accetta in nome di S.M. l'imperatore
dei francesi, la presente rimessa del detto regno Lombardo Veneto, secondo
le clausole e le condizioni summenzionate. Fatto in doppia spedizione, a Venezia
il 19 ottobre 1866. Il commissario di S.M. l'imperatore d'Austria di S.M.
l'imperatore dei francesi Ch Moering Leboeuf Erano presenti: Il barone Alemann
Il capitano di vascello Generale d'artiglieria J. De Surville. Con ciò è dimostrato
che il governo italiano c'entra solo come il due a briscola! La nostra libertà
fu giocata in un paio d'ore - la mattina del 19 ottobre del 1866, nelle camere
dell'albergo Regina - da 4 gatti: in una stanza gli austriaci consegnavano
il Lombardo-Veneto ai francesi, che i trattati da loro stessi voluti e sottoscritti
imponevano di "restituire il Veneto ai Veneti" (vedi lettera di Napoleone
III°); gli stessi francesi lo "giravano" ai piemontesi! Va rammentato, a questo
punto, che lo stesso Leboeuf - sollecitato dai piemontesi a farsi consegnare
il Veneto - telegrafò a Napoleone chiedendo istruzioni, e Napoleone su "consiglio"
di Costantino Nigra rispose laconicamente: "Consegnate"! In nemmeno un paio
d'ore il nostro gramo destino era segnato! Due giorni dopo avvennero le votazioni-farsa.
Avevano diritto al voto solo gli uomini che sapessero leggere e scrivere,
di provata fede italiota, che avessero un reddito superiore a 60mila fiorini,
che avessero i "titoli" (massoni, liberali, grandi proprietari terrieri, industriali
ecc. ecc.): cioè nemmeno il 20% della popolazione, e per di più in un territorio
posto sotto controllo e occupato militarmente! Rapportiamo la triste faccenda
nei termini attuali? Eccola: È come se un governo si presentasse, già bello
e pronto, alle Camere DUE GIORNI PRIMA DELLE ELEZIONI, per imporre le sua
volontà di legiferare e comandare! Democratico, no? È come se dalle dette
elezioni fossero escluse le donne, gli operai, gli impiegati, gli artigiani,
i piccoli commercianti, e tutti quelli che hanno un reddito da lavoro dipendente.
Anche questo democratico, vero? Specialmente se con un fucile puntato sulla
schiena!!! (E poi l'attuale savoiardo "re" degli italioti si lagna se non
può venire in Italia! In Italia non ci interessa: non assolutamente nel Veneto!
La "damnatio memoriae", per Noi Veneti, dovrà essere perpetua! Soprattutto
per la sua trista infamia di dichiarare suo figlio "principe di Venezia":
questo è un'ulteriore insulto per le Genti Venete!!!). Tutto ciò contribuì
a sollevare la collera e inasprire l'umiliazione di Giuseppe Mazzini che diceva
e scriveva apertamente che i Veneti non avrebbero dovuto soggiacere "alla
vergogna d'essere trasmessi come merce altrui all'Italia" ("Sapete la vita
che ci si minaccia?" aveva scritto l'apostolo, ancora in agosto, all'amico
Giu