I partiti figli del proporzionale sono l'ostacolo più arcigno fra cittadini e istituzioni

 La necessità che la spinta alle riforme venga dal basso (costituzione di lobbies in grado di raccogliere consenso e dirottare voti, raccolta di firme per esercitare pressioni o a scopo refendario), in un sistema federale o ispirato alla sussidi- arietà, corrisponde a un "mondo ideale", per cui l'ostacolo più arcigno sono i partiti figli del proporzionale. La presenza dei partiti non media, ma inquina il rapporto fra cittadini istituzioni, a qualsiasi livello ed anche nel caso di decentramento dei poteri. Il rischio è di riprodurre a livello locale clientelismo, parassitismo, immobilismo, distanza fra società civile e centri decisionali, incapacità di questi di accogliere le istanze che vengono dal basso, tipici del nostro sistema politico. ll partito è un'altra barriera fra cittadini e istituzioni: prima degli interessi degli elettori, per il "rappresentante del popolo" viene il proprio interesse personale e il suo desiderio di potere e autoaffermazione (in certa misura legittimo), quindi l'interesse del partito, che gli offre un'occasione di identità, ma soprattutto il mezzo per realizzarsi; infine si presterà attenzione, o si fingerà di farlo, all'umore dei "rappresentati". La proliferazione dei partiti è indice del bisogno di autoaffermazione dei politici, non certo dei molteplici interessi dei cittadini, i quali, di fatto, tolto il voto (spesso una delega in bianco a chi dovrà render conto solo a se stesso e al partito), hanno un potere quasi nullo. A chi obietta che si vota col maggioritario, basta far notare che la quota  propor- zionale e il finanziamento pubblico ai partiti mantengono in vita il potere delle segreterie (qui l'autoreferenzialità dei partiti utilizza- to nella formazione del ceto politico, delle carriere, con criteri di autoconservazione e autoriproduzione, frenando gli impulsi che alla politica dovrebbero provenire dalla società civile. Il nostro mondo politico "ideale" dovrebbe essere ispirato al principio della sussidiarietà con vari livelli decisionali e amministrativi, in una sorta di sfere concentriche, eletti dai cittadini con sistema maggioritario a un turno, limitando così la competizione a pochissimi partiti. 
Partiti, in questo caso, "deboli", costretti a superare gli avversari di pochi voti per conquistare tutto il  potere, e per questo portati a dar vita a rapporti di fiducia e a "contratti" con la base elettorale, che a quel punto ritroverebbe motivazioni a costituirsi in trasparenti lobbies di pressione (ambientaliste, a difesa dei consumatori, professionali, per questa o quell'altra battaglia "civile" e quant'altro) e rivelarsi decisive per far acquisire consenso e potere a questo o quel candidato o partito "figlio el maggioritaio".
Salvo poi giudicarlo e riservarsi la decisione di confermare o meno la fiducia.  Marco Bazzocchi m.bazzo@libero.it