
Passeggiate
Venete
Il Veneto Serenissimo
Governo fa sapere:
"Non andiamo a votare,
non legittimiamo lo stato occupante italiano!"
Premessa: VirusilGiornaleonline
ha chiesto al Veneto Serenissimo Governo, che invoca l'astensione dalle
urne dei cittadini Veneti alle prossime elezioni politiche, quale posizione
assume di fronte al fatto che contemporaneamente appoggia la scarcerazione
del "Serenissimo" Giuseppe Segato candidato alle elezioni del 13 maggio:
"Noi come
Veneto Serenissimo Governo distinguiamo la solidarietà a Segato con
la sua scelta di candidarsi per le elezioni politiche. Umanamente siamo solidali
con la sua situazione di reclusione, che è la stessa di Luigi Faccia.
Giuseppe Segato deve essere
immediatamente e senza condizioni scarcerato delle carceri italiane: questo
per dei patrioti non può essere tema di discussione. Politicamente però siamo
in disaccordo con la sua scelta di partecipare al gioco elettorale, legittimando
così di fatto l'occupazione dello stato italiano. Quella della partecipazione
alle elezioni è una discriminante che qui in Veneto separa nettamente i movimenti
Venetisti dai movimenti di liberazione quale il nostro. La nostra via per l'indipendenza
è il rifacimento del referendum del 1866 che illegalmente unì il Veneto
al Regno di Sardegna (allego documento)".
E' la risposta.
Quale atteggiamento deve assumere un popolo privo della
sua libertà nei confronti delle elezioni imposte dallo stato occupante? Il
Veneto Serenissimo Governo ritiene che la questione debba essere vista alla
luce del processo storico sin qui avvenuto. I Veneti si sono conquistati con
il loro sangue (si veda le battaglie di Lissa e Sadowa) il diritto ad esprimere
il loro parere su l unione all Italia in maniera libera e trasparente, questo
non è mai avvenuto. Il cosiddetto plebiscito del 1866 non fu altro che una farsa
in violazione delle più elementari regole del diritto. Nel Veneto del 1866 non
ci sono state ribellioni o disordini a favore dei Savoia. Da tutto ciò deve
nascere il nostro rapporto con le istituzioni. Il Veneto Serenissimo Governo
assume una posizione di principio e ne sarà conseguente nell interesse della
Veneta Patria, una patria che ha 1200 anni di storia. Non andare a votare, non
collaborare con le istituzioni senza prima aver chiarito se il Veneto è mai
entrato in Italia. Una volta chiarito ciò, sarà il nostro Popolo a decidere
il suo avvenire in maniera autonoma. Ciò nonostante il Veneto Serenissimo Governo
chiede a tutto il Popolo Veneto e alle sue organizzazioni se considerano il
Veneto loro Patria e Nazione Storica d Europa, e di esserne conseguenti. E
evidente che il fatto stesso di partecipare alle elezioni è sintomatico
rispetto al grado di sudditanza al potere centralcolonialista italiano. Il Veneto
Serenissimo Governo erede e continuatore delle tradizioni della Serenissima
Repubblica, di tutti i suoi patrioti e della popolazione Veneta si assume l
onere e l onore sul piano interno e sul piano internazionale di guidare il
processo di liberazione della Veneta Patria. Il Veneto Serenissimo Governo rispetto
a queste elezioni politiche ha una sola parola d ordine: "Non andiamo
a votare, non legittimiamo lo stato occupante italiano". Le elezioni
non sono altro che la possibilità di decidere di chi essere schiavi. Per la
Libertà: Referendum Subito! Libertà immediata per i Patrioti Veneti! Venezia,
11 marzo 2001 Veneto Serenissimo Governo.
Serenissima Alleanza
"Noi, Popolo Veneto,
chiediamo che il referendum del 21 ottobre 1866, avente come oggetto l'unione
o meno del Veneto all'Italia, venga rifatto, in quanto il medesimo non si è
svolto secondo gli accordi internazionali bensì in violazione anche delle più
elementari regole democratiche.
Inoltre, chiediamo che,
sotto la supervisione dell'ONU, i Rappresentanti di Francia, Austria, Italia
e del Veneto Serenissimo Governo istituiscano un tavolo di trattative per stabilire
le modalità e le regole d indizione del nuovo referendum."
1866 - REFERENDUM
FARSA
Popolazione: 2.603009
Risultato: 646.789 SI - 69 NO - 567 NULLI
Il 12 agosto 1866 a
Cormons viene firmato l'accordo austro-francese (seguito all'armistizio italo-austriaco)
in base al quale Venezia e le fortezze del Quadrilatero sarebbero state consegnate
a un commissario francese che le avrebbe rimesse alle autorità venete, <subordinatamente
al consenso delle popolazioni>, chiamate ad esprimere la loro volontà.
Il commissario francese
gen. Leboeuf aveva dichiarato ai plenipotenziari gen. Thaon de Revel e al conte
Vimercati (per l'Italia) e al gen. Mohring (per l'Impero) che il plebiscito
- deciso per il 21/22 ottobre di quell anno - avrebbe dovuto essere indetto
dai comuni senza ingerenza dei governi, e la cessione avrebbe dovuto essere
proclamata da lui stesso; che la bandiera francese avrebbe dovuto salire sulle
antenne di San Marco e che gli stemmi sabaudi già innalzati sugli edifici pubblici
rappresentavano un abuso, come il fatto che Sebastiano Tecchio (ex ministro
piemontese e futuro presidente di Camera e Senato) si fosse affrettato a prendere
possesso della carica di presidente della Corte d'appello di Venezia
Il presidente del Consiglio
italiano, Bettino Ricasoli, desideroso che l'operazione echeggiasse
in favore del prestigio italico, scrisse a Costantino Nigra, ambasciatore d'Italia
a Parigi, esortandolo a "prostrarsi" innanzi alle alte sfere del governo di
Francia in modo da evitare un democratico referendum. Costantino Nigra comprese
il messaggio. Al telegramma speditogli dal gen. Leboeuf il 18 ottobre, col quale
gli chiedeva "Devo o no consegnare il Veneto?", il Governo Francese rispose
con un laconico "Consegnate".
Fu così, che alle otto
del mattino del 19 ottobre 1866, in una stanza dell'hotel Europa, nel Canal
Grande, il gen. Leboeuf consegnò il Veneto ai commissari italiani.
Tutto il Veneto fu
invaso dalle forze d'occupazione dell'esercito italiano, vennero proibite
perfino le tradizionali processioni religiose in quanto "assembramento pericoloso
per l'ordine pubblico". I parroci e i cooperatori dei villaggi furono avvertiti
che se il voto non fosse stato plebiscitario sarebbero state prese misure pubbliche
dolorose contro le loro persone.
In relazione
a quei fatti, le Forze della Serenissima Alleanza ribadiscono che il
nostro libero arbitrio ce lo siamo conquistati a Lissa, dove i marinai Veneti
si sono impadroniti della bandiera di guerra della marina Italiana, e chiamano
pertanto le Genti Venete e i Veneti Patrioti a
mobilitarsi per riaffermare con vigore e dignità i propri sacri diritti.
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! Venezia, Gennaio 1999 Ufficio Referendum. Responsabile Valerio Serraglia