Redazione Virus Seminazzizzanie e disgrazie nostrane varie....
 
VirusilGiornaleonline, pubblicato il bel saggio storico di Luigi Zanon ''Sulla origine dei Veneti'' Hic sunt leones!
ha ricevuto il commento che segue, lo ha rilanciato via e-mail alla oramai notissima ZanonList così che si è subito sviluppato un acceso, arguto, battagliero quanto dotto dibattito on line a cui aggiungiamo un commento di Giuseppe Quarto, imprenditore di Brescia, sulla politica dei "Verdi", e la testimonianza di Francesco Paolo Catania su "La sconvolgente agonia di Messina":
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Caro signor Zanon, bella, dettagliata, esauriente,
la sua recente descrizione del popolo veneto 'Hic sunt leones!' pubblicata su Virusilgiornaleonline.
Altro che polentoni, lei ci dice! Infatti c'è una grande differenza tra gente ignorante, retriva,"polentona", e gente rispettosa ed ossequente alle sue tradizioni storiche e ai suoi governi. Il "servo suo sior paròn" di nota memoria non è stato infatti mai indice
di strisciante servilismo ma di autentico rispetto e generosa disponibilità. Molto interessante davvero, ripeto, la sua vasta carrellata storica. Ma se permette, vorrei aggiungere poche righe, tratte da antichi reperti del '500 e più e più volte convalidati da altre fonti:
"I Veneti, originariamente chiamati "Heneti Paflagoni, approdarono sui litorali dell'Alto Adriatico a partire dalle foci del Timavo
"dalle sette fonti" dopo la guerra di Troia alla guida di PILIMEDE, loro capo.
La Paflagonia era una regione della odierna Turchia limitrofa alla Troade e i Paflagoni (alleati dei Troiani) furono costretti ad emigrare dai Greci. L'entroterra veneto era allora abitato dagli Euganei, di incerta origine celtica. Nel corso dei secoli vi furono mescolanze tra Heneti ed Euganei, ma il più delle volte questi ultimi vennero "sospinti" sempre più verso l'interno, lontano dai litorali. Gli Heneti Paflagoni erano espertissimi nell'allevamento dei cavalli (durante la guerra di Troia fornivano la cavalleria). L'odierna Jesolo, poco lontana da Venezia, si chiamava anticamente Equilio.A sud, confinavano con gli Etruschi di Spina, situata non già dove oggi lo si vuol far credere, ma come asserisce autorevolmente Plinio il Vecchio, alla confluenza tra l'antico Santerno (il "Vatrenus amnis") e il Po di Primaro le cui acque sfociavano in Adriatico in quel di Ravenna, molto più a sud, nella zona di
San Alberto. Io sono orgoglioso di essere veneto, ed amo profondamente la "nostra Terra" e la sua gente.
Adalberto della Spezia.
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'Sulla origine dei Veneti' Kari Adalberto e Gigio
kome o xa 'ito altre 'olte, kuela ke proponì voaltri su l'origine dei Veneti l'é 'na teoria ridutiva ke no spiega kome mai ghera Veneti
'n Bretagna skonfiti purtropo da Cexare 'ntel 56 a.C., Veneti 'n Belgio, Veneti sul Lago de Kostansa, 'n Polonia e n' tel Lasio (Venetulani). Cao Jankarlo (VR).
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'Sulla origine dei Veneti'? ''Sulla origine dei Veneti Petrolchimici''! cara ZanonList......
Ci inseriamo nel dotto dibattito sulle origini dei veneti, per ricordare che sulle tavole di amianto, riscoperte nei pressi della antica città Venetilicus, antico fortilizio a forma di damigiana nei pressi dell'attuale zona del Lison, si ricordano le gesta del popolo enetilicus o veneticus. Pare che le loro vestigia trovino onore delle cronache la prima volta 3212 anni prima di Cristo nei pressi di Babilonia, dove per la loro capacità di interpretare le lingue, dopo la mescolanza imposta dalla punizione divina, furono prima aprezzati e poi temuti e infine spediti lontano con strani mezzi a forma di missile noti come zigurat. Atterrati nei pressi delle sacre fonti del marzenego i sopravvissuti alle pestilenziali acque diedero vita al primo insediamento noto agli storici con il nome di Petrolchimico nei pressi del quale incontrarono gli eugunei che vivevano a Spina, l'attuale Spinea. La mescolanza tra questi due popoli produsse fin da subito grandi opere a forma di capannone e un proliferare di piccole tribù con meno di 15 appartenenti.
La precisazione era doverosa. Renato Cardazzo.
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Tutto è possibile, signor Renato Cardazzo, anche questa sua versione.
E lei ne è, senza alcun dubbio, un loro discendente. Lo dimostra il fatto della sua inequivocabile conoscenza e,
molto probabilmente, dei "reperti" in suo possesso. Scorie e fanghi compresi. Ad majoram. Gigio Zanon.
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Io credo che le imbelli asserzioni di un certo Cardazzo Renato
potrebbero bene ascriversi a un pazzo in libertà. Quando aberranti virulenze vengono sputate in faccia a rievocazioni storiche tramandate dai nostri avi con meticolosa scrupolosità, quando sudate ricerche sulla matrice ereditaria della nostra gente veneta vengono spudoratamente calunniate citando furfantesche esemplificazioni del momento, non ci rimane che sperare in un sollecito ricovero psichiatrico di tanti personaggi sul tipo di Cardazzo Renato. A meno che, a meno che queste sue polemiche discorsività non siano suggerite da un immanente represso desiderio di denunciare criminali efferatezze industriali perpetrate in questa Patria Veneta che noi tutti vorremmo nobilitata come era ai prischi tempi. Nel qual caso gli diamo pienamente ragione senza alcun rancore. Che ne pensa il signor Zanon? Adalberto della Spezia.
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Signor Adalberto perchè scendere a così bassi livellì?
Ogni persona si esprime come gli è stato insegnato da coloro che esercitano, o esercitavano, la patria potestà, così come ogni popolo ha i goveranti che si merita, altri sono frutto di.... pochi e forse onesti genitori... Certamente non si può pretendere che dal fango possa nascere un giglio, pur se a Marghera lo hanno tentato: e ne è scaturito quello che si vede... e si legge. 
Il buon Dante diceva ... "non ti curar di lor, ma guarda e passa..."
Se poi quel signore volesse denunciare tale obbrobrio che si nomina "Marghera", lo dovrebbe fare presso altre e più importanti sedi. Noi quì ci troviamo per fare 4 chiacchere -o: scrivere...-, per esprimere opinioni, per cercare di ricordare e paragonare i fasti della Serenissima con i fatti e i misfatti che stanno facendo adesso; alcune volte con cognizione di causa, altre con la passione che tutti ci anima, ma sempre in modo corretto. "Co far cortesan", se dixe a Venexia. Cordialmente, Gigio Zanon.
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VirusilGiornaleonline ha scritto: a ZanonList. 'Sulla origine dei Veneti':
'Sulla origine dei Veneti Petrolchimici'?
Ma ssìììììì, è tutta colpa di quell'ameno burlone di Virus che, da ottimo Virus qual'è, semina virus-cultura che poi diventa zizzania!!!!!!!
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Ehh, NO! Caro Virus.
Non mi risulta che tu "semini zizzania". Da quanto ho letto nelle tue pagine mi pare che invece tu sia aperto a tutti e che tutti possono esprimere la loro opinione: giusta o sbagliata che sia; pur se il giusto o sbagliato è del tutto soggettivo.
Se il "virus" che semini è quello del dialogo, senza alcuna offesa o dileggio o altro, ben venga! Cordialmente Gigio Zanon.
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Graxie x le risposte. Restiamo in attesa, se ci sarà, della controreplica del Sig. Cardazzo 'Sulla origine dei Veneti Petrolchimici'.
distinti saluti e a presto, Virus.
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Egregi signori, avete ragione.
Ho sbagliato ad utilizzare una banale (imbecille.. cavolo che finezza) ironia per comunicarvi il disagio nei confronti di un dibattito che, soprattutto la lettera del signor Spezia (stranio che derivi da spezie o da la Spezia, chissà...), conferma in tutte le sue venature revansciste.. Dovevo semplicemente chiedervi come mai mi giungevano direttamente sulla mia email tali dibattiti tra profondi conoscitori della storia locale. Quanto ai pochi genitori onesti... egregio Zanon mio padre ha lavorato come tagliapietra a Venezia per 50anni, non so lei che lavoro faccia per parlare di onestà degli altri. Quanto al fango... si ricordi cosa cantava De Andrè (un genovese in gamba) "dai diamanti non nasce niente, dal lettame crescon fiori." Al signor Spezia consiglio invece di andarci piano, proporre il manicomio a chi ironizza sulle onorate origini venete, assomiglia troppo alla difesa della razza, già allora ci furono alcuni ricoveri coatti. E una certa vulgata etno populista assomiglia molto a quell'esperienza del nazismo ariano.
Così come somiglia troppo al revisionismo storico la lettura "amena" dell'esperienza della Serenissima... la storia è assai più complessa e contraddittoria. Ma questo è terreno degli storici e non dei filantropi. Renato Cardazzo.
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Sign. Cardazzo,
probabilmente le giungono le nostre lettere per errore, ma ciò è logico dal momento che usiamo le liste per risponderci
e naturalmente qualcuno aggiunge sempre un nome il quale -spesse volte- non gradisce l'argomento o le trova inutili.
Senso di civiltà ed educazione dà di avvisare chi invia la posta non gradita il quale, sempre per tali motivi, lo depenna: semplicemente. Magari scusandosi, come faccio io le rare volte che mi avvisano, per il disturbo. Mi guarderei bene, inoltre, di arrecare offese: a chiunque. Nemmeno mi sono mai permesso di dubitare dell'onestà di suo padre, qualsiasi lavoro abbia fatto. Sappia che io per il lavoro, ma sopratutto chi lavora, ho il massimo rispetto e specialmente per lavora in mestieri pesanti o usuranti, come si dice oggi. Vuol sapere cosa faccio io? E' presto detto: il pensionato. Prima ho fatto il mozzo nelle navi, poi il cameriere, quindi mi sono messo in proprio e per oltre 30anni ho gestito un ristorante a Venezia; dopo averlo ceduto, mi sono messo a fare l'armatore iniziando da zero e vendendo tutto per il troppo lavoro sviluppato! Ora mi godo il frutto delle mie fatiche e coltivo la mia grande passione: la Storia e l'Arte antica, in particoler modo sul Veneto e le sue origini. Accorgendomi, al contrario di lei, che la Storia della Serenissima non è assolutamente "amena", bensì è una ricchissima fonte di esempi e di democrazia, tali che dovrebbero essere presi ad esempio - imitarli sarà sempre impossibile - specialmente dai governanti di ogni colore e posizione del giorno d'oggi. Un solo esempio: nel 1494 vennero in Venezia degli emissari degli allora governi Inglese e Svedese, per copiare le leggi democratiche della Serenissima, nel 1787 vennero anche quelli Americani (con Jefferson, Franklin, ecc.).
Ebbene: quelle leggi sono ancor oggi alla base delle leggi di quelle nazioni. Non so chi sia De Andrè, ma sbaglia quando dice che dal letame nascono fiori:forse a Genova, ma nel Veneto, dove viene chiamata "la grassa", nascono dei prodotti alimentari genuini, oggi detti biologici! Per quanto riguarda, poi, il revisionismo, ebbene io sostengo frmamente che esso sia non solo utile e necessario, ma indispensabile per poter insegnare alle nuove generazioni chi furono esattamente i loro avi e il loro territorio e come in effetti si sia svolta la vera Storia: non certamente quella che ci hanno insegnato fino ad ora: servile verso il potente, falsa per non essere suscettibile, ma sopratutto senza alcuna retorica pseudo nazionalistica e patriottarda.
Poichè, come diceva Samuel Huston, "il patriotismo è l'ultima spiaggia per i cialtroni"!!! Si informi. Gigio Zanon.
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Una rinnovata scusa.
Il signor "della Spezia" (perchè abita alla Spezia) ha chiesto già scusa al signor Cardazzo in una e-mail diretta a Gigio Zanon per
il suo mordace intervento a favore della storia veneta che molti lettori come lui stanno appassionatamente riesumando.
E rinnova anche qui queste scuse al signor Cardazzo. Sono certo che, placate le animosità e conoscendoci meglio, si potrà tutti procedere lungo i binari della correttezza e della reciproca comprensione. Prego Virusilgiornaleonline di comunicare la presente al signor Cardazzo, non conoscendo io il suo indirizzo internet. Adalberto Pizzato.... "della Spezia" (I soloni della letteratura toponomastica di quaggiù hanno stabilito che non si debba più dire "di La Spezia" ma "della Spezia").
I Verdi? Un fanatismo ambientalista
di Giuseppe Quarto Associazione Culturale "Liberi di Scegliere" Brescia
isola@liberidiscegliere.org   
Signor direttore,
uno dei fatti più significativi degli ultimi 10 anni è il crollo elettorale del movimento verde Sembrava che gli ecologisti diventassero la forza più nuova, innovativa e di successo. Prima in Germania, poi in Francia, in Italia, negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali) questo movimento si era imposto come il partito più alla moda e quindi destinato ad avere sempre più potere, più assessorati, più capacità di decidere sulla nostra vita. Anche le ultime elezioni, però, hanno palesato una perdita d'immagine degli ecologisti. L'ambiente piace a tutti e non conosco persona che ami l'inquinamento o ami veder soffrire cani
e gatti. Ma una cosa è tutto questo ed alto è l'estremismo irresponsabile dei professionisti dei verdi, veri e propri "talebani" dell'ecologia che ci hanno inflitto una lunga fila di imposizioni assurde e -in più casi- hanno pure ostacolato le innovazioni necessarie alla stessa difesa dell'ambiente. Basti pensare alla situazione delle autostrade. Conosco molte persone che patiscono le conseguenze di una politica della viabilità che ostacola in mille modi la costruzione di nuove infrastrutture.
C'è qualcosa di salutare e di ambientalmente interessante nel fatto di essere bloccato per ore sulla Milano-Venezia o sulla Bologna-Firenze? E che dire della tangenziale di Brescia o quella di Milano? I talebani di casa nostra ragionano così: le strade sono troppo affollate, le macchine inquinano e quindi la gente deve essere obbligata ad usare i mezzi pubblici.
Ma questo ragionamento è assurdo! Si tratta di una tipica soluzione da burocrati a stipendio assicurato, da gente che non conosce la realtà del nostro sistema produttivo e soprattutto di quelle piccole imprese su cui si regge l'intera economia.
È indubbio che l'automobile (o il furgone, o l'autotreno, ecc.) permette un'enorme risparmio di tempo e quindi di denaro: con conseguenze rilevanti sui prezzi e quindi sul nostro tenore di vita. L'ecologismo, è una variante dello statalismo. Se in passato si pretendeva di eliminare il libero mercato con la pianificazione economica, dopo il crollo del Muro di Berlino si cerca di riprodurre le vecchie logiche usando la pianificazione urbanistica e quella miriade di leggi e leggine che intralciano (senza ragione) imprese e cittadini. Gli ecologisti, d'altra parte, esaltano la proprietà pubblica contro quella privata, i vincoli contro la libertà, ed i funzionari di Stato contro gli uomini liberi e gli imprenditori.
Non si rendono conto che solo i proprietari dei giardini sono interessati a difendere il verde e che solo il diritto di proprietà rappresenta un solido baluardo contro l'inquinamento. Chi ci inquina, infatti, invade la nostra abitazione e la nostra vita con sostanze dannose e questo è reso possibile dall'inefficienza di un sistema giuridico totalmente statizzato, che non si affida più
al principio della proprietà privata (ormai calpestata ed ignorata) ma ad una fitta quanto inutile rete di norme e regolamenti burocratici. D'altra parte, credete mai che un privato avrebbe creato un parco in via dei Mille, tra 2 strade di grande scorrimento e quindi in un posto altamente inquinato? No di certo. Un privato avrebbe usato quello spazio per costruire parcheggi e avrebbe creato un'area davvero verde in una posizione più adatta ad ospitare i bambini e le loro mamme.
Oltre a questo, bisogna sottolineare come i verdi nutrano un vero disprezzo per l'uomo.
Il ragionamento di ogni persona di buon senso è che sia meglio tagliare 10 alberi invece che far morire un uomo: per correggere il percorso di una strada ed eliminare alcune curve. Ma non sempre il buon senso è condiviso dai verdi, che spesso mettono sullo stesso piano ogni essere vivente e comunque considerano gli uomini dei distruttori ed inquinatori di Madre Natura. In questi anni, gli ecologisti ci hanno inflitto domeniche a piedi e mille altre inutili sciocchezze (i valori dell'aria migliorano quando piove, non quando ci obbligano ad andare a piedi la domenica). Il loro era un calcolo politico, che avrebbe dovuto renderli visibili e a far aumentare i risultati elettorali. Ma anche le votazioni in Germania e Italia hanno dimostrato quanto è miope questo atteggiamento. Un po' alla volta la gente capisce quanto è pericoloso il fanatismo ambientalista: una cultura politica che, se avesse successo, ci renderebbe la vita impossibile e metterebbe ancor più a dura prova le nostre libertà.
La sconvolgente agonia di Messina
Lettera di Francesco Paolo Catania a Nino Calarco direttore della Gagazzettadelsud
Lettera all'ex Senatore Nino Calarco, ex presidente della Società dello Stretto e ancora direttore della Gazzetta del Sud.
L'Appello che ha fatto apparire sul Suo giornale a difesa del neo sindaco Buzzanca ci insospettisce.
Ma Messina non può esserLe grata. Non per la difesa d'ufficio di cui si fa latore, né per le accuse (sindrome di Stoccolma?)
che lancia oggi all'opposizione, rea soltanto di richiamare l'incompatibilità del sindaco cui è stata confermata una condanna per peculato. Si tratti di 1000 lire o di un miliardo, sempre peculato è. Ma le vicende giudiziarie del neosindaco non ci interessano né i suoi paladini. Quello che ci sconvolge è l'agonia di Messina. Ancora il Boccetta killer, la maleducazione come norma quotidiana, il tram che ha sconvolto i viali di una città già disegnata da Juvara, la perdita della memoria storica (neanche una lapide per ricordare l'Accademia della Scocca, oggi soppiantata da un bar di focaccine e pizzette), Piazza Cairoli abbandonata agli spacciatori, la microcriminalità in piena espansione, quartieri fatiscenti di baracche e sottosviluppo degno dei paesi del terzo mondo, strade che presto vivranno le psicosi vacanziere degli automobilisti di passaggio "dalla porta dell'Isola", acqua ancora contingentata...... Ma Lei si erge a paladino del neosindaco e invoca la crisi della città e, di sottobanco, invita mafiosamente a chiudere gli occhi, mentre le ricordiamo che la responsabilità dell'agonia di Messina è anche sua, proprio quando si firma ex senatore, direttore e ex presidente. Attraverso il giornale che ancora oggi Lei dirige avrebbe invece avuto mille occasioni per indicare un percorso di civiltà ai suoi tanti lettori, avrebbe potuto indicare proposte serie per la salvaguardia di una città ormai senza storia. Il suo ci sembra un appello diretto a qualcosa.
Non vorremmo che sia una "captatio benevolentiae " di chi oggi governa Messina e la sua provincia. L'ALTRA SICILIA.
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I Crimini contro l'umanità dello Stato italiano. - di Valerio Serraglia.
Quando lo Stato italiano parla dell'Istria, Dalmazia e Quarnaro ne parla come se queste terre e le loro popolazioni fossero italiane. Questa è un'affermazione a-storica e priva di base legale: l'Italia prima del 1918 mai aveva messo piede sulle coste orientali dell'Adriatico. Non bisogna confondere i 1200 anni di buongoverno della Repubblica Veneta nell'Istria, Dalmazia e Quarnaro con le rivendicazioni colonialistiche e pseudo revansciste dello Stato Italiano. I crimini dell'Italia contro le popolazioni dell'ex Jugoslavia sono innumerevoli ed efferati; partono dall'occupazione militare di Fiume da parte di D'Annunzio, con l'appoggio militare, politico e logistico dello Stato Italiano; e questo contro tutti i trattati internazionali. Nella successiva occupazione militare nell'Istria, Dalmazia e Quarnaro la pulizia etnica da parte degli italiani fu scientifica e sistematica: gli insediamenti nell'ex Jugoslavia andavano avanti di pari passo con la pulizia etnica, la stessa compiuta in Libia, Somalia, Eritrea ed Etiopia. È stata la Jugoslavia ad aggredire l'Italia o è avvenuto l'esatto contrario? Chi ha annesso Lubiana all'Italia? Chi ha insediato un Savoia nel fantomatico Regno di Croazia, nominandolo re? Un re che peraltro non ha mai avuto il coraggio di presentarsi in Zagabria. A Ciampi e ai governi italiani attuali e passati chiediamo se conoscono queste località: isola di Arbe (Quarnaro), Gonars e Visco (Friuli), Moniago (Treviso), Chiesanuova (Padova), Renicci (Toscana). In questi paesi furono allestiti lager per civili dell'ex Jugoslavia. C'è differenza tra i proclami di Kesserling contro popolazioni civili e quelli del comandante dell'XI Corpo d'Armata Mario Rabotti, e dell'altro commissario Emilio Grazioli?
Chi ha dato l'ordine d'inviare in campi di prigionia tutti i maschi tra i 18 e i 55 anni, e far occupare la loro proprietà dagli italiani?
Il generale Umberto Fabbri ha o non ha ordinato: la fucilazione di centinaia di croati e sloveni; la distruzione di interi villaggi rasi al suolo e l'internamento delle popolazioni?
Il punto di vista del generale Gastone Gamebra (succeduto a Rabotti nel comando dell'XI Corpo d'Armata) a proposito dei campi di concentramento: individuo malato = individuo tranquillo. Si potrebbe continuare ad elencare i crimini, vedi le centinaia di civili fucilati. Chi ha costruito e appoggiato militarmente e politicamente le bande terroristiche degli Ustascià in Croazia e dei Cetnici in Serbia? Nel lager di Jenisice sono stati trucidati 100.000 tra Serbi e Croati, Ebrei, Credo che di fronte a questi crimini i patrioti ex jugoslavi non potevano che reagire con la lotta armata, rispondendo colpo su colpo alle attività terroristiche italo-tedesche, e reimpossesarsi di quanto era nel loro diritto. È evidente che anche su Trieste lo Stato italiano non poteva rivendicare nessun diritto naturale, in quanto mai Trieste è stata legalmente italiana. Inoltre la cultura, la storia e i legami tra Venezia e le popolazioni di queste terre si sono incrinati grazie alla politica scellerata di Benito Mussolini, il quale affermò che "dove c'è un Leone di San Marco, lì c'è l'Italia". E' evidente che quest'affermazione non poteva rimanere senza conseguenze. La domanda che sorge spontanea è: come fanno i profughi istriano-dalmati a non capire che la causa delle loro tragedie è lo Stato che loro tanto difendono, ovvero l'Italia? Di fronte ai fatti qui elencati è chiaro che chi causò gli attriti tra le varie popolazioni che abitarono e abitano attualmente il litorale adriatico dell'Istria, Dalmazia e Quarnaro non fu altro che l'occupante italiano.
Il Veneto Serenissimo Governo è impegnato a ricostruire rapporti di amicizia storica con i nostri fratelli di Istria, Dalmazia e Quarnaro. Valerio Serraglia Ambasciatore Plenipotenziario Veneto Serenissimo Governo pepiva@libero.it
La divina Commedia va al circo
XXVI Festival Internazionale Inteatro 4 -12 luglio 2003 Polverigi (AN)
 
Dopo aver sbancato l'Auditel e conquistato -grazie a Roberto Benigni- 12 milioni di telespettatori italiani, la Divina Commedia conferma il suo momento d'oro e conquista anche il Circo. Diavoli al trapezio, contorsionisti ed anime perse, i corpi di Ulisse e Ugolino della Gherardesca come acrobati lanciati in prodezze vertiginose. E' l'Inferno pensato da uno tra gli artisti più dirompenti della scena mondiale, Mauricio Celedon. Il regista cileno da 20 anni in esilio in Francia, con il Teatro del Silencio
(la compagnia da lui fondata) firma l'evento più torrido e scandaloso dell'estate teatrale italiana. Uno spettacolo radicale surrealista virulento feroce, dal titolo "O Divina la Comedia-Inferno" e che sarà rappresentato in Prima Mondiale sotto un grande tendone da circo al XXVI Festival Internazionale Inteatro di Polverigi (AN) dall'8 al 12 luglio 03 ore 21- 45. Celedon ha allestito uno spettacolo sulla Divina Commedia, la sua grandezza, l'impeto verso il divino, e lo ha raccontato attraverso l'Inferno, quello nostro, attuale, dolente e urlante della vita quotidiana. Dell'Inferno della miserie umane
(i conflitti religiosi, le malattie, le angosce, la povertà, il rapporto con il potere) regala un racconto impietoso, tagliente e iconoclasta, di sorprendente forza e immediatezza espressiva. La ricerca originalissima sui linguaggi dello spettacolo coniuga tecniche del circo, espressività pienamente teatrale, estetica marcatamente contemporanea.
Viaggio tra i gironi infernali
O’ Divina La Comedia (una coproduzione tra Ville d'Aurillac, Chalon dans la rue/L'Abbattoir Ville de Chalon sur Saône, Printemps de Comeédiens, Festival Inteatro, Teatro del Silencio) si ispira al capolavoro di Dante Alighieri, ma non solo.
Sotto il grande tendone del circo di Celedon, vi sarà anche "La Croisade des Enfants" di Marcel Schwob, racconto ispirato alle 2 crociate dei bambini che -lasciando le proprie terre e le proprie famiglie- partirono nel 1212 dalla Francia e dalla Germania per andare a salvare il Santo Sepolcro. C'è anche il Cristo del "Vangelo secondo Matteo", così come lo vide Pasolini: emblema del divino, di una divinità laica, nella misura in cui "in lui l'umanità è così alta, rigorosa, ideale, da andare al di là dei comuni termini dell'umanità" (P.P.P.). Questi differenti testi e racconti incrociati, "quello di Dante alla ricerca di Dio, a partire dalla sua discesa all'Inferno, quello dei bambini crociati che si sono trovati di fronte all'orrore e alla perdita dell'innocenza, e quello della vita di Cristo" ci conducono in un giro attraverso i cerchi infernali per parlarci dell'uomo.
Lo spettacolo essenzialmente visuale, si fa eco del nostro mondo presente. Perché dopo tutto cosa vuol dire: essere all'inferno? Non vuol dire forse: vivere oggi? E il fatto di non credere in niente non diventa un problema per l'uomo che si ritrova solo di fronte a sé stesso, immerso nelle fiamme dell'inferno?
Acrobazie in 3 D:
La struttura circolare del circo si configura come un girone esagitato, convulso, come gli arrangiamenti catapultati dall’alto da una band di scatenati musicisti. Al centro dello spazio circolare piombano i personaggi di questo caleidoscopio ‘mefistofelico’, tra invenzioni sceniche spettacolari che ne replicano le azioni nelle 3 dimensioni dello spazio. Saltano così fuori, in un ritmo assordante, i personaggi che indicano un bisogno ed un sentimento di utopia, di rigenerazione, di cambiamento: Beatrice,
i Profeti, Maometto, Francesca, Cristo. Simbolica, come già fu in "Alice Undeground" (spettacolo evento del festival Internaz. Inteatro 2001), è la presenza dell'acqua - elemento primordiale e purificante - affidata ad una grande piscina che apparirà in mezzo al circo. Scenografia di François Delarozière, inventore e costruttore di straordinarie macchine teatrali particolarmente apprezzato in Francia.
Il gruppo: Il Teatro del Silencio è stato fondato da Mauricio Celedon nel 1989, a Santiago del Cile. Attualmente impiantata in Francia, a Aurillac, la compagnia continua la sua ricerca di un teatro del gesto e dell'emozione, che unisce danza, teatro, pantomima moderna, musica e arti circensi, con la determinazione di creare un linguaggio teatrale accessibile a tutti, legato a una riflessione sui nostri tempi. Il Teatro del Silencio è sovvenzionato dal Ministero della Cultura e della Comunicazione: DRAC Auvergne e Ville d'Aurillac. Prima Mondiale: Dall'8 al 12 luglio 2003 ore 21,45. Spazio Circo
XXVI Festival Internazionale Inteatro. Polverigi (AN) INFO.Uff.sta. INTEATRO-Simona Marini tel. 071.9090007 info@inteatro.it Il cartellone su ww.inteatro.it