Veneto Liberale: No alle urne del 13 Maggio. Per non mollare"
 Newsletter di Beppi Lamedica per l'azione liberale
 
Sottoscrivendo il gruppo liberali_veneti (in htpp://it.egroup.com/group/liberali_veneti/) non solo si riceveranno tutte le e-mail che i partecipanti al gruppo si scambiano, ma si potrà rispondere a sondaggi, collegarsi ad alcuni siti liberali, liberisti e libertari e scaricarsi documenti. Sono, sinora, inserite tre cartelle: una contenente files-documenti di Veneto liberale, altre contenenti tutte le nostre newsletter, e il dossier "Estranei" con l'appendice della corrispondenza intercorsa tra Cappato e il coordinatore di VL. A proposito di ciò non si può non sottolineare che l'intervento del coordinatore dei radicali Cappato all'assemblea della Life è avvenuto all'indomani della visita di Pannella in Veneto durante la campagna di raccolta firme per la presentazione della LB alle elezioni politiche del 13 maggio a cui saranno abbinate, per circa 14 milioni di elettori, alcune amministrative. Ma non si diceva che vi erano troppi referendum perché l'elettorato si trova a disagio con tante schede nella cabina elettorale? Ed allora perché accorpare le consultazioni? Si vorrebbe drogare la partecipazione alla consultazione politica? Ossia, si teme un crollo di elettori alle elezioni politiche ed allora li si fa entrare nella cabina con la scusa delle elezioni amministrative. A quel punto un voto in più che male fa? (Si vocifera che il Presidente della Repubblica, potrebbe indire, per la stessa data, anche il plebiscito sulla legge costituzionale che introdurrebbe il federalismo.) Ecco, evitare l'aumento delle astensioni è l'obiettivo comune di tutti i partecipanti alla truffa elettorale. E questo obiettivo che bisogna tentare di non far raggiungere al regime. Sciopero del voto, quindi, il 13 maggio. Festeggiamo l'anniversario della vittoria del referendum sul divorzio non entrando nella cabina elettorale.
G.L.  PARTITO RADICALE: DECISA CAMPAGNA PER L'ASTENSIONE Il Partito Radicale INDICA nella astensione dal voto del 7 maggio l'unica risposta possibile e necessaria, l'unica opposizione efficace che una seria e consapevole minoranza di radicali e socialisti, democratici e libertari possa esprimere e manifestare nei confronti di un regime che si chiude ad ogni possibilità di rinnovamento ed è privo di ogni reale alternativa politica. Nel rivolgere questo appello agli elettori il Partito Radicale DENUNCIA l'impostura e la truffa di queste elezioni, volute come un espediente per evitare e ritardare l'ormai necessario confronto con le forze clericali sul referendum abrogativo del divorzio, gestite da un governo illegale, privo di fiducia del Parlamento e controllato e diretto non dalle Camere elettive ma dagli organi della Democrazia Cristiana, manipolate attraverso la confisca dei mezzi di comunicazione di massa da parte dei partiti  che esclude ogni possibilità di concorso e di partecipazione per ogni diversa e nuova forza politica; CONSIDERA questi fatti come gli ultimi episodi di una sistematica azione volta allo svuotamento e alla violazione della Costituzione Repubblicana e a piegare a fini di parte ``tutte'' le istituzioni democratiche; RITIENE che, con la loro politica neoconcordataria con la ricerca dell'incontro e della collaborazione con le forze clericali, corporative e classiste di questo regime con la loro sfiducia nella maturità delle masse, con la rinuncia ad una effettiva lotta per l'affermazione dei diritti civili, i vertici dei partiti della sinistra parlamentare e tutte le forze parlamentari laiche si rendano ormai chiaramente corresponsabili che non ha precedenti nella storia della Repubblica.
Il partito Radicale avverte tutta la gravità e responsabilità di questa decisione e la difficoltà per molti compagni di accettarla e di comprenderla. Eppure essa va sostenuta respingendo con la fermezza le suggestioni e i timori che sorgono da una campagna elettorale condotta all'insegna del terrorismo, questa volta non più e non solo ideologico, e in cui da tutte le parti si fa appello più alla paura che al consenso dei cittadini. Le classi dirigenti della sinistra chiedono agli elettori di rafforzare la loro rappresentanza parlamentare per poter meglio condizionare, ma in una prospettiva di collaborazione, la Democrazia Cristiana e gli interessi che questa esprime. Ma ciò che è in discussione oggi, ciò che si deve giudicare e su cui si deve esprimere non è la forza ``quantitativa'' della sinistra, che da venti anni aumenta in ogni elezione, ma la debolezza della sua politica e gli errori delle sue classi dirigenti. Rafforzare elettoralmente la sinistra oggi significa confortare del consenso popolare le scelte delle sue classi dirigenti, avallare gli errori che hanno portato alla situazione attuale, pregiudicare la efficacia e la forza delle lotte che si dovranno affrontare. Un rafforzamento elettorale e parlamentare della sinistra significa non un rafforzamento ma un indebolimento della resistenza e di alternativa che si devono opporre al regime. Avendo il coraggio di negare il proprio consenso a chi propone una politica errata e avventurosa fino al suicidio è possibile sperare di ricostruire le  basi di una intransigente opposizione democratica e socialista, di una alternativa unitaria di sinistra.
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