TaoTseTung. Una torre
in primavera per il Signore della
MontagnaRossa
La visione di D'Ale-Mao contro il Cinese - da Il Riformista
Essendo il Tao nato
in Cina, l'Eletto ha
l'incubo del Cinese. A lui
l'Eletto dice: «Fra il buono e il cattivo:
qual è la differenza?
Ciò che i compagni venerano deve essere
venerato. O solitudine, quanto duri? Solo io sono così esitante che non ho
ricevuto ancora alcun segno, come un lattante che ancora non sa ridere,
irrequieto, agitato, come se non avessi patria. Tutti gli uomini hanno in abbondanza; io solo sembro
dimenticato». Per costruire la via taoista all'Ulivo, il
cerimoniale magico dell'Eletto (cioè T'ai
shang Lao-chun D'Ale-mao) prevede 4 esorcismi contro gli spiriti maligni guidati
dal Signore della Montagna Rossa, Dhi-co Sem-Pre Nho-Nho-Nho Ser-gio
Cof-fe-ra-Tao, d'ora in poi solo il Cinese. Le 4 strategie taoiste contro gli
spiriti maligni sono queste: allontanarli, tenerli a bada, legarli e
dissolverli. Ma a sua volta anche la scelta dell'esorcismo da fare comporta un
rituale preciso. L'Eletto si fa
trasportare a spalla dalle sue emanazioni, i Tre Puri (Pura Giada
Mi-ni-Tao, Pura Grandezza Ve-lar-dao, Pura Altezza Cal-da-ro-lao), per 3 giorni
e 3 notti fino all'arrivo della Visione. A quel punto, il cielo si fa nero,
l'Eletto chiude gli occhi e si tocca i baffi. Contro il Cinese, la Visione dell'Eletto conduce
all'allontanamento: «Tutti gli uomini sono così splendenti come se dovessero
andare al gran sacrificio, o come se scalassero una torre in primavera».
Il
Cinese è sconfitto, ma i Tre Puri ammoniscono: «Lui scalerà la torre in
primavera ma poi ritornerà, gli spiriti maligni fanno sempre ritorno, se
allontanati solamente». L'Eletto
si tocca i baffi e dice: «Ciò che è mezzo, intero diventerà. Ciò che è
storto, diritto diventerà. Ciò che è vuoto, pieno diventerà. Ciò che è vecchio,
nuovo diventerà. Chi ha molto, privato si vedrà.
Chi ha la barba, se la taglierà». Poi l'Eletto si rivolge ai 2 orfani del
Cinese, gli spiriti maligni minori. Il primo è il Signore della
Metamorfosi, Bel-Pie-Tro Fol'enao. A lui l'Eletto dice: «Un grande stato deve essere governato
come si arrostisce un pesce piccolo. L'Eletto vive immobile nel
mondo e allarga il suo cuore per il mondo. Tutti gli uomini lo sbirciano
e lo ascoltano di nascosto. E l'Eletto tutti li accoglie come
figli». Il secondo è il Signore senza Montagna, Ho-ra che fac'cio
Mus'sao.
A lui l'Eletto dice: «Chi sa non parla. Chi parla non sa.
Occorre chiudere la bocca e serrare le porte, smussare l'acume».
Sussulti & Grida dal
Territorio: Combattiamo il degrado del Ghetto
di
Roma
Sottoponiamo all'attenzione
del Sindaco di Roma, al presidente Prima Circoscrizione, alla ASL1, ai
responsabili dell'AMA presidente Tabacchiera, amministratore delegato Tudini,
direttore generale Fiscon e al capozona Gregorini, dagli esercenti ed abitanti
del Ghetto e dintorni: Riteniamo opportuno far seguire
questa nostra alla lettera firmata che venerdì 11 luglio denunciava sul
CorRoma l'inaudita discarica di rifiuti posta tra Piazza delle 5 Scole (la bella
fontana monumentale è secca da 2 anni e l'aiola è parcheggio selvaggio di
auto e motorini) e Via Catalana posta sotto la scuola e quindi sotto al
naso dei bambini, in pieno quartiere del Ghetto nonchè Portico di
Ottavia. Il degrado ambientale, lo stato di
pericolosità ed emergenza sanitaria,
le fogne esalanti miasmi, gli
eserciti di zoccole, scarafaggi, mosconi e zanzaroni circolanti tra i
rifiuti, le carcasse dei motocicli abbandonati da anni e, se pur segnalati
alla Polizia Municipale, mai asportati dalle adiacenze di via Santa Maria
del Pianto, dalle piazze, vie e da tutti i vicoli limitrofi al Portico fino
a Largo Cairoli, e dintorni, i rifiuti e i sacchi scaricati
aperti ad ogni ora del giorno ed in ogni angolo non asportati dall'Ama lungo i
percorsi pedonali davanti alle botteghe, le piante abbandonate e secche, le
impalcature stazionanti da ben 15 anni!! davanti ai civici 1 2 3 di via Santa
Maria del Pianto, la mancanza, se pur
più volte richiesti, di contenitori
per i rifiuti dei passanti, il luridume dei siti, mai lavati, ove
poggiano i tavoli dei ristoranti, la
impossibilità di transito per i disabili, la assenza di disinfestazione e derattizzazione,
ecc. ecc. ecc.
Noi esercenti e noi abitanti siamo
stanchi di protestare invano, chiediamo formalmente ai soggetti sovracitati, che
siano presi immediati adeguati provvedimenti.
Fernanda Giordana, "Sora
Margherita" Lucia Ziroli, Andrea Giordana, Giggetto Ceccarelli al Portico,
Annetta De Grossi,
Bar Totò, Stefano al 16, Albero del Pane Flora Lamberti, Emanuele De Vahs, Settimio
Limentani, Antico Forno del Ghetto Adolfo Milani, Roberto Di
Veroli, Amicaitalia, Giovanni Micchi, Stella Nero, Cristina Capodoglio,
Francesco Degrossi, Edda Di Veroli Piperno, Leone Limentani, Leo Efrati, Andrea
Piperno, Sandro Caponi, Vittorio Catella, Speranza Sonnino, Cesare
Rivaroli, Carlo Di Veroli, Emilia Pavoncello, Luciano Emmanuel, Monica
Scantà, Giuseppe Sonnino, Adad David, Claudio Picciotti, Dino Pavoncello, Maria
Tagliacozzo, Eleonora, Roberto, A.Maria e Marta Marzullo, Portico Sas Anna
Pariant, M.Consiglio Pacifico, Tiberino, Saraj, Rita Guido, Gabriele
Sonnino, Giacone Di Vaj, Amicaitalia, Sandro Capani, Luciano Piperno, Lello
Di Wei, Marcello Celestini, Miriam Piperno, Stefano Quatrano, Antonio Bleve,
Gianfranco Fiorini. Per testimonianza estena Lucio Russo, e Giuliana D'Olcese
che, sono certa che se non fossero fuori Roma, per il loro quartiere
firmerebbero anche Lucia Annunziata, Giuseppe Scaraffia, Mara Venier, Silvia
Ronchej, Luca Barbareschi.
Mi riservo, personalmente, qualora
il tutto resti ancora lettera morta, di dare seguito all'esposto nelle sedi opportune.
La sfrontatezza desolante delle richieste
fiscali
di Giuseppe Quarto
Coordinatore nazionale "Liberi di scegliere"Associazione Culturale Brescia
Caro amico, se lei si occupa di
politica approfondisca l'argomento e, se lo trova interessante, lo inoltri
alle sue conoscenze.
Ho letto di come
nessun paese della Comunità europea sia in condizione di rispettare i parametri
del disavanzo pubblico.
Per giunta, più o meno velatamente
tutti i paesi chiedono il superamento del vincolo del 3% di sfondamento della
spesa.
In Italia come
altrove, lo Stato assorbe una montagna di denaro (circa la metà di quanto
la società produce), ma ne destina
solo una parte limitata al finanziamento
di quelle attività che si considerano come tipiche del governo: contrastare la
criminalità e organizzare la difesa, amministrare la giustizia, aiutare coloro
che non sono in grado di sostenersi autonomamente.
Solo il 3% del bilancio italiano è per la
difesa, meno dell'1% serve alla giustizia e meno del 3% è destinato alle
pensioni sociali e agli invalidi. Allora dove va il restante 91% delle risorse
che lo Stato italiano incamera? La quasi totalità del bilancio pubblico è
sprecato per servizi che sarebbero molto meglio gestiti da agenzie private e
concorrenziali. Ciò dimostra che la classe politico-burocratica ci tratta come
bambini, incapaci di provvedere a noi stessi. Non ci consente di destinare ad
una mutua privata i soldi per la salute; ostacola lo sviluppo di un sistema
educativo pluralistico e posseduto dalle famiglie (i consumatori); non ci
consente di optare per una pensione autonoma (e ci costringe a buttare miliardi
nel gran calderone dell'Inps).
E via dicendo.
Oltre a ciò, la voracità dello Stato si appresta a fare un grande salto di
qualità essendo in vigore parametri che secondo il fisco ogni impresa deve per
forza guadagnare una cifra prestabilita e deve pagare le tasse su quell'importo.
Se le cose sono andate diversamente
bisogna dimostrare di non aver guadagnato; è da notare come in questo caso le
scritture contabili non contino molto e, quindi, non è facile dimostrare di
avere avuto redditi modesti o perdite effettive.
Le nuove disposizioni, unite alle
esigenze crescenti della spesa pubblica, pongono le premesse per un livello di
voracità fiscale mai raggiunto in tutta la storia.
Per di
più la sfrontatezza delle richieste fiscali si associa al quadro generale
desolante: con tempi di spostamento raddoppiati (a causa di un sistema
viario da Terzo Mondo), con una burocrazia cartacea da Inquisizione (si pensi
che un ristoratore deve ogni giorno annotare su un registro la qualità del
detergente con cui pulisce i tavoli; e se la registrazione è fatta in ritardo
partono multe da 20milioni di lire in su). È chiaro che questo sistema piace ai
burocrati: giustifica la loro esistenza. Piace da morire anche ai politici,
perché finisce per consegnare nelle loro mani quasi tutti i problemi della
comunità. Per costruire una simile macchina statale, che divora la metà delle
nostre risorse e delle nostre libertà, c'è voluto molto tempo. Un secolo fa in tutti i Paesi sviluppati il fisco
prelevava circa il 10% del prodotto interno; oggi è quintuplicato. Questo processo si è sviluppato in maniera costante:
attraverso regimi autoritari e democratici, di sinistra o di destra, liberali o
socialisti, laici o democristiani, monarchici o repubblicani, conservatori o
laburisti. La situazione è molto pericolosa, il rischio è che oggi uno Stato "democratico" possa riuscire a
fare ciò che il comunismo, con il suo sistema
brutale, non è stato in grado di realizzare.
Già oggi molte attività che in teoria sono
private sono gestite dall'apparato statale. Il gestore del ristorante obbligato
a compilare registri su registri non è libero di rifiutarsi di servire persone
poco raccomandabili e non è nemmeno in condizione
di licenziare qualche dipendente di cui non si fida. Allora, bisogna riflettere
sull'assurdità della situazione in cui ci troviamo.
Ormai è chiaro che noi non abbiamo bisogno della politica, mentre i politici
hanno bisogno di noi per esercitare il potere e disporre delle nostre risorse.
È giunto quindi il momento che gli uomini politici facciano un passo indietro
e lascino ai cittadini
la libertà di provvedere a se stessi nel miglior modo. Lo stato deve limitarsi
a operare come un semaforo, vietando solo le aggressioni alle libertà altrui
e lasciando il massimo di libertà per le decisioni che le persone prendono.
E' troppo tardi? Io continuo a nutrire fiducia nell'umanità,
che è uscita da enormi tragedie causate dai politici (le guerre mondiali, con
i molti milioni di morti). Però bisogna essere vigili e saper reagire quando
il presidente della Commissione europea afferma che l'Europa deve contare di
più nel mondo. Sono parole che mettono i brividi e ci riportano alla politica
che ha preceduto la Seconda Guerra, con i risultato catastrofici che ben conosciamo.
Lo Stato ha insanguinato l'intero
Novecento e ha costruito schiavitù di vario genere.
Non dimentichiamolo mai.
Per saperne di più vedi il sito ww.liberidiscegliere.org Giuseppe Quarto Coordinatore nazionale "Liberi di scegliere".
Anche da noi la
censura internet di Cuba???!!!
di
Vincenzo Donvito
A dicembre si terrà a Ginevra il "summit mondiale sulla società dell'informazione". Organizzato dall'Unesco (braccio culturale
dell'Onu) e dall'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (altra agenzia
Onu), con l'obiettivo di redarre nuove norme internazionali per l'uso di Internet.
Leggendo la bozza di proposta finale e una serie di emendamenti su http://itu.int/wsis nonchè
la bozza del piano d'azione, che saranno approvati a Ginevra, sembra si
stia organizzando una strategia per la censura mondiale. Per quello che viene
proposto e per il fatto che la logica di voto e di decisione è quella tipica
delle Nazioni Unite che, per esempio, ha espresso una maggioranza che ha eletto
la Libia alla presidenza della sua Commissione per i Diritti Umani.
Gli aspetti più allarmanti sono alcuni
emendamenti proposti da Cuba e dall'Iran, 2 Paesi certo non campioni della
libertà d'informazione, e che alla maggioranza pro-Libia non sono estranei.
In Iran è recente l'assassinio di
una fotografa canadese che riprendeva le manifestazioni degli studenti. Per Cuba
crediamo sia sufficiente riportare una frase di "Reporter sans frontieres": "la
prigione più grande al mondo per i giornalisti". Mentre l'Iran appare più
moderato (abbiamo individuato al momento solo una richiesta di emendamento
aggiuntivo all'art.7 della "Dichiarazione di principi": "la società
dell'informazione dovrà essere basata su valori etici .." Ci domandiamo: ammesso che ci debbano essere, quali
saranno questi valori etici? Cuba si prodiga in modo
particolare. Vediamo: -Paragrafo 17 "Dichiarazione dei principi": dove si chiede
l'accesso universale e a basso costo per Internet e "in conformità con la
legislazione nazionale di ogni Paese". Cioè ogni Paese, compresi quelli che
censurano Internet, farà come ritiene più opportuno. -Paragrafo 44 "Dichiarazione dei principi": dove si fissano
le regole di Internet che dovranno essere "multilaterali, intergovernative,
democratiche e trasparenti". Cioè -intergovernative- le decisione saranno
soggette all'approvazione dei Governi. -Paragrafo 44 "Piano d'azione": "devono essere
prese iniziative legali e amministrative per vietare la concentrazione indebita
della proprietà e del controllo dei media". In teoria va bene, ma chi decide
quale sia la "concentrazione indebita della proprietà'"? Cuba, il cui Governo è
proprietario unico di tutti i media e dell'informazione?
-Paragrafo 44 "Piano d'azione": "la responsabilità e la
trasparenza nel lavoro dei media nazionali e mondiali dovrà essere supportato
con mezzi concreti di monitoraggio da parte dei Governi .." Cioè l'Onu chiederà che i Governi che mettono in galera
i giornalisti
facciano il monitoraggio della stampa internazionale. E' evidente
che Cuba (essendo nella maggioranza pro-Libia
di cui
sopra) sta proponendo emendamenti per il
controllo dei media.
E se verrà approvato il
"monitoraggio dei Governi" sui media, l'Unesco diventerà la guida della
censura mondiale.
Il mondo, invece, ha bisogno
di collaborazione per combattere la censura di Internet, e l'Onu,
invece di discutere di censura mondiale, denunci quei Paesi che ne
impediscono il libero uso. Per questo facciamo un appello, a cominciare dai liberi fruitori di
Internet ad ogni livello, perchè facciano sentire la propria voce per impedire
che a Ginevra, nel prossimo dicembre, si consumi questo attentato alle libertà
di tutti. Vincenzo Donvito
presidente Aduc Ass. utenti e consumatori aduc.it@aduc.it