Devolution? O' Presepio
non mi piace!!
di Alfonso Grasso
La legge finanziaria ha
evidenziato la carenza di risorse disponibili per lo sviluppo, ed il baratro tra il Bengodi prospettato in sede elettorale e la realtà. Invece di affrontare la congiuntura
economica, l'esecutivo propone la devolution, ossia una forma di stato più
costoso che non prevede la diminuzione dello stato centrale: clonato il
centralismo e riprodottolo in sottomultipli, in numero di parlamentari,
ministeri, addetti alla burocrazia, così che resterà invariato, o aumenterà. È
un progetto della Lega Nord, contrario agli interessi del Sud, come quello
relativo alla estensione al Nord del "credito di imposta", misura a suo tempo
progettata per lo sviluppo del Meridione. Senatori e deputati meridionali del
Polo hanno preferito eseguire ordini di scuderia, invece di privilegiare gli
interessi del territorio che li ha espressi. Potrà ora la devoluzione coniugare
le aspirazioni di autonomia con i bisogni reali della gente? L'autonomia è la
quantità di cose che si possono fare con le risorse disponibili: quindi è
funzione di parametri quali soldi, strutture, preparazione, cultura, ecc. La
devoluzione potrebbe produrre autonomia solo con risorse incrementate. Invece i
soldi per le Regioni diminuiscono! Si vuole creare un sistema sanitario della
Basilicata, creare la scuola della Basilicata e la polizia della Basilicata? Non
bastano i soldi! Le regioni meridionali non possono attivare le responsabilità,
in difetto di risorse, preparazione e strutture. Piaccia o non piaccia.
E' del tutto
inadeguato il giudizio di chi vede nella devolution la scorciatoia per
l'emancipazione del
Sud.
Chi propugna questa tesi, o non risiede al Sud o
non tiene conto della nostra situazione economico-sociale. L'autonomia si
ottiene aumentando il valore del lavoro prodotto. Così è per gli individui, così
è per i territori. È preferibile semplificare lo stato, che sovrapporvi la
devolution. Le regioni del Sud non sono un sistema economico indipendente. Il
reddito medio al Sud è la metà che al Nord. La capacità contributiva del Sud è
meno della metà del Nord. Quindi la devolution è lo
strumento che "fotografa"
lo squilibrio, immortalandolo. Allora, ha senso parlare dei vantaggi della
devolution, quali decentramento e responsabilizzazione degli enti locali?
L'unica vera responsabilità delle regioni sarà quella di gestire lo
smantellamento dei servizi e dello stato sociale, mentre la gente, oberata di
tasse locali, resterà in fila con le taniche per l'acqua da bere.
La
Lega minaccia la crisi se non viene accettata la Devolution. Se oggi Bossi ha
deputati, senatori e ministri, lo deve all'accordo con
Berlusconi, non al voto -non superò infatti la soglia dello "sbarramento"
elettorale- e, inoltre, non si è mai presentata agli elettori meridionali). Se
dovesse decidere di andarsene dal governo, non sarebbe una gran perdita! Alfonso
Grasso.
Chi scrisse il discorso di Capodanno del Presidente
Ciampi?
Non fece certo un buon lavoro
di Maria Dixon -
Alfonso Grasso
Qualche
riflessione postuma sul discorso di capodanno del Presidente
Ciampi
Nel discorso di fine anno il
Presidente Ciampi ha sottolineato come mutazioni profonde della Costituzione
siano state fatte in
10 anni in modo irregolare
ed estemporaneo. Tale disordine aumenterà, con interventi disorganici con
la separazione su base regionale di gran parte delle imposte e della loro
ridistribuzione (chiamata devolution) e di poteri del Presidente del Consiglio.
Viene spontanea una riflessione, e una proposta, assente dal panorama politico:
la responsabilità di un piano organico di riforme, una Assemblea Costituente.
Solo Alleanza Nazionale avanzò il progetto nella campagna elettorale del '94:
questo partito, anche da MSI, non nutriva fiducia nel sistema
maggioritario e nella capacità di riformare lo Stato con maggioranze bloccate e
precostituite, quasi in contraddizione con l'idea di centralità dell'esecutivo e
di potere forte che ha sempre contraddistinto questa forza politica. Ed ecco le
motivazioni della mia proposta. Primo: data la irregolarità con cui si è
proceduto e la confusione ingenerata, perché non azzerare tutto e affidare, come
si dovrebbe, l'intera questione ad una Assemblea Costituente eletta
proporzionalmente da tutti i cittadini in tutte le aree geografiche? Così fu
fatto per la stessa Costituzione e mi sembra che, in termini di rispetto della
legalità e del principio di democrazia, se si intende cambiare forma e sostanza
delle istituzioni, sarebbe corretto ripetere la procedura. L'articolo
138 , invece, vale solo per modifiche parziali.
Secondo: modificare la natura
del Senato, come propongono i moderati dell'Ulivo, non è cosa da poco.
È
vero che la Costituzione prevede un Senato su base regionale, ma in seno al
sistema elettorale proporzionale questo significava solo che le circoscrizioni
erano da computarsi entro i confini di ciascuna regione. Regola tecnica, non
politica, quindi. Terzo: la
Costituzione imporrebbe agli eletti delle camere di votare nell'interesse della
comunità e non per fedeltà di partito o di schieramento. Come è giusto in
democrazia, il governo dovrebbe guadagnarsi il voto volta per volta.
Con il maggioritario, invece,
si sono costituite forme, blindate 'una tantum', di esecutivo prevalente sul Parlamento.
È bene sapere
che quando nella prima repubblica gli eletti davano o negavano il voto ad una
legge, non erano affatto "franchi tiratori", ma seguivano il dettato
costituzionale. Con la mentalità "maggioritaria" invalsa dal '94 si è praticata
una procedura diversa, senza codificarla e generando così un indebolimento del
Parlamento nella sua funzione legislativa. Infatti oggi è invalso l'uso di
esprimere il voto parlamentare solo in quanto gruppo riferito ad un partito o ad
una coalizione. La conseguenza di questa manovra decennale, di tipo quasi
eversivo, è stato rendere politicamente inesistente il peso del Sud, i cui
rappresentanti, eletti in più liste e su base nazionale, non sono in grado, per
la disciplina di partito imposta da un sistema non più rappresentativo, di
operare alcuna difesa delle regioni da cui provengono, contro la poco
democratica azione di una forza regionale. Infatti solo la Lega Nord, che non raggiunge
un misero 4%, sembra autorizzata ad esprimere pareri sulla ricaduta
geo-sociale di una legge, indipendentemente dal cartello elettorale, e questo
perché definizione geografica, interesse degli elettori e gruppo partitico
coincidono.
D'altra parte con il maggioritario
ogni eletto è espressione di una maggioranza in seno ad una realtà geografica
ben definita e quindi a maggior ragione vale la costituzione nel suo
"Art. 67: Ogni membro del Parlamento
rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".
Pur senza abrogare questa norma, le alchimie elettorali e le più o meno abortite
'riforme istituzionali" hanno stabilito al contrario un vero e proprio vincolo.
Esempio concreto: se Casini
ritenesse apertamente una legge dannosa per un'area del Paese (e quindi
contraria al bene dell'Intera nazione o non moralmente giusta), votandola o
facendola votare con il vincolo del sostegno al governo e o dell'impegno di
alleanza, infrangerebbe la Costituzione. Ancora di più se permettesse di far
esprimere al Parlamento un voto di fiducia per approvare leggi di tipo
istituzionale. Se lo facesse, se ammettesse una tale prevaricazione della
volontà popolare da parte dell'esecutivo, da Presidente della Camera sarebbe
giusto chiamarlo a risponderne davanti ad un giurì d'onore, nella tradizione
almeno dello Statuto Umbertino se non della Costituzione repubblicana. Alla luce di queste forzature o distorsioni apportate alla legge
fondamentale dello Stato con l'assenso di tutte le
forse politiche si comprende la fretta con cui nella precedente legislatura si
tenne a modificare l'art.117 e per
maggior sicurezza a farla approvare via
referendum. Ecco l'art.117 come era, facendo attenzione
alle ultime frasi che impongono l'interesse comune al di sopra dell'interesse di
un'unica parte geografica, sancita per legge. "Art.117: la Regione emana per le
seguenti materie (sono incluse anche la formazione sanitaria, la polizia
cittadina e regionale e la sanità e assistenza n.d.a.) norme legislative nei
limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le
norme stesse non siano in contrasto con l'interesse nazionale e con quello di
altre Regioni ..." Insomma i rappresentanti eletti del Sud, votando certe leggi
hanno non solo tradito l'interesse della comunità (che è la Nazione nel suo
intero e senza il prevale di una parte sull'altra), ma anche la Costituzione che
impone loro il voto di coscienza sempre, dal momento che l'eletto non può essere
rimosso da nessuno. Sarebbe ora,
quindi, di rivedere certe decisioni
e di approntare un giudizio democratico con un'assemblea che dia certezza alle
nuove forme costituzionali lasciandole alle mode dei momenti, alle convenienze
delle maggioranze o alla casualità della dialettica delle parti. Ricordando
anche al Capo dello Stato che tra le funzioni del Parlamento, soprattutto in
regime maggioritario, vi è quello del dibattito dei singoli progetti di legge
nei rispettivi ruoli di maggioranza e di Opposizione (non Minoranza) e quindi il
Parlamento quale organo eletto su base partitica non può essere teatro, se non
per casi di poco rilievo, dalla discussione delle regole della democrazia. Per
queste va cercata, come fecero giustamente i fondatori della Repubblica,
un'altra sede di dibattito, in cui non esistono maggioranze precostituite in cui
la rappresentanza della totalità degli elettori è assicurata da un sistema
elettivo proporzionale. L'unico a garantire una rappresentatività generalizzata,
specchio autentico del Paese e della volontà popolare. Sull'art.11,
ripudio della guerra, e sulle interpretazioni che se ne sono date, e che forse
ha dato erroneamente anche Ciampi, uomo di lettere e
di banche, ma non di legge. "Art.11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di
offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri
Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri
la pace e la giustizia fra le Nazioni: promuove e favorisce le organizzazioni
internazionali rivolte a tale scopo." Stampa e politici giocano molto spesso
sulla scarsa preparazione e sulla poca memoria degli Italiani. Ma l'ultima parte
dell'articolo non ha niente a che vedere con le "azioni umanitarie" di natura
bellica intraprese da questo o da quell'organismo transnazionale, ma riguarda lo
status di extraterritorialità di edifici o di aree militarizzate, come infatti
già esistevano a Tombolo e nel porto di Napoli in base ai trattati USA Italia
firmati da De Gasperi (e
immediatamente secretati). Poco ha a che vedere questa parte della legge
con l'ONU o con azioni belliche più o meno umanitarie. E' bene
ricordare che la Costituzione fu scritta tra il '46 e il '48, che
l'ONU fu fondato ufficialmente nel '48 e che la sua prima azione di
intermediazione e sorveglianza avvenne nel '56 durante la crisi di Suez. I
nostri padri costituenti erano uomini di grande fede politica e religiosa, ma
non avevano il dono della preveggenza.
Non so chi ha scritto il discorso di Capodanno
del Presidente Ciampi, chi gli ha suggerito gli argomenti e le citazioni a loro
sostegno. Per molti punti non hanno fatto un buon lavoro: le false
interpretazioni sono una fastidiosa pratica comune nella realtà politica e
istituzionale colpevoli di tradimento dei principi istitutivi del patto tra
cittadino e Stato. Maria Dixon-Alfonso
Grasso.
Rullìi di Tamburoni &
Squilli di Tromboni
di Franco
Mauri -già pubblicato da Libero con titolo
diverso
-
Roma. E ora? La slavina si è staccata. A monte si sentono i primi
brontolii di una valanga che ha iniziato a formarsi. A mezza costa, in un
piccolo non più accogliente rifugio, Cesare Previti, Giovanni Acampora e Renato
Squillante crescono nella loro già montante preoccupazione. A valle invece, in
un magnifico chalet presidenziale, difeso da paratie di acciaio e cemento armato
da ogni pericolo della montagna, Gianni Letta, il sottosegretario factotum di Berlusconi, che è ospite di Carlo Azeglio
Ciampi, di "Sora"
Franca e del "Flauto Magico" Gaetano Gifuni (segretario
generale del Quirinale), viene quasi convinto che
la "fregatura" data al
Cavaliere dalla Corte di Cassazione non sarà ripetuta. Una fregatura sì:
gli impegni assunti dal Quirinale non sono stati rispettati. E la remissività della Casa delle Libertà nel far riscrivere in
versione innocua la legge Cirami dal dottor Loris D'Ambrosio della "magistratura militante", consigliere
del Capo dello Stato non è stata rispettata. Ma il
trio riesce quasi a convincere Letta. Gli insinua che la condanna
riguarderà forse Previti,
Acampora, Squillante & C., ma
non il Cavaliere, no di certo, lui sarà assolto. Sembrerebbe un gossip, di quelli
letterari che disvelano la verità, quali sono i gossip di Dagospia su Internet,
invece si tratta di una tragica realtà, neppure velata, anzi brutalmente chiara.
Ho le mie fonti, potete starne certi.
Sono
suadenti, le note del trio. E provano a distogliere l'attenzione di Letta
dalla immanità della buggeratura. Riesce
difficile comprendere quali secondo la Corte di Cassazione dovrebbero essere le
condizioni che integrano il "legittimo sospetto" dato che manifestazioni di
magistrati all'inizio dell'Anno giudiziario, mobilitazione della piazza
giudiziaria in tutta Italia, aperti attacchi dell'Associazione nazionale
magistrati (Anm), incitazioni sovversive del
Procuratore Generale Equestre della Repubblica e così via, sembrano che non
integrino gli estremi della legge Cirami pur nella versione edulcorata del
citato dottor D'Ambrosio,
consigliere "a secreti set
fraudis" di Carlo Azeglio Ciampi.
Evidentemente per la Corte di Cassazione ciò che è ritenuto necessario sarebbero
o la pubblicazione anticipata della bozza della sentenza di condanna,
regolarmente firmata da parte di membri del collegio, o una manifestazione
personalmente guidata da questi giudici davanti alla villa di Macherio, o il
lancio contro il corteo presidenziale dell'onorevole Berlusconi di uova e di pomodori marciti
da parte del Presidente del Collegio e dei giudici a latere oltre che del
rappresentante del pubblico ministero nel processo che lo interessa. E forse
anche in questo caso, come se fossimo in perenne carnevale, la Corte di
Cassazione avrebbe la faccia di dire che si tratta di innocui scherzi.
A questo
siamo.
A parte la cattiva sorte che ha
iniziato a maturare per il Cav. Berlusconi e per i
suoi sodali, destino peggiore sta ormai maturando per la giustizia in
Italia. Ha ragione l'affascinante, seducente e ormai
soddisfatta sostituto procuratore della Repubblica
Ilda Boccassini, la quale
ha detto esser stata la Corte di Cassazione "occupata" ormai
"manu militari".
Vero, senz'altro. Ma come i fatti dimostrano,
e contro le sue denunzie, non certo da Forza Italia,
né dalla Casa delle Libertà,
bensì dall'Associazione nazionale magistrati e dalla "magistratura militante".
Ormai è chiaro che siamo allo scontro aperto tra Parlamento e potere
politico-democratico da un lato e la magistratura dall'altro.
I primi si
vedono aggrediti nelle radici della loro legittimazione - e
cioè la sovranità popolare e il libero voto dei cittadini - da una
magistratura che ormai ritiene, sotto la protezione del Presidente della
Repubblica e della Corte Costituzionale, di poter ritornare all'ancien regime precedente la
Rivoluzione francese, o addirittura fare un
"balzo avanti" verso i tribunali
di giurisprudenza staliniana di Praga, Budapest e Mosca dell'era del "terrore rosso"! In
effetti il Capo dello Stato è estraneo al Parlamento ma soprattutto al potere
politico di tipo democratico, facendo anch'egli parte, come i funzionari della
magistratura, della casta che fonda la sua sovranità su un pubblico concorso.
(Anzi lui, a quanto credo di sapere, e mi conferma il mio maestro Francesco
Cossiga, neanche questo, essendo forse stato assunto alla Banca d'Italia per
chiamata diretta, dopo che una sua fortunata corteggiatrice lo aveva indotto a
prendersi la laurea in legge oltre a quella meritoriamente conseguita alla
Scuola Normale di Pisa). Questo è lo stato delle
cose.
Ma Carlo Azeglio e il
"Flauto Magico" danno
assicurazioni a Berlusconi tramite Letta.
Proprio mentre al Quirinale,
precisamente nella Palazzina del Fuga, al terzo
piano, intrigano con l'ex-direttore di Repubblica
Eugenio Scalfari e con il magnate finanziario Carlo de Benedetti, con un'aggiunta di "aristocrazia borbonica"
costituita dal Principe Carlo Caracciolo. Sembra però
che finalmente Silvio Berlusconi - forse richiamato
alla realtà comune anche dalla scomparsa del suo cane Pierfido (che tutti avete capito chi è e che
speriamo l'intervento in televisione del maestro Francesco Cossiga gli farà
ritrovare) - si stia risvegliando e abbia capito che vogliono fargli un
trattamento molto peggiore di quello che nel 1994 gli riservò l'allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro e
l'allora più "accordato" "Flauto Magico"! Ed ecco infatti il Presidente
del Consiglio minacciare l'appello al popolo in caso di condanna, ponendo nei
suoi giusti termini il conflitto ormai inevitabile. Berlusconi e i suoi sodali
possono essere ladri, corruttori, concussori, profittatori oppure no. Ma questo
scontro implica da un lato la riaffermazione della sovranità popolare come unica
fonte di legittimazione, anche per l'esercizio della giurisdizione nello Stato
democratico, e dall'altra parte un cosiddetto "potere giudiziario",
democraticamente non legittimato ed irresponsabile.
Si tratta dell'eterno conflitto tra la "giustizia laica" e "giustizia
etica". Per la prima il processo è solo uno strumento per la
realizzazione e la tutela dei valori e degli interessi "canonizzati" nelle leggi
delle Assemblee legislative per mandato del popolo. La seconda, la "giustizia
etica" ripeto, che nel processo vede invece uno strumento di "riscrittura" della
storia, di riforma dei costumi, di imposizione delle
virtù: in modo che tutte le donne siano caste come le esponenti
del pubblico ministero italiano, e quei "valori" e interessi che la maggioranza
dei cittadini non ha ritenuto rilevanti, possano esser invece realizzati per via
di sentenze, da una casta di impiegati dello Stato scelti per concorso, spesso
per raccomandazione e per cooptazione in base alle loro scelte politiche e alle
loro parentele. Ma resisterà il buon Berlusconi,
specie se non verrà ritrovato l'amato cagnolino Pierfido, alle lusinghe di Carlo Azeglio e
di "Sora" Franca e agli
inganni del "Flauto Magico"? Speriamo di no!
E venga pure la condanna, in modo
tale che si vada alle elezioni! E possiamo così cogliere la vittoria di un nuovo
25 aprile, la vittoria di una nuova resistenza democratica contro il "fascismo"
della magistratura. Franco Mauri.