I destini della politica nella rete
di Giovanni Cominelli
Riceviamo e pubblichiamo. Serie cittadini e politica
"Essere radicali significa andare alla radice" (K. Marx e M. Pannella) Una domanda radicale
La domanda che la diffusione massiccia di Internet propone è la seguente: la Rete mette radicalmente in discussione contenuti e struttura/architettura della rappresentanza e del governo? Mette in gioco il destino della politica? E, dunque, anche noi? Seconda la definizione classica la politica è il governo della città umana. In termini più moderni: la politica è un sottosistema del sistema sociale, che è deputato a svolgere due funzioni, rappresentare e governare. Rappresentare: costruire regole e istituzioni, lo spazio pubblico all’interno del quale si possa svolgere l’interazione, il confronto, la competizione, il conflitto di tavole di valori, di sistemi di interessi, di passioni individuali e collettive. Se questo spazio non si costituisce, si entra in uno stato di guerra. Governare: prendere decisioni sulla base di tavole di valori, di coalizioni di interessi, di passioni.
Homo netizens: Internet non è ancora un fenomeno esteso, almeno nel nostro Paese. Ci troviamo ancora sotto i dieci milioni di connessi. Tuttavia è in crescita esponenziale. E’ un segnale debole, un tamburo lontano. Ma è facilmente prevedibile che il suono arriverà ben presto da ogni lato, come la radiazione fossile. D’altra parte Internet sta arrivando, su scala europea e mondiale, ad un punto critico della sua crescita. E’ divenuto un immenso campo di forze, dentro il quale operano attori di varia natura (economici, finanziari, culturali, scientifici, politici, istituzionali ecc). Ciascuno di loro si sforza di agganciare la corrente alla propria agenda, di dominarla ai propri fini. Così le scelte che riguardano i contenuti e l’architettura di Internet stanno diventando scelte politiche. Quali effetti produce sul mondo, quale mondo produce? Gli esponenti della e-theory hanno descritto, negli ultimi dieci anni, il mondo generato da Internet. a) Il mondo virtuale, on-line, non è una semplice reduplicazione del mondo reale, off-line. Si tratta, in realtà, di due dimensioni interattive di uno stesso mondo, di una stessa struttura ontologica, che continuiamo a chiamare mondo, ma che è più intenso e più esteso del mondo "reale". E’ un mondo di secondo grado, il nuovo mondo reale, un mondo elevato alla n-potenza. La Rete genera un’autoriflessione del mondo reale, che retroagisce sul mondo, cambiandolo. Meno teoricamente e astrattamente, la Rete genera "un universo umano, una società in continua metamorfosi, a più voci, a più discorsi, un "dialogical body". b) Internet genera una nuova antropologia, un nuovo tipo di uomo. Chi è il "netizen"? E’ un’identità che si costituisce all’intersezione delle voci che genera e che lo attraversano. "L’homo netizens" (la "s" serve a conferire una desinenza latina a un’espressione anglosassone! come a dire: "homo netizens" stadio evolutivo dell’"homo sapiens"!) è "in-dividuus" che diventa "persona" , attraversato dal soffio dell’altro. Ma già Teilhard de Chardin, gesuita, paleontologo e teologo visionario, nei suoi scritti postumi parlava di un mondo fisico che si proiettava nello stadio della "noogenesi" e poi, oltre, nella "cristogenesi". Insomma, si sta creando, attraverso la Rete, un general intellect, composto di individui potenziati, individui come singoli irriducibili e persone aperte agli altri. Solo che, diversamente da esperienze e visioni classiche, l’identità individuale che si manifesta nell’universo della Rete diviene molteplice, flessibile, passeggera, free-floating. c) Il nuovo mondo che la Rete rende visibile al nostro sguardo non è migliore di quello precedente. Si formano in Rete comunità di valori, comunità di interessi, comunità di passioni. I loro componenti dialogano tra di loro, non necessariamente con altre comunità. Babele (ciascuno parla una lingua incomprensibile all’altro) e Pentecoste (ciascuno comprende nella propria lingua una voce che viene "da fuori") sono due modelli classici delle interazioni linguistiche delle comunità umane. Per usare la terminologia di M. Bachtin: ci sono "eteroglossie non dialogiche" e "monoglossie oracolari". Detto in termini più piani: l’universo di Internet sottoproduce una società di minoranze e di ortodossie, che possono innescare processi e esiti di balcanizzazione. Più in generale emerge "il lato oscuro della Rete", fatto di violenza, volgarità, razzismo, paura ecc. d) la Rete genera un incremento altissimo di "udibilità" dei linguaggi, delle voci, delle passioni, degli interessi sommersi, di ciò che è luminoso e di ciò che è oscuro, del dialogo e della sua negazione.