Serragli e Costantinopoli:
Nel capitolo II° le regole dell'amministrar le genti d'ogni nazione
 
di Matilde
 
1. Costantinopoli
Il fratello di Gregorio XV don Orazio (1561-1640), senatore e generale della Chiesa, con 800.000 scudi in titoli del debito pubblico comprò dagli Sforza il ducato di Fiano e dai Farnese il principato di Zagarolo. Era marito di Lavinia Albergati, figlia di Fabio di Bologna scrittore di cose politiche in chiave cattolico-confessionale. Un giovane poligrafo bolognese "figliano" di donna Lavinia dedicò loro questo "tributo del mio basso intelletto", forse aspirando al titolo di dottore. Allora, tra un ducato e l'altro, le cose andavano così: oggi non più, naturalmente. Non più? almeno parrebbe (giovando pensarlo per il bene della salute), ma sapendo anche che i "figliani" del terzo millennio hanno altri modi per omaggiare i potenti di turno e poi passare alla cassa.
Nel Capitolo II si descrivono le regole che si usano in Costantinopoli nel governo, nell'amministrar la giustizia, dei dazi, nel vivere, e la varietà e quantità di genti d'ogni nazione.
Da questo traggo alcuni brani, liberamente abbreviando:
Si trovano taverne nella Città dove si vende il vino a' Cristiani, & alli Hebrei, & a' Turchi, secretamente per essergli vietato dalla loro legge, al numero di 1500, & importa il datio di esso trentasei carichi di moneta l'anno, che ogni carico fa zecchini 1633.
Vi è un altro datio, che si paga da ciascuna persona, che s'imbarca per far qualche viaggio, cioè un aspro per persona essendo Turco: ma se è cristiano, o Hebreo, ne paga due, & prima che si mova dal porto non può alzar la vela il patron del vascello, sin'a tanto, che non è fatta la visita da ministri del Gran Turco, per veder se vi fossero persone schiave, o fuggitive, & questo rende quattro cariche l'anno.
Vi è un altro datio sopra li Hebrei, cioè maschi, che pagano un zecchino l'anno al Gran Turco, il quale rende 11300 zecchini oltre 300 persone Hebree, che sono esenti. Et oltre di ciò pagano gli Hebrei 3000 zecchini l'anno per mantener il privilegio di tener le Sinagoghe, & ogn'anno nel pagare lo confermano con autorità di tener il titolo di Raby, il quale è Capo della Sinagoga, che commanda come Patriarca.
Pagano li Christiani Greci, che sono in tutto il contado, l'istesso Caraggio d'un zecchino per ciascun maschio che rende 38000 zecchini l'anno. Pagano anco di più li Greci 25000 zecchini l'anno per mantenere il titolo, & autorità del Patriarcato, e tutte le loro Chiese. Vi è un altro datio, che si chiama datio delle vergini, che ogni donzella che si sposa si scrive nel libro matrimoniale,
e vi è il Giudice sopra ciò deputato: se è Turca paga doi terzi d'un zecchino, se è Hebrea un zecchino, & se è Christiana Greca parimenti, & gli Armeni similmente come i Greci, eccetto che non pagano in Costantinopoli, ma pagano in Antiochia o in Gerusalemme, dove hanno li loro Patriarcati. I Christiani Latini pagano un zechino per testa, & non altro: ma la più parte si salvano, con farsi scrivere sotto qualche Bailo, o altro Ambasciatore di Principi, che sono esenti. Li Zingari pagano doppio carraggio delli Hebrei, & anco le donne loro pagano, quali non sono vagabondi come in altri paesi, ma fanno arti,
& mercanteggio, e tra loro è un Capitano. Li Schiavi liberi, o per riscatto, o per gratia, benchè siano maritati non pagano alcun carraggio, come li Christiani Ragusei & Albanesi.
Ci sono più di 80 hospitali. Vi sono 120 Colleggi, dove stanno molti scolari chiamati Sophà, che vuol dire sapienti, o studenti,
a' quali è dato in esso Colleggio a ciascuno una camera con doi store, & un tappeto con due vestiti l'anno, e quattro pani il giorno, & una minestra, & una candela, & li mastri, che li leggono le lettioni, che a loro piacciono, e sono pagati essi mastri dall'entrate di quel colleggio, & essi scolari come sono stati più di un anno, se gli comincia a dare qualche poco di entrata d'un aspro il giorno, & così d'anno in anno si va raddoppiando il stipendio, quali studenti guadagnano anche in scriver libri non vi essendo stampe in Costantinopoli, & anco in andar ad insegnar a' figliuoli de' Signori alle loro case. Riescono per il più i suddetti scolari molto scelerati, non potendosi prendere per qual si voglia delitto che commettino se non dal loro Capo, quale poi li dà al foro secolare: acciò ricevino il dovuto castigo. Sultan Amurat volse per occulta causa sapere il numero di essi, & trovò che solo nella Grecia & Natolia & Caramania passavano 90000: oltre quelli della Persia, Soria, Arabia & del Cairo che era infinito numero.
Vi sono in Costantinopoli più di venti Predicanti detti Sechè, che vuol dir vecchio, i quali sono tenuti in somma venerazione,
& ogn'uno è Capo d'una Religione, della quale niuno prende moglie, se non esso Capo, che predica tutti Venerdì nelle principali Moschee.
Vi sono nella Città quattro Giudici, che stanno nelli quattro cantoni della Città a spedir le liti civili.
Ma in mezzo della Città vi è il Giudice principale che attende tanto al Civile come al Criminale, non potendosi far morire alcuno per giustizia, che non sia sentenziato da lui, & anco da quei quattro altri Giudici sudetti, & si possono appellare li litiganti al detto Gran Giudice. Vi sono anco nella Città alcuni Capitani & un Gran Capitano di Giustitia che ha quattro Luogotenenti sotto di lui in quattro parti della Città che vanno per la Città di continuo, havendo cura che non si faccino homicidi, latrocini, ne' altri misfatti.
Nelle pregioni da basso stanno li criminali, & di sopra li civili, nelle quali sono partite le stanze delli Cristiani, da quelle degli hebrei, & de' Turchi: ma nelle criminali stano tutti indifferentemente, & si porge grandissime elemosine giornalmente a detti carcerati, massime di cose da mangiare, che molte volte li custodi delle carceri dell'avanzo sostentano sè, & le loro famiglie,
& l'elemosina, che viene ogni dì de' denari s'affitta tre zecchini il giorno.
Avviene anco spesso che il Gran Turco manda a pigliar nota di tutti li carcerati per debiti, & da cento scudi in giù li fa liberare, pagando per loro, & per qualche persona di qualità paga grossa somma di denari pietosamente.
Nel Capitolo III si descrivono le regole del serraglio. A presto cari amici per entrare nelle delizie del serraglio. Matilde.