Era ancora mattina; un paio di ore
prima gli amici georgiani del reporter di Radio Radicale erano andati a trovarlo
nella sua casa: la porta era aperta, sfondata, l'appartamento in disordine,
lui non c' era. Il giorno prima il 40enne giornalista era andato in gita con
gli amici nella regione occidentale della Georgia, verso il Mar Nero.
Ieri si era messo d'accordo per un nuovo giro. Invece scompare. Gli amici
avvertono la polizia, che a sua volta riferisce all'ambasciatore italiano
a Tblisi. Due ore dopo l'inizio delle ricerche il corpo di
Russo viene trovato su una strada poco oltre la periferia della capitale georgiana.
In Italia l'annuncio della sua morte avviene in diretta; Radio Radicale
interrompe le sue trasmissioni quandol'Unità di Crisi della Farnesina
telefona all'emittente per dare la notizia. Il giornalista domanda al diplomatico
conferme e cerca di ricostruire la vicenda.
A Tblisi i radicali
spediscono anche un e-mail con la foto di Russo, mentre un
membro del Partito radicale transnazionale, Mamouka Tsagareli
identifica il corpo e offre un movente: "Stava raccogliendo materiale
concernente la richiesta russa di espulsione del Partito radicale dall'Onu
(per ingerenza del movimento, che ha per le Nazioni Unite
lo status di organizzazione non governativa, negli affari interni della repubblica
cecena)". L'ambasciatore non sapeva nemmeno che il reporter fosse in
Georgia fin da luglio, utilizzando Tblisi come base per entrare
- "lo ha fatto almeno due volte", dicono i suoi amici a Roma
- in Cecenia per filmare i crimini della guerra civile tra le truppe
russe e i guerriglieri islamici.
"L'ultima telefonata era stata
di venerdì, Antonio ci aveva annunciato che sarebbe tornato
- addirittura, avevamo preso appuntamento per oggi perché aveva raccolto
una gran quantità di materiale interessante sulla guerra cecena e volveva
mostrarlo il prima possibile", ricordava ieri pomeriggio il suo direttore,
Massimo Bordin "Era in ottima salute, probabilmente è stato vittima di
un'aggressione".
Il leader dei radicali Marco Pannella sottolinea la coincidenza:
"Antonio aveva molto materiale "scottante", stava per
tornare". La mancanza di informazioni sulla sua morte (i
risultati dell'autopsia arriveranno oggi) mantiene cauti i commenti dei radicali
che ricordano come Russo fosse abituato al pericolo: "In
10 anni di collaborazione con Radio Radicale ha mandato reportage dalla Siberia
(il suo primo servizio) l'Algeria nei tempi più bui del terrorismo
islamico, Sarajevo e Kosovo". "L'ultima notizia
di Antonio Russo è la sua morte", dice Pannella ricordando polemicamente
l'accendersi dell'interesse della stampa nazionale per Russo quando si seppe
che era l'unico giornalista occidentale ancora a Pristina dopo
l'inzio della guerra in Kosovo, da dove era uscito ai primi
di aprile in treno confondendosi con i profughi albanesi. "Esiste solo
quando scompare", sostiene con voce roca il fondatore dei radicali, per
poi rendere omaggio a "un radicale giornalista, perché lui era prima
di tutto un militante dell'informazione". Nell'appartamento
in disordine dove Russo viveva pare siano scomparsi il materiale
da lui raccolto, il computer e il telefono satellitare; nulla si sa della
piccola telecamera digitale con la quale ha filmato la guerra cecena;
i suoi filmati dell'autunno-inverno '99- 2000 sono visibili nel sito della
radio radicale. "Codino, anello, braccialetto: Antonio
non passava di certo inosservato", ricorda Bordin."Era
una persona limpida e aveva soprattutto la capacità di girare il mondo
senza essere legato né alla sinistra, né ai preti".
"Ultimamente aveva seguito in
Georgia un convegno sui danni ambientali prodotti dalla guerra dei russi in
Cecenia", spiega il direttore. "Rischiava la vita contro
la morte, per raccontare le vittime delle guerre", è l'ultimo
ricordo di Pannella.