L'influenza della cultura Greco-Araba nel mondo latino
di Benedetto Ippolito
docente di Storia della Filosofia Medioevale Università Roma tre
 
L'incontro del mondo latino con la civiltà islamica costituisce il fenomeno culturale più importante della prima metà del secondo millennio d. C. Tale rapporto è avvenuto attraverso la conoscenza, graduale e continua, degli scritti letterari, scientifici e filosofici, di lingua araba. Tale incontro è stato una incontro linguistico, culturale, religioso. Fino alla metà del 1100, in Europa non vi è testimonianza di una presenza del pensiero islamico. I testi conosciuti e studiati prevalentemente nei monasteri sono quelli scritti dai Padri della Chiesa tra il II e il VI secolo d. C., e riguardano principalmente la teologia (S. Agostino, S. Ambrogio, ecc.).
In questa fase della sua storia, il mondo latino ha faticosamente conservato i contributi più importanti della propria tradizione teologica, arricchita, tuttavia, da alcune traduzioni, sia pure limitate, e da alcuni contributi originali. In tal senso, si devono ricordare alcuni personaggi importanti, come Giovanni Scoto Eriugena, vissuto nel IX secolo d. C., S. Anselmo, vissuto nel XI secolo d. C e il grande novatore della logica Pietro Abelardo, vissuto nel XII secolo. La cultura di questo periodo, denominato Alto Medioevo, è estremamente ricca ed interessante, anche se manca interamente di un'adeguata conoscenza della cultura classica greca, quest'ultima conosciuta soltanto attraverso pochissimi testi tradotti. Non si deve dimenticare, dunque, che fino alla metà del 1100, il mondo medievale latino conosce, di tutti i Dialoghi di Platone, soltanto una parte del Timeo, tradotto da Calcidio nel III secolo d. C., e, di tutte le opere di Aristotele, soltanto la logica vetus, cioè una parte minima del suo Organon. Il mondo islamico, al contrario, era a conoscenza, nello stesso periodo, di buona parte delle opere dei filosofi greci, avendone conservato l'eredità e avendo edificato su di essa la propria cultura, mediante commentari teologici, filosofici, scientifici. Nella seconda metà del XII secolo d. C. il mondo latino entra in contatto finalmente con la cultura islamica, principalmente in Spagna, che ben presto diviene luogo tradizionale di incontro tra queste due civiltà. A Toledo, presso la curia vescovile, si crea un primo gruppo di studiosi, che cominciano un lavoro di traduzione dei testi arabi in latino. Un lavoro di traduzione che continuerà ininterrottamente e sempre più diffusamente in tutta Europa fino alla prima metà del Trecento.
Tra i più eminenti studiosi-traduttori si devono ricordare Giacomo da Venezia, Gerardo da Cremona, Michele Scoto e Guglielmo di Moerbeke. Vissuti in epoche diverse e anche in luoghi diversi, questi studiosi hanno permesso non soltanto la diffusione di tutta l'eredità greco-araba nel mondo latino, ma anche il determinarsi di una reale influenza di tale eredità nel pensiero e nei costumi dell'Europa cristiana. Questa seconda fase della storia culturale dell'Occidente si chiama appunto Basso Medioevo: indicando con tale denominazione la peculiarità di un periodo storico che sta tra il primo millennio d. C., in cui l'Occidente non conosce i contributi greco-arabi, e il mondo moderno, che, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, sarà attraversato dalla rivoluzione scientifica. L'opera di traduzione compiuta da questi studiosi medievali, avvenuta dal 1150 al 1320, deve essere distinta in tre generi: 1. la traduzione delle opere originali dei filosofi arabi, 2. la traduzione delle opere tradotte in arabo dei filosofi greci, 3. la traduzione dei Commentari scritti dagli arabi alle opere dei filosofi greci. Tutti e tre questi generi letterari sono estremamente importanti. Infatti, il mondo mussulmano non soltanto era in possesso di tutte le opere di Aristotele, tra cui la Metafisica, la Fisica, il De caelo e l'Organon, ma anche di altre opere importantissime, come gli Elementi di teologia di Proclo e il Libro delle cause. Tutti questi classici, uniti alle opere degli stessi filosofi arabi, Al-Farabi, Avicenna, Averroè, Avicebron, ecc., con annesse le interpretazioni che questi ultimi avevano elaborato dei classici greci, divengono ben presto l'insieme del sapere su cui si edificano le nuove istituzioni universitarie, prima fra tutte quella di Parigi. Una vera e propria rivoluzione, dunque.
Questo processo di assuefazione, lo ripeto, è stato graduale, ed è durato circa 170 anni, trovando il proprio vertice soprattutto nel Duecento, grazie all'adozione della filosofia di Aristotele a modello della teologia delle Università. D'altra parte, non è difficile comprendere quanto i teologi Domenicani, che più di tutti cedettero nell'adozione della filosofia aristotelica nelle istituzioni universitarie, assorbirono dei metodi e dei criteri interpretativi di Avicenna e Averro é. Nel Duecento vi furono anche alcuni pensatori che sposarono totalmente la filosofia di Averroé, costituendo una sorta di corrente aristotelica radicale, il cosiddetto Averroismo latino: tra di essi, si ricordano Sigieri di Brabante e Boezio di Dacia.
Più freddi nell'adottare la filosofia aristotelica furono, invece, i Francescani, rimasti maggiormente legati alla tradizione agostiniana e patristica. Anche in questo caso, tuttavia, la polemica era relativa ad Aristotele e non alla filosofia araba: Bonaventura, ad esempio, prediligeva, ai testi dell'aristotelico Averroé, il neo-platonico Avicenna, più vicino alla sua sensibilità mistica e francescana. Questa lunga vicenda storica costituisce il fatto più importante della storia culturale dell'Occidente latino, ma anche un avvenimento importantissimo per la stessa cultura araba.
Il Mediterraneo è stato già un luogo importantissimo di incontro tra queste due civiltà.
Benedetto Ippolito
La croce Templare - Storia dei Templari
La croce è un simbolo che fu usato da tutti i crociati e, in modo particolare, da tutti gli ordini monastico-militari nati in Terrasanta. Si pensa che la primitiva croce adottata dai Templari fosse quella patriarcale, cioè con due braccia orizzontali su uno verticale, ma che questa sia stata abbandonata ben presto per lasciare posto ad una semplice croce rossa in campo bianco, a simboleggiare il loro sacrificio, simile a quello di Cristo, e la purezza dei loro cuori. Centinaia di testimonianze lasciate in varie parti d’Europa non dimostrano l’esclusività di un tipo di croce per l’Ordine del Tempio rispetto a quello dei Teutonici o dei Giovanniti, a parte, naturalmente, dove ancora si può leggere, nel colore per ognuno diverso. Riguardo alla forma si trovano tanto croci del tipo “fichè”, cioè con un peduncolo a forma di pugnale a sostenere la croce stessa, quanto quelle patenti, ovvero con le braccia che si allargano verso le estremità. A volte la croce è semplicissima, di tipo greco o latino, come è testimoniato dalle sepolture dei cavalieri sopravvissute in qualche chiesa. Non tutte le croci rosse devono essere attribuite al Tempio: nei secoli successivi si adornavano le chiese con croci dipinte in vari colori, e le stesse croci di consacrazione sono spesso rosse, a ricordare, simbolicamente, il sangue di Cristo.
 
L'ITALIA E IL MISTERO TEMPLARE
di Frater Adamus 
Correva l'anno di grazia 1118 (o secondo alcuni studiosi dell'argomento il 1119), quando nove cavalieri reputati "timorosi di Dio", con a capo un certo Hugue de Payns, si recarono a Gerusalemme alla presenza di Baldovino II, il quale da pochissimo era stato incoronato re. Questi cavalieri espressero al monarca il desiderio di proteggere quei pellegrini che percorrevano la strada che da Jaffa conduceva a Gerusalemme. Baldovino accettò la proposta ed in aggiunta, donò ai nove una parte del suo palazzo posto sul luogo dove in passato sorgeva il Tempio di Salomone. A loro volta, i canonici del Santo Sepolcro, consegnarono ai cavalieri un piccolo appezzamento di terra. E questo è solo l'inizio. Hugue de Payns ed il suo seguito, dopo aver pronunciato i voti di povertà, castità ed obbedienza dinanzi a Germond de Piquigny, Patriarca di Gerusalemme, presero dimora sull'antica area del Tempio ed inizialmente si diedero nome di "Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone", appellandosi in seguito proprio come "Cavalieri Templari". Fin qui la "storia ufficiale" dell'inizio del Templarismo e, continua la "storia", poiché i nove cavalieri a causa dei voti fatti erano molto poveri e sicuramente dovevano rasentare a tutti i livelli la fame più nera, ricevettero stranamente un sacco di doni così da diventare ricchissimi. Basti pensare che alla fine del XIII secolo, l'Ordine del Tempio annoverava tra le sue file più di 15.000 cavalieri e tra i suoi possedimenti sparsi per tutta Europa ed in Asia Minore oltre 9000 castelli (manerie), senza contare un cospicuo conto in banca formato da oro e pietre preziose che oggi vanterebbe oltre 8000 miliardi di vecchie lire.
In seguito i Templari vissero felici e contenti ed ebbero un gran numero di templarini. Sembrerebbe proprio una bella favola, un raccontino idilliaco che ha però fine il 13 novembre 1307, quando i Templari vennero imprigionati dietro ordine del Papa e del re di Francia, al secolo, rispettivamente Clemente V e Filippo il Bello. Sull'argomento "Templare", si sa, è stato scritto molto, anche troppo, tant'è vero che gli storici di Francia ne hanno fatto una vera e propria riserva di caccia. Esistono migliaia di libri in commercio (per lo più in lingua francese) che mostrano iperbolici titoli da romanzo giallo e fantastiche copertine variopinte.
Ma anche i nostri cugini d'oltralpe non sanno più cose di noi e devono sforzare di molto la loro fantasia per riuscire a portare a galla un'occulta Regola templare che potrebbe in effetti nascondersi dietro quella ufficiale. Ma questo è un privilegio destinato a pochi.
Benché gli storici francesi sappiano che il fondatore della Milizia del Tempio fosse nato a Salerno e da genitori italiani, si ostinano ancora a farlo nascere nella contea di Champagne ed a chiamarlo Hugue de Payns anziché Hugo de' Paganis, come anche il suo compagno, Geodfroy de Saint-Omer, il cui vero nome era Godefridus de Sancto Audemardo; entrambi agli ordini di Goffredo di Buglione durante la prima crociata. Che vogliamo farci, umane debolezze campanilistiche... Tuttavia il vero motivo della persecuzione templare, non sembra ancora essere del tutto chiaro. Certo che a far gola a Filippo il Bello erano le cospicue rendite che l'Ordine aveva accumulato in duecento anni d'attività. D'altronde, in quel tempo i forzieri di Francia facevano acqua da tutte le parti e, per impinguare le proprie sostanze, il monarca pensò bene di accattivarsi il favore del Papa che, a quanto pare, era soltanto una marionetta nelle sue mani. In questo modo Filippo, oltre che ad accaparrarsi i beni dell'Ordine, evitò di restituire i copiosi prestiti in denaro che in passato aveva già ricevuto dal Tempio. Tutti i processi sui templari, si aprirono infatti all'insegna delle più diffamanti calunnie, menzogne verso le quali neanche la potente macchina della Milizia del Tempio ebbe il potere di difendersi, e d'infamie ce ne furono davvero tante... per tutte le categorie e per tutti i gusti. L'inquisizione, capeggiata dall'Ordine Domenicano, era a conoscenza che i Templari, anche se non sempre amati da tutti, erano però degni di rispetto.
Era proprio questa deferenza ch'essi avrebbero dovuto riuscire ad incrinare. La Milizia venne quindi fatta apparire come poco rispettabile; e quale miglior motivazione poteva essere annoverata se non quella di "Eresia" e di "Stregoneria?"
La gente non amava di certo gli stregoni, figurarsi poi se armati, specialmente se questi, nascondendosi ipocritamente dietro una croce cristiana, si ostinavano a mantenere contatti segreti con il nemico combattuto in Terra Santa.
Durante il loro lungo soggiorno in Palestina, i Templari (forse più per sopravvivenza che per altro), non avevano soltanto allacciato rapporti con i ferventi adoratori di Maometto, ma anche con i seguaci del "Vecchio della Montagna", cioè la setta degli "Hashshishin" (Assassini), che significa: "Coloro che prendono l'hashish". Questa era una sorta di congrega formata da esaltati fumatori di hashish drogati sino all'inverosimile che, inneggiando alla dea Kali, usavano eliminare tutti coloro che si mettevano loro contro adoperando particolari tecniche, tra queste, la più utilizzata era lo strangolamento.
Gli Hashshishin, come anche tutta la razza araba, in Occidente erano pressoché sconosciuti, ed in terra cristiana erano sorte sul loro conto terrificanti leggende, tanto che vennero da tutti reputati esseri diabolici. I Templari quindi, volenti o nolenti, dovevano sicuramente essere in combutta con il diavolo. La Milizia fu quindi tacciata di eresia e di stregoneria.
I Templari divennero anch'essi esseri infernali che, rinnegando tutto il giorno il nome di Gesù Cristo, adoravano degli idoli blasfemi, specialmente un mostro cornuto conosciuto come il "Baphometh", dal quale sarebbe derivato tutto il loro potere.
Ma il mistero che avvolge l'Ordine si deve forse alla figura di San Bernardo da Chiaravalle, da cui derivò la famosa Regola che tutti i Templari, nessuno escluso, avrebbero avuto l'obbligo di osservare. Chi desiderava indossare il bianco mantello dalla rossa croce, era infatti tenuto a sottostare a norme durissime, molto più rigide delle stesse pratiche dei padri Cistercensi.
Bernardo apparteneva alla stirpe dei duchi di Borgogna. Nacque nel castello di Fontaine, vicino Digione, nell'anno 1090 e la sua istruzione clericale avvenne nella chiesa di Saint Vorles, a Chatillon-sur-Seine. Si racconta che in questa chiesa esistesse all'epoca un'immagine di Madonna seduta, con in braccio il Bambino Gesù; l'effigie era scolpita in legno ed annerita dal tempo. In sostanza, una Vergine Nera. Sempre la leggenda, continua narrando che il Santo, trovandosi in preghiera dinanzi alla statua, pronunciasse le seguenti parole: "Monstra te Matrem"; e cioè: "Mostrati Madre".
La Vergine premette il seno e tre gocce di latte caddero sulle labbra di Bernardo. Tutta quest'allegoria è un chiaro riferimento alchemico, il che sta a significare che il Santo si era dissetato alle occulte fonti della tradizione druidica; d'altra parte egli stesso fa menzione delle querce e degli elci, i due alberi sacri, citandoli come suoi maestri.
La stessa Vergine Nera, rappresentazione del primo stadio alchemico della Nigredo o "Opera al Nero", ci fa capire che Bernardo di Alchimia ne capiva parecchio. Ragion per cui, chi meglio di lui poteva redigere la "Regola Templare?" Bernardo d'altro canto, sembrò divertirsi notevolmente nel riesumare le vecchie tradizioni ed i tabù dei Celti, ripristinando (anche se sotto forma cristiana) il "Ramo Rosso" ed i "Feinians" dell'antica Irlanda. E di questo possiamo accorgercene facendo attenzione alla Regola dell'Ordine, la quale era sempre formata da triadi quasi fosse stata scritta dagli antichi bardi. Eccovi alcuni esempi: "...dovrà accettar sempre il combattimento contro gli eretici, anche se questi fossero tre e lui solo..." "...se lotta per la propria vita contro altre persone diverse dagli eretici, reagirà dopo esser stato attaccato tre volte..." "...tre volte sarà flagellato se al suo dovere mancherà..."
"...si comunicherà tre volte l'anno..." "...sentirà messa tre volte la settimana..." "...tre volte la settimana farà elemosina..."
"...tre volte la settimana mangerà carne e nei giorni in cui non ne mangerà, potrà mangiare tre portate..." E via di questo passo...
Comunque sia, se si esclude che i Templari possano essersi arricchiti grazie all'Alchimia ed alla sua relativa trasmutazione del piombo in oro, rimane il dubbio di come possano aver messo da parte un capitale simile, insieme a vastissimi possedimenti territoriali.
Verso la fine del XIII secolo, l'Ordine comprendeva, infatti, oltre che la Francia e l'Alvernia, altre 15 province: Aragona, Aquitania, Brandenburgo, Boemia, Cipro, Castiglia, Germania, Alta Germania, Inghilterra, Portogallo, Provenza, Puglia, Slavia, Ungheria e... Italia! Si, proprio l'Italia che, si sa, è sempre stata per tutti un porto di mare, ma che racchiude segreti non ancora svelati sulle vicende dell'Ordine e, non solo, ma anche sul fantastico e mai scoperto Tesoro del Tempio.
Intorno a quest'ipotetico tesoro, l'inchiostro non è stato certo risparmiato e si è spesso ipotizzato rasentando anche l'assurdo, tant'è che le leggende hanno trovato terreno fertile nei luoghi dove la Milizia del Tempio eresse i suoi possedimenti, per la maggior parte formati da "masserie" e "commende". Storicamente, quando nell'ottobre 1307 i Templari vennero arrestati, tutti i loro tesori vennero confiscati, ma non sembra però che le "casse" del Tempio siano finite nelle mani di Filippo il Bello. Né oro e né argento fu ritrovato nelle commende dagli ufficiali del Re e tanto meno documenti di grande importanza, solamente quelli che riguardavano l'acquisto di terreni annessi all'Ordine. Nascono così le leggende (attendibili o meno) dei tesori nascosti, anche perché ogni commenda aveva sicuramente un proprio nascondiglio, essendo che queste venivano fatte bersaglio durante i saccheggi di guerra, ed al tempo stesso erano oggetto di cupidigia da parte di briganti. Bisogna ricordare che con la bolla pontificia
"Ad Provvidam", si ordinò la devoluzione dei beni Templari a vantaggio dell'Ordine Ospitaliero. Quest'ultimo, una volta preso possesso degli ex possedimenti del Tempio, fece sicuramente delle serie ricerche condite da innumerevoli scavi sotterranei; il tutto, finalizzato a rintracciare il fantastico tesoro di cui tanto si parlava. Questo lascia poche speranze ai moderni ricercatori. Come conseguenza delle infamie perpetrate durante il processo, i Templari vennero comunque rinchiusi nel castello di Chinon il quale dipendeva direttamente dall'autorità di Filippo il Bello.
Qui vi rimasero un certo tempo, per essere in seguito trasferiti a Parigi. Durante questo periodo di segregazione, i Cavalieri riuscirono ad incidere nelle pareti della sala alcuni disegni del tutto particolari che, strano a dirsi, avevano tutta l'aria di un codice segreto. Il 18 marzo 1314, su di un'isoletta a valle dell'Ile de la Citè, la cui posizione oggi è riscontrabile con quella del Pont Neuf, Giacomo Molay, ultimo Gran Maestro dell'Ordine e Goffredo di Charnay furono bruciati vivi. Il Gran Maestro comunque, prima che le fiamme gli togliessero la vita, convocò presso il tribunale di Dio sia il Papa che il Re di Francia; cosa che si verificò puntualmente. Trentasette giorni dopo Clemente V morì di un'infiammazione intestinale ed otto mesi più tardi, Filippo il bello lo seguiva morendo di paralisi a causa di una caduta da cavallo avvenuta a Fontainebleau. Da ciò, altre leggende...
C'è da dire che, secondo alcuni studiosi di Templarismo, gli strani graffiti di Chinon siano d'attribuirsi ad una sorta di "messaggi segreti" nei quali si fa riferimento all'ubicazione del tesoro dell'Ordine. Tutti le raffigurazioni sono di carattere iniziatico: croci, cerchi semplici e triplici, cuori fiammeggianti, scacchiere ed inoltre simboli astronomici dove campeggiano prepotentemente i "Principi di Natura" che in Alchimia sono rappresentati dalle immagini che contraddistinguono lo Zolfo, il Mercurio ed il Sale.
Non si tratta sicuramente di un simbolismo gettato alla rinfusa; se infatti prendiamo ad esempio un cuore sormontato da una croce lo riconosciamo quale simbolo cristiano, ma è altrettanto vero che, allo stesso tempo si tratta di un simbolo iniziatico rappresentante l'alchemica "Acqua Distillata", la quale permette la "Purificazione del Cuore".
D'altra parte, anche un "cuore" può essere "inciso" sulla pietra, ma, allo stesso tempo, anche "interpretato" in diversi modi...
Nel sottosuolo di Osimo, in provincia di Ancona, esistono proprio delle cripte Templari costituite come un labirinto, un mondo sotterraneo che, ancor oggi, cela ad occhi indiscreti disegni e messaggi che donano vita a molteplici interpretazioni.
I sotterranei di Palazzo Riccioni ad esempio, nascondono una conformazione a forma di stella dove, sulla volta d'ingresso, scolpita ed in bella mostra, campeggia una grande croce. Sicuramente in quel luogo dovevano riunirsi particolari personaggi dell'Ordine per celebrare cerimonie segrete. La forma stellata infatti, consentiva agli officianti seduti nei cinque scanni scolpiti nel tufo e posti alla fine delle punte, di poter udire distintamente la voce dei loro confratelli ma di non potersi assolutamente vedere in viso.
Ciò non poteva ovviamente avvenire con una diversa disposizione stellata a 4 o a 6 punte. In contrada Casenuove infine, si può scorgere la chiesa Templare di San Filippo Apostolo, attigua al convento dei Cavalieri, precettoria che fu fondata nel 1167.
Il mistero del "Tesoro Templare" , comunque, permane: i passanti che percorrono le rumorose vie della città sono per lo più inconsapevoli che nelle profondità di antichi palazzi, resistono ancora disegni, incisioni e rilievi che il tempo non è ancora riuscito a cancellare, enigmi scolpiti dalla mano dell'uomo che nessuno è ancora stato in grado di risolvere. Forse è proprio ad Osimo che si cela la verità che potrebbe far risalire al misterioso tesoro del Tempio. Non è però il caso di farsi eccessive illusioni sull'effettivo valore monetario del tesoro.
Si mormora infatti che, allo stesso modo dei Cavalieri della Tavola rotonda, i Cavalieri del Tempio ricercavano, (o possedevano) il Santo Graal. C'è per l'appunto una leggenda che narra di un principe asiatico di nome Perillo e asserisce ch'egli possedesse la Sacra Coppa contenente il sangue di Nostro Signore. Il principe in seguito si trasferì in Gallia dove fece costruire un magnifico tempio del tutto simile a quello di Salomone e ad "Oriente" vi depose la Reliquia. Istituì inoltre una milizia armata per difendere ed allontanare tutti coloro che non fossero stati degni di accostarsi al Graal. Quei soldati avevano nome di "Milizia Templista".
La tradizione francese dice che Parcival trasportò il Graal in Oriente... Ma anche la tradizione medioevale a volte si riferiva a Cristo chiamandolo "Oriente"... Ma qualunque posto dove sia il Graal per gli Ordini Cavallereschi era l'Oriente...
Ma allora, da cos'era costituito il Tesoro Templare? Per la Milizia del Tempio si trattava dunque solo di denaro?
Frater Adamus
CHI ERANO I TEMPLARI?
Se parliamo di monaci guerrieri la nostra immaginazione corre inevitabilmente in Cina, alle pendici del monte Song, e ci riporta
alla mente le gesta dei mitici monaci del monastero di Shaolin...ebbene questa volta ho deciso di presentarvi invece una realtà tutta europea che ci fa fare un balzo indietro ai tempi delle Crociate quando la tutela della religione e dei fedeli spesso era nelle mani forti di uomini di fede addestrati però perfettamente al combattimento: i mitici Cavalieri Templari.
Le storie e le leggende su questo ordine cavalleresco si sprecano, noi nel nostro piccolo abbiamo deciso di fare qualche ricerca per cercare di vederci più chiaro e scoprire qualcosa di attendibile sul loro conto. Il nome ufficiale dell'ordine religioso e militare è: Ordine dei Cavalieri Poveri di Cristo, più noto come Ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone o semplicemente Ordine dei Cavalieri Templari. Nel 1118, appena conclusa la prima crociata, nove prodi cavalieri capeggiati da Hugues de Payns (nome italianizzato in Ugo dei Pagani) Goffredo di Saint Omer, decisero di abbandonare ogni ricchezza ed offrire le loro spade e la loro esperienza nel combattimento alla protezione dei pellegrini che si recavano in Terrasanta percorrendo le insicure strade che conducono da Gerusalemme al Giordano. Re Baldovino, Patriarca di Gerusalemme nonché fratello di Goffredo di Buglione, ammirando le scelte di questi nobili acclamati dal popolo fece loro dono di una vecchia dimora corrispondente alla moschea di Al-Aqsa, che sorgeva sulla spianata del distrutto tempio di Salomone: da questa vicinanza nacque il titolo di "Ordine del Tempio" ed i cavalieri che vi appartenevano presero la denominazione di Templari. Con il trascorrere degli anni e grazie all'intervento di San Bernardo di Chiaravalle che compose il "De Laude Novae Militiae" esaltando le virtù di questi cavalieri, l'Ordine crebbe e acquisì numerosi privilegi fra i quali il riconoscimento ufficiale della Chiesa di Roma suggellato dall'approvazione papale; nel Concilio di Troyes del 1128 videro anche riconosciuta la più totale autonomia da ogni autorità civile e religiosa e la dipendenza diretta dal Pontefice; inoltre tutti i loro possedimenti furono esentati da qualsiasi tassa e in aggiunta a ciò innumerevoli furono le donazioni destinate all'Ordine.
San Bernardo da Chiaravalle vide nei Templari lo strumento più adeguato per la difesa di Gerusalemme, ma soprattutto il mezzo che avrebbe reso possibile cristianizzare gli ideali cavallereschi: i masnadieri infatti che avevano utilizzato la crociata per arricchirsi e conquistare, affermava il santo, sviluppavano solo la mondanità che e nulla aveva da dividere con il cristianesimo, era quindi necessario creare nuovi sodalizi religiosi addestrati secondo particolari i insegnamenti che spingessero i cavalieri a prendere le armi solo per il Signore senza temere di commettere peccato nell'uccidere i nemici e di dannarsi morendo in battaglia in quanto la morte data e ricevuta nel nome del figlio di Dio, non comportava peccato e procacciava vera gloria. Uccidere un malvagio in parole povere non rendeva omicida: il cavaliere punitore di un infedele era un vendicatore al servizio di Dio e dei cristiani. Sempre nel corso del Concilio di Troyes venne stabilita la regola dell'Ordine, redatta da San Bernardo, ispirata alla regola dei Cistercensi; da quest'ultimo ordine religioso i Templari ereditarono anche il colore del mantello: bianco, arricchito però da una croce rossa che campeggiava sul petto e sulla spalla destra; la forma della croce poteva essere sia greca (simmetrica) che latina (con la punta inferiore più lunga), con le punte che si allargavano verso le estremità per terminare con un bordo dritto o, in alcuni casi, concavo.
In molti ritengono infatti che l'Ordine non si sia mai del tutto estinto con la morte di De Molay e che la sua esistenza sia proseguita sino al giorno d'oggi solo grazie ad un periodo di clandestinità: all'inizio del XVIII secolo infatti l'Ordine viene riorganizzato dal Capitolo Magistrale che ne attua la Regola, nel XIX secolo i Templari escono finalmente alla luce del sole e ai giorni nostri adottano statuti giuridici appropriati ai differenti Paesi nei quali hanno sede le loro Commende. In ragione dell'antico funzionamento gerarchico, l'Ordine viene definito Militare, ma dobbiamo dire che sarebbe un errore grossolano confonderlo con una milizia armata; l'Ordine, sovrano di se stesso, è indipendente dalla tutela Vaticana dopo il Concilio di Vienne e Fratelli di tutte le confessioni e filosofie possono ricoprire un posto nei suoi ranghi. In ogni nazione vi è un Gran Priorato, ovvero un territorio di giurisdizione, dove i membri dell'Ordine sono raggruppati in Commende che ne costituiscono delle unità di base.
 Lucio
Nel 1099 la Prima Crociata riconquistò Gerusalemme
 
Nel 1099 la Prima Crociata riconquistò Gerusalemme, il suo maggiore ispiratore fu Pietro l'Eremita, che guidò una sfortunata crociata di uomini, donne e bambini di umili condizione attraverso l'Europa per riconquistare la Terra Santa. La maggioranza di loro non arrivò mai a destinazione; migliaia vennero massacrati lungo la strada da banditi e soldati sbandati dell'esercito bizantino. Sulla scia della sfortunata impresa dell'Eremita, papa Urbano II° radunò un formidabile esercito, guidato dai migliori cavalieri d'Europa. Erano coordinati da Adhémar, vescovo di Le Puy, e alla testa delle truppe c'era Roberto, duca di Normandia, insieme con Stefano, conte di Blois, e Ugo, conte di Vermandois. Il contingente fiammingo era condotto da Roberto, conte di Fiandra, e comprendeva Eustachio, conte di Boulogne, con i suoi fratelli Goffredo di Buglione e Baldovino. Il Sud della Francia era invece rappresentato da Raimondo de S.Gilles, conte di Tolosa. A quel tempo Goffredo di Buglione era duca della Bassa Lorena. Aveva ereditato il titolo tramite la madre, Sant'Ida, che aveva fatto ricostruire la grande cattedrale di Boulogne. Da Ida Goffredo aveva ricevuto il castello e le terre di Buglione, ma ipotecò tutta la sua eredità a favore del Vescovo di Liegi per finanziare la sua campagna in Terra Santa. Quando la Prima Crociata prese il via, Goffredo era diventato il suo comandante supremo e dopo la vittoria finale nel 1099, fu proclamato re di Gerusalemme. Di fatto preferì non usare il titolo di re e assunse invece l'appellativo di "Guardiano del Santo Sepolcro". Durante questo periodo nacquero vari ordino cavallereschi, fra cui "L'Ordre de Sion" fondato da Goffredo di Buglione nel 1099. Altri ordini erano i Cavalieri Protettori del Santo Sepolcro e i Cavalieri Templari. Goffredo morì nel 1100, poco dopo il suo trionfo a Gerusalemme, e gli succedette il fratello minore, Baldovino di Boulogne. Dopo 18 anni, a Baldovino succedete (nel 1118) suo cugino, Baldovino II° du Bourg. Secondo le cronache ortodosse, i Cavalieri Templari furono istituiti in quell'anno come "I Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone". Si diceva che erano stati fondati da un gruppo di nove cavalieri francesi, che avevano fatto voto di povertà, castità e obbedienza e avevano giurato di proteggere la Terra Santa. Lo storico franco Guillaume de Tyre scrisse in piena epoca delle crociate (intorno al 1180) che la funzione dei Templari era quella di presidiare le strade percorse dai pellegrini. Ma data l'enormità di un simile compito, è inconcepibile che nove uomini vi riuscissero senza arruolare nuove reclute fino al loro ritorno in Europa nel 1128. In realtà l'Ordine era qualcosa di molto più complesso di quanto appaia dalla cronaca di Guillaume. I Cavalieri esistevano già da qualche anno prima della loro presunta fondazione di Ugo di Payns e la loro funzione non era certamente quella di pattugliare le strade. I Cavalieri Templari erano i diplomatici di punta del re francese in un ambiente musulmano e come tali si sforzavano di ricostruire i rapporti dopo le atrocità commesse da crociati indisciplinati contro gli inermi sudditi del Sultano. Il vescovo di Chartre scrisse di loro fin dal 1114, chiamandoli "Milice du Christi" (Soldati di Cristo). A quell'epoca i Cavalieri erano già insediati nel palazzo di Baldovino, che era situato all'interno di una moschea sul luogo dove in passato sorgeva il tempio di Re Salomone. Ugo di Payns, il primo Gran Maestro dei Templari, era cugino e vassallo del conte di Champagne. Il suo comandante in seconda era il cavaliere fiammingo Goffredo Saint Omer e un'altra recluta era Andrea de Montbard, parente del conte di Borgogna. I Cavalieri erano evidentemente tutt'altro che poveri e non risulta che questi illustri nobiluomini pattugliassero le strade infestate. Guillaume de Tyre omise quindi, volontariamente o non, la verità sul ruolo dell'Ordine. La tradizione vuole, come testimoniano le decine di libri che continuano ad essere pubblicati, ognuno con la sua teoria, che il compito dell'Ordine era quello di trovare e aprire il magazzino (la stalla di Re Salomone) collocato sotto il luogo dove sorgeva il Tempio di Gerusalemme che avrebbe dovuto contenere l'Arca dell'Alleanza, che a sua volta racchiudeva il più prezioso di tutti i tesori: le tavole della Testimonianza. Nel 1127 l'ipotetica ricerca dei Templari era terminata con successo, con il ritrovamento ulteriore di una grande quantità di lingotto d'oro. Nel 1956, all'Università di Manchester è venuta alla luce una prova dell'esistenza del tesoro di Gerusalemme, grazie alla completa decifrazione del "Rotolo di Rame" di Qumran, che ha rivelato come un tesoro inestimabile fosse stato sepolto sotto il Tempio. Alla luce dello strepitoso successo dei Templari, Ugo di Payns fu chiamato da san Bernardo a partecipare all'imminente concilio di Troyes, al quale partecipò realmente, tesoro o meno. Il Concilio di Troyes si svolse come previsto nel 1128 e in quell'occasione san Bernardo divenne il patrono e protettore ufficiale dei Cavalieri Templari. In quell'anno ai Templari venne conferito uno status internazionale come Ordine Sovrano e il loro quartier generale a Gerusalemme divenne la sede del governo della capitale. La Chiesa riconobbe i Cavalieri come ordine religioso e Ugo di Payns divenne il primo Gran Maestro. In segno di particolare distinzione, i Templari vennero classificati come Monaci-Guerrieri col diritto di indossare i bianchi mantelli della purezza e con l'obbligo di farsi crescere la barba per distinguersi dalle confraternite minori. Nel 1146, i Templari ottennero dal papa cistercense Eugenio III° il permesso di fregiarsi della famosa croce di sangue convenutale. Dopo il Concilio di Troyes, l'ascesa dei Templari alla ribalta internazionale fu notevolmente rapida. Appena undici anni dopo, nel 1139, papa Innocenzo (un altro cistercense) esentò i Cavalieri da ogni obbligo verso qualsiasi autorità internazionale tranne la sua. Indipendentemente da re, cardinali o governi, l'unico superiore dell'Ordine era il papa. Prima ancora, però, ai Cavalieri furono assegnati vasti territori e cospicue proprietà in molti paesi che andavano dalla Gran Bretagna alla Palestina. Nel 1306 l'Ordine di Gerusalemme era ormai così potente che Filippo IV° di Francia lo guardava con trepidazione: doveva molti soldi ai Cavalieri ma era praticamente alla bancarotta ma temeva soprattutto il loro potere politico. Con l'appoggio del papa, re Filippo perseguitò i Templari in Francia e riuscì a eliminare l'Ordine in altri paesi. I Cavalieri furono arrestati in Inghilterra, ma nord del confine scozzese le Bolle Papali rimasero lettera morta. Questo perché Robert de Bruce e l'intera nazione scozzese erano stati scomunicati per aver preso le armi contro il genero di Filippo, re Edoardo II° d'Inghilterra. Fino al 1306 i Cavalieri avevano sempre operato senza interferenze papali, ma Filippo riuscì a cambiare la situazione. A seguito di un editto del Vaticano che gli proibiva di tassare il clero, il re francese organizzò la cattura e l'assassinio di papa Bonifacio VIII. Anche il suo successore, Benedetto XI, morì in circostanze molto misteriose poco tempo dopo e fu rimpiazzato nel 1305 dal candidato di Filippo, Bertrand de Goth, arcivescovo di Bordeaux, che divenne puntualmente papa Clemente V°. Con il nuovo papa sotto suo controllo per via dei debito contratti con lui, Filippo compilò il suo elenco di accuse a carico dei Cavalieri Templari. La più facile da muovere contro di loro era l'accusa di eresia giacché era assodato che i Cavalieri non accettavano la tesi ortodossa sulla Crocifissione e non volevano portare la croce latina verticale. Venerdì 13 ottobre 1307, i mercenari assoldati da Filippo attaccarono e i Templari furono arrestati in tutta la Francia. I Cavalieri furono imprigionati, interrogati, torturati e bruciati. Testimoni pagati furono chiamati a deporre contro l'Ordine e vennero così ottenute dichiarazioni veramente bizzarre. Malgrado tutto il re non raggiunse il suo scopo primario, in quanto non riuscì a mettere le mani sul tesoro dei Templari. I suoi uomini avevano setacciato gran parte della regione della Champagne e la Linguadoca, ma il tesoro era rimasto ben nascosto nei sotterranei della Tesoreria a Parigi. A quell'epoca il Gran Maestro dell'Ordine era Jacques de Molay, che dette disposizione affinché le loro ricchezze fossero caricate su una flotta di diciotto galere pronte a salpare da La Rochelle. La maggior parte delle navi fece vela per la Scozia, ma Filippo lo ignorava e negoziò con altri sovrani perché perseguitassero i templari fuori dalla Francia. Successivamente Filippo costrinse papa Clemente a mettere fuori legge l'Ordine e due anni dopo, nel 1309, Jacques de Molay fu arso sul rogo. Molti Templari furono arrestati in Inghilterra ma le cose andarono diversamente in Scozia, dove la Bolla Papale fu ignorata. Molto tempo prima, nel 1128, Ugo di Payns aveva incontrato per la prima volta il re Davide I° di Scozia poco dopo il Concilio di Troyes. Re Davide concesse a Ugo e ai suoi Cavalieri le terre di Ballantradoch, vicino al Firth of Forth (l'odierno villaggio di Temple) ed essi stabilirono la loro sede principale sul South Esk. L'Ordine fu quindi sostenuto e incoraggiato dai successivi re, in particolare da Guglielmo il Leone. Vasti appezzamenti di terreno furono ceduti ai Cavalieri, specialmente intorno ai Lothian e ad Aberdeen, e i Templari presero possesso di varie proprietà anche nell'Ayr e nella Scozia occidentale. Dal tempo di Robert de Bruce, ogni successivo erede Bruce e Stewart è stato un Cavaliere Templare fin dalla nascita e, in virtù di questo, la stirpe reale scozzese comprendeva non soltanto re sacerdoti, ma re-sacerdoti-cavalieri.
Con la ripresa di Gerusalemme dagli Arabi, nel 1099, nascono diversi ordini, sia per la difesa della città, che di carattere religioso. L'"Ordine dei Templari" aveva entrambi gli scopi. Composto da uomini di rango medio-alto, i Cavalieri Templari erano i diplomatici di punta del re francese in un ambiente musulmano e come tali si sforzavano di ricostruire i rapporti dopo le atrocità commesse da crociati indisciplinati contro gli inermi sudditi del Sultano. Ugo di Payns, il primo Gran Maestro dei Templari, era cugino e vassallo del conte di Champagne. Il suo comandante in seconda era il cavaliere fiammingo Goffredo Saint Omer e un'altra recluta era Andrea de Montbard, parente del conte di Borgogna. La tradizione vuole che il compito dell'Ordine era quello di trovare e aprire il magazzino (la stalla di Re Salomone) collocato sotto il luogo dove sorgeva il Tempio di Gerusalemme che avrebbe dovuto contenere l'Arca dell'Alleanza, che a sua volta racchiudeva il più prezioso di tutti i tesori: le tavole della Testimonianza.
Nel 1127 l'ipotetica ricerca dei Templari era terminata con successo, con il ritrovamento ulteriore di una grande quantità di lingotto d'oro. Alla luce dello strepitoso successo dei Templari, Ugo di Payns fu chiamato da san Bernardo a partecipare all'imminente concilio di Troyes, al quale partecipò realmente, tesoro o meno. Il Concilio di Troyes si svolse come previsto nel 1128 e in quell'occasione san Bernardo divenne il patrono e protettore ufficiale dei Cavalieri Templari. In quell'anno ai Templari venne conferito uno status internazionale come Ordine sovrano e il loro quartier generale a Gerusalemme divenne la sede del governo della capitale. La Chiesa riconobbe i Cavalieri come ordine religioso e Ugo di Payns divenne il primo Gran Maestro. In segno di particolare distinzione, i Templari vennero classificati come Monaci-Guerrieri col diritto di indossare i bianchi mantelli della purezza e con l'obbligo di farsi crescere la barba per distinguersi dalle confraternite minori. Nel 1146, i Templari ottennero dal papa cistercense Eugenio III° il permesso di fregiarsi della famosa croce di sangue conventuale. Nel 1306 l'Ordine di Gerusalemme era ormai così potente che Filippo IV° di Francia lo guardava con trepidazione: doveva molti soldi ai Cavalieri ma era praticamente alla bancarotta ma temeva soprattutto il loro potere politico. Con l'appoggio del papa, re Filippo perseguitò i Templari in Francia e riuscì a eliminare l'Ordine in altri paesi. Venerdì 13 ottobre 1307, i mercenari assoldati da Filippo attaccarono e i Templari furono arrestati in tutta la Francia. I Cavalieri furono imprigionati, interrogati, torturati e bruciati. A quell'epoca il Gran Maestro dell'Ordine era Jacques de Molay, che dette disposizione affinché le loro ricchezze fossero caricate su una flotta di diciotto galere pronte a salpare da La Rochelle. La maggior parte delle navi fece vela per la Scozia.
In libreria: I Templari, di Laurent Bailliez, Piemme, Storia delle Crociate, 2 volumi, di Steven Runciman, Einaudi,
Cavalieri del Medioevo, di Richard Barber, Piemme, La Queste du Graal - Teorie e interpretazioni sulla disputa messianica.
Per un'estòria religiosa de l'Occitània di Paolo Secco
I monaci guerrieri. L'ordine dei Templari dall'irresistibile ascesa
alla sua distruzione
Siamo arrivati all'ingresso di Bertrand de Got, papa Clemente V, in Avignone il 9 Marzo del 1309, ove aveva deciso di porre la propria sede provvisoria in attesa del Concilio di Vienne, previsto per l'anno successivo. Il Concilio ebbe una grande risonanza in Europa, in quanto risolse definitivamente il problema spinoso dei Templari, ordine tanto famoso quanto osteggiato dai poteri centrali. Il papa, malato forse di tumore, si spense nel 1314. Su questo incredibile ordine di monaci guerrieri tante parole sono state dette. Chi erano questi uomini ufficialmente casti e poveri, in realtà appartenenti ad un ordine fra i più ricchi e potenti mai esistiti? Monaci con la spada al fianco, una novità assoluta nelle cultura occidentale. Hugo de Paganis, detto Hugue de Payens o Payns, nato in Francia da genitori italiani, e Godefrido de Sancto Audenardo, meglio conosciuto come Geodfroy de Saint'Omer, nobili, ex crociati con Goffredo di Buglione, invece di ritornare in Francia decisero di rimanere in Terrasanta, in remissione delle loro colpe, e di operare per  proteggere i pellegrini che si recavano a Gerusalemme. Da due divennero presto molti di più, e dopo la morte di Goffredo di Buglione, nel 1118, giurarono di dedicarsi al servizio di Cristo (se tradere servitio Christi) secondo l'uso canonico (more canonico) e di custodire le comuni vie di pellegrinaggio  (stratas publicas custodire). Il successore di Goffredo di Buglione nel regno di "Outremer" (Gerusalemme), Baldovino II, assegnò loro un alloggio nei locali sorti sulle rovine dell'antico Tempio di re Salomone. Da qui venne il nome di Cavalieri del Tempio. Nel 1128 erano in nove, con una truppa di circa trecento volontari, sei di loro si recarono da Gerusalemme a Troyes ove, nel Concilio indetto da papa Onorio II, esposero i loro principi e i loro scopi. Il Concilio approvò l'Ordine, ed incaricò Bernardo di Chiaravalle, che già abbiamo incontrato nella sua dura opposizione ai Catari di Linguadoca, di dare a quei "poveri soldati di Cristo" una regola precisa. Dapprima la regola, ricalcata su quella Benedettina, e più tardi su quella nuova dei Cistercensi, si compose di  72 articoli, che poi divennero ben 686. Tre erano i voti solenni: povertà, castità, obbedienza. Non potevano insomma possedere nulla se non le armi l'abito ed il cavallo, ma quest'ultimo poteva o doveva, se necessario, essere condiviso con altri. Non è casuale che nel loro primo sigillo i Templari siano rappresentati in coppia a cavalcioni di un unico cavallo.
Ricevettero da papa Onorio il mantello bianco e più tardi, da Eugenio IV, la croce rossa da ricamare sulla spalla sinistra del mantello. Il loro motto fu tratto da un versetto dei salmi: "non nobis, domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam" (1).
Con uno stratagemma si ovviava al fatto che gli uomini di Chiesa, allora, avevano la proibizione assoluta di partecipare a qualsiasi fatto violento. Bernardo riuscì con astuzia e grandi capacità a giustificare l'esistenza, se non addirittura la necessità di quest'ordine guerriero, teorizzandolo come strumento di Dio sulla terra. I Templari non dovevano odiare il nemico, tantomeno cercare e perseguire la vendetta, ma in nome di Dio risultarono spesso spietati, combattenti feroci e senza scrupoli e, qualche volta, dediti al saccheggio. Proprio per la loro presenza in Terrasanta vennero a contatto con culture diverse, l'Islam e soprattutto le sue sette, come gli Ismaeliti, l'Ebraismo, le sette gnostiche, e questo li portò successivamente ad essere oggetto di pesanti accuse di eresia. Nel giro di pochi anni, dal Concilio di Troyes in poi, l'Europa cattolica assicurò ai Templari un consenso forte e quasi universale. Lo stesso re di Aragona, Alfonso I, creò un notevole imbarazzo  destinando loro in eredità un terzo del proprio regno. L'ordine ricevette in lascito migliaia di proprietà terriere, grandi e piccole, in Inghilterra, Francia, Spagna e si dovette pertanto mettere a punto una nuova organizzazione in grado di gestire queste vaste ricchezze. La gran quantità di privilegi acquisiti in breve tempo lo pose al di fuori di ogni controllo al di là di quello del pontefice, e ciò non fece che accrescere invidie e rancori.
Per le necessità di addestramento, amministrazione, e, non ultimo, per la difesa dei viandanti, furono edificate un gran numero di "magioni templari" in tutta Europa. Nella  nostra zona possiamo ricordare le presenza dell'ordine a Valmala, in Val Varaita, in Val Vermenagna, ove sorgeva un ospizio nei pressi del Colle di Tenda, ed è probabile la loro presenza nei pressi di Staffarda, poco dopo la fondazione dell'Abbazia, nel 1135, ove è documentato comunque il loro passaggio a seguito di monache e pellegrini diretti a Rifreddo e Revello. Cavaller-maggiore e Murello furono loro sedi in pianura.
Proprio per l'estremo potere assunto dall'Ordine nel corso del tempo, lo stesso papato cominciò a sospettare della sua effettiva lealtà. Le prime accuse di eresia, ovviamente ben pilotate, vennero a causa del sincretismo religioso  che l'ordine assunse, come già abbiamo detto, proprio  per i contatti con  altre culture. Furono chiaramente appoggiate dal re di Francia Filippo il Bello ai tempi dell'elezione al papato di Clemente V. Le rivelazioni di alcuni ex appartenenti all'Ordine, chiaramente non del tutto spontanee, portarono all'arresto di un gran numero di cavalieri nel 1307. Le motivazioni non potevano che essere di tipo dottrinale, anche perché il regno di Francia era fortemente indebitato con l'Ordine. Quattro furono le accuse principali: iniziazione segreta, con conseguente negazione di Cristo, eresia, sostituzione dell'immagine di Dio con quella di un idolo - il Bafomet - e in ultimo il delitto di omosessualità. Agli arresti seguirono interrogatori, torture, e ovviamente confessioni più o meno forzate, ma fece comunque scalpore l'uso della violenza da parte degli inquisitori, al punto che papa Clemente V avocò a sé il proseguimento dell'inchiesta.
Ma nel Concilio del 1311, con la bolla "Vox Clamantis", con grande rammarico  e dolore, come scrisse, abolì l'Ordine del Tempio e tutte le relative istituzioni. A seguito di ciò, il Gran Maestro dell'Ordine Jaques de Molay e i suoi collaboratori ritrattarono le confessioni rese sotto tortura, e per questo fatto, considerati recidivi, vennero automaticamente condannati alla pena capitale.
Il 18 Marzo 1314 affrontarono, con estrema dignità, il rogo ap-prontato su di un isolotto della Senna a Parigi(3). Fu la fine ufficiale dell'Ordine e l'inizio di un nuovo periodo per la Chiesa.
Vita e morte dell'Ordine dei Templari
di Alain Demurger
Vocaboli chiave: Ideologia crociata 
Nascita dell'Ordine  Articolazione socio-economica  Il processo 
 
La bibliografia sui templari è ricchissima ma spesso di dubbia qualità. Questo lavoro, serio e documentato, colma l'assenza di una storia critica e scientifica dell'Ordine del Tempio, orientata a ridare all'istituzione il significato che le fu proprio: una delle creazioni più originali dell'Occidente medioevale del XII secolo. L'autore si propone di ricostruire la vicenda dei "poveri cavalieri di Cristo" ricollegandola sia ai propri fondamenti religiosi - ideologici sia alla temperie della condizione politica estera negli anni a cavallo del XI - XII secolo, dove all'interno della cristianità si rafforzò l'idea di una crociata volta alla riconquista degli spazi legati alla figura di Cristo, in primo luogo Gerusalemme. La prima parte, appunto, tratta della nascita dell'ordine, voluta da due oscuri cavalieri, Ugo di Payns e Goffredo di Saint - Omer, in piena sintonia con le autorità regie di Gerusalemme, preoccupate dalla scarsa presenza di popolazioni latine negli stati cristiani d'oriente. L'iniziativa rispondeva anche a bisogni spirituali avvertiti come decisivi: rinunciare al secolo e dedicarsi alla preghiera e all'ascesi. Ciò che ci fu di realmente originale nell'istituzione dell'ordine del Tempio - e ancor prima in quello degli Ospitalieri - fu la conciliazione di due ambiti che fino ad allora erano rimasti nettamente distinti, il bellatores e l'oratores; in tal modo l'ideologia della crociata s'incarnava stabilmente in una determinata figura e perdeva il suo carattere di provvisorietà. Tale riunione, come l'autore dimostra, fu la conseguenza di un processo secolare di riflessione del cristianesimo sulla guerra che, in sintesi, centralizzò la propria attenzione non sull'evento in sé ma su suoi autori, arrivando a definire alcuni casi di guerre ritenute legittime e degne di essere combattute da un cristiano. Lo schema tripartito della società inserì definitivamente il cavaliere all'interno del cosmo voluto da Dio ed, anzi, cristianizzò attraverso complesse procedure simboliche il cavaliere stesso, proponendogli un modello di ascesi adatto al suo status. La logica del templare è precorritrice della logica del cavaliere.
L'istituto nacque tra il 1119 e il 1120 con la precisa finalità di proteggere i fedeli che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme. Ben presto i templari assunsero il ruolo di veri e propri difensori degli spazi di frontiera dei regni latini d'oriente, pagando un tributo altissimo di sangue, ma diventando elementi insostituibili nella difesa delle conquiste della prima crociata. Fu San Bernardo di Chiaravalle, nel suo De Laude, a chiarire definitivamente il ruolo dei templari: essi avevano il compito speciale di proteggere i luoghi appartenuti all'esperienza terrena di Cristo. Compito estremamente complesso perché, ed è questo un motivo centrale del libro, ad un certo punto l'ideologia del crociato e quello del templare iniziarono a non collimare più: mentre per i primi, desiderosi di compiere il "Santo Passaggio", era essenziale combattere contro l'infedele anche cercando una valorosa morte in battaglia che, come affermato da San Bernardo, non andava temuta bensì ricercata, l'Ordine del Tempio, assieme alle autorità locali, ben presto comprese come la salvaguardia degli stati latini d'oriente potesse avvenire unicamente attraverso la mediazione e l'accordo, non il conflitto perenne. Si determinò così un'incomprensione destinata ad essere uno dei tanti capi d'accusa avanzati da Filippo il Bello e Guglielmo di Nogent nel processo del 1304.
Un secondo nucleo concettuale è rappresentato dall'analisi dell'articolazione socio-economica che garantiva il costante ricambio di uomini e mezzi. Il ruolo economico raggiunto dal Tempio nel XII e XIII secolo fu d'indubbia rilevanza. Il suo patrimonio fondiario si estendeva su gran parte dell'Europa occidentale e aveva come elemento essenziale la magione o la commenda, centro di vita capace sia di ricavare un surplus da spedire in Oriente, sia di estendere la propria influenza sulla regione circostante e attirare, di conseguenza, vocazioni. La tipologie di insediamento erano estremamente variegate e tennero conto dei contesti socio-economici nei quali si situavano. L'ordine, in accordo con le coeve esperienze cistercensi e cluniacensi, divenne molto spesso sede di una vera e propria "banca agricola", gestitrice dei fondi per conto di terzi, ma anche prestatrice di denaro, talvolta con interesse.
La fitta rete di donazioni e acquisizioni contribuì a creare la leggenda di una straordinaria ricchezza dei templari che, a suo tempo, diventerà fonte di pesanti accuse contro coloro che avevano fatto voto di povertà. In realtà l'autore dimostra efficacemente come tale convinzione alimentata da gelosi chierici secolari sia da ridimensionare e, soprattutto, come tutto ciò che si ricavava in Occidente servisse da sostegno logistico per le continue guerre negli stati latini d'oriente. L'ultima parte del libro è rappresentata dall'esplorazione delle ragioni per le quali la Francia di Filippo il Bello volle la soppressione dell'Ordine. L'autore correttamente non ricostruisce la storia dei templari attraverso il processo, ma compara questa esperienza con le contemporanee realizzazioni degli Ospitalieri e dell'Ordine Teutonico. Se ne ricava un quadro che é assai più mosso rispetto alla pervicace volontà di soppressione del monarca francese e del suo entourage, perché le ragioni dell'improvvisa e violenta fine dei templari vanno innanzitutto ricercate nelle progressive sconfitte che gli stati latini subirono in Oriente e nella lenta, ma avvertibile, modificazione dell'ideologia crociata. L'ultima grande vittoria cristiana sul mondo arabo fu nel 1191 con la conquista di Acri. La situazione nel XIII secolo divenne drammatica: gli stati d'occidente assistettero impotenti e profondamente divisi alla scomparsa lenta e progressiva di tutte le precedenti conquiste in Terra Santa, senza che fosse organizzata un'offensiva comune. Nel 1225 la corona di Gerusalemme risiedette in Sicilia sul capo di Federico II, poi diverrà angioina nel 1285, alla morte di tutti gli eredi dell'imperatore di Svevia.
Di fronte a questa situazione gli ordini militari furono l'unica forza organizzata capace di opporre resistenza, in un periodo, però, in cui si affacciarono i primi dubbi sul valore della crociata. Ai templari furono rimproverate di volta in volta la loro prudenza, i loro troppo frequenti contatti con il mondo musulmano, la loro avidità e il loro orgoglio. Accuse comuni anche agli altri ordini, ma che per templari divennero fatali.
Perché il tempio? Esso fu al centro di una complessa partita che da un lato vedeva come protagoniste le nascenti monarchie nazionali di Filippo il Bello, Giacomo II, Edoardo I e Edoardo II, dall'altro l'autorità del pontefice. L'esito del processo non fu affatto necessario ma frutto di diverse circostanze e della gravissima responsabilità degli alti dignitari del Tempio che non seppero comprendere come dietro la battaglia lanciata contro l'ordine si celava uno scontro ormai decisivo tra autorità regia e autorità papale. La caduta d'Acri nel 1291 rappresenta, secondo l'autore, un vero e proprio crocevia. Mentre gli Ospitalieri e i Teutonici seppero comprendere che in tale situazione l'unica possibile ancora di salvezza era la creazione di uno stato teocratico, per i primi a Rodi, per i secondi in Prussia, i templari mantennero fede alla loro dimensione extraterritoriale, sorta di "Stato nello Stato, Chiesa nella Chiesa", affidandosi al loro principale protettore il pontefice, che nella bolla pontificia Omne datum optimum del 1139 aveva avocato a sé la giurisdizione dell'ordine sottraendola a quella dei vescovi e facendone un corpo militare direttamente rispondente ai suoi voleri. Un ordine armato era, però, impensabile alla fine del XIII secolo, momento di grande rafforzamento dell'autorità regia, che voleva ridurre i particolarismi e sopportava malvolentieri aree sulle quali non poteva esercitare compiutamente la propria giurisdizione. Le accuse mosse ai templari prese singolarmente non avrebbero potuto dimostrare nulla, ciò che risultò decisivo fu la volontà politica di trasformare mancanze disciplinari in un complesso e coerente bagaglio d'imputazioni legate all'eresia, rendendo manchevolezze riscontrabili in ogni ordine monastico reati sacrileghi. Spiccò dietro quest'operazione Guglielmo di Nogent che seppe ricavare le proprie prove attraverso un uso accorto ed abile della tortura, procedura giudiziaria organizzata in modo definitivo nel 1235 e affidata agli ordini mendicanti, domenicani e francescani, e che in processo venne per la prima volta usata diffusamente. Nel 1314 l'ultimo Gran Maestro, Giacomo di Molay, periva al rogo dichiarando la propria innocenza, abbandonato dal pontefice, suo principale protettore. Le motivazioni del monarca sono tuttora oggetto di ricerca e studio. L'interpretazione fornita dall'autore muove intorno alla volontà del re francese di guidare e organizzare una nuova crociata, promessa nel 1312 nel concilio di Vienne.
Per attuarla occorrevano fondi ed uno strumento militare adeguato: di qui l'idea più volte espressa in diversi ambienti di fondere i due ordini, templare e ospitaliero e porli a capo di un rex bellator non sposato. Probabilmente Filippo, nipote di San Luigi, morto in crociata, figlio di Filippo III anch'egli morto in crociata (contro gli aragonesi) intendeva ricoprire tale incarico. Ciò segnava la condanna del Tempio. "Gli ordini militari internazionali costituivano un ostacolo per lo sviluppo delle monarchie centralizzate.
Essi non hanno una collocazione nello stato moderno: devono sottomettersi o sparire. Il Tempio e stato il capro espiatorio.
Se abbia pagato per gli altri ordini, ha tutto sommato scarsa importanza: l'Ospedale era un ordine caritativo; pur senza mutare il proprio statuto ha saputo convertirsi (Rhodes)" (p.277). In sintesi questo è il nocciolo dell'argomentazione di un lavoro che ricostruisce e riflette la parabola di un'istituzione originale; lavoro d'indubbia qualità perché tiene costantemente unite l'esperienza templare e le altre consimili, ridandoci la percezione che i contemporanei avevano di queste realtà avvertite da subito come singolari. Ottimo libro il quale dovrebbe essere affiancato da un lavoro che, come ricorda lo stesso Demurger nella prefazione, ricostruisca la storia della leggenda templare nei secoli, perché lo storico non si occupa solamente del vero; si occupa anche del falso quando sia stato creduto vero; si occupa anche dell'immaginario e del sogno. Soltanto, si rifiuta di confonderli.