Telecom &
quei gran fij de Loopback. il Grillo intercettato e il funzionario di Telecom
che scrive al Grillo
"Lavoro in Telecom da 22 anni. I vertici queste cose le
sanno... da sempre!"
In calce l'articolo di Beppe Grillo del 17 Giugno 2006 diramato
dalla sua NewsLetter e pubblicato sul suo blog.
******
E, oltre
alle intercettazioni illecite, ci sono pure i numeri gran
fij de Loopback. I cellulari che ti chiamano,
ma restano muti, solo per accertare che sei tu,che
stai in quel dato posto. Chiamano per indagare e lanciare
avvertimenti muti anche a chi ha il numero di cellulare riservato,
numero che soltanto le Forze dell'ordine sono autorizzate
ad ottenere dalle società telefoniche soltanto ed esclusivamente per urgenze
e motivi gravissimi.
Ma dall'andazzo
attuale si vede bene che i numeri riservati li ottengono anche certi gran
fij de cellulari Loopback.
Sì, anche perchè si cerca sempre il capro espiatorio facile facile, il cittadino
incensurato quindi fesso fesso, per lasciare agire indisturbati i delinquenti.
E' un classico.
Il Grillo intercettato è Beppe Grillo.
Il Grillo ha osato stare a vedere, e scrivere
sul suo blog, cosa ti combina Telecom ed è stato intercettato. Come osa
mettere il naso negli affaracci nostri?!
Intercettiamolo, becchiamogli tutto e poi distruggiamogli il pc! E sì, questi
«signori» di Telecom &
dintorni è così che si muovono, scassinando & sottraendo.
La «notizia» non è una notizia, Grillo
e compagnia intercettata lo sanno da sempre, da quando sono iniziate
le intercettazioni su migliaia di cittadini utenti di Telecom, ma non
solo, visto che è Telecom a menare le danze essendo concessionaria di tutta
la rete italiana.
Quindi, per un certo tempo, troppo tempo, provider come Libero, Fastweb,
Tiscali ecc., sono passati per provider spioni. Telecom e i suoi uffici
legali lo sapevano (esistono prove a grappoli che lo confermano) ma, evidentemente,
tutti beati di sviare le dovute indagini seminando sospetti e intercettati.
No no no no no no no no no. Le intercettazioni
illecite via internet non sono finite. No.
No no no, non alludo agli Hacker occasionali, se pur
abili e determinati, che circolano in rete, Hacker che oramai ci stanno
simpatici a fronte di questo lupanare affollato di Mogli di Cesare mignotte
che svolacchiano sui nostri telefoni e pc, «aggiustano» le casalingo-querele
- che secondo gli svolacchione pensiero sono querele di
casalingo-idiote-che-non-capiscono-un-cazzo-di-internet - e deviano inchieste
e magistrati in cambio di promozioni e mance milionarie. (?)
Lo svolacchione pensiero va capito. Tiene famiglia, legge la Bibbia, pensa
ai figli e va a messa tutte le domeniche. Come il Gran Maestro Tavaroli.
(?)
Sì si si si si si si, si si si si si,
si si si si si, parlo dei Delfini della Premiatissima Ditta
Cipriani Mancini & Tavaroli e del loro Portaborse Pompo Pompilio in
de' Pollari in attesa anch'esso, attesa trepida e devota, di traslocare
armi & suppellettili intercettatorie a Palazzo Chigi a fare il Servitore
dello Stato. Servitore dello Stato di Prodi.
Quando a Napoli si dice 'O pesce fete
da 'a capa.....
Stato di Prodi che puzza, ancora, di Spioni corrotti e corruttori, tutti,
diconsi tutti -come Tavaroli e Mancini- piazzati in qualità
di alti dirigenti nei posti chiave di Telecom e Pirelli, vedi Iezzi,
Jannone, Ghioni and Co, ex poliziotti,
ex finanzieri, ex carabinieri tutti provenienti dalle Forze dell'ordine.
Ma, in tempi già sospetti, tempi sospetti a troppo pochi, non solo ex come,
per fare solo uno dei tanti esempi, quel maresciallo della Guardia di Finanza
che intercettava da Novara.
E noi cittadini-contribuenti ingenui retti e corretti che stiamo a pensarli
tutti Mogli di Cesare! Noi che facciamo un sacrificio quando una delle Mogli
di Cesare è in difficoltà e li aiutiamo sostenendoli moralmente ed economicamente.
Stiamo in uno Stato nel cui Cuore, noi cittadini
ferventi-credenti nelle Forze dell'ordine
Mogli di Cesare, le Cornelie tutte d'un
pezzo e al di sopra di ogni sospetto, ci ritroviamo,
invece, un sacco e una sporta di Spioni corrotti e corruttori.
Di Spioni fuorilegge «con al soldo un
gran numero di poliziotti, carabinieri e finanzieri corrotti - un numero
di straordinaria ampiezza - ai fini di potenziali capacità di ricatto nei
confronti di singoli cittadini, aziende e istituzioni»
come ha scritto Paolo Biondani sul Corriere del 14 Dicembre 2006 riferendosi
a quanto hanno accertato i PM di Milano. Non è una opinione
autoreferenziale di Biondani o una trovata del Corrierepensiero.
Alcuni Spioni, più furbi degli svolacchione pensiero, continuano a
intercettare travestendosi da IP di Loopback - IP riservati - IP di non
precisate Number Autority che, da quando per gli Spioni di Telecom la vita
si è fatta più dura, si sono moltiplicati come i pani e i pesci.
Più furbi si fa per dire, perchè lo svolacchione pensiero, pensiero tipico
dello sbirro corrotto, è che il navigatore sprovveduto messo di fronte a
un IP di una improbabile Autority è tutto contento, rassicurato, anzi onorato,
di essere «attenzionato» nientemeno che da una Autority!!
Attualissimi, anzi furoreggiano, gli
Spioni fuorilegge travestiti da innocenti spammers rompiballe.
L'ultimo grido in fatto di tecnologie intercettatorie sono quelle e-mail
che appaiono inviate da rompiballe che ti promettono guadagni miliardari,
pillole afrodisiache e peni lunghi un metro.
E-mail che appena le apri - attenzione non parlo degli allegati che
oramai solo i mentecatti di internet inviano o aprono - fanno scattare il
download di un file exe, cioè eseguibile, e così installano nei nostri Pc
ogni sorta di diavoleria per impossessarsi di tutto quello che vogliono
non solo ma per farci fare da Pc server, detti Pc ponte, vedi il baco del
Corriere che stava negli uffici Telecom, quelli diretti da Fabio
Ghioni che stanno sulla strada di Fiumicino, al servizio delle
loro piraterie.
Insomma per farci «lavorare» per loro.
Consigli per i non acquisti di file exe a tradimento:
Ogni tanto verificare, un malware potrebbe cambiare le
opzioni a nostra insaputa, che in Proprietà - Protezione - Livello personalizzato
- Avvio dei programmi e file - che la spunta o il tondino siano sempre su
Chiedi conferma e che la spunta su Chiedi conferma sia anche su Installazione
oggetti sul desktop.
Verifica in Proprietà - Avanzate - Esplorazione - Abilita
estensioni del browser di terze parti che non ci sia la spunta.
Verifica anche che in Esplorazione - la spunta sia su Abilita
installazione su richiesta (altro) e su Abilita installazione su richiesta
(Internet Explorer).
Giuliana D'Olcese 25 note correlate su
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
Articolo di Beppe Grillo - 17 Giugno 2006
ore 15:35
C'è un telegramma per te... Allarme.
Un'azienda privata spia gli italiani da anni.
Può tenere sotto scacco chi vuole. E'
uno scandalo che vale dieci Tangentopoli. Nessun ministro (sotto
scacco?) ne parla. Centro gestione di Padova di Telecom Italia.
Sistema chiamato Radar. Tre miliardi e 332 milioni di informazioni
riservate.
Cinque supercalcolatori collegati ad una centrale da 10
mila miliardi di byte. Informazioni sui cittadini relative ad orario, numeri,
posizione, dati anagrafici.
Procura di Milano avvia un'inchiesta per associazione a
delinquere finalizzata alla rivelazione di notizie riservate.
Il direttore della sicurezza di Telecom Italia, Giuliano
Tavaroli "group senior vice president" rassegna le dimissioni.
Il tronchetto dell'infelicità non sapeva niente. Il tronchetto
ha avviato un'inchiesta interna. L'inchiesta è stata affidata a Armando
Focaroli. Il comitato per il controllo interno composto da Guido Ferrarini,
Domenico De Sole, Marco Onado, Francesco Denozza è stato messo al corrente
dei risultati. E' stato trovato un buco interno nel sistema informatico.
La Telecom inoltrerà una denuncia alla Procura di Milano sulle intercettazioni
illegali.
E' come se Totò Riina scoprisse dei mafiosi
nella sua organizzazione interna ed avviasse un'inchiesta.
Sono stufo di essere preso per il c..o.
Sotto inchiesta va messo Tronchetti. Perchè nessuno
lo fa?
Perchè i giornali e le televisioni, tranne il gruppo L'Espresso,
non ne parlano?
La risposta è dentro Radar?
Valore azione Telecom 2,153 euro. Perdita da inizio anno
-13%.
Tronchetti va fermato. Postato da Beppe Grillo il 17.06.06 15:35 | Tecnologia/Rete
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Commenti
Mauro Bellaspica 18.06.06 19:43 | Rispondi al commento |
Lavoro in Telecom da 22 anni. Posso tranquillamente dire che da quando ne
faccio parte (dal 1984) esiste un reparto che cura le intercettazioni. Esso
si trova sia nella Direzione Regionale che nelle filiali periferiche. Generalmente
è formato da non più di quattro persone scelte accuratamente. Purtroppo
la scelta dei tecnici non viene fatta con la stessa meticolosità, è risaputo
infatti di alcuni colleghi che passano le giornate in centrale ad ascoltare
le conversazioni divertendosi un mondo.
I vertici queste cose le sanno.... da sempre!
><Lettere e Commenti><
Illeciti e Furti d'identità?
Telecom sapeva
Cara Giuliana Grazie per la tua perseveranza nel pubblicare e diffondere
le schifezze del nostro amato paese.
Vittorio Bossi
------
Telecom & quei gran fij de Loopback*
Terrificante... soprattutto perchè vero. Però si deve osservare
come vi sia uno strumento (guarda caso diffusissimo, internet explorer)
che dal punto di vista sicurezza si dimostra una ciofeca... e allora c'è
da chiedersi come mai è una ciofeca, cioè è accaduto accidentalmente che
sia una ciofeca o è volutamente una ciofeca???
Perchè il dubbio continua a sussistere. Perchè mai uno strumento deve essere
in grado di fare eseguire un programma su richiesta del "mondo esterno anonimo"?
E perchè questa funzione non viene "chiusa"? Perchè in ambiente Windows
un file con l'estensione .TMP può "girare" e fare qualunque cosa sul nostro
pc mentre per definizione i files programma sono con l'estensione .EXE???
Una svista??? E i tanti antivirus che controllano la pulizia dei programmi
(quindi in molti casi dei soli files "programma eseguibile" quindi dei files
con l'estensione .EXE), guardacaso andranno a guardare quell'anonimo file
.TMP??? No... "che ssssssstrano"!!!!
Ad occhi paranoici tutto ciò potrebbe sembrare una cosa studiata a tavolino.
Ma no, ma no... cheddici!!! Kossiga?
-----
C'era anche una nota canzonetta, camuffata per l'occasione: "e il tronchetto dove
lo metto, dove lo metto non si sa!".....
Una cosa è certa, dentro Telecom c'è un casino. Tutto il mondo delle telecomunicazioni
è un casino. Internet in particolare è un casino...
Quella che doveva essere una rete assolutamente libera si dimostra invece
sempre di più uno stretto cunicolo, irto di ostacoli e sorprese denso di
deviazioni, divieti d'accesso, sensi unici, ingorghi di origine sconosciuta...
Personalmente quando mi occupo di sicurezza mi metto immediatamente le mani
nei capelli, ci sono dei "buchi" che sono strutturali e che addirittura
sono trasversali a produttori di hardware e di software e paiono più che
casuali, molto studiati.
Una cosa che comunque mi ha colpito è il fatto che gli standard di comunicazione
(esempio: il TCP/IP) hanno un'età che in ambito tecnologico si può paragonare
a quella dell'uomo di Neanderthal. Ma era proprio il caso di usare uno standard
così che fa acqua da tutte le parti e che pare rendere del tutto ingovernabile
la rete??
Io scrivo applicazioni ad alte prestazioni, possibile che mi trovi a farlo
con strumenti di sviluppo che hanno decine d'anni e che, nonostante questo,
mi permettono piena libertà di azione sui sistemi come se fossero l'ultimo
ritrovato tecnologico? Il sistema è senza controllo, sulle nostre caselle
arrivano centinaia di messaggi spam e, all'uomo della strada, non è permesso
in alcun modo prendere contromisure, magari prendersela con qualcuno perchè
un costruttore di virus oggi può (grazie alle reti prive di controllo o
deliberatamente "aperte") spargere bytes infetti ovunque senza alcun rischio
di incappare in qualche azione penale/economica di rifusione dei danni?
Oggi un server di posta infetto è in grado di sparare milioni di e-mail
infette senza che: 1) qualcuno si accorga dell'anomalia 2) qualcuno abbia
strutturato il programma "server di posta" di quelle ovvie contromisure
che permettono di impedire questo tipo di attività? E sono domande da uomo
della strada per carità, so benissimo come stanno le cose, per cui è un
discorso più che altro accademico, ma dico, qui i vari garanti, commissioni,
consulte, procure eccetera cosa fanno?
Mah... ai posteri l'ardua sentenza... Vladimir la Castità
----
Illeciti
e Furti d'identità? Telecom sapeva
Avanti con la battaglia. Distruggere i dossiers
Telecom sarebbe come far sparire l'arma del delitto. E poi chi crederebbe
mai alla totale cancellazione dei dossiers!
Ti pare che le persone coinvolte non abbiano
fatto diverse copie dei milioni di bytes illecitamente sottratti alla libertà
di espressione e di comunicazione?
Gli stessi autori materiali dei delitti si
saranno cautelati contro i loro mandanti-committenti... non si sa mai.
In giro ci saranno copie su copie di dossiers e queste aumenteranno parallelamente
alla maggiore attenzione che l'opinione pubblica riserverà loro. Si rischia
che i ricattabili, impauriti, costituiscano una lobby per ricattare i potenziali
ricattatori sulla base del loro illecito. In pratica il ricattabile dirà:
"Tu sai che sono un mariuolo, ma io so che tu sai, e l'hai saputo illecitamente.
Sei un mariuolo pure tu! Stiamo sulla stessa barca.. perciò mettiamoci d'accordo".
Paolo Manfredi
------
<<Articoli
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Le bollette pazze degli 899. Sgominata una banda di truffatori.
E la security di Tavaroli?
Installavano apparati per far chiamare automaticamente gli 899 da numeri
di abbonati ignari.
di Pier Luigi Tolardo http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5271
Una banda di "truffatori telefonici" è stata sgominata dai Carabinieri:
sono più di 30 gli arresti per una vicenda legata alle cosìdette bollette
pazze, la nuova ondata di addebiti per chiamate a numerazioni speciali 899,
anche ad abbonati che non navigano in Internet o che addirittura non possiedono
il Pc. In pratica i delinquenti si introducevano in centrali telefoniche
non presidiate e installavano apparati che chiamavano automaticamente numeri
speciali legati alla banda.
La truffa, estesa
a numerose regioni italiane, conferma quei timori espressi tante volte dalla
gente comune su "persone che si collegano sul mio numero", negati sempre
da Telecom Italia: l'immagine del maggior gestore telefonico italiano esce
molto malconcia da questo blitz. Certo, Telecom ha confermato che agli abbonati
che hanno sporto denuncia non sarà fatto pagare niente o verrà rimborsato
il maltolto, ma molti hanno pagato, grazie all'addebito in banca, e non
hanno protestato, ad altri è stata sospesa la linea perché non avevano pagato
le cifre contestate. Nel 2007 Telecom Italia invierà a tutti i suoi clienti
un Pin personale che permetterà, gratuitamente, di abilitare o disabilitare
la propria linea alle chiamate alle numerazioni speciali. Come è potuta
accadere una truffa di queste proporzioni?
Ha interessato centinaia di migliaia di clienti per milioni di euro di danni,
con la violazione della sicurezza degli apparati telefonici e la riservatezza
delle comunicazioni. Una minore attenzione è da imputarsi alle ristrutturazioni
Telecom che si sono susseguite negli ultimi cinque anni, che hanno smantellato
completamente i presidi sul territorio, accentrando moltissime funzioni
di controllo e monitoraggio delle reti di rapporto con la clientela, c'è
stato un forte restringimento degli organici, soprattutto nell'area della
manutenzione e dell'assistenza. Oggi è molto più facile che in passato che
le centrali Telecom non ricevano la visita di tecnici che possano anche
riscontrare anomalie per mesi e mesi, le funzioni di monitoraggio automatizzato
non hanno funzionato a dovere. Inoltre c'è il problema della funzione interna
di Telecom preposta alla sicurezza degli impianti e informatica, come si
sa dalle vicende giudiziarie tuttora aperte, ha assorbito e assorbe molte
risorse economiche: era stata affidata fino allo scorso anno a Giuliano
Tavaroli, in carcere a Voghera, indagato per numerosi reati fra i quali
l'appropriazione indebita ai danni di Telecom Italia, lo spionaggio illegale,
la violazione della privacy e la corruzione di pubblici ufficiali in concorso
con il detective privato Cipriani e il numero due dei servizi segreti Mancini.
La conclusione potrebbe essere che Tavaroli era troppo impegnato a sorvegliare
Vieri, Afef o i servizi segreti francesi per occuparsi di cose banali come
la sicurezza delle centrali, ma i magistrati dovranno verificare anche se
tra i "furbetti degli 899" e gli spioni Telecom Italia non ci siano state
complicità, collusioni o connivenze.
********
Tavaroli e Telekom Serbia,
Capezzone e Manfredi: da cinque mesi il governo ci deve una risposta.
Elementi utili per seguire la traccia dei soldi dell'affaire nel "rapporto
torkildsen" del tribunale dell'Aja e nell'ordinanza di archiviazione della
procura di Torino.
Roma - Torino, 20 dicembre 2006
Dopo la pubblicazione dell'ennesimo articolo su presunte attività del Dr.
Giuliano Tavaroli, per conto del SISMI, legate all'affaire Telekom Serbia,
Daniele Capezzone (presidente Commissione Attività Produttive Camera dei
Deputati) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) hanno
dichiarato:
"Attendiamo da cinque mesi la risposta dei ministri dell'Interno e della
Difesa alla nostra interrogazione su eventuali attività dei servizi di sicurezza
correlate all'affaire Telekom Serbia. Nell'attesa, non possiamo che basarci
sugli articoli dei giornali, se quanto letto corrisponde al vero, è quantomeno
strano che nell'estate 2003, nel pieno delle polemiche relative al "caso
Igor Marini", il Dr. Tavaroli non fosse più interessato a seguire la traccia
dei soldi versati dall'azienda pubblica Telecom Italia al regime di Milosevic.
Chi fosse ancora oggi curioso di sapere come Milosevic (e non l'azienda
Telekom Serbia) spese i soldi dei contribuenti italiani può iniziare la
sua ricerca spulciando, sui siti radicali, due documenti fondamentali: il
"Rapporto Torkildsen" (dal nome dell'esperto finanziario del Tribunale dell'Aja,
che lo redasse nel giugno 2002), copia del quale consegnammo alla commissione
parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia, che lo cita nella sua sedicente
"relazione intermedia", l'ordinanza di archiviazione dell'inchiesta su Telekom
Serbia, depositata presso il Tribunale di Torino il 9 maggio 2005, in cui
si può, tra l'altro, leggere:
"Si è così accertato in primo luogo che l'intero prezzo pagato per Telekom
Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo. La provvista venne
temporaneamente impiegata in depositi a termine ovvero accreditata a società
cipriote riconducibili al Governo Serbo.
Dopo un periodo di tempo variabile da pochi giorni a due mesi, il danaro
confluì nella disponibilità del Fondo per lo Sviluppo della Serbia. E' stato
poi accertato che il Fondo per lo Sviluppo della Serbia ha utilizzato questa
provvista per pagamenti in favore di imprese estere eseguiti per conto di
imprese serbe delle prime debitrici e per pagare pensioni e stipendi da
tempo in arretrato. Ed invero da una parte sono stati trovati pagamenti,
come si è detto, a favore di imprese straniere (NDR: per quanto riguarda
l'Italia, risulta il pagamento di 4 milioni di marchi alla GESIM Srl di
Bassano del Grappa e di 2 milioni e mezzo di marchi ad "altre società italiane"
non meglio identificate), e dall'altra sono state constatate cospicue
rimesse a favore della Banca centrale del Paese che era l'Ente competente
ad erogare appunto pensioni e stipendi e che, ovviamente, trasformava in
valuta nazionale gli accrediti ricevuti in valuta estera. Il risultato di
questa parte dell'indagine spiega anche il motivo per il quale l'opposizione
interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia, e conferma
altresì le dichiarazioni dell'Ambasciatore Bascone (che aveva portato a
conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino
l'esistenza dell'affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi
avversi a Milosevic).
E' infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche
da parte di quest'ultimo e l'utilizzazione di esse per scopi sociali e di
sostegno all'economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione
e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì
a poco, cosa che infatti poi avvenne".
N.B. I documenti citati sono reperibili su www.grupporadicalipiemonte.it
*******
Telecom Spy: Se l'utente-contribuente
è obbligato a sostituirsi alle istituzioni
E'
su stampa, radio e tv, il lancio del libro «Il baco
del Corriere», autore Massimo
Mucchetti vicedirettore, ad honorem, del Corriere della Sera.
Pierluigi Tolardo ha scritto su ZeusNews.it: «Con Il baco
del Corriere Mucchetti racconta che, nel settembre 2004, al Corriere della
Sera il suo Pc fu oggetto di un tentativo di spionaggio informatico attraverso
un virus Trojan contenuto in e-mail che sarebbero partite,
secondo le indagini della Polizia Postale, da Pc che si trovavano in una
sede Telecom Italia, Pc che poi sarebbero in seguito alla
chiusura di quella sede, smantellati, poco prima che arrivasse la Polizia
postale....
A quel punto entra in gioco Fabio Ghioni, hacker famoso,
a quei tempi responsabile della Security informatica di Telecom Italia diretta
da Giuliano Tavaroli ora in carcere a Voghera e indagato
dalla magistratura per gravi violazioni della privacy.
Fabio Ghioni, oggi dirigente di Telecom Italia Audit (il
servizio di auditing del gruppo), che ha sempre negato di essere il regista
dell'attacco spionistico, ma che si è sempre vantato di possedere le conoscenze
tecniche per fare quello che lui ritiene un gioco da ragazzi, dopo l'attacco
informatico subìto da Mucchetti e dai massimi manager della Rizzoli-Corriere
della Sera, si era reso disponibile per scoprire i responsabili, nonostante
la vicenda fosse stata tenuta sotto il massimo segreto, dimostrando, invece,
di conoscere bene che cosa avevano trovato gli hacker nell'attacco ai computer
di via Solferino».
Ritengo, come ho scritto in più note, che dopo le vicende della P2
di Gelli, Tassan Din, di Di Bella,
di Ortolani e Rizzoli, questa è la vicenda più inquietante che
ha interessato l'Italia. Vicenda che supera lo scandalo di Tangentopoli
e che va chiarita fino in fondo, senza tema di scoprire altarini sensibili
e «coperti», con la leale ed affidabile collaborazione degli organi
istituzionali e giudiziari preposti. Continuando a scovare, e denunciare,
le mele marce, rimuovendo e sostituendo d'ufficio quei funzionari che si
fossero dimostrati anche solo «distratti» quindi,
purtroppo, devianti per il buon fine e la chiarezza delle indagini.
E, senza mettere i bastoni tra le ruote alle querele mosse dagli utenti
intercettati illecitamente, al fine di nascondere e deviare indagini, PM,
giudici e fascicoli inerenti le responsabilità degli attori delinquenziali
di questa devastante ed orribile Spy Story.
Impariamo a distinguere, e a difenderci, anche dai controlli «legali» ed illegali fatti con «'parole chiave»
contenute nelle e-mail e dalle intercettazioni fatte da organi con IP «'riservati» ma, non autorizzate,
dalla magistratura.
Giuliana D'Olcese
Avevo scritto e diffuso il 3 Giugno 2006
Lettera aperta al Corriere della Sera,
al Sole 24Ore, alla stampa, a Radio e Tv pubbliche e private, al Garante
della privacy, al Parlamento europeo, aI consumatori, ai lettori
*Sì, in Rcs Mieli e Folli erano intercettati*
E' da vari mesi che scrivo sullo scandalo Telecom-Intercettazioni
telefoniche e telematiche corredando le mie note con fatti precisi, documentazioni
di IP, immagini riproducenti snodi telefonici precisi, postazioni e providers
da dove partono attacchi informatici con tentativi continui di intercettazioni
illecite, (non autorizzate dalla Magistratura al Cnag, l'ex Centro Nazionale
Autorità Giudiziaria, l'organo di Telecom preposto alle intercettazioni
autorizzate), allo scopo di impossessarsi del contenuto dei computer degli
utenti e violarne la posta elettronica.
Attenzione, circa la posta elettronica, non è da confondere il "normale"
controllo voluto dalla legge antiterrorismo in atto dal 2005.
Premetto che per mesi ho segnalato, invano, una lunga e nutrita serie di
tentati abusi quotidiani al responsabile capo dell'Ufficio legale di Telecom
Italia sede di Roma, Dottor Gugliemo Bove, menzionato nell'articolo de L'Espresso
del 2 Giugno 2006 nell'inchiesta sulle intercettazioni di Telecom anche
per essere il gemello di Adamo Bove ora capo e responsabile del coordinamento
delle attività di sicurezza Telecom.
Delle mie segnalazioni esiste amplissima documentazione presso la Polizia
postale, di Roma, a cui va il mio ringraziamento per l'attenzione dimostrata.
Inoltre, presso il Garante per la privacy, l'ENAV - Ente Nazionale
per la Sicurezza dei Voli - alle sedi di Roma Aeroporto Leonardo
da Vinci e di Via Salaria nelle persone del Presidente, del Direttore Generale
e del responsabile dei servizi informatici Dottor Bruno Carbone. E, infine,
alla Procura della Repubblica di Roma nel giudizio penale da me mosso nei
confronti di "ignoti".
L'attenzione sulle possibili intercettazioni subite dalla Rcs,
dal Direttore del Corriere della Sera di allora, Stefano Folli,
e dall'attuale Direttore Paolo Mieli, è scattata già nel
2004 quando notavo strani "fenomeni" circa le e-mail che scambiavo
con Folli, mio grande amico da anni e al tempo Direttore del Corriere della
Sera, e con le e-mail che inviavo a Paolo Mieli che a quel tempo curava
la rubrica della posta dei lettori.
Le anomalie da me riscontrate nella posta elettronica erano due.
Con la posta scambiata con Folli avveniva che le risposte, datate con
un certo giorno ed una certa ora, arrivavano alcuni giorni dopo e stravolte
nell'assetto grafico, rispetto agli headers di invio di Folli. Ciò avveniva
anche con le sue notifiche di lettura tanto che un giorno, allarmata
da irregolarità che avvenivano soltanto nello scambio di posta con
il Corsera, gli scrissi e poi gli telefonai per metterlo in guardia. Attento,
sembra che le tue telefonate e la tua posta elettronica sono intercettate.
Stefano Folli lo ricorda senz'altro, quindi, lo può testimoniare come posso
essere disponibile io a testimoniare le numerose anomalie riscontrate nelle
comunicazioni telefoniche e internet con Rcs e Corsera.
Con Paolo Mieli avveniva che se inviavo lettere all'e-mail generale della
rubrica ricevevo immediatamente la notifica di ricevuto, mentre, se la inviavo
all'e-mail personale di Mieli, non tornava mai la notifica di lettura.
Qualcuna, ma molti giorni dopo.
Pur non conoscendo Mieli personalmente, so, per esperienza diretta, che
Mieli ha un uso corretto della posta, non è uno di quegli stupidi sprovveduti
internauti furbetti che si nascondono e da cui si riceve "Non Letto".
Il "Non Letto", si riceve soltanto se l'e-mail viene aperta dal destinatario.
In caso contrario, se viene cestinata senza aprirla, nulla ritorna al mittente.
Il secondo "fenomeno" che avveniva ai tempi della direzione Folli, e poi
durante la direzione Mieli, consisteva nel fatto inquietantissimo, mai avvenuto
negli anni precedenti al 2004, che quando mi collegavo al sito internet
Corriere.it scattava, immediato, un attacco di pirateria informatica attraverso
il provider Telecom Italia, Telecom China, Telecom Russia, Telecom Corea e
con altre Telecom sparse nel mondo. Ma, sempre
e solo Telecom.
Le postazioni degli attacchi, di cui ho amplissima documentazione, ovviamente
non nel Pc, sono tutte da analizzare per verificare l'enorme e
capillare rete delle intercettazioni illecite ordite da Giuliano
Tavaroli e da Emanuele Cipriani attraverso postazioni
di Telecom - e da questi "appaltate" anche a medi e piccoli providers
di provincia, uno situato in Toscana - rete che risulta risiedere nelle
postazioni le più insospettabili, perciò oltremodo inquietanti.
Le interviste del Sole24Ore a Tavaroli e de la Repubblica a Cipriani,
la lettera aperta inviata da Tronchetti Provera agli
85.000 dipendenti Telecom, nonchè tutti gli articoli di cronaca
e di inchiesta apparsi su giornali come La Repubblica, L'Espresso ed altri
che, di volta in volta, si occupano dell'inchiesta Telecom-intercettazioni,
tralasciano l'indagine e l'approfondimento, a mio avviso fondamentale e
dovuto, del perchè nelle intercettazioni - a parte la questione dei tabulati
degli utenti Fastweb "trafugati" da Telecom - ci sono finiti
centinaia di migliaia di ignari normalissimi ed onesti cittadini.
Anche su questo, sia i vertici responsabili di Telecom che la Magistratura,
hanno il dovere di rendere loro chiarezza e giustizia risarcendoli
per i danni morali e materiali infertigli da Telecom, dal Cnag
e da Tavaroli, da Cipriani e dai medi e piccoli providers
complici.
Lo scandalo dilagante su Telecom Italia e i suoi vertici economici, manageriali,
tecnici, operativi e sui responsabili della "Security" e dell'ex Cnag, ora
Ufficio legale diretto da Andrea Galletta, è una ferita
aperta, purulenta e inaccettabile, da disinfestare e rimarginare immediatamente
e chirurgicamente.
E senza ulteriori frodi informative da parte di Telecom colta in fallo anche
dal giudice Lamanna.
E' una ferita inferta allo Stato di Diritto e alla Democrazia italiana.
Stato di Diritto e Democrazia i cui cittadini, e la loro privacy, non devono
e non possono essere affidati, o sottoposti, al potere di un uomo. Al potere
del dottor Marco Tronchetti Provera. Punto.
Conclusione: In attesa di diramare la settima nota sull'argomento, solidarietà
alla redazione del Corsera, e a Stefano Folli ora notista politico del Sole24Ore,
da
Giuliana D'Olcese
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Sentenze strane/Farina e Fazzo per me pari sono
di Pino Nicotri 20 dicembre 2006 Giornalisti senza
bavaglio - Digest Number 1260 senzabavaglio#yahoogroups.com
E' a causa dei rapporti con il Sismi anche Luca Fazzo, ex cronista giudiziario
milanese del quotidiano "la Repubblica", è stato sospeso per un anno dalla
professione esattamente come Renato Farina, ex vicedirettore del quotidiano
"Libero". Non intendo entrare nel merito dei rapporti di Fazzo e Farina
con il servizio segreto militare, perché si tratta di materia che francamente
mi fa orrore, la lettura dei comunicati dell'Ordine dei giornalisti della
Lombardia mi ha fatto accapponare la pelle entrambe le volte. Mi ha sbalordito
che anche Fazzo si giustifichi parlando di patriottismo, nel suo caso attribuendolo
al suo contatto col Sismi.
Col patriottismo, si sa, si giustificano da secoli le peggiori nefandezze.
Anche perché ogni patria ha il suo bel patriottismo, che cannoneggia quello
altrui, e quindi non si viene mai a capo di niente. Mi preme invece far
notare un paio di altre cose. Prima cosa: Fazzo, per quanto abbia avuto
un comportamento assolutamente riprovevole, tanto da essergli stato rinfacciato
dal direttore di Repubblica, Ezio Mauro, non è mai stato organico al Sismi,
nel senso che - stando agli atti - non è mai stato battezzato dal servizio
segreto con un apposito nome di battaglia. Farina per il Sismi era l'agente
segreto Betulla, checché ne dica nel piagnisteo auto assolutorio pubblicato
su Senza Bavaglio il 18 di questo mese. Fazzo non risulta avesse anche lui
un nome di battaglia. Ciò vuol dire che - per quanto abbia sbagliato - per
il servizio segreto militare non era organico: né suo agente segreto né
fonte permanente.
Seconda cosa: contrariamente a Farina-Betulla, Fazzo non risulta abbia mai
beccato né una lira né un euro dal Sismi. Stipendio o rimborsi che fossero,
il buon patriota cattolico occidentale disinteressato, anzi molto disinteressato,
noto come Renato Farina, ha ricevuto 30 mila euro e se li è messi in tasca.
Con tanto di ricevute.
Alcune delle quali firmate Betulla, lui che nel pigolio indirizzato a Massimo
Alberizzi e pubblicato su Senza Bavaglio assicura che aveva solo il nome
e il cognome datogli dal padre e dalla madre, che francamente avrebbe fatto
meglio a non nominare neppure.
Farina può anche essersi impastato in Betulla per salvare la Sgrena o compare
Turiddu, ma le leggi e la carta dei doveri dei giornalisti parlano chiaro
e quindi la pianti col pensare che una cosa renda legittima l'altra. Si
faccia dare le medaglie per i suoi moltissimi atti di eroismo, ma il giornalismo
non è la professione adatta a simili eroi. Scriva romanzi, faccia film,
si faccia eleggere in Forza Italia o in Vaticano. E la pianti di dire che
lo vogliamo impalare o di bestemmiare che lo si vuole crocifiggere: ha già
nominato invano i proprio genitori, eviti di nominare invano - lui che non
dovrebbe essere un cattolico di cartone - anche il povero Cristo.
Conclusione: mi pare che avere messo sullo stesso piano e avere sanzionato
nello stesso modo sia Fazzo che Farina sia quanto meno incomprensibile,
se non profondamente sbagliato e quindi ingiusto. Il secondo infatti, come
dicono a Napoli, "sta più inguaiato". O, come si dice in italiano, l'ha
fatta più sporca.
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Se il giudice si ferma
ai tre spioni
di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica 14 dicembre 2006
Un giudice di Milano racconta, in 217 pagine, per responsabilità di chi
sono stati raccolti decine di migliaia di dossier illegali da un'agenzia
d'investigazione privata, ingaggiata dalla Security di Pirelli Telecom,
con generosità finanziaria pagata da Pirelli Telecom, con larghezza informativa
sostenuta dall'intelligence politico militare
(il Sismi). Già ieri si avvertiva, con le prime indiscrezioni, una cosmesi
minimalista che esorcizzava il "caso" riducendolo, dal più imponente e diffuso
dossieraggio illegale dai tempi del Sifar di De Lorenzo, ad affaruccio disonesto
messo su da "un trio di vecchi amici" (così il giudice a pag. 174).
Non ci sarebbe da precisare alcun mistero, alcun evento da chiarire, alcuna
ulteriore responsabilità, più di lato o più in alto. La scena è piatta,
senza profondità.
Quel che si vede in superficie, per il giudice, e quel che è. E quella,
l'univoca realtà dei fatti. Tre amici al bar Emanuele Cipriani, l'investigatore,
Giuliano Tavaroli, il gran capo della Security Pirelli Telecom, Marco Mancini,
il direttore del controspionaggio del Sismi hanno combinato lo spudorato
affare, il "trio di vecchi amici" è molto ambizioso, unisce le forze e ognuno
ne trae beneficio o ingrassando il conto in banca o moltiplicando il proprio
potere.
Tutto qui, per il giudice. Non c'è altro da chiedersi o sapere.
Con la necessaria buona volontà e il rispetto dovuto al prestigio della
magistratura milanese, non è agevole buttar giù l'intruglio. Senza abbandonarsi
a cattivi pensieri, ma soltanto leggendo le 217 pagine dell'ordinanza del
giudice si scorgono vuoti logici, ambiguità, incoerenze anche alla luce
di un onestissimo senso comune.
Quasi si tocca con mano il micidiale effetto selettivo che, in decine di
occasioni e per decine di volte, impone al giudice di non porsi l'elementare
domanda: perché; per conto di chi, a vantaggio di chi. Interrogativi che
sono il duro pane quotidiano di ogni investigatore, pubblico ministero,
giudice. L'epilogo fisiologico, contro ogni razionalità, è che la Pirelli
Telecom non è altro The "parte lesa", la sprovveduta e inconsapevole "vittima"
del "trio di amici", raggirata, derubata, screditata, calunniata.
Il che può essere vero soltanto se si da per scontato che il grande gruppo
economico, in questi anni, sia stato guidato da asini.
Nasce, in Telecom, "una dotazione di mezzi strumentali permanente, quali
le strutture tecniche illegali di Telecom" (così il giudice) e chi governa
Telecom non ne sa nulla. Anzi, retribuisce un'organizzazione che può procurare
"documenti falsi corrispondenti a persone effettivamente esistenti" e non
si chiede mai che cosa sta pagando e perché. Quando poi dai fatti affiora
la mano di Telecom Pirelli e il giudice che sembra volerla scacciare come
un incubo. La struttura di dossieraggio "spia" politici come Brancher e
Cesa e il giudice osserva che si tratta di "incarichi estranei a quelle
che dovrebbero essere le esigenze aziendali", (pag. 137). Perche?
Il povero Cipriani ammette che "non riusciva più a smaltire i carichi di
lavoro", e si convince così a chiedere a Mancini i dossier del Sismi. Il
giudice non sembra preoccupato di sapere chi offriva quei gravosi, "carichi
di lavoro". Tutti i dossier segretissimi consegnati da Mancini a Cipriani
Tavaroli riguardano società e uomini d'affari e affari (i report si concludono
con cose del tipo: "persona disponibile a operazioni privilegiate", "il
gruppo gode di rapporti privilegiati con il governo Usa", "sarebbe opportuno
non avere contatti tecnici") e mai che il giudice si chieda se questo carico
di lavoro possa essere congruo con le strategie commerciali e finanziarie
del gruppo che li ricompensava per centinaia di migliaia di sterline. Quando
se lo chiede le risposte sono da candido e i suoni sconnessi: "Quale poteva
essere l'interesse del gruppo Pirelli Telecom a conoscere l'organizzazione
del controspionaggio francese?
Perché Cipriani viene ricompensato con fondi delle aziende Telecom e Pirelli
per riferire sull'organizzazione dell'intelligence economica francese svolta
all'estero?"
(pag. 177). Quando poi non ne può fare a meno, il giudice semplicemente
non apre quella porta. "Non è verosimile che Tavaroli non abbia mai mostrato
ai vertici del gruppo i risultati della sua attività. D'altronde, allo stato
delle indagini, non è possibile identificare alcun oggetto eventualmente
compartecipe o consapevole, e dunque d'uopo non procedere ulteriormente
su questa strada" (così a pag. 190).
L'unica strada che pare voler imboccare il giudice è quella del "trio di
amici", ma forse per imbottigliarsi per quelle vie bisogna credere a Babbo
Natale e, nel nostro Paese, l'impresa è faticosa.
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TIME: La Rete
è la vera rivoluzione
Nel giorno in cui RSF celebra Farinas e la sua lotta per una rete libera a Cuba, TIME
annuncia: sono gli utenti il Personaggio dell'anno.
di Gaia Bottà su Punto Informatico http://punto-informatico.it/pi.asp?id=1814591
Roma - Cyber-dissidente 2006: questo il premio di cui è stato insignito lo psicologo cubano Guillermo Farinas a capo
dell'agenzia di stampa indipendente Cubanacán Press.
Il motivo? Il regime di Cuba
ha mutilato le attività dell'agenzia impedendo ai suoi reporter di usare
Internet. Farinas, come sanno i lettori di Punto Informatico, ha reagito, manifestando il suo impegno con un clamoroso sciopero
della fame durato più di sei mesi, per chiedere al governo una Rete libera
per i giornalisti. E una Rete più libera per Cuba. È così che Reporters
Sans Frontières gli ha riconosciuto il premio 2006 per la libertà di stampa,
per essersi battuto in prima persona, per aver dimostrato al resto del mondo
le violazioni dei diritti umani che il regime castrista
esercita nei confronti delle voci indipendenti.
Internet è un efficace mezzo di denuncia,
accessibile a molti e capace di garantire visibilità su una scala enorme.
È un medium attraverso cui i giornalisti, e in generale il popolo cubano,
potrebbero testimoniare quel che il regime maschera con il filtraggio e
la selezione delle notizie.
Ma Cuba, uno dei tredici paesi "nemici di Internet",
fa di tutto per arginare la diffusione delle notizie digitali "controrivoluzionarie"
di giornalisti e netizen. Nessuno dei reporter dell'agenzia di Farinas può
usare uno strumento come il fax per comunicare con l'estero: si devono arrangiare
con i telefoni pubblici.
Con la scusante dell'embargo da parte degli USA, ai cittadini non è consentito
inviare allegati nelle email, è permesso navigare soltanto sui siti vagliati
dal governo, banditi i siti esteri. Le connessioni a Internet private sono
pressoché inesistenti: l'accesso alla Rete è consentito presso le postazioni
nei locali pubblici. Postazioni controllate da sistemi di alert e filtering.
C'è chi si batte per rendere libera la Rete, chi la usa come un medium di
denuncia, c'è chi ogni giorno dà il suo contributo per arricchirla di contenuti.
Ma non sono solo pochi, eroici singoli ad influenzare le sorti di Internet.
Sono tutti coloro che compongono la Rete a plasmarla, arricchirla di contenuti
e idee. Se la Rete fosse più libera questa dinamica potrebbe coinvolgere
più voci e acquisire un valore ancora maggiore.
Per questo motivo TIME ha deciso che i protagonisti
delle notizie del 2006, coloro che più hanno influenzato le vite di tutti
siamo Noi, anzi Voi: Voi siete la "Persona dell'Anno". Voi che siete assidui
produttori di contenuti, voi che siete cittadini attivi della nuova democrazia
digitale, voi che siete utenti di blog, che condividete immagini e video,
che vi legate nelle social network su Internet.
TIME parla della Rete come di un assemblatore di contenuti provenienti dalle
fonti più disparate, di uno strumento per condividerli e diffonderli, dando
loro valore. Uno strumento del quale ha approfittato anche l'autorevole
magazine: ha pubblicato su YouTube un video su questo riconoscimento, invitando
tutti a intessere una rete di dialogo e di contributi (vedi a fondo pagina).
"Una volta erano i giornalisti ad avere il compito di portare le persone
nei luoghi a cui non potevano accedere. Ma ora una madre a Baghdad può,
con un video, mostrare le immagini dei bombardamenti" ha osservato Lev Grossman,
giornalista di TIME. Ognuno in Rete può scambiare e condividere idee, ognuno
in Rete è un potenziale reporter: attraverso
i media personali e, ora, anche attraverso i servizi servizi Reuters e Yahoo!, si può portare
testimonianza delle realtà con cui si viene a contatto.
Il magazine descrive il Web 2.0 come un esperimento sociale di massa
sul quale costruire solidarietà, grazie al quale le persone potrebbero imparare
ad abbracciare l'alterità che si cela dietro lo schermo di un computer,
a comprendere i problemi reali della persone che si esprimono liberamente
in Rete.
Ammesso e non concesso, appunto, che la Rete sia libera. A Cuba, e non solo
a Cuba, si rischiano vent'anni di carcere per la pubblicazione su siti esteri
di articoli controrivoluzionari. Ma ecco il video
di TIME.
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