Fuori programma Occhio indiscreto:
Gentili lettori, in un comunicato stampa, ricevuto sabato 25 aprile a titolo "25 Aprile: a Veltroni, a Teodori, e a..... dico." 
ci ha incuriosito, e colpito, il paragrafo che segue e lo pubblichiamo qu fuori programma. Segue Occhio indiscreto.
<"Colgo l'occasione odierna per inviare tre brevi ma fermi messaggi-testimonianza di una cittadina, anche pratica e attenta,
nel bene e nel male, a quanto ci circonda. Primo msg, a futura memoria: invito le varie "Voci" dei vari "Nuclei" per questa o quella 
ricostituzione e fondazione di Comitati clandestini e di nuovi partiti rivoluzionari per l'attuazione di piani e progetti elaborativi di, ecc. ecc., di astenersi dall'inviarmi "Comunicati" -puntualmente- solo nelle occasioni in cui sostengo con dichiarazioni a mezzo stampa idee e principi non graditi loro. Liberi di farlo, siamo in democrazia, nei momenti che credono ma, quei "Comunicati", se inviati a stretto giro di minuti da dichiarazioni o articoli su argomenti non graditi loro, suonano con tono diverso dal tono di comunicati stampa usualmente recapitati. Ciò lo scrivo, a futura memoria, di quanti mi leggono qua".>
Il comunicato era firmato Giuliana D'Olcese.
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Occhio indiscreto: Autonomia di mamma - il Delitto del Tricolore Distraiamo il "Popolo Sovrano".
l'Occhio indiscreto di Giornalisti inTrincea@ fa un giretto nel web alla ricerca di quali sono gli argomenti degli italiani. Di cosa si parla nei Forum on line? Per esempio:
 
Sul Forum Autogoverno@:
E sua mamma rispose: "No, non tu devi andartene! è l'Italia, che deve andarsene dalla nostra Terra!!"
Caro RRedini, sull'argomento "Guerra? Sì la vera guerra è a Venezia sul Processo a Napoleone, altro che in Iraq".
E sull'autonomia ha proprio ragione ma, come tu dici, -con tutte le sequele di puttanate che giornalmente vengono registrate in questo Stato disgraziato, possibile che nessuno ne tragga le ovvie estreme conseguenze e realizzi finalmente la necessità di distruggere e rifare daccapo lo Stato stesso? E io caro RRedini ti domando, ma come facciamo a rifarlo dalle fondamenta, con un autentico Federalismo, se destra e sinistra sono allacciate in tandem per impedircelo per l'eternità?
Quali speranze si possono nutrire con milioni di proteste e/o denunce? Nessuna. NE SSU NA!!!!!!!!!!!!!!
Sì, hai ragione, si guazza si guazza, ma non si nuota, per uscirne. O' cosa consigli tu allora? Giocosa Dal Pra. Pisa
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Cara Giocosa Dal Pra da Pisa, e io ti rispondo così:
Al figlio, che da mesi si batteva contro i mulini a vento della burocrazia per allargare l'attività di un esercizio commerciale
a Viareggio, e che disperato si proponeva di andarsene dalla zia imprenditrice svizzera, la madre replicò furiosa:
"No, non tu devi andartene! E' l'Italia, che deve andarsene dalla nostra terra!!". Eccolo, il miglior consiglio che si può suggerire. Scacciando l'Italia dalla nostra terra con tutto il suo ciarpame pseudo-storico-patriottardo, ma soprattutto col suo insopportabile inutile fardello burocratico, la nostra Terra esploderà libera di intraprendere col solo limite della fantasia della nostra gente. Il mondo, era lo scenario in cui i cittadini della Serenissima Repubblica di Lucca si muovevano a dorso di mulo e di cavallo, fondando nationes lucenses a Madrid e a Varsavia, a Londra e a Bruges come a Parigi a Lione a Ginevra e a Venezia, e a Palermo a Tunisi alle Baleari a S. Giovanni d'Acri; te l'immagini cosa combinerebbero oggi con gli aeroplani e con internet, e senza prefetti e senza tutta la messinscena massone-giacobina destro-sinistrorsa? No! Non te lo puoi immaginare, perché non t'immagini nemmeno cosa pulsasse dentro e fuori quelle possenti mura che i Lucchesi s'eran fatte senza chiedere niente, a nessuno, né alla regione, né allo stato, né alla UE; né ti puoi immaginare quale ritorno d'immagine e di fiducia e di sicurezza rappresentasse la Dominante per tutto il territorio della Repubblica, organizzato in Comuni e Vicarìe legati da un patto federale con la Città e liberi, liberi di organizzare ed eleggere le loro magistrature come liberamente stabilito nei loro Statuti. No! non te lo puoi immaginare, altrimenti non chiederesti consigli, ma saresti già impegnato in qualcosa di più concreto dei milioni di denunce e di proteste più sterili di un mulo castrato. Consiglio e, soprattutto, augurio, caloroso fervido pressante, e cordialità rredini.
E ancora sul Forum Autogoverno@:  L'ipocrita assenza dello Stato.
Caratterizzato da un legiferato pietismo, l'ipocrita assenza dello Stato si guarda bene dal provvedere alla sicurezza dei cittadini.
Si è ripetuto sulle rive del Piave l'ennesimo crimine dinamitardo che da molto tempo imperversa nel Veneto e in Friuli per opera
di un folle assetato di macabro protagonismo e indegno di essere accolto in un manicomio criminale.
Penso che in casi del genere si dovrebbe adottare una procedura straordinaria preceduta dal seguente radiodiffuso avvertimento
del Ministro degli Interni: se ti cogliamo sul fatto, previa asportazione dei tuoi organi destinati alla donazione, sarai impiccato senza processo. Sarebbe sbagliata questa sommaria decisione dello Stato?
Attendo risposte, cordialmente AdS.
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Il Delitto del Tricolore, gli inventori del Tricolore e qualche mistificazione.
Preciso che non è farina del mio sacco: me l'ha cortesemente passata il genovese Massimo Zamorani, autorevolissimo amante
di Storia Patria. Duecento anni fa, nel 1796, due giovani affrontarono la morte in difesa del Tricolore, ben prima quindi del 7gennaio del '97considerato data di nascita della bandiera nazionale. I due protomartiri si chiamavano LUIGI ZAMBONI e GIOVANNI BATTISTA DE ROLANDIS, bolognese il primo, astigiano il secondo, entrambi studenti universitari a Bologna ed entusiasti ammiratori di quella Carta dei Diritti dell'uomo scaturita dalla Rivoluzione Francese e alternativa liberale ed umana a quel governo pontificio che opprimeva la Emilia-Romagna. Il 14 novembre 1794, impazienti per il mancato arrivo della Armata Francese,
De Rolandis e Zamboni con una decina di seguaci decisero di far insorgere Bologna diffondendo un proclama e diffondendo coccarde biancorossoverdi. Il bianco e il rosso erano stati scelti perchè erano i colori delle città dei due promotori, Bologna e Asti. Il verde fu aggiunto perchè simbolo di speranza. Armati di due archibugi e qualche sciabolone arrugginito, i cospiratori avrebbero assalito il corpo di guardia del Palazzo Comunale e la città sarebbe insorta. Il romantico e ingenuo piano non ebbe neppure inizio perchè Andrea Cofano, uno degli insorti riferì tutto in confessione e il sacerdote si affrettò a denunciare peccato e peccatore al cardinal legato Giovanni Andrea Archetti.
Sottoposto a tortura, il Cofano rivelò i nomi dei promotori. Zamboni e De Rolandis, avvertiti, sconfinarono nel Granducato di Toscana ma vennero egualmente inseguiti e catturati illegalmente dagli sbirri pontifici. Furono sottoposti a supplizi atroci perchè rivelassero segreti inesistenti. Zamboni venne trovato impiccato nella sua cella. De Rolandis, condannato a morte, fu portato al patibolo il 23 aprile 1796, proprio quando Napoleone stava varcando le Alpi. Il boja evirò pubblicamente il giovane con un paio di tenaglie incandescenti, il cappellano gli amministrò i sacramenti e il carnefice gli passò il cappio al collo. Al momento dello strappo, la corda passò attraverso il capo del giovane scarnificandogli gote, naso e fronte lasciandolo così grondante di sangue, ma vivo. La folla invocava "grazia, grazia!" perchè era uso che in caso di mancata esecuzione il condannato venisse risparmiato. Infatti il carnefice, Giuseppe Scoglia, si rivolse verso il cardinal legato ma quello, impassibile, gli fece cenno di continuare. Ricollocò il cappio al collo di De Rolandis e gli montò con i piedi sulle spalle in modo che lo strangolamento andasse a...
buon fine. Così morì 1 dei 2 primi martiri del Tricolore.
La Domenica del 19 giugno del 1796, Napoleone entrò a Bologna: volle che alle spoglie di Zamboni e De Rolandis venissero tributate solenni onoranze e ordinò al cardinal legato di lasciare Bologna a scanso di fucilazione. Decretò la liberazione dei detenuti politici e nominò l'avvocato Antonio Aldini, già difensore del De Rolandis, ministro di Stato. Furono quest'ultimo e GIUSEPPE COMPAGNONI, insegnante del De Rolandis alla facoltà di teologia, a presentare il 7 gennaio 1797 il Tricolore a cento parlamentari riuniti nel Municipio di Reggio Emilia che ne sancirono la adozione quale bandiera del nuovo stato indipendente.
La coccarda di Giovanni De Rolandis, salvata da Angelo Brofferio, è tuttora custodita dal giornalista Ito De Rolandis, discendente del protomartire, nella casa di famiglia di Castell'Alfero ed è stata esibita per la prima volta ad Asti in occasione del bicentenario del supplizio di "Gio", morto a vent'anni per quei tre colori.
Le mistificazioni del Tricolore.
Mistificare la origine del Tricolore Italiano è oggi di moda: Ciampi lo fa risalire al 1802; Berlusconi lo tinteggia ora addirittura con sfumati colori. Lo "vuole" la U.E., dice, ma non è vero, stando alle stesse dichiarazie della "U.E".
E' perlomeno strano che la gloriosa Bandiera della Serenissima di Venezia non subisca modificazioni di sorta da oltre mille anni!
Per una verità non contaminata da un protagonismo alquanto ignorante, l'idea del verde al posto del blu francese fu suggerita già nel 1796 da alcuni giacobini a un Napoleone insaziabilmente bramoso di fagocitare e depredare succubi governi italici.
Ma fu realizzata l'anno successivo al Congresso di Reggio Emilia per una Legione Italica destinata a farsi massacrare sui campi di battaglia di mezza Europa per le mire egemoniche del grande Còrso. Nulla di "nostrano" quindi, se non immensi sacrifici e copioso sangue versato a favore di una potenza straniera. Ci sono perciò (quand'anche costipato fino tempi recenti dello stemma sabaudo) ben più nobili evocazioni patrie da perpetuare col Tricolore: le barricate di Milano, le imprese garibaldine nei due mondi, le 700mila scarpe al sole del '15'18, le etiopiche Adua ed Amba Alagi, gli obliati eroismi nel deserto libico e nelle steppe russe, quel sangue rappreso sui monti della Grecia, le bare di acciaio sepolte nei mari del mondo,
il Piave "sacro", gli eccidi nel Dodecaneso e nelle Jonie, le macabre esecuzioni asburgiche, le insensate fucilazioni non solo di Santa Maria La Longa,...E' infatti a quell'eroico e spesso dimenticato passato che si rivolge il mio riverente pensiero, con viva commozione, ogniqualvolta vede sfilare il Tricolore Italiano. Ringrazio per l'attenzione, Adalberto della Spezia.
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Distraiamo il "Popolo Sovrano": 38.000 i nuovi "tricolori" ordinati dal Goverrno:
Quanti euro sono per un opaco e incolore vessillo che, dovrebbe, sventolare da tutte le sedi istituzionali della Patria?
A cominciare dal Quirinale
, e finendo al liceo di mio figlio, grazie a dio, sventola il Tricolore di sempre.
E dire che ci sono tante cose serie da rifare il Italia e tanti modi di spendere i soldi pubblici per le pubbliche impellenti necessità. Anche questa del tricolore ci voleva..... Anonimo romano - Roma, 29 aprile 2003.
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From: Pierluigi de Piccoli - From: Ettore Beggiato - From: Pizzato Adalberto To: GiornalistiinTrinceaperlaStoria@egroups
che riceve e inoltra
La Storia, quella vera, trionfa sempre. 25 Aprile, 58 anni dopo.
25 Aprile, SAN MARCO, festa nazionale veneta, esponiamo dalle nostre case la Bandiera Veneta!
Alla ricerca di truffe e mistificazioni storiche
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La Storia, quella vera, trionfa sempre. 25 Aprile, 58 anni dopo.
Quando ero ragazzo chiesi al mio insegnate di storia cosa erano le foibe, mi rispose che erano delle fenditure nella roccia carsica in cui i nazisti ed i fascisti avevano gettato i corpi dei partigiani triestini dopo averli fucilati.
Alcuni parenti di mia madre che erano triestini mi raccontarono una versione completamente opposta. Allora avevo 14 anni e tutta la curiosità di quella età. Feci delle ricerche, in biblioteca, nei giornali dell'epoca, ricercai testimonianze nella mia città presso tutti i dalmati e i triestini che conoscevo. La verità era l'opposto di quanto il mio "insegnante" mi aveva detto. Gli anni sono passati ed ora la verità sugli eccidi delle foibe è incontestabile, fascisti, nazisti e poveri civili senza colpe erano state le vere vittime non i carnefici. Ho voluto portare questo esempio per ricordare che finalmente, dopo 58 anni, si comincia a parlare con cognizione di verità storica sul vero ruolo della "resistenza" in quel 25 aprile. Nulla si deve togliere agli antifascisti, hanno sicuramente avuto i loro meriti nella guerra di liberazione ma chi si è sempre arrogato tutti i meriti è stato un solo partito, il PCI e le sue "gloriose" brigate che per anni ci hanno propinato una montagna di menzogne. In una nazione non tutti la possono pensare allo stresso modo, è giusto ed umano; fascismo ed antifascismo fanno parte della nostra odierna democrazia nata dalla resistenza.
Ma quale è stato il vero ruolo della resistenza nella schiacciante vittoria degli alleati? Marginale, le divisioni alleate avrebbero vinto in ogni caso, certo ha fatto comodo avere degli oppositori all'interno dell'Italia spaccata in due, ma non fu certamente risolutivo.
Episodi come l'attentato di via Rasella servirono solamente ad accrescere l'odio verso l'invasore, ma dal punto di vista militare fu un'azione inutile che provocò più di 300 morti innocenti. Agli autori di quel gesto fu data una medaglia d'oro, a chi assassinò alle spalle un pover'uomo di 80 anni adesso vogliono dedicare una strada di Firenze. I fratelli Cervi furono assassinati dai nazi-fascisti ma dei fratelli Govoni non ne parla nessuno. Togliatti e i suoi complici volevano fare dell'Italia uno stato Sovietico ma, mi hiedo,
che differenza corre con la RSI che voleva l'Italia con i tedeschi?
Non vi era democrazia da nessuna delle due parti.
Ora, dopo mezzo secolo, si mette in discussione il ruolo dei partigiani nella "liberazione", io credo si faccia luce sulla vera storia.
La mia famiglia ha subito una drastica riduzione durante la guerra civile, 12 miei famigliari, tra cui mio fratello di 3 anni, sono stati assassinati nel 44 per il solo fatto di aver portato la camicia nera come milioni di altri Italiani.
Ebbene malgrado ciò credo che buona parte degli antifascisti fosse in buona fede, cosi come lo erano coloro che aderirono alla RSI. Concludendo, se questo 25 aprile lo si deve festeggiare, festeggiamolo pure, ma senza sepolcri imbiancati, senza "partigiani del'ultima ora". Il passato è passato e auguriamoci non ritorni più, non continuiamo a fomentare un odio che ci può solamente distruggere. La storia, quella vera, trionfa sempre, malgrado lo spreco di medaglie al valor "resistenziale". PL. de Piccoli.
From: "Ettore Beggiato" <beggiato@>
25 Aprile, SAN MARCO, festa nazionale veneta, esponiamo dalle nostre case la Bandiera Veneta!
Da sempre nei territorio della Serenissima Repubblica Veneta il giorno del 25 aprile si onora e si festeggia San Marco,
emblema religioso e politico della Repubblica Veneta fino al 1797, bandiera e simbolo del popolo veneto.
E' fondamentale riappropiarci della nostra identità, delle nostre feste, riscoprire l'orgoglio di sentirsi veneti e di sventolare gioiosamente la nostra bandiera, di esporla dalle nostre case: è l'unico modo per sconfiggere, o perlomeno attenuare gli effetti perversi di quella globalizzazione che sta mortificando culture, civiltà, lingue, costumi, identità diverse ma proprio per questo degne di essere rispettate, tutelate e valorizzate. Il tutto in un'ottica europea affinchè l'Europa dei banchieri diventi l'Europa dei popoli e delle regioni; un'Europa in grado si svolgere quel ruolo che la storia le assegna, ma che sventuratamente non riesce a interpretare con le conseguenze tragiche che abbiamo visto nella ex Jugoslavia e ora nell'Iraq.
Un'Europa che veda protagonisti bavaresi e catalani, scozzesi e sardi, bretoni e lituani, ma anche noi veneti.
Ettore Beggiato consigliere provincia di Vicenza presidente Liga Fronte Veneto.
Caro Beggiato, non ho una bandiera Veneta da esporre in onore di San Marco ma sicuramente non festeggerò
la "liberazione" in cui non credo. Una festa fatta di sole bandiere rosse non può essere una festa di "liberazione".
Festeggerò il 25 aprile in nome di quella identità nazionale che stanno cercando di soffocare con questa Europa anonima e fredda, ignorante e consumista. Questa Europa unita che di unito non ha nulla. Questa Europa che ci è stata imposta senza chiedere il nostro parere ma "rapinandoci" i soldi per crearla. Ben venga la festa Nazionale Veneta cosi come la festa del libero comune Bolognese, della Catalogna, delle Romagne. La festa di tutti quei popoli che non vogliono sentirsi rapinati della propria identità nazionale e culturale. Tutti fratelli nelle nostre gloriose diversità. PL. de Piccoli
From: Pizzato Adalberto Alla ricerca di truffe e mistificazioni storiche.
Fra truffe (vedi l'inafferrabile 709) e macabre mistificazioni del passato il passo è breve. Ci troviamo sempre di fronte ad assassini della Verità. Ce lo esemplifica autorevolmente il figlio diun Ufficiale Superiore massacrato assieme a oltre 9000 soldati a Cefalonia nel settembre1943 col suo bellissimo libro "La vera storia dell'eccidio di Cefalonia" autore Avv. Massimo Filippini, (via Liri 13 - 04100 Latina- tel 0773 622794 - massimofilippini@libero.it pagine 244, in4* avente per dedica: "a mio padre, caduto senza Croce per colpe altrui". Lo indico nel caso voleste contattarlo per agevolarlo a dare larga diffusione a quel reperto storico illustrato con foto d'epoca e ancora oggi "osteggiato" da molti partiti politici per la sua cruda verità. Cordialità da A. della Spezia.
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GiornalistiinTrinceaNotizieutili@egroups riceve da un giornale telematico e inoltra
ATTENTI AL SITO "FANTASMA" 709!!!!!!!!!! Una truffaldina vera estorsione circolante in internet
A proposito del.... sito "fantasma" 709.
Molti utenti hanno dichiarato per telefono a Radiocolori di essere stati gabbati dal sito fantasma" 709 del quale non si sono mai serviti o non volevano servirsi. Poichè le bollette da capogiro erano state emesse dalla Telecom, molti si sono rivolti alla Telecom,
ma ebbero solo evasive risposte e ingiunzioni di pagamento (more solito nello "stile" Telecom.....)
Spero che molti utenti ascoltino le "spiegazioni" di -Radiocolori - RAI 1- in onda tutti i giorni alle 12.30-13- sulle interferenze internet del 709, che appioppa tramite la Telecom bollette da capogiro. A Radiocolori si è parlato di rischio permanente 709, di un Daleo, responsabile Telecom, di enti di vigilanza e di garanzia, è intervenuta Donatella Pozzi da Torino, rivoltasi inutilmente più volte al 187, e con fax alla Telecom per avere il tabulato.... chiama e richiama, scrive e riscrive dal 25 marzo e non ottiene alcuna risposta, chiede inutilmente il codice di disabilitazione (per ben 4 volte) di 709 inutilmente. "Ci sono problemi per disattivare il 709" -rispondono alla fine-. "Le bollette sono gonfiate dal 709" -precisa la Telecom-... ma non posso farci niente!"
"Questi truffaldini intrallazzi -chiede Radiocolori- a quando risalgono?!" Inutili le denunce fatte alla Polizia Postale o al 187.
Da Avellino Domenico D'Andrea si lamenta della stessa cosa:.. il 187 dice che non è possibile disattivare il 709.
Poi il prof. Tampognano di Siracusa è in orbita da marzo 2000 per bollette gonfiate dal 709. Anche lui dice a Radiocolori che il 187 "non può farci niente"! Interviene un pezzo grosso della Telecom: "siamo molto..., dispiaciuti"! La disabilitazione gratuita non riesce (!!!!) a disabilitare il 709 ma è possibile, via Telecom, disabilitarla "a pagamento"!!!! Costo orientativo: 13.63 euro ma poi ha parlato di 4.34 euro di "canone bimestrale", per la disabilitazione. Si incorre però in attivazioni e disattivazioni... successive e alternate!!!!!. Poi prosegue: "Telecom sta... studiando il fenomeno da molto tempo... -da quando? chiede Radiocolori-....dal 1999, prima che saltasse fuori il 709. Ma allora?- chiede Radiocolori-... ci vuole "prevenzione", dice Telecom, andare per internet non è un giochetto da ragazzi.... ma Telecom, su richiesta, manda agli utenti rapinati un modulo da riempire per chiedere la disattivazione... a pagamento!. Poi entra in scena un avvocato e il commissario Malacorda. Si! dice; è possibile disabilitare... ma non in forma automatica e neppure permanente!!!! E non certo gratuitamente.
Ma il cliente... se vuole... può farlo. E qui si conclude la storiella tra reciproci battibecchi e interventi da azzeccagarbugli.
Poi interviene una certa Anna Marra che parla di... fisiologia e patologie internet precisando che Telecom si sobbarca... 25 milioni di utenti! La mia idea e il mio rimedio? Farsi dare dalla Telecom, volente o nolente, con le buone o  con le cattive l'indirizzo esatto di 709. (Se vuole lo rintraccia di certo, Telecom a chi li manda i soldi? Altrimenti dove vanno a finire?
E con quale diritto? Se li intasca lei?) Avuto quell'indirizzo, andarlo a trovare e scaricargli in testa sette colpi di pistola calibro nove lungo (non si sa mai!). Ma cosa fa lo Stato? Cosa fanno Enti e Associazioni varie a delinquere se non proteggere i farabutti? 
Non tengono forse il sacco ai ladri? Nel caso capitasse anche a voi avvertite della "faccenda" l'Autorità per la Informatica pubblica tallarita@alpa.it , l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - info@agcom.it , il Garante della Privacy Professor Rodotà garante@garanteprivacy.it  e la Polizia di internet polizia.comunicazioni@mininterno.it 
Cordiali saluti Adalberto della Spezia. 
Il giornale telematico ha effettuato una verifica chiamando il 187
ed ha chiesto se per caso la sua linea telefonica avesse mai avuto collegamenti con il "Sito fantasma" 709 e come può avvenire
di collegarsi inconsapevolmente ad un sito per il cui collegamento si paga sia il normale prezzo del traffico alla Telecom o ad altro proprio gestore telefonico, sia ad un altro gestore (motivo delle bollette da capogiro praticamente raddoppiate e spesso con tariffa di chiamata all'estero). Il 187, verificando il traffico di tre bimestri, non ha trovato alcun collegamento al 709 o ad altri tipi di siti a pagamento (perchè -ha spiegato- questi tipi di siti, non è solo il 709 ma ne esistono parecchi "in agguato", Telecom a richiesta degli utenti li individua dalla numerazione telefonica) e sono siti italiani e stranieri. Inoltre si tratta di siti particolari: pubblicitari, commerciali (fare molta attenzione a non collegarsi mai agli URL ed ai LINK contenuti nei vari messaggi spam di e-mail commerciali, pubblicitarie, erotiche, con offerta di studio di lingue straniere, vincita di viaggi premio, acquisti, vendite on line, suonerie, sms, cellulari, ai link dei "Remove", "Cancellami dalla lista", "Clik here for remove", "Se non vuoi ricevere ulteriori email Clicca qui" "Siamo a tua disposizione!" "Vuoi guadagnare stando seduto davanti al tuo pc?" "Ti regaliamo una occasione unica!", "Sei fortunato! Hai vinto un soggiorno all'estero!" ecc ecc che ricevete). Fidarsi solo dei Remove via e-mail non via link.
Attenti anche agli HOAX ("bufala informatica") vedi su http://www.fighters4web.com/pagine/testi/hoax.html 
E' consigliato di evitare i collegamenti sovracitati ma di prendere gli header dei messaggi di spamming, cercare su questi
il numero di ip con cui ha viaggiato il messaggio indesiderato e con questo trovare provider e relativi abbonati-mittenti sul sito
quindi inviare il tutto all'abuse del provider, (l'abuse lo trovate su questo sito), cui è abbonato il mittente evitando assolutamente contatti diretti sia con questo che con i link contenuti nell'e-mail ricevuta, aggiornare l'antivirus una volta la settimana ed evitare la linea ADSL.che è, in pratica, una porta sempre aperta ai maleintenzionati che vogliono entrare nel vostro pc allo scopo di prelevare dati, password, carte di credito ecc o di innestarvi virus informatici per impossessarsi di tutti i vostri dati, documenti, ecc ecc.
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il Miele di Paolo Mieli?: EMMA BONINO. , sponsorizziamo e promuoviamo la proposta di Mieli.
GiornalistiinTrincea@egroups e VirusilGiornaleonline http://www.virusilgiornaleonline.com accolgono entusiasticamente la proposta lanciata oggi da Paolo Mieli sulla sua rubrica del Corriere della Sera, riscritta qui di seguito solo in parte, in quanto ci è stato impossibile accedere alle rubriche del Corsera on line, assieme all'adesione dell'organizzazione promozionale di Giuliana D'Olcese e invitano trasversalmente tutti gli organi d'informazione a farla propria.
Ecco lo stralcio su Emma Bonino circa la risposta di Mieli ad un lettore assai critico sulla mancanza di proposte costruttive
da parte della politica italiana, sia dal centrodestra che dal centrosinistra, per il dopo Saddam e per la democrazia da costruire
in Iraq: "Forse lei è troppo severo.... ecc. rcc. - In questo silenzio spicca con maggior nettezza la battaglia dei radicali per l'instaurazione di un governo democratico in Iraq sotto l'egida dell'Onu: una battaglia colpevolmente ignorata dal mondo politico,
della maggioranza come dell'opposizione, con la pressochè unica eccezione del coraggioso e ostinato appoggio del direttore dell'Unità Furio Colombo. Ci sarebbe un modo per riscattarsi: promuovere la candidatura di Emma Bonino come responsabile degli interventi delle Nazioni Unite nell'Iraq postbellico. La Bonino ha tutti i titoli per svolgere al meglio questa missione.
Come combattivo Commissario europeo si è recata a Kabul nel 1997, quando dell'Afghanistan non parlava nessuno, per sfidare il regime talebano e denunciare le terribili vessazioni delle donne recluse nel burqa. Ora vive al Cairo, per imparare l'arabo
(bellissima la sua rassegna della stampa araba per <Radio Radicale>) e dar man forte agli intellettuali democratici egiziani perseguitati come Sa'd Al Deem Ibrahim.
Speriamo di vederla presto a Bagdad, con un ruolo impegnativo che ha dimostrato di aver strameritato."
   Rispondo con un Sì convinto e con grande speranza alla proposta di Paolo Mieli,
lancio un appello al Parlamento e promuovo una campagna di adesione on line tra i 34.000 indirizzi di posta elettronica dei Cittadini, Associazioni, Movimenti, Intellettuali, Giornalisti e Politici che aderirono a ricevere le news del Movimento per le Riforme che ho coordinato per anni come Giuliana Olcese. Questa campagna, ora, la promuovo legittimamente come -Azienda Informazione e Promozioni Giuliana D'Olcese - marchio iscritto alla Camera di Commercio. Molti auguri ad Emma Bonino,
a Paolo Mieli, ed una richiesta di adesione e di sostegno ai Direttori dei quotidiani Libero Vittorio Feltri e de l'Unità Furio Colombo che sanno sostenere sempre egregiamente e con coraggio le campagne democratiche e giuste.
Ringrazio GiornalistiinTrincea per l'ospitalità. Cordialmente e con fiduciosa speranza da Giuliana D'Olcese.
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C'è Rassegna, & Rassegna. Rassegniamoci.
Cordiali saluti GiornalistiinTrincea
Questa mattina -vittoria USA in Iraq- Bordin ha superato se stesso, la sua rassegna stampa un vero coup de teatre.
E' stato superbo. Inimitabili ed inarrivabili le vette di sottile, criptico sfottò e ironico divertimento che ci ha procurato, dopo una valle di lacrime, con le sue sottilissime, ma comprensibilissime frecciate (che però, grazie a dio, ed alla sua grande arte mediatica capiscono anche i cretini). 'A ciscuno il suo' sembrava dire il Massimo, Bordin, della comunicazione parlata nostrana che trasmette da Radio Radicale. Nel bene, e nel male, non ne ha risparmiato uno di colleghi, un colpo qua, un buffetto la', una carezza a dritta, uno schiaffone a manca, un'allusione quirinalesca a sinistra, un avvertimento a destra, un rimbrotto comico e divertito ai disobbedienti, un bon bon  e una ciliegina qua e la' tanto per non scoraggiare capi e capetti. E tanto altro sui rinomati e puntuti schermi di Radio Radicale. Caro Massimo, grazie. Grazie di esistere. C'è Rassegna, & Rassegna. Rassegniamoci.
Giannantonio Spotorno e Il Giornale di Milano.
Questa volta ce n'è una bella. Il Giornale di Milano ha deciso che la rubrica "Tipi Italiani" di domenica 13 aprile, sarà dedicata a me. In particolare, si accenna a un sommergibile che sto costruendo e col quale farò le vacanze quest'estate, nonché alla mia teoria su cosa sia l'Aldilà. Come non dirvi, domenica 13, di comprare il Giornale di Milano? ... e dato che ci sono, Buona Pasqua.
Giannantonio Spotorno. PS. Ho una lettera al "pacifista" e un'intervista tripla Follini, D'Antoni, Buttiglione da inserire su
w.spots.it 
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La "strana" guerra del sindacato
La Cgil è un sindacato davvero singolare, capace di clamorose e plateali manifestazioni del proprio pensiero in alcuni periodi storici e della più totale inerzia ed assenza in altri. Così nel giro di pochi anni la Cgil è rimasta silente dinanzi a riforme del mercato del lavoro (che toccavano anche la tutela dell’articolo 18 come nel caso dei lavoratori delle Cooperative, con provvedimento del governo di centro sinistra guidato da Giuliano Amato, ndr) per poi esplodere con toni e mezzi imponenti quando un altro governo, stavolta di centro destra e guidato da Silvio Berlusconi, si è permesso di proporre in via sperimentale ed in misura del tutto marginale la sostituzione della tutela dettata dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori con forme risarcitorie per il lavoratore indebitamente licenziato. Ma le competenze della Cgil sono senza confini ed anche su temi come la guerra si impone sulla scena nazionale agitando le piazze per portare avanti il proprio disegno. Così ci ritroviamo il suo segretario generale, Guglielmo Epifani, lanciarsi con grande disinvoltura nel gridare il suo “né con Bush né con Saddam”, ponendo sullo stesso piano un presidente democraticamente eletto dal popolo con un sanguinario dittatore autore delle più indicibili nefandezze. Ed Epifani argomenta la sua singolare equazione appellandosi alla necessità di essere coerenti tra quello che si pensa e quello che si dice, e tra quello che dici e quello che fai. Solo in questo modo il movimento per la pace potrà durare e divenire un punto di riferimento per l’agire politico e istituzionale. Epifani parla di “coerenza” e non si può che rispettare la posizione di chi decide di manifestare il proprio pensiero di rifiuto verso tutte le guerre. Ecco giustificati gli scioperi, ecco motivato l’ingresso prepotente di un sindacato nelle polemiche politiche tra gli schieramenti contrapposti. Ma quando Epifani parla di coerenza dovrebbe innanzitutto fare autocritica rammentando la posizione
di appena 4 anni fa del suo sindacato. All’epoca si svolse un’altra drammatica guerra preventiva, senza l’avallo dell’Onu, contro un dittatore non certo peggiore di quello iracheno. Epifani era il numero 2 della Cgil, e né lui né il suo “mitico” segretario Cofferati, si produssero in teorizzazioni lontanamente paragonabili a quelle di oggi. La guerra era quella contro la Serbia-Montenegro e cominciò il 24 marzo 1999. Mentre i bombardamenti proseguivano copiosi e senza sosta, la Cgil rimaneva indifferente cercando di coprire il proprio imbarazzo e rintuzzare la ribellione interna del segretario della Fiom del Piemonte, Cremaschi, che accusò i vertici del sindacato, a 2 mesi dall’inizio del conflitto, “di avere una posizione poco chiara ed esplicita”. Se non ci si sofferma sul lato comico della vicenda, visto che Cofferati fu sottoposto ad accuse simili a quelle che oggi lui stesso muove a Berlusconi,  davvero illuminante fu la risposta dello stesso Cofferati a Cremaschi: «Trovo improduttivo e pericoloso semplificare temi complessi, per loro natura e perché incidono sul sentire comune delle persone. Porta a uno schieramento che non aiuta a capire le ragioni di quello che sta accadendo e a trovare soluzioni. E’ giusto che un’organizzazione come la Cgil abbia una sua opinione sulla guerra, ma bisogna evitare tagli netti che non aiutano a nulla e nessuno». Presidente degli Stati Uniti era Bill Clinton e Cofferati ben si guardava dal collocarlo sullo stesso piano di un criminale come Milosevic e ben si guardava dal manifestare contro il governo D’Alema che sostenne l’intervento della Nato nel Kosovo.
Oggi il “coerente” Epifani non può non scendere in piazza per dichiarare il suo “né con Bush né con Saddam” e non può nemmeno trattenersi dal lanciare accuse al Governo che a questa guerra non partecipa direttamente. Non so a chi possano giovare questi toni e queste proteste, ma di sicuro non sono sinonimo di serietà e logica da parte di chi le mette in atto.
Paolo Carotenuto
redazione@legnostorto.com

Due vergogne nazionali e una soddisfazione. Una vergogna nazionale, con troppi precedenti GiornalistiinTrinceaperlaGiustizia@egroups riceve ed inoltra l'avvocato Vittorio Trupiano a GiornalistiinTrincea: "Caso Galasso: una vergogna nazionale"
Il 10 marzo 2003, una delegazione di Rifondazione comunista, con a capo il Senatore Tommaso Sodano, e della Lista Trupiano-Surace, rappresentata dall'avvocato Vittorio Trupiano, si è recata presso il carcere avellinese di Bellizzi Irpino.
La delegazione si è trattenuta con i detenuti dei diversi bracci del penitenziario irpino dai quali ha raccolto testimonianze, esigenze e disagi, come quella del detenuto Ciampa, privo di un occhio con ferita fresca e che attende da oltre due mesi di essere trasferito in struttura idonea ad essere curato onde evitare di perdere anche l'altro occhio. Ciò oltre alla condizine raccapricciante del detunuto Galasso anoressico, ridotto a circa 50 chili x 1,80 di altezza. Egli sopravvive solo grazie alle cure che gli prestano i suoi cinque compagni di cella che provvedono ad aiutarlo anche nell'espletare le sue esigenze fisiologiche. Questo quadro raccapricciante sembra estrapolato dal campo di concentramento di Birchenau. Per lui il Senatore Sodano circa due mesi fà ha presentato apposita interpellanza parlamentare al Ministro di Giustizia che non si è degnato di una risposta. Il percorso effettuato cella a cella ha evidenziato la drammatica situazione di tossicodipendenti ed extracomunitari. I tagli operati dalla manovra finanziaria a danno del comparto della giustizia, hanno peggiorato i disagi agli addetti ai lavori, personale sanitario in testa. Per il caso Galasso, autentica vergogna nazionale, si auspicano provvedimenti immediati atti a scongiurarne il decesso. La lista Trupiano-Surace con gli amici di Rifondazione intende visitare tutte le carceri italiane, per poi inviare dettagliato rapporto alla Corte Europea per la difesa dei diritti dell'uomo, e per avviare pacifice manifestazioni di protesta all'interno degli istituti penitenziari affinchè possa essere approvato quanto prima un provvedimento di amnistia generalizzato. Comunicazione di servizio: una soddisfazioneGiornalistiinTrincea ringraziano tutti coloro che hanno chiesto di ricevere la nostra news letter -e ci scusiamo per la non voluta irregolarità- in seguito alla recente pubblicazione su questa pagina del numero di soggetti diversi, tra stampa, media, movimenti, associazioni ecc., che ricevono le news. Cordiali saluti Il calvario di una laureata -di Stefania A.
Sono di una famiglia con scarse possibilità economiche, ma a scuola sono brava e decido di iscrivermi a Giurisprudenza.Mi laureo con buone votazioni e grandi soddisfazioni, ma ho urgente necessità di lavorare: mio padre è andato in pensione (al minimo) ed entrambi i miei genitori sono gravemente ammalati. Con sano realismo, non intraprendo la libera professione, -non posso permettermi ulteriori anni di gavetta (pratica professionale-esame di stato). Invio centinaia di curricula: niente. Nel frattempo vinco un concorso al ministero delle finanze, ma devo rinunciarvi: vengo destinata a Trento (io sono di Roma) e non posso lasciare senza assistenza i miei genitori. Partecipo al concorso a cattedre per l'insegnamento, e mi abilito con voti brillanti ed i complimenti della commissione. L'entusiasmo dura poco: quando mi reco al Provveditorato per avere informazioni mi fanno capire che, nonostante l'abilitazione e le buone votazioni, probabilmente non solo non mi verrà mai assegnata una cattedra, ma neanche una misera supplenza (prima di me verranno assunti i c.d. precari, che sono moltissimi). Inizio a frequentare (previa selezione scritta) un Master finanziato dalla Comunità Europea che sembra offrire importanti occasioni di tirocinio in primarie aziende italiane. Invece, mi insegnano solo qualche fesseria sulla comunicazione aziendale, senza l'ombra di uno stage o di un tirocinio. Decido di costruirmi da sola una professione: inizio la pratica professionale presso uno studio legale e partecipo all'esame di stato per diventare avvocato: bocciata (nonostante ore di studio e un corso di preparazione privato milionario, nonostante in ufficio sia parecchio efficiente e le cause da me istruite abbiano quasi sempre un buon esito). Cerco di capire. Alcuni colleghi mi svelano l'arcano: inutile studiare. A Roma l'esame non si passa perché gli avvocati sono già troppi. Chi è veramente motivato deve trasferirsi ed andare al sud. Tento provando con l'esame in una città del sud. Però ormai lo scandalo è scoppiato e per rendere più difficili i trasferimenti, viene stabilito l'obbligo di firma, ossia per poter sostenere l'esame in quella sede è necessario firmare su un registro 2 volte la settimana per 6 mesi (quindi mi tormento: che faccio lascio lo studio e lo stipendio e mi trasferisco; come potrò mantenermi senza stipendio)?. Penso che in questa situazione ci sia qualcosa di diabolico. Intanto il destino decide per me: lo studio perde il suo cliente più importante e decide di licenziare il personale. Io posso rimanere, ma senza stipendio. Ricomincio a mandare in giro il mio curriculum, con la sensazione di aver buttato via una vita. Nessuno può aiutarmi né offrirmi supporto. E' avvilente constatare che in Italia la classe politica non possieda un senso, sia pur minimo, di responsabilità nei confronti degli interessi generali del paese, al fine di tutelare la dignità di tutti i cittadini. Tutto è propaganda, i politici fanno solo propaganda: "sii imprenditore di te stesso", "abbandona l'idea del posto fisso" - certo tanto poi ci pensi tu ad impedirmi di accedere al mercato con esami truccati e sporchi (questo sarebbe il tanto decantato liberismo); poi c'è l'altra parte, la paladina dei miserabili, che ormai si è ridotta a tutelare gli interessi dei vecchi furbi - LE PENSIONI NON SI TOCCANO- e dei dipendenti pubblici scansafatiche- W L'ART.18 - senza rendersi conto che dietro agli slogan strumentalizzati dai più avidi e protetti, si nascondono situazioni di miseria ed umiliazione che neanche immagina. La battaglia di civiltà non parte dalla tutela dell'art.18, ma significa recuperare senso etico ed onestà intellettuale per operare quelle riforme veramente necessarie (riforma delle pensioni, del mercato del lavoro, dell'accesso alle professioni), riforme certo impopolari, poiché la persistenza dello status quo assicura a molti enormi privilegi, ma proprio per questo veramente progressiste. Stefania A. 

 GiornalisteinTrincea riceve e inoltra: - Ineccepibili "Spaventapasseri" Ineccepibili "Spaventapasseri" 1.                     "È UNA perfetta manovra di regime quella che ha precipitato in sole 24 ore la Rai da Paolo Mieli a Lucia Annunziata, a conferma che con Berlusconi a pensar male non si sbaglia mai." Esordisce sulla scena, e prologo di Rep Rep Rep su Lucia Annunziata neo Presidente RAI, quel simpaticone di omonimo dell'altro Curzio, -che però fu grande charmeur, estimatore e grande amante delle donne- colleghe e non colleghe. E il simpaticone, tanto per citarsi sempre tra loro, -prolississimo vezzo giornalistico che tracima da tempo da ogni foglio stampato che capita di leggere, peraltro girando subito pagina-, citando l'erede del Fondatore così rincuora e rincara la dose alla "stimatissima collega": "Se la RAI di Annunziata segnerà la conferma di Saccà e il rinvio delle questioni Biagi e Santoro alle calende greche, come pare, allora sarà davvero una Rai di "spaventapasseri". Ci chiediamo: Se la stimatissima collega spaventapasseri Annunziata, da sempre figlia della sinistra, fosse stata "commentata" per la nomina a Presidentessa dell'indimenticabile autarchico 'Film Luce', figlio della Lupa, la buonanima dell'altro Curzio cosa ne avrebbe scritto su 'Il Borghese'? Spaventapasseri di destra o di sinistra? This is the problem. Cara Lucia, sarai pure "spaventapasseri", e allora spaventali, spaventali, spaventali e auguri. Lucy dall'Ombra - red. VirusilGiornaleonline www.virusilgiornaleonline.com   Ineccepibili "Spaventapasseri" 2.                                                                                                                                     UEH!!!! LUCI' !, TANTI AUGURI AFFETTUOSI, OGGI NAPULE CANTA!!!  

Cara Lucia, te lo meritavi proprio. Braaaaaaavaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Spero che loro però meritino te.
Comincia subito a fare sentire il tuo equilibrio politico ed istituzionale -il Presidente RAI è carica istituzionale che segue regole istituzionali- equilibrio che hai sempre avuto, e la mancanza di stronzaggine che ti distingue, ma stronzaggine maxima, che in troppi hanno..... Carissima Luci', nu' cunsiglio: 'nun parla' maje e' denari, nun caccia' o te piglia' e' subbito a nisciuno primma de t'accomodà ngoppa a' la poltrona, fatte rispetta' pecchè mo' tu sì' n'istituzione ca ce rappresenti a tutti nuje ca' pavammo o' canone a chella schifezza e' RAI. Un caro abbraccio e nu' vaso affettuoso assaje assaje, auguri e a presto dalla tua conterranea Giuliana. -
Ineccepibili "Spaventapasseri" 3. Da Lettere a Libero: "Grande mobilitazione per la vostra iniziativa" <Sottoscrizione a favore Vedova Emanuele Preti.  Aderire alla vostra iniziativa è, oltre che un sincero gesto umanitario in favore di una famiglia duramente colpita per il sacrificio della vita di un padre di famiglia, anche un chiaro segnale di considerazione, stima e rispetto dei cittadini nei confronti delle Forze dell'Ordine che difendono la nostra sicurezza ed i nostri diritti di cittadinanza anche a prezzo della propria vita. Su questa vostra iniziativa auspico una grande mobilitazione e partecipazione, oltre che di noi comuni cittadini, anche di giornalisti e di parlamentari della maggioranza di Governo e dell'opposizione, a dare esempio e prova di quel pluralismo dell'informazione di cui tanto si predica ma purtroppo a senso unico. E' questa anche una occasione di dimostrare a tutti i cittadini che l'informazione italiana antepone l'etica ed il dovere professionale di formare l'opinione pubblica sollecitando la partecipazione attiva alle grandi campagne civiche ed alla costante consapevolezza che le Istituzioni, quali le Forze dell'Ordine Pubblico, sono e restano il nostro bene collettivo più prezioso e quindi da rispettare e difendere con qualche sacrificio. Non possiamo solo delegare o sperare nel "vicino di casa" che compia un gesto di generosità e di consapevolezza anche per chi resta indifferente, bensì farci ciascuno parte attiva e responsabile dei fatti di casa nostra. Amici giornalisti ed editori fate sì anche voi che si sappia che il popolo italiano è stretto attorno alle sue massime istituzioni per difendere la propria libertà, la Democrazia, il progresso sociale ed economico conquistati attraverso tante lotte e tanti lutti che il terrorismo vorrebbe vanificare. Giuliana D'Olcese. ----------------------------
Ineccepibili "Spaventapasseri" 4. 8 Marzo Anticoncordato: Richieste dello Sciopero Globale delle Donne -
Per l
'esproprio dei beni ecclesiastici, e per devolvere a madri e loro figli le ricchezze della chiesa. ---------------------------------
Come le donne sono il principale bersaglio della chiesa, così la chiesa deve essere il principale bersaglio delle donne.
Dopo la settimana anticoncordato -Roma, Campo dè Fiori, febbraio, abbiamo partecipate all'8 marzo anticoncordato, contro ogni ingerenza della chiesa nella politica e nella vita delle donne. La chiesa trae gran parte del suo potere temporale dalle tasse che
i cittadini sono costretti a versare nelle sue tasche. Sono migliaia di milioni di euro l'anno, costi in grado di far tremare le economie più forti. I finanziamenti devono andare ai bambini e alle madri più svantaggiate, non a finanziare le idee oscurantiste e antidemocratiche della chiesa. E' anche giusto che i tesori della chiesa tornino ai cittadini, perché le chiese sono state costruite con le tasse che il vaticano non ha mai pagato e che ha fatto pagare al popolo approfittando della debolezza, della superstizione
e dell'ipocrisia della gente. *Napoleone in Francia e Rattazzi* in Italia, per questi ed altri validi motivi, confiscarono buona parte del patrimonio ecclesiastico. I bambini, poiché non votano, hanno pochi diritti in Italia. Le donne, categoria vulnerabile legata ai bambini ed ai più deboli, sono il bersaglio della chiesa e di ogni religione maschilista. Tutti possono verificare e constatare che la chiesa è ostile alle donne: dalla caccia alle streghe ad oggi non è cambiato molto: i roghi sono stati sostituiti da armi moderne: I sensi di colpa, la miseria e l'esclusione sociale. La chiesa esclude le donne dalle proprie gerarchie; la sua politica sociale mira ad emarginare e discriminare le donne più vulnerabili, condannandole ed escludendole dai benefici del Welfare. La chiesa colpisce le donne che in modo più drammatico rappresentano la condizione femminile: le lesbiche, le prostitute, le madri single (divorziate, separate, nubili, vedove), le madri conviventi non sposate, le donne che devono abortire, le  zingare e tutte le madri non cattoliche. La chiesa, nonostante la sua falsa e ipocrita facciata "buonista", non solo le condanna moralmente, pur essendo vittime, ma impone la sua politica contro le donne impedendo la normale maturazione democratica del nostro Paese. La chiesa nega, in realtà, il principio di solidarietà. Ciò è dimostrato dal fatto che l'Italia, il Paese più cattolico del mondo, è anche il Paese meno progredito civilmente (rispetto ai Paesi occidentali): nessuna tutela economica certa per le madri povere, scarsi servizi, inosservanza dei Diritti Umani (i nostri servizi sociali sono stati pluri-condannati dal Tribunale di Strasburgo), scarso sviluppo dei Diritti riproduttivi e di pianificazione familiare. per capire il vero volto della chiesa, non occorre rivangare il passato (inquisizione, roghi di filosofi e libri, guerre di religione, immoralità, etc.) ma è sufficiente riflettere sul presente: la chiesa oggi è complice dello sterminio per fame, in quanto alimenta la sua principale causa, che è la mancanza di anticoncezionali e la conseguente esplosione demografica nei Paesi Poveri. La chiesa, diciamo la verità, non ama e non rispetta la vita e discetta di essa così come discute sul sesso degli angeli: in modo assolutamente privo di buon senso. la chiesa è favorevole alla pena di morte. La chiesa preferisce salvare un embrione microscopico, con un numero di cellule assai inferiore a quello di un pizzichino di sabbia, assolutamente privo di cellule cerebrali, piuttosto che salvare la vita dei 10 milioni di malati italiani che potrebbero beneficiare della clonazione terapeutica. La chiesa ci terrorizza ogni giorno cercando di farci tornare a morire sotto i ferri delle mammane, piuttosto che "sacrificare" embrioni di gelatina identici (a parte il DNA) agli altri embrioni del Regno Animale.
La chiesa preferisce farci morire sotto le botte dei nostri mariti piuttosto che lasciarci libere di divorziare.
Chi pensa invece che la chiesa voglia aiutare i poveri, deve leggere il libro di C. Hitchens "La posizione della Missionaria: teoria e pratica di Madre Teresa" (Minimum fax editore): "Uno dei cardini della dottrina di Madre Teresa di Calcutta è basato sul dolore fisico." La chiesa perpetua la sua ideologia discriminatoria e perbenista direttamente sui bambini fin dalla più tenera età attraverso la capillare penetrazione all'interno delle scuole pubbliche, che dovrebbero essere laiche ma lo sono solo di facciata, e con le migliaia di scuole cattoliche e oratori sovvenzionati, grazie alle nuove leggi, con i nostri soldi di contribuenti. La chiesa vuole renderci schiave dell'uomo moralmente ed economicamente sostenendo l'inferiorità delle donne, colpendo le più bisognose, favorendo il "divide et impera", innalzando un muro insormontabile tra donne "buone" e donne "cattive", tra donne e uomini e tra popoli di religione diversa. La chiesa ci priva dei più elementari Diritti Umani quali la proprietà dei nostri corpi e delle nostre vite. Il grado di civiltà di un Paese si misura attraverso il grado di emancipazione femminile. Allora diciamo: NO AL CONCORDATO TRA STATI E CHIESA, SI' ALLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLE DONNE - (in discussione sul sito: www.geocities.com/wia_italy  (per chiedere e commentare la Dichiarazione: tel. 06 - 53 76  390) * "Sommario della storia d'Italia dall'unità ai giorni nostri" * di Montanelli e Granzotto, Rizzoli, p.21.

Guerre and Carneficine Italiote - Le Streghe son tornate.
 
RICONOSCENZA
In Italia si fanno manifestazioni antiamericane e si bruciano bandiere a stelle e strisce.
A questo punto è doveroso ricordare le amare parole che il generale Clark aveva pronunciate durante una visita ad un cimitero militare americano in Italia, dove sono sepolti oltre 8000 -ottomila- soldati americani caduti nelle battaglie per liberare l'Italia dai tedeschi.
Il generale Clark: "Che cosa ha chiesto l'America all'Italia? Un pezzettino di terra per seppelire i suoi morti".
Romolo Ottone.
Guerre and Carneficine Italiote 1.
Bambini & Adolescenti affittansi
Bambini & Adolescenti affittansi è il caso di dire dello spettacolo visto e sentito all'Altare della Pace a Roma.
E' il caso di richiamare i veri italiani sulla folla di Bambini & Adolescenti ammaestrati che vociavano scompostamente e ridevano 
al cancello dell'Altare della Patria mentre altri dileggiavano chi era morto per la nostra Patria.
Questa sì una vera carneficina morale e delle coscienze. Lucy dall'Ombra - P.L. de Piccoli
Guerre and Carneficine Italiote 2. 
Continua la carneficina negli alberghi di lusso del ministro Castelli
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Un detenuto di 59 anni, Luigi Giusti, di Casal di Principe, che da tempo soffriva di una grave forma di diabete, aggravatasi fino a fargli perdere la vista ed a causargli piaghe, è morto il 21 marzo nel cercere di Poggioreale-Napoli dove era detenuto da alcuni mesi. In numerosi esposti e richieste dirette al magistrato di sorveglianza dai suoi difensori erano state evidenziate inutilmente le gravi condizioni di salute del detenuto. E' evidente che questa vita, al pari di tante altre, poteva essere certamente salvata con cure appropriate. Giusti non è morto di ictus o di infarto, bastava una dichiarazione del direttore sanitario attestante la sua incompatibilità col regime carcerario ed anche il magistrato di sorveglianza si sarebbe dovuto adeguare. Appena 7 giorni prima un altro decesso parimenti evitabile, Ciro Oliviero di Ercolano morto nel carcere di Secondigliano-Napoli a causa di un'urcera perforata. Ricordiamo che il diritto alla salute è costituzionalmente garantito. Questa è oramai un'altra guerra "sporca" che si combatte nella... civilissima Italia, una volta patria del diritto ed oggi fabbrica di peste, che si combatte nelle carceri italiane e napoletane in particolare, volutamente ignorata, o nella migliore delle ipotesi sottovalutata, dai grandi organi dell'informazione.
Trattasi di una vergogna senza fine per cui ritengo indispensabile una grande mobilitazione nazionale affinchè tutto ciò abbia a cessare quanto prima. Pena il divenirne involontariamente complici.
Avvocato Vittorio Trupiano.
Gli alberghi a 4 stelle del ministro Castelli.
Sono autentiche fabbriche di morte. Decessi per suicidi o per il diniego del diritto alla salute, costituzionalmente garantito, almeno sulla carta, stanno diventando la regola. Siamo appena riusciti a salvare la vita (forse) ad Umberto Galasso ricoverato presso l'ospedale S. Leonardo di Salerno in condizioni così pietose da provocare la sdegnata reazione dei medici di quel nosocomio, altrettanto (forse) abbiamo fatto per l'ergastolano Giacomo Giordano a favore del quale nel lontano ottobre del 2002 la magistratura di sorveglianza di a Napoli dispose "l'immediato ricovero presso apposita struttura sanitaria da effettuarsi con priorità assoluta" e che solo il 18 marzo '03 ha lasciato il carcere, dopo esposti alla Procura della Repubblica, infiniti solleciti ed addirittura un'interpellanza parlamentare del Senatore Sodano del P.R.C. che altrettanto aveva fatto per Galasso, che dobbiamo registrare altri 2 decessi nei lussuosi alberghi del ministro Castelli. Il primo riguarda Ciro Oliviero da tempo con l'ulcera e che è spirato dopo lenta agonia nel carcere di Secondigliano, aveva 33 anni, inchiesta in corso, Luigi Diana di S. Cipriano d'Aversa di 27 anni suicidatosi col gas nel carcere viterbese di Mammagialla. Al danno del mancato atto di clemenza (indulto, indultino, amnistia...) segue la beffa della morte dietro le sbarre. Questi sono solo 2 episodi (6 e 18 marzo 2003) di una sequela di suicidi e di morti molto sospette che da anni si registrano nelle carceri italiane.
Diritti umani? Solo sulla carta. Dignità del detenuto? Lo stesso! Tre giorni al massimo e non se parla più.
Coincidenze o crimini contro l'umanità consumati sull'altare della tolleranza zero e della certezza della pena?
avvocato Vittorio Trupiano.
Sospesa un Vergogna nazionale: Umberto Galasso finalmente in ospedale.
Dal 12 marzo ha lasciato il carcere di Bellizzi Irpino, essendo stato ricoverato presso l'ospedale civile S. Leonardo di Salerno, anche se vi è giunto quasi cadavere al punto da suscitare lo sdegno e la rabbia dei medici di quel nosocomio che ne hanno constatato la perdita quasi totale di potassio, al punto di essere vicinissimo ad un arresto cardiaco. Galasso, quindi, è stato letteralmente strappato alla morte. Ora un'indagine della Procura della Repubblica di Avellino dovrà chiarire i motivi del ritardato ricovero del detenuto anoressico e le personali responsabilità di chi, fino a qualche giorno prima, ancora si divertiva a dichiararlo sano e compatibile col regime carcerario. Ringrazio tutti gli organi d'informazione che mi hanno aiutato in questa lunga e difficile battaglia. E pensare che in un paese civile sarebbe bastata la sola visita (seria) di un medico del carcere irpino per farlo ricoverare e curare al di fuori dello stesso.Viceversa, ho dovuto mobilitare un Senatore della Repubblica, il mio stesso movimento politico e diversi organi d'informazione per vedere finalmente attuato uno dei principi cardine della carta costituzionale: il diritto alla salute. Avvocato Vittorio Trupiano presidente Lista Trupiano-Surace, difensore di Galasso Umberto. 
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Manifestazione pro USA
Cari deputati tutti, leggo oggi sul Giornale che siete divisi sulla minifestazione Pro Usa ma vorrei dirvi due parole che non poco
vi sconcerteranno: A) A noi elettori della CDL non ce ne frega niente se voi siete d'accordo o no sulla manifestazione, perchè se, Feltri, Ferrara e Rossella ci chiameranno, scenderemo in piazza anche senza di voi, anche perchè del vostro silenzio, delle vostre diatribe ne facciamo volentieri a meno. B) Non condividiamo per nulla il vostro comportamento ondivago e insincero verso i nostri AMICI AMERICANI. C) Non ci comprate più con le parole e con i fatti avete fatto poco o niente per i nostri alleati. D) Quello che oggi hanno scritto gli ispettori dell'ONU, sulla guerra, cioè che le colpe sono dei vari Schroder, Chirac, Putin e la Cina noi gente comune l'abbiamo pensato e capito già da molto tempo, detto e ridetto, solo voi per paura di inimicarvi, non si sa chi, avete pensato di mettere la testa sotto la sabbia. E) non hanno detto che la colpa è anche del VATICANO, che si è messo in prima fila per destabilizzare BUSH e l'AMERICA. Perciò le colpe sono anche sue, un pò di equilibrio era sicuramente un segno per tutti.
Ora tutta la sinistra prende il Papa come simbolo, ma se ci fosse da rivotare per l'aborto o per il divorzio???
Lo scaricherebbero subito. F) Perciò a noi non ce ne frega nulla se voi ci state o no, se venite o no alla manifestazione, se ci sarà noi ci andremo senza paura e tutti voi COMPARI DON ABBONDIO restatevene a casa, perchè prendereste dei fischi.
Per la RAI tv dove impera la sinistra ...... COMPLIMENTI Giusy Monti la Spezia.
Io ci sarò.
Un doveroso grazie per il grande contributo di sangue versato da tanti giovani Americani per liberare l'Italia, l'Europa, il Mondo intero dalle dittature NaziStalinFaciste, donando Libertà e Democrazia a tutti noi. Un doveroso grazie al mio parente Italoamericano di 20 anni arruolatosi nelle truppe americane, che non ho mai conosciuto perché è stato ucciso durante uno scontro a fuoco con le truppe Tedesche a Montecassino, credendo così di morire per la sua patria d'origine, senza pensare che quest'Italia tanto amata dai nostri emigranti non gli avrebbe dedicato neanche un piccolo pensiero e non gli avrebbe detto neanche grazie per il suo sacrificio. Mondo che ha dimenticato in fretta questi eroici ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per nulla. Grazie America.
Alessandro Delnoce 
Donna politica/ Onore al popolo angloamericano che sacrifica i suoi soldati per la libertà di tutti noi.
In Italia
, da destra a sinistra, regnano le vigliaccherie da Ponzio Pilato, che presto si ritorceranno contro di noi.
Onore al popolo americano che manda i suoi figli a morire per difendere anche la nostra libertà
Nel conformismo pacifista dilagante, gravemente enfatizzato dai media, sento il dovere morale di diffondere personalmente 
il messaggio contenuto nell'articolo allegato, in rete in Affari italiani. Questo messaggio ha il sostegno delle donne milanesi del Club DONNAPOLITICA.Ringrazio pubblicamente il direttore di Affari per aver avuto il coraggio di pubblicarlo integralmente.
Susanna Creperio Verratti 
"Siamo tutti antiamerikani"
Mentre i giovani americani e inglesi combattono in Iraq e si fanno ammazzare, i nostri signorini italiani ed europei manifestano per la pace e, danzando per le piazze, strillano slogan antigovernativi, come se la decisione di bombardare Bagdad sia il risultato della decisione improvvisa ed insana di due despoti pazziti, Bush e Blair. Conformismo della pubblica opinione e dei media, opportunismo dei politici, interessi economici e integralismo cattolico hanno rovesciato in modo diabolico la realtà facendo apparire vero il falso e falso il vero. Il tutto a vantaggio di Saddam Hussein, unico responsabile di fronte al suo popolo ed al mondo intero di ciò che sta accadendo, ora nella veste di difensore irriducibile del suo popolo minacciato dall’invasore. Sino a una settimana fa, tutti i politici e le diplomazie dei Paesi democratici hanno alacremente lavorato, a cominciare dagli anglo-americani, per trovare una soluzione ragionevole e moderata, controllata dagli organismi internazionali, alla politica di armamento del despota iracheno mai disposto a rispettare la risoluzione dell’ONU. Già all’indomani dell’11 settembre il Presidente Bush aveva dichiarato guerra al terrorismo internazionale e tutti i Paesi democratici, si unirono a lui definendosi "tutti americani". Forse non risultò subito chiaro, soprattutto a cattolici integralisti, comunisti e gollisti, nonostante le parole del Presidente americano risuonassero alte e forti, che la guerra contro il terrorismo sarebbe stata lunga e difficile, che avrebbe coinvolto e scoperto interessi nascosti, conflitti endemici, vecchie intese, equilibri precari. La questione palestinese risultò subito non prioritaria mentre emerse assi presto che uno dei fronti più caldi da combattere, oltre il regime afgano dei talebani, sarebbe stato quello iracheno. Da tempo, dal lontano 1991 si esigeva il disarmo delle armi micidiali, come stabilito dalle Nazioni Unite, da parte di Saddam Hussein. "Siamo tutti americani" continuavano a strillare giornalisti, direttori di testate, politici, intellettuali di destra e di sinistra, donne e uomini nelle piazze, colti da un’emotività sbraitata quanto ipocrita. "Siamo tutti antiamericani", urlano ora gli stessi, con uguale intensità emotiva  ma nascosti dallo slogan neutro e incolore del "vogliamo la pace", in realtà sbandierando insieme bandiere rosse e arcobaleno, nessun tricolore e ancor meno bandiere a stelle e strisce (ve le ricordate le bandierine americane anche sulle automobili e motociclette all’indomani dell’11 settembre?). Strillano nelle piazze, invase da migliaia di nullafacenti che sembrano ritrovarsi "spontaneamente" (in realtà ben organizzati con servizi di pullman che li portano da una parte all’altra del globo) per sputare ancora una volta sul simbolo sacro al popolo americano. La pace è un valore, è un bene. Non è un diritto, é una conquista. Come ogni conquista costa e occorre difenderla. La storia insegna che lunghi periodi di pace hanno fatto seguito a sanguinosi conflitti perché, come diceva Thomas Hobbes (perdonate la citazione ora poco trendy ma preferisco la cultura alla propaganda) "homo hominis lupus", l’uomo è un lupo per l’altro uomo in mancanza di regole condivise. E dunque è necessario lavorare nelle società democratiche e non, per produrre relazioni tra gli Stati rispettose dei diritti dei popoli in quanto davvero condivise dal rispetto dei diritti umani. Come avrebbero potuto gli Stati democratici esigere, se non con l’uso della forza sostenuto soprattutto dall’intervento angloamericanio, che Hitler rispettasse i diritti umani mentre gasava gli ebrei nei campi di sterminio? Come è possibile costringere ancora oggi un dittatore crudele che dispregia ogni accordo internazionale, a rispettare i trattati oltre che la dignità degli uomini e delle donne che affama ogni giorno? Ora mentre giovani americani e inglesi, donne e uomini, muoiono per garantire pace e benessere ai nostri signorini, mentre una sinistra irresponsabile soffia sul fuoco trasformandosi di nuovo in antiamericana, anticapitalista, anti-tutto e incredibilmente papista (Quale la differenza tra guerra in Kosovo e in Iraq, è stato chiesto in TV a un leader di sinistra.
Risposta: il Papa ha appoggiato la prima, non la seconda. Nessun accenno all’Onu che non voleva né questa né quella).
Mentre alla Casa delle Libertà manca il coraggio di dichiarare pubblicamente le ragioni del conflitto, in realtà vincolata ancora una volta da un principio costituzionale rigido e obsoleto. Vigliaccherie da Ponzio Pilato che presto si ritorceranno contro il nostro Paese, contro i nostri figli ai quali non abbiamo il coraggio di far leggere la realtà, incapaci come siamo di distinguere con l’uso del raziocinio il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto. Non credo che esistano guerre "giuste". Le categorie dell’etica e della religione non appartengono alla politica, o meglio possono in qualche caso ispirarla ma non condizionarne le scelte.
"Date a Cesare quel che è di Cesare", esigiamo dai politici che si prendano la responsabilità di scegliere per il bene di tutti e "diamo a Dio ciò che è di Dio" lasciando al Papa il compito di occuparsi delle coscienze nostrane ma anche estere.
Neppure credo sia il caso di parlare di legittimità o meno dell’intervento, agendo l’Iraq al di fuori delle regole internazionali stabilite dalle Nazioni Unite, da tutti rispettate. Non conosco neppure i motivi più nascosti delle diplomazie e i segreti delle intelligences. Sono soltanto convinta che la decisione presa da Bush e dal suo unico, vero, fedele alleato, Tony Blair, sia fondata e ragionevole. Mi unisco a quel 20% di elettorato americano e inglese che all’indomani della prima notte di bombardamenti su Bagdad ha scelto di stare con il suo Presidente, con il suo Premier, sostenendoli in un’ora così difficile, per il bene di tutti, spostando i consensi dal 50 al 70 %. Bush e Blair sono leader politici eletti dalla maggioranza del loro popolo e possono governare solo con il consenso. Il rispetto della volontà popolare nel mondo anglosassone è sacra, incisa a fuoco come sua prima legge fondamentale.
E’ la forza che sorregge le vere democrazie, é il senso profondo della rappresentanza politica. Saddam Hussein ha minato le zone di fuga intorno a Bagdad per impedire l’esodo della popolazione civile e utilizzarla come scudo umano intorno al  bunker in cui si nasconde. Esalta alla resistenza un popolo affamato e terrorizzato che chiede solo di poter sopravvivere, mentre aizza i suoi micidiali feddayn a tagliare la gola al nemico e a lanciarsi come bombe umane. Non è uno scontro di civiltà, è una guerra contro la barbarie di un Paese indecente, retto da un deposta che suscita vergogna ed orrore, a uno Stato che non ha ancora nessuna carta in regola per entrare a far parte davvero di una Società internazionale. Ma la storia del nuovo diritto dei popoli, come scrive il già dimenticato John Rawls, è ancora da scrivere come la ricostruzione di organismi internazionali capaci di rappresentare un mondo in rapida trasformazione.
Di tutto ciò occorre però tacere. O meglio, pochi sono in grado di parlarne. E preferiscono stare in silenzio per piccoli, squallidi interessi personali. O forse perché il silenzio degli eretici non ha colore né nazionalità. In realtà del popolo iracheno, quello vero, senza gli Aziz e i vari padri Benjamin, pare importi assai poco. O meglio lo si vuole in pace sotto la scure del boia.
Onore e gloria al popolo angloamericano che ha il coraggio di sacrificare i suoi soldati per la libertà e la sicurezza di tutti noi.
Saddam: "Venga a prendere un tè da noi"
 
 Riceviamo dal Professor Luigi De Marchi -direttore Istituto di Psicologia Umanistica esistenziale-, presidente Società Italiana
di psicologia Politica, l'editoriale andato oggi in onda su Radio Radicale. 
Un giornalismo complice del terrorismo?                         
Fin dal 1927 Julien Benda, col suo famoso libro “Il tradimento dei chierici”, segnalò la tendenza di molti intellettuali e giornalisti
a fraternizzare con i nemici della liberaldemocrazia. Benda si riferiva in quella sua opera alla complicità, diffusa in certi ambienti intellettuali, col nascente nazifascismo europeo.
    Da allora il fenomeno, mentre si è ristretto a destra (anche per la sconfitta dei padrini nazifascisti), si è esteso smisuratamente a sinistra, spingendo migliaia di intellettuali e giornalisti molto “progressisti” ad ostentare la loro simpatia prima per le dittature sanguinarie di Stalin e di Mao e ora per il fanatismo anche più sanguinario delle dittature islamiche.
In alcuni intellettuali, tra cui brillano gli ingegni del francese Roger Garaudy e dell’italiano Alberto Asor Rosa, questa parabola dai fervori filostalinisti ai fervori filoislamisti è stata percorsa nell’arco stesso della loro vita, mentre per altri essa è stata divisa, come
in una corsa a staffetta, tra due generazioni: quella dei togliattiani DOC e quella dei dalemiani DOC. Ma la stella polare, in questa navigazione ideologicamente erratica, è stata sempre la stessa: la puntuale simpatia, anzi l’ammirazione malcelata, per i nemici dell’Occidente liberaldemocratico, al quale peraltro sono rimasti tutti incrollabilmente incollati alternando nei suoi confronti, come ragazze anoressiche, la voracità consumistica al vomito moralistico.
    Secondo me, comunque, il fenomeno è particolarmente vistoso tra i giornalisti, anche per via della loro grande e quotidiana esposizione professionale, ed ha assunto un carattere semplicemente disgustoso da quando le dirigenze dogmatiche islamiche hanno prodotto i loro frutti più fetidi e velenosi: il fanatismo e il terrorismo. Fin dai tempi della guerra afgana ed ormai ogni giorno nelle corrispondenze dall’Irak, i terroristi sono ribattezzati con rispetto e ammirazione guerriglieri o partigiani, avallando implicitamente il paragone ripugnante tracciato da un leader islamico italiano tra Garibaldi, combattente coraggioso e cavalleresco, e Osama Bin Laden, cinico terrorista che, ben nascosto, fa ammazzare civili inermi, a tradimento e a migliaia.
Questi fanatici islamici (cui dobbiano la parola stessa “assassino”, poiché “hashashin” erano detti già nel ‘500 i loro antenati imbottiti di hashish che sgozzavano gli infedeli o gli eretici) vanno ormai moltiplicando il numero e l’efferatezza dei loro crimini.
  E’ prassi ormai generalizzata e ostentata, tra loro, quella di andare incontro agli americani con le mani alzate e facendosi scudo dei bambini per poi, arrivati a pochi metri dai soldati che, in buona fede, li accolgono come  profughi da aiutare, estrarre armi e granate dai caffettani e sterminare quei militari colpevoli di aver salvato nei loro cuori, anche in guerra, un po’ di umanità e compassione.
   Ed altrettanto comune è, tra questi eroi di cartapesta, sparare alla folla dei loro connazionali affamati e terrorizzati che tentano
di fuggire dalle città ove essi si sono asserragliati. Perché tanta ferocia?
   Elementare Watson: perché quegli stessi eroi di cartapesta hanno deciso non solo di rinchiudersi nei quartieri più popolosi delle città per farsi scudo della gente inerme ma anche di sterminare questa gente se cerca di salvarsi dall’inferno di fuoco che essi hanno voluto imprigionarla per farsene scudo. Così gli eroi di cartapesta possono, con tipica doppiezza levantina, sia nascondersi ai nemici dietro i corpi delle donne e dei bambini, sia denunciare la barbarie degli angloamericani quando qualche bomba o missile cade sui civili. Ed anche i casi singoli narrano di comportamenti ugualmente odiosi. Così il kamikaze del taxi che ha recentemente ucciso cinque marines prima invocando il loro aiuto e poi facendosi esplodere quando gli si sono avvicinati per aiutarlo, è stato subito proclamato martire (quelli cristiani si facevano uccidere dagli infedeli, questi qui gl’infedeli li ammazzano a man salva e in modo fraudolento) mentre il Vice Presidente dell’Irak elargiva sontuose ricompense ai familiari e annunciava che altre migliaia di kamikaze sono pronti ad imitarlo. Infine, con cinismo ripu-gnante il regime ha comunicato che una ragazza colpevole di aver salutato le truppe americane con un gesto della mano è stata subito arrestata e impiccata dagli scherani del tiranno.
   Ma come  pensate che i nostri giornalisti, salvo rare eccezioni, abbiano raccontato questi comportamenti orripilanti del regime irakeno e dei suoi seguaci sanguinari, che calpestano ogni elementare principio di lealtà e di umanità? Quegli stessi giornalisti che descrivono con indignazione ogni errore dei bombardieri o dei soldati angloamericani raccontano con malcelata ammirazione le prodezze degli eroi di cartapesta contro i civili inermi e i soldati compassionevoli o, nel migliore dei casi, sorvolano sulle connotazioni ignobili di quelle prodezze. E ultimamente un giornalista entrato clandestinamente con sei colleghi a Bassora, arrestato e poi rilasciato dai militari irakeni a Bagdad dichiarava: “Siamo stati trattati con molti riguardi e certo molto meglio di come sono trattati i clandestini in Italia”: tanto che m’è venuta voglia di dirgli “E allora, andiamo tutti a Bassora”, parafrasando la famosa risposta di Alberto Sordi al vetturino che gli magnificava la vita mondana di Velletri, un paese dei Castelli Romani:
“E allora, annamo tutti a Velletri…” Né sembrava sfiorarlo il sospetto che un regime pronto a farsi scudo dei propri cittadini ed a mitragliare i propri profughi riservasse tanta squisita cortesia solo agli utili idioti, come gli stalinisti amavano chiamare i loro intellettualetti fiancheggiatori.
    “C’è del marcio in Danimarca”, diceva Amleto. E, come nel Castello di Elsinore, è mia impressione che in Italia il marcio si annidi soprattutto tra gli intellettuali corti-giani che, come Polonio, sanno sempre compiacere ai loro padrini e padroni. “Vedi quella nuvola, Polonio?” domandava Amleto. “Non ti sembra molto simile a un cammello?”. “Ma certo, Monsignore -rispondeva pronto Polonio- pare proprio un cammello”. “O non piuttosto una donnola?” lo incalzava Amleto. “Per la santa messa, è davvero il ritratto di una donnola”. “No, no ! -ribatteva Amleto- Ora ho capito che invece è una balena”.
E Polonio docilmente: “Ma certo Monsignore: un’autentica balena”. 
Come Polonio, molti nostri giornalisti di successo modulano da sempre le loro analisi e le loro sintesi della realtà sulle mode del momento, volta a volta clericali o progressiste, liberiste o stataliste, marxiste o islamiste. Ma oggi, coll’avanzata del fanatismo islamico più sanguinario, ripugnante e sleale, il loro gioco si fa troppo scellerato e pericoloso. E va denunciato. 
Luigi De Marchi.
 
da "Ettore Beggiato" beggiato@ consigliere Provincia di Vicenza Presidente Liga Fronte Veneto
L'Italia è uno stato a sovranità limitata. E lo si scopre adesso???
C O M U N I C A T O   S T A M P A
L'Italia è un stato a sovranità limitata. Da sempre.
E' sconcertante che lo si scopra solo in questi giorni, dopo la partenza dalla Caserma Ederle di Vicenza dei parà americani.
La sinistra strilla come non mai, Berlusconi va da Ciampi e ci sono milioni di creature candide come "Alice nel paese delle meraviglie" che scoprono improvvisamente che nell'espressione geografica chiamata "Italia" ci sono vere e proprie "enclave" che sfuggono al controllo del governo italiano. Perchè non c'è solo la Caserma Ederle; a pochi chilometri da Vicenza, a Longare, c'è una base scavata nella roccia, chiamata in codice "Site Pluto" dove fino a qualche anno fa venivano custodite testate atomiche. Ma oltre a Longare nel solo Veneto ci sono decine di basi di "paternità incerta": da Affi (Vr) a Bagnoli di Sopra (Pd), dal Monte Calvarina (Vr) a Galzignano (Pd), da Ceggia (Ve) a Zelo (Ro) e l'elenco potrebbe continuare. 
Che bandiera sventola, su queste basi? Il tricolore italiano o la bandiera americana??
Di sicuro non sventola la nostra bandiera, il leone di San Marco, di sicuro si tratta di territorio veneto sottratto al controllo del popolo veneto e delle istituzioni venete liberamente e democraticamente elette. Di sicuro nessuno ha mai chiesto il permesso ai Veneti di occupare il loro territorio e asservirlo a logiche (americane o italiane) che non sempre coincidono con gli interessi veneti.
Ettore Beggiato consigliere Provincia di Vicenza Presidente Liga Fronte Veneto.
 
"Vai ONU, piatto ricco mi ci ficco!" <e altri fatti
Condoleeza Rice ha annunciato Urbi et Orbi:
"Gli USA intendono tenere per chi ha dato la propria vita e il proprio sangue -per sè e per i propri alleati militari- 
la guida del processo di ricostruzione politica dell'Iraq".
Certo, come dare torto al "Falco" Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca quando abbiamo visto con pena infinita, e costernazione, bruciare le bandiere a stelle e strisce, sparare ortaggi, sputi, ingiurie, e pallottole, contro le finestre
di chi le espone? Come darle torto quando abbiamo visto e letto le giravolte francesi, tedesche ecc, gli ambigui comportamenti
di Putin, della Cina e le dichiarazioni di certi presidenti nostrani? Come darle torto quando vediamo un simbolo inalberato a "bandiera" della Pace divenire via via nelle piazze un vessillo di guerriglie urbane, e di politiche di parte, preso a prestito dalla demagogia politica e perfino da certo terrorismo piazzaiolo? Come darle torto quando vediamo e sentiamo la falsa informazione avvelenante ed imparziale che ci viene propinata attraverso telegiornali e carta stampata?
Ora, però, tutti col "Vai ONU, piatto ricco mi ci ficco!" GiornalistiinTrincea.
Sia chiaro,
noi siamo al 100 x 100 con gli americani ma riusciamo a vedere le cose come realmente sono.
Quando la Germania nazista stava tentando di conquistare il mondo gli alleati intervennero per impedirlo. Gli ideali di libertà, di democrazia, di libero pensiero erano la "facciata" di una operazione economica. Duro da credere ma reale. Noi europei dobbiamo molto all'America ma non dobbiamo mai dimenticare che "l'ideale" di libertà era si importante ma non era la molla principale.
Le falsità e le ipocrisie che ci sono state somministrate dal 45 in avanti dai nostri "resistenti" erano a copertura di un altra nazione che aveva gli stessi scopi degli alleati: la Russia di Stalin.
Togliatti lavorava per l'URSS cosi come De Gasperi lavorava per gli USA.
Ribadiamo: noi siamo con l'America cosi come saremo sempre con coloro che combattono "i nuovi barbari" che vogliono farci ritornare indietro di 1.500 anni e seppellire la nostra cultura dietro ad un chador. Dobbiamo guardare alla realtà senza cercare scusanti ideologiche che sono puri e semplici "voli Pindarici". Ben vengano gli Americani e vincano, speriamo in fretta, gli iconoclasti barbuti, se tutto questo è più mosso da interessi economici che da ideali ha poca importanza, l'importante è che nessuno venga in casa nostra ad imporci la sua "civiltà" con spocchia ed arroganza, coadiuvato dai "compagnucci della parrocchietta" che non sono per nulla diversi dagli "aggressori" amerikani.
PL. de Piccoli & Figallo.
Una legge per i condannati a morte.
Dopo il Senato, la Camera belga ha approvato la legge per le ricerche sugli embrioni umani in vitro e la clonazione terapeutica:
80 voti contro 26 (e altrettante astensioni). La legge vieta la clonazione umana riproduttiva e l'uso di embrioni a fini commerciali. 
Una nuova prospettiva in Europa per una delle punte avanzate della ricerca scientifica con l'uso delle cellule staminali embrionali. Dopo la Gran Bretagna e alcune comunità autonome della Spagna, la speranza oggi passa anche dal Belgio.
Ed è la speranza per i malati di Sla, di Alzheimer, e altre malattie incurabili dove la medicina si limita al mantenimento su un percorso irreversibile di morte. Il voto alla Camera del Belgio è contemporaneo a quello dell'Italia, che ha bandito ogni ricerca sulle cellule staminali embrionali (la finalità della clonazione -riproduttiva e terapeutica- è esclusa da ogni brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche). Due Camere, due Paesi, entrambi dell'Ue, ed entrambi confermano che, sulle cose che hanno un valore estremo, la visione d'insieme è assente. Deprecare la mancanza di unità nell'Ue? In senso politico/teorico potrebbe essere così, ma nella pratica .. meno male che esistono queste differenze, perchè se l'uniformazione dovesse essere al livello oscurantista italiano
(e in Italia, dato il condizionamento della Chiesa romana, non potrebbe essere altrimenti), anche la nostra speranza ne avrebbe un colpo. Inoltre, sembra non lontana la possibilità che il "turismo sanitario" non continui ad essere tale, e che da "turismo" si trasformi in diritto. La decisione di un malato su dove farsi curare è uno degli obiettivi che i ministri della Sanità dei Paesi dell'Ue si sono dati. E avere Paesi come il Belgio all'avanguardia, fa gioco alla speranza di coloro che le nostre leggi hanno condannato a morte. Vincenzo Donvito, presidente Aduc. X informazioni scrivi a aduc.it@aduc.it 
Le "morti accidentali" nelle carceri italiane. Il caso di Luigi Giusti.
Luigi Giusti, 58 anni, sofferente di gravi patologie pericolose alla sua sopravvivenza (diabete elevato e produttivo di danni irreparabili al sistema arterioso: cecità, accidenti cardiovascolari agli arti) il 3 dicembre '02 veniva arrestato e condotto nelle carceri di Napoli Poggioreale. Le iniziali richieste da parte della difesa -dall'acquisizione della cartella clinica ad accertamenti sullo stato di salute- non hanno mai avuto risposta. Il 21 febbraio '03, a seguito di una nuova istanza di revoca della custodia cautelare per le gravi condizioni di salute, il GIP -a seguito del parere contrario del PM- la rigettava senza esprimersi sulla richiesta della cartella clinica e sul venir meno delle esigenze cautelari per gravi motivi di salute. Il 17 marzo, riferito ad uno dei difensori, l'autorità penitenziaria inviava un fax urgente al GIP segnalando l'aggravarsi delle condizioni e richiedendo urgente trasferimento all'Ospedale Cardarelli di Napoli (richiesta inevasa). Nella notte tra il 20 e 21 marzo il detenuto accusa dolori lancinanti al petto cade dal letto e viene accompagnato sulle spalle dal figlio Ottavio, anch'egli detenuto, all'infermeria del carcere; visitato dal personale sanitario Luigi Giusti veniva fatto rientrare in cella dove, dopo un paio d'ore cadeva in fin di vita, forse già deceduto veniva trasportato all'Ospedale Loreto Mare. Probabilmente Luigi Giusti non verrà classificato - come tanti altri - tra i deceduti in carcere, così da non appesantire le tristi statistiche frutto di un ambiente che -a termini di legge- non ha i requisiti minimi di abitabilità e a cui spesso si aggiunge, come in questo caso, la falce della mala-sanità e della mala-giustizia. Per quanto l'UE tenti di "non vedere, non sentire e non parlare", è necessario che prenda iniziative in merito alla tutela e difesa elaborando un atto comunitario che stabilisca criteri minimi sui diritti dei detenuti. Queste gravi, ripetute violazioni costituiscono una violazione grave e persistente dei Trattati dell'UE. La Commissione europea per il momento si fregia del titolo di guardiana dei trattatti. Oltre a guardare, quando deciderà di agire? Maurizio Turco, Presidente deputati radicali al Parlamento europeo. 
I Serenissimi: "Siamo stufi di Bossi!" Bossi rispolvera i serenissimi, ma loro lo scaricano
Il Senatùr, in clima da campagna elettorale, rilancia la battaglia: "E' brava gente, andremo in piazza".
Ma gli 8 del campanile lo liquidano: "Con la nostra storia ci ha campato fin troppo. Basta con queste provocazioni di tipo borbonico. L'Italia non può macchiarsi di questa ignominia. Andremo in piazza per difendere questa brava gente''. Col suo vocabolario inimitabile, Umberto Bossi venerdì scorso ha ripescato direttamente dal dimenticatoio delle lotte politiche quello che
è stato per anni un cavallo di battaglia leghista, anzi padano. E' successo a Verona, alla ripresa del processo dei "serenissimi", ovvero gli 8 pirata veneti che nel maggio del'97, armati di un Mab e un carroarmato artigianale (ribattezzato per l'occasione tanko), diedero l'assalto al campanile di San Marco. Questa è stata un'ulteriore tappa nel lungo percorso giudiziario apertosi a Verona il
13 maggio '99, quando 42 persone vennero chiamate dal procuratore capo scaligero Guido Papalia per rispondere a vario titolo di attentato all'unità dello Stato, distruzione di sentimento nazionale, banda armata e interruzione di pubblico servizio per le interferenze al Tg1 avvenute tra il 17 marzo e l'8 maggio '97. In 4 anni scanditi da numerosi rinvii, il voluminoso fascicolo ha perso parte delle accuse e gli atti personali di una ventina di indagati, (tra i quali i componenti del commando) che hanno scelto il patteggiamento. Ma all'udienza a carico degli appartenenti al sedicente "Veneto Serenissimo Governo" si è presentato a sorpresa, e a nome della Presidenza del Consiglio e del Ministro degli Interni anche l'avvocato dello Stato per la costituzione di parte civile, cioè per chiedere danni agli imputati. Immaginarsi lo stupore della Lega, dato che l'avvocato Schiesaro, un ex magistrato, era stato attivato dal precedente governo, quello di centrosinistra. Uno dei difensori, l'avvocato Luciano Gasperini, Presidente federale della Lega, ha spiegato che si è trattato di ''un automatismo procedurale'' in quanto la costituzione di parte civile ha valore per tutta la durata del procedimento. ''Come Lega - ha detto Gasperini - ci stiamo battendo perché venga revocata''. Ma Bossi, da astuto animale politico qual è, ha fiutato il traino elettorale che dalla vicenda può scaturire e ha ritirato fuori slogan da battaglia.
Come quando ai tempi delle camicie verdi, di Roma-ladrona, del secessionismo, andava a trovare in carcere Faccia e Segato, organizzava fiaccolate per liberare i "patrioti veneti" e sparava ad alzo zero sul presidente Scalfaro che non firmava la grazia.
Erano gli anni della Lega cielodurista, del Bossi-contro-tutti alla ricerca disperata di una nuova verginità politica dopo il ribaltone che fece cadere Berlusconi. Anche un commando di rambo veneti tornava utile per gridare al mondo la propria ansia di staccarsi dall'Italia. Sei primavere dopo, smessa la divisa padana e indossata la grisaglia ministeriale, il Senatùr fa un'altra giravolta.
Chiede, a nome di tutto quel governo di cui, secondo molti, sarebbe perno fondamentale, la revoca la richiesta di danni che D'Alema e Prodi pretendevano dai "serenissimi". Gli "eroi", i "patrioti", artigiani e operai del padovano che una notte di maggio si conciarono da miliziani e che per quella bravata si beccarono da sei a tre anni di prigione. Quando seppe dell'assalto a piazza San Marco, Bossi a caldo sbottò: "E' stata tutta una manovra dei servizi segreti". Oggi è pronto a tornare in piazza, per una grande manifestazione popolare a Verona. Peccato però che gli "eroi" la pensino in maniera opposta. Bepi Segato, che è stato l'ideologo del commando del'97, non aspetta un nanosecondo per rispedire al mittente l'invito: "Siamo stufi delle sue strumentalizzazioni. Con la nostra storia ci ha campato fin troppo. Vuole salvare la patria ma la patria si salva da sé.
Non abbiamo bisogno né di Bossi né delle sue manifestazioni". di Luca Gelmini il Nuovo.it