Qui, caro Cuffaro, siamo disposti a sotterrare l'ascia di guerra
 
Giovanni Cappello "L'Altra Sicilia"
 
Noi dell'"Altra Sicilia" stiamo a guardia di ciò che combinano le nostre istituzioni isolane, e quando operano per l'interesse dell'Isola siamo lì in prima linea ad applaudire. Arrivano segnali (positivi) di guerra anche dal fronte del "centro" di governo:
'Più autonomia alla Sicilia e più autonomia da Roma ai partiti siciliani. Cuffaro come Formigoni, ma al Sud.
Ed è un "aggressivo" Cuffaro ad aver dichiarato, apertis verbis, che in Sicilia può nascere un partito dei siciliani. Un partito
che applichi interamente lo statuto e operi per l'interesse della Sicilia e dei Siciliani. Una bomba, senza dubbio. 
Il primo passo perché noi si possa fare un applauso al presidente. Ma occorre avere coraggio, caro Cuffaro, e la voglia di cambiare seriamente lo schifo che in cinquant'anni di malgoverno ha prodotto una classe politica vocata unicamente a tutelare
i propri interessi e clientele. Occorre dare una violenta sterzata per cambiare rotta e restituire la Sicilia ai Siciliani e la dignità violata all'una e agli altri. Scrollandosi di dosso il marchio della mafia che è ed è stato l'alibi di tutti: dei Siciliani per piangersi addosso e degli "italiani" per tenerci nella condizione di dipendenza in cui siamo.
Se pochi, bifolchi violenti, possono infangare nome e decoro di una intera regione, tutti gli altri, 
abbiamo l'obbligo civile
di contrastarli con l'arma che potrebbe svilirli: la civiltà, che produce onestà e prerogative di una civiltà degna di tale nome. Occorre mettere mano alle infrastrutture, che ci hanno lasciato in eredità (e meno male!!) i Borbone, realizzando tutte quelle senza cui l'economia può fare solo pochi passi, al massimo fino al mercatino rionale.
Quindi, ribadiamo un NO secco a quell'inutilissimo ponte sullo Stretto. Potenziamo l'esistente e realizziamo l'occorrente.
NO all'invasione economica da fuori Isola a favore delle economie locali, non mortificare i nostri prodotti che non hanno eguali al mondo. Aprire i casinò, tanto la mafia, se vuole, entra comunque dove ci sono soldi. Facciamo sventolare la bandiera siciliana nelle piazze, nelle scuole, dai balconi delle amministrazioni locali, nei porti ed aeroporti ché chiunque se ne senta abbracciato, si renda conto di essere in quella straordinaria terra di Sicilia. Dulcis in fundo, si dia cittadinanza politica ai nostri conterranei che vivono all'estero. Qui, caro Cuffaro, ci aspettiamo fatti e non parole. Ci fermiamo qui: l'elenco è troppo lungo per ricordarle i mali della nostra Isola. Abbiamo molto criticato certe sue scelte e le sue molte transumanze politiche, ma siamo disposti a sotterrare l'ascia di guerra se lei ci rassicurasse sul da farsi e, soprattutto, che lo farà davvero, senza trucchi e per intero. "L'Altra Sicilia" www.laltrasicilia.com
 
 
Sicilia&Sanità: Vi aspettate i Miracoli?!
 
di Vincenzo Donvito presidente dell'Aduc
 
La Conferenza Episcopale italiana (CEI) ha firmato un'intesa con il Presidente della Regione Sicilia per l'assunzione di 200 sacerdoti che assisteranno spiritualmente i ricoverati negli ospedali regionali. La Cei designerà i sacerdoti. Sono quei brutti momenti della vita civica e religiosa che caratterizzano l'italia. Il fatto è "circoscritto" alla Sicilia sì, ma ci riguarda tutti, come italiani e contribuenti alle finanze dello Stato. Gli ospedali siciliani non è che siano portati a modello per cui valutiamo
che abbiano uno standard medio rispetto a quello di tutti gli altri della Penisola. Il problema per ogni amministratore di Asl è
di far quadrare i bilanci e soddisfare la domanda degli assistiti, ma mancano sempre i soldi.
Non conosciamo virtù terapeutiche della religione cattolica apostolica romana nella guarigione di questa o quell'altra malattia
(e non crediamo che sia stata fatta una scelta rispetto a potenzialità miracolistiche tipo sangue di San Gennaro, o le varie madonnine piangenti sparse qua e là). E allora, la mancanza cronica di soldi come si concilia con gli stipendi da pagare a questi 200 sacerdoti? Ci rendiamo conto che in un ospedale, oltre a medici, infermieri, strutture, inservienti, cucinieri, custodi, etc...c'è bisogno anche di assistenza -diciamo- psicologica, ma perchè appaltarlo (senza bando di gara) alla Cei?
E' un fatto positivo che dei religiosi vadano lì dove c'è più sofferenza per portare il loro verbo, ma perchè ciò deve essere pagato da tutti i contribuenti? Questi religiosi non si sentono a disagio in questo loro privilegio?
E se questa richiesta arrivasse da un'organizzazione che sovrintende agli affari materiali della religione islamica, cioè una sorta di Cei dell'Islam, avrebbero altrettanti miliardi di lire a disposizione? Per queste ragioni abbiamo dato mandato al nostro studio legale di analizzare la questione (c'è di mezzo anche il Concordato tra Stato italiano e Chiesa romana, oltre che all'autonomia speciale di una Regione quale la Sicilia), perchè sia posto un quesito davanti alla Corte dei Conti della regione Sicilia, nonchè a quella nazionale. Ci rendiamo conto che la decisione del Governo siciliano segue quella dell'obbligo del grembiule per gli scolari deliberato dall'assessore alla Pubblica istruzione Granata), ma, pur se questa dei grembiuli è una decisione "senza spesa" per la Regione ma solo per le famiglie degli scolari, ci domandiamo se ci sia un limite all'uso delle istituzioni come fossero la sezione del proprio gruppo politico e religioso. www.aduc.it