La pesante deriva dei media. Qualcuno li fermi
 
di Davide Gianetti
 
Non se ne può più: imperversano nei salotti televisivi più "autorevoli" (sic), vomitano diagnosi a distanza su casi che nemmeno conoscono -forse in virtù di particolari poteri telepatici- organizzano conferenze, convegni, tavole rotonde, tavolini e tavolacci, basta esserci. Sono gli "esperti", la nuova generazione di star-symbol: psicologi, magistrati, preti d'assalto (e da riporto) e sbirraglia assortita. Non perdono un'occasione, una disgrazia, una tragedia famigliare, un omicidio per far sentire la loro voce, per sputare sentenze, per pontificare e levare alti lai a causa dei "valori" perduti. La storiaccia di Erika, l'omicidio di Cogne, tutto fa brodo (anche riesumare, in mancanza d'altro, gli orrori del passato come Maso e Chiatti) perché questi "signori" possano troneggiare narcisi e ipocriti davanti ai teleschermi dispensando il loro "vangelo" all'"ottusa e ignorante opinione pubblica".
Sono sempre gli stessi, sempre i soliti noti, sempre negli stessi salotti televisivi: giudici con la fissa della castrazione, psicologi post-sessantottini in possa simil-tormentata da intellettuale meditabondo alle prese con esigenze di telepromozione per i loro insulsi instant-book, sacerdoti cosiddetti "impegnati nel sociale" più tappezzeria varia come poliziotti, finanzieri e carabinieri per rimpolpare l'agiografia tutta law and order stile maresciallo Rocca. Passi per i politici che scontano un deficit di credibilità ormai irrecuperabile dovendosi così sottoporre ad estenuanti sedute mass-mediatiche, ma il dubbio che assale il cittadino nauseato da queste esibizioni da parte dei sedicenti "esperti", è tutto contenuto in questa semplice domanda-considerazione: che differenza c'è fra  stupratori e certi psichiatri che su quella storia, su quel caso clinico basano la propria visibilità mediatica grazie a cui  vendono qualche copia in più dell'ultimo libro altrimenti ignorato da tutti? Chi è moralmente più disgustoso?
Chi uccide e stupra o chi sfrutta la patologia altrui per rimpinguare il proprio conto bancario? Se non altro difficilmente un matricida, un pazzo assassino, uno psicopatico si ergerà a inflessibile giudice altrui agitando, come invece fanno gli "specialisti" che si occupano di loro, il ditino ammonitore e moralizzatore sotto il naso dello stordito padre-di-famiglia-religioso-e-devoto italiano.
Mai un violentatore penserà, al contrario degli "esperti" televisivi, di poter ricavare un introito pubblicitario dalle proprie "gesta" girovagando per le scuole della penisola in qualità di profondo conoscitore dei "problemi giovanili" esigendo al contempo cachet astronomici salvo poi maledire il materialismo consumistico che affliggerebbe e corromperebbe le nuove generazioni. E che dire di quei magistrati, casta fra le più potenti ed intoccabili all'interno dello Stato, che non mancano mai all'appuntamento con il fatto di cronaca nera quotidiana da cui traggono prese di posizione tutte politiche ed imbeccate legislative a correzione del legislatore poco "illuminato", accreditandosi così come papabili candidati a qualche seggio parlamentare? E gli ormai immancabili sacerdoti con le loro comunità di recupero dove li mettiamo? Inutile invocare per tutti questi uno straccio di deontologia professionale, un minimo di pudore, un sussulto di riservatezza o di umiltà.
Questa corte volgare e chiassosa di nani, deficienti e ballerine non è certo migliore di tutti i matricidi, gli infanticidi e gli stupratori che assolvono all'insostituibile funzione di procacciar loro la materia prima sulla quale fare fortuna, da golosi divoratori di immondizia quali sono.
 
Per chi suona la campana della sinistra giornalistica?
 
il VeLino (rch)
 
Il tornado in via Po covava da un mese. Il terremoto avvenuto a casa Espresso ha origini vicine e lontane.
Fino alla sera prima il direttore del settimanale della sinistra, Giulio Anselmi, non sapeva nulla. La mattina stessa, il diktat: "Chiudi il numero e fai le valigie".
Come contentino, la vice-presidenza della Finegil, l'editoriale che gestisce la catena dei giornali locali del gruppo.
Una specie di sinecura, ben poca cosa per un professionista come Anselmi, già vicedirettore del Corriere e direttore del Messaggero e dell'Ansa. Qual è stata la sua colpa, perché questo licenziamento in tronco dal prestigioso settimanale di via Po? Le ragioni sono, come il VeLino ha potuto apprendere da fonti interne e dirette, essenzialmente le seguenti: L'Espresso non stava andando bene, calo di vendite, soprattutto calo di pubblicità. Poi, non era abbastanza all'opposizione, non formava più con la Repubblica quella flotta d'assalto di cui si favoleggiava un tempo. Ancora: le ultime copertine non erano state davvero all'altezza e la diffusione ne aveva risentito. Quella con una ragazza che addenta un treno era piaciuta pochissimo e quella di domani (tre ragazze che si sussurrano qualcosa, col titolo "Le barzellette su Berlusconi") ancora meno. Soprattutto in un periodo di tensioni sociali e politiche come quello di adesso, col terrorismo, il G8, la guerra in Medio Oriente.
L'editore ha detto basta e l'ha fatto in maniera traumatica, senza quello stile che in passato aveva sempre contraddistinto
(sì, me se ne occupava quel principe di Carlo Caracciolo...) i cambiamenti al vertice. De Benedetti ha usato il maglio là dove
il principe usava la suasione: le cose sono indubbiamente cambiate in via Po, e sarebbe difficile pensare che siano cambiate in meglio. I più maligni in redazione dicono che la posizione di Anselmi era pericolante da almeno un mese.
Da quando L'Espresso aveva pubblicato, con tanto di strillo in copertina, un'inchiesta intitolata "La grande famiglia di Mamma Rai", riguardante "figli, fratelli, coniugi e amici cari". Inserendovi Paola Ferrari, "conduttrice del Tg 2, moglie di Marco De Benedetti".
Figuratevi Carlo, suo suocero e editore del settimanale, quanto potesse esserne stato contento... Anche in considerazione del fatto che la Ferrari è una stimatissima collega, entrata alla Rai prima ancora di conoscere e fidanzarsi con Marco e, soprattutto, è sempre rimasta al suo posto senza ricavare particolari benefici dalla nuova parentela. I De Benedetti, padre e figlio, se l'erano legata al dito. Altri quattro numeri dell'Espresso poco brillanti e per Anselmi è suonata la campana. (rch) il VeLino.
(ndr) Quando si dice gli "editori puri", "ilpluralismo dell'informazione", "la libera stampa" e balle simili cantanti:
Giovanni Valentini, coccolatissimo da imprenditori, politici eccellentissimi di sinistra e salotti romani, e predecessore di Anselmi alla direzione dell'Espresso, subì, anche lui in quattroequattrotto, stessa identica sorte. Per avere "sbattuto" l'Ingegnere in copertina, seduto come il poverello di Assisi, nella saletta Vip dell'aeroporto di Roma o Milano, in attesa del volo in partenza o al rientro da un interrogatorio sulla SME o forse sul lodo Mondadori se ben ricordiamo.
Metti che, una sera a cena, a distanza di anni, noi di Virus avevamo appena detto ai colleghi Valentini e Anselmi: Statti accorto..
 
 Nuovo sport Quirinalizio a sinistra:
prendere a calci Carlo Azeglio Ciampi
 
di Marco Volpato Affari italiani
 
Assodato che il Morettismo autolesionistico è una malattia infantile dell'Ulivo, spunta a sinistra una nuovo trend: lo sport, di prendere a calci il Presidente della Repubblica. E' una rottura con i quattro anni di luna di miele tra l'ex governatore della Banca d'Italia - salito a palazzo Chigi e poi al Quirinale senza mai essere eletto in Parlamento - e coloro che lo lanciarono nel '99 alla massima carica dello Stato (i DS e Veltroni in particolare). Ha cominciato Tabucchi, che in una scioccante intervista a Le Monde, ha detto che Ciampi rischia di svolgere con Berlusconi lo stesso ruolo del Re Vittorio Emanuele III con Mussolini: condiscendenza verso una dittatura personale. Tabucchi è noto per il suo estremismo, e quella sortita poteva rientrare nei suoi noti eccessi.
Poi, però, è sceso, e risceso in campo il 21 febbraio dalle colonne del Corriere, anche Sartori, il professore tosco-americano che ama dettare le regole alla politica di Roma vuoi dalle colonne di quotidiani e settimanali, vuoi improvvisando vere conferenze stampa assiso ai tavoli dei salotti romani della sinistra. Un politologo, un intellettuale freddo e mondanissimo, diverso da personaggi come i registi e gli scrittori che amano le metafore e indulgono all'emotività. Sartori rimprovera a Ciampi, sul caso RAI e sul conflitto di interessi, di non mettersi di traverso quando governo e maggioranza fanno le loro scelte di parte. Lo incalza e lo bacchetta come reo di contraddizione per aver detto che pluralismo dell'informazione e poteri della maggioranza possono andare insieme. Non pago di piaceri Quirinalizi rimprovera al Colle pure il Suo "silenzio-assenso"
Persino Roberto Zaccaria, presidente RAI dimissionario, si concede il lusso di canzonare Ciampi in una conversazione con
gli studenti dell'ateneo di Firenze. Parlava, Ciampi, di imparzialità dell'informazione, e lui, Zaccaria, accusato di aver violato le regole dell'equilibrio, si mette a scherzare.: "non so se parlava dell'Italia o del Paradiso". Nessuna questione di lesa maestà. Nessuna nostalgia per il rito degli assensi alle parole del Presidente, anche quelle improntate al buonsenso più elementare, che ha unito per tanto tempo maggioranza e opposizione. Ma è ben curioso che, all'improvviso, il Colle abbia smesso di essere un luogo al quale guardare con deferenza e simpatia. Se non restasse la linguaccia di Cossiga ad attaccare il suo successore, si potrebbe dire che il Quirinale raccoglie sempre più attacchi da sinistra e difese da destra.
Il cambiamento di clima risale al conflitto di interessi, dove Ciampi ha rifiutato di agire da compare dei suoi kingmakers che si aspettavano facesse da sponda alla sinistra; e invece lui ha spiegato che sulle leggi decidono le Camere, e perciò la maggioranza parlamentare, e sulla RAI la scelta è affidata ai presidenti dei due rami del Parlamento.
Tutto il resto è politica di parte; ognuno fa la sua, ma non deve scomodare il Capo dello Stato. L'animo mutato della sinistra dimostra anche che la partita per destabilizzare la Casa delle Libertà è data per persa, proprio quando la maggioranza vive
il suo momento più visibile di scollamento con il caso Rossella-Berlusconi-Casini. Si sta riproponendo, a parti politiche rovesciate, la vicenda del '95-'96, quando ci fu il "ribaltone" del governo Dini, e il Polo cominciò a prendere di punta il Presidente Scalfaro come un arbitro tutt'altro che imparziale. Era la sindrome della sconfitta e della minoranza, che si trascinò fino alle elezioni e alla vittoria dell'Ulivo guidato da Prodi. E' sempre così, anche nel calcio: basta osservare quale squadra insulta l'arbitro per sapere che è quella cui la partita sta sfuggendo di mano.