Il calvario degli italiani sull'euro non si ferma. Infiniti autorevoli pareri e troppi
drammi familiari
lo testimoniano
E dopo Gennaio 2004 sarà ancora peggio.
Prezzi alti e le
impossibili ricette del Capo del Governo per farli diminuire. Previsioni e
cronache amare, ma previste ed avveratesi, delle elezioni europee e degli impegni disattesi
sul controllo
dei prezzi e
sull'euro. Che fare?
SI',RIPORTIAMO LA LIRA IN ITALIA
"Il Partito per la
Lira" -
partitoperlalira@libero.it
Cosa ne
pensate? Leggete tutto il file che segue, è un documento che rivisita le fasi
negative dell'euro
dagli errori del Governo Prodi-Ciampi agli avvertimenti dati invano
dai cittadini al Governo Berlusconi-Tremonti
Cosa ne pensi? Scrivilo a partitoperlalira@libero.itNoi non
siamo ricchi, non siamo politicizzati, non abbiamo conflitti di interessi, non
siamo di destra, non siamo di sinistra non di centro, non siamo secessionisti,
forse non saremo nemmeno europeisti ma abbiamo un nostro grande progetto.
Riportare la Lira in Italia. Chiediamo di ascoltarci, non vi chiediamo soldi,
ne' perdite di tempo. Vogliamo solo vivere in modo dignitoso senza indebitarci
come sta succendendo a un sacco di povera gente, impiegati che guadagnano 1200
Euro/mese, operai 1000 Euro/mese, pensionati 500 Euro/mese. Si tratta di
sopravvivenza. Sopravvivere dignitosamente ed economicamente autosufficienti è
una delle prime regole che una civiltà moderna deve darsi. Sapete tutti
benissimo cos'è succeso in Italia con l'avvento dell'Euro: Tra tutti gli aspetti
facciamo notare solo 2 - l'Arrotondamento) Un euro adesso equivale
psicologicamente a 1000 Lire ma i vostri stipendi sono raddoppiati in un anno?,
un sacchetto di caramelle dall'ambulante costa 5 Euro, una schedina
dell'Enalotto 1 Euro, le zucchine 6 Euro e così via. I potenti si sono ben
guardati di controllare i prezzi del paniere e l'inflazione è spudoratamente
dichiarata al 2/3% contro un 30/50% reale. Se comprate un kg di pane comune il
prezzo si aggira attorno a quello del paniere ma provate a comprare un kg di
pane alle olive e vedrete cosa succede. Guardate lo scontrino di una spesa in
Euro e confrontarlo con quello di una spesa in lire. - (Effetto psicologico). Al
lavavetri un anno fa se davate 1000 lire di carta si inchinava e ringraziava,
ora se gli date 50cent. di Euro ve li tira dietro. Vi ritrovate le tasche piene
di monete, 50cent., 1 euro, 2 euro molto simili alle 500 lire ma di valore 8
volte maggiore, ai più vecchi di voi le banconote da 5 Euro assomiglieranno
molto alle 500 lire di carta ma con valore 20 volte superiore.
Vi siete mai
detti "ma sì, costa solo 50 cents, non costa niente, o costa solo 10 euro"
(pensando a 10.000 lire) ma in realtà si tratta di una spesa di quasi 20.000
lire. Non ci hanno chiesto se avremmo voluto entrare nella moneta unica e non ci
hanno detto cosa ci sarebbe capitato. Nessuno: di destra, di sinistra, di
centro. Nessuno dei politici ha capito che con l'Euro si sarebbero spesi molti
più soldi. Chiediamo che la gente aderisca a questa iniziativa e raccolga le
firme per formare un nuovo partito che una volta giunto lo scopo può anche
ritirarsi. "Il Partito per la Lira", abbiamo bisogno di leaders, in tutta
l'Italia se questo progetto ti piace potrai essere tu stesso un nuovo Leader di
questo partito che non c'è ancora. Abbiamo bisogno di suggerimenti, attivisti,
di far sentire la nostra voce, può anche darsi che non si riesca a centrare
questo nostro obiettivo ma almeno dobbiamo farci sentire, non dobbiamo farci
schiacciare, non dobbiamo farci annullare economicamente, non vogliamo diventare
un popolo di barboni.
Per cominciare gira per favore questa mail al maggior
numero di persone che conosci, e scrivici se vuoi i tuoi commenti e
suggerimenti, grazie. I fondatori del "Il Partito per la Lira", -
partitoperlalira@libero.it
Da quando c'è l'euro i prezzi aumentano allo stesso modo di 5 anni
fa? Sì, secondo l'Istat....
Le ricette da casa delle bambole del Ministro
delle Attività produttive Marzano. Senza liberalizzazione non c'è
futuro
L'Istat ha confermato i dati dell'inflazione dicendoci
che i prezzi, rispetto al luglio 2003 sono aumentati del 2,3%. Tutti reagiscono
in modo incredulo o fanno finta, come i nostri ministri economici, di crederci,
ma nessuno di loro è in grado di contrastare questi dati: non esiste una analoga
raccolta sistematica e diffusa di dati sul territorio. Ogni tanto c'è qualche
preannuncio, ma al di la' di dati parziali o indagini di mercato sulla
cosiddetta inflazione percepita, non c'è niente che possa scientificamente
contrastare i dati dell'Istituto del Governo. Per cui non abbiamo alternativa.
Ci resta solo da cercare di rafforzare l'incedulità diffusa. Abbiamo fatto
un'analisi comparativa ante e post introduzione dell'euro con i dati
dell'inflazione dell'Istat confrontando i 31 mesi (fino alla fine di luglio)
trascorsi dal 1 gennaio 02, e i 31 mesi precedenti (fino alla metà del 99): un
periodo già lungo che consente di fare alcune considerazioni meno leggere su
cosa è successo nel nostro Paese, nell'ambito prezzi, dall'introduzione della
nuova moneta.
Ante-euro i prezzi sono aumentati del
2,445%. Post-euro la percentuale diventa del 2,390. Quindi, incredibile ma vero,
l'aumento del costo della vita è stato minore, anche se di un modestissimo
0,055%. Ma cosa succede, non ce ne accorgevamo prima e ora invece ce ne rendiamo
conto? Qualcuno potrà pensare che siamo ancora confusi nel dare il giusto valore
all'euro, per cui continuiamo a pensare con la lira facendo la moltiplicazione
per 2, sbagliando perchè non esiste il potere d'acquisto di una valuta morta 2
anni e mezzo fa, e per questo urliamo contro il caro-vita? Può darsi. Ma sta di
fatto che, secondo i dati Istat, le dinamiche inflazionistiche di questo periodo
post-euro sono identiche a quelle precedenti. Guardando il quotidiano di
ognuno emergerebbe sempre la stesse domanda: ma se la vita aumenta sempre
nello stesso modo, perchè tutti dicono di stare peggio? Noi non azzardiamo una
risposta. Ma facciamo rilevare che questo emerge analizzando i dati Istat in un
lungo periodo, metodo che in genere genera più certezza rispetto al
breve. A ognuno le sue conclusioni.
Il
pacchetto del ministero delle Attività Produttive per calmierare i pezzi
è valido per contrastare il fenomeno a livello di
giochi tra bambini, che mimano come in una casa delle bambole a emulare i
grandi, perchè evita di individuare il problema, prenderlo di petto e
risolverlo. Abbiamo qualche ricetta magica e rivoluzionaria? No. Solo una dose
di buon senso che ci dice che, per avere risultati diversi da quelli ottenuti
fino ad oggi con la presunta liberalizzazione, e non ripetere gli errori che in
passato -con i monopoli- ci hanno fatto essere il fanalino di coda ad ogni
livello, bisogna provare il contrario. Cioè liberalizzare: non trasformare le
aziende pubbliche in società di capitale pubblico, totale o di maggioranza o con
il potere di golden share da parte del Governo. Far sì che sui mercati non ci
sia sempre la presenza massiccia del capitale pubblico che si fa le leggi e le
applica su se stesso, ma concorrenza con una partenza ed un percorso con regole
uguali per tutti, dove possa vincere e affermarsi un migliore che diventa tale
per le scelte e le preferenze dei consumatori, non perchè ha una posizione
dominante o di rendita. Certo non può
accadere
domani,
ma se alle aziende già in posizione dominante come l'Alitalia, e nonostante
questo in difficoltà, si conferiscono linee speciali di credito per mantenerle
così come sono, non sembra che la nostra economia stia marciando verso la
liberalizzazione.
Di che riduzioni poi stiamo parlando?
Saldi tutto l'anno con congelamento dei prezzi, ha detto Marzano. Probabilmente
i prezzi si fermeranno, ma ad un livello altissimo, non torneranno indietro. Che
è ciò che invece bisognerebbe mettere in movimento.
E dopo il congelamento lo schizzamento
dei prezzi verso l'alto è garantito. Quindi punto e da capo. Congelare non
serve.
Occorre abolire i saldi e liberalizzare
le licenze ad ogni livello e abolire il divieto alle vendite sottocosto.
Così
come già evidenziato a suo tempo dall'Autorità Antitrust. Ma se non si consente
l'ingresso di operatori che non debbano comprare le licenze evadendo il fisco, e
possano fare queste vendite, il naturale calmieramento verso l'alto continuerà
indiscusso. Vincenzo Donvito, presidente Aduc Associazione per i diritti degli
utenti e consumatori.
ANNO 2004: CORSA AI
RINCARI
Alla fine del 2004 dalle tasche degli
italiani saranno usciti circa 1000 euro in più a famiglia rispetto al 2003
< inoltrato Sabato 21 febbraio a Parlamento e Governo >
'O Ministro Capa 'e fierro e le
Regioni cacchie cacchie loffie
loffie
In quel di Napoli Capa 'e fierro
è colui che tiene ordine nell'economia e nella giustizia dei quartieri, capa
tosta, testa dura, perseverante, equanime. Un Arcangelo Gabriele con l'aureola
sì, ma con la spada in pugno e gli stivali da Pretoriano Romano. Questa figura
di "garanzia" si contrappone a 'o Guappo 'e cartone' che è uno che fa la
sceneggiata da 'Capo bastone' ma è un pappamolla: Tutta scena niente arrosto.
Chiude la Onorata Società dei "'e Mammasantissima 'e quartiere" 'o Manichino da'
Rinascente: egli sovraintende ad ogni contesa ma fa 'a cumparsa. Si limita ad
apparire emettendo frasi di repertorio suggerite dall'alto. E' caricato a molla.
'O Ministro Capa 'e fierro, Tremonti, sostiene e promuove una concezione
economica basata sui principi fondamentali del liberismo economico e, secondo
tale teoria, va sostenuta ed operata una de-statalizzazione completa
dell'economia perciò, essendo convinto della validità di questa visione
complessiva della società, egli l'applicherebbe ad ogni situazione, in ogni
tempo. Quindi, Tremonti, lungi dall'essere 'o Ministro Manichino da' Rinascente,
crede nella Sussidiarietà, orizzontale, nel Federalismo Amministrativo,
impositivo e fiscale, decentrato, non centralista. Ergo egli guarda, o dovrebbe
guardare, in primis al territorio e vegliare a che le Amministrazioni locali
svolgano i compiti loro assegnati cosa che per troppo tempo è sfuggita alla sua
declamata fede federalista. Ministro Capa 'e fierro, a chi fa capo la normativa
sul commercio?
E la Polizia Annonaria? Alle Regioni, lei ci insegna. Allora,
perchè solo dopo oltre 2 anni di Governo, Capa 'e fierro si è destato al
frastuono delle Eurotrombe degli inferociti massai e massaie d'Italia per il
problemaccio della spesa e ha stabilito una Tavola di Mosè delle leggi con cui
stanare e sanzionare le categorie degli Eurosciacalli? Se pur in ritardo bravo
Capa 'e fierro ci sei piaciuto!! Il Governo dell'Ulivo, con Prodi e
Ciampi non adottò misure per contenere le prevedibili manovre speculative
sull'euro ma lo stesso rilievo va fatto al Governo della
Casa delle libertà, a Berlusconi a Tremonti e a Marzano che non ne hanno
gestito la transizione. "Le barzellette sull'euro di carta o sul tardivo
controllo dei prezzi lasciamole raccontare al bar dello sport" sentenzia l'Aduc.
Qualcuno, della maggioranza o dell'opposizione, può proporre misure che
abbassino i prezzi?
Il controllo sui commercianti è forse
tardivo e serve solo ad aumentare le entrate fiscali, tema caro a 'o Ministro
Capa 'e fierro?
'O Ministro Capa 'e fierro, però, è anche uomo che politica,
categorie dei lavoratori autonomi, conti pubblici & privati li conosce a
menadito come, da convinto federalista della prima ora qual'è, è conscio dei
compiti istituzional-fiscal-amministrativi di enti locali, Comuni e Regioni. E
qua arriviamo alle Regioni cacchie cacchie loffie loffie.... come diceva il
Grande Totò del tipo paraculo che "entra di spighetto e si mette di chiatto".
Infatti, le Regioni e relativi Governatori, hanno assunto grande potere. E con
il potere hanno assunto, però, anche le relative responsabilità amministrative
da quando fu varata la legge sull'elezione diretta dei Presidenti di Regione
come è per i Sindaci. O no? Leggi per cui ci siamo battuti come per la legge
Costituzionale per il Senato delle Autonomie, non delle Regioni, che auspichiamo
arrivi quanto prima. 'O Ministro Capa 'e fierro, perciò, può contare su pugnaci
quanto sicuri alleati. Ora però, non per essere i soliti cittadini rompiballe, o
peggio Komunisti o "schierati", sappiamo che assieme al voto per le Europee
arriverà il voto per il rinnovo di un cospiquo numero di Amministrazioni locali,
ergo, chiediamo a 'o Ministro Capa 'e fierro, federalista di ferro: Scusi Esimio
Ministro Capa 'e fierro, ma in 2 anni e mezzo di gestione dell'entrata in vigore
dell'Euromoneta, preceduta dall'entrata dell'Italia in Europa, e quindi nella
moneta unica, ci spiega perchè, solo ora, chiama le Regioni ai loro ruoli di
controllo amministrativo, quindi i relativi Governatori che finora se ne sono
rimasti cacchi cacchi, loffi loffi e quatti quatti di fronte alle invocazioni
superincazzate dei loro sudditi che li hanno eletti? Certo, li hanno eletti
anche, e sopratutto, le categorie più vaste che sono i lavoratori autonomi e
commerciali a cui, perchè solo ora, caro Ministro Capa 'e fierro, invierà la
Finanza alias le Fiamme Gialle nonchè gli organi di controllo dipendenti dai
Comuni? Gli organi di controllo di "Roma ladrona", li conosce?... A naso, la
vediamo mica facile perchè qua sono il Comune e il Sindaco e relativi ispettori
delegati al controllo degli esercizi commerciali. Se ne è mai visto uno di
ispettore aggirarsi tra le botteghe romane? Mai.
Caro Ministro Capa 'e
fierro, le fortune elettorali della Casa delle Libertà, si sa, ebbero felice
inizio con la grande vittoria della Cdl alle Amministrative del 2000 che la
portarono al Governo nella quasi totalità delle Regioni nonchè di grandi Città
Metropolitane con gran contorno di Capoluoghi, medi e piccoli Comuni. Fu una
vittoria di tale portata da indurre alle dimissioni il Governo D'Alema, Governo
non eletto dal Popolo ma accocchiato in Parlamento - cosa che fa la grande
democratica differenza con il Governo della Cdl - e rende vane le strillazzate,
tutte elettoralistiche e propagandare, di Fassino che già invoca, anche a nome
del triciclo, le dimissioni del Grande Figlio di una Mamma Rosa Berlusconi in
caso di sconfitta alle Europee mentre strizza l'occhio ad un altro Grande Figlio
di non so chi, Billè, ed alla Confcommercio specialisti nel fiutare il vento
politico e nell'adeguarvisi nelle Urne.
Urne da cui ci separano 4 mesi mentre,
per i rilievi fiscali sugli esercizi apprendiamo - pregiandoci di essere massaie
che leggono i giornali - che agli 007 del fisco ne occorrono 8, poi, inizieranno
i controlli sui prezzi. Abbiamo letto male? Sa, la stampa Komunista fa sempre
casino....Caro Ministro Capa 'e fierro, ce lo spieghi meglio, non abbiamo capito
cosa possiamo aspettarci sulla fine, reale, delle ruberie legalizzate prima
dalla gestione dell'entrata rossa poi dalla gestione dell'entrata azzurra
nell'Euro sotto le cui speculazioni, noi consumatori, siamo schiacciati da
troppo tempo avendo stipendi in Lire ed uscite in Euro e non mettiamo più una
lira da parte. Non è che poi anche lei, Caro Ministro Capa 'e fierro, ci verrà a
raccontare su quali lati dei mercati rionali va avanti e indrè e si ferma ad
aprire il borsellino la sua Pregiata Mamma? Si ricordi che, di Mamma, ce n'è una
sola e quella ci basta e ci avanza. Anzi di SuperMamme non ne vorremmo sentir
parlare, a schiovere, per un bel po'.
C'è da sperare solo nell'unico
politico italiano che si dimostra sempre vicino alle istanze dei cittadini e che
da sempre piccona, giustamente, la malapolitica e le ruberie di Stato?
Apprendiamo, con sollievo, che l'indomito Emerito Presidente Senatore Cossiga si
è iscritto al Partito dei Consumatori. Il quale, politici politicanti di
professione esclusi, è, per ora, l'unico uomo di garanzia che ci appaia tale
essendo distante e non asservito ai ruffianismi verso le corporazioni di cui si
rendono ostaggio la destra e la sinistra essendo, entrambe, lontane anni luce
dal rigore politico-sociale della ex Leader dei, Conservatori? inglesi Margareth
Thatcher che, a chi le pronosticava la perdita del consenso a causa di una certa
riforma, incazzatissima rispose: "Il consenso?!! Io non governo per il consenso,
ma per il bene del mio Paese". Ve li vedete i politici italiani regolarsi in
questa guisa?....
Giuliana D'Olcese
Uno per tutti!!: Mi associo al Premio "Dario Di Vico Giornalista dell'anno". Dino
Cofrancesco il Secolo XIX Genova
A proposito del
consiglio del nostro Presidente Berlusconi ad imitare la sua
mamma,
vorrei dirLe, Presidente, che io, essendo
pensionato sono il "massaio" di casa, il mio quartiere lo giro in lungo e in
largo da sempre: e, Presidente, mi creda, i prezzi, di tutto, sono lievitati
dappertutto nella stessa scadalosa misura. Ma i prezzi che, nonostante l'inganno
della sparizione dei 3 zeri la gente comune li ha percepiti subito, ma invece
non percepiti da chi avrebbe dovuto fare qualcosa per frenarli (la Finanza!?
il Parlamento!? il Governo!? i Sindaci!? la Polizia Municipale!?) sono quelli
dei generi alimentari, di irrinunciabile consumo, no? Come Le dicevo, io, il
quartiere in cui vivo, (l'EUR di Roma) lo percorro in lungo e in largo e ci
sono:11 supermercati, un (GS), (4 Elité, 3 Conad, un Pam, un Dico, uno Sma e
uno Standa) e, diversi piccoli negozi e bancarelle di alimentari. Ci dovrebbe
essere una "salutare" concorrenza: ed invece c'è un "salutare" (per loro) unico
cartello. Pasquale Iacopino
Sì hai ragione. Cacchie cacchie loffie loffie.
Regioni ed enti locali cacchie cacchie e loffie loffie davvero. Con tutte le
prerogative attribuitele non fanno nulla e scaricano le responsabilità sul Governo
che non fa abbastanza per informare i cittadini che i compiti amministrativi
spettano agli enti locali, i quali, sono uno dei costi più importanti per noi
cittadini. Giusto il riferimento ai superpoteri irresponsabili dei Governatori
e delle autonomie locali, che tutto fanno tranne il loro dovere: essere più
vicino ai cittadini di un'amministrazione centrale. I Governatori, di
destra e di sinistra, bassolineggiano e si arrogano il merito di elargire ai
propri cortigiani ricche prebende, distribuiscono i soliti pourboire ai diseredati
(lavoratori socialmente utili, liste di disoccupati e manifestanti potenziali
elettori), promettono un reddito di cittadinanza sulle spalle degli altri, tartassano
il ceto piccolo-medio-borghese con aumenti deliberati in piena autonomia impositiva
e con indagini retrospettive pluriennali per le imposte locali: a Napoli il
Comune in un giorno ha stampato decine di migliaia di accertamenti ICI, riliquidando
con aliquota maggiorata, il 9/mille invece del 7/mille, le imposte per gli anni
addietro fino al periodo accertabile, con pesanti sanzioni dal 30 al 200%: Una
vera operazione di scrocco, visto che nella maggior parte dei casi è corretta
l'adozione del 7x mille; e poiché non risponde mai l'ufficio ICI, o se vai là
perdi giornate per l'affollamento, si preferisce pagare per non essere seccati.
Non ci bastavano le clientele romane, ora dobbiamo accollarci pure la lottizzazione
decentrata che gioca un ruolo fondamentale nella competizione elettorale, al
punto di assumere la forma di vere e proprie "primarie" delle lottizzazioni
romane. Adesso qualcuno si deve assumere l'onere di scelte impopolari, e questo,
chiaramente, non è proponibile in campagna elettorale. Che farà FI, si metterà
a tartassare il suo elettorato attraverso controlli fiscali, visite GDF ecc.?
Improbabile.
Il controllo sulle speculazioni lo avrebbero dovuto fare le Regioni, anche quelle
Diessine come la Campania, ma preferiscono fare la parte innocente e non infastidire
le loro clientele. Internet fornisce alla silente e nutrita massa di cittadini
un grosso megafono per dare sfogo alle proprie aspettative e delusioni e consente
di esternare le proprie opinioni in maniera semplice, democratica, fornendo
un campione significativo della popolazione. Questa maggioranza silenziosa,
e pensante, esprime così il suo montante disagio avverso una politica a dir
poco disattenta verso le istanze. Non si capisce perché ci si ostina a considerare
questa maggioranza come schizofrenica ed incapace di giudicare del proprio disagio
e si ricorre ad astruse definizioni come "inflazione percepita", "reale potere
d'acquisto" "disagio effettivo" ecc. Paolo Manfredi Sopra la banca l'usuraio
campa, sotto la banca il cittadino crepa. Che le banche (IOR compreso) siano
vissute dalla gente come le istituzioni legalizzate dello strozzinaggio è una
realtà incontrovertibile. E che la stessa istituzione bancaria sia stata aspramente
contestata da noti personaggi della destra e della sinistra può essere ben riassunto
dalle frasi di due famosi personaggi: Ezra Pound - "i politici non sono altro
che i camerieri dei banchieri"; Bertold Brecht - "che cos'è una rapina in banca
a confronto della fondazione di una banca?"
Renato Nannini
I RINCARI. I consumatori calcolano che con le nuove tariffe
ed i rincari del 2004 a fine anno saranno usciti dalle tasche degli italiani
circa 1.000 euro in più a famiglia rispetto al 2003, con una spesa che alla fine
del 2004 supererà in media i 28.000 euro.
Ecco i principali rincari del
2004.
ALIMENTARI:
la spesa per frutta e verdura, come per il resto, cresce ancora. I rincari,
secondo i consumatori, sono del 6,5%.
SCUOLA: le
spese per l'istruzione crescono del 4%, oltre i 460 euro l'anno.
ABBIGLIAMENTO E CALZATURE: i prezzi di scarpe e vestiti
salgono dell'8%.
NETTEZZA URBANA: le previsioni
dei consumatori dicono che la tariffa cresce nel 2004 di circa il 5,5%, passando
da 185 a 197 euro l'anno, con un rincaro di 12 euro.
POSTE: Quella base di Posta prioritaria (fino a 20 grammi
di peso scende da 62 a 60 centesimi ma è aumentata la tariffa base della Posta
ordinaria con un aumento medio di 2 euro l'anno a famiglia. Introdotto anche il
meccanismo del price cap, per cui le variazioni tariffarie sono legate alla
qualità del servizio.
SIGARETTE, ALCOLICI, AEREI:
le accise sulle sigarette, a conti fatti, è di un rincaro medio di 20 centesimi
a pacchetto. Con gli affetti dell'ultima manovra economica sono più cari birra e
superalcolici, mentre viaggiare in aereo, con la nuova "tassa sui voli", costa
un euro in più per ogni ogni passeggero imbarcato.
AUTOSTRADE: dovrebbe arrivare entro gennaio l'aumento dei
pedaggi, stimato in media del 2%.
RC AUTO: gli
aumenti nel 2004 sono del 3,5%, cioè di circa 25 euro. La spesa media per la
polizza raggiunge gli 870 euro.
SERVIZI BANCARI:
dopo il +25% registrato dall'introduzione dell'euro a tutto il 2003,
l'incremento per il 2004 è del 9%.
ALBERGHI, BAR E
RISTORANTI: neanche i pubblici esercizi sono stati risparmiati dai
rincari. L'aumento è del 3%.
Sveglia
Berlusca!!!!!!!!
E alla fine, ci sono arrivati anche i
tedeschi: achtung, achtung, i prezzi sono aumentati, ed è colpa dell'euro.
Meglio tardi che mai: da Francoforte a Monaco di Baviera, è tutto uno scoppio
(ritardato ) di (...) scandalose esclamazioni. La birra? Costa l'8% di
più.
E i corn flakes? Il 40%. Per non dire
delle pile Energizer, più 42% e del Ketchup, più 88%: roba da far andare di
traverso persino i Wurstel. Il settimanale Stern, risvegliatosi dopo 2 anni di
euro-sonno, non ha trovato di meglio che prendersela con i poveri sacchetti da
aspirapolvere <Melitta>: <Sono aumentati addirittura del 107,9%>,
documenta con teutonica severità. E poi, quasi per scusarsi per il tardivo
risveglio, accusa: <All'Euro dovrebbe essere conferito l'Oscar come miglior
attore per aver recitato la parte di chi non ha portato con sè nessun rincaro.
In realtà gli aumenti di prezzo ci sono stati, eccome>. Ma và là? E bravi
amici Uber Alles: passa ancora qualche anno e magari vi accorgerete anche che
era meglio fare la guerra a Saddam e che gli spaghetti non si mangiano con il
cucchiaio. Basta aver pazienza. Ma se vi può consolare, non siete i soli a
sentirvi più poveri grazie alla nuova moneta: in Francia appena l'1% dei
cittadini pensa che l'introduzione dell'Euro è stato un bene, in Grecia il 50,5%
dei consumatori denunciano grandi difficoltà al supermercato, in Irlanda
registrati aumenti terrorizzanti (più 20% le case, più 16% i trasporti e più 30%
le birre al Pub). E in Italia? Beh, scusate l'anticipo: l'Italia è almeno dai
tempi del Mundial '82 che arriva regolarmente sulla palla prima della Germania.
Degli eurorincari ce n'eravamo accorti da un bel pezzo. Ma qui viene il
bello.
Perchè ricordate che cosa disse (all'inizio di gennaio 2004) Prodi?
"l'Euro non c'entra niente con i rincari. Anzi, è tutta colpa del Governo
Italiano". E che "dare la colpa all'Euro è una falsità perchè in 10 Paesi su 12
l'aumento dei prezzi non c'è stato".
Proprio così: "In 10 Paesi su 12">.
Evidentemente Prodi non era a conoscenza degli aumenti in Germania e pure di
quelli in Francia e neppure di quelli in Grecia e in Irlanda e negli altri
Paesi. Viene da chiedersi se, quando parlò, Prodi fosse conoscesse ciò che
diceva. E pensare che la materia dovrebbe essere il suo pane: era o non era il
commissario d'Europa?
E' vero che egli si dimostra da sempre svagato
nell'adempimento dei suoi uffici. Era all'Iri e non si è accorto dello sfascio
delle partecipazioni statali; era al Governo e non si è accorto di Telekom
Serbia; è arrivato a Bruxelles e non si accorse dello scandalo Eurostat. Un
grande distrattone, lo conosciamo. Uno che non vede mai le cose che gli
succedono sotto il naso, come potete pretendere che vedesse l'aumento dei
prezzi nei mercati d'Europa? E poi capitelo: è troppo impegnato a districarsi
tra primarie, liste uniche e girotondi per dedicare tempo alle statistiche
europee. Cosa volete? Chiama Fassino, c'è da ricevere Mastella, Bertinotti,
Boselli pone il problema dello SDI, Di Pietro, Occhetto, Pisicchio e l'ultimo
nastro da tagliare al nuovo municipio di Casalecchio di Reno. La politica
Italiana non dà tregua. L'Euro può attendere. Ora però, uno così dovrebbe
conoscere i suoi limiti e mordersi la lingua prima di avventurarsi in
dichiarazioni bellicose anche da un pulpito Istituzionale. Come quella che
accusava Roma: "Nel nostro Paese è mancato il più elementare controllo sulla
dinamica dei prezzi". Facile dar la colpa dei rincari al Governo Italiano: ma è
colpa del Governo Italiano se sono aumentati i prezzi in Francia? O in Grecia?
E' colpa di Palazzo Chigi se il ketchup a Stoccarda costa più caro dell'88%? E i
sacchetti dell'aspirapolvere aumentano del 107% (per l'indignazione di quegli
amanti della pulizia di Stern?). Toccava a Tremonti controllare il banco della
frutta nei supermercati di Dusseldorf e Bordeaux?
O il costo della birra nel Pub di Dublino?
Birra più, birra meno, basta essere moderatamente
sobrii per capire che se i prezzi aumentano in tutti i Paesi dove è arrivato
l'Euro, qualche responsabilità l'Euro ce la dovrà pure avere. E se gli Italiani
si sono lamentati prima è forse solo perchè si sono accorti prima di quello
che stava succedendo: sarà realismo? Scetticismo? Euroscetticismo? Esperienza
da mercanti? O solo furbizia antica? Di
certo i dati e le cronache smascherano Prodi: dicendo che i
prezzi salivano solo in Italia ha raccontato una bugia grande quanto l'aumento
del ketchup e dei sacchetti dell'aspirapolvere.
E bugia dopo bugia, su di lui, si
ripropone il solito dilemma: o non sapeva come stavano le cose davvero per via
della sua cronica distrazione (e sarebbe grave per un presidente della
Commissione europea). Oppure sapeva. E sarebbe
anche peggio.
Renato Nannini
Carissimo, sull'euro-Prodi-Tremonti,
con me sfondi 100 porte aperte perchè,
in ogni mio scritto, ho sempre
responsabilizzato sia l'assenza totale di modalità con cui l'Ulivo non ha dato e
stabilito regole prima dell'ingresso e relativa circolazione in Italia della
moneta unica, sia la postgestione da parte del governo Berlusconi. Se ne sono
fottuti entrambi, alla grande, per mere questioni di bassa cucina politica e
mettendolo in quel posto ai cittadini che li avevano votati. Su tutti i
giornali, oramai e grazie a Dio, si scrive dei nuovi poveri ma c'è e persiste
sempre l'ambiguità, davvero insopportabile, colpevole e militonta, di dire, tout
court, pro domo sua e ad usum delfini, che i cittadini danno la colpa all'euro.
Cosa falsa come GIUDA perchè, per quanto i mezzi "d'informazione" trattino i
lettori-cittadini-contribuenti da ebeti e da parco buoi, sanno benissimo, e lo
sostengono come faccio io, che sono le modalità senza rete ne' ombrello con cui
ha cominciato a circolare l'euro, ad avere favorito il disastro speculativo, e
bassamente corporativo, di destra e di sinistra, che ora paga solo
Pantalone.
Per esempio, il Direttore del Corsera
Stefano Folli, pur avendo molte ragioni su altri argomenti evidenziati nel suo
fondo della domenica come le riforme, compie la medesima operazione politica
sull'eterno equivoco mediatico che si genera, "perchè?" sulle critiche all'euro.
Egli sa bene, del resto, come io sia estimatrice da sempre delle sue note
politiche su il Punto.
Ma, proprio per questo, non posso fare a
meno di fargli notare la sua operazione non giusta ne' sana.
Giuliana D'Olcese
Lo "strano comportamento" non è del
povero euro, ma di chi lo ha messo
sul mercato e, poi, di chi trovandoselo lo ha gestito, e di come
lo ha gestito. Insomma, di come lo hanno gestito gli uni prima gli altri dopo.
"A Pari Merito".
Ma, a parte i politici di destra e di sinistra, che per
motivi meramente elettorali e demagogici se lo rinfacciano reciprocamente e
grottescamente a vicenda, la vera vergogna è che la stampa amica, dell'uno o
dell'altro, ci faccia campagna elettorale da giornalini militonti di sezione
parrocchiale. La dignità e la deaontologia professionale sono andate a farsi
fottere e l'informazione, che dovrebbe esserlo, non è il cane da guardia della
democrazia ma concorre a debellarla riducendola a bottega. Intorno all'Euro e
parentele con Parmalat e Fazzio sono significativi ed illuminanti, seppur
apparentemente distanti come argomenti, gli articoli di Mario Sechi su il
Giornale e l'intervista ad Augusto Barbera ineccepibile Costituzionalista, DS,
ed uno di quegli uomini "scomodi" in quanto colti, seri, onesti e che non
considerano i cittadini parco buoi da condurre per il naso ed asservire agli
interessi della propria bottegaccia ed ai poteri forti. Uomini che,
naturalmente, non sono stati ricandidati ne' dai DS come Pasquino, Salvati ed
altri a sinistra e come Vertone, Calderisi, Taradach, ed altri a destra.
Divertente, in contrapposizione alla faida Unità-Travaglio-D'Alema su cui scrive
il Direttore Colombo, l'articolo contrapposto di Ferrara che, pur dandogli dello
snob, conferma che il primo a scrivere sulla "Marckant Bank di Palazzo Chigi
dove nessuno parla inglese", fu il DS Guido Rossi, cosa che fu ripresa anche da
Pansa in un suo Bestiario su l'Espresso. Travaglio, quindi, viene assai
dopo...., viene col teatrino della politica di sinistra che si è nutrita di
girotondi, dipietristi, antiamericanisti e no global. La Compagnia della Buona Morte, quindi.
Umberto Barroni
'O ministro Capa 'e fierro ci prende per cretini? La Cena
delle Beffe & Pappagone
E ci
chiamano pure alle urne?! Questi "signori" stanno ancora ai tempi di Pappa-gone
ma noi cittadini no
Riporto un breve stralcio di un
articolo di Dario Di Vico - apparso sul Corriere della Sera
(...) La classe media dopo aver fatto
per decenni da base elettorale ai partiti al potere, oggi scopre di non aver
santi in paradiso.
Da qui la ricerca di un'agorà, di una
piazza giornalistica ed elettronica che serva a dar voce alla loro solitudine e
la trasmetta alla politica. Se il bipolarismo doveva servire ad avvicinare
politica e società, il segnale che arriva è di un lavoro perlomeno incompiuto.
Il "Ballarò"... di Tremonti.
Italia: 31 marzo anno X
Il ministro Tremonti, a
"Ballarò", ha recitato l'ennesimo rimpianto per la Millelire di "carta",
che, secondo lui, se si fosse rein"cartata" in un Euro avrebbe impedito la
lievitazione dei prezzi. Queste amenità figurano normalmente anche nel
"palinsesto" del Cavaliere: ma lui, con quell'immacabile sorrisetto mutuato
dalla "Gioconda", dimostra chiaramente che non parla sul serio e che vuole solo
fare entrare, attraverso la TV, una ventata d'allegria in quelle famiglie che
non abbiano già portato il televisore al monte di pietà. Il ministro Tremonti,
invece, con quel volto compunto, il tono di voce sincopato, le parole che
partono, con evidente travaglio, dal cuore, sembra che in quel che dice ci creda
seriamente e che voglia soprattutto far credere. Poveri noi! Siamo un popolo di
cretini? O abbiamo un Ministro che ci prende per cretini? Oppure abbiamo
come "Super Ministro dell'Economia" un uomo sbagliato nel posto sbagliato? Il
signor Ministro, infatti, non solo non si fa cogliere dal dubbio che il freno
alle ruberie andrebbe fatto con i controlli, ma non si perita neppure di
riflettere che le banconote di carta, ammesso che ciò potesse avere un valore
psicologico frenante, sarebbero dovute partire, semmai, dai 50 centesimi e non
da un Euro. Il problema è che i bottegai, si sentono in una botte di ferro e
possono avere perfino l'impudenza di esporre cartelli come questo: "Qui i prezzi
sono inchiodati alla data del I° settembre (udite! udite!) 2003!!!". Vale a dire
a quando hanno raggiunto il livello massimo. E, considerandoci cretini, come
insegnano i nostri governanti, vogliono farci credere che sono buoni e bravi,
perché i prezzi non li hanno aumentati.
Pasquale Iacopino
Gentile Signora Maria Latella della Cronaca di Roma del Corriere
della Sera,
le chiedo come si possa - come fa qualche suo
interlocutore- negare la realtà di un aumento dei prezzi che, con varianti nei
differenti generi, caratterizza la nostra vita quotidiana. Mi riferisco in
particolare a pane pasta, latte, verdure e frutta, di prima necessità per tutti,
oltre ai settori in cui si è assistito al passaggio della stessa cifra dalla
lira all'euro, quindi con raddoppio, per non parlare delle tariffe nei servizi.
E il solo fatto che in tale senso siano stati "percepiti" gli aumenti ha
provocato i perversi effetti accertati da tutti coloro che vanno nei mercati e
nei negozi. Che fine hanno fatto i comitati provinciali istituiti per verificare
e seguire le conseguenze dell'euro? Controlli potevano essere effettuati a monte
con disposizioni idonee ad impedire o frenare aumenti delle tariffe e a valle
mediante interventi specie sui grossisti, utilizzando norme esistenti. Il
ministro competente ha preferito lasciare "libero il mercato". E adesso proprio
a seguito degli aumenti le rappresentanze dei lavoratori dipendenti non possono
non sollecitare la revisione degli accordi del 1993, giacché altri provvedimenti
risulterebbero comunque tardivi. M. Teresa Petix Vallauri
Euro raddoppi e colpe
Il primo giorno dopo
l'entrata in vigore dell'Euro, andai in un bar a prendere il caffé. Il barista
mi dice il prezzo in Euro.
Tiro fuori il calcolatorino che avevo ricevuto in
dono, da chi? Faccio il conto e trovo una differenza di 400lire rispetto al
prezzo del giorno prima. Dico al barista che deve aver sbagliato il conto e mi
rifà il prezzo. Comunque gli ho anche detto che non tornerò nel suo bar perché
sbaglia i conti.- Ciò che mi ha urtato, è che altri 2, oltre i clienti, hanno
pagato senza fiatare il prezzo ingiusto, e anzi mi hanno guardato brutto come se
fossi un attaccabrighe. Poi, anche ai mercati e in qualunque posto, non ho mai
visto nessuno tirare fuori il calcolatorino e verificare il nuovo prezzo.
Allora perché ci lamentiamo? Romolo Ottone
Sono i ceti
medio-bassi che trainano l'economia,
non
foss'altro che per il motivo che il numero è potenza (ricorda niente?).
Egoisticamente, non mi potrebbe fregar di meno che i ricchi sborsino, in
rapporto ai loro introiti, cifre più basse di quelle che finora son stati
costretti a tirar fuori. Ma la giustizia fiscale deve funzionare tanto verso
l'alto quanto verso il basso, altrimenti non è più giustizia. Piuttosto,
concentrarsi unicamente sull'IRPEF mi pare contribuisca solo a sollevare un
falso problema: in Italia abbiamo tanti balzelli assurdi su cui calare la
mannaia che ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta. Vogliamo cominciare dal
canone RAI, dal bollo sull'auto, dall'assicurazione obbligatoria per la
responsabilità civile gravante sulla medesima, dall'accisa sulla benzina, dalla
stramaledetta ICI applicata alla prima casa, dalle tasse comunali sulla raccolta
dei rifiuti calcolate sulla base della metratura delle abitazioni e non, come
sarebbe più logico, sul nume ro dei componenti delle famiglie? Ho dimenticato
qualcosa? E vogliamo aggiungere tutti gli oboli ancora in vigore per eventi di
30, 40, 50anni fa? Di fronte al ritardo nella semplificazione fiscale, peraltro
rientrante nel programma elettorale del Berlusca, promettere l'abbassamento puro
e semplice delle aliquote mi sa di presa in giro. Senza dimenticare un problema
cui non si accenna mai nemmanco di sguincio: sarebbe una bestemmia proporre una
radicale revisione delle modalità del prelievo fiscale, guarda caso concentrato
in periodi dell'anno a ridosso delle maggiori occasioni di incremento dei
consumi, mentre sarebbe più razionale la sua diluizione nel corso dell'intero
anno solare, con possibilità per i cittadini di scegliere quando e come pagare?
Se questa è demagogia, ebbene, sono un lupastro demagogo. Giovanni Maria
Mischiati
Lo Stato gioca a fare il furbo e
getta fumo negli occhi.
Ogni santo giorno ci sono notizie e
preoccupazioni per l'aumento dei prezzi e sono tutte contraddittorie: l'ultima è
che per l'ortofrutta i prezzi di queste settimane sarebbero inferiori di quelli
dell'anno scorso e non c'è giornale, tv o radio che non faccia la sua inchiesta
con tanto di interviste al salariato medio, che denuncia l'impossibilità di fare
acquisti come prima. Si uniscono al coro associazioni di categoria (in prima
fila i commercianti) che denunciano la crisi del proprio settore e il lastrico
per non si sa quante famiglie e non si contano più le iniziative del Governo e
delle singole amministrazioni regionali, provinciali e comunali, per cercare di
contenere i prezzi: basate sull'informazione e promozione di questo o
quell'altro prodotto a prezzi scontati periodico.
E' evidente che c'è qualcosa che non
torna, e che più di qualcuno sta giocando a fare il furbo. Soprattutto lo Stato.
Ad ogni livello. Che si guarda bene da modifiche legislative che liberalizzino
il mercato (abolizione di saldi, licenze commerciali e orari dei pubblici
esercizi). Quali i prezzi aumentati? Tutti i servizi amministrativi (diretti o
indiretti -società di diritto private ma controllate dal capitale pubblico),
dalla Tarsu all'erogazione dell'acqua, dalle multe ad ogni livello alla
concessione di qualunque certificato, dai biglietti dell'autobus ai bolli
amministrativi ad ogni livello e tutte le forme di tassazione indiretta
(l'esempio della componente fiscale della benzina -70%- è solo uno dei più
eclatanti). Accanto allo Stato abbiamo gli esercenti, il commercio all'ingrosso
e al dettaglio, con alcune apparenti esclusioni nella grande distribuzione
(alcuni prodotti "civetta" a prezzi invariati, affiancati da altri a prezzi
astronomici). I prezzi alla produzione sono rimasti grossomodo fermi, così come
le retribuzioni salariali, ma questo non serve ai distributori e venditori a non
far lievitare i loro prezzi. Fintanto che lo Stato non sarà il primo a fare un
passo indietro, dando il buon esempio, tutto quello che dice e fa è solo fumo
negli occhi. Ed è questione sì di abbassare i prezzi e i vari balzelli (cosa che
mai si è vista finora), ma anche di liberalizzare e demonopolizzare. Vincenzo
Donvito, presidente Aduc
Crudelia Demont Gran Cavaliera della Gran Croce di Arcore
& le sue cambiali in bianco sul
nostro groppone
Anche Luigi Angeletti, il Segretario
generale del sincato dei lavoratori Uil, individua i responsabili del caro euro
nei commercianti, nelle imprese di distribuzione, nei lavoratori autonomi e nei
professionisti. Tutti tranne i produttori. Non parlo ne' da destra ne' da
sinistra perchè, come la maggior parte degli elettori, me ne frego delle
ideologie di appartenenza, quindi libera da accecanti e bari ideologismi. Ma ho
qualche ideale e qualche pragmatismo in merito ai programmi di governo con cui
condurre una Nazione che vorrei vedere realizzati. Non rinzelatevi quindi Egregi
lettori Azzurrini, Aennini, Cicciddini e Legaioli, ma nemmeno esultate voi
Egregi lettori Rossi, Rosso Pallido e Radicali a parte. Ribattezzare il Cavalier
Berlusconi Crudelia Demont Gran Cavaliera della Gran Croce da Arcore, in arte
Presidente del Consiglio degli Italiani, non è l'ultima malizia propagandara
nazi-comunista alla Goebbels onde insinuare che il Cav. Nazionale sia anche gay,
figuriamoci! Anche se, diciamocela tutta, la Sinistra di Lotta & di Sgoverno
cavalcherebbe, girotonderebbe e Santoreggerebbe perfino sull'omosex del Cav. pur
di gettare il fango quotidiano sul fondatore di Forza Italia, il maggior partito
italiano - con cattiva pace e furore del fu maggiore partito della Sinistra
italiana: l'attuale DS -. Crudelia Demont Gran Cavaliera da
Arcore, è stata avvertita di essere mandata al diavolo -testuale- perfino
dal pragmatico e non militonto Direttore di Libero Vittorio
Feltri, notoriamente uomo e quotidiano non certo di sinistra, anche
perchè sottopone il suo reame a quotidiani stop and go assai malsani e
pericolosi, pericolosi per la libertà di opinione e di stampa e sopratutto per
la stessa Crudelia, per il sistema economico italiano e per i suoi sudditi tra
cui la non trascurabile, bensì fondamentale, categoria delle "massaie", e madri
di famiglia, che rappresentano il 53% dell'elettorato nazionale e che da tempo,
troppo tempo, sono frustrate, impotenti, rabbiose e maledicenti sul dimezzato
potere di acquisto degli stipendi in euro per sostentare la famiglia, non certo
per racarsi a New York in Concord a fare schopping nella Fifthe Avenue chez
Tiffany o Winston.
Sostiene, da vera maschilista furba qual'è, Crudelia Demont Gran Cavaliera della Gran Croce di
Arcore:
1. Le massaie (che non leggono i giornali) si rechino nei
negozi più a buon mercato.
Risposta nazional popolare: Non
esistono negozi a buon mercato. Neanche supermercati. I prezzi di tutto sono
raddoppiati non sono arrotondamenti, come hai dichiarato cara Crudelia, bensì
puro raddoppio.1euro = 1000lire!!! Ciò è praticato ovunque.
2. Sostiene, da
vera figlia 'e n' trocchia qual'è, Crudelia Demont Gran Cavaliera della Gran
Croce di Arcore:
Il Governo non può fare nulla contro le speculazioni dei
commercianti. Questo fenomeno (cioè il carissimo vita e la diffusione della
povertà incipiente tra i ceti medi) sarà presto assorbito dai concittadini. Non
c'è più niente da fare, per il doppio cartellino dei prezzi ed i controlli sia
nazionali che territoriali è tardi. Risposta nazional popolare: Questo
"fenomeno" è arrivato dritto dritto sia dalla assenza totale di regole non
stabilite dal Goverrno Prodi-Ciampi-Visco che
promosse ed introdusse il sistema dell'euro in Italia, sia, in seguito, per la
totale assenza di vigilanza del Governo
Berlusconi-Tremonti sulla immissione e relativa circolazione
dell'euro.
Non solo, ma per la latitanza, anzi la
sparizione... del Comitato per il controllo dei prezzi presso il Ministero delle
Attività Produttive ora Manichino della Rinascente. Inoltre per l'assenza di
ispezioni della Guardia di Finanza, per la sparizione degli ispettori Comunali,
Provinciali e Regionali, ecc. Dire quindi, cara Crudelia Demont, che questo
"fenomeno" sarà presto assorbito dai concittadini equivale a dire, con il tuo
consenso, che ce lo siamo preso e continueremo a prendercelo in quel posto
stante la cambiale in bianco concessa e stipulata con le categorie esercenti
allorquando vi furono le elezioni del 2001e Crudelia Demont andò al Governo del
Paese. Paese ove in 2anni e mezzo si sono prodotti 10 milioni di nuovi poveri e
altrettanti è previsto se ne produrranno tra i ceti medi.
3. Esimia
Crudelia Demont, sul fare il conto della serva si potrebbe andare avanti per ore
ma volendo dirti di darti una mossa verso il popolo bue, cioè Pantalone, e non
volendo annoiare ed angosciare ulteriormente i lettori, teniamo però a precisare
quanto segue: Aspettiamo di sapere se noi contribuenti durante il Governo
dell'Ulivo abbiamo finanziato a nostra insaputa Milosevic e il genocidio in
Kosovo con l'acquisto, poi la rivendita, da parte dello Stato Italiano, noi, di
Telekom Serbia.
Ciò anche perchè la improvvisa sparizione dalle
cronache del superteste Igor Marini -è forse morto?- non convince nessuno bensì
sembra a tutti, massaie che non leggono i giornali comprese, la sparizione del
Cavallo di Troia per la Legge sulla Depenalizzazione del Reato di Falso in
Bilancio, la Legge Cirami, il Lodo, diciamo, Schifani, la Legge Gasparri sulle
TV.
Come ci spetta di diritto sapere, con
totale chiarezza e trasparenza essendo che paghiamo noi contribuenti le tasse
che sostengono la spesa pubblica e lo Stato, se le banche che hanno dissolto i
risparmi dei loro clienti per migliaia di miliardi con le truffe Parmalat,
Cirio, Myway/4You, Banca121/Mps ecc., come sempre accade se la passeranno liscia
o se, essendo piene di danaro, ripagheranno i clienti imbrogliati alla grande. E
sai cara Crudelia Demont Gran Cavaliera della Gran Croce di Arcore perchè te lo
chiediamo? Perchè in tutta questa moderazione che predichi circa le sanzioni
verso le banche che hanno finanziato bancarottieri, falsari, truffatori,
delinquenti finanziari, squali della peggiore risma, aggiottaggi e chi più ne ha
fatte più ne ha messe in quel posto ai risparmiatori senza alcuna pietà, ci
annusiamo dentro l'odore del tenersi amiche le banche che dvranno sborsare
prestiti di centinaia di miliardi per contrastare e fermare l'avanzata in Europa
delle TV di Murdoh. A vantaggio di chi?
Pensaci, Esimia Crudelia. Giuliana D'Olcese
P.S: Che fine hanno fatto la Commissione di inchiesta Mitrokhin
e il suo Presidente? Sparita anche quella per Ragioni di Stato?
E come sono spariti i controlli sulle vendite al minuto in euro? Per Ragioni
di Stato & di Cambiali elettorali da "onorare" con le corporazioni dei commercianti,
delle imprese di distribuzione, dei lavoratori autonomi e dei professionisti?
A che serve l'Euro? Ci interroghiamo, lo chiediamo, ma non riusciamo a trovare risposte
che, tra l'altro, neppure vengono date.
Ma come, con tutti questi uomini politici di
lunga e appassionata militanza, questi economisti carichi di lauree ed honores,
e giornalisti economici dotti ed agguerriti, è possibile non avere
risposte?
Come ha ricordato Paolo Granzotto, anche
lui in cerca di risposte a ottoemezzo su LA7, quando fu introdotto, l'unico
vantaggio attribuito all'euro è stato quella della eliminazione dei cambi.
Null'altro ci fu detto, se non la solita retorica del passo conclusivo sulla
strada tracciata dai padri per pervenire all'empireo della Europa Unita.Infatti,
adesso, quando si parla di euro, è solo un incensamento: "...nessuno può negare
gli indubbi vantaggi dell'adozione dell'euro,...il caso Parmalat, se non fossimo
stati nell'euro..." e via intonando; ma mai nessuno che li elencasse questi
vantaggi a lui noti, che li evidenziasse in maniera chiara e positiva. È la
solita tecnica, autoreferenziale e drogata, di dare per scontato quello che si
deve dimostrare e dalla enunciazione, divenuta assioma e dogma, tirare una serie
di conclusioni, che dovrebbero avvalorare, con la loro logica consequenzialità,
la tesi indimostrata. Il giochino funziona bene
in politica, meno in economica che ha sempre il puntuale e immediato riscontro
sul mercato, come stiamo vedendo. Quello che sembra essere
scoppiato all'improvviso, l'aumento del costi al consumo, era stato
riscontrato da subito da tutte le massaie d'Italia al primo apparire dell'euro:
non ci voleva molto, bastava girare per i mercati.
Ma l'euro è un tabù. Si parlò di fase di
adattamento, di confusione del consumatore, si sfornarono statistiche Istat che
a più riprese ci dicevano che l'aumento dei costi era anzi al di sotto della
media degli anni precedenti, volevano ci comportassimo come quello che per
sapere se piove, legge le previsioni del tempo invece di aprire la finestra e
guardare fuori. Da quel momento la dizione "euroscettico" è suonata come offesa;
cercare i vantaggi del mutamento, voler capire i motivi, evidentemente nascosti,
dell'operazione calata dall'alto e subita da tutti, era "remare contro",
sabotare il sacro processo. Perché se l'euro è la faccia visibile del processo,
cosa ci nasconderà la comunità degli stati europei, quali sono i vantaggi per
noi cittadini, per noi consumatori di prodotti e di "leggi", di questa ciclopica
impresa che ci troviamo a dover reggere (o subire)? osa si deve pensare di una
modifica così sconvolgente di usi e tradizioni, di sdoppiamenti e trasferimenti
di autorità e di poteri, che sono imposti dall'alto e non sorgono come
evoluzione, come momento continuo di comune e condivisa aspirazione? Altre
domande senza risposta. Oltre questo enorme falansterio, tutto continua come
prima; le nazioni politicamente forti fanno, come è giusto e lecito, i loro
affari a vantaggio delle loro genti: la Francia firmando accordi commerciali con
la Cina, condannando Taiwan; la Germania vendendo, sempre alla Cina, un
complesso nucleare per la produzione di plutonio salvo scagliarsi contro la
proliferazione atomica di Corea e Pakistan; l'Italia, speriamo non ultima,
cercando di concludere affari economici contro questi concorrenti temibili. Ma
allora, cos'è cambiato con l'Unione Europea, non è tutto come prima? I primi a
credere nell'Europa e nell'Euro sono ovviamente quelli che ci guadagnano, che ne
traggono personale vantaggio: l'elefantiaca, costosissima, viziatissima
burocrazia europea che il carrozzone ha messo in piedi. Altri non so.
Giovanni Maria Mischiati
Qualcuno sa dirmi a che serve l'Europa?
Euro: "Così si stravolge la realtà e si ingannano i
cittadini"
"La speculazione
politica è grave, confonde la testa dei cittadini e non fa dell'Italia un
appetibile partner in azioni di guida".
Serve più realismo parlando di moneta
unica. "Basta con le speculazioni". Il commissario Ue alla concorrenza Mario
Monti tradì, per una volta, il suo aplomb distaccato e parlò di "appello
accorato" invitando tutte le forze politiche a "smetterla di speculare
sull'euro". E Bruxelles scese al fianco dell'eurocommissario facendo sapere che
sull'argomento "il livello di sopportazione era ormai al limite" con un
distinguo: il basta alle speculazioni di Monti diventava nel messaggio giunto
dal quartier generale della Commissione un "basta alle strumentalizzazioni" a
fini di politica interna. L'attacco di Monti, nel corso del suo intervento a un
convegno del Cnel sull'allargamento, arrivò a sorpresa. E sembrò avere
destinatari precisi tra le forze politiche. "È inammissibile che ci siano
posizioni eterogenee sull'euro, manifestate in maniera pittoresca all'interno
del governo, e spesso dalla stessa personalità, non a distanza di mesi ma di
giorni". "La speculazione politica è grave, confonde la testa dei cittadini e
non fa dell'Italia un appetibile partner in azioni di guida", tuona così Monti.
E il messaggio che arriva dall'esponente dell'esecutivo di Bruxelles rincara la
dose: "È inammissibile utilizzare temi
internazionali a fini di politica interna, stravolgendo la realtà, ingannando
gli italiani su interferenze europee che non ci sono, e attribuendo alla
Commissione posizioni che sono, invece, chiare e univoche". Ma l'esecutivo di
Palazzo Chigi difese la propria possibilità di critica. "Il governo ha un
apprezzamento convinto sull'euro ma serve anche realismo - replicò il ministro
delle Comunicazioni Gasparri - nell'analisi delle modalità che hanno
accompagnato il passaggio dalla lira alla moneta unica". E il responsabile delle
politiche regionali La Loggia si disse "dispiaciuto" del fatto che "Monti abbia
voluto alimentare le polemiche" e che "il fatto che si sia tutti d'accordo
sull'indispensabilità dell'euro non significa che non si possa far notare che
qualcosa potesse essere, e può ancora essere, fatto meglio". Monti definì
comunque "uno scherzo il pensare che l'euro fosse un fattore inflazionistico"
pur ammettendo che "qualche disattenzione, anche in capo ai consumatori, può
esserci stata sulla dinamica dei prezzi". E, ribadendo, il ruolo fondamentale
dell'euro, l'eurocommissario ricordò che casi come Parmalat avrebbero avuto
ripercussioni ben più gravi - in termini di tassi di interesse - se ci fosse
stata ancora la vecchia lira. Su questa linea, si inserì il viceministro
dell'economia Baldassarri, che non entrò nella polemica ma ricordando come la
moneta unica sia una sfida, un'opportunità e non "un'azione masochistica". Il
richiamo di Monti è "giusto e sacrosanto". A parlare fu l'ex ministro delle
Attività produttive e dei Trasporti, Bersani, esprimendo anche valutazioni sui
provvedimenti che andrebbero adottati per rilanciare la domanda interna. "Siamo
gli unici in Europa - sottolineò - che hanno una crescita vicina allo zero,
accompagnata da un'inflazione alta. Quindi l'Italia ha un problema particolare
rispetto agli altri paesi europei che hanno adottato la moneta
unica.
Se perdiamo tempo in polemiche assurde
invece di affrontare i problemi sono guai". E Monti, nel suo invito "accorato"
parlò di "intervento totalmente condivisibile" riferendosi al presidente del
Consiglio Berlusconi, che parlò dei vantaggi della moneta unica: "forse è stato
promozionale, ma lo condivido", concluse. <di Roberto
Rossi per Il Legno Storto>
E' l'Euro la causa dell'impazzimento
globale
In Italia, Germania e Olanda la fiducia delle famiglie e
delle imprese resta bassa, la disoccupazione continua sale e la produzione
industriale deve mostrare un sostenuto trend rialzista. di Angela Regina
Punzi
"Sarebbe davvero un peccato se l'Europa
fosse condannata ad oltranza alla tirannia dello status quo".
Dalle colonne
de Il sole 24 ore Milton Friedman, premio nobel per l'economia, ha spiegato che
il vero male dell'Europa è nella sua storica, eccessiva, rigidità che ha portato
alla creazione di modelli istituzionali rigidi, con "troppe autorità centrali
più burocratiche che democratiche". Esce dal coro Friedman, sostenendo che più
che il Patto di Stabilità è la moneta unica che mina le economie europee. L'euro
si trova in sopravvalutazione ed economie come quella tedesca ed italiana che
poggiano molto sulle esportazioni ne soffrono. Ai livelli attuali "l'euro
scardina le economie invece di aiutarle": Friedman avanzò l'ipotesi di un futuro
collasso per la nostra moneta unica o - scenario meno apocalittico - di una sua
consistente svalutazione. Occorre allora migliorare le politiche interne,
ridurre le tasse, introdurre flessibilità sui salari e sulla mobilità del
lavoro, maggiore concorrenza tra le aziende. "Occorre insomma trasferire al
mercato il traino portante per la crescita". Nel suo puntuale Economic Outlook
n.74, l'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo industriale,
sostiene che la ripresa è iniziata in Asia, Nord America, Gran Bretagna e
"malgrado la perdurante debolezza interna" anche in Europa. Nel 2004 il tasso di
crescita dei paesi industrializzati sarà del 3% ma l'economia statunitense
segnerà una ripresa più decisa: +4,2%. Al contrario la crescita in Europa
procede ancora a piccoli passi: nel 2003 il Pil salirà dello 0,5% mentre l'anno
prossimo e nel 2005 rosicchierà qualcosa in più, rispettivamente dell'1,8% e del
2,5%. Se la ripresa in Eurolandia è oggi frenata dal super-euro e dalla scarsa
fiducia dei consumatori, si prevede nei prossimi 2 anni un miglioramento della
situazione attuale legato al buon andamento del mercato azionario, al
rafforzamento dei bilanci della grandi società, all'aumento degli investimenti e
del commercio mondiale e ai tassi d'interesse. In Italia, Germania e Olanda la
fiducia delle famiglie e delle imprese resta per il momento su livelli bassi, la
disoccupazione continua a salire (nel 2004 dovrebbe raggiungere un picco del 9%)
e la produzione industriale deve ancora mostrare un sostenuto trend rialzista.
Il Pil italiano dovrebbe registrare quest'anno un tasso di crescita pari a mezzo
punto percentuale, mentre per il 2004 la crescita dovrebbe essere dell'1,6%.
Eppure queste sono stime migliori rispetto a quelle indicate per l'economia
francese e tedesca: in Francia la crescita nel 2003 sarà dello 0,1% per poi
recuperare nel 2004 all'1,7%; in Germania l'Ocse stima un Pil immutato nel 2003
e nel 2004 un +1,4%. Continua ad essere positiva invece l'economia
spagnola.
Nel terzo trimestre dell'anno il Pil del paese iberico è cresciuto
del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2002 e anche l'occupazione ha fatto
registrare un aumento consistente: tra luglio e settembre ha creato ben 293.000
posti di lavoro netti.
Il periodo non è casuale perché coincide con l'alta
stagione del turismo, uno dei settori più importanti dell'economia
spagnola.
Resta la pessima situazione dei conti pubblici europei. Tra il 1997 e il 2000-2001
c'era stato un miglioramento: il debito pubblico si era ridotto dal 75% a circa
il 70%, con una riduzione anche degli indebitamenti netti. Ma dopo il 2001 il
rallentamento nelle economie dei paesi europei si è accompagnato talvolta ad
un forte peggioramento dei conti pubblici. In Francia e Germania l'indebitamento
netto ha superato nel 2002, e nel 2003 supererà di parecchio, il limite del
3% imposto dal Patto.
Non si dimentichi inoltre che
anche i dieci nuovi paesi dell'Europa centro-orientale che stanno per entrare
nell'Unione Europea hanno conti pubblici molto fragili. Per molti di essi
rispettare il vincolo del 3% è praticamente impossibile. Il livello degli
investimenti pubblici è in molti casi triplo di quello dei paesi della Ue: ciò
si giustifica con le esigenze di ammodernamento delle infrastrutture, che però
ha fatto registrare deficit pubblici dell'ordine del 4-5% del Pil in un periodo
di crescita.
E' dunque molto probabile che i nuovi aderenti alla Ue avranno
anche al momento del loro ingresso deficit strutturali nettamente superiori al
3%. E dalla violazione degli accordi di Francia e Germania rischiano di imparare
proprio la lezione sbagliata.
I nuovi poveri con
lo stipendio. Quando bussa esitante la signora Emma, vedova
senza pensione, calze sdrucite e cappottino allo stremo, con la sua bolletta da
26 euro stretta in mano, a Mario De Vito sfugge un'incongrua espressione di
sollievo. "Non ce la fa neanche questo mese, vero Emma? Dia qua, paghiamo noi".
Allarme Caritas: migliaia di famiglie medie scivolano verso il basso della
piramide sociale. Che shock scoprirsi bisognosi
nonostante l'auto e il telefonino. L'ondata di richieste di aiuto ha messo in
crisi perfino la collaudata rete di assistenza cattolica. Non sono più i poveri
di una volta. Vivevano nel benessere, ne sono stati privati e ora si vergognano.
Perché sono stabili, prevedibili, gestibili. Aveva ragione Gesù: "Li avrete
sempre con voi", sono vecchie conoscenze, si sa sempre come aiutarli, come
alleviarne le pene. Quegli altri, invece, i nuovi poveri, i poveri "grigi",
spuntati all´improvviso dal crepuscolo tra normalità e miseria, quelli non li
abbiamo sempre avuti con noi, sono creature nuove nell´universo del bisogno,
alieni cacciati dal pianeta del benessere, il loro apparire suscita sorpresa e
senso di impotenza persino in chi ai poveri ha scelto di dedicare la vita. Dalle
diocesi piovono alla Caritas italiana rapporti allarmati sul terribile 2003
delle famiglie italiane: 25 per cento in più di richieste d´aiuto a Bologna,
2000 nuovi contatti nelle Marche, a Vicenza gli aiuti in denaro per famiglie
italiane sorpassano quelli per gli immigrati (38% contro 28%). Poveri col
cellulare, la tivù e l'auto, poveri che non sembrano poveri: lo stesso concetto
di carità cristiana è scosso, la "regina delle virtù" va in crisi quando cerca
di indovinare il volto di Cristo non negli occhi del malato, del sofferente,
dell´emarginato, ma in quelli del vicino di casa. "Non sono più i poveri a cui
eravamo abituati", ammette con sereno sconcerto Mario, diacono dall'aria di
nonno, decenni di esperienza nei centri d'ascolto della Caritas di Torino, "io
ho scelto di mettermi al servizio degli ultimi, ma questi hanno lavoro, casa,
dovremmo semmai chiamarli "i penultimi". Eppure vivono situazioni altrettanto
drammatiche. Prenda la signora C., quella che è entrata per prima?". Sì, brutto
affare.
Lavora nelle pulizie, 650 euro al mese,
marito operaio, mille euro in nero, due figli, non andrebbe male se lui non
avesse perso il lavoro per un po', il tempo di accumulare 5 mesi di affitto
arretrato, 2200 euro schizzati a 4200 con interessi e avvocato, perché la
micidiale "catena di morosità" funziona così, domani arriva l'ufficiale
giudiziario e la signora C. 4200 euro sull'unghia non li ha, e così una famiglia
con risorse normali sta per finire sulla strada. "Mica possiamo pagarglielo noi
il debito, 5 casi così e chiuderemmo", s'arrovella De Vito: in fondo questa è
una famiglia che ha un reddito fisso, basterebbe contrattare un rimborso a rate,
ma c'è di mezzo l'avvocato, è il mestiere della Caritas trattare con gli
avvocati? Chi lo sa. "Ci proveremo". La signora C. torna a casa poco
rassicurata, negli occhi il terrore del lastrico, "non siamo ricchi, ma non
avrei mai pensato?". È stata una dura mattinata al centro d'ascolto "Due
Tuniche" di via Saint-Bon, aperto dalla Caritas un anno fa e riservato alle
famiglie italiane.
Sta subito di là dalla Dora, in un
quartiere dal nome ingannevole, Aurora, solcato dalla cicatrice di una ferrovia,
dove le case sembrano possedere solo il retro.
Due tuniche avevano addosso
Adamo ed Eva alla cacciata dal paradiso terrestre: per quanto colpevolissimi,
Dio non li volle lasciare poveri in canna. Ma che colpa hanno queste madri di
famiglia spaventate, la borsetta elegante memore di tempi più felici, il bambino
per mano che ride inconsapevole? Che colpa ha F., che si è licenziata dopo
vent'anni da commessa perché non le davano il part-time per star dietro ai due
figli, tanto c'era il marito lattoniere che guadagnava bene, invece l'hanno
licenziato e adesso chi li paga 550 euro di mutuo al mese? Che colpa ha R.,
vedova di un quadro Fiat, buona pensione ma una mamma malata, che ha chiesto un
prestito di 1500 euro a un'amica e quella dopo un mese ne vuole indietro 2000,
accidenti che amica? Non lo sanno neanche loro. Non capiscono cosa gli sta
capitando, cos'è questo tram che li ha messi sotto. Vengono qui, passando
davanti alla statua della Madonna che offre tre roselline di plastica e sembra
chiedere un obolo, quando ormai hanno l'acqua alla gola, ma non vanno
dall'assistente sociale del Comune perché hanno vergogna, anche un po' paura: "E
se poi mi tolgono i figli?", trema F. Sta capitando a loro quello che capita a
25 o 30 mila torinesi. Cioè quasi un terzo dei 100.000 poveri che la Caritas
diocesana, sulla base dei dati dei suoi 70 centri d'aiuto, stima presenti in
città. Fa un torinese su nove, percentuale in crescita. "Ma più che l'aumento in
quantità", avverte Pierluigi Dovis, il direttore, "ci preoccupa il salto di
qualità".
Le necessità dei "grigi", dei
lavoratori-poveri, non sono quelle dei barboni a cui basta un posto letto e un
pasto per scavalcare l'emergenza. "Si va dai 400 euro in su", informa Dovis.
L'Ufficio Pio San Paolo, banca dei poveri, ha erogato negli ultimi 3 anni il 30%
in più di aiuti monetari. Quando una famiglia "normale" crolla, la sua crisi è
fragorosa e le falle non si tappano certo pagando una bolletta. "Non sono i
poveri a cui eravamo abituate", ripete anche Giovanna Vergnano, presidente di
quelle che una volta si chiamavano Dame di San Vincenzo, oggi Volontarie
vincenziane: "Non basta più una visita, allungare una busta con 50 euro? Qualche
volontaria si ritrae, dice "non tocca a noi"?". Lo dicono anche molti preti
assediati nelle sagrestie da problemi a cui non possono far fronte. Vorrebbe
forse dirlo anche don Gianni Bernardi, parroco del Gesù Redentore a Mirafiori,
insomma il parroco della Fiat, un'intera parrocchia ormai in cassa integrazione:
"Tre anni fa avevamo sette famiglie assistite a pieno carico, ora sono settanta.
Questi non sono poveri sfortunati, sono poveri
programmati, messi in conto". Politica ed economia li hanno creati, allora "più
che carità dovremmo metterci a far politica. E non subire quella di chi dice:
diamo un po' di soldi alla Chiesa e se la vedono loro". L'imperatore romano
delegava i poveri al vescovo: dalla Costituzione italiana (articolo 3, "Tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale?") abbiamo fatto retromarcia fino
all'editto di Costantino. Ma don Gianni è un prete, e non chiude certo la porta
a chi bussa, anche quando deve inventarsi una carità molto più creativa del
mezzo mantello di san Martino: "Mi sono intestato la proprietà della macchina di
un piccolo artigiano nei guai, così può essere assistito dai servizi sociali.
Non danno contributi a chi possiede un´auto, pensano che sia un lusso e invece è
uno strumento di lavoro, se gli togli anche l'auto quel ragazzo non si tira più
su". I poveri-lavoratori che non arrivano al 27 del mese, don Gianni non li
riceve in canonica, ma al bar: "Si vergognano.
Se i vicini di casa li vedono
in ufficio da me, nella fila dei poveri, sono bollati". La vergogna è un
supplemento di pena per i poveri "grigi". "Mi chiama un padre disperato, sua
figlia non esce più dalla sua cameretta. Vado e le dico: te le pago io le scarpe
nuove per andare alla festa della tua amica. Mi abbraccia piangendo". La
serenità di una ragazzina è salva, ma il buon Samaritano va in crisi: "Questo
non è più dare il pane agli affamati. Si vedono poveri perché non comprano più
le stesse merci di prima, ma allora è giusto che io li aiuti a rimanere vittime
della società delle apparenze e dei consumi?".
Anziani, il lusso è sopravvivere. Pensioni basse e caro-spesa:
aumentano gli emarginati e i nuovi poveri
I disagi di 7
milioni di italiani in una ricerca della Comunità di Sant'Egidio Con meno di 500
euro al mese i soldi bastano appena per cibo e medicine Se un elettrodomestico
si rompe è una tragedia. E andare in istituto non è la soluzione. Non comprano
abiti o scarpe, non vanno a farsi i capelli, neanche usano più il telefono
Quelli di Sant'Egidio sono andati a cercare il mezzo pollo.
Non quello delle statistiche di Trilussa, dove uno
si mangia il pollo, l'altro zero e alla fine viene fuori che ne hanno avuto
mezzo a testa. No. Il mezzo pollo vero mangiato da un anziano preciso in un
giorno determinato. Ed è venuto fuori che quel pollame che nel dicembre 2001
costava 4.135 lire, nel gennaio del 2002 costava già 2 euro e 83 centesimi, cioè
più di 5.500 lire.
E la spesa per 3 anziani, assistiti in un appartamento
dalla Comunità, è passata dalla fine del 2001 da 350 mila lire (pari a 180 euro)
a 545 euro nel gennaio di quest'anno. Duecento euro in più in 2 anni, con buona
pace della mamma di Berlusconi che sa trovare le bancarelle giuste al mercato.
Allarme-anziani rischia di suonare una frase fatta. Diciamo che ci sono alcuni
milioni di italiani invisibili, che si estinguono silenziosamente nell'estrema
penuria. Mesi di ricerche svolte da Giancarlo Penza ed Emanuela Valeriani della
Comunità di Sant'Egidio offrono un quadro preciso e inquietante. La zona
monitorata è Roma, ma la capitale è l'antenna del Paese. Il fatto è che il 43%
dei lavoratori dipendenti riceve pensioni inferiori a 500 euro. E la media di
queste pensioni basse è di 317 euro secondo i dati Censis-Inps. E persino quando
sono integrate dal governo per raggiungere il "milione" di lire, 516 euro, la
situazione non si sposta. Con quelle cifre un anziano, spesso ammalato, campa in
sopravvivenza.
Quelli di Sant'Egidio sono andati nelle case di una ventina di
vecchi e hanno visto che anche chi ha pensioni mensili di 750 o 1000 e più euro
tira la cinghia. Che tipo di vita si può fare quando il resto in cassa a fine
mese è di 50 o 90 euro?
O quando con 143 euro, detratte le spese di luce,
acqua, gas, telefono, canone tv, affitto e medicine, devono servire ancora per
il cibo e il vestiario? Andare dal parrucchiere diventa un sogno, sostituire un
frigorifero una tragedia. Per chi è povero il cibo incide tra il 25 e il 60%
della pensione (solo 16% risulta dal paniere Istat) e le spese mediche pesano
per il 13-15% (contro il 7% Istat). "Sempre più gente comune arriva ai nostri
centri di assistenza - racconta Mario Marazziti - e il 38 per cento è un
anziano".
Nel 1999 erano appena il 18%. "Sono vite che si essiccano -
aggiunge - perché chi spende 20 euro per il telefono non ha più una vita
relazionale". Andare in un istituto è la soluzione? Nemmeno. Emanuela Valeriani
spiega negli istituti servono soldi per medicine, qualche cibo in più, il
vestiario o un frigo. E allora, dedotta la retta, la signora Maria con 113 euro
di "resto" deve tenersi il cappotto della madre e il signor Giovanni con 58 euro
si può comprare maglie, mutande e calzini, ma per i vestiti si affida alla
carità delle suore. Aggravando la situazione, le Asl hanno tagliato
drasticamente i sussidi di accompagnamento anche a chi è invalido al cento per
cento. Un risparmio? Niente affatto, sottolinea Marazziti. Alla fine si
ingolfano i reparti di lungodegenza degli ospedali e si assiste ai ricoveri
plurimi di gente dismessa troppo frettolosamente. Proposte. Creare un Fondo
nazionale (magari misto pubblico-privato) per gli anziani non autosufficienti.
Non per distribuzioni a pioggia ma per garantire un'assistenza su misura.
Intensificare l'assistenza domiciliare (meno dell'1% in Italia contro il 6 della
Repubblica Ceca, il 10 della Germania, il 20 dell´Inghilterra). Assegni di cura
per le famiglie che si fanno carico di un anziano invalidato. E magari una
credit-card con sconti per i viveri essenziali, da concordare con la
Confcommercio. Costerebbe allo stato meno dell'assistenza
istituzionalizzata.
Ci vorrebbe, come si diceva in anni remoti, la
"volontà politica".
Milano 6 giugno
2004. Cari amici di
Virus, Ricordate l'Europuttanata?
Bene sono passati due anni e siamo ancora qui ad
aspettare i benefici. Ricordo che alla pubblicazione del mio pezzo furono più i
contrari che i favorevoli, insomma per la maggioranza ero uno "sporco
conservatore antiEuropeista". Berlusconi disse che avremo dovuto attendere
pochissimi mesi e poi i benefici sarebbero stati di gran lunga superiori ai
sacrifici inziali. Si è visto.
Le esportazioni sono diminuite, gli stipendi sono
restati gli stessi ma la vita è aumentata del 25%. La benzina, detassata, è
salita alle stelle, quelle che erano le "vecchie" Mille Lire sono diventate
indiscutibilmente un Euro (Lit 1936,27). I mezzi pubblici nelle grandi città
hanno arrotondato il biglietto a E 1,50, le FS costano cifre da capogiro. Le
autostrade hanno aumentato i pedaggi e si potrebbe continuare per ore. Un
disastro, naturalmente per i "poveri Cristi" a stipendio fisso, i parlamentari
dopo 30 giorni dall'entrata (imposta) dell'Euro si sono aumentati gli stipendi
in proporzione (magistrati, uscieri dei palazzi e gran comis dello Stato pure).
Le forze dell'ordine non hanno visto un cent. In più del 2002 e pensare che sono
quelli che proteggono i Signori da 45 miloni il mese, pardon da E 23240,56.
Veramente una bella riuscita. Fini che scarica le colpe degli aumenti al cambio
sbagliato Lira-Euro voluto (secondo lui) da Prodi. Sorge spontanea una domanda:
ma dove ca...era il polo delle "illibertà" quando si decidevano i cambi? In
vacanza in Sardegna? Pietosamente sorvolo sullo stato delle nostre medie e
piccole aziende. Ora quanto detto 2 anni fa da un folle "antiEuropeista" ha
avuto un'ennesima conferma. La cugina Francia non ha invitato alle celebrazioni
del D Day la "superpotenza economica" Italia. Quella Nazione che siede nel
consesso dei G8. Niente Italia, niente Ciampi, niente Berlusconi, a casa anche
Prodi, ma come non è stata proprio l'Italia una delle nazioni che gettarono le
basi per l'unità Euro Europea? "No, non vi vogliamo perché con questa
Euro-unione voi c'entrate come i cavoli a meranda". "Italiani magiaspaghetti lo
volete capire o no che l'EuroEuropa è un giocattolo riservato a Francia e
Germania?" Chirac non ha detto proprio così ma ci siamo vicini e Albione guarda
e si stropiccia le mani. Auguri!!! PL. de Piccoli & Figallo
09 Giugno 2004 Si prevede astensione
record
Elezioni Europee:
Votare? Astenersi? Quale partito
votare?
Disaffezione nei confronti della
politica e dell'Europa. Determinante l'effetto euro, Prodi e l'allargamento ad est
di Ida Magli
Molti dei nostri lettori, ma anche molti italiani,
sollecitati in questi giorni dai politici e dai giornalisti sulla prossima
scadenza elettorale, si domandano che cosa fare. Votare? Astenersi? Quale
Partito votare? A dire la verità ci troviamo in una situazione nella quale
qualsiasi comportamento non cambia nulla per i cittadini; ed è prima di tutto
questa la prova più evidente della sopraffazione truffaldina con la quale è
stato portato avanti, fin dall'inizio, il progetto dell'unione europea: i
cittadini non hanno nessuna possibilità di scelta. Riassumo, quindi, i punti
principali del quadro, al solo scopo di far conoscere, o di rendere più chiaro
agli Italiani, i motivi per i quali siamo incastrati in una trappola senza
uscita. 1) Si è chiamati a votare per un organismo cui è stato dato il nome di
"Parlamento". Ma nell'unione europea il "Parlamento" non fa le leggi, quindi non
è un Parlamento. Ha una funzione "consultiva", non vincolante, nei confronti
degli unici organismi che deliberano, se governano, con decisioni immediatamente
operative:
Il Consiglio e la Commissione. Può, eventualmente,
questo invertebrato e truffaldino pseudo parlamento, fare "proposte", ma né il
Consiglio né la Commissione sono tenuti a prenderle in considerazione. Di fatto,
il "Parlamento Europeo" è stato inventato per far credere ai popoli di
partecipare ad una democrazia, in qualche modo quindi costringendoli a
convalidarla, e per creare dei posti riccamente remunerati ai politici dei
singoli paesi, invogliandoli così a far parte di un macroscopico Impero nel
quale debbono soltanto fingere di "rappresentare" il ruolo di parlamentari. 2)
Stando così le cose, votare per un partito piuttosto che per un altro è
indifferente agli effetti del governo nell'Impero europeo, mentre i politici se
ne avvalgono per rafforzare il proprio peso all'interno dell'Italia (meccanismo
naturalmente identico per gli altri paesi). La finzione con la quale è stato
progettato l'Impero sovranazionale è plateale e fuori dalla realtà proprio là
dove, nel Trattato di Maastricht, si prescrive che colui che governa in Europa
non deve interessarsi in nessun modo dello Stato nazionale di provenienza. I
"Signori" del mondo iperuranio, circondato di stelle, cui è stato dato il nome
di "Europa", si atteggiano a divinità investite di grazia e di giustizia, e
nessuno si permette neanche di sorridere di fronte a tale grottesca pretesa. Per
questo possono rubare, corrompere, dilapidare (come è successo con il governo
Santer) i beni di circa 400 milioni di sudditi senza che nessuno, neanche il più
"libero" dei giornalisti, osi ricordarlo al gregge che non possiede via
d'uscita. Se vota, vota contro la propria Patria e la propria libertà; se non
vota, non essendo stato previsto dagli astutissimi, cinici legislatori, nessun
tipo di quorum, o di referendum, la situazione rimane invariata.
3) Come
tutti avranno notato, la campagna elettorale per le elezioni europee è stata
condotta da tutti i Partiti senza neanche un minimo accenno ai problemi
gravissimi e a tutt'oggi privi di soluzione che la struttura politica e
l'organizzazione di governo dell'Impero comporta di per sé, per il fatto stesso
che è stato costruito a tavolino. Ci sono nazioni, però, nelle quali i cittadini
hanno qualche possibilità di scampo. Per due motivi principali. Il primo - e
fondamentale - che possono votare per un partito che combatte contro l'unione
europea all'interno del parlamento nazionale. Tali, per esempio, la Svezia, la
Danimarca, la Gran Bretagna, la Francia e alcuni degli ultimi Paesi che hanno
aderito all'Unione come la Polonia e l'Estonia. L'altro motivo consiste nel
rispetto per la democrazia in base al quale, nel momento stesso in cui hanno
firmato il Trattato di Maastricht, alcuni governi hanno posto come condizione di
convalida alla loro firma, lo svolgimento di un referendum popolare. Come è
noto, è per questo che la Svezia ha potuto rifiutare la moneta unica, così come
la Danimarca; mentre il paese nel quale l'adesione all'unione europea è stata
compiuta tenendone del tutto fuori e all'oscuro i cittadini, è appunto l'Italia.
Lo "stratagemma" usato contro gli Italiani è stato quello di farlo passare come
"politica estera". E non esistono aggettivi che possano definire un'operazione
politica che toglie l'indipendenza, la sovranità, la libertà, i confini, la
moneta, la lingua, la storia, la patria ad un popolo che possiede uno Stato
sovrano, affermando che si tratta di "politica estera". 4) Che cosa fare dunque,
davanti alle elezioni europee? Forse non andare a votare può essere interpretato
come un segnale di dissenso? Può darsi. Se pensate che sia così, non votate.
Rimane, comunque, l'enorme truffa con la quale i detentori del Potere
costringono i cittadini a forme di analfabetismo assoluto dato che la truffa e
la sopraffazione consistono nel porre la domanda. Poveri Italiani! Nessuno mai
dei tanti governi stranieri di cui sono stati sudditi, dagli Spagnoli ai
Francesi, dagli Austriaci ai Papi, li ha tanto ingannati; gli ha tolto, non
soltanto la libertà ma tutto quello che possedevano, quanto i governanti
italiani di oggi. Di fronte al cinismo con il quale, festeggiando la Repubblica
e la Patria, hanno rafforzato nei cittadini plaudenti, la fiducia nella loro
"italianità", gli attuali governanti hanno superato, probabilmente, perfino i
massimi limiti della fredda spietatezza necessaria all'esercizio della
tirannide, descritta da Machiavelli e da Alfieri, ossia dai più grandi pensatori
e teorici del Potere, non a caso Italiani. ItalianiLiberi
Aduc Associazione a
tutela dei consumatori
Il presidente del Consiglio
Berlusconi, rispondendo a "Radio anch'io", ha detto: "Sto pensando ad un invito
ufficiale ai commercianti perchè facciano un gesto importante di riduzione di
una certa percentuale dei prezzi di tutti i prodotti. E voglio chiedere un
ulteriore gesto per i primi 6 mesi del prossimo anno... ma questa è una
richiesta che il Governo fa senza avere nessun potere di arrivare a
determinarla". Il capo del Governo ha emulato il ministro francese dell'Economia
Sarkozy, che però, a differenza del presidente Berlusconi, ci è andato pesante
minacciando, in caso contrario, la modifica della legge Galland, la normativa
che fissa le regole del gioco dal 97, in senso peggiorativo per i commercianti.
Sembrava preoccupante la richiesta del ministro Sarkozy, e, pur nella sua
inefficacia, ci sembra preoccupante anche quella di Berlusconi. Le dinamiche dei
prezzi non vanno stimolate con imposizioni autoritarie o, nel caso italiano,
richieste stile buon padre di famiglia pur senza famiglia. Nel primo caso ci si
espone a derive anti-mercato e anti-concorrenziali, nel secondo si spandono
parole al vento. A maggior ragione se pronunciate da chi promette tutti i giorni
una riduzione delle tasse che, seppur qualcosina si vede, è annullata
dall'aumento della fiscalità regionale e locale.
Per cui attenderemo curiosi le parole di Berlusconi
e constateremo la loro totale inefficacia, proprio perchè, parole sue, "senza
avere nessun potere di arrivare a determinarla" e ribadiamo che se il Governo
volesse fare qualcosa, con il potere dalla sua parte, lo potrebbe fare. Tutto
nella direzione del mercato e della concorrenza. Noi non conosciamo altre teorie
e pratiche economiche per far diminuire i prezzi, facendo crescere l'iniziativa
economica e la ricchezza, che non quelle della liberalizzazione, della
deregulation, delle opportunità per consumatori, produttori e distributori ad
ogni livello. Che dire della legge Bersani sulla liberalizzazione degli esercizi
commerciali (orari e licenze) che è impantanata dalle burocrazie e dalle
pastette regionali e comunali? Che dire dello Stato che, in ambito carburanti,
detiene con AgipIp il 50% di quel mercato distributivo le cui regole sono da lui
stesso fissate? Solo 2 esempi dei tanti, ma che crediamo abbiano chiarito cosa
potrebbe essere fatto in concreto.
Anche al di la' della paventata diminuzione delle
tasse.
Per carità ben venga, ma con la consapevolezza che non smuoverà
alcunchè, e soprattutto che comunque lo Stato dovrà prendere i soldi da qualche
altra parte. Quando andrà in onda una trasmissione in cui il presidente del
Consiglio dei ministri annuncerà questi provvedimenti? E soprattutto, quando li
leggeremo sulla Gazzetta Ufficiale?
Vincenzo Donvito, presidente
Aduc