Così la repubblica veneta resse 800 anni sovrana
 
di Loris Palmerini
 
Da dove viene la parola "ballottaggi"? E' noto che i Veneti sono stati fondatori e primi realizzatori della forma repubblicana moderna. La pertecipazione democratica era tale che per 100.000 abitanti medi, Venezia contava 1000 parlamentari, se pur di nomina ereditaria. Nella Repubblica Veneta, nota anche come "la Serenissima" per la serena applicazione della giustizia a chiunque, e terra di S.Marco per la presenza delle spoglie del santo, durante le votazioni si faceva molta attenzione a che non si realizzasse compravendita di voti, veti incrociati contro candidati indipendenti, ed in generale si vietava ogni forma di pubblicità politica. Il principio fondamentale, costituzionale, era che è la carica che cerca l'uomo adatto, non l'uomo che cerca la carica. Particolarmente complesso e basato su metodi matematici precisi era il procedimento per l'elezione del Doge, che era la più alta carica, a vita, della repubblica, ma che non deteneva un potere totale dovendosi confrontare sempre con gli altri poteri dello Stato. C'era la divisione dei poteri anche religiosi.
Appunto nella elezione del Doge, una successione di votazioni permetteva di esprimere sempre una prestigiosa figura indipendente, e fu così che la repubblica dei veneti resse per 800 anni sovrana. Delle commissioni votavano altri membri, i quali votavano un'altra commissione, la quale votava altri membri votanti un'altra commissione ...così via più volte, per impedire che qualunque accordo potesse realizzarsi. L'ultima commissione eleggeva il Doge. L'espressione dei voti veniva scritta su di un foglietto, e inserite in delle sfere lisce, dette "ba£ote"  pronunciato [baote] , parola veneta tutt'ora in uso che significa "palle", sfere, biglie. Le ba£ote con i voti venivano messe in una urna, e venivano fatte pescare con una manina di legno, in modo che nemmeno al tatto si potesse distinguerle. Da questo sistema di voto è nato il ballottaggio, che però, come viene applicato dai non veneti, spesso non ha quelle garanzie di indipendenza dalle correnti politiche che dovrebbe esprimere un rappresentante di Stato, sempre più confuso con il capo di un partito come negli stati comunisti e fascisti.