Gli editoriali di VirusilGiornaleonline
Sussulti&Grida
dal Territorio
Ciampi
ai calabresi: armiamoci e partite
Siamo il paese europeo ove il cittadino è più
indifeso dinanzi alla criminalità, tanto da aver rinunciato a denunciare le
angherie di cui è oggetto, consapevole com'è che la denuncia non serve a niente
di Luigi De Marchi
Con la visita del Presidente
Ciampi in Calabria la tragicommedia politica italiana mi sembra aver toccato
un diapason emblematico. "Ribellatevi alla malavita! ha detto
il Presidente Rifiutate la tentazione dell'omertà, del silenzio complice
e impaurito. Nel vostro stesso interesse, Calabresi, denunciate gli atti criminali
di cui venite a conoscenza!"
"Insomma, commentava Repubblica, un
appello, un drammatico appello alle coscienze pulite dei cittadini di questa
regione. Dall'angolo più meridionale della penisola, Carlo Azeglio Ciampi ha chiamato a raccolta i cittadini perbene affinchè aiutino lo Stato a mettere nell'angolo
la minoranza violenta e malavitosa della ndrangheta o di qualsiasi altra tribù
criminale".
E il quotidiano del progressismo continua
compunto e diligente: "Proprio così: il Capo dello Stato chiede
aiuto a nome dello Stato. E' venuto fin qui il Presidente, ai piedi dell'Aspromonte,
per lanciare un segnale chiaro e forte
di riconquista del territorio. "Lo Stato, quello Stato che troppi quaggiù sentono
freddo e lontano, è venuto a chiedere alla società civile calabrese di impegnarsi
di più, in prima persona. Il prezzo della criminalità, ha ricordato Ciampi,
non lo paga solo chi è bersaglio di estorsioni o vessazioni. Lo paga l intera
società. C'è dunque un interesse diretto della gente a collaborare coraggiosamente
con le forze della legge". Ma l omelia di Ciampi non è finita. "Il Presidente,
continua Repubblica, ha ricordato
ai calabresi che la stagione degli aiuti statali è finita. Ora l'imprenditoria
meridionale deve svegliarsi, sostenuta dalla santa alleanza delle autonomie
locali e delle forze sociali: quasi un elogio, conclude commosso il quotidiano
nazional-popolare, di quella concertazione che divide sindacati e Confindustria".
Credo che dai tempi in cui papi e prelati alternavano in Vaticano i sermoni
moralistici alle orge sessuali e fissavano col loro fulgido esempio la famosa
definizione della castità, "una virtù che i vescovi si tramandano di padre in
figlio", non si erano più toccate vette così eccelse d'improntitudine. Chi meglio
di questo nostro Presidente che del rischio imprenditoriale è stato autentica
incarnazione, incistandosi fin da giovanissimo in quel periglioso e precario
avamposto dell'ardimento produttivo che è la Banca d'Italia, restandoci abbarbicato
tutta la vita, percorrendone fino alla vetta il cursus honorum tra un assalto
e l altro della criminalità organizzata, e assicurandosi costantemente il favore
dei potenti tra il crepitare dei mitra, chi meglio di lui poteva additare ai
giovani imprenditori meridionali la via dell'eroismo economico e civile ?
E chi meglio di lui che, protetto solo
dal fragile scudo della sua pensioncina d un miliardo l'anno pagata anche con
i soldi dei piccoli e pavidi imprenditori meridionali, ha lasciato la precaria
trincea della Banca d'Italia per assidersi, con esemplare sprezzo del pericolo,
prima sulla poltrona di ministro, poi su quella di capo del governo e infine
su quella del Quirinale, può additare ai piccoli imprenditori meridionali la
via dell'eroismo solitario ?
Ma l'omelia di Ciampi è divenuta tragica farsa quando ha affrontato i temi della
sfida alla criminalità. Giunto in Calabria col solito codazzo di corazzieri,
carabinieri, poliziotti e agenti in borghese, Ciampi ha osato chiedere aiuto,
a nome dello Stato, a questi cittadini che quotidianamente lo Stato abbandona
alla mercè della criminalità organizzata. Beninteso quello di Ciampi è solo
un caso-limite. Ma tutta la classe politico-burocratica si trova nella stessa
vergognosa condizione di promettere ai cittadini una pubblica sicurezza che
non solo non sa minimamente assicurare ma che perverte in sicurezza personale
e privata a spese dei contribuenti, insomma di chiedere ai cittadini di rischiare
la vita ogni giorno mentre, per parte sua, si protegge da ogni rischio con i
soldi dei cittadini. Siamo il paese europeo col maggior numero di tutori dell'ordine
in rapporto alla popolazione ma, grazie alla valanga di agenti che questa classe
parassitaria e sfruttatrice esige per la scorta propria, delle proprie residenze
private e dei propri uffici, siamo anche il paese europeo ove il cittadino è
più totalmente indifeso dinanzi alla criminalità, tanto da aver ormai rinunciato
perfino a denunciare le angherie di cui è oggetto, consapevole com è che la
denuncia non serve a niente (il 90% dei reati restano notoriamente impuniti):
e perfino questa rinuncia alla denuncia è stata recentemente usata dalla burocrazia
giudiziaria per "dimostrare" che i reati sarebbero ormai in forte calo. Nel mio recente libro "O noi o loro! Produttori
contro Burocrati, ecco la vera lotta di classe della Rivoluzione Liberale" sostengo
che mafia e burocrazia sono figlie e madri della stessa cultura: la cultura
che antepone la sicurezza alla libertà, il potere all autorevolezza, l'ossequio
verso il potente all'indipendenza personale. Ma proprio per questo nessun burocrate
protetto da plotoni di uomini armati può permettersi d impartire lezioni di
coraggio a chi cammina sulle proprie gambe, correndo tremendi rischi economici
e personali che gli sono inflitti dall'arroganza uguale ed opposta della mafia
e della burocrazia.
Anche per questo
si dovrà fare una Rivoluzione Liberale dei Produttori contro i Burocrati e contro
i loro fratelli di latte, i mafiosi.