Basta. L'umiliazione di essere cornuti&mazziati deve finire
 
di Nicola Zitara 
 
Da centovent'anni il Sud vive in condizione di permanente mancanza di lavoroIl Sud è senza lavoro perché non controlla il proprio risparmio. Non può usarlo per realizzarsi come paese moderno. Questo vincolo, però, viene dallo Stato italiano, stato falsamente nazionale che ha assolto la funzione storica di assicurare buoni profitti alle aziende e il pieno impiego dei lavoratori nelle regioni padane. Oggi lo stato di Ciampi, di Amato, di Prodi, di D'Alema, lo stato nordista della Confindustria, guida dette regioni - forti nei confronti del Sud, deboli nel cozzo con l'economia tedesca - a inserirsi nel sistema capitalistico europeo con il minor numero di morti sul campo. Al Sud hanno voluto quattrini, strade, città d'arte, benessere, garanzie: e Napoli canta. Canta la lupara. C'è in giro gente che a cinquant'anni non ha mai visto
un lavoro e una paga. Dal 1975 ad oggi, una generazione - 4 milioni di persone - è stata profondamente ferita.
Fra dieci anni la prossima generazione si renderà conto d'essere stata interamente bruciata.  Il Meridione è grande tre volte la Svizzera, l'Austria, sette l'Irlanda, due il Belgio. Non siamo troppo piccoli per essere uno stato indipendente. I lavoratori meridionali non sono di Serie B. Sono lavoratori del primo livello mondiale. Dovunque sono stati, e sono, apprezzati e amati. Buoni per l'efficiente Germania, la versatile Inghilterra, la strutturata Francia, l'agonistico mondo americano e per l'Australia, oggi i loro figli e nipoti sono inseriti nelle classi superiori e dirigenti. Mario Cuomo è stato vicino a essere presidente degli USA. Il Sud, indipendente, avrebbe un tasso di sviluppo di fronte a cui quello della Corea sarebbe un'inezia. La classe lavoratrice inoperosa di cui dispone è tanto avanzata che in pochi anni il Sud supererebbe il prodotto interno lordo delle regioni settentrionali. Chi leggerà il saggio (Tutta l'égalité), su www.duesicilie.org/index-F3.html troverà un'esposizione sul tema dello stato indipendente e vedrà che il separatismo di cui si parla appartiene a una categoria politica nuova. Alla sua base l'idea neosocialista che la funzione essenziale dello stato è ancora quella che ispirava i nostri progenitori elleni e la politica delle loro città-stato: la piena occupazione, cosa che è tutto l'opposto dello stato-azienda nazionale del capitale. Il nostro socialismo parte dalla lezione di Marx, ma va oltre, depurando il progetto di ciò che aveva di macchinoso, astratto, disumano. Non è lontano dal liberalismo giuridico - dal diritto naturale - ma confligge con il liberismo amorale degli utilitaristi anglosassoni e con l'attuale arlecchinata globalista. E' immorale che un uomo lavori al servizio di un altro e che quest'altro lo espropri in parte del guadagno che il valore aggiunto dal suo lavoro comporta nello scambio del bene prodotto. Viviamo in un mondo fatto di merci e dominato dallo scambio, la libertà di vendere e comprare è una libertà primaria. La proprietà dei beni prodotti e riproducibili, di macchine, attrezzi, danaro e del capitale liquido è fondamentale, è illiberale la proprietà della terra, delle acque e dell'aria, che si configura come monopolio.
Non c'è economia moderna senza uno stato indipendente. Lo sanno gli americani che da quando si liberarono del Re d'Inghilterra sono arrivati ad essere la piú prospera nazione del mondo. Basta. Siamo un grande popolo. Siamo alle origini della civiltà occidentale in tutti i campi. L'umiliazione di essere cornuti e mazziati come Pulcinella deve finire. Si fotta lo stato italiano, e con esso la classe degli ascari che il governo nordista foraggia per usarci come idioti della patria milanese.