Tutto è possibile,
signor Renato Cardazzo, anche
questa sua versione.
E lei ne è, senza alcun
dubbio, un loro discendente. Lo
dimostra il fatto della sua inequivocabile conoscenza e,
molto probabilmente,
dei "reperti" in suo possesso. Scorie e fanghi compresi. Ad majoram.
Gigio Zanon.
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Io credo
che le imbelli asserzioni di un certo Cardazzo Renato
potrebbero bene ascriversi a un pazzo
in libertà. Quando aberranti virulenze vengono sputate in faccia a rievocazioni
storiche tramandate dai nostri avi con meticolosa scrupolosità, quando
sudate ricerche sulla matrice ereditaria della nostra gente veneta vengono
spudoratamente calunniate citando furfantesche esemplificazioni del
momento, non ci rimane che sperare in un sollecito ricovero psichiatrico
di tanti personaggi sul tipo di Cardazzo Renato. A meno che, a meno che
queste sue polemiche discorsività non siano suggerite da un immanente
represso desiderio di denunciare criminali efferatezze industriali perpetrate
in questa Patria Veneta che noi tutti vorremmo nobilitata come era
ai prischi tempi. Nel qual caso gli diamo pienamente ragione senza alcun
rancore. Che ne pensa il signor Zanon? Adalberto della Spezia.
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Signor Adalberto perchè scendere a così bassi livellì?
Ogni persona si esprime come gli è stato insegnato da coloro che esercitano,
o esercitavano, la patria potestà, così come ogni popolo ha i goveranti
che si merita, altri sono frutto di.... pochi e forse onesti genitori...
Certamente non si può pretendere che dal fango possa nascere un giglio,
pur se a Marghera lo hanno tentato: e ne è scaturito quello che si vede...
e si legge.
Il buon Dante diceva ... "non ti curar di lor, ma guarda e passa..."
Se poi quel signore volesse denunciare tale obbrobrio che si nomina
"Marghera", lo dovrebbe fare presso altre e più importanti sedi. Noi quì
ci troviamo per fare 4 chiacchere -o: scrivere...-, per esprimere opinioni,
per cercare di ricordare e paragonare i fasti della Serenissima
con i fatti e i misfatti che stanno facendo adesso; alcune volte con cognizione
di causa, altre con la passione che tutti ci anima, ma sempre in modo
corretto. "Co far cortesan", se dixe a Venexia. Cordialmente, Gigio Zanon.
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VirusilGiornaleonline ha scritto: a ZanonList.
'Sulla origine dei Veneti':
'Sulla origine dei Veneti Petrolchimici'?
Ma ssìììììì,
è tutta colpa di quell'ameno burlone di Virus che,
da ottimo Virus qual'è,
semina virus-cultura che poi
diventa zizzania!!!!!!!
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Ehh,
NO! Caro Virus.
Non mi risulta
che tu "semini zizzania". Da quanto ho letto nelle tue pagine mi pare
che invece tu sia aperto a tutti e che tutti possono esprimere la loro
opinione: giusta o sbagliata che sia; pur se il giusto o sbagliato è del
tutto soggettivo.
Se il "virus"
che semini è quello del dialogo, senza alcuna offesa o dileggio o altro,
ben venga! Cordialmente Gigio Zanon.
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Graxie
x le risposte. Restiamo in attesa, se ci sarà, della controreplica
del Sig. Cardazzo 'Sulla origine dei Veneti Petrolchimici'.
distinti saluti
e a presto, Virus.
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Egregi signori, avete ragione.
Ho sbagliato ad utilizzare una banale
(imbecille.. cavolo che finezza) ironia per comunicarvi il disagio nei
confronti di un dibattito che, soprattutto la lettera del signor Spezia
(stranio che derivi da spezie o da la Spezia, chissà...), conferma in
tutte le sue venature revansciste.. Dovevo semplicemente chiedervi come
mai mi giungevano direttamente sulla mia email tali dibattiti tra profondi
conoscitori della storia locale. Quanto ai pochi genitori onesti... egregio
Zanon mio padre ha lavorato come tagliapietra a Venezia per 50anni, non
so lei che lavoro faccia per parlare di onestà degli altri. Quanto al
fango... si ricordi cosa cantava De Andrè (un genovese in gamba) "dai
diamanti non nasce niente, dal lettame crescon fiori." Al signor Spezia
consiglio invece di andarci piano, proporre il manicomio a chi ironizza
sulle onorate origini venete, assomiglia troppo alla difesa della razza,
già allora ci furono alcuni ricoveri coatti. E una certa vulgata etno
populista assomiglia molto a quell'esperienza del nazismo ariano.
Così come somiglia troppo al revisionismo
storico la lettura "amena" dell'esperienza della Serenissima... la storia
è assai più complessa e contraddittoria. Ma questo è terreno degli storici
e non dei filantropi. Renato Cardazzo.
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Sign. Cardazzo,
probabilmente le
giungono le nostre lettere per errore, ma ciò è logico dal momento
che usiamo le liste per risponderci
e naturalmente qualcuno aggiunge sempre
un nome il quale -spesse volte- non gradisce l'argomento o le trova inutili.
Senso di civiltà ed educazione dà di
avvisare chi invia la posta non gradita il quale, sempre per tali motivi,
lo depenna: semplicemente. Magari scusandosi, come faccio io le rare volte
che mi avvisano, per il disturbo. Mi guarderei bene, inoltre, di arrecare
offese: a chiunque. Nemmeno mi sono mai permesso di dubitare dell'onestà
di suo padre, qualsiasi lavoro abbia fatto. Sappia che io per il lavoro,
ma sopratutto chi lavora, ho il massimo rispetto e specialmente per lavora
in mestieri pesanti o usuranti, come si dice oggi. Vuol sapere cosa faccio
io? E' presto detto: il pensionato. Prima ho fatto il mozzo nelle navi,
poi il cameriere, quindi mi sono messo in proprio e per oltre 30anni ho
gestito un ristorante a Venezia; dopo averlo ceduto, mi sono messo a fare
l'armatore iniziando da zero e vendendo tutto per il troppo lavoro sviluppato!
Ora mi godo il frutto delle mie fatiche e coltivo la mia grande passione:
la Storia e l'Arte antica, in particoler modo sul Veneto e le sue origini.
Accorgendomi, al contrario di lei, che la Storia della Serenissima non
è assolutamente "amena", bensì è una ricchissima fonte di esempi e di
democrazia, tali che dovrebbero essere presi ad esempio - imitarli sarà
sempre impossibile - specialmente dai governanti di ogni colore e posizione
del giorno d'oggi. Un solo esempio: nel 1494 vennero in Venezia degli
emissari degli allora governi Inglese e Svedese, per copiare le leggi
democratiche della Serenissima, nel 1787 vennero anche quelli Americani
(con Jefferson, Franklin, ecc.).
Ebbene: quelle leggi sono ancor oggi
alla base delle leggi di quelle nazioni. Non so chi sia De Andrè, ma sbaglia
quando dice che dal letame nascono fiori:forse a Genova, ma nel Veneto,
dove viene chiamata "la grassa", nascono dei prodotti alimentari genuini,
oggi detti biologici! Per quanto riguarda, poi, il revisionismo, ebbene
io sostengo frmamente che esso sia non solo utile e necessario, ma indispensabile
per poter insegnare alle nuove generazioni chi furono esattamente i loro
avi e il loro territorio e come in effetti si sia svolta la vera Storia:
non certamente quella che ci hanno insegnato fino ad ora: servile verso
il potente, falsa per non essere suscettibile, ma sopratutto senza alcuna
retorica pseudo nazionalistica e patriottarda.
Poichè, come diceva Samuel Huston,
"il patriotismo è l'ultima spiaggia per i cialtroni"!!! Si informi. Gigio
Zanon.
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Una rinnovata
scusa.
Il signor "della
Spezia" (perchè abita alla Spezia) ha chiesto già scusa al signor Cardazzo
in una e-mail diretta a Gigio Zanon per
il suo mordace
intervento a favore della storia veneta che molti lettori come lui stanno
appassionatamente riesumando.
E rinnova anche
qui queste scuse al signor Cardazzo. Sono certo che, placate le animosità
e conoscendoci meglio, si potrà tutti procedere lungo i binari della correttezza
e della reciproca comprensione. Prego Virusilgiornaleonline di comunicare la presente al signor
Cardazzo, non conoscendo io il suo indirizzo internet. Adalberto
Pizzato.... "della Spezia" (I soloni
della letteratura toponomastica di quaggiù hanno stabilito che non si
debba più dire "di La Spezia" ma "della Spezia").
I Verdi? Un fanatismo
ambientalista
di Giuseppe
Quarto Associazione Culturale "Liberi di
Scegliere" Brescia isola@liberidiscegliere.org
Signor
direttore,
uno dei fatti più significativi degli ultimi 10 anni è il crollo elettorale
del movimento verde Sembrava che gli ecologisti diventassero la forza
più nuova, innovativa e di successo. Prima in Germania, poi in Francia,
in Italia, negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali) questo movimento
si era imposto come il partito più alla moda e quindi destinato ad avere
sempre più potere, più assessorati, più capacità di decidere sulla nostra
vita. Anche le ultime elezioni, però, hanno palesato una perdita d'immagine
degli ecologisti. L'ambiente piace a tutti e non conosco persona che ami
l'inquinamento o ami veder soffrire cani e
gatti. Ma una cosa è tutto questo ed alto è l'estremismo irresponsabile
dei professionisti dei verdi, veri e propri "talebani" dell'ecologia che
ci hanno inflitto una lunga fila di imposizioni assurde e -in più casi-
hanno pure ostacolato le innovazioni necessarie alla stessa difesa dell'ambiente.
Basti pensare alla situazione delle autostrade. Conosco molte persone
che patiscono le conseguenze di una politica della viabilità che ostacola
in mille modi la costruzione di nuove infrastrutture.
C'è qualcosa di salutare e di
ambientalmente interessante nel fatto di essere bloccato per ore sulla
Milano-Venezia o sulla Bologna-Firenze? E che dire della tangenziale di Brescia
o quella di Milano? I talebani di casa nostra ragionano così: le strade sono
troppo affollate, le macchine inquinano e quindi la gente deve essere obbligata
ad usare i mezzi pubblici.
Ma questo ragionamento è assurdo! Si
tratta di una tipica soluzione da burocrati a stipendio assicurato, da gente che
non conosce la realtà del nostro sistema produttivo e soprattutto di quelle
piccole imprese su cui si regge l'intera economia.
È indubbio che l'automobile (o il
furgone, o l'autotreno, ecc.) permette un'enorme risparmio di tempo e quindi di
denaro: con conseguenze rilevanti sui prezzi e quindi sul nostro tenore di vita.
L'ecologismo, è una variante dello statalismo. Se in passato si pretendeva di
eliminare il libero mercato con la pianificazione economica, dopo il crollo del
Muro di Berlino si cerca di riprodurre le vecchie logiche usando la
pianificazione urbanistica e quella miriade di leggi e leggine che intralciano
(senza ragione) imprese e cittadini. Gli ecologisti, d'altra parte, esaltano la
proprietà pubblica contro quella privata, i vincoli contro la libertà, ed i
funzionari di Stato contro gli uomini liberi e gli imprenditori.
Non si
rendono conto che solo i proprietari dei giardini sono interessati a difendere
il verde e che solo il diritto di proprietà rappresenta un solido baluardo
contro l'inquinamento. Chi ci inquina, infatti, invade la nostra abitazione e la
nostra vita con sostanze dannose e questo è reso possibile dall'inefficienza di
un sistema giuridico totalmente statizzato, che non si affida più
al principio della proprietà privata (ormai
calpestata ed ignorata) ma ad una fitta quanto inutile rete di norme e
regolamenti burocratici. D'altra parte, credete mai che un privato avrebbe
creato un parco in via dei Mille, tra 2 strade di grande scorrimento e
quindi in un posto altamente inquinato? No di certo. Un privato avrebbe
usato quello spazio per costruire parcheggi e avrebbe creato un'area davvero
verde in una posizione più adatta ad ospitare i bambini e le loro mamme.
Oltre a questo, bisogna sottolineare come i verdi nutrano un vero
disprezzo per l'uomo.
Il ragionamento di ogni persona di buon senso è che sia
meglio tagliare 10 alberi invece che far morire un uomo: per correggere
il percorso di una strada ed eliminare alcune curve. Ma non sempre il
buon senso è condiviso dai verdi, che spesso mettono sullo stesso piano
ogni essere vivente e comunque considerano gli uomini dei distruttori
ed inquinatori di Madre Natura. In questi anni, gli ecologisti ci hanno
inflitto domeniche a piedi e mille altre inutili sciocchezze (i valori
dell'aria migliorano quando piove, non quando ci obbligano ad andare a
piedi la domenica). Il loro era un calcolo politico, che avrebbe dovuto
renderli visibili e a far aumentare i risultati elettorali.
Ma anche le votazioni in Germania e Italia hanno dimostrato quanto
è miope questo atteggiamento. Un po' alla volta la gente capisce
quanto è pericoloso il fanatismo ambientalista: una cultura politica che,
se avesse successo, ci renderebbe la vita impossibile e metterebbe ancor
più a dura prova le nostre libertà.
La sconvolgente agonia di Messina
Lettera di Francesco Paolo Catania a
Nino Calarco direttore della Gagazzettadelsud
Lettera
all'ex Senatore Nino Calarco, ex presidente della Società dello Stretto e ancora
direttore della Gazzetta del Sud.
L'Appello che ha fatto apparire sul Suo giornale a difesa
del neo sindaco Buzzanca ci insospettisce.
Ma Messina non può esserLe grata. Non per
la difesa d'ufficio di cui si fa latore, né per le accuse (sindrome di
Stoccolma?)
che lancia oggi all'opposizione, rea
soltanto di richiamare l'incompatibilità del sindaco cui è stata confermata una
condanna per peculato. Si tratti di 1000 lire o di un miliardo, sempre peculato
è. Ma le vicende giudiziarie del neosindaco non ci interessano né i suoi
paladini. Quello che ci sconvolge è l'agonia di Messina. Ancora il Boccetta
killer, la maleducazione come norma quotidiana, il tram che ha sconvolto i viali
di una città già disegnata da Juvara, la perdita della memoria storica (neanche
una lapide per ricordare l'Accademia della Scocca, oggi soppiantata da un bar di
focaccine e pizzette), Piazza Cairoli abbandonata agli spacciatori, la
microcriminalità in piena espansione, quartieri fatiscenti di baracche e
sottosviluppo degno dei paesi del terzo mondo, strade che presto vivranno le
psicosi vacanziere degli automobilisti di passaggio "dalla porta dell'Isola",
acqua ancora contingentata...... Ma Lei si erge a paladino del neosindaco e
invoca la crisi della città e, di sottobanco, invita mafiosamente a chiudere gli
occhi, mentre le ricordiamo che la responsabilità dell'agonia di Messina è anche
sua, proprio quando si firma ex senatore, direttore e ex presidente. Attraverso
il giornale che ancora oggi Lei dirige avrebbe invece avuto mille occasioni per
indicare un percorso di civiltà ai suoi tanti lettori, avrebbe potuto indicare
proposte serie per la salvaguardia di una città ormai senza storia. Il suo ci
sembra un appello diretto a qualcosa.
Non vorremmo che sia una "captatio
benevolentiae " di chi oggi governa Messina e la sua provincia. L'ALTRA SICILIA.
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I Crimini
contro l'umanità dello Stato
italiano. - di
Valerio Serraglia.
Quando lo Stato italiano parla dell'Istria,
Dalmazia e Quarnaro ne parla come se queste terre e le loro popolazioni fossero
italiane. Questa è un'affermazione a-storica e priva di base legale:
l'Italia prima del 1918 mai aveva messo piede sulle coste orientali
dell'Adriatico. Non bisogna confondere i 1200 anni di buongoverno della
Repubblica Veneta nell'Istria, Dalmazia e Quarnaro con le rivendicazioni
colonialistiche e pseudo revansciste dello Stato Italiano. I crimini dell'Italia
contro le popolazioni dell'ex Jugoslavia sono innumerevoli ed
efferati; partono dall'occupazione militare di Fiume da parte di
D'Annunzio, con l'appoggio militare, politico e logistico dello Stato Italiano;
e questo contro tutti i trattati internazionali. Nella successiva occupazione
militare nell'Istria, Dalmazia e Quarnaro la pulizia etnica da parte degli
italiani fu scientifica e sistematica: gli insediamenti nell'ex Jugoslavia
andavano avanti di pari passo con la pulizia etnica, la stessa compiuta in
Libia, Somalia, Eritrea ed Etiopia. È stata la Jugoslavia ad aggredire l'Italia
o è avvenuto l'esatto contrario? Chi ha annesso Lubiana all'Italia? Chi ha
insediato un Savoia nel fantomatico Regno di Croazia, nominandolo re? Un re che
peraltro non ha mai avuto il coraggio di presentarsi in Zagabria. A Ciampi e ai governi italiani attuali e passati chiediamo
se conoscono queste località: isola di Arbe (Quarnaro), Gonars e Visco (Friuli),
Moniago (Treviso), Chiesanuova (Padova), Renicci (Toscana). In questi paesi
furono allestiti lager per civili dell'ex Jugoslavia. C'è differenza tra i
proclami di Kesserling contro popolazioni civili e quelli del comandante dell'XI
Corpo d'Armata Mario Rabotti, e dell'altro commissario Emilio Grazioli?
Chi
ha dato l'ordine d'inviare in campi di prigionia tutti i maschi tra i 18 e i 55
anni, e far occupare la loro proprietà dagli italiani?
Il generale Umberto Fabbri ha o non ha
ordinato: la fucilazione di centinaia di croati e sloveni; la distruzione di
interi villaggi rasi al suolo e l'internamento delle popolazioni?
Il punto di
vista del generale Gastone Gamebra (succeduto a Rabotti nel comando dell'XI
Corpo d'Armata) a proposito dei campi di concentramento: individuo malato =
individuo tranquillo. Si potrebbe continuare ad elencare i crimini, vedi le
centinaia di civili fucilati. Chi ha costruito e appoggiato militarmente e
politicamente le bande terroristiche degli Ustascià in Croazia e dei Cetnici in
Serbia? Nel lager di Jenisice sono stati trucidati 100.000 tra Serbi e Croati,
Ebrei, Credo che di fronte a questi crimini i patrioti ex jugoslavi non
potevano che reagire con la lotta armata, rispondendo colpo su colpo alle
attività terroristiche italo-tedesche, e reimpossesarsi di quanto era nel loro
diritto. È evidente che anche su Trieste lo Stato italiano non poteva
rivendicare nessun diritto naturale, in quanto mai Trieste è stata legalmente
italiana. Inoltre la cultura, la storia e i legami tra Venezia e le popolazioni
di queste terre si sono incrinati grazie alla politica scellerata di Benito
Mussolini, il quale affermò che "dove c'è un Leone di San Marco, lì
c'è l'Italia". E' evidente che
quest'affermazione non poteva rimanere senza conseguenze. La domanda che sorge
spontanea è: come fanno i profughi istriano-dalmati a non capire che la causa
delle loro tragedie è lo Stato che loro tanto difendono, ovvero l'Italia? Di
fronte ai fatti qui elencati è chiaro che chi causò gli attriti tra le varie
popolazioni che abitarono e abitano attualmente il litorale adriatico
dell'Istria, Dalmazia e Quarnaro non fu altro che l'occupante italiano.
Il Veneto Serenissimo Governo è impegnato
a ricostruire rapporti di amicizia storica con i nostri fratelli di Istria,
Dalmazia e Quarnaro. Valerio Serraglia Ambasciatore Plenipotenziario Veneto
Serenissimo Governo pepiva@libero.it
La divina Commedia va al circo
XXVI Festival Internazionale Inteatro 4 -12 luglio
2003 Polverigi (AN)
Dopo aver sbancato l'Auditel e conquistato
-grazie a Roberto Benigni- 12 milioni di telespettatori italiani, la Divina
Commedia conferma il suo momento d'oro e conquista anche il Circo. Diavoli
al trapezio, contorsionisti ed anime perse, i corpi di Ulisse e Ugolino
della Gherardesca come acrobati lanciati in prodezze vertiginose. E' l'Inferno
pensato da uno tra gli artisti più dirompenti della scena mondiale, Mauricio
Celedon. Il regista cileno da 20 anni in esilio in Francia, con il Teatro
del Silencio
(la compagnia da lui fondata) firma
l'evento più torrido e scandaloso dell'estate teatrale italiana. Uno spettacolo
radicale surrealista virulento feroce, dal titolo "O’ Divina la Comedia-Inferno" e che sarà rappresentato in Prima Mondiale sotto un grande tendone da circo al XXVI
Festival Internazionale Inteatro di Polverigi (AN)
dall'8 al 12 luglio 03 ore
21- 45. Celedon ha allestito
uno spettacolo sulla Divina Commedia, la sua grandezza, l'impeto verso
il divino, e lo ha raccontato attraverso l'Inferno, quello nostro, attuale,
dolente e urlante della vita quotidiana. Dell'Inferno della miserie umane
(i conflitti religiosi, le malattie,
le angosce, la povertà, il rapporto con il potere) regala un racconto
impietoso, tagliente e iconoclasta, di sorprendente forza e immediatezza
espressiva. La ricerca originalissima sui linguaggi dello spettacolo coniuga
tecniche del circo, espressività pienamente teatrale, estetica marcatamente
contemporanea.
Viaggio tra i gironi infernali
O’ Divina La Comedia (una coproduzione tra Ville d'Aurillac, Chalon dans
la rue/L'Abbattoir Ville de Chalon sur Saône, Printemps de Comeédiens,
Festival Inteatro, Teatro del Silencio) si ispira al capolavoro di Dante
Alighieri, ma non solo.
Sotto il grande tendone del circo
di Celedon, vi sarà anche "La Croisade des Enfants" di Marcel Schwob,
racconto ispirato alle 2 crociate dei bambini che -lasciando le proprie
terre e le proprie famiglie- partirono nel 1212 dalla Francia e dalla
Germania per andare a salvare il Santo Sepolcro. C'è anche il Cristo del
"Vangelo secondo Matteo", così come lo vide Pasolini: emblema del divino,
di una divinità laica, nella misura in cui "in lui l'umanità è così alta,
rigorosa, ideale, da andare al di là dei comuni termini dell'umanità"
(P.P.P.). Questi differenti testi e racconti incrociati, "quello di Dante
alla ricerca di Dio, a partire dalla sua discesa all'Inferno, quello dei
bambini crociati che si sono trovati di fronte all'orrore e alla perdita
dell'innocenza, e quello della vita di Cristo" ci conducono in un giro
attraverso i cerchi infernali per parlarci dell'uomo.
Lo spettacolo essenzialmente visuale, si fa eco del nostro mondo presente.
Perché dopo tutto cosa vuol dire: essere all'inferno? Non vuol dire forse:
vivere oggi? E il fatto di non credere in niente non diventa un problema
per l'uomo che si ritrova solo di fronte a sé stesso, immerso nelle fiamme
dell'inferno?
Acrobazie
in 3 D:
La struttura circolare del circo si configura come un girone esagitato,
convulso, come gli arrangiamenti catapultati dall’alto da una band di
scatenati musicisti. Al centro dello spazio circolare piombano i personaggi
di questo caleidoscopio ‘mefistofelico’, tra invenzioni sceniche spettacolari
che ne replicano le azioni nelle 3 dimensioni dello spazio. Saltano così
fuori, in un ritmo assordante, i personaggi che indicano un bisogno ed
un sentimento di utopia, di rigenerazione, di cambiamento: Beatrice,
i Profeti, Maometto, Francesca, Cristo.
Simbolica, come già fu in "Alice Undeground" (spettacolo evento del festival
Internaz. Inteatro 2001), è la presenza dell'acqua - elemento primordiale
e purificante - affidata ad una grande piscina che apparirà in mezzo al
circo. Scenografia di François Delarozière, inventore e costruttore di
straordinarie macchine teatrali particolarmente apprezzato in Francia.
Il gruppo:
Il Teatro del Silencio è stato fondato da Mauricio Celedon nel 1989, a
Santiago del Cile. Attualmente impiantata in Francia, a Aurillac, la compagnia
continua la sua ricerca di un teatro del gesto e dell'emozione, che unisce
danza, teatro, pantomima moderna, musica e arti circensi, con la determinazione
di creare un linguaggio teatrale accessibile a tutti, legato a una riflessione
sui nostri tempi. Il Teatro del Silencio è sovvenzionato dal Ministero
della Cultura e della Comunicazione: DRAC Auvergne e Ville d'Aurillac.
Prima Mondiale: Dall'8 al 12 luglio 2003 ore 21,45. Spazio Circo
XXVI Festival Internazionale Inteatro. Polverigi (AN) INFO.Uff.sta. INTEATRO-Simona
Marini tel. 071.9090007 info@inteatro.it Il cartellone su ww.inteatro.it