Il
Bonaparte?
Un esercito di malfamati
straccioni&arroganti accorpamenti savojardi!
di Adalberto
della Spezia
La ringrazio per il suo e-mail indirizzato al
"caro Paolo Costa", sindaco di Venezia ed emissario di Roma Capitale, distinta
signora Giuliana de Cesare Olcese. E mi congratulo vivamente con lei, me lo
permetta, per il restauro alla villa veneta del Falconetto, intervento scevro da
campanilismo essendo lei napoletana. Complimenti, lo ripeto, da un veneto al
midollo quale sono. Io penso non dovremmo però scandalizzarci sulla scelta fatta
dal Sindaco relativa all'acquisto (a cifra quasi astronomica!) di un monumento al fagocitarore di stati altrui, Napoleone detto il Bonaparte, anzichè privilegiare la
artistico e storica venezianità di una gloriosa galea di San
Marco. Come Lei ben saprà, tutto "ruota" oggidì in funzione
politica.
Declassare la storia delle nostre entità etniche, (dal Manzanarre
al Reno, direbbe Napoleone) sfruttando eclatanti ribalderie straniere per
rafforzare un estemporaneo concetto di Patria unitaria non sentito, non amato,
non desiderato, basato su una drastica impostura (vedasi l'arrogante
pseudo-plebiscito per il Veneto del 1866, per non citare gli altri!) costituisce
compito precipuo del Palazzo. Non occorre d'altronde ricordare le Pasque
Veronesi, egregio professor Toffano, per evidenziare quel vento rivoluzionario
napoleonico che ha scardinato con le bajonette di un esercito di malfamati
straccioni seguito da migliaia di carri vuoti destinati a caricare preziosissime
prede dagli stati preunitari.
Tutto, come ho detto, è radicata subdola
funzione di una non amata, non sentita, non desiderata unitarietà sorta da
altrettanto ambiguità diplomatiche del Cavour e arroganti accorpamenti
savojardi. Si omette perciò di far luce a una VERA STORIA caratterizzata da un
glorioso passato di industre operosità e di artistiche eccelse produzioni nate
col nostro Rinascimento.
E la si violenta
spudoratamente con riferimenti fuori campo destinati a condizionare
psicologicamente la sprovvedutezza e l'ignoranza
comune. Adalberto della
Spezia