"Segato al
Senato? Vera questione: l'indipendenza veneta"
Risposta di Albert Gardin all'articolo
di Gian Antonio Stella apparso il 15 aprile 2001 sul Corriere della Sera
«Segato al
Senato, prova di evasione elettorale»
La detenzione di Bepin Segato
è una vergogna dello Stato massonico italiano.
Non ho condiviso la scelta dell'amico
Giuseppe Segato ("ambasciatore" dei Serenissimi) di candidarsi
nelle prossime elezioni italiane. Dopo i fatti del campanile, non si può più
lottare per l'indipendenza veneta e continuare ad avallare, partecipando
alle elezioni, l'occupazione italiana. Il passo di Segato
è giustificabile soltanto come tentativo di "evasione"
dalle galere fasciste. L'articolo di Gian Antonio Stella
seppur ironico, beffardo e antiveneto, ha comunque il merito
di rompere
il silenzio sul caso Segato, detenuto
nelle carceri italiane unicamente per le sue idee, per il suo patriottismo
veneto.
Putroppo non vi sono condizioni politiche
che consentano a Segato di uscire; egli dovrà restare in stato detentivo
per altri due anni, ostaggio di una magistratura italiana che a parole
si dice antifascista ma nella pratica perpreta l'ideologia e la pratica
fascista. L'iniziativa elettorale di Padovan, Comencini e C., destinata all'insuccesso,
non riuscirà nemmeno ad ottenere la scarcerazione di Giuseppe Segato, attraverso
la sua elezione. I Veneti sanno benissimo che nel Parlamento italiano
gli eletti possono risolvere soltanto i problemi personali ma non possono
risolvere la vera questione: l'indipendenza veneta. E
Segato rimarrà in carcere a vergona dello Stato italiano e a ricordare all'Europa
e al mondo che la questione veneta rimane aperta. La notte tra
l'8 e il 9 maggio prossima, gli indipendentisti veneti si ritroverranno
a Venezia, sotto il campanile di san Marco,
per dare continuità al gesto dei Serenissimi e per bruciare
i certificati elettorali relativi ad elezioni che non li riguardano.
Venezia, Albert Gardin (Presidente
del Congresso de la Nazion Veneta)