Panchopardi e Gattopardi 3: Le
vergogne di Sylos Labini
di Dino Cofrancesco
Paolo Sylos Labini,
su la Repubblica, ha scritto di
vergognarsi di essere italiano, elencando un insieme di episodi di
malcostume di cui si è reso responsabile il Polo berlusconiano. Anch'io mi
vergogno per gran parte dei fatti denunciati e rilevo, con la stessa tristezza,
che tali fatti non ci consentono certo di definirci un paese civile e normale.
Però se mi riconoscessi, come l'illustre economista, in questa sinistra, priva
di idee e di dignità culturale, mi vergognerei ancora di più per la gazzarra
fatta dalle opposizioni nell'ascoltare, in Parlamento, l'invito a un esame di
coscienza rivolto da Berlusconi a Sergio Cofferati, responsabile di quelle <opache
degenerazioni del linguaggio politico e sociale> che hanno contribuito ad
alimentare le paure (fondate) del povero Prof. Biagi.
Nel caso degli extraparlamentari di sinistra, l'accusa di responsabilità morale
in assassinio politico è pesata come un macigno (convertendosi in lunghissimi
anni di galera); nel caso del leader della CGIL, non
si può neppure accennare a una sia pure indiretta corresponsabilità nella
creazione di un clima di violenta delegittimazione verbale!!Evidentemente la persona di Cofferati, come gli antichi tribuni della plebe, è
sacra e inviolabile.
Tutti possono venir criticati (specie se
appartengono all'area di centro destra) ma il cinese no. Anzi sarà lui il
prossimo leader delle sinistre unite.
Con grande
gioia, va detto, del
Cavaliere, il quale sa bene che la CGIL di Cofferati riempie le piazze ma
svuota le urne.
Col tribuno della plebe al posto dei due
consoli Rutelli e di D'Alema, le sinistre si
attesteranno su un glorioso 20% e, in tal caso, il Polo disporrà di una tale
forza che i Previti e gli Scajola riavranno un futuro ministeriale assicurato!
Se in Italia non ci fossero gli intellettuali
militanti dove mai andremmo a finire?! Chi ci garantirebbe più le farse
tragiche?
Sia lodato Panchopardi!! Sempre sia lodato
dino@split.it
Venezia, il consumismo
e l'Euro. Diamoci una regolata
di PL. de
Piccoli & Figallo premiata ed Italianissima ditta
anti euro
Vai a letto la sera da
cittadino di un Paese "medio" - ti alzi la mattina e scopri che sei uno degli otto grandi della
terra.
Certo è una bella soddisfazione per un Paese "medio". Ci hanno
spinto a diventare un Paese industriale, noi che non abbiamo materie prime; ci
hanno portato al consumo di massa, noi che siamo individualisti anche quando
comperiamo la carta igienica; ci hanno fatto comperare prodotti stranieri perché
sono più belli dei nostri, a noi che dettiamo legge in tutto il mondo per
raffinatezza e buon gusto. Ci fanno mangiare cibi transgenici a noi che abbiamo
insegnato a mezzo mondo come si coltiva.
Ci aprono
puzzolenti paninerie americane nelle nostre piazze storiche (veri musei
all'aperto) e le nostre tradizionali "trattorie" chiudono per "sovraccarico
d'imposte".
Ma l'euro e
Venezia cosa c'entrano con tutto questo? C'entrano moltissimo.
Venezia è unica al mondo,
un'opera d'arte irripetibile, un patrimonio di cultura che và amato e curato nei
suoi più piccoli dettagli, ma sopratutto và "salvaguardato". Sì, salvaguardato
dalle masse mangiatrici di panini unti e puzzolenti, masse sempre in movimento
che non guardano il tramonto in laguna ma contrattano l'acquisto di una gondola
di plastica, di chi prende l'arte del Canaletto per una nuova tecnica
calcistica, di chi non dovrebbe mai uscire dal proprio quartiere per manifesta
imbecillità da consumismo di massa. I commercianti di Venezia hanno manifestato
per il biglietto d'ingresso che il sindaco vuole imporre ai turisti. Dal loro
punto di vista non gli diamo torto, il turismo di massa porta danaro, unto,
puzzolente, ma è danaro. Il guadagno sulle gondole made in Taiwan è altissimo,
da qui la protesta. Nessuno però ha spiegato (il governo per primo) che così si
vuole salvaguardare un patrimonio artistico e culturale che non è solo nostro.
Servono soldi per salvare
Venezia? Ben vengano i biglietti d'ingresso, portiamoli a 200 euro, la
selezione sarà più drastica.
Mi spiace per i commercianti di gondole di
plastica, dovranno cambiare prodotto o potranno venderli al Lido.
Lì non vi è nulla da rovinare o imbrattare e il
turismo di massa non capirà la differenza; sempre Venezia
è.
2. l'euro: è la
conseguenza diretta di questa folle mentalità da consumismo di massa ed è la
prima fase di un appiattimento globale, rappresenta la società globale volta
solo alla massima produttività di "imbecillità" generale.
Tutti uguali, prima nella
moneta, poi nella politica, poi nella sottocultura: l'arte??? A cosa
serve???
Non rende, si deve vendere, costa troppo mantenerla. Facciamo dei
fori Imperiali un gigantesco luna park. del Colosseo, un cinematografo gigante.
La reggia di Caserta, un hotel a 5 stelle per miliardari. Questo è quello che ci
aspetta, ma tutto in euro, così gli amerikani e gli sceicchi potranno venire nel
"bel Paese" ed abbeverare i loro cavalli alle fontane di San Pietro: però tutto
sarà pagato in euro. Noi non siamo un popolo di industriali, ma un popolo di
artisti, santi e navigatori con una risorsa unica al mondo: La nostra Penisola, il museo più grande del mondo. Non
abbiamo materie prime che ci rendano autonomi, ma una grande intelligenza, un
forte spirito creativo, sappiamo vivere nelle nostre diversità con cultura e
buonsenso.
Questo è il nostro patrimonio, unico
al mondo, e non ci sarà mai nessun euro che ce lo potrà togliere.
Questo chi ci governa dovrebbe capire e sfruttare a nostro
beneficio, non pensare agli interessi di lupi vestiti da agnelli.
A Siena la gente avvertiva i passanti
prima di vuotare il vaso da notte
di Mauro
Aurigi
Un testo medioevale recita
così: "A Siena, città civilissima, la gente avverte i passanti prima di
vuotare il vaso da notte per
la strada".
C'era una legge al riguardo
emessa dal Consiglio Generale (parlamento) tra il Due e il Trecento.
Evidentemente,
qualche onorevole, era rimasto vittima di getti notturni.
Per ridurre il
potere dei partiti, allora ritenuti perniciosi per la libertà (avevano ragione:
basti pensare cosa sono stati capaci
di combinare alcuni partiti nel secolo scorso
per il troppo potere) i circa 360 componenti del parlamento (su 20-30.000
abitanti!) venivano nominati con l'estrazione a sorte e stavano in carica un
anno senza possibilità di rinnovo se non dopo anni.
Non
era consentita la presenza nel Consiglio di due o più familiari: uno
restava e gli altri venivano espulsi (come a Roma,
dove le dinastie Cossutta, D'Alema, Berlinguer,
o Segni o La Malfa, o Fanfani o Cossiga, rimangono in carica per decenni!).
La partecipazione al
Consiglio non era un diritto, ma un dovere, quindi obbligatoria e quindi
non pagata: come il servizio miliare (bello l'esercizio della politica come
obbligo! fate i debiti confronti con oggi e meditate gente, meditate!), così gli
archivi sono pieni di multe a chi, avendo cose ritenute più importanti da fare,
non partecipava alle riunioni.
Siccome al governo era
proibito ogni incontro pubblico (fino al 1806 i governanti, pure tirati
sorte, stavano in carica, chiusi a chiave in Palazzo Comunale, solo due mesi
senza rinnovo alla scadenza se non dopo anni), era il Consiglio che nominava
una commissione a veloce rotazione tra i suoi
componenti che si occupava degli incontri con i privati (appalti, istanze,
raccomandazioni, denunce ecc.).
La commissione riferiva su
tutto al Consiglio e il Consiglio deliberava,
passando la delibera ai governanti.
Dagli atti
del Consiglio si capisce che la preoccupazione per l'igiene e il decoro
doveva essere forte perché la città è ancora tappezzata da decine di piccole
lapidi marmoree che minacciano chiunque faccia in quell'angolo "lordura o
sporchizia"
o "romòre" o anche "meretricio", sarà punito con
una multa (qualche volta anche tratti di corda).
Comunque l'immondizia aveva un forte valore economico: La
pulizia della Piazza del Campo e di quella del Mercato, oggi si chiamerebbe
centro commerciale (ma vi si vendevano anche animali vivi, bovini ecc) veniva
venduta all'asta a cui partecipavano i carrettieri che poi vendevano
l'immondizia raccolta agli ortolani per farne concime. Inoltre, in anticipo
rispetto ad altre città italiane, le produzioni che oggi chiameremmo inquinanti
(concerie, macelli, tintorie ecc.) vennero trasferite ai margini della città.
Così come precocemente si procedette alla lastricatura delle strade (a mattoni
le minori, in pietra serena le maggiori) ed alla costruzione delle fogne. Grazie
a quell'antica preoccupazione, ancora nella prima metà del '900 il Fascismo ha
ripetutamente assegnato a Siena il premio per la città più pulita d'Italia ed
ancora oggi non dovremmo lamentarci, ma rispetto al passato il degrado seguito
alla costituzione della Repubblica Italiana si vede, eccome si vede!