|
L'influenza della cultura
Greco-Araba nel mondo latino
di Benedetto Ippolito
docente di Storia della Filosofia
Medioevale Università Roma tre
L'incontro del mondo latino
con la civiltà islamica costituisce il fenomeno culturale più importante
della prima metà del secondo millennio d. C. Tale rapporto è avvenuto
attraverso la conoscenza, graduale e continua, degli scritti letterari,
scientifici e filosofici, di lingua araba. Tale incontro è stato una
incontro linguistico, culturale, religioso. Fino alla metà del 1100,
in Europa non vi è testimonianza di una presenza del pensiero islamico.
I testi conosciuti e studiati prevalentemente nei monasteri sono quelli
scritti dai Padri della Chiesa tra il II e il VI secolo d. C., e riguardano
principalmente la teologia (S. Agostino, S. Ambrogio, ecc.).
In questa fase della sua storia, il mondo latino ha faticosamente
conservato i contributi più importanti della propria tradizione teologica,
arricchita, tuttavia, da alcune traduzioni, sia pure limitate, e da
alcuni contributi originali. In tal senso, si devono ricordare alcuni
personaggi importanti, come Giovanni Scoto Eriugena, vissuto nel IX
secolo d. C., S. Anselmo, vissuto nel XI secolo d. C e il grande novatore
della logica Pietro Abelardo, vissuto nel XII secolo. La cultura di
questo periodo, denominato Alto Medioevo, è estremamente ricca ed
interessante, anche se manca interamente di un'adeguata conoscenza
della cultura classica greca, quest'ultima conosciuta soltanto attraverso
pochissimi testi tradotti. Non si deve dimenticare, dunque, che fino
alla metà del 1100, il mondo medievale latino conosce, di tutti i
Dialoghi di Platone, soltanto una parte del Timeo, tradotto da Calcidio
nel III secolo d. C., e, di tutte le opere di Aristotele, soltanto
la logica vetus, cioè una parte minima del suo Organon. Il mondo islamico,
al contrario, era a conoscenza, nello stesso periodo, di buona parte
delle opere dei filosofi greci, avendone conservato l'eredità e avendo
edificato su di essa la propria cultura, mediante commentari teologici,
filosofici, scientifici. Nella seconda metà del XII secolo d. C. il
mondo latino entra in contatto finalmente con la cultura islamica,
principalmente in Spagna, che ben presto diviene luogo tradizionale
di incontro tra queste due civiltà. A Toledo, presso la curia vescovile,
si crea un primo gruppo di studiosi, che cominciano un lavoro di traduzione
dei testi arabi in latino. Un lavoro di traduzione che continuerà
ininterrottamente e sempre più diffusamente in tutta Europa fino alla
prima metà del Trecento.
Tra i più eminenti studiosi-traduttori si devono ricordare Giacomo
da Venezia, Gerardo da Cremona, Michele Scoto e Guglielmo di Moerbeke.
Vissuti in epoche diverse e anche in luoghi diversi, questi studiosi
hanno permesso non soltanto la diffusione di tutta l'eredità greco-araba
nel mondo latino, ma anche il determinarsi di una reale influenza
di tale eredità nel pensiero e nei costumi dell'Europa cristiana.
Questa seconda fase della storia culturale dell'Occidente si chiama
appunto Basso Medioevo: indicando con tale denominazione la peculiarità
di un periodo storico che sta tra il primo millennio d. C., in cui
l'Occidente non conosce i contributi greco-arabi, e il mondo moderno,
che, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, sarà attraversato
dalla rivoluzione scientifica. L'opera di traduzione compiuta da questi
studiosi medievali, avvenuta dal 1150 al 1320, deve essere distinta
in tre generi: 1. la traduzione delle opere originali dei filosofi
arabi, 2. la traduzione delle opere tradotte in arabo dei filosofi
greci, 3. la traduzione dei Commentari scritti dagli arabi alle opere
dei filosofi greci. Tutti e tre questi generi letterari sono estremamente
importanti. Infatti, il mondo mussulmano non soltanto era in possesso
di tutte le opere di Aristotele, tra cui la Metafisica, la Fisica,
il De caelo e l'Organon, ma anche di altre opere importantissime,
come gli Elementi di teologia di Proclo e il Libro delle cause. Tutti
questi classici, uniti alle opere degli stessi filosofi arabi, Al-Farabi,
Avicenna, Averroè, Avicebron, ecc., con annesse le interpretazioni
che questi ultimi avevano elaborato dei classici greci, divengono
ben presto l'insieme del sapere su cui si edificano le nuove istituzioni
universitarie, prima fra tutte quella di Parigi. Una vera e propria
rivoluzione, dunque.
Questo processo di assuefazione, lo ripeto, è stato graduale, ed è
durato circa 170 anni, trovando il proprio vertice soprattutto nel
Duecento, grazie all'adozione della filosofia di Aristotele a modello
della teologia delle Università. D'altra parte, non è difficile comprendere
quanto i teologi Domenicani, che più di tutti cedettero nell'adozione
della filosofia aristotelica nelle istituzioni universitarie, assorbirono
dei metodi e dei criteri interpretativi di Avicenna e Averro é. Nel
Duecento vi furono anche alcuni pensatori che sposarono totalmente
la filosofia di Averroé, costituendo una sorta di corrente aristotelica
radicale, il cosiddetto Averroismo latino: tra di essi, si ricordano
Sigieri di Brabante e Boezio di Dacia.
Più freddi nell'adottare la filosofia aristotelica furono, invece,
i Francescani, rimasti maggiormente legati alla tradizione agostiniana
e patristica. Anche in questo caso, tuttavia, la polemica era relativa
ad Aristotele e non alla filosofia araba: Bonaventura, ad esempio,
prediligeva, ai testi dell'aristotelico Averroé, il neo-platonico
Avicenna, più vicino alla sua sensibilità mistica e francescana. Questa
lunga vicenda storica costituisce il fatto più importante della storia
culturale dell'Occidente latino, ma anche un avvenimento importantissimo
per la stessa cultura araba.
Il Mediterraneo è stato già un luogo importantissimo di incontro tra
queste due civiltà.
Benedetto Ippolito
La croce Templare - Storia dei Templari
La croce è un simbolo che fu
usato da tutti i crociati e, in modo particolare, da tutti gli ordini
monastico-militari nati in Terrasanta. Si pensa che la primitiva croce
adottata dai Templari fosse quella patriarcale, cioè con due braccia
orizzontali su uno verticale, ma che questa sia stata abbandonata
ben presto per lasciare posto ad una semplice croce rossa in campo
bianco, a simboleggiare il loro sacrificio, simile a quello di Cristo,
e la purezza dei loro cuori. Centinaia di testimonianze lasciate
in varie parti d’Europa non dimostrano l’esclusività di un tipo di
croce per l’Ordine del Tempio rispetto a quello dei Teutonici o dei
Giovanniti, a parte, naturalmente, dove ancora si può leggere, nel
colore per ognuno diverso. Riguardo alla forma si trovano tanto croci
del tipo “fichè”, cioè con un peduncolo a forma di pugnale a sostenere
la croce stessa, quanto quelle patenti, ovvero con le braccia che
si allargano verso le estremità. A volte la croce è semplicissima,
di tipo greco o latino, come è testimoniato dalle sepolture dei cavalieri
sopravvissute in qualche chiesa. Non tutte le croci rosse devono essere
attribuite al Tempio: nei secoli successivi si adornavano le chiese
con croci dipinte in vari colori, e le stesse croci di consacrazione
sono spesso rosse, a ricordare, simbolicamente, il sangue di Cristo.
|
L'ITALIA E IL MISTERO
TEMPLARE
di Frater Adamus
Correva
l'anno di grazia 1118 (o secondo alcuni studiosi dell'argomento il 1119), quando
nove cavalieri reputati "timorosi di Dio", con a capo un certo Hugue de Payns,
si recarono a Gerusalemme alla presenza di Baldovino II, il quale da pochissimo
era stato incoronato re. Questi cavalieri espressero al monarca il desiderio
di proteggere quei pellegrini che percorrevano la strada che da Jaffa conduceva
a Gerusalemme. Baldovino accettò la proposta ed in aggiunta, donò ai nove una
parte del suo palazzo posto sul luogo dove in passato sorgeva il Tempio di Salomone.
A loro volta, i canonici del Santo Sepolcro, consegnarono ai cavalieri un piccolo
appezzamento di terra. E questo è solo l'inizio. Hugue de Payns ed il suo seguito,
dopo aver pronunciato i voti di povertà, castità ed obbedienza dinanzi a Germond
de Piquigny, Patriarca di Gerusalemme, presero dimora sull'antica area del Tempio
ed inizialmente si diedero nome di "Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio
di Salomone", appellandosi in seguito proprio come "Cavalieri Templari". Fin
qui la "storia ufficiale" dell'inizio del Templarismo e, continua la "storia",
poiché i nove cavalieri a causa dei voti fatti erano molto poveri e sicuramente
dovevano rasentare a tutti i livelli la fame più nera, ricevettero stranamente
un sacco di doni così da diventare ricchissimi. Basti pensare che alla fine
del XIII secolo, l'Ordine del Tempio annoverava tra le sue file più di 15.000
cavalieri e tra i suoi possedimenti sparsi per tutta Europa ed in Asia Minore
oltre 9000 castelli (manerie), senza contare un cospicuo conto in banca formato
da oro e pietre preziose che oggi vanterebbe oltre 8000 miliardi di vecchie
lire.
In seguito i Templari vissero felici e contenti ed ebbero un gran numero di
templarini. Sembrerebbe proprio una bella favola, un raccontino idilliaco che
ha però fine il 13 novembre 1307, quando i Templari vennero imprigionati dietro
ordine del Papa e del re di Francia, al secolo, rispettivamente Clemente V e
Filippo il Bello. Sull'argomento "Templare", si sa, è stato scritto molto, anche
troppo, tant'è vero che gli storici di Francia ne hanno fatto una vera e propria
riserva di caccia. Esistono migliaia di libri in commercio (per lo più in lingua
francese) che mostrano iperbolici titoli da romanzo giallo e fantastiche copertine
variopinte.
Ma anche i nostri cugini d'oltralpe non
sanno più cose di noi e devono sforzare di molto la loro fantasia per riuscire a
portare a galla un'occulta Regola templare che potrebbe in effetti nascondersi
dietro quella ufficiale. Ma questo è un
privilegio destinato a pochi.
Benché gli storici francesi sappiano che
il fondatore della Milizia del Tempio fosse nato a Salerno e da genitori
italiani, si ostinano ancora a farlo nascere nella contea di Champagne ed a
chiamarlo Hugue de Payns anziché Hugo de' Paganis, come anche il suo compagno,
Geodfroy de Saint-Omer, il cui vero nome era Godefridus de Sancto Audemardo;
entrambi agli ordini di Goffredo di Buglione durante la prima crociata. Che
vogliamo farci, umane debolezze campanilistiche... Tuttavia il vero motivo della
persecuzione templare, non sembra ancora essere del tutto chiaro. Certo che a
far gola a Filippo il Bello erano le cospicue rendite che l'Ordine aveva
accumulato in duecento anni d'attività. D'altronde, in quel tempo i forzieri di
Francia facevano acqua da tutte le parti e, per impinguare le proprie sostanze,
il monarca pensò bene di accattivarsi il favore del Papa che, a quanto pare, era
soltanto una marionetta nelle sue mani. In questo modo Filippo, oltre che ad
accaparrarsi i beni dell'Ordine, evitò di restituire i copiosi prestiti in
denaro che in passato aveva già ricevuto dal Tempio. Tutti i processi sui
templari, si aprirono infatti all'insegna delle più diffamanti calunnie,
menzogne verso le quali neanche la potente macchina della Milizia del Tempio
ebbe il potere di difendersi, e d'infamie ce ne furono davvero tante... per
tutte le categorie e per tutti i gusti. L'inquisizione, capeggiata dall'Ordine
Domenicano, era a conoscenza che i Templari, anche se non sempre amati da tutti,
erano però degni di rispetto.
Era proprio questa deferenza ch'essi avrebbero
dovuto riuscire ad incrinare. La Milizia venne quindi fatta apparire come poco
rispettabile; e quale miglior motivazione poteva essere annoverata se non quella
di "Eresia" e di "Stregoneria?"
La gente non amava di certo gli stregoni,
figurarsi poi se armati, specialmente se questi, nascondendosi ipocritamente
dietro una croce cristiana, si ostinavano a mantenere contatti segreti con il
nemico combattuto in Terra Santa.
Durante il loro lungo soggiorno in
Palestina, i Templari (forse più per sopravvivenza che per altro), non avevano
soltanto allacciato rapporti con i ferventi adoratori di Maometto, ma anche con
i seguaci del "Vecchio della Montagna", cioè la setta degli "Hashshishin"
(Assassini), che significa: "Coloro che prendono l'hashish". Questa era una
sorta di congrega formata da esaltati fumatori di hashish drogati sino
all'inverosimile che, inneggiando alla dea Kali, usavano eliminare tutti coloro
che si mettevano loro contro adoperando particolari tecniche, tra queste, la più
utilizzata era lo strangolamento.
Gli Hashshishin, come anche tutta la razza
araba, in Occidente erano pressoché sconosciuti, ed in terra cristiana erano
sorte sul loro conto terrificanti leggende, tanto che vennero da tutti reputati
esseri diabolici. I Templari quindi, volenti o nolenti, dovevano sicuramente
essere in combutta con il diavolo. La Milizia fu quindi tacciata di eresia e di
stregoneria.
I Templari divennero anch'essi esseri infernali che, rinnegando
tutto il giorno il nome di Gesù Cristo, adoravano degli idoli blasfemi,
specialmente un mostro cornuto conosciuto come il "Baphometh", dal quale sarebbe
derivato tutto il loro potere.
Ma il mistero che avvolge l'Ordine si deve
forse alla figura di San Bernardo da Chiaravalle, da cui derivò la famosa Regola
che tutti i Templari, nessuno escluso, avrebbero avuto l'obbligo di osservare.
Chi desiderava indossare il bianco mantello dalla rossa croce, era infatti
tenuto a sottostare a norme durissime, molto più rigide delle stesse pratiche
dei padri Cistercensi.
Bernardo apparteneva alla stirpe dei duchi di
Borgogna. Nacque nel castello di Fontaine, vicino Digione, nell'anno 1090 e la
sua istruzione clericale avvenne nella chiesa di Saint Vorles, a
Chatillon-sur-Seine. Si racconta che in questa chiesa esistesse all'epoca
un'immagine di Madonna seduta, con in braccio il Bambino Gesù; l'effigie era
scolpita in legno ed annerita dal tempo. In sostanza, una Vergine Nera. Sempre
la leggenda, continua narrando che il Santo, trovandosi in preghiera dinanzi
alla statua, pronunciasse le seguenti parole: "Monstra te Matrem"; e cioè:
"Mostrati Madre".
La Vergine premette il seno e tre gocce di latte caddero
sulle labbra di Bernardo. Tutta quest'allegoria è un chiaro riferimento
alchemico, il che sta a significare che il Santo si era dissetato alle occulte
fonti della tradizione druidica; d'altra parte egli stesso fa menzione delle
querce e degli elci, i due alberi sacri, citandoli come suoi maestri.
La
stessa Vergine Nera, rappresentazione del primo stadio alchemico della Nigredo o
"Opera al Nero", ci fa capire che Bernardo di Alchimia ne capiva parecchio.
Ragion per cui, chi meglio di lui poteva redigere la "Regola Templare?" Bernardo
d'altro canto, sembrò divertirsi notevolmente nel riesumare le vecchie
tradizioni ed i tabù dei Celti, ripristinando (anche se sotto forma cristiana)
il "Ramo Rosso" ed i "Feinians" dell'antica Irlanda. E di questo possiamo
accorgercene facendo attenzione alla Regola dell'Ordine, la quale era sempre
formata da triadi quasi fosse stata scritta dagli antichi bardi. Eccovi alcuni
esempi: "...dovrà accettar sempre il combattimento contro gli eretici, anche se
questi fossero tre e lui solo..." "...se lotta per la propria vita contro altre
persone diverse dagli eretici, reagirà dopo esser stato attaccato tre volte..."
"...tre volte sarà flagellato se al suo dovere mancherà..."
"...si comunicherà tre volte l'anno..."
"...sentirà messa tre volte la settimana..." "...tre volte la settimana farà
elemosina..."
"...tre volte la settimana mangerà carne
e nei giorni in cui non ne mangerà, potrà mangiare tre portate..." E via di
questo passo...
Comunque sia, se si esclude che i Templari possano essersi
arricchiti grazie all'Alchimia ed alla sua relativa trasmutazione del piombo in
oro, rimane il dubbio di come possano aver messo da parte un capitale simile,
insieme a vastissimi possedimenti territoriali.
Verso la fine del XIII
secolo, l'Ordine comprendeva, infatti, oltre che la Francia e l'Alvernia, altre
15 province: Aragona, Aquitania, Brandenburgo, Boemia, Cipro, Castiglia,
Germania, Alta Germania, Inghilterra, Portogallo, Provenza, Puglia, Slavia,
Ungheria e... Italia! Si, proprio l'Italia che, si sa, è sempre stata per tutti
un porto di mare, ma che racchiude segreti non ancora svelati sulle vicende
dell'Ordine e, non solo, ma anche sul fantastico e mai scoperto Tesoro del
Tempio.
Intorno a quest'ipotetico tesoro, l'inchiostro non è stato certo
risparmiato e si è spesso ipotizzato rasentando anche l'assurdo, tant'è che le
leggende hanno trovato terreno fertile nei luoghi dove la Milizia del Tempio
eresse i suoi possedimenti, per la maggior parte formati da "masserie" e
"commende". Storicamente, quando nell'ottobre 1307 i Templari vennero arrestati,
tutti i loro tesori vennero confiscati, ma non sembra però che le "casse" del
Tempio siano finite nelle mani di Filippo il Bello. Né oro e né argento fu
ritrovato nelle commende dagli ufficiali del Re e tanto meno documenti di grande
importanza, solamente quelli che riguardavano l'acquisto di terreni annessi
all'Ordine. Nascono così le leggende (attendibili o meno) dei tesori nascosti,
anche perché ogni commenda aveva sicuramente un proprio nascondiglio, essendo
che queste venivano fatte bersaglio durante i saccheggi di guerra, ed al tempo
stesso erano oggetto di cupidigia da parte di briganti. Bisogna ricordare
che con la bolla pontificia "Ad Provvidam", si
ordinò la devoluzione dei beni Templari a vantaggio dell'Ordine Ospitaliero.
Quest'ultimo, una volta preso possesso degli ex possedimenti del Tempio, fece
sicuramente delle serie ricerche condite da innumerevoli scavi sotterranei; il
tutto, finalizzato a rintracciare il fantastico tesoro di cui tanto si parlava.
Questo lascia poche speranze ai moderni ricercatori. Come conseguenza delle
infamie perpetrate durante il processo, i Templari vennero comunque rinchiusi
nel castello di Chinon il quale dipendeva direttamente dall'autorità di Filippo
il Bello.
Qui vi rimasero un certo tempo, per essere in seguito trasferiti a
Parigi. Durante questo periodo di segregazione, i Cavalieri riuscirono ad
incidere nelle pareti della sala alcuni disegni del tutto particolari che,
strano a dirsi, avevano tutta l'aria di un codice segreto. Il 18 marzo 1314, su
di un'isoletta a valle dell'Ile de la Citè, la cui posizione oggi è
riscontrabile con quella del Pont Neuf, Giacomo Molay, ultimo Gran Maestro
dell'Ordine e Goffredo di Charnay furono bruciati vivi. Il Gran Maestro
comunque, prima che le fiamme gli togliessero la vita, convocò presso il
tribunale di Dio sia il Papa che il Re di Francia; cosa che si verificò
puntualmente. Trentasette giorni dopo Clemente V morì di un'infiammazione
intestinale ed otto mesi più tardi, Filippo il bello lo seguiva morendo di
paralisi a causa di una caduta da cavallo avvenuta a Fontainebleau. Da ciò,
altre leggende...
C'è da dire che, secondo alcuni studiosi di Templarismo,
gli strani graffiti di Chinon siano d'attribuirsi ad una sorta di "messaggi
segreti" nei quali si fa riferimento all'ubicazione del tesoro dell'Ordine.
Tutti le raffigurazioni sono di carattere iniziatico: croci, cerchi semplici e
triplici, cuori fiammeggianti, scacchiere ed inoltre simboli astronomici dove
campeggiano prepotentemente i "Principi di Natura" che in Alchimia sono
rappresentati dalle immagini che contraddistinguono lo Zolfo, il Mercurio ed il
Sale.
Non si tratta sicuramente di un simbolismo gettato alla rinfusa; se
infatti prendiamo ad esempio un cuore sormontato da una croce lo riconosciamo
quale simbolo cristiano, ma è altrettanto vero che, allo stesso tempo si tratta
di un simbolo iniziatico rappresentante l'alchemica "Acqua Distillata", la quale
permette la "Purificazione del Cuore".
D'altra parte, anche un "cuore" può
essere "inciso" sulla pietra, ma, allo stesso tempo, anche "interpretato" in
diversi modi...
Nel sottosuolo di Osimo, in provincia di Ancona, esistono
proprio delle cripte Templari costituite come un labirinto, un mondo sotterraneo
che, ancor oggi, cela ad occhi indiscreti disegni e messaggi che donano vita a
molteplici interpretazioni.
I sotterranei di Palazzo Riccioni ad esempio,
nascondono una conformazione a forma di stella dove, sulla volta d'ingresso,
scolpita ed in bella mostra, campeggia una grande croce. Sicuramente in quel
luogo dovevano riunirsi particolari personaggi dell'Ordine per celebrare
cerimonie segrete. La forma stellata infatti, consentiva agli officianti seduti
nei cinque scanni scolpiti nel tufo e posti alla fine delle punte, di poter
udire distintamente la voce dei loro confratelli ma di non potersi assolutamente
vedere in viso.
Ciò non poteva ovviamente avvenire con una diversa
disposizione stellata a 4 o a 6 punte. In contrada Casenuove infine, si può
scorgere la chiesa Templare di San Filippo Apostolo, attigua al convento dei
Cavalieri, precettoria che fu fondata nel 1167.
Il mistero del "Tesoro
Templare" , comunque, permane: i passanti che percorrono le rumorose vie della
città sono per lo più inconsapevoli che nelle profondità di antichi palazzi,
resistono ancora disegni, incisioni e rilievi che il tempo non è ancora riuscito
a cancellare, enigmi scolpiti dalla mano dell'uomo che nessuno è ancora stato in
grado di risolvere. Forse è proprio ad Osimo che si cela la verità che potrebbe
far risalire al misterioso tesoro del Tempio. Non è però il caso di farsi
eccessive illusioni sull'effettivo valore monetario del tesoro.
Si mormora
infatti che, allo stesso modo dei Cavalieri della Tavola rotonda, i Cavalieri
del Tempio ricercavano, (o possedevano) il Santo Graal. C'è per l'appunto una
leggenda che narra di un principe asiatico di nome Perillo e asserisce ch'egli
possedesse la Sacra Coppa contenente il sangue di Nostro Signore. Il principe in
seguito si trasferì in Gallia dove fece costruire un magnifico tempio del tutto
simile a quello di Salomone e ad "Oriente" vi depose la Reliquia. Istituì
inoltre una milizia armata per difendere ed allontanare tutti coloro che non
fossero stati degni di accostarsi al Graal. Quei soldati avevano nome di
"Milizia Templista".
La tradizione francese dice che Parcival trasportò il
Graal in Oriente... Ma anche la tradizione medioevale a volte si riferiva a
Cristo chiamandolo "Oriente"... Ma qualunque posto dove sia il Graal per gli
Ordini Cavallereschi era l'Oriente...
Ma allora, da cos'era costituito il
Tesoro Templare? Per la Milizia del Tempio si trattava dunque solo di denaro?
Frater Adamus
CHI ERANO I
TEMPLARI?
Se parliamo
di monaci guerrieri la nostra immaginazione corre inevitabilmente in Cina, alle
pendici del monte Song, e ci riporta
alla mente le gesta dei mitici monaci
del monastero di Shaolin...ebbene questa volta ho deciso di presentarvi invece
una realtà tutta europea che ci fa fare un balzo indietro ai tempi delle
Crociate quando la tutela della religione e dei fedeli spesso era nelle mani
forti di uomini di fede addestrati però perfettamente al combattimento: i mitici
Cavalieri Templari.
Le storie e le leggende su questo ordine cavalleresco si
sprecano, noi nel nostro piccolo abbiamo deciso di fare qualche ricerca per
cercare di vederci più chiaro e scoprire qualcosa di attendibile sul loro conto.
Il nome ufficiale dell'ordine religioso e militare è: Ordine dei Cavalieri
Poveri di Cristo, più noto come Ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone o
semplicemente Ordine dei Cavalieri Templari. Nel 1118, appena conclusa la prima
crociata, nove prodi cavalieri capeggiati da Hugues de Payns (nome italianizzato
in Ugo dei Pagani) Goffredo di Saint Omer, decisero di abbandonare ogni
ricchezza ed offrire le loro spade e la loro esperienza nel combattimento alla
protezione dei pellegrini che si recavano in Terrasanta percorrendo le insicure
strade che conducono da Gerusalemme al Giordano. Re Baldovino, Patriarca di
Gerusalemme nonché fratello di Goffredo di Buglione, ammirando le scelte di
questi nobili acclamati dal popolo fece loro dono di una vecchia dimora
corrispondente alla moschea di Al-Aqsa, che sorgeva sulla spianata del distrutto
tempio di Salomone: da questa vicinanza nacque il titolo di "Ordine del Tempio"
ed i cavalieri che vi appartenevano presero la denominazione di Templari. Con il
trascorrere degli anni e grazie all'intervento di San Bernardo di Chiaravalle
che compose il "De Laude Novae Militiae" esaltando le virtù di questi cavalieri,
l'Ordine crebbe e acquisì numerosi privilegi fra i quali il riconoscimento
ufficiale della Chiesa di Roma suggellato dall'approvazione papale; nel Concilio
di Troyes del 1128 videro anche riconosciuta la più totale autonomia da ogni
autorità civile e religiosa e la dipendenza diretta dal Pontefice; inoltre tutti
i loro possedimenti furono esentati da qualsiasi tassa e in aggiunta a ciò
innumerevoli furono le donazioni destinate all'Ordine.
San Bernardo da
Chiaravalle vide nei Templari lo strumento più adeguato per la difesa di
Gerusalemme, ma soprattutto il mezzo che avrebbe reso possibile cristianizzare
gli ideali cavallereschi: i masnadieri infatti che avevano utilizzato la
crociata per arricchirsi e conquistare, affermava il santo, sviluppavano solo la
mondanità che e nulla aveva da dividere con il cristianesimo, era quindi
necessario creare nuovi sodalizi religiosi addestrati secondo particolari i
insegnamenti che spingessero i cavalieri a prendere le armi solo per il Signore
senza temere di commettere peccato nell'uccidere i nemici e di dannarsi morendo
in battaglia in quanto la morte data e ricevuta nel nome del figlio di Dio, non
comportava peccato e procacciava vera gloria. Uccidere un malvagio in parole
povere non rendeva omicida: il cavaliere punitore di un infedele era un
vendicatore al servizio di Dio e dei cristiani. Sempre nel corso del Concilio di
Troyes venne stabilita la regola dell'Ordine, redatta da San Bernardo, ispirata
alla regola dei Cistercensi; da quest'ultimo ordine religioso i Templari
ereditarono anche il colore del mantello: bianco, arricchito però da una croce
rossa che campeggiava sul petto e sulla spalla destra; la forma della croce
poteva essere sia greca (simmetrica) che latina (con la punta inferiore più
lunga), con le punte che si allargavano verso le estremità per terminare con un
bordo dritto o, in alcuni casi, concavo.
In molti ritengono infatti che
l'Ordine non si sia mai del tutto estinto con la morte di De Molay e che la sua
esistenza sia proseguita sino al giorno d'oggi solo grazie ad un periodo di
clandestinità: all'inizio del XVIII secolo infatti l'Ordine viene riorganizzato
dal Capitolo Magistrale che ne attua la Regola, nel XIX secolo i Templari escono
finalmente alla luce del sole e ai giorni nostri adottano statuti giuridici
appropriati ai differenti Paesi nei quali hanno sede le loro Commende. In
ragione dell'antico funzionamento gerarchico, l'Ordine viene definito Militare,
ma dobbiamo dire che sarebbe un errore grossolano confonderlo con una milizia
armata; l'Ordine, sovrano di se stesso, è indipendente dalla tutela Vaticana
dopo il Concilio di Vienne e Fratelli di tutte le confessioni e filosofie
possono ricoprire un posto nei suoi ranghi. In ogni nazione vi è un Gran
Priorato, ovvero un territorio di giurisdizione, dove i membri dell'Ordine sono
raggruppati in Commende che ne costituiscono delle unità di
base.
Lucio
Nel 1099 la Prima Crociata riconquistò
Gerusalemme
Nel 1099 la Prima Crociata riconquistò
Gerusalemme, il suo maggiore ispiratore fu Pietro l'Eremita, che guidò una
sfortunata crociata di uomini, donne e bambini di umili condizione attraverso
l'Europa per riconquistare la Terra Santa. La maggioranza di loro non arrivò mai
a destinazione; migliaia vennero massacrati lungo la strada da banditi e soldati
sbandati dell'esercito bizantino. Sulla scia della sfortunata impresa
dell'Eremita, papa Urbano II° radunò un formidabile esercito, guidato dai
migliori cavalieri d'Europa. Erano coordinati da Adhémar, vescovo di Le Puy, e
alla testa delle truppe c'era Roberto, duca di Normandia, insieme con Stefano,
conte di Blois, e Ugo, conte di Vermandois. Il contingente fiammingo era
condotto da Roberto, conte di Fiandra, e comprendeva Eustachio, conte di
Boulogne, con i suoi fratelli Goffredo di Buglione e Baldovino. Il Sud della
Francia era invece rappresentato da Raimondo de S.Gilles, conte di Tolosa. A
quel tempo Goffredo di Buglione era duca della Bassa Lorena. Aveva ereditato il
titolo tramite la madre, Sant'Ida, che aveva fatto ricostruire la grande
cattedrale di Boulogne. Da Ida Goffredo aveva ricevuto il castello e le terre di
Buglione, ma ipotecò tutta la sua eredità a favore del Vescovo di Liegi per
finanziare la sua campagna in Terra Santa. Quando la Prima Crociata prese il
via, Goffredo era diventato il suo comandante supremo e dopo la vittoria finale
nel 1099, fu proclamato re di Gerusalemme. Di fatto preferì non usare il titolo
di re e assunse invece l'appellativo di "Guardiano del Santo Sepolcro". Durante
questo periodo nacquero vari ordino cavallereschi, fra cui "L'Ordre de Sion"
fondato da Goffredo di Buglione nel 1099. Altri ordini erano i Cavalieri
Protettori del Santo Sepolcro e i Cavalieri Templari. Goffredo morì nel 1100,
poco dopo il suo trionfo a Gerusalemme, e gli succedette il fratello minore,
Baldovino di Boulogne. Dopo 18 anni, a Baldovino succedete (nel 1118) suo
cugino, Baldovino II° du Bourg. Secondo le cronache ortodosse, i Cavalieri
Templari furono istituiti in quell'anno come "I Poveri Cavalieri di Cristo e del
Tempio di Salomone". Si diceva che erano stati fondati da un gruppo di nove
cavalieri francesi, che avevano fatto voto di povertà, castità e obbedienza e
avevano giurato di proteggere la Terra Santa. Lo storico franco Guillaume de
Tyre scrisse in piena epoca delle crociate (intorno al 1180) che la funzione dei
Templari era quella di presidiare le strade percorse dai pellegrini. Ma data
l'enormità di un simile compito, è inconcepibile che nove uomini vi riuscissero
senza arruolare nuove reclute fino al loro ritorno in Europa nel 1128. In realtà
l'Ordine era qualcosa di molto più complesso di quanto appaia dalla cronaca di
Guillaume. I Cavalieri esistevano già da qualche anno prima della loro presunta
fondazione di Ugo di Payns e la loro funzione non era certamente quella di
pattugliare le strade. I Cavalieri Templari erano i diplomatici di punta del re
francese in un ambiente musulmano e come tali si sforzavano di ricostruire i
rapporti dopo le atrocità commesse da crociati indisciplinati contro gli inermi
sudditi del Sultano. Il vescovo di Chartre scrisse di loro fin dal 1114,
chiamandoli "Milice du Christi" (Soldati di Cristo). A quell'epoca i Cavalieri
erano già insediati nel palazzo di Baldovino, che era situato all'interno di una
moschea sul luogo dove in passato sorgeva il tempio di Re Salomone. Ugo di
Payns, il primo Gran Maestro dei Templari, era cugino e vassallo del conte di
Champagne. Il suo comandante in seconda era il cavaliere fiammingo Goffredo
Saint Omer e un'altra recluta era Andrea de Montbard, parente del conte di
Borgogna. I Cavalieri erano evidentemente tutt'altro che poveri e non risulta
che questi illustri nobiluomini pattugliassero le strade infestate. Guillaume de
Tyre omise quindi, volontariamente o non, la verità sul ruolo dell'Ordine. La
tradizione vuole, come testimoniano le decine di libri che continuano ad essere
pubblicati, ognuno con la sua teoria, che il compito dell'Ordine era quello di
trovare e aprire il magazzino (la stalla di Re Salomone) collocato sotto il
luogo dove sorgeva il Tempio di Gerusalemme che avrebbe dovuto contenere l'Arca
dell'Alleanza, che a sua volta racchiudeva il più prezioso di tutti i tesori: le
tavole della Testimonianza. Nel 1127 l'ipotetica ricerca dei Templari era
terminata con successo, con il ritrovamento ulteriore di una grande quantità di
lingotto d'oro. Nel 1956, all'Università di Manchester è venuta alla luce una
prova dell'esistenza del tesoro di Gerusalemme, grazie alla completa
decifrazione del "Rotolo di Rame" di Qumran, che ha rivelato come un tesoro
inestimabile fosse stato sepolto sotto il Tempio. Alla luce dello strepitoso
successo dei Templari, Ugo di Payns fu chiamato da san Bernardo a partecipare
all'imminente concilio di Troyes, al quale partecipò realmente, tesoro o meno.
Il Concilio di Troyes si svolse come previsto nel 1128 e in quell'occasione san
Bernardo divenne il patrono e protettore ufficiale dei Cavalieri Templari. In
quell'anno ai Templari venne conferito uno status internazionale come Ordine
Sovrano e il loro quartier generale a Gerusalemme divenne la sede del governo
della capitale. La Chiesa riconobbe i Cavalieri come ordine religioso e Ugo di
Payns divenne il primo Gran Maestro. In segno di particolare distinzione, i
Templari vennero classificati come Monaci-Guerrieri col diritto di indossare i
bianchi mantelli della purezza e con l'obbligo di farsi crescere la barba per
distinguersi dalle confraternite minori. Nel 1146, i Templari ottennero dal papa
cistercense Eugenio III° il permesso di fregiarsi della famosa croce di sangue
convenutale. Dopo il Concilio di Troyes, l'ascesa dei Templari alla ribalta
internazionale fu notevolmente rapida. Appena undici anni dopo, nel 1139, papa
Innocenzo (un altro cistercense) esentò i Cavalieri da ogni obbligo verso
qualsiasi autorità internazionale tranne la sua. Indipendentemente da re,
cardinali o governi, l'unico superiore dell'Ordine era il papa. Prima ancora,
però, ai Cavalieri furono assegnati vasti territori e cospicue proprietà in
molti paesi che andavano dalla Gran Bretagna alla Palestina. Nel 1306 l'Ordine
di Gerusalemme era ormai così potente che Filippo IV° di Francia lo guardava con
trepidazione: doveva molti soldi ai Cavalieri ma era praticamente alla
bancarotta ma temeva soprattutto il loro potere politico. Con l'appoggio del
papa, re Filippo perseguitò i Templari in Francia e riuscì a eliminare l'Ordine
in altri paesi. I Cavalieri furono arrestati in Inghilterra, ma nord del confine
scozzese le Bolle Papali rimasero lettera morta. Questo perché Robert de Bruce e
l'intera nazione scozzese erano stati scomunicati per aver preso le armi contro
il genero di Filippo, re Edoardo II° d'Inghilterra. Fino al 1306 i Cavalieri
avevano sempre operato senza interferenze papali, ma Filippo riuscì a cambiare
la situazione. A seguito di un editto del Vaticano che gli proibiva di tassare
il clero, il re francese organizzò la cattura e l'assassinio di papa Bonifacio
VIII. Anche il suo successore, Benedetto XI, morì in circostanze molto
misteriose poco tempo dopo e fu rimpiazzato nel 1305 dal candidato di Filippo,
Bertrand de Goth, arcivescovo di Bordeaux, che divenne puntualmente papa
Clemente V°. Con il nuovo papa sotto suo controllo per via dei debito contratti
con lui, Filippo compilò il suo elenco di accuse a carico dei Cavalieri
Templari. La più facile da muovere contro di loro era l'accusa di eresia giacché
era assodato che i Cavalieri non accettavano la tesi ortodossa sulla
Crocifissione e non volevano portare la croce latina verticale. Venerdì 13
ottobre 1307, i mercenari assoldati da Filippo attaccarono e i Templari furono
arrestati in tutta la Francia. I Cavalieri furono imprigionati, interrogati,
torturati e bruciati. Testimoni pagati furono chiamati a deporre contro l'Ordine
e vennero così ottenute dichiarazioni veramente bizzarre. Malgrado tutto il re
non raggiunse il suo scopo primario, in quanto non riuscì a mettere le mani sul
tesoro dei Templari. I suoi uomini avevano setacciato gran parte della regione
della Champagne e la Linguadoca, ma il tesoro era rimasto ben nascosto nei
sotterranei della Tesoreria a Parigi. A quell'epoca il Gran Maestro dell'Ordine
era Jacques de Molay, che dette disposizione affinché le loro ricchezze fossero
caricate su una flotta di diciotto galere pronte a salpare da La Rochelle. La
maggior parte delle navi fece vela per la Scozia, ma Filippo lo ignorava e
negoziò con altri sovrani perché perseguitassero i templari fuori dalla Francia.
Successivamente Filippo costrinse papa Clemente a mettere fuori legge l'Ordine e
due anni dopo, nel 1309, Jacques de Molay fu arso sul rogo. Molti Templari
furono arrestati in Inghilterra ma le cose andarono diversamente in Scozia, dove
la Bolla Papale fu ignorata. Molto tempo prima, nel 1128, Ugo di Payns aveva
incontrato per la prima volta il re Davide I° di Scozia poco dopo il Concilio di
Troyes. Re Davide concesse a Ugo e ai suoi Cavalieri le terre di Ballantradoch,
vicino al Firth of Forth (l'odierno villaggio di Temple) ed essi stabilirono la
loro sede principale sul South Esk. L'Ordine fu quindi sostenuto e incoraggiato
dai successivi re, in particolare da Guglielmo il Leone. Vasti appezzamenti di
terreno furono ceduti ai Cavalieri, specialmente intorno ai Lothian e ad
Aberdeen, e i Templari presero possesso di varie proprietà anche nell'Ayr e
nella Scozia occidentale. Dal tempo di Robert de Bruce, ogni successivo erede
Bruce e Stewart è stato un Cavaliere Templare fin dalla nascita e, in virtù di
questo, la stirpe reale scozzese comprendeva non soltanto re sacerdoti, ma
re-sacerdoti-cavalieri.
Con la ripresa di Gerusalemme dagli Arabi, nel 1099,
nascono diversi ordini, sia per la difesa della città, che di carattere
religioso. L'"Ordine dei Templari" aveva entrambi gli scopi. Composto da uomini
di rango medio-alto, i Cavalieri Templari erano i diplomatici di punta del re
francese in un ambiente musulmano e come tali si sforzavano di ricostruire i
rapporti dopo le atrocità commesse da crociati indisciplinati contro gli inermi
sudditi del Sultano. Ugo di Payns, il primo Gran Maestro dei Templari, era
cugino e vassallo del conte di Champagne. Il suo comandante in seconda era il
cavaliere fiammingo Goffredo Saint Omer e un'altra recluta era Andrea de
Montbard, parente del conte di Borgogna. La tradizione vuole che il compito
dell'Ordine era quello di trovare e aprire il magazzino (la stalla di Re
Salomone) collocato sotto il luogo dove sorgeva il Tempio di Gerusalemme che
avrebbe dovuto contenere l'Arca dell'Alleanza, che a sua volta racchiudeva il
più prezioso di tutti i tesori: le tavole della Testimonianza.
Nel 1127 l'ipotetica ricerca dei
Templari era terminata con successo, con il ritrovamento ulteriore di una grande
quantità di lingotto d'oro. Alla luce dello
strepitoso successo dei Templari, Ugo di Payns fu chiamato da san Bernardo a
partecipare all'imminente concilio di Troyes, al quale partecipò realmente,
tesoro o meno. Il Concilio di Troyes si svolse come previsto nel 1128 e in
quell'occasione san Bernardo divenne il patrono e protettore ufficiale dei
Cavalieri Templari. In quell'anno ai Templari venne conferito uno status
internazionale come Ordine sovrano e il loro quartier generale a Gerusalemme
divenne la sede del governo della capitale. La
Chiesa riconobbe i Cavalieri come ordine religioso e Ugo di Payns divenne il
primo Gran Maestro. In segno di particolare distinzione, i Templari vennero
classificati come Monaci-Guerrieri col diritto di indossare i bianchi mantelli
della purezza e con l'obbligo di farsi crescere la barba per distinguersi dalle
confraternite minori. Nel 1146, i Templari ottennero dal papa cistercense
Eugenio III° il permesso di fregiarsi della famosa croce di sangue conventuale.
Nel 1306 l'Ordine di Gerusalemme era ormai così potente che Filippo IV° di
Francia lo guardava con trepidazione: doveva molti soldi ai Cavalieri ma era
praticamente alla bancarotta ma temeva soprattutto il loro potere politico. Con
l'appoggio del papa, re Filippo perseguitò i Templari in Francia e riuscì a
eliminare l'Ordine in altri paesi. Venerdì 13 ottobre 1307, i mercenari
assoldati da Filippo attaccarono e i Templari furono arrestati in tutta la
Francia. I Cavalieri furono imprigionati, interrogati, torturati e bruciati. A
quell'epoca il Gran Maestro dell'Ordine era Jacques de Molay, che dette
disposizione affinché le loro ricchezze fossero caricate su una flotta di
diciotto galere pronte a salpare da La Rochelle. La maggior parte delle navi
fece vela per la Scozia.
In libreria: I Templari, di Laurent Bailliez,
Piemme, Storia delle Crociate, 2 volumi, di Steven Runciman,
Einaudi,
Cavalieri del Medioevo, di Richard Barber,
Piemme, La Queste du Graal - Teorie e interpretazioni sulla disputa messianica.
Per un'estòria religiosa de l'Occitània di Paolo Secco
I monaci guerrieri. L'ordine dei Templari dall'irresistibile ascesa
alla sua
distruzione
Siamo arrivati all'ingresso di Bertrand
de Got, papa Clemente V, in Avignone il 9 Marzo del 1309, ove aveva deciso di
porre la propria sede provvisoria in attesa del Concilio di Vienne, previsto per
l'anno successivo. Il Concilio ebbe una grande risonanza in Europa, in quanto
risolse definitivamente il problema spinoso dei Templari, ordine tanto famoso
quanto osteggiato dai poteri centrali. Il papa, malato forse di tumore, si
spense nel 1314. Su questo incredibile ordine di monaci guerrieri tante parole
sono state dette. Chi erano questi uomini ufficialmente casti e poveri, in
realtà appartenenti ad un ordine fra i più ricchi e potenti mai esistiti? Monaci
con la spada al fianco, una novità assoluta nelle cultura occidentale. Hugo de
Paganis, detto Hugue de Payens o Payns, nato in Francia da genitori italiani, e
Godefrido de Sancto Audenardo, meglio conosciuto come Geodfroy de Saint'Omer,
nobili, ex crociati con Goffredo di Buglione, invece di ritornare in Francia
decisero di rimanere in Terrasanta, in remissione delle loro colpe, e di operare
per proteggere i pellegrini che si recavano a Gerusalemme. Da due
divennero presto molti di più, e dopo la morte di Goffredo di Buglione, nel
1118, giurarono di dedicarsi al servizio di Cristo (se tradere servitio Christi)
secondo l'uso canonico (more canonico) e di custodire le comuni vie di
pellegrinaggio (stratas publicas custodire). Il successore di Goffredo di
Buglione nel regno di "Outremer" (Gerusalemme), Baldovino II, assegnò loro un
alloggio nei locali sorti sulle rovine dell'antico Tempio di re Salomone. Da qui
venne il nome di Cavalieri del Tempio. Nel 1128 erano in nove, con una truppa di
circa trecento volontari, sei di loro si recarono da Gerusalemme a Troyes ove,
nel Concilio indetto da papa Onorio II, esposero i loro principi e i loro scopi.
Il Concilio approvò l'Ordine, ed incaricò Bernardo di Chiaravalle, che già
abbiamo incontrato nella sua dura opposizione ai Catari di Linguadoca, di dare a
quei "poveri soldati di Cristo" una regola precisa. Dapprima la regola,
ricalcata su quella Benedettina, e più tardi su quella nuova dei Cistercensi, si
compose di 72 articoli, che poi divennero ben 686. Tre erano i voti
solenni: povertà, castità, obbedienza. Non potevano insomma possedere nulla se
non le armi l'abito ed il cavallo, ma quest'ultimo poteva o doveva, se
necessario, essere condiviso con altri. Non è casuale che nel loro primo
sigillo i Templari siano rappresentati in coppia a cavalcioni di un unico
cavallo.
Ricevettero da papa Onorio il mantello bianco e più tardi, da
Eugenio IV, la croce rossa da ricamare sulla spalla sinistra del mantello. Il
loro motto fu tratto da un versetto dei salmi: "non nobis, domine, non nobis,
sed nomini tuo da gloriam" (1).
Con uno stratagemma si ovviava al fatto che
gli uomini di Chiesa, allora, avevano la proibizione assoluta di partecipare a
qualsiasi fatto violento. Bernardo riuscì con astuzia e grandi capacità a
giustificare l'esistenza, se non addirittura la necessità di quest'ordine
guerriero, teorizzandolo come strumento di Dio sulla terra. I Templari non
dovevano odiare il nemico, tantomeno cercare e perseguire la vendetta, ma in
nome di Dio risultarono spesso spietati, combattenti feroci e senza scrupoli e,
qualche volta, dediti al saccheggio. Proprio per la loro presenza in Terrasanta
vennero a contatto con culture diverse, l'Islam e soprattutto le sue sette, come
gli Ismaeliti, l'Ebraismo, le sette gnostiche, e questo li portò successivamente
ad essere oggetto di pesanti accuse di eresia. Nel giro di pochi anni, dal
Concilio di Troyes in poi, l'Europa cattolica assicurò ai Templari un consenso
forte e quasi universale. Lo stesso re di Aragona, Alfonso I, creò un notevole
imbarazzo destinando loro in eredità un terzo del proprio regno. L'ordine
ricevette in lascito migliaia di proprietà terriere, grandi e piccole, in
Inghilterra, Francia, Spagna e si dovette pertanto mettere a punto una nuova
organizzazione in grado di gestire queste vaste ricchezze. La gran quantità di
privilegi acquisiti in breve tempo lo pose al di fuori di ogni controllo al di
là di quello del pontefice, e ciò non fece che accrescere invidie e
rancori.
Per le necessità di addestramento, amministrazione, e, non ultimo,
per la difesa dei viandanti, furono edificate un gran numero di "magioni
templari" in tutta Europa. Nella nostra zona possiamo ricordare le
presenza dell'ordine a Valmala, in Val Varaita, in Val Vermenagna, ove sorgeva
un ospizio nei pressi del Colle di Tenda, ed è probabile la loro presenza nei
pressi di Staffarda, poco dopo la fondazione dell'Abbazia, nel 1135, ove è
documentato comunque il loro passaggio a seguito di monache e pellegrini diretti
a Rifreddo e Revello. Cavaller-maggiore e Murello furono loro sedi in pianura.
Proprio per l'estremo potere assunto dall'Ordine nel corso del tempo, lo
stesso papato cominciò a sospettare della sua effettiva lealtà. Le prime accuse
di eresia, ovviamente ben pilotate, vennero a causa del sincretismo
religioso che l'ordine assunse, come già abbiamo detto, proprio per
i contatti con altre culture. Furono chiaramente appoggiate dal re di
Francia Filippo il Bello ai tempi dell'elezione al papato di Clemente V. Le
rivelazioni di alcuni ex appartenenti all'Ordine, chiaramente non del tutto
spontanee, portarono all'arresto di un gran numero di cavalieri nel 1307. Le
motivazioni non potevano che essere di tipo dottrinale, anche perché il regno di
Francia era fortemente indebitato con l'Ordine. Quattro furono le accuse
principali: iniziazione segreta, con conseguente negazione di Cristo, eresia,
sostituzione dell'immagine di Dio con quella di un idolo - il Bafomet - e in
ultimo il delitto di omosessualità. Agli arresti seguirono interrogatori,
torture, e ovviamente confessioni più o meno forzate, ma fece comunque scalpore
l'uso della violenza da parte degli inquisitori, al punto che papa Clemente V
avocò a sé il proseguimento dell'inchiesta.
Ma nel Concilio del 1311, con la bolla
"Vox Clamantis", con grande rammarico e dolore, come scrisse, abolì
l'Ordine del Tempio e tutte le relative istituzioni. A seguito di ciò, il Gran
Maestro dell'Ordine Jaques de Molay e i suoi collaboratori ritrattarono le
confessioni rese sotto tortura, e per questo fatto, considerati recidivi,
vennero automaticamente condannati alla pena capitale.
Il 18 Marzo 1314
affrontarono, con estrema dignità, il rogo ap-prontato su di un isolotto della
Senna a Parigi(3). Fu la fine ufficiale dell'Ordine e l'inizio di un nuovo
periodo per la Chiesa.
Vita e morte dell'Ordine dei
Templari
di Alain
Demurger
Vocaboli chiave:
Ideologia crociata Nascita dell'Ordine Articolazione socio-economica
Il processo
La bibliografia sui templari è
ricchissima ma spesso di dubbia qualità. Questo lavoro, serio e documentato,
colma l'assenza di una storia critica e scientifica dell'Ordine del Tempio,
orientata a ridare all'istituzione il significato che le fu proprio: una delle
creazioni più originali dell'Occidente medioevale del XII secolo. L'autore si
propone di ricostruire la vicenda dei "poveri cavalieri di Cristo"
ricollegandola sia ai propri fondamenti religiosi - ideologici sia alla temperie
della condizione politica estera negli anni a cavallo del XI - XII secolo, dove
all'interno della cristianità si rafforzò l'idea di una crociata volta alla
riconquista degli spazi legati alla figura di Cristo, in primo luogo
Gerusalemme. La prima parte, appunto, tratta della nascita dell'ordine, voluta
da due oscuri cavalieri, Ugo di Payns e Goffredo di Saint - Omer, in piena
sintonia con le autorità regie di Gerusalemme, preoccupate dalla scarsa presenza
di popolazioni latine negli stati cristiani d'oriente. L'iniziativa rispondeva
anche a bisogni spirituali avvertiti come decisivi: rinunciare al secolo e
dedicarsi alla preghiera e all'ascesi. Ciò che ci fu di realmente originale
nell'istituzione dell'ordine del Tempio - e ancor prima in quello degli
Ospitalieri - fu la conciliazione di due ambiti che fino ad allora erano rimasti
nettamente distinti, il bellatores e l'oratores; in tal modo l'ideologia della
crociata s'incarnava stabilmente in una determinata figura e perdeva il suo
carattere di provvisorietà. Tale riunione, come l'autore dimostra, fu la
conseguenza di un processo secolare di riflessione del cristianesimo sulla
guerra che, in sintesi, centralizzò la propria attenzione non sull'evento in sé
ma su suoi autori, arrivando a definire alcuni casi di guerre ritenute legittime
e degne di essere combattute da un cristiano. Lo schema tripartito della società
inserì definitivamente il cavaliere all'interno del cosmo voluto da Dio ed,
anzi, cristianizzò attraverso complesse procedure simboliche il cavaliere
stesso, proponendogli un modello di ascesi adatto al suo status. La logica del
templare è precorritrice della logica del cavaliere.
L'istituto nacque tra il
1119 e il 1120 con la precisa finalità di proteggere i fedeli che si recavano in
pellegrinaggio a Gerusalemme. Ben presto i templari assunsero il ruolo di veri e
propri difensori degli spazi di frontiera dei regni latini d'oriente, pagando un
tributo altissimo di sangue, ma diventando elementi insostituibili nella difesa
delle conquiste della prima crociata. Fu San Bernardo di Chiaravalle, nel suo De
Laude, a chiarire definitivamente il ruolo dei templari: essi avevano il compito
speciale di proteggere i luoghi appartenuti all'esperienza terrena di Cristo.
Compito estremamente complesso perché, ed è questo un motivo centrale del libro,
ad un certo punto l'ideologia del crociato e quello del templare iniziarono a
non collimare più: mentre per i primi, desiderosi di compiere il "Santo
Passaggio", era essenziale combattere contro l'infedele anche cercando una
valorosa morte in battaglia che, come affermato da San Bernardo, non andava
temuta bensì ricercata, l'Ordine del Tempio, assieme alle autorità locali, ben
presto comprese come la salvaguardia degli stati latini d'oriente potesse
avvenire unicamente attraverso la mediazione e l'accordo, non il conflitto
perenne. Si determinò così un'incomprensione destinata ad essere uno dei tanti
capi d'accusa avanzati da Filippo il Bello e Guglielmo di Nogent nel processo
del 1304.
Un secondo nucleo concettuale è rappresentato dall'analisi
dell'articolazione socio-economica che garantiva il costante ricambio di uomini
e mezzi. Il ruolo economico raggiunto dal Tempio nel XII e XIII secolo fu
d'indubbia rilevanza. Il suo patrimonio fondiario si estendeva su gran parte
dell'Europa occidentale e aveva come elemento essenziale la magione o la
commenda, centro di vita capace sia di ricavare un surplus da spedire in
Oriente, sia di estendere la propria influenza sulla regione circostante e
attirare, di conseguenza, vocazioni. La tipologie di insediamento erano
estremamente variegate e tennero conto dei contesti socio-economici nei quali si
situavano. L'ordine, in accordo con le coeve esperienze cistercensi e
cluniacensi, divenne molto spesso sede di una vera e propria "banca agricola",
gestitrice dei fondi per conto di terzi, ma anche prestatrice di denaro,
talvolta con interesse.
La fitta rete di donazioni e acquisizioni contribuì a
creare la leggenda di una straordinaria ricchezza dei templari che, a suo tempo,
diventerà fonte di pesanti accuse contro coloro che avevano fatto voto di
povertà. In realtà l'autore dimostra efficacemente come tale convinzione
alimentata da gelosi chierici secolari sia da ridimensionare e, soprattutto,
come tutto ciò che si ricavava in Occidente servisse da sostegno logistico per
le continue guerre negli stati latini d'oriente. L'ultima parte del libro è
rappresentata dall'esplorazione delle ragioni per le quali la Francia di Filippo
il Bello volle la soppressione dell'Ordine. L'autore correttamente non
ricostruisce la storia dei templari attraverso il processo, ma compara questa
esperienza con le contemporanee realizzazioni degli Ospitalieri e dell'Ordine
Teutonico. Se ne ricava un quadro che é assai più mosso rispetto alla pervicace
volontà di soppressione del monarca francese e del suo entourage, perché le
ragioni dell'improvvisa e violenta fine dei templari vanno innanzitutto
ricercate nelle progressive sconfitte che gli stati latini subirono in Oriente e
nella lenta, ma avvertibile, modificazione dell'ideologia crociata. L'ultima
grande vittoria cristiana sul mondo arabo fu nel 1191 con la conquista di Acri.
La situazione nel XIII secolo divenne drammatica: gli stati d'occidente
assistettero impotenti e profondamente divisi alla scomparsa lenta e progressiva
di tutte le precedenti conquiste in Terra Santa, senza che fosse organizzata
un'offensiva comune. Nel 1225 la corona di Gerusalemme risiedette in Sicilia sul
capo di Federico II, poi diverrà angioina nel 1285, alla morte di tutti gli
eredi dell'imperatore di Svevia.
Di fronte a questa situazione gli ordini
militari furono l'unica forza organizzata capace di opporre resistenza, in un
periodo, però, in cui si affacciarono i primi dubbi sul valore della crociata.
Ai templari furono rimproverate di volta in volta la loro prudenza, i loro
troppo frequenti contatti con il mondo musulmano, la loro avidità e il loro
orgoglio. Accuse comuni anche agli altri ordini, ma che per templari divennero
fatali.
Perché il tempio? Esso fu al centro di una complessa partita che da
un lato vedeva come protagoniste le nascenti monarchie nazionali di Filippo il
Bello, Giacomo II, Edoardo I e Edoardo II, dall'altro l'autorità del pontefice.
L'esito del processo non fu affatto necessario ma frutto di diverse circostanze
e della gravissima responsabilità degli alti dignitari del Tempio che non
seppero comprendere come dietro la battaglia lanciata contro l'ordine si celava
uno scontro ormai decisivo tra autorità regia e autorità papale. La caduta
d'Acri nel 1291 rappresenta, secondo l'autore, un vero e proprio crocevia.
Mentre gli Ospitalieri e i Teutonici seppero comprendere che in tale situazione
l'unica possibile ancora di salvezza era la creazione di uno stato teocratico,
per i primi a Rodi, per i secondi in Prussia, i templari mantennero fede alla
loro dimensione extraterritoriale, sorta di "Stato nello Stato, Chiesa nella
Chiesa", affidandosi al loro principale protettore il pontefice, che nella bolla
pontificia Omne datum optimum del 1139 aveva avocato a sé la giurisdizione
dell'ordine sottraendola a quella dei vescovi e facendone un corpo militare
direttamente rispondente ai suoi voleri. Un ordine armato era, però, impensabile
alla fine del XIII secolo, momento di grande rafforzamento dell'autorità regia,
che voleva ridurre i particolarismi e sopportava malvolentieri aree sulle quali
non poteva esercitare compiutamente la propria giurisdizione. Le accuse mosse ai
templari prese singolarmente non avrebbero potuto dimostrare nulla, ciò che
risultò decisivo fu la volontà politica di trasformare mancanze disciplinari in
un complesso e coerente bagaglio d'imputazioni legate all'eresia, rendendo
manchevolezze riscontrabili in ogni ordine monastico reati sacrileghi. Spiccò
dietro quest'operazione Guglielmo di Nogent che seppe ricavare le proprie prove
attraverso un uso accorto ed abile della tortura, procedura giudiziaria
organizzata in modo definitivo nel 1235 e affidata agli ordini mendicanti,
domenicani e francescani, e che in processo venne per la prima volta usata
diffusamente. Nel 1314 l'ultimo Gran Maestro, Giacomo di Molay, periva al rogo
dichiarando la propria innocenza, abbandonato dal pontefice, suo principale
protettore. Le motivazioni del monarca sono tuttora oggetto di ricerca e studio.
L'interpretazione fornita dall'autore muove intorno alla volontà del re francese
di guidare e organizzare una nuova crociata, promessa nel 1312 nel concilio di
Vienne.
Per attuarla occorrevano fondi ed uno strumento militare adeguato: di
qui l'idea più volte espressa in diversi ambienti di fondere i due ordini,
templare e ospitaliero e porli a capo di un rex bellator non sposato.
Probabilmente Filippo, nipote di San Luigi, morto in crociata, figlio di Filippo
III anch'egli morto in crociata (contro gli aragonesi) intendeva ricoprire tale
incarico. Ciò segnava la condanna del Tempio. "Gli ordini militari
internazionali costituivano un ostacolo per lo sviluppo delle monarchie
centralizzate.
Essi non hanno una collocazione nello stato moderno: devono
sottomettersi o sparire. Il Tempio e stato il capro espiatorio.
Se abbia
pagato per gli altri ordini, ha tutto sommato scarsa importanza: l'Ospedale era
un ordine caritativo; pur senza mutare il proprio statuto ha saputo convertirsi
(Rhodes)" (p.277). In sintesi questo è il nocciolo dell'argomentazione di un
lavoro che ricostruisce e riflette la parabola di un'istituzione originale;
lavoro d'indubbia qualità perché tiene costantemente unite l'esperienza templare
e le altre consimili, ridandoci la percezione che i contemporanei avevano di
queste realtà avvertite da subito come singolari. Ottimo libro il quale dovrebbe
essere affiancato da un lavoro che, come ricorda lo stesso Demurger nella
prefazione, ricostruisca la storia della leggenda templare nei secoli, perché lo
storico non si occupa solamente del vero; si occupa anche del falso quando sia
stato creduto vero; si occupa anche dell'immaginario e del sogno. Soltanto, si
rifiuta di confonderli.