Chi ha
paura di Antonio Russo?
Di
Fausto Cerulli
In fin dei conti è solo un
giornalista radicale morto ammazzato come tanti giornalisti; solo che lui era radicale e gli piaceva radicare: per cui se ne andò in Cecenia a scuriosare sulle
prodezze putiniane dell'armata rossa, e non era quello il momento
di rompere le scatole a Santa Madre Russia, che
era impegnatissima a fare accordi con l'occidente borghese.
Per cui Antonio Russo fu avvertito di non
rompere; ma lui, radicalmente giornalista, continuò a fare il suo mestiere:
quando fu ritrovato morto ammazzato in quel di Cecenia, non ci furono grossi
drammi sulla stampa nazionale: e il suo cadavere non fu riportato in Italia con
un aereo di stato, manco un elicottero. Così imparava ad essere stato radicale.
Ma questa è storia di ieri.
Oggi succede che qualcuno si ricorda di lui,
studenti universitari del nord ovest: che decidono di organizzare un convegno
sul giornalismo, intitolato proprio ad Antonio Russo. E qui comincia il balletto
osceno: il convegno va bene, ma senza intitolarlo a Russo: come dire che c'entra
lui col giornalismo? Si cerca una mediazione dorotea: accanto al nome di Antono
Russo ci mettiamo anche quello di Ilaria Alpi. Gli organizzatori dicono che va
bene, come giusto; ma gli sponsorizzatori avevano bluffato.
Il nome di
Antonio Russo non deve comparire nei titoli del convegno; è sconveGniente.
Comparirà, semmai, minuscolo ed innocuo, negli atti del convegno: gli atti
impuri che nessuno li legge e vengono pubblicati a babbo morto.
Sembra che
gli sponsorizzatori pudibondi siano due Banche, una delle quali era una volta
chiamata di interesse nazionale:
ed ora, per non sbagliarsi e per globalizzare,
fa anche gli interessi di Mosca.
Adesso stiamo
esagerando: abbiamo cancellato i radicali dal parlamento, dalla carta
stampata, e dall'immonda tivvù.
Ma è segno di debolezza, cari tutti, aver
paura di un radicale anche da morto. E da morto
ammazzato.
Perchè non era un giornalista di
bottega. Fausto Cerulli, avvocato.