I conti in tasca di VirusilGiornaleonline

 2001 Odissea nello Strazio: Sicilia in vendita come una puttana.
Rileggiamo il Gattopardo....

 di Giovanni Cappello

"2001 Odissea nello strazio" mi viene di scrivere pensando alla nostra povera terra di Sicilia.
Perché di tutte le occasioni mancate, questo 2001 sarà la ciliegina sulla torta; una torta andata a male, rancida, che i signori onorevoli di Palermo, tuttavia, continuano ad addentare come se si trattasse di una prelibata leccornia.
Questo 2001 sarà un anno da dimenticare per tutti i siciliani per due motivi su tutto: voteremo per rinnovare il Parlamento (sigh!) nazionale e quello, appunto, regionale (doppio sigh!!). Parlare di quello nazionale è, oltreché superfluo, anche offensivo dal momento che tutti, dicasi tutti, coloro che sono stati eletti in Sicilia hanno solo badato ad occupare uno scranno di potere pagato anche... decorosamente. I problemi della gente, dei fessi, cioè, che li votano, restano irrisolti perché merce di scambio per la campagna elettorale futura. Una logica redditizia, cui non si sottrae nessuno.
Quelli di Palazzo dei Normanni, intrisi di questa (sub) cultura pauperistica, fanno di più e di peggio: si adoperano per meglio vessare i cittadini e impastoiare la vita e l'economia. Sono quelli che tengono in vita quella vergona mondiale che si chiama precariato e che occupa, si fa per dire, circa 35 mila persone in tutta l'Isola. Gente sottopagata, spesso sfruttata, molto spesso utilizzata male o non utilizzata col solo risultato di averla abbrutita e disabituata al lavoro. Gente che invoca assunzioni proprio perché abituata ad essere pagata per avere fatto nulla. Come si diceva una volta, "è sempre meglio uno stipendio pubblico: sarà basso, ma è sicuro". Qualcuno, ogni tanto, per non farsi irretire da questo nichilismo galoppante, cerca di inserisi nel mondo del lavoro non assistito, ma trova subito i mille ostacoli che una burocrazia folle impone, col risultato che molti rinunciano scoraggiati. Allora si cerca l'altra via, la più comoda: si vende la Sicilia come una puttana.
Sì, proprio come una "di quelle", e si cercano offerenti esterni: portare le aziende del Nord perché investano qui da noi. E perché non fare sbocciare un'imprenditoria locale posto che abbiamo cervelli ed iniziative da vendere?
Già, sono in molti a chiederselo: perché? Perché l'erba del vicino è sempre più verde; perché uno che porta i soldi vuol dire che già li possiede e gli si deve solamente sottrarre la grana; perché i nostri giovani, i nostri disoccupati hanno imparato a vegetare piuttosto che ad agire. Perché la nostra classe politica è tutta, diciamolo francamente, da buttare. Tenere quell'esercito di 35 mila sottoccupati vuol dire avere un serbatoio di voti certi a cui attingere quando occorre: basta fare la solita promessa di sempre ("Vi sistemeremo, parola di me!!") e il gioco è fatto. Ma, quando l'imprenditore decide di scendere ad investire i suoi soldi, per prima cosa chiede di non dovere pagare un tributo alla mafia. La quale mafia sembra essere scomparsa dall'agenda delle priorità del governo romano nonostante il ministro degli Interni sia un catanese; anzi, sia quel Bianco che fu salutato come il sindaco della rinascita di Catania. Preistoria!! I fatti ed il presente dicono ben altro: la mafia non è mai morta ed i primi a saperlo sono proprio coloro che vivono di attività produttive, ovvero, di quelle attività che la mafia utilizza per trarre sostentamento economico. Il calo di attenzione verso il problema principe della Sicilia è tangibile e nessuno può fare fira di non saperlo. Tutto qui? Magari!! Dove le mettiamo quelle infrastrutture di cui si parla tanto, e da anni, e che non abbiamo mai visto realizzare? Una Siclia che vuole crescere economicamente necessita, con violenta priorità, della  costruzione di porti, aeroporti, autostrade e quant'altro possa assisterla per esaltare le sue potenzialità turistiche, agro-zootecniche e culturali di cui è ricca.
Fare venire l'imprenditore del Nord serve a poco se poi questi si accorge che non può esportare velocemente, e quindi entrare nei mercati subito, in quanto a Ragusa, giusto per fare un esempio, per la stupida diatriba di politicanti piccoli piccoli, non si riesce a fare partire un aereo da un aeroporto che già c'è. Ognuno vuole la sua buona fetta di gloria, vedere il suo nome inciso sulla lapide dell'inaugurazione, l'intervista televisiva con fascia tricolore e suoni di trombe e di fanfare. Ora è tornato prepotentemente in auge il ponte sullo Stretto. Bla bla a non finire per un cantiere che, statene certi, non partità mai. Allora facciamo un paio di domande: a chi veramente interessa questo ponte e perché? Chi, invece, lo sta osteggiando in tutti i modi e perché? Adesso sembra sia questa la priorità assoluta (e inutile) da rincorrere, ed è triste constatare come nessuno ha mai pensato di smontare tutti gli impianti chimici, che hanno portato solo inquinamento e disoccupazione, impacchettarli e spedirli a Roma nelle sedi centrali di CGIL, CISL e UIL che vollero lo scempio di interi tratti di coste bellissime paesaggisticamente. Indi risanare, ove è ancora possibile, e sostituire quei mostri di acciaio e fumi con alberghi e campeggi. L'industria chimica è stata un malaffare totale perché, oltre all'inquinamento ed alla disoccupazione, la Sicilia ha subito la beffa dello sfruttamento dei pozzi petroliferi senza avere nulla in cambio: ovvero, ottenendo unicamente qualche prebenda, qualche assunzione o qualche altro minuscolo benefit da parte di quei politicanti piccoli piccoli che hanno trattato coi pescecani del settore. Come unico risarcimento, paghiamo la benzina tanto quanto altre regioni che non producono petrolio, non lo raffinano e non ne patiscono le conseguenze negative. Allora, che ci stanno a fare più di 90 incapaci nel Parlamento più inutile del mondo? A farsi gli affari loro; a incassare stipendi che non hanno eguali in altre regioni italiane; a spossare i loro stessi elettori con la loro esistenza; a mantenere una schiera infinita di impiegati che costa la quasi totalità del bilancio regionale. I dipendenti della Regione Sicilia sono i più numerosi ed i più pagati in Italia, godono di privilegi (come andare in pensione a 40 anni o portarsi, come pensione, il 110% dell'ultimo stipendio) che stridono violentemente con la situazione economica generale. Pur tuttavia, quest'anno si apprestano a cercare di nuovo il voto alla stessa gente che maltrattano da sempre: da quando la nefasta autonomia concesse privilegi che hanno usato unicamente per le loro cause personali.E i siciliani, pazientemente, come quelli curnuti e mazziati, risponderanno tacitamente alla chiamata alle urne perché "...l'onorevole Tizio mi ha promesso che sistema mio figlio". Prima di andare a fare loro questo gradito regalo, ogni siciliano legga quel capolavoro di letteratura e storia che è "Il Gattopardo". Poi, con l'animo pregno di quelle pagine, saprà decidere meglio sul da farsi. Se è più utile mandare somari a dilapidare i soldi della collettività, o piuttosto laciarli tutti a casa. Qualcuno di questi forse dovrà pure inventarsi un altro lavoro, ma non sarà la fine del mondo: con le pensioni che hanno, e le buonuscite che percepiscono, un vestito nuovo alla settimana se lo possono permettere. Con tante grazie (o alla faccia) del popolo siciliano. 
Giovanni Cappello  giov.capp@tiscalinet.it / http://www.laltrasicilia.com / sicilia_mia@yahoo.fr