Il Vescovo di Isernia a
Ciampi: Non travisi la Storia!
Lettera aperta al signor
Presidente della Repubblica, dr. Azeglio Ciampi
del
Vescovo di Isernia Andrea Gemma
Signor Presidente,
perdoni l'iniziativa, che so attuata anche da altri e ciò mi conferma nella
necessità di levare la voce perché certi luoghi comuni, ormai diventati
insopportabili, non continuino ad ingannare i semplici.
Partecipavo con
gioia ed intima partecipazione alla "festa dell'unità d'Italia e delle forze
armate" il 4 novembre scorso. Avevamo insieme pregato in Cattedrale - anche per
Lei signor Presidente - e ci eravamo recati al monumento ai caduti in una
mattinata piena di sole. Tutto bello, tutto coralmente sentito, compreso l'inno
nazionale d'Italia.
Poi, la doccia fredda: il suo messaggio, signor
Presidente. Alti pensieri, nobili richiami, doverosa partecipazione.
In questo contesto tanto elevato, l'accenno al
Risorgimento e, addirittura, a quel Garibaldi che, creda, ad Isernia, è
tristemente famoso, insieme alle sue truppe mercenarie.
Ah, no, signor
Presidente, quel richiamo a una storia, per fortuna quasi dimenticata, è stato
proprio fuori luogo.
Creda - e glielo dice un pastore della Chiesa
cattolica - nessuno di noi vuole tornare indietro di centocinquant'anni, se non
altro per non riaprire le piaghe sanguinanti; nessuno di noi vuole ripristinare
il regno di Napoli e la dinastia borbonica, dalla quale peraltro il Sud ha
ricevuto grandi benefici; nessuno di noi vuole rimettere in piedi lo Stato
pontificio, sottratto al legittimo sovrano, con guerra non dichiarata e quindi
contro lo "ius gentium", plurisecolare; nessuno di noi vuole frazionare l'Italia
(semmai ci penserà qualche porzione della nostra classe dirigente); ma nessuno
ci potrà convincere della bellezza esaltante di un'azione che a suo tempo, tutta
l'Europa, per non dire il mondo intero, ha stigmatizzato coralmente; nessuno
potrà accettare l'accomodante esaltazione di un avventuriero armato che con le
sue truppe mise a ferro e fuoco le pacifiche zone del Sud, tra cui la mia città
episcopale.
Le teste tagliate degli
iserniani esposte al pubblico ludibrio sono su stampe e documenti dell'epoca che Ella stessa potrà reperire.
Nessuno
di noi vuole rivangare il passato, signor Presidente, soprattutto un tale
passato. Non lo può fare nemmeno Lei, travisando la storia. Su casi del genere gli antichi nostri
avi dicevano saggiamente: "Parce sepultis!".
Per carità, signor Presidente,
non ci costringa a tirar fuori dagli armadi del cosiddetto risorgimento certi
scheletri ripugnanti.
Cerchiamo insieme di costruire un'Italia migliore,
insieme ai nostri giovani, i quali conoscono la storia e guardano al futuro,
senza ripristinare insopportabili travisamenti di una storia che ormai i più
avveduti conoscono. Le suggerisco, al riguardo, la lettura di un simpatico libro
di una giovane studiosa d'Italia: "Risorgimento da riscrivere".
E poi,
appena sarà pronto, Le invierò, in omaggio per la sua segreteria, un libro che
un mio presbitero ha scritto e per il quale ha già ottenuto un plauso
internazionale.
Lasci stare il "risorgimento", signor Presidente e parliamo
insieme di "rivincita" morale, civile, religiosa che la nostra Italia merita e
di cui tutti, insieme, vogliamo essere artefici operosi, senza nostalgie per un
passato non troppo antico, che ha assai poco da insegnarci. Perdoni l'ardire,
signor Presidente, ma non potevo tenermi dentro quanto qui Le ho semplicemente
accennato. "Nessun silenzio comprato!" - è uno dei miei motti preferiti.
Con
deferente ossequio, La saluto Andrea Gemma, vescovo.