Costituzione europea: Prodi se n'è doluto. l'umanità se n'è impippata
Questa Costituzione è un incubo burocratico ma ancora c'è rimedio
di Giuseppe Pennisi
Qua in calce il sito e l'e-mail per sottoscrivere la petizione per il Referendum contro questa Costituzione europea
 
La chiamano pomposamente Costituzione ma di costituzionale non ha un bel nulla. E' voluminosa quanto un maxi-trattato di norme e regolamenti amministrativi, mentre le Carte costituzionali più sono snelle più sono Supreme.
Non è stata varata da una assemblea costituente. Non è fonte di diritto. Non ha neanche forza di legge ordinaria o di regolamento. Sotto l'aulico mantello non c'è proprio niente? Qualcosa c'è: un complicato testo unico per tentare di armonizzare i numerosi trattati che da quasi cinquant'anni vengono fatti e disfatti in nome dell'integrazione europea. nei pertugi della stesura del testo unico è stata infilata qualche innovazione, in materia, per esempio, di metodi di votazioni e di architettura istituzionale e,- visto che ci siamo - di creazione di qualche carica in più. Come spesso avviene in casi di questa natura, il risultato è un vero e proprio incubo burocratico, un labirinto che potrebbe diventare gioia di barracuda-esperti e di legali inveterati. Non fasciamoci, però, la testa. Probabilmente il documento resterà solo agli atti, come punta di un iceberg mostruoso eretto su montagne di carte.
Alcuni Paesi hanno già annunciato che sottoporranno a referendum la ratifica di quanto paragrafato: in almeno due - Gran Bretagna e Polonia - i sondaggi prevedono che i pochi sì verranno travolti da una valanga di no. Anche ove il testo venisse ratificato da tutti i 25, gran parte dei suoi dispositivi resterebbero inerti. Come è già avvenuto a tanti altri trattati europei. Per esempio quello di Maastricht prevedeva "un sostegno attivo e senza riserve" ad una politica estera comune: sul primo scoglio serio, l'iraq, i "grandi" dell'Ue sono quasi arrivati allle querelle.Il patto di crescita e di stabilità contiene punizioni severissime a chi sgarra: Francia e Germania hanno sgarrato e reagito con uno sberleffo. Prodi si è doluto. Il resto dell'umanità se ne è impipato.
Abbiamo una classe politica autoreferenziale e un conformismo europeista che censura anche le più semplici critiche e quindi anche noi cittadini dobbiamo contribuire a dar vita ad un maturo, sensibile, visibile spirito critico contro l'Eurocrazia gettando il seme in attesa che si rompa la cappa di greve conformismo che ci avvolge. Moltissimi cittadini italiani trovano che la Costituzione europea appena varata è inaccettabile quindi proponiamo una petizione ed un sito ove raccogliere le firme per il Referendum con cui siano gli italiani a decidere. Intanto, ciascuno dovrebbe fare a tappeto tutte le email che ha in rubrica e fare catena di santantonio, da me a te e date ad altre e da altri ad altri ancora e così via e con un punto di rasccolta on line via email, poi entrare in molti forum e rilanciarla anche là. E poi quando le firme sono tantissime le si invia ai due governativi Casini e Frattini che hanno proposto il Referendum, scoraggiati da Berlusconi e da Fini ma chi se ne frega. E vediamo se Casini e Frattini hanno detto sul serio o hanno fatto demagogia. Firma la petizione su www.petitiononline.com/eurovoto/
o invia un msg a Mauro Vaiani vaiani@unipi.it Università di Pisa www.unipi.it
Libertà e identità. Almeno tentiamo!
Abbiamo firmato la Costituzione europea. Non mi soddisfa, lo dichiaro, pur se sarò marchiato come euro scettico. Ma come si
fa a non esserlo? Non siamo abituati ad accettare, approvare ed appoggiare ogni cosa che ci venga proposta, e qui in Italia esiste una certa libertà di pensiero, o no? Analizzo 2 punti che non digerisco: La Libertà di Pensiero, di stampa e di espressione, violata,
minacciata di persecuzione con l'assurda mancanza di inserimento di quella clausola con cui si difende la “libertà d'espressione” che è nella costituzione italiana. La libertà d'espressione è un passo fondamentale in ogni costituzione di qualsiasi paese che si definisca CIVILE. Penso al famigerato “mandato di cattura europeo” tanto combattuto dal nostro Ministro di Giustizia Castelli e rabbrividisco a una così grave cecità politica che colpisce anche la stampa a cui da 878gg pende sulla testa una legge che la minaccia. Liberare l'espressione, corrispondere a liberare le idee, è dare spazio a quelle idee scomode ma utili e veritiere.
Libertà d'espressione è salvaguardare la nostra identità mentre la minaccia islamica si fa pressante. Viviamo una invasione di culture che approfittano della nostra debole difesa culturale e identitaria, un'invasione culturale che penetra come un coltello nel burro grazie ad una latitanza di idee e convinzioni che hanno atrofizzato le menti brillanti che hanno fatto la nostra storia, storia che non può e non deve essere spazzata via. I pilastri fondanti della nostra civiltà e del benessere. Dobbiamo difenderci.
La Costituzione altro non è che lo sviluppo burocratico e cartaceo della vita reale, e quella appena firmata dagli “stati membri” appare come veloce esecuzione materiale di un atto per lo più pubblicitario a scopo mediatico. Ecco forse il motivo per cui si è approvata incredibilmente una Baby Costituzione, ma se così fosse sarebbe ancor più scandaloso. L'Italia ha chiesto di inserire a gran voce (pare) il riferimento alle radici cristiane dell'Europa e qualcuno ha risposto NO. Punto 1: chi si è opposto e perché? In un dibattito civile, se una persona pone una domanda deve avere  una risposta. Punto 2: Perchè dopo il rifiuto a questa richiesta abbiamo firmato quella carta? Si è ritenuto che tale richiesta in fondo non era importante? Si è ritenuto più importante firmare quella carta pensando di inserire l'articolo in altri tempi? Serve chiarezza per coloro che non si accontentano di leggere i titoli di giornale ma approfondiscono le notizie che li riguardano. La Francia ha dichiarato di eliminare ogni riferimento religioso da pareti e luoghi pubblici per evitare di offendere i credenti di altre religioni. Ecco il primo passo serio per cancellare i riferimenti storici le nostre tradizioni e valori. “Voi e noi abbiamo un rendezvous col destino. Dobbiamo preservare per i nostri figli l'ultima speranza migliore dell'uomo sulla terra, o li condanneremo al primo passo verso migliaia di anni d'oscurità." Ronald Reagan.
Almeno tentiamoci. Alberto Moioli 
 Tutti pazzi per la colf
a Torino un signore che vive di rendita si fa la colf con i soldi dei contribuenti
 
E' da un mese che imperversa la controffensiva dei nemici della riduzione di tasse e imposte promessa dal governo, e finora la vittima più importante di questa battaglia di retroguardia non è stato il ministro Tremonti defenestrato grazie alla congiura di palazzo condotta da Follini e Fini, bensì una virtù non praticata dai politici, ma nondimeno apprezzata dai sudditi, per i quali, lungi dal rappresentare una consolazione, costituisce un motivo in più per diffidare dei cosiddetti difensori del popolo, tutti rigorosamente schierati, dall'ultimo imperatore Montezumolo in giù, contro l'abbassamento del carico fiscale. Parlo della verità, vale a dire di una signora dalle abitudini semplici, irrisa da quelle persone complicate che sono gli economisti, tipo quel Monti che ai suoi bei dì scriveva sul Corrierone per piacere alla gente che piace, e che, sia resa lode al dio delle partite IVA, il Cav ha 'stoppato' con Siniscalco prima che si sedesse, pronubo Ciampi, sulla poltrona di Tremonti Giulio. Ora, la verità, mal sopporta gli arzigogoli verbali di chi si affanna a dire che lo spettro della miseria incomberebbe su tutti noi se davvero ci fossero abbassate le aliquote (comincino ad abbassare le ali agli economisti presuntuosi), perché sarebbero tagliate spese importanti per la sopravvivenza del welfare. Certo i bassolini non potrebbero più attingere ai fondi statali per la sovvenzione delle proteste collettive, come quella che paralizzò le ferrovie del Meridione per un inceneritore. Certo Montezemolo, a capo della sua banda di confindustrioti, non potrebbe più farsi pagare le ricerche mai fatte dagli ingegneri della fabbrica del suo paparino naturale, maestro nell'intascare in misura direttamente proporzionale agl'insuccessi nell'automobilismo. Ma c'è ancora da stupirsi per l'insipienza cui arrivano gli sperperatori di denaro pubblico: le sacche di spreco sono disseminate ovunque, e solo gente costituzionalmente in malafede può fare finta di non accorgersene. Chi scrive è sobbalzato per la confessione di un'amica, impiegata come assistente sociale in una ASL della sua città, guarda caso la stessa che ospita la sede della fabbrica del paparino buonanima. Una signora di sinistra, che si merita un discreto stipendio andando, fra l'altro, a spolverare i mobili di un ricconzo con tanto di villa in collina e giardino recintato, al quale ricconzo, non al giardino, il servizio psichiatrico pubblico ha diagnosticato un qualche disturbo che gli impedirebbe di provvedere da sé alla normale conduzione della casa. Avete capito benissimo: a Torino un signore che vive di rendita si fa la colf grazie ai dindi dei contribuenti. Parafrasando Totò: e poi dicono che uno si butta a destra...Giovanni Maria Mischiati - Torino
Galli della loggia? Un perfetto stronzo terzista
di Mario Rossi, inviato e pubblicato sul Forum del quotidiano il Riformista il 7/28/2004
 
La destra, nota Galli della Loggia, «è tuttora un fantasma: non ha libri e giornali di larga circolazione, non ha poteri forti alle spalle», eccetera. Bravo scemo, ma non ti sfiora il dubbio che la colpa possa essere non solo del centro-destra ma anche dei medesimi che citi? Ai poteri forti e alla stampa italiana non dispiace solo Berlusconi; dispiace la destra e An, dispiace Bossi, e dispiacciono tutti coloro che si alleano col Polo. Che tornano invece simpatici appena si tirano fuori o diventano terzisti.
Vedete come state coccolando il partito di Casini- Follini. Questa è la vera anomalìa, caro Ernesto. Che in Italia, a differenza degli altri paesi civili, i due principali giornali non interpretano liberamente e criticamente le due aree d'opinione del nostro Paese, che poi votano rispettivamente centro-destra e centrosinistra; ma interpretano con tonalità diversa un solo versante culturale e sociale, antigovernativo, che va dai poteri forti alla casta intellettuale venuta dal comunismo, compresi quelli che ancora s'intrattengono in quei paraggi; e che politicamente va dal centro (purchè si smarca dalla destra, da Bossi e da Berlusconi) alla sinistra, Cossutta incluso. Il discorso si estende anche agli altri giornali più venduti, tutti appollaiati dalla stessa parte.
Brutte merde, state lavorando per affossare la democrazia bipolare, per restringere la varietà culturale del Paese, chiudendo spazi e delegittimando culture non omogenee allo standard; state buttando a mare, con Berlusconi, tutto ciò che si oppone alla fottuta egemonia culturale presente. Sventolate un vago terzismo del cazzo che lavora sempre per il re di Prussia, ovvero per Prodi e Compagni. Aggiungendo pure la beffa di dire: ah, magari ci fosse una destra seria nel paese. E io aggiungo: cazzo, magari ci fosse un paese serio, con una stampa libera e davvero plurale, e una sinistra credibile e non demagogica!
Scrive il merdoso professore che l'Italia, per via dell'assenza di una destra liberale, sembra condannata a dover per forza fare a meno di una delle due gambe del bipolarismo. Perché la destra italiana viene dal fascismo e dalla parrocchia.
Caro Ernesto il Cazzone, ma la sinistra in Italia da dove viene? Viene dal Pci, dicesi Partito comunista; il suo clero intellettuale viene da Lotta Continua, Servire il popolo, il manifesto, Potere operaio, i katanga. E questa sarebbe la sinistra liberale?
Se la destra viene dal fascio e dalla parrocchia, l'Ulivo viene dal soviet e dalla parrocchia: ammazza su che gamba regge da noi la democrazia!!! La realtà, cari stronzi, è che non si giudica la politica con paradigmi ideali e astratti, ma paragonando le forze in campo. La scelta è sempre relativa: in Italia i poteri forti, la stampa e la sinistra hanno la destra che si meritano.
È indecente? Si, quasi come loro. Mario Rossi.
Odio e Intolleranza politica
I 60 anni di democrazia del nostro Paese non sono ancora insufficienti per farci assimilare il suo vero significato. Emergono in molti settori della politica comportamenti non in sintonia con la cultura della politica che è quella della esaltazione del confronto e non dello scontro che porta solo al regresso della democrazia stessa. Negli ultimi tempi, retrocedendo nel percorso democratico che abbiamo intrapreso dopo la fine della II^ guerra mondiale, pare che la nostra politica sia sempre più pervasa da sentimenti di odio anziché di collaborazione nel rispetto dei reciproci ruoli, fra maggioranza e opposizione. E, invece, si esagera sempre.
Si passa il segno. E proprio questo travalicare il segno spiega come nell'ultima campagna elettorale si siano verificati tanti episodi di intolleranza politica.
Mario Gonzales
La costituzione al mercato di Giovanni Sartori
Sul Corriere della Sera, da troppo tempo, il politologo costituzionalista Sartori oltrepassa la misura svillaneggiando tutti dall'alto dell'onnipotenza ed unicità delle sue teorie confortate anche, a suo dire, da quell'imparziale amico suo che è il comunista Bassanini. Sartori ultimamente si è disinvoltamente calato nel raffinatissimo terreno delle vacche dimenticandone però alcune. Quella che Follini potrebbe aver pensato di riservare all'amico Casini in cambio di vacche ricevute in passato e di possibili vacche future. Eppoi questo signore sembra che scopra solo oggi che nella politica esistono le vacche di scambio! 
E' proprio un vecchio presuntuoso, livoroso, maleducato, irrispettoso e che sarebbe ora andasse in qualche suo possedimento a ruminare sul suo senza dubbio brillante passato. Lucio Russo
Si sono venduti tutti alla New Balena Bianca, gentile Russo.
Sartori è ora che si pensioni anzi, che vada in un ospizio comunista dato che negli anni 60 emigrò, anzi fuggì in America per la certezza che "In Italia arriva il Regime Comunista". E, presentandosi con le credenziali dell'anticomunista, e approfittando di un certo snobismo e di una certa ignoranza degli americani, fu preso come Prof. nella Università di Stanford. Sartori ha sempre blaterato su Folli e il "Punto" e continua a blaterare su Folli direttore. E, non è da dimenticare, il suo articolo minatorio e mafioso che fece appena si insediò Folli alla Direzione, sulla "indipendenza minacciata" del Corriere da cui trasudava tutto l'"avvertimento" sgradevolissimo a Folli. Sartori, aderì, primo fra tutti, allo sciopero che quell'altro incredibile faziosissimo personaggio che è Servante Lungo volle fortissimamente, e tutti d'accordo con quell'altro grandissimo figlio di ntrocchia che è Fiengo. gd'o
 
Cari lettori ho visto, con certe vicende giudiziarie,
che anche la costituzione italiana è un bel pezzo di carta straccia, valida solo per me e te e il popolino... che quando comoda si tira fuori e ci si mostra tutti belli davanti ai teleschermi come un partitino della giustizia, per poi dimenticarsene e metterla da parte come uno straccio sporco o buttarla nel cestino dell'immondizia nelle aule dei tribunali nel momento in cui bisogna difenderla... siamo una massa di sudditi elettori... bona da arringare nelle tornate elettorali o quando hanno bisogno del nostro sostegno fuori dai tribunali. Chi volesse scrivere direttamente a Pietro Molinari ecco la sua email: pietromolinari@libero.it
le Banche?
Ecco un nuovo mezzuccio illecito per derubarci
 
Patti chiari, rinnovata trasparenza, ma alla fine i comportamenti sono sempre gli stessi: gratta 3 euro qui, gratta 5 euro lì...
Ecco 2 nuovi mezzucci, uno dei quali di certo non lecito, utilizzati dalle banche per sistemare il conto economico... ai danni della clientela. Ci sono pervenute non poche segnalazioni riguardanti l'applicazione di commissioni per l'incasso di cedole e dividendi. Ecco alcune banche che applicano questa commissione, ma certamente l'elenco è molto più lungo: Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Popolare di Ancona. La commissione sull'incasso di interessi e dividendi è legittima (sempre se prevista dalle condizioni economiche in vigore: occorre verificare i Fogli Informativi Analitici) ma la dice lunga su come i banchieri si comportino nei riguardi di quei disgraziati che ancora credono alle loro storielle. Chiudete i rapporti e rivolgetevi ad istituti che dimostrano di non studiare la notte nuove commissioni di applicare al mattino seguente, mentre rilasciano l'ennesima intervista sulla trasparenza e sulla professionalità del loro istituto. Non sono affatto legittime, invece, le commissioni che non pochi istituti stanno applicando per le operazioni societarie: aumenti di capitale, fusioni, scissioni, ecc.
Le spese per operazioni sul capitale sono pagate dalla stessa società interessata, a meno che nel prospetto non sia espressamente previsto il contrario: ad esempio, il recente aumento di capitale del Credito Valtellinese ha visto le nuove azioni emesse a 6.90 + 0.10 di rimborso spese, con un massimo di 150 euro. Si tratta di un giochetto emerso lo scorso anno, con le fusioni Telecom-Olivetti e Pirelli-Pirelli & C, e che aveva provocato anche l'interessamento della Consob: interessamento che non ha portato a nulla, a quanto pare. Nel corso del 2004 ci sono pervenute segnalazioni riguardanti la scissione Snia-Sorin, la fusione Cell-Novuspharma, il raggruppamento azionario di Gim e Smi, il frazionamento Premuda, la fusione Vicuron-Biosearch: tutte le recenti operazioni sul capitale viste in borsa, insomma. Verificate, quindi, le operazioni sul capitale che hanno riguardato i vostri titoli, e se riscontrate l'applicazione di commissioni, sappiate che sono illegittime e la banca deve restituirle... tanto, per un cliente che se ne accorge altri 10 non lo fanno. Nel caso in cui il rimborso venisse negato, non esitate a segnalare l'accaduto alla Consob. Giuseppe D'Orta, consulente Aduc per la tutela del risparmio
Parmalat, il Bagno di Sangue Annunciato:
Si può fare di più?

C'è una sola cosa certamente apprezzabile nel lavoro del commissario Bondi: la trasparenza. Il piano di ristrutturazione di Bondi è consultabile da chiunque on-line sul sito della Parmalat con tutte le spiegazioni sui criteri di calcolo dei concambi. E qui finiscono le buone notizie. Il resto è un vero e proprio "bagno di sangue", ma solo per i risparmiatori, ovviamente.
Sarebbe ingiusto dare la colpa al commissario Bondi. Si tratta di una scelta politica voluta dal Ministro Marzano al quale Bondi ha prestato solo le sue competenze tecniche. Le linee politiche che Bondi aveva ricevuto erano chiare e autorizzavano il commissario a prevedere:
a)
la suddivisione dei creditori in classi secondo la posizione giuridica ed interessi economici omogenei;
b) trattamenti differenziati fra creditori appartenenti a classi diverse; c) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei creditori attraverso qualsiasi forma tecnica, o giuridica, anche mediante accollo, fusione o altra operazione societaria; in particolare, la proposta di concordato può prevedere l'attribuzione ai creditori, o a società da questi partecipate, di azioni o quote, obbligazioni, anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito; La strategia era abbastanza chiara dall'inizio: il commissario doveva in primo luogo salvaguardare la continuazione dell'azienda dando di più ai debitori ''importanti'' per la vita della società e gli spiccioli ai risparmiatori. Questo disegno aveva bisogno anche della possibiltà di superare le opposizioni di chi è rimasto con il cerino in mano, cioè dei risparmiatori. Per questo è stato escogitato un meccanismo di votazione che garantirà l'approvazione del piano, sistema che prevede anche il silenzio-assenso. Chi non partecipa al voto è come se votasse in maniera favorevole. Si poteva fare di più per i risparmiatori? Probabilmente sì, ma rischiando di compromettere il futuro e la stabilità della azienda, senza soddisfare tutti gli obbligazionisti. Recuperare il 12% o il 18% - questa è la cruda realtà - per il singolo risparmiatore può non fare una differenza sostanziale, per la Parmalat significa garantirsi il consenso dei "debitori importanti" e continuare a vivere. Ma non è finita. I risparmiatori devono sapere che molto probabilmente le cattive notizie non sono concluse. I concambi si basano sul valore nominale delle nuove azioni, ma i risparmiatori che volessero vendere le azioni potrebbero trovarsi un valore di mercato largamente inferiore. Insomma, dopo così tanti mesi si percepisce numericamente l'enorme danno economico che la truffa di Parmalat ha comportato. Speriamo che la class action, che abbiamo contribuito a far partire a New York, possa dare dei risultati più soddisfacenti del piano di ristrutturazione. Alessandro Pedone, consulente Aduc per la tutela del risparmio
ADUC Associazione per i diritti degli utenti e consumatori  http://www.aduc.it e-mail sul sito Tel.055290606

Class Action: Due paroline magiche ma imbroglioncelle assai
Una legge non per i consumatori ma interna alle logiche degli assetti di potere
A chi servirà? Non ai consumatori, ma solo ad alcuni gruppi di potere per rafforzarsi ancora

La Camera dei deputati ha approvato la legge che istituisce Class Action, cioè l'azione collettiva di risarcimento. Le norme sulla Class Action sono pericolosissime per i diritti di chi si vorrebbe agevolare, cioè gli utenti e i consumatori. Il problema sta nella legittimazione ad agire riservata solo alle associazioni iscritte al registro delle associazioni di consumatori presso il ministero delle Attività Produttive. Il progetto è andato al Senato e auguriamoci che i senatori capiscano cosa stanno per introdurre nel nostro ordinamento. Perchè non bastano 2 paroline magiche molto in voga (consumatori e "class action) a credere che stiano operando per il bene della collettività. Bisogna guardare i contenuti e l'operatività rispetto a ciò di cui si presume che il nostro Paese abbia bisogno. Gli aspetti più gravi sono: - La legittimazione ad agire è solo per le associazioni che fanno parte del Consiglio presso il ministero delle Attività Produttive, presentate come le più rappresentative. In questo Consiglio l'Aduc non è mai entrato, per scelta, e lo ha contestato fin dalla costituzione: è un organismo diretto dalla principale controparte dei consumatori (il ministero), che di fatto eroga una sorta di finanziamento pubblico ai suoi componenti per il fatto stesso di esistere (come il finanziamento pubblico ai partiti), organico alla legge italiana che, invece di affidare diritti al singolo cittadino consumatore, li affida alle associazioni.
Un luogo ove ci sentiremmo a disagio. La rappresentatività, è tutta da capire, in quanto in questo Consiglio ci sono anche associazioni presenti in una sola città. E', non una discriminazione in base alla rappresentatività (che potrebbe deciderlo il giudice analizzando la richiesta e non la storia del soggetto che gliela presenta), ma politica: rispetto al fatto che si faccia parte della consorteria del ministero e che se ne accettino le logiche e le spartizioni. Cioè, per chiedere giustizia, non basta essere cittadini, ma occorre aver dato dimostrazione di fedeltà ad una politica piuttosto che un'altra. Quindi chi vorrà adire una class action, sarà obbligato ad iscriversi ad una di queste associazioni del ministero. Non potrà costituire un'associazione o un comitato ad hoc, per lo specifico caso, ma dovrà contribuire economicamente al sostentamento di una di queste associazioni mantenute (politicamente ed economicamente) dal ministero. - Gli eventuali effetti della prescrizione grazie alla class action, ricadranno solo sugli iscritti alla associazione che l'ha promossa. Non è una novità per il sistema giustizia del nostro Paese, dove ogni causa è un pianeta a se stante e, al massimo, può costituire un precedente che, un ulteriore giudice adito, potrebbe considerare per una nuova sentenza. Ma lo spirito della class action Usa non è proprio questo, e continuare ad indicarla col nome inglese piuttosto che con l'italiano "azione collettiva", può dare adito a più di un'aspettativa sbagliata, disinformazione e fraintendimento. Perchè la class action contro la Parmalat che abbiamo promosso al tribunale di New York, e accettata, se i giudici si esprimeranno a favore delle nostre tesi, il risarcimento non sarà solo per gli iscritti all'Aduc, ma per tutti coloro (azionisti e obbligazionisti) che ne faranno richiesta. Una bella differenza con il meccanismo della class action italiana. La nostra tiene conto dell'applicazione della giustizia a tutti gli aventi diritto, non solo a chi è stato più bravo e più attento e si è iscritto all'associazione giusta. Ma, probabilmente, per il nostro legislatore la giustizia non è uguale per tutti, ma per chi si fa valere.
A chi servirà questa procedura? Non ai consumatori, ma solo ad alcuni gruppi di potere per meglio rafforzarsi.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
   www.aduc.it