VirusNoDogmatismi
 
Il dogmatismo religioso, flagello del XXI secolo
 
di Luigi De Marchi
 
Spinti dall'ingenuità o dall'opportunismo, molti leaders politici e culturali dell'Occidente liberal-democratico hanno preferito evitare ogni scontro ed ogni attrito, durante tutto il nostro secolo, con i dogmatismi religiosi, credendo o dando a credere che l'unica vera minaccia per le libertà umane fosse costituita dai dogmatismi politici che venivano via via combattuti (fascismo, nazismo, stalinismo, maoismo ecc.). Esaminata nell'ottica della psicologia di massa e di vertice, la realtà appare però ben diversa. In quest'ottica, i dogmatismi ed i fanatismi politici che hanno insanguinato il XX secolo si disvelano piuttosto come un surrogato temporaneo di quelli religiosi: in particolare, come la risposta che molti intellettuali e gruppi umani psicologicamente più vulnerabili hanno cercato di dare alla crisi delle certezze religiose tradizionali nel corso del 900.
Ai Paradisi Celesti promessi per secoli dai Papi infallibili, dalle Vere Chiese e dalle Vere Fedi si tentò cioè di sostituire i Paradisi Terrestri promessi dai Capi infallibili, dai Partiti Unici e dalle Vere Rivoluzioni. Ma l'illusione è durata poco perché le promesse dei dogmatismi politici erano, come direbbe Karl Popper, falsificabili e sono state smentite dall'esperienza storica e personale dei seguaci. E così oggi i vecchi dogmatismi e salvazionismi religiosi tornano (con le loro fulgide promesse di perpetua felicità ai Popoli Eletti, ma per ciò stesso tra loro arcinemici) a far breccia tra le personalità più affamate di certezze e più incapaci di convivere con i rischi del pensiero libero e di un'avventura umana entusiasmante ma drammatica, commovente ma non certo paradisiaca. Purtroppo, la minaccia del risorgente fanatismo religioso si sta rivelando anche più pericolosa di quella del fanatismo politico, per l'ovvio motivo che essa può spingere il militante e il leader ad  affrontare la propria stessa morte con la certezza della vita e della gloria ultraterrena. Basta, per convincersene, guardare alle molte guerre di religione (gabbate per guerre civili) che hanno insanguinato l'Europa negli ultimi decenni (da quelle tra cattolici e protestanti in Irlanda a quelle tra musulmani, ortodossi e cattolici nei Balcani), od all'interminabile conflitto ebraico-islamico in Medio Oriente, od ai sette milioni di morti della guerra perso-irakena  tra sciiti e sunniti, od all'apocalisse nucleare che si profila tra islamici pakistani e induisti indiani. O basta volgere lo sguardo all'orrore senza fine che, in pace come in guerra, ci arriva da tanta parte del mondo islamico, ove le atroci mutilazioni genitali di milioni di bambine s'intrecciano alle mostruosità misogine dei talebani o agli sgozzamenti di massa degli integralisti algerini e sudanesi. Certo, la Chiesa di Roma non è più immersa in queste forme di fanatismo sanguinario, ma lo è stata, e fino al collo, per quasi tutta la sua storia e se oggi, a distanza di secoli, riconosce certi suoi errori, è solo perché ha dovuto assimilare l'influenza del pensiero laico e liberale che essa ha tanto combattuto in passato e continua a combattere aspramente ancor oggi. Quanto parziale e precaria sia la svolta antiautoritaria del Vaticano e quanto disumano resti il suo dogmatismo, mi sembra però emergere molto chiaramente nell'atteggiamento sulla questione della regolazione delle nascite. Il caparbio rifiuto vaticano della contraccezione ha prodotto una tragedia planetaria al cui confronto l'olocausto nazista è una quisquilia: centinaia di milioni di bambini morti per fame, milioni di donne morte d'aborto clandestino, milioni di giovani morti in guerre intestine per la conquista delle risorse o delle terre contese, catastrofi ambientali e migrazioni disperate di massa che minacciano di travolgere la stessa civiltà europea. Beninteso la religiosità vera, inseparabile dalla tolleranza, non ha nulla da spartire con questi orrori, ma chi considera superata la lotta contro il fanatismo religioso farà bene a guardare in faccia i suoi frutti avvelenati. Sì, alle soglie del Terzo Millennio, l'umanesimo liberale ha un compito più che mai urgente e vitale da svolgere in difesa della libertà e della crescita umana.