Sicilia oltraggiata e Regione Veneto: Il divario resta enorme
"L'Altra
Sicilia" al servizio della Sicilia e dei Siciliani
Terra con grandi risorse che guida la locomotiva Italia.
Tendenza che cambia. Ma sulle
linee guida e le scelte imprenditoriali è ancora nebbia fitta. E'
la Sicilia a guidare la locomotiva Italia. L'export dell'Isola
si é quasi raddoppiato. Così viaggiano la Sardegna e, in
misura ridotta, la Calabria. A guardare i quindicimila
miliardi della Sicilia sono briciole rispetto ai settantamila della sola Regione
Veneto e il divario resta enorme. Ma si é capito che la doppia velocità
del Nord é destinata a frenare: il
Sud nei prossimi cinque anni può galoppare. E' tempo
di bloccare i facili entusiasmi e, se l'export tira, ci sono 40 anni di
scelte sbagliate da correggere ma le notizie da Palermo non
sono allegre. I fondi destinati da Agenda Duemila aspettano
una programmazione adeguata però lo spettacolo non é edificante.
L'assessore Drago ha chiamato Gabriella Paolocci, tecnico
ministeriale, per definire le procedure di spesa. Ma é sulle idee-guida
e sulle scelte imprenditoriali che c'é molta nebbia. Se é vero che la Sicilia
ha bisogno di infrastrutture, porti, ferrovie, aeroporti, autostrade, (non
Ponti visto che la Sardegna eguaglia la performance della
Sicilia) senza pensare a follie di manufatti stabili ad
alto rischio, il vero pericolo é la mancanza di visione unitaria sullo
sviluppo da dare. La lezione viene dalle esportazioni, la
spinta autopropulsiva: non é vero che l'economia si risveglia
per le incentivazioni pubbliche, è l'economia della piccola-media
impresa, degli imprenditori che arrotolano la camicia e fondano la piccola
ditta perché vogliono farcela, vogliono scommettere e sono stanchi di promesse
vacue. Se l'Italia é uno dei
paesi in cui si va alle urnecon maggiore frequenza, la Sicilia
é la Regione dove la campagna elettorale non finisce mai. Si
fa tutti i giorni. Mentre la retorica cinematografica dipinge una Sicilia arcaica
dove la parola data é scritta nell'onore col sangue, la realtà
documenta come la Sicilia sia il posto al mondo dove l'illusione
é una industria che tira al pari della nostalgia dei tanti emigrati costretti
a lasciare l'Isola. Ventisettemila dipendenti regionali sono una azienda
difficilissima da gestire: la Fiat al confronto é una passeggiata. Ma tutte
le promesse sono ancora sul posto pubblico: chi potrà mai "sistemare",
o stabilizzare cinquanta-mila precari? Se per anni la Sicilia é
stata oltraggiata da decisioni idiote, dagli insediamenti petrolchimici
al conseguente spopolamento delle campagne, non si riesce a
capire che le risorse sono turismo, agricoltura e servizi. La
prima grande risorsa, la luce, il sole, la terra, la storia sono schiaffeggiate ogni
giorno: non basta un assessore intelligente, Fabio Granata, a correggere
una articolazione elefantiaca dove per un appalto di poche centinaia di
milioni per i mosaici di Piazza Armerina passano anni
quando per distruggere intere città greche a colpi di ruspa basta una
notte.
Oggi la partita in palio é il futuro della Sicilia
nei prossimi 50 anni. Si decide se essere centro propulsore
di sviluppo che guarda verso il Mediterraneo, oppure la
colonia che rappresentiamo per la gioia di Umberto Bossi, che
dice di averlo sempre duro insieme ai suoi alleati "polisti-nordisti".
Ad avere un minimo di orgoglio di patria, bisogna decidere chi sono
i veri "Sudici". Lo sviluppo di una terra non dipende dai fili
di un Ponte che - dovrebbe capire la Cisl -
é solo lo specchietto per le allodole interessate. Dipende dalla rigenerazione
dal basso delle leve economiche. Dal falegname al vivaista. Ci sarà una
ragione perché il Veneto, terra di emigranti come la Sicilia,
oggi é diventato motore propulsivo di sviluppo.
La ragione non
é gografica. Né climatica. E' soprattutto antropologica. "L'Altra
Sicilia" al servizio della Sicilia e dei Siciliani http://www.laltrasicilia.com Bd. de Dixmude
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