Attualità di Filippo
Corridoni
Intervista ad Andrea Benzi di Lucy dall'Ombra
Andrea
Benzi è curatore del testo degli scritti corridoniani "Come per andare più
avanti ancora"
Società Editrice Barbarossa
Milano
D: Andrea
Benzi, poche parole per iniziare su Filippo
Corridoni.
R: Corridoni è stato
il più grande rivoluzionario delle storia italiana recente. Purtroppo la sua
morte, avvenuta a soli 29 anni, ne impedì l'azione politica nell'Italia che
sarebbe uscita dalla prima guerra mondiale. Nato in provincia di Macerata a
Corridonia,
si trasferì a Milano ed iniziò la sua attività
nella formazione giovanile del partito socialista e nel sindacato. Su posizioni
antimilitariste ed internazionaliste, diventò uno dei punti di riferimenti del
sindacalismo rivoluzionario, quell'ala del sindacato
che criticava ferocemente l'azione politica
riformista e compromissoria del sindacato confederale e la strategia
elettoralistica del partito socialista. La critica avveniva in nome dell'azione
diretta e della rivoluzione sindacale, attraverso lo sciopero generale,
il boicottaggio ed il sabotaggio
dell'economia.
D:
Incredibile, sembra di averci a che fare con un moderno leader
dei centri sociali. Ma allora come mai il fascismo lo assunse
come mito e simbolo del fascismo delle origini?
R: Vi fu un
cambiamento, così come vi fu in Benito Mussolini, in Alceste De Ambris, in
Michele Bianchi, Edmondo Rossoni e tanti altri, come Giuseppe Di Vittorio. Nel
1914, probabilmente deluso dal fallimento degli scioperi via via organizzati,
intravedendo con molti altri la possibilità che la guerra fosse l'evento in
grado di cambiare la società e l'uomo, si schierò a favore dell'intervento
dell'Italia nella prima guerra mondiale e capeggiò le manifestazioni durante le
famose radiose giornate di maggio, di cui divenne l'oratore principale e più
ascoltato della piazza di Milano. La sua attività fu fondamentale per saldare il
mondo operaio al movimento interventista. In lui si sviluppò quindi un crescente
sentimento patriottico e nazionalistico: partì volontario e morì, consapevole
del suo sacrificio, esponendosi da vero eroe al fuoco nemico, in un assalto ad
una delle più munite trincee austriache, la mitica Trincea delle frasche, sulle
Alture di Polazzo, fra Monfalcone e Gorizia. Là, ancora oggi, vi è un monumento
che lo ricorda e che neppure la furia dei partigiani comunisti sloveni è stata
in grado di distruggere. Questo monumento è meta, ogni 23 ottobre, di un
pellegrinaggio organizzato dall'UGL del Friuli e che speriamo possa aggregare
tanti altri soggetti ed organizzazioni e possa diventare presto momento
simbolico-aggregativo di tante energie sane del lavoro, della produzione, del
sindacato.
D: Può esservi una
differenza quindi fra Corridoni ed una sorta di mito
corridoniano?
R: Sì: su Filippo
Corridoni, una volta morto, venne alimentato un vero e proprio mito. Mussolini
fu abilissimo nell'appropriarsi della sua eredità, eredità che tuttavia era
sintesi umana e storica del rivoluzionario sociale e del combattente per la
Patria, eredità quindi che faceva gola al movimento fascista, ma eredità-sintesi
che comunque animava il Mussolini ante-marcia e che sempre rimase nella sua
politica. Non tutti furono ovviamente d'accordo: non lo fu De Ambris, che dopo
aver simpatizzato per il fascismo, divenuto antifascista, accusò Mussolini di
appropriazione indebita di cadavere (letteralmente); non lo fu Giuseppe Di
Vittorio, che, giovanissimo, fu amico di Corridoni. Ma poiché una parte
consistente, quando non maggioritaria, dei sindacalisti rivoluzionari finì per
aderire al fascismo, ecco che il mito di Filippo Corridoni trovò validi e forti
sostenitori nel regime. Voglio dire, un conto è il mito di Corridoni; altra
questione è l'analisi della sua azione. Mentre fiorirono biografie e racconti
sulla sua figura di giovane eroe ribelle, malato di tubercolosi, che entrava ed
usciva dal carcere, non si ebbe un esame ed una raccolta editoriale dei suoi
scritti, fatta eccezione per l'opera politicamente più matura, Sindacalismo e
Repubblica scritta nei primi mesi del 1915 a S. Vittore, e pubblicata nel 1921 a
Parma e poi nel 1945 a Milano, negli ultimi mesi della Repubblica Sociale
Italiana. Ho inteso quindi colmare questo vuoto: non ho scritto un libro su
Corridoni, ho raccolto e sto raccogliendo i suoi scritti. Un'opera che, senza
alcuna modestia, definisco meritoria, ma che purtroppo non sta trovando le
giuste attenzioni dei vertici culturali, troppo occupati forse a programmare la
sfilata televisiva di nani e ballerine.
D: Ed è grave
questo?
R: Giudicate voi. In
un'Italia che ha finanziato con centinaia di milioni i progetti cinematografici
della Ripa di Meana, che ha dato soldi pubblici a Luca Casarini, che ha inviato
la portaerei Garibaldi di fronte al Pakistan per fermare i pescherecci di Bin
Laden (milioni di Euro al giorno di spesa), in un'Italia sempre pronta a
riempire di onori qualche divo o divetto d'oltreoceano o d'oltralpe, non si
trovano i soldi per fare acquistare da alcune biblioteche gli scritti
corridoniani. Il che poi stride con il fatto che quasi ogni città e comune
d'Italia ha una via dedicata a Corridoni.
D:
Benzi, cosa rimane del messaggio
corridoniano?
R: Verrebbe da dire
nulla, assolutamente nulla. Invece, no. Di Corridoni rimane l'esempio militante:
il fatto che sempre la storia produce individui che, armati di soli ideali,
decidono di lottare e di non cedere alle prepotenze dei più forti ed alle
lusinghe del compromesso. Essi sono destinati ad una vita tragica ed eroica: ma
per fortuna esistono. In piccolo sono quelle persone che incontriamo in varie
situazioni, restie ad arrendersi e ad omaggiare chi in quel momento ha i soldi
ed il potere: sono persone indispensabili. Senza di loro il mondo sarebbe
totalmente in mano ai prevaricatori, agli arroganti ed agli intriganti, ai
monopolisti. Sotto l'aspetto politico e sindacale poi, il messaggio corridoniano
rivela un'attualità sorprendente: il disfavore verso le forme di
assistenzialismo politico e partitico in nome di una giusta contrapposizione fra
produttori, vale a dire lavoratori ed imprenditori entrambi consapevoli
dell'alto e nobile ruolo economico
e sociale svolto, la critica
allo stato assistenziale che tutto assopisce ed addormenta pur di controllare la
plebe mediante il vecchio strumento paternalistico del pane a prezzo politico,
la propensione per la democrazia diretta, referendaria e partecipata, e non per
la democrazia mediata dalle fazioni e dai partiti, il concetto di nazione
armata, come fulcro di una vera struttura di sicurezza civile e non strumento di
aggressione militare, il federalismo municipale. Tanti punti ancora attuali che
furono peraltro ripresi da Mussolini nel 1919.
D: Grazie Andrea
Benzi, buon lavoro e buona fortuna.
R: Grazie a Te,
e spero che chi legge e non solo possa capire l'importanza di sostenere certe
operazioni culturali, che forse non rappresentano un grande evento
mass-mediatico, ma sono utili ed importanti. Il volume degli scritti
corridoniani "Come per andare più avanti ancora", curato da Andrea Benzi, edito
dalla Società Editrice Barbarossa, di 288 pagine, con appendice biografica e
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