Rai: Tutti gli uomini di D'Alema il "collaborazionista"
C'è la scissione
DS dietro il girotondo a Viale Mazzini
La
Velina Azzurra, diretta da Claudio Lanti
Epurator alla Rai con la
faccia di Velardi e gli uomini di Giulietti rigettati in mare. Il centro-destra, infatti, non progetta
alcun massacro degli Ugonotti come accusano i
girotondisti di Nanni Moretti ma una revisione chirurgica delle larghe posizioni
di potere occupate dalla sinistra, dando qualcosa e
togliendo molto. L'operazione è stata già concordata con l'ala dalemiana
dell'opposizione, utilizzando la consulenza di Claudio Velardi, quello della
cosiddetta merchant bank di Palazzo Chigi, che è amico di Saccà dai tempi della
presidenza Moratti. Da alcuni giorni i due sono di nuovo al lavoro insieme,
chini sugli organigrammi. Ecco perché Donzelli ha rifiutato le dimissioni. Ecco
perché Beppe Giulietti strilla tanto: i suoi uomini, troppo caratterizzati
politicamente, verranno ributtati in mare mentre quelli di D'Alema e anche
alcuni di Fassino saliranno sulle scialuppe di salvataggio. Con il girotondo di
Viale Mazzini, una vera e propria contestazione al "collaborazionismo" di
D'Alema (con il ritorno di Occhetto), la scissione tra i DS ha fatto un altro
passo avanti.
Saccà sopportato da Baldassarre Letta e
Casini
Saccà è passato come
direttore generale Rai nonostante le gaffes commesse, ma sopportato da Baldassarre Letta e Casini. Agostino Saccà
è riuscito a conquistare la direzione generale, nonostante le varie gaffes che
hanno irritato il Consiglio d'amministrazione, la maggioranza e l'opposizione,
ma parte indebolito e sopportato sia dal presidente Baldassarre che
da
Casini e da Letta, che sperano di sostituirlo appena possibile con un
personaggio più vicino e affidabile, come Giancarlo Leone o Mauro Masi. Saccà
non è perciò in grado di rifiutare i due o tre vicedirettori generali che
dovrebbero essergli affiancati. Due, dati al momento per sicuri, sono Rubens
Esposito di AN per gli affari legali, e un dirigente dell'IRI per la
contabilità. Il terzo dovrebbe essere Paolo Francia (sempre di AN) voluto dal
ministro Gasparri per la gestione delle società consociate. Un quarto
vicedirettore potrebbe essere il DS Marcello Del Bosco voluto dallo stesso
Saccà, per coprirsi le spalle con i DS di
D'Alema.
Ignorato
dal TG3, Striscia la Notizia fa luce sul contro-girotondo Radicale
Notizie Radio
Radicale
Rai: Striscia la Notizia ha fatto luce sui "girotondi del centrosinistra" e
il contro-girotondo dei radicali
Il tg
satirico di Antonio Ricci, "Striscia la Notizia" si
occupa a modo suo dei girotondi del centrosinistra intorno alle sedi Rai.
Anzitutto, la nota trasmissione televisiva ha messo alla berlina uno dei
partecipanti, rievocando alcuni atteggiamenti che l'esponente popolare, il
ministro della sanità del Governo Prodi Rosi Bindi,
nei confronti dei mezzi di informazione.
Al centro dell'attenzione di
"Striscia la Notizia", però, anche la contro-manifestazione dei radicali, ed in
particolare alla maniera in cui alcuni tg hanno dato la notizia. In particolare,
la critica è stata rivolta ad un servizio del Tg di La7, nel quale -
ha notato la redazione di "Striscia" - si evince
che i radicali avrebbero partecipato al girotondo insieme agli esponenti del
centrosinistra. Dando la parola al segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone, il tg satirico di Mediaset ha invece
messo in chiaro che quella dei radicali era una manifestazione che criticava
proprio i "girotondini" del centrosinistra sulla Rai.
E sulla "correttezza dell'informazione", la redazione di Antonio Ricci ha
evidenziato come il Tg3, pur dedicando un servizio di
tre minuti alla manifestazione di Viale Mazzini, non ha dedicato nemmeno una
menzione ai radicali.
"la Rai ha fatto bistecche del cavallo di
Messina"
E' stata la risposta radicale
ai girotondi-Rai
"Da decenni, le burocrazie del centrosinistra occupano la Rai, facendo bistecche del cavallo di Messina.
Ma solo ora,
improvvisamente, i lottizzatori e i lottizzati di ieri hanno scoperto il demone
della lottizzazione, e la denunciano. Invocando libertà e democrazia, gridando
al regime, chiedendo legalità e garanzie". Parole del segretario di Radicali
Italiani Daniele Capezzone, con cui dalle colonne di Libero, aveva denunciato
promotori ed illustri aderenti al "Girotondo intorno alla Rai". Capezzone, che
in quanto radicale conosce bene le quotidiane violazioni della legalità compiute
dagli amministratori del servizio pubblico radiotelevisivo - il ventinovenne
segretario radicale è in sciopero della fame proprio per questa ragione ed era
in Viale Mazzini.
Da qui, dal tavolo allestito dai militanti per
raccogliere firme per le 25 proposte di legge d'iniziativa popolare, ha spiegato
che se la lottizzazione fino ad oggi si è rivelata una costante, le "nefandezze
prossime venture di Baldassarre" possono almeno considerarsi un'incognita.
Qualche malumore si è registrato così tra gli organizzatori infastiditi dalle
bandiere del Partito Radicale Transnazionale. "Evidentemente - ha dichiarato
Marina Astrologo dei girotondisti - non ci hanno capito.
Noi avevamo detto di lasciare a casa le bandiere perché il girotondo è
una manifestazione di liberi cittadini".
"Noi eravamo qui con il nostro tavolo per
raccogliere firme sulle nostre proposte di legge di iniziativa popolare" -
risposero
i radicali. "Ci hanno detto che volevamo provocare. Ma noi abbiamo
fatto ciò che abbiamo sempre sostenuto: raccogliere firme e
denunciare il comportamento della Rai che non si è mai comportata in modo
pluralista".
Controvento
di Marco Volpati
- Affaritaliani
Ettore Bernabei e Biagio
Agnes furono, in epoche diverse, due grandi manager della televisione di Stato.
Osteggiati, al tempo del loro massimo potere,
dai laici e dalla sinistra, restano comunque nella storia della RAI come simboli
della forza e dell'autonomia del servizio pubblico. Bernabei operava in regime
di monopolio; Agnes dovette vedersela con la concorrenza della Fininvest di Berlusconi. Erano entrambi radicatamene
democristiani, membri di quel partito che per 40 anni ha dominato l'Italia, e
che alla RAI svolgeva le funzioni di azionista di riferimento, come ebbe a dire
con scandalosa sincerità Bruno Vespa quando dirigeva il TG1.
Se avessero
dichiarato in una intervista al Corriere della Sera la loro scelta politica,
personale e familiare, nessuno si sarebbe sorpreso. Se oggi, invece, Agostino Saccà, candidato di lungo corso alla direzione
generale di viale Mazzini, racconta di aver votato Forza Italia scoppia un caso.
Molti storcono il naso, e affermano che quell'opzione lo rende inidoneo a
ricoprire la carica. Un coro di voci che si levano non soltanto da sinistra. Che
cosa è cambiato? C'è più ipocrisia di una volta? Più fastidio e indignazione per
le lottizzazioni? Più vigilanza a causa del conflitto di interessi, poichè forza
Italia, come dice Fassino, è il partito del Presidente del Consiglio, che è
anche il proprietario dell'azienda concorrente della RAI?
Malagistizia paradossale e informazione
Pera
criticò Violante e Caselli: lui assolto, la giornalista no
(rch) il
VeLino
Si può condannare un
giornalista perché ha riferito frasi di un parlamentare autorevole, quando lo stesso parlamentare però viene assolto? Pare di
sì. Anche se paradossale.
Ecco i fatti.
La giornalista di Panorama Marcella Leone
aveva intervistato Marcello Pera (ora presidente del Senato, nel febbraio
'98 parlamentare di Forza
Italia) riportando alcuni suoi giudizi politici critici su Violante,
indicato come colui che aveva provocato il rinvio a giudizio di Andreotti,
determinato da "una richiesta fatta firmare al procuratore di Palermo, Caselli".
Era stato Caselli a querelarli, per espressione
diffamatoria del suo onore, della sua reputazione e della sua identità civile e professionale. La giornalista
si difese invocando il diritto di cronaca, Pera aveva sostenuto la verità
dei fatti e l'insindacabilità delle opinioni espresse nell'esercizio
dell'attività parlamentare. E il Senato aveva confermato, con delibera, le
prerogative di Pera. "L'intervista del senatore Pera", hanno scritto i giudici
nella motivazione, "concerne la figura dell'allora presidente della Camera
Violante, accreditato di un new deal ideologico quanto a temi di natura storica, giuridica, politica generale.
Pera non crede a tale presunto nuovo corso ed
espone le sue convinzioni in forma filosofica e mitologica. Sul finire
dell'intervista, il tenore diviene meno raffinato e alato e l'ironia còlta si
abbassa sino a raggiungere vieti stilemi della polemica politica, con l'accenno
alla cattura (da parte di Violante magistrato) di Edgardo Sogno, messo 'in
galera senza prove' e al provocato (da parte
di Violante deputato) rinvio a giudizio di Andreotti, con una richiesta fatta
firmare da Caselli".
L'addebito a Violante è dunque quello di "avere influenzato l'autorità
giudiziaria, straripando dai compiti istituzionali affidatigli in sede
parlamentare".
SOTTOLINEATA LA LICEITÀ
DELLA CRITICA all'on. Violante, ne discende l'insussistenza del reato.
"L'accenno a Caselli
è del tutto strumentale all'attacco politico e
logicamente inscindibile". Però "il diritto di critica politica appare
sicuramente intrasmissibile a soggetti estranei". La giornalista, secondo i
giudici, doveva attenersi "alla continenza delle dichiarazioni riportate e a una
pur sommaria verifica di attendibilità delle medesime, se non altro in relazione
alla autorevolezza della fonte". Ne consegue che l'accenno a Caselli fatto da
Pera "ha funzione strumentale e posizione defilata nella logica della polemica
invettiva"; mentre, per quanto riguarda la giornalista, la stessa espressione
diventa di "natura intrinsecamente diffamatoria (palesando l'influenzabilità e
la scarsa autonomia di giudizio del magistrato rispetto a pressioni o
suggestioni istituzionali, se non anche a condizionamenti personali e
ideologici". Conclusione: Caselli è stato condannato a rifondere a Pera le spese
di giudizio (14 milioni 680 mila lire); la giornalista della Mondadori dovrà
versare a Caselli poco meno di 23 milioni per risarcimento danni e spese di
giudizio. Salomone, forse,
avrebbe fatto di meglio. (rch)