Gli editoriali di VirusilGiornaleonline

Gli eroi dimenticati di Cefalonia, una strage terribile.
 
di Giuliano l'Apostata
 
L'Italia democratica (quella vera) deve essere grata al Presidente Ciampi che ha voluto onorare i Caduti di Cefalonia, riaprendo così una pagina di storia patria da sempre seppellita sotto quattro palate di oblio.
Ne è scaturito un ampio dibattito sul significato vero della Resistenza e sull'idea di Patria.
Un aspetto di quella vicenda, però, continua a restare nell'ombra.
Per quale motivo il Paese ufficiale si è ricordato dell'evento dopo sessant'anni e soltanto perché il Capo dello Stato ha voluto rendere testimonianza di persona? I libri di storia (quelli stessi volumi - spesso partigiani - che sono diventati la trincea della libertà per la sinistra) dedicano poco spazio all'episodio quando non lo ignorano addirittura. La cinematografia, che pure ha dato ottimi prodotti sulle vicende che seguirono l'armistizio dell'8 settembre 1943, non si è mai sentita stimolata dalla storia dei morti di Cefalonia, fino a quando non se ne sono accorti gli americani. Eppure, quel massacro gridava "vendetta al cospetto di Dio" per la sua ferocia, per la palese violazione delle leggi di guerra di cui si resero responsabili non già le famigerate SS, ma le truppe tedesche della Werhmacht. Fu una strage terribile, vennero passati per le armi soldati che si erano arresi, dopo aver combattuto, agli ordini di un Governo legittimo: un'operazione di rappresaglia, compiuta in totale violazione di quelle Convenzioni internazionali a cui persino i tedeschi cercavano di attenersi. Perché, allora, il silenzio è durato tanto a lungo ? Non si venga a dire che, nell'immediato dopoguerra, vi furono pressioni politiche per chiudere un polemica con il popolo tedesco, dal momento che la Germania federale era diventato un prezioso alleato dell'Occidente. In tal caso, il pietoso  velo dell'oblio per ragioni politiche sarebbe stato cosparso anche su altri eventi dei quali invece si è voluta (e giustamente ) conservare puntigliosamente la memoria (si vede il processo un po' patetico a Priebke). No. Niente di tutto questo.
Gli eroi di Cefalonia sono rimasti sepolti per sessant'anni, nella fossa comune del dimenticatoio nazionale, soltanto perché il loro sacrificio non corrispondeva al cliché ufficiale della Resistenza e della Liberazione. Il Comandante, gli ufficiali e i soldati della Divisione Acqui avevano un solo torto: non erano comunisti, non avevano impugnato le armi allo scopo di "conquistare la rossa primavera dove spunta il sol dell'avvenir". Il loro sacrificio nasceva da un sentimento più lineare: tenere fede ad un patto di lealtà con quello Stato che conservava una  continuità e una legittimità, anche nel momento della sua apparente dissoluzione. Non è un caso che, nella storiografia corrente, si sia posto l'accento sulla lotta partigiana al di là della Linea Gotica e che la spinta politica che ha caratterizzato il dopoguerra venga contrassegnata dall'immagine del "vento del nord", dimenticando che il Regno d'Italia seppe mettere in campo un esercito che combatté a fianco degli Alleati, facendosi onore in parecchie occasioni. Eppure queste truppe ebbero in sorte, nell'Italia che avevano contribuito a liberare, il medesimo appellativo (i Badogliani) che nei loro confronti usavano i tedeschi. Così, i Caduti di Cefalonia non  hanno mai trovato il posto a cui avevano diritto nella storia del Paese, a fianco delle vittime di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine, dei fratelli Cervi e di quanti altri hanno dato la vita in quei tragici tempi. Addirittura, il personaggio che interpretava quell'Italia antifascista (ma non comunista), Edgardo Sogno, medaglia d'oro al valor militare, venne bistrattato, perseguitato e incarcerato ingiustamente. Alla sua morte si è celebrato un funerale di Stato tra molti imbarazzi. Se in Italia è tanto flebile l'idea di Patria, se gli italiani non sanno cantare l'inno nazionale (una sonata piuttosto brutta nonostante i volonterosi sforzi di Ciampi), le ragioni sono abbastanza evidenti. Vi è stata una cultura di sinistra, egemone in tanti aspetti della vita del paese, che ha combattuto come negativi i valori patriottici.