Sindaco Costa,
è senza alcun apprezzamento e stima, che la saluto
 
di Enzo Trentin
 
 
From: trentin
To:
sindaco.costa@comune.venezia.it
Sent: Monday, February 18, 2002 11:12 AM
Subject: Senza alcun apprezzamento e stima
 
Sindaco Costa,
è senza alcun apprezzamento e stima, che la saluto, formulando voti affinché lettere come questa le giungano più che numerose ed in tale volume da sommergerla.
dal signor Gigio Zanon Carpineti apprendo che Venerdì 15 corrente, di pomeriggio, lui, il prof. Paolo Borsetto, il conte Ranieri da Cà Da Mosto, Albert Gardin ed altri, sono stati ricevuti dal Console Onorario di Francia al quale hanno espresso al loro decisa contrarietà al ritorno della statua di Napoleone a Venezia.
Durante il colloquio, costoro hanno appreso (dal Console) due cose molto importanti: la prima, che il Presidente del Comitato Francese che ha contribuito all'acquisto della statua in oggetto è un discendente di Napoleone (il che induce ad una certa comprensione, ma non giustifica...); la seconda, che chi ha chiesto e sollecitato l'acquisto della statua stessa
è stato proprio
lei Sindaco di Venezia: prof. Paolo Costa!
Infatti, il Console ha fatto loro leggere un articolo del quotidiano francese "Le Monde", nel quale è scritto a chiare lettere che è stato proprio lei a sollecitare l'acquisto, chiedendo il contributo anche alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Venezia.
Questo è il colmo delle falsità in quanto nella stampa locale, lei: Sindaco Paolo Costa, ha dichiarato di non sapere nulla, e di accettare la statua solo per "mantenere aperto un dialogo con la storia"!
Ma la storia l'ha ben documentata Marino Zorzi (direttore Biblioteca Nazionale Marciana) in un intervento su "Il Gazzettino"
di Venezia il 7 febbraio 2002, dove tra l'altro afferma: "... Ora i fatti sono chiari e incontrovertibili. Napoleone, grazie alla sua enorme superiorità militare, ottenne la resa della città, con la complicità dell'Austria. La occupò, la privò del suo ruolo millenario di capitale, la svuotò di ogni mezzo finanziario, portò via tutto ciò che poté, distrusse le navi e l'armeria dell'Arsenale, costrinse la Municipalità a fondere il tesoro di San Marco per pagare la colossale indennità di guerra... Napoleone tornò (per la seconda volta nel 1806. Ndr) e completò l'opera: soppresse tutti i monasteri, devastandoli e svendendone il contenuto; fece altrettanto con le scuole; fece chiudere e poi demolire molte chiese giudicate inutili; impose tasse così alte che decine di palazzi furono atterrati dai proprietari che non potevano far fronte agli oneri. Intanto il commercio, a causa del blocco continentale, era ridotto a nulla. Negli ultimi mesi del dominio napoleonico il governo militare del generale Seras impose contribuzioni enormi e non esitò a puntare i cannoni sulla città per persuaderla a versare quanto chiedeva; per motivi strategici distrusse quasi tutte le costruzioni del Lido. Nel gennaio 1814 i poveri a Venezia erano 44.167 su centomila abitanti circa: ciò in una città che vent'anni prima era una delle più ricche d'Europa.
Quando l'Austria tornò, pochi mesi dopo, trovò una città in decomposizione, e solo nel 1830 l'imperatore si persuase che valeva la pena di fare qualcosa per salvarla. Venezia si risollevò, ma intanto innumerevoli edifici, opere d'arte (la prima ala
del Museo del Louvre fu composta con opere provenienti da queste contrade) collezioni, biblioteche erano spariti...
Suppongo infine che si offrirà all'Etiopia, invece dell'obelisco di Axum, una bella statua di Mussolini."
Inutile esprimere lo sdegno delle persone che componevano quel comitato che si è recato dal Console francese, sdegno
che, ovviamente, faccio mio. Spero sinceramente che comunicazioni come questa le giungano numerose ed anche che la infastidiscano un po', che la disturbino, poiché un governante che non ha passioni tiranniche non teme la critica.
Soprattutto se eletto democraticamente perché, dopo tutto, la sua è un'autorità provvisoria.
E' stata un'opinione ad eleggerlo, non la divina provvidenza.
Il dissenso non è un disturbo della quiete pubblica, non è attentato alle istituzioni, non è offesa.
Semmai, l'offesa l'ha recata lei quando ad un giornale europeo dichiara una cosa, mentre ad un giornale locale dichiara il suo opposto. Questo in una democrazia meno discutibile della nostra, non solo è intollerabile, è decisamente condannato!
E' dunque sconfortante dover ammettere che nel nostro paese la coscienza dei diritti è così debole da richiedere che si ricominci dall'ABC delle libertà civili. Il clima di omogeneità, di mancanza di dissenso, di sonno oppiaceo delle idee, che regna nella nostra Italia è sconcertante. E lo è ancora di più il fatto che pochi se ne rendono conto e pochissimi sentono il dovere di iniziare una battaglia in difesa delle libertà fondamentali, esistendo le quali lei Sindaco Costa si guarderebbe bene dall'assumere determinati comportamenti.
E tra queste fondamentali libertà voglio includere anche gli Statuti comunali, che non dovrebbero, come quello di Venezia, enunciare il princìpio degli "Istituti di partecipazione" (popolare), salvo poi neutralizzarlo con ingiustificate circonlocuzioni burocratiche che negano nei fatti la partecipazione dei cittadini alla gestione della propria città, riducendo la nostra democrazia allo sterile esercizio di un voto che non cambia nulla della gestione partitocratrica del nostro paese.
E' dunque senza alcun apprezzamento e stima, che mi risolvo infine a salutarla, formulando voti affinché lettere come questa
le giungano più che numerose ed in tale volume da sommergerla.
Enzo Trentin.