Gli editoriali di VirusilGiornaleonline
 
Foibe: quando il genocidio diventa violenza di Stato
 
di Giuliano l’Apostata
 
Il comunismo trova sempre dei difensori disposti a chiudere un occhio, a deformare la storia
(anche nei libri di testo scolastici) pur di ridimensionare la responsabilità dei delitti, dei genocidi e della tragedie umane che questa ideologia ha provocato nel secolo scorso. Non conta che i muri siano crollati e che si siano consumate tutte le possibili abiure: anche sulla bara del comunismo in tanti si cimentano in tutele postume, concedendogli attenuanti di ogni tipo
Si è svolto a Roma un convegno che ha cercato (come scriveva il Corriere della Sera) di offrire interpretazioni pacate ai
massacri compiuti, nel 1945, dalle truppe titine a Trieste, in Istria e in Dalmazia. Dapprima, migliaia di nostri 
connazionali furono passati per le armi; poi, venne la volta delle foibe, le cavità del Carso dove furono precipitate circa 15mila persone. Alla fine della pulizia etnica, dei 350mila  italiani autoctoni dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia hanno detto nel convegno -  ne  rimasero 33mila: i superstiti, fuggirono portandosi appresso solo gli occhi per piaqngere.
Queste vicende sono finite, per mezzo secolo, nel dimenticatoio della storia. Mai un film firmato da uno dei tanti registi
impegnati; mai un’indagine della Commissione stragi (che pure da noi è in servizio permanente effettivo); mai un appello sottoscritto da quell’esercito di intellettuali sempre pronto ad accorrere ai richiami della sinistra.
Anche negli anni ’50, quando il Pci espelleva  i dissenzienti con l’accusa di essere titoisti e la DC mieteva voti ergendosi a diga contro il comunismo, la classe politica italiana si guardò bene dal fare chiarezza su di una pagina tanto drammatica e dolorosa. Poi, la Repubblica Jugoslava è andata in pezzi e le diverse etnie hanno preso a sbudellarsi tra di loro: diventava difficile continuare ad ignorare le stragi del 1945. Così, si è cominciato ad ammettere l’esistenza di quei delitti: sempre con molta cautela, come se la verità  potesse essere soltanto sussurrata. Pare che sia stata istituita una commissione storica italo-slovena, sui lavori della quale si sono avute alcune impressionanti anticipazioni nei giorni scorsi. E’ singolare, però, che ci si interroghi sulla natura di quei misfatti. Uno dei relatori nel convegno di ieri (Il confine orientale dell’Italia, una storia rimossa e il suo uso politico), il professor Giampaolo Valdevit, dell’Università di Trieste, ha finalmente sciolto (a modo suo) l’enigma: Non si trattò di pulizia etnica ha sentenziato ma piuttosto di violenza di Stato. Non c’era, da parte jugoslava, il progetto di cancellare la componente italiana: le si offriva una presenza subalterna, con qualche concessione culturale.
Quanto erano generosi i comunisti titini ! La colpa dei guai in cui incorsero gli italiani era tutta loro. Infatti, ha proseguito Valdevit: L’esodo degli italiani non fu il risultato di una pulizia etnica, piuttosto il riflesso di un drammatico cambiamento sociale: la comunità, ancora legata a condizioni culturali ed economiche tradizionali, vide irrompere nella vita di tutti i giorni la modernità, rappresentata dal potere statale comunista. E l’esodo coincise con il rifiuto di quel mondo. Proprio così: chi è causa del suo al, pianga se stesso. Gli italiani tradizionalisti - rifiutavano la modernità comunista ? E’ giusto che finissero nelle foibe: lì è il posto dei controrivoluzionari. E le persecuzioni amministrative e di polizia, il disconoscimento dei titoli di proprietà, le destituzioni degli impiegati privati e pubblici, la persecuzione del clero, la devastazione dei cimiteri (oltre, naturalmente, alla giustizia sommaria)? Era soltanto il nuovo che avanzava. Decine di migliaia di italiani furono eliminati a causa della loro nazionalità. Non ebbero mai giustizia. Gli sia risparmiata almeno la beffa.
Potrà non piacere, ma tra comunismo e nazismo la differenza salta agli occhi: il secondo ha compiuto delitti contro l’umanità in nome di valori abietti; il primo porta le medesime responsabilità, ma ha agito in  nome di grandi principi.
Ovvero, ha imbrogliato anche quelli che ci hanno creduto