Se gli "antagonisti" uccidono diventano "soggetto politico"
 
di Beppi Lamedica coordinatore di Veneto Liberale
 
L'assassinio di Biagi proverebbe che la violenza politica paga?
Se gli "antagonisti" uccidono diventano "soggetto politico" degno di attenzione da parte del potere costituito e dei media di regime. Se gli "antagonisti" fanno uso della nonviolenza, invece, quei media e chi detiene il potere non li considerano affatto. Allora diventa inevitabile fare uso della violenza? Sì, se si vuole la prima pagina dei giornali e se si vuole essere accreditati quale "soggetto politico". No, se si vuole abbattere il regime. La violenza politica è funzionale al mantenimento dello status
quo: il potere costituito detiene la violenza legale che è più efficace di qualsiasi atto di insubordinazione violenta.
Perciò la violenza politica "serve" ai conservatori. La nonviolenza, invece, fa scoprire il lato violento del potere, quindi è destabilizzante e potenzialmente rivoluzionaria.
Perciò il potere costituito e i media di regime oscurano quelli che usano i metodi nonviolenti.
Ma per far sorgere un movimento di massa di dissenso nonviolento cosa occorre fare?
Occorre l'informazione.
Ma se questa è asservita al potere costituito, come è possibile che si faccia portavoce degli "antagonisti nonviolenti"?
E' necessario innescare dei corto circuiti, per cui i media di regime siano costretti a dare voce al dissenso credendo di "utilizzarlo" ma facendosi però utilizzare. Di qui la necessità di dare al termine "liberale" contenuti "radicali" alternativi al moderatismo riformista. Pensare di dare, invece, al termine "radicale" contenuti altrettanto "radicali" è pia illusione perché
i media fanno apparire "radicali" le riforme moderatamente riformiste del potere costituito e fanno passare per nonviolenza
le manifestazioni di masse oceaniche che non sanno distinguere gli avversari dai nemici, rendendo, così, superflui i "radicali".
E, se gli "antagonisti" uccidono diventano "soggetto politico". adams@libero.it