Gattopardi - Panchopardi e la <Cultura della Gogna>
di Dino Cofrancesco
 
Nell'ultimo fascicolo di 'Critica Liberale' l'esimio direttore, prendendosela con una delle poche persone rispettabili in circolazione, Emanuele Macaluso, scrive che la <cultura della gogna> fa parte della tradizione politica di Macaluso, non della sua.
In realtà, in queste faccende bisogna essere precisi: la tradizione politica del direttore delle 'Ragioni del Socialismo'
(fastidiosissima spina nel fianco per la sinistra micromegasata) ha avuto come simbolo, nella sua pagina storica più nera,
il Gulag ma, quanto all'altro, la gogna, esso appartiene pleno jure a 'Critica Liberale'.
Chi scrive è stato definito sulla rivista (il cui titolo farebbe pensare a una non conoscenza della distinzione tra genitivo soggettivo e genitivo oggettivo) un <lacchè di Dell'Utri>, pur non avendo mai avuto rapporti di alcun genere con costui; e, successivamente, avendo scritto -a proposito di un'intervista rilasciata a un grande quotidiano da un collaboratore (apprezzatissimo) di 'Critica Liberale' -che definire la storiografia revisionista una giustificazione del fascismo era un'autentica cretinata, si è visto recapitare un atto di citazione con una richiesta di oltre 100milioni per "danni morali e materiali" arrecati all'immagine dell'acuto interprete del revisionismo. Come si vede, sulla rivista, la gogna è di casa: si passa da quella morale a quella giudiziaria; Morale, se uno dei critico-liberali attacca un avversario; giudiziaria se uno dei critico-liberali viene attaccato.
Gognismo e doppiopesismo, quindi, secondo le migliori ricette culinarie del nostro paese!
Che cosa ci sia di liberale in tutto questo rimane, per me, un mistero insondabile. Di liberalismo un po' me ne intendo: tre lustri fa, quando i concorsi erano ancora ben lontani dall'odierno ope legis, una Commissione mi diede una cattedra universitaria proprio per i miei studi sul liberalismo. Probabilmente, nessuno dei commissari aveva messo piede nella redazione di 'Critica Liberale': a quel tempo non c'era ancora il liberale Antonio Di Pietro ma vi aleggiava sicuramente l'ombra del povero Augusto Monti, gramsciazionista doc, convinto che la lunga marcia di Mao Tse Tung fosse <l'espressione del liberalismo del XX secolo>!
Dino Cofrancesco
Post-scriptum per 'Virusilgiornaleonline': Pur essendo digiuno di diritto e di procedure, ho controllato accuratamente il testo riga per riga. Non dovrebbero esserci motivi per un'azione giudiziaria contro lo scrivente e contro la redazione di Virus, ma con questi critico-liberali non si sa mai. Lettori dei liberalissimi Robespierre e Saint-Just e di altri miti giacobini, tra le libertà liberali non intendono minimamente, a quanto sembra, includere quella di <disistima intellettuale> (naturalmente quando ne va di mezzo la loro 'rispettabilità').