Sindaco Costa,
è senza alcun
apprezzamento e stima, che la
saluto
di
Enzo Trentin
Sindaco Costa,
è senza alcun apprezzamento e stima, che la saluto,
formulando voti affinché lettere come questa le giungano più che numerose ed in
tale volume da sommergerla.
dal signor Gigio Zanon Carpineti apprendo che
Venerdì 15 corrente, di pomeriggio, lui, il prof. Paolo Borsetto, il conte
Ranieri da Cà Da Mosto, Albert Gardin ed altri, sono stati ricevuti dal Console
Onorario di Francia al quale hanno espresso al loro decisa contrarietà al
ritorno della statua di Napoleone a Venezia.
Durante il colloquio, costoro hanno appreso (dal Console) due cose molto
importanti: la prima, che il Presidente del Comitato Francese che ha contribuito
all'acquisto della statua in oggetto è un discendente di Napoleone (il che
induce ad una certa comprensione, ma non giustifica...); la seconda, che chi ha
chiesto e sollecitato l'acquisto della statua stessa è stato proprio
lei Sindaco di Venezia: prof. Paolo Costa!
Infatti, il Console ha fatto loro leggere un articolo del quotidiano
francese "Le Monde", nel quale è scritto a chiare lettere che è stato proprio
lei a sollecitare l'acquisto, chiedendo il contributo anche alla Fondazione
della Cassa di Risparmio di Venezia.
Questo è il colmo delle falsità in
quanto nella stampa locale, lei: Sindaco Paolo Costa, ha dichiarato di non
sapere nulla, e di accettare la statua solo per "mantenere aperto un dialogo con
la storia"!
Ma la storia l'ha ben documentata Marino Zorzi (direttore
Biblioteca Nazionale Marciana) in un intervento su "Il Gazzettino"
di Venezia il 7 febbraio 2002, dove tra l'altro
afferma: "... Ora i fatti sono chiari e incontrovertibili. Napoleone, grazie
alla sua enorme superiorità militare, ottenne la resa della città, con la
complicità dell'Austria. La occupò, la privò del suo ruolo millenario di
capitale, la svuotò di ogni mezzo finanziario, portò via tutto ciò che poté,
distrusse le navi e l'armeria dell'Arsenale, costrinse la Municipalità a fondere
il tesoro di San Marco per pagare la colossale indennità di guerra... Napoleone
tornò (per la seconda volta nel 1806. Ndr) e completò l'opera: soppresse tutti i
monasteri, devastandoli e svendendone il contenuto; fece altrettanto con le
scuole; fece chiudere e poi demolire molte chiese giudicate inutili; impose
tasse così alte che decine di palazzi furono atterrati dai proprietari che non
potevano far fronte agli oneri. Intanto il commercio, a causa del blocco
continentale, era ridotto a nulla. Negli ultimi mesi del dominio napoleonico il
governo militare del generale Seras impose contribuzioni enormi e non esitò a
puntare i cannoni sulla città per persuaderla a versare quanto chiedeva; per
motivi strategici distrusse quasi tutte le costruzioni del Lido. Nel gennaio
1814 i poveri a Venezia erano 44.167 su centomila abitanti circa: ciò in una
città che vent'anni prima era una delle più ricche d'Europa.
Quando
l'Austria tornò, pochi mesi dopo, trovò una città in decomposizione, e solo nel
1830 l'imperatore si persuase che valeva la pena di fare qualcosa per salvarla.
Venezia si risollevò, ma intanto innumerevoli edifici, opere d'arte (la prima
ala
del Museo del Louvre fu composta con opere
provenienti da queste contrade) collezioni, biblioteche erano spariti...
Suppongo infine che si offrirà all'Etiopia,
invece dell'obelisco di Axum, una bella statua di Mussolini."
Inutile esprimere lo sdegno
delle persone che componevano quel comitato che si è recato dal Console
francese, sdegno
che, ovviamente, faccio mio.
Spero sinceramente che comunicazioni come questa le giungano numerose ed anche
che la infastidiscano un po', che la disturbino, poiché un governante che non ha
passioni tiranniche non teme la critica.
Soprattutto se eletto democraticamente perché,
dopo tutto, la sua è un'autorità provvisoria.
E' stata un'opinione ad
eleggerlo, non la divina provvidenza.
Il dissenso non è un disturbo della quiete
pubblica, non è attentato alle istituzioni, non è offesa.
Semmai, l'offesa
l'ha recata lei quando ad un giornale europeo dichiara una cosa, mentre ad un
giornale locale dichiara il suo opposto. Questo in una democrazia meno
discutibile della nostra, non solo è intollerabile, è decisamente condannato!
E' dunque sconfortante dover ammettere che nel nostro paese la coscienza dei
diritti è così debole da richiedere che si ricominci dall'ABC delle libertà
civili. Il clima di omogeneità, di mancanza di dissenso, di sonno oppiaceo delle
idee, che regna nella nostra Italia è sconcertante. E lo è ancora di più il
fatto che pochi se ne rendono conto e pochissimi sentono il dovere di iniziare
una battaglia in difesa delle libertà fondamentali, esistendo le quali lei
Sindaco Costa si guarderebbe bene dall'assumere determinati comportamenti.
E tra queste fondamentali libertà voglio includere anche
gli Statuti comunali, che non dovrebbero, come quello di Venezia,
enunciare il princìpio degli "Istituti di partecipazione" (popolare), salvo poi
neutralizzarlo con ingiustificate circonlocuzioni
burocratiche che negano nei fatti la partecipazione dei
cittadini alla gestione della propria città, riducendo la nostra democrazia allo
sterile esercizio di un voto che non cambia nulla della gestione partitocratrica
del nostro paese.
E' dunque senza alcun apprezzamento e stima, che mi
risolvo infine a salutarla, formulando voti affinché lettere come questa
le giungano più che numerose ed in tale volume
da sommergerla.
Enzo Trentin.