gli editoriali di VirusilGiornaleonline
Savoia
che passione! Tutti pazzi per la corona
di Giovanni Cappello
La real casa Savoia finalmente
gongola.
La morte della regina Maria José
ha infatti riaperto le porte sul dibattito stantio del rientro sì, rientro no.
Non stiamo qui a tediare i nostri lettori
con le solite norme transitorie, i soliti sproloqui che ne sono derivati e tutte
quelle altre noiosissime parole e quei tentatiti di ragionamenti che, periodicamente,
si sono svegliati dal sonno della ragione.
Assieme alla real casa Savoia, gongola anche la destra che,
finalmente, intravede il suo sogno di sempre che è quello, appunto, di vedere
rientrare in Italia ciò che rimane del real casa piemontese:
il principe erede Vittorio Emanuele e consorte, nonché il loro
figliolo Emanuele Filiberto. Una normalissima famiglia italiana,
sono corsi a battezzarla alcuni per rassicurare coloro che ancora paventano
rischi monarchici. Ma da chi, verrebbe da chiedere loro: li avete visti
bene?
Per accentuare l enfasi sullo svezzamento estero della real casa,
a Vittorio Emanuele è stato fatto rileggere e ripetere fino
alla nausea il messaggio di cordoglio che Ciampi gli ha mandato. E Vittorio
Emanuele, col suo aspetto da salamandra imbalsamata, non ha perso l
occasione per ribadire all infinito che Ciampi è il nostro presidente. Promosso!!
Se sua altezza il principe ha riconosciuto
Ciampi, simbolo della Repubblica che ha mandato
in soffitta la real casa, anche come loro presidente, è segno che la quarantena
ha funzionato come un gulag sovietico:
l empio è rinsavito. Rientri pure
e stia a cuccia.
Già, perché la preoccupazione della nostra sinistra, che continua ad essere
sempre più sovietica, è data da certe ambigue affermazioni del principe che,
lette con realismo comunista, appaino come ipotesi di vicinanza alle posizioni
politiche spurie di Berlusconi. Ma la cosa, tutto sommato, non dovrebbe
sorprendere più di tanto: è il centrodestra che si sta adoperando perché il
rientro avvenga. Centrodestra che è anche il principale
rappresentante di quel risorgimentalismo che non importa più a nessuno, ma che
è importante evocare perché esso stride con l acceso papismo che investe lo
schieramento berlusconiano: come coniugare le due cose? Ovvero:
si può essere, assieme, credenti e atei? D altra parte, i dogmi di Unità
e di Patria sono propri della cultura della destra ed erano nel
DNA del Msi. Ma il Risorgimento, come sappiamo bene
tutti, fu molto avversato dalla Chiesa perché ci rimise territori
(ricchezza economica) e controllo politico (potere temporale).
Tant è; la nuova ragion di Stato
impone che tutti si prostrino al cospetto del ricordo della regina
partigiana appena scomparsa e, nel contempo, si inizino le trattative politiche
per fare rientrare i Savoia superstiti.
Questa storia della regina partigiana è stata quella che ha intenerito
molti cuori anche a sinistra e non sono pochi quelli disposti a far finta di
dimenticare la firma delle leggi razziali apposta dal re su proposta del
Duce. Leggi razziali che, tuttavia, rimasero solo sulla carta poiché
nessuno mai applicò e, quando c erano i presupposti, si trovarono sempre coloro
che, coraggiosamente, le disattesero pure aiutando e proteggendo gli ebrei.
Sciogliere questo nodo, che è quello a cui si è legata la sinistra comunista
più intransigente e illiberale, significherebbe ridare la cittadinanza alla
famigliola esiliata.
«E dove vorrebbe andare ad abitare in Italia?» chiese
il compiaciuto Vespa nel suo Porta a porta in cui era ospite Vittorio
Emanuele e famiglia. «A Napoli, dove sono nato», rispose
commosso il principe.
A Napoli!? Ma lo sa sua
altezza che a Napoli i rigurgiti borbonici (dice niente questo
nome a Vittorio Emanuele?) sono sempre in fermento? Lo sa che
a Napoli i Savoia sono visti ancora come invasori? Lo sa che rischierebbe di
non potere uscire di casa per non essere investito da una selva di pernacchie?
Evidentemente non lo sa, e poiché noi intendiamo il giornalismo come informazione,
gli rinfreschiamo un po la mente, facendolo anche per Fini e soci, su certi poco esaltanti fatti della real casa
Savoia. Lo facciamo con l ausilio delle parole di autore molto
caro alla destra, Carlo Alianello, che nel suo romanzo storico
più famoso, La conquista del Sud, chiude la tragica narrazione
dei fatti con queste testuali parole:
«Finiamola di definirci
i buoni d Europa, e nessuno dei nostri fratelli del Nord venga a lamentarsi
delle stragi naziste. Le SS del 1860 e degli anni successivi si chiamarono,
almeno per gli abitanti dell ex Regno delle Due Sicilie, Piemontesi. Perciò
smettiamo di sbarrare gli occhi, di spalancare all urlo le bocche, a deprecare
violenze altrui in questo e in altri continenti.
Ci bastino le nostre, per sentire
un solo brivido di pudore. Noi abbiamo saputo fare di più e peggio».
Ogni ulteriore commento mi sembra del tutto superfluo.
Giovanni Cappello giov.capp@tiscalinet.it