il
Messaggero Roma LA CONDANNA
La
Corte dei Conti ribadisce: 5 milioni di penale per la Sta
Per irregolarità nella gestione dei parcheggi a
pagamento, la procura regionale del Lazio della Corte dei conti ha ribadito le
richieste di condanna a oltre cinque milioni di euro per le società Sta e Crp,
ed a 250mila euro per il dirigente del comune di Roma Silvana Sari e l'ex
assessore alla mobilità Walter Tocci. I giudici della sezione giurisdizionale
della Corte dei Conti, presieduta da Bruno Di Fortunato, dopo il rigetto di una
serie di questioni preliminari (tra le quali anche la richiesta difensiva di
affidamento di una ulteriore perizia), si sono riservati di decidere sui giudizi
di conto e di responsabilità promossi dalla procura della magistratura
contabile.
Per i magistrati romani, la gestione della sosta regolamentata con
tariffa e dei parcheggi a pagamento sarebbe stata irregolare, e la cosa avrebbe
provocato un danno all'erario del comune di Roma per un ammontare di oltre dieci
miliardi di lire. I pm Angelo Canale e Antonio Giuseppone hanno confermato le
loro accuse, contestando formalmente in giudizio una serie di irregolarità che
ritengono siano state compiute da Sta e Crp, quest'ultima quale affidataria
della gestione operativa dei parcheggi, e la mancanza dei previsti controlli da
parte della stessa Sta e del comune di Roma. I difensori delle parti in causa
hanno sostenuto la regolarità dei comportamenti in base ai contenuti della
specifica convenzione stipulata sulle modalità di gestione.
La procura
regionale presso la Corte dei Conti del Lazio cominciò a interessarsi della
gestione dei parcheggi affidati alla Sta, quando, esaminandone il bilancio del
1999, rilevò che «in entrata» i proventi derivanti dai parcheggi indicavano una
somma a suo avviso incoerente rispetto al numero dei parcheggi attivati. I
magistrati, sostenendo la natura «pubblica» degli stessi proventi e la qualità
di «agente contabile» della stessa Sta, chiesero alla società di rendere il
«conto» della propria gestione.
La società contrastò questa richiesta,
affermando la natura «privata» dei proventi e il conseguente venir meno
dell'obbligo.
Essendo stata la richiesta dei magistrati accolta, non restò
altro alla Sta che ricorrere alla sezione civile della Corte di Cassazione, la
quale, nell'ottobre 2001, confermò la giurisdizione della Corte dei Conti e le
argomentazioni della procura regionale. Il «conto» fu compilato d'ufficio ed
esaminato dal magistrato relatore del giudizio, il quale concluse il suo esame
nel luglio 2004 con una proposta di condanna.