Pourqoi mourir pour les Yes -Taliban?
 
di Massimo Nardini
 
 Vorre sapere l'opinione di coloro che fino ad ieri dicevano che i bombardamenti erano inutili. Magari da parte di qualcuno
di quelli che sabato 10 ha partecipato alla marcia dei no-global (nei fatti, yes-Taliban: ma in fondo anche negli slogan, visto che cori contro Bush e l'America se ne sono sentiti fin troppi, e contro i Talebani e Bin Laden neanche uno - ma qualcuno gli
ha spiegato cosa è successo l'11 settembre, le torri crollate, le migliaia di morti, il Pentagono distrutto, 3 aerei dirottati con centinaia di passeggeri? Cristo, ve lo siete scordato?
 
O forse pensano che siano stati gli stessi Americani. Potrebbe sembrare una macabra battuta; molti di loro in realtà, pensano che sia stata la CIA o il Mossud, il servizio segreto israeliano, addirittura lacuni miei amici mi hanno proposta questa sorta di teoria) Senza l'intervento USA, mai l'Alleanza del Nord sarebbe stata capace di arrivare a Kabul, Mazar-i-Sharif, Kandahar.
Mai le donne afgane si sarebbero tolte il burqa. Mai gli uomini avrebbero potuto compiere un gesto per noi normalissimo come tagliarsi la barba. Se il mondo fosse pacifista, oggi i talebani sarebbero ancora al potere.
Se il mondo in passato fosse stato pacifista, oggi non saremmo qui a scambiarci opinioni, saremmo
sotto il potere di un caporale tedesco (ricordate? "pourqoi mourir pour Danzique" proclamava sdegnata parte dell'opinione pubblica europea negli anni 30?) o di un uomo con la divisa militare sovietica (e c'era chi ce lo voleva propinare come modello, assieme a quell'altro mito di nome Mao). Grazie a Dio, gran parte del mondo è pacifico, perchè in questi paesi i pacifisti non sono riusciti a prevalere. Perchè nei momenti cruciali gli Stati Uniti sono intervenuti per salvare la democrazia in tanti paesi del mondo:
non per disinteresse ma proprio perseguendo i propri obiettivi che hanno coinciso con gli interessi di tutti noi.
Una grande democrazia e un grande paese diventano tali quanto più i propri interessi nazionali si traducono in vantaggi, speranze, miglioramenti per gli altri popoli. Quando difendere i propri interessi economici derivanti dal petrolio significa aiutare un paese a riacquistare l'indipendenza (come è successo in Kuwait), quando mantenere equilibri geopolitici nei Balcani significa pacificare Bosnia e Kosovo e assicurare indirettamente Milosevic al Tribunale dell'Aja, quando rispondere al proprio bisogno interno di sicurezza significa lottare contro un regime dittatoriale
a pochi pari nella storia e permettere al popolo sottomesso di riacquistare quella libertà che gli era stata sottratta con fatwe
ed editti fondamentalisti. Andare in giro con il volto scoperto, tagliarsi la barba. Perchè gli avversari della guerra non si sono mai impegnati in questi anni per aiutarli? Sono solo bravi a chiacchiere, anzi insulti contro un popolo che 50 anni fa è entrato
in una guerra per dare la libertà di manifestare contro di loro, criticare, insultare gli USA, bruciare la bandiera americana.
Perchè 50 anni dopo ci fosse gente che potesse utilizzare quella libertà conquistata grazie a coloro che odiano proprio per contrapporsi a loro.
E facile usare la libertà che altri conquistano, difendono, anche a costo della propria vita.
E' un bel lusso essere pacifisti, quando si sà che tanto qualcuno interviene, prima o poi, per difendere la pace.
Anche con la guerra, certo, perchè quando si tratta di combattere per difendere la libertà e la democrazia non ci si può tirare indietro: come fecero i partigiani nel 1943, ad esempio, insieme agli americani, ed è anche grazie a loro se lo spirito democratico italiano rimase visibile pur nel buio dell'8 settembre e dell'occupazione nazista, se la nostra Costituzione e la nostra democrazia è potuta nascere, crescere, consolidarsi da sola, sulla base della libera volontà dei cittadini.
God bless America.