MESTRE
AUTONOMA PER PROGREDIRE
di Gianpaolo Pighin Veneti
d'Europa
Proposta dei Veneti d'Europa, per la creazione di Mestre Comune
autonomo da Venezia.
"Ancora speri nella
separazione? Illuso, troppi interessi...". È un amico che passa
davanti al "banchetto" per la raccolta delle firme. Si ferma, sottoscrive,
si allontana sorridendo. Lui ha trasferito da tempo la sua attività lontano
da Mestre. Vive ancora qui, ha troppi legami famigliari; altri
invece se ne sono andati: chi a Mogliano, chi a Treviso
o a Vittorio Veneto. Quando ci ritroviamo per
qualche "rimpatriata", la domanda è sempre la stessa:
«Perchè resti a Mestre? Chi te lo fa fare». Già,
convengo. Mestre, città dal costo della vita elevatissimo, senza corrispondenti appropriati
e funzionali servizi, una grande e uniforme periferia dove ormai è
difficile trovare persino un "biavarol". Città impoverita
economicamente e culturalmente (nelle cose non nelle persone); l'ultima
della lista. Per non dire poi di quella sensazione che provi al rientro
da un viaggio: hai l'impressione di essere ritornato, ma in un'epoca
sbagliata, tanta è la differenza con il "resto del mondo".
Ma dove siamo stati (lasciati)
noi mestrini in questi anni? Non ci si accorgeva che "fuori" la gente
"fa", progredisce, che tutto si trasforma? Qui, invece, tutto appare malinconico, svogliato,
o meglio ingessato, congelato, ibernato, fermo nel tempo. L'aeroporto
(non servono commenti), l'inurbamento confuso e poi il già citato
statico e appiattito panorama economico e culturale. Persino le case nuove
sono costruite con le stesse caratteristiche tipologiche romanticamente
squallide degli anni 60-70 (anni del sacco edilizio). Le strade sono
quelle di sempre, anguste, ingolfate per un traffico creato artificialmente.
Vie senza illuminazione, con un arlecchino di pezze, buche e varietà
di lastricato (l'arredo urbano). Che malinconia. Verrebbe
proprio voglia di andarsene.
E invece no! Restare
è un obbligo morale. Non si può fuggire e voltare le spalle a questa
città dove sei cresciuto, che non porta certo le colpe (ma le
conseguenze) di questa sua atrofia. Città colonizzata, offesa premeditatamente,
terra di conquista a basso prezzo. Porto Marghera, usata,
sporcata, inquinata da industrie che altrove hanno deviato i profitti del
vergognoso, voluto sfruttamento. Gente avvelenata che sicuramente non avrà
parte nel grosso affare del disinquinamento. Speculazione edilizia,
sì, principalmente quella dei Peep, distribuiti a pioggia
sul territorio, dormitori senza adeguati servizi. Un'autostrada
nel tessuto urbano (la tangenziale) e poi in prospettiva (ma
speriamo di no) la realizzazione del tunnel e di un'altra autostrada
(i Bivi), tutto sulla pelle dei mestrini. Impegnarsi
per cambiare e progredire, quindi, per Mestre Comune autonomo, avere
qui quella "testa" che qui non è mai stata, avere un consiglio comunale
e un sindaco eletto dai mestrini. Lasciamo a Venezia il
dovere di risolvere i suoi gravi ed eternamente dibattuti problemi di
livello "planetario". Mestre non ha queste prerogative di
specialità, gli necessita la normalità della certezza che le scelte avvengono
nell'interesse e per il benessere della gente che qui vive. La
costituzione del Comune di Mestre non deve essere un fatto di destra
o di sinistra, ma una dovuta risposta a una impellente e obiettiva
necessità che sta al di sopra degli schieramenti dei partiti.
È un fatto di onestà
nei confronti degli abitanti di Mestre e di orgoglio degli stessi nel
ritrovarsi cittadini non più colonizzati. * Veneti d'Europa