*Telecom: Illeciti, Baco del Corriere e Furti d'identità?*
Telecom sapeva
Non poteva
non sapere, ecco una delle prove
Per saperne e capirne
di più leggi qua alcuni capitoli de
«Il baco del
Corriere»
Dopo le vicende della P2 di Gelli, Tassan
Din, Di Bella, Ortolani e Rizzoli,
questa è la vicenda più inquietante che ha interessato l'Italia.
Più inquietante di Tangentopoli.
Vicenda che va chiarita fino in fondo, senza tema di
scoprire altarini sensibili e coperti, con la leale collaborazione
degli organi istituzionali e giudiziari preposti.
Continuando a scovare,
e denunciare, le mele marce, rimuovendo e
sostituendo d'ufficio quei funzionari delle Forze dell'ordine che
si
fossero dimostrati anche solo «distratti» quindi devianti dal buon fine e dalla chiarezza
delle indagini
Le intercettazioni sono ricerche della prova previste
dalla legge ma possono essere disposte solo per reati gravi e con l'autorizzazione
di un giudice, per «gravi indizi» e quando
sia «assolutamente indispensabile ai fini
della prosecuzione delle indagini». L'articolo 15 della Costituzione
così recita:
««La libertà e segretezza di ogni forma di comunicazione
sono inviolabili»»
@ @ @ @ @
Il caso delle intercettazioni illecite
internet e vocali fatte su migliaia di utenti che, come
Beppe Grillo, ne sono stati danneggiati moralmente
ed economicamente, è un fatto che non va dimenticato ma tenuto sotto
la vigile e costante attenzione del Paese.
Quanto hanno scritto giovedì 14 Dicembre 2006
Giuseppe D'Avanzo su La Repubblica, pag. 1 - 24, e Paolo Biondani su Il Corriere
della Sera, pag. 23, sulla SpyStory di Telecom, non solo conferma le
esperienze e le documentazioni raccolte da migliaia di utenti intercettati con
varie trappole informatiche che vanno dagli spyware, al phishyng, ai
virus fino a vere e proprie intrusioni nei loro pc, ma avvalora le
tesi espresse da D'Avanzo nell'articolo, qua in calce, «Se
il giudice si ferma ai tre spioni» sull'«intruglio»
rappresentato dall'ordinanza del giudice della Procura di Milano. Commento
che conclude così: «L'unica strada
che pare voler imboccare il giudice è quella del «trio degli amici», ma forse per imbottigliarsi
in quelle vie bisogna credere a Babbo Natale e, nel nostro Paese, l'impresa
è faticosa».
Su quanto ha scritto Paolo Biondani in
«Dossier e furti d'identità.
Una macchina per ricatti attiva in tutto il mondo» su
dossier, indagini illecite e clandestine fatte contro migliaia di
cittadini e sui «furti di identità» organizzati,
come scrive Biondani, e Luigi Ferrarella il 19 dicembre, con al
soldo un gran numero di finanzieri, poliziotti e carabinieri corrotti
- un numero di straordinaria ampiezza - ai fini di potenziali capacità
di ricatto nei confronti di singoli cittadini, aziende e istituzioni, e su
Cipriani che già agli arresti domiciliari ha ricevuto,
come Tavaroli e Mancini, un ulteriore
mandato di arresto per altri reati accertati dalla Procura di Milano dichiarando
che gli illeciti avvenivano anche mediante documenti falsificati con dati
anagrafici di persone qualunque, persone reali, ma con fotografie false, fotografie
di coloro che avevano bisogno di documenti falsi, posso affermare
- anche secondo quanto dichiarato da uno dei diretti interessati Francesco
Potiani funzionario dell'ENAV, l'Ente Nazionale
Assistenza al Volo con sede a Roma a via Salaria e a
Fiumicino - che i «furti di identità» avvenivano anche ai fini
delle illecite intercettazioni fatte mediante attacchi di pirateria informatica
con header e IP falsificati.
Così come avveniva per i documenti di identità
cartacei falsificati ma con i dati anagrafici appartenenti a persone
reali.
Serve qui ricordare che gli IP sono «il documento di identità» dei navigatori internet,
quindi, soltanto gli Hacker dotati di grande esperienza, conoscenza e
abilità tecnologica - e super protetti da potenti organizzazioni interne ai
servizi di telecomunicazioni quale era la Banda a delinquere che
faceva capo a Tavaroli capo della Security di Telecom,
Mancini numero due del capo del Sismi Pollari, il titolare
della agenzia di investigazioni Cipriani - ed i
pubblici ufficiali delle Forze dell'ordine corrotti, sono
sicuri di se stessi al punto da usare disinvoltamente IP falsificati.
IP di altri.
Usare IP altrui, è un reato penale,
è come usare un passaporto falso.
Secondo quanto sostiene Potiani sono
stati adoperati i suoi vecchi IP, IP riportati qua in calce ma risalenti
a ben sei anni prima della data in cui Potiani appare come il responsabile
dell'attacco. Questo è uno dei tanti elementi che confermano le intercettazioni provenienti
dall'interno degli Staff di Telecomitalia.it, di Tin.it e di tante Telecom
sparse nel mondo. Intercettazioni con tentate intrusioni, oltre
400 che, come si evince da uno dei rapporti riportato qua in calce, sono
state via via segnalate per oltre un anno sia agli staff dell'Abuse di
Telecom Italia sia al Capo del suo Ufficio legale, il dottor Guglielmo
Bove.
Ne' gli uffici dell'Abuse di Telecom, però,
ne' il Capo dell'Ufficio legale hanno mai risposto alle segnalazioni ne' tantomeno
provveduto a porvi fine smascherando e denunciando i loro funzionari
e i tecnici responsabili. Allora, abuse e Ufficio
legale di Telecom, cosa ci stanno a fare?
Perchè non hanno fatto il loro dovere
rispondendo in primo luogo ai loro abbonati intercettati, secondo provvedendo
a smascherare e denunciare i funzionari corrotti che agivano dall'interno
delle strutture Telecom?
Tacevano invece. Tacevano
tutti con sommo disprezzo per i diritti costituzionali dei cittadini utenti
e consumatori.
Evidente che Telecom e i suoi vertici
per sapere sapevano ma le intercettazioni illecite «non potevano» fermarle ne' denunciarne
i responsabili.
Ordini superiori.
O NO?
Il giudice che indaga su Tavaroli, Mancini e Cipriani scrive: «Non
è verosimile che Tavaroli non abbia mai mostrato ai vertici del gruppo i risultati
della sua attività».
E Guglielmo Bove a chi riferiva se non ai vertici di Telecom?
Se così non è, Telecom e Bove lo spieghino e lo chiariscano pubblicamente.
E non alla maniera di Guido Rossi.
Guglielmo Bove, capo dell'Ufficio legale di Telecom Italia è fratello
di Adamo Bove che, ai tempi delle intercettazioni illecite, era
il capo della Security di Tim e quindi il responsabile del famoso «Sistema
Radar», sistema che intercettava legalmente
il settore mobile di Tim. Quindi, per accertare, denunciare e porre fine alle
migliaia di intercettazioni telematiche, Guglielmo Bove aveva
a portata di mano tutti i mezzi legali e tecnologici, l'assoluta fiducia e
i supertecnici diretti da suo fratello Adamo.
Giova qui citare «Il baco del Corriere» il libro di Massimo Mucchetti vicedirettore
ad honorem del Corriere della Sera, in cui l'autore
racconta che nel settembre 2004, al Corriere della Sera il
suo Pc fu oggetto di un tentativo di spionaggio attraverso un virus Trojan
veicolato da e-mail che sarebbero partite, secondo le indagini della Polizia
Postale, da Pc che si trovavano in una sede Telecom Italia, Pc che poi sarebbero
stati smantellati in seguito alla chiusura di quella sede poco prima dell'arrivo
della Polizia postale...
«A quel punto - come ha
scritto Pierluigi Tolardo su ZeusNews.it - entra in gioco Fabio
Ghioni, hacker famoso, a quei tempi responsabile della Security informatica
di Telecom Italia diretta da Giuliano Tavaroli ora in carcere
a Voghera e indagato per gravi violazioni della privacy. Ghioni,
oggi dirigente di Telecom Italia Audit, servizio auditing del gruppo,
che ha sempre negato di essere il regista dell'attacco spionistico, ma che si
è sempre vantato di possedere le conoscenze tecniche per fare quello che ritiene
un gioco da ragazzi, dopo l'attacco informatico subìto da Mucchetti
e dai massimi manager della Rizzoli-Corriere della Sera,
si era reso disponibile per scoprire i responsabili, nonostante la vicenda fosse
stata tenuta sotto il massimo segreto, dimostrando, invece, di conoscere bene
che cosa avevano trovato gli hacker nell'attacco ai computer di via Solferino».
Ritengo, come ho già scritto in più note, che dopo le vicende
della P2, di Tassan Din, Di Bella, Ortolani
e Rizzoli, questa è la vicenda più inquietante che ha interessato l'Italia.
Vicenda che supera Tangentopoli e che va chiarita fino in fondo.
Senza tema di scoprire altarini sensibili e «coperti»,
con la leale ed affidabile collaborazione degli organi istituzionali e giudiziari
preposti. Continuando a scovare, e denunciare, le mele marce, rimuovendo e sostituendo
d'ufficio quei pubblici ufficiali che si fossero dimostrati anche solo «distratti»
quindi, purtroppo, devianti dal buon fine e dalla chiarezza delle indagini.
E, senza mettere i bastoni tra le ruote, come ho constatato accadere,
alle querele mosse da casalinghe e utenti intercettati illecitamente, al
fine di nascondere e deviare indagini, PM, giudici e fascicoli inerenti
le responsabilità degli autori delinquenziali di questa devastante ed orribile
Spy Story.
Impariamo a distinguere, e difenderci, anche dai Controlli
«legali» ed illegali fatti con «parole
chiave» contenute nelle e-mail e dalle intercettazioni telematiche illecite
fatte tramite organi con IP «riservati» ma non ufficiali ne' autorizzati
dalla magistratura.
Ecco uno degli «eventi», oltre 400, verificatisi
con un utente connesso a Telecom Italia e Virgilio.it (Virgilio opera
su server e linee Telecom).
Header, IP e Mappa geografica della postazione di un attacco di
livello Alto inerente le continuate tentate intrusioni, o intercettazioni telematiche
come dir si voglia, tutte segnalate, come appare da uno degli Original
Message inviati sempre a tutti i soggetti qui elencati.
*******
----- Original Message -----
Sent: Sunday, April 17,
2005 4:06 PM
Subject: 13^ Violazione pirata
IP 194.243.7.199
AlertAdvisor
inetnum: 194.243.7.0
- 194.243.7.255
route: 194.243.0.0/16
descr: INTERBUSINESS
origin: AS3269
remarks: ************************************************
remarks: *
Pay attention
*
remarks: * Any communication sent
to email different *
remarks: * from the following will
be ignored! *
remarks: * Any abuse reports, please
send them to *
remarks: *
abuse@business.telecomitalia.it
*
remarks: ************************************************
notify: network@cgi.interbusiness.it
mnt-by: INTERB-MNT
changed: mattu@cgi.interbusiness.it 20011009
changed: datacomnet@telecomitalia.it 20050324
source: RIPE
person: Francesco Potiani
address: Via Salaria 716
address: I - 00138 - Roma
address: ITALY
phone: +39 6 8166299
fax-no: +39 6 8166546
nic-hdl: FP38-RIPE
changed: cgiadmin@cgi.interbusiness.it
19960315
changed: hostmaster@nis.garr.it 19960318
source: RIPE
Rapport Whois
Le rapport Whois comporte
des informations sur 194.243.7.199, l'adresse IP de
l'ordinateur qui est à l'origine de l'alerte reçue.
Les informations fournies
par le rapport Whois proviennent de l'organisme d'enregistrement Internet local
(RIR) de la zone où 194.243.7.199 est situé: l'ARIN (American Registry for Internet
Numbers), le RIPE (Réseaux IP Européens), le LACNIC (Latin American and Caribbean
Internet Addresses Registry) ou l'APNIC (Asia Pacific Network Information Centre).
Le nom du RIR apparaît dans le rapport Whois. Ce rapport indique le nom, l'adresse
et les coordonnées du fournisseur d'accès à Internet (FAI) qui gère le bloc
d'adresses IP contenant 194.243.7.199. Il ne donne probablement pas de renseignements
sur l'administrateur de l'ordinateur désigné spécifiquement par l'adresse IP
194.243.7.199.
Attention: il serait faux de croire que les personnes
citées dans ce rapport sont à l'origine de l'alerte reçue sur votre ordinateur.
Carte WHOIS pour
l'adresse IP194.243.7.199
Emplacement estimé de la requête:
*Telecom & i feroci
Saladini*
dove c'è un sanguinario
feroce dittatore c'è Telecom, dove c'è uno spione corrotto e corruttore c'è
Telecom, dove c'è un intercettatore illecito c'è Telecom, dove c'è un Servizio
deviato c'è Telecom, dove c'è un grave disservizio c'è Telecom, dove c'è una
truffa con i numeri speciali c'è Telecom, dove c'è una valanga di fatture
gonfiate e non giustificate c'è Telecom, dove c'è una valanga di miliardi pagati
a spioni e ad esponenti delle forze dell'ordine corrotti c'è Telecom, dove c'è
un politico corrotto ci trovi Telecom. E via corruttelando a destra e a
sinistra.
E, infine, dove c'è telefonia a "canone fisso" obbligatorio? C'è
solo per gli utenti
Telecom.
Che ne
pensate? Giuliana D'Olcese
-----
Illeciti e Furti
d'identità? Telecom
sapeva
Avanti con la
battaglia. Distruggere i dossiers Telecom sarebbe come far sparire l'arma del
delitto. E poi chi crederebbe mai alla totale cancellazione dei
dossiers!
Ti pare che le persone coinvolte non abbiano fatto
diverse copie dei milioni di bytes illecitamente sottratti alla libertà di
espressione e di comunicazione?
Gli stessi autori materiali dei delitti si saranno
cautelati contro i loro mandanti-committenti... non si sa mai.
In giro ci
saranno copie su copie di dossiers e queste aumenteranno parallelamente alla
maggiore attenzione che l'opinione pubblica riserverà loro. Si rischia che i
ricattabili, impauriti, costituiscano una lobby per ricattare i potenziali
ricattatori sulla base del loro illecito. In pratica il ricattabile dirà: "Tu
sai che sono un mariuolo, ma io so che tu sai, e l'hai saputo illecitamente. Sei
un mariuolo pure tu! Stiamo sulla stessa barca.. perciò mettiamoci d'accordo".
Paolo Manfredi
------
Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva
Cara Giuliana
Grazie per la tua perseveranza nel pubblicare e diffondere le schifezze del
nostro amato paese.
Vittorio Bossi
-----
*Illeciti e Furti d'identità?
Telecom sapeva*
Se il Tronchetto
fosse corretto dovrebbe verificare la sua amata impresa cosa combina! Quel suo
dipendente Adamo Bove chi glielo ha ucciso?
Povero Tronchetto! Ha un
dipendente in meno morto ammazzato. Salute a noi, Kossiga
-----
*Illeciti e Furti d'identità?
Telecom sapeva*
eh, eh, eh... una
intercettazione perennemente in corso, prima o poi raccoglie gli elementi
utili... poi si confeziona un decreto di intercettazione postdatato, tanto chi
se ne accorge, e... il caso è chiuso!!!! Illegale ma comunque fatto con la buona
intenzione di incastrare il colpevole "forzando" il muro invalicabile dei 15
giorni 15 delle intercettazioni ufficiali... Anche questo è un modo di
lavorare??? Chissà!!!!
Sartorio pittore errante di
Montecitorio
-----
eh, eh, eh.... ma sperem
che una intercettazione perennemente in corso toglie il Tronchetto perennemente
di torno (,-)
e come scrive Kossiga salute a noi. gd'o
-----
*Telecom & quei gran fij de
Loopback*
Terrificante...
soprattutto perchè vero...
Però si deve osservare come vi sia uno strumento
(guarda caso diffusissimo, internet explorer) che dal punto di vista sicurezza
si dimostra una ciofeca...
e allora c'è da chiedersi come mai è una ciofeca,
cioè è accaduto accidentalmente che sia una ciofeca o è volutamente una
ciofeca???
Perchè il dubbio continua a sussistere. Perchè mai uno strumento
deve essere in grado di fare eseguire un programma su richiesta del "mondo
esterno anonimo"?
E perchè questa funzione non viene "chiusa"? Perchè in
ambiente Windows un file con l'estensione .TMP può "girare" e fare qualunque
cosa sul nostro pc mentre per definizione i files programma sono con
l'estensione .EXE??? Una svista??? E i tanti antivirus che controllano la
pulizia dei programmi (quindi in molti casi dei soli files "programma
eseguibile" quindi dei files con l'estensione .EXE), guardacaso andranno a
guardare quell'anonimo file .TMP??? No... "che ssssssstrano"!!!!
Ad occhi
paranoici tutto ciò potrebbe sembrare una cosa studiata a tavolino. Ma no, ma
no... cheddici!!!
Cara Giuliana comunque sia fai un ottimo lavoro,
acuto... chissà che tu riesca a scalfire questa barriera. Nicola
Orsomandi
-----
C'era anche una nota canzonetta, camuffata per l'occasione: "e il tronchetto
dove lo metto, dove lo metto non si sa!"...
Una cosa è
certa, dentro Telecom c'è un casino. Tutto il mondo delle telecomunicazioni è un
casino. Internet in particolare è un casino...
Quella che doveva essere una
rete assolutamente libera si dimostra invece sempre di più uno stretto cunicolo,
irto di ostacoli e sorprese denso di deviazioni, divieti d'accesso, sensi unici,
ingorghi di origine sconosciuta... Personalmente quando mi occupo di sicurezza
mi metto immediatamente le mani nei capelli, ci sono dei "buchi" che sono
strutturali e che addirittura sono trasversali a produttori di hardware e di
software e paiono più che casuali, molto studiati.
Una cosa che comunque mi
ha colpito è il fatto che gli standard di comunicazione (esempio: il TCP/IP)
hanno un'età che in ambito tecnologico si può paragonare a quella dell'uomo di
Neanderthal. Ma era proprio il caso di usare uno standard così che fa acqua da
tutte le parti e che pare rendere del tutto ingovernabile la rete??
Io scrivo
applicazioni ad alte prestazioni, possibile che mi trovi a farlo con strumenti
di sviluppo che hanno decine d'anni e che, nonostante questo, mi permettono
piena libertà di azione sui sistemi come se fossero l'ultimo ritrovato
tecnologico? Il sistema è senza controllo, sulle nostre caselle arrivano
centinaia di messaggi spam e, all'uomo della strada, non è permesso in alcun
modo prendere contromisure, magari prendersela con qualcuno perchè un
costruttore di virus oggi può (grazie alle reti prive di controllo o
deliberatamente "aperte") spargere bytes infetti ovunque senza alcun rischio di
incappare in qualche azione penale/economica di rifusione dei danni? Oggi un
server di posta infetto è in grado di sparare milioni di email infette senza
che: 1) qualcuno si accorga dell'anomalia 2) qualcuno abbia strutturato il
programma "server di posta" di quelle ovvie contromisure che permettono di
impedire questo tipo di attività? E sono domande da uomo della strada per
carità, so benissimo come stanno le cose, per cui è un discorso più che altro
accademico, ma dico, qui i vari garanti, commissioni, consulte, procure eccetera
cosa fanno?
Mah... ai posteri l'ardua
sentenza... Vladimir la Castità
-----
*Illeciti e Furti d'identità?
Telecom sapeva*
Spero che i
Giudici facciano chiarezza, è ora. Ormai li vedo tutti APPIATTITI. Se vogliono
una promozione facciano una archiviazione. Su Telecom dobbiamo sapere.
E' anche morta una persona! Faccia una indagine interna Marco
Tronchetti-Provera. Graziella
-----
Io la penso come Spadolini e
Andreatta,
questo è un Paese talmente fragile e malissimo
strutturato, che tutto capita, a sproposito naturalmente. Sono un informatico.
Un autodidatta. Forse uno con qualche marcia in più di altri. Ho una certa
dimestichezza con la sicurezza, per cui non c'è stato gran problema a impedire
accessi indesiderati ai miei computer o per lo meno a prenderne le tracce. Il
furto era assolutamente organizzato al volo. Direi quasi "attaccato al bottone
'stampa' di word". Più controllato di così!
Ora, penso che al passaggio della parola MMO, tutte
le "stazioni di ascolto" si allerteranno ma, d'altra parte, mi risulta che si
allarmano ad ogni mail che ricevo o che invio. Così la penso. E penso sarà così
anche per lei a cui auguro ogni bene in internet e fuori. Francesco
Caputi
------
Gli hacker di Telecom
al Corsera. Gentile e coraggiosa Signora D'Olcese,
spero che lei non si lasci scoraggiare da quella
gente indifferente a tutto che oramai è la squallida misera maggioranza nel
nostro inquietante Paese.
Ne' si lasci intimorire da quelle forze occulte
corrotte e corruttrici che si muovono nell'ombra ma sotto l'ombrello dei grandi
potentati economici ed editoriali per fare il bello e il cattivo tempo nella
nostra democrazia ora a forte rischio. Vada avanti sulla strada intrapresa
coraggiosamente col denunciare per prima e in tempi pochissimo sospetti le
intercettazioni illecite subite da migliaia di cittadini innocenti,
intercettazioni perpetrate per anni da interi settori di Telecom e quel che è
più spaventoso ed inquietante da troppe figure rappresentate da ex o attuali
pubblici ufficiali corrotti delle nostre Forze dell'ordine. Forze di
polizia istituzionali potenti e, quando corrotte, di estrema pericolosità. Essi
non tollerano che si scoprano i loro sporchi altarini e i loro traffici nefasti
per la democrazia. Lo scandalo Telecom-intercettazioni pullula di ex
carabinieri, vedi Tavaroli e Mancini ex poliziotto andato al Sismi e tanti,
troppi altri, per non inquiatarsi seriamente. Da
queste sue pagine da cui sono emersi assai prima che altrove fatti coperti da
una rete di potenti spioni e che so seguitissime da migliaia di lettori, vorrei
consigliare a ciascuno di loro l'ultimo libro di Massimo Mucchetti per
alcuni anni vicedirettore dell'Espresso e giornalista-amministratore del
quotidiano Bresciaoggi, "Il baco del Corriere", Editore Feltrinelli, Prezzo
14 euro, ove si traggono spunti e notizie inedite che aiutano a capire in quale
paese viviamo, in quale corruzione ci muoviamo e i pericoli che corriamo
anche stando solo pacificamente in internet. Le
auguro ogni bene e continuerò a seguirla e seguire le reazioni che suscita......
Che Dio la benedica.......
il Suo costante lettore Beniamino A.
------
Gentile Signore, sono
talmente delusa, sconcertata, scandalizzata, preoccupata e addolorata
che
dovrò forzare la mia natura che ha sempre riposto
la massima fiducia nelle Forze dell'ordine e, dal considerarle come La
Moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto, dovrò dare corpo a sospetti
che troppe, diciamo anomalie, mi hanno fatto nascere, sospetti che ho
sempre scacciato come pensieri perversi e molesti.
La ringrazio per le espressioni di stima e per i
consigli che mi da', ne farò tesoro. Giuliana D'Olcese
------
*Illeciti e Furti d'identità?
Telecom sapeva. Non poteva non sapere*
Cara D'Olcese, le tue sono ben
argomentate denunce. Io la penso così: spioni grandi e piccoli, "buoni" o
cattivi ce ne sono tanti e dappertutto e secondo me, Telecom ha avuto dei
"quartieri" senza controllo, soprattutto perchè collaboranti nella buona e nella
cattiva sorte con pezzi delle istituzioni, a loro volta suddivise in parti
"buone"
e "cattive". Che all'interno di Telecom si chiuda un occhio (se non
tutti e due) di fronte agli spiamenti provenenti dall'esterno mi sembra assodato
e incontestabile.
Non so se ho letto male o capito male, ma in ogni caso
aggiungo un particolare doveroso al discorso dei furti di identità (di IP) in
particolare....
Chi si connette acquisisce un indirizzo IP ma non è fisso. Lo
è solo per una parte, ad esempio quelli che servono per raggiungere server web o
server di posta. Un client quando si connette, spesso acquisisce un indirizzo
"dinamico", il cui valore come "documento di identità" è assolutamente nullo.
Inoltre ci sono tecniche (lo spoofing è una di queste) che permettono di
camuffarsi sotto un altro indirizzo IP, esistente o meno. Le utenze di posta,
inoltre (le utenze di accesso alla posta, spesso uguali alle utenze per accedere
alle webmail), nella stragrande parte dei provider sono assolutamente "libere"
da quei meccanismi di protezione ai "troppi tentativi di indovinare la
password", per cui, con un po' di pazienza e di tecnologia, utenza e password
della webmail si possono "indovinare" elettronicamente in un tempo anche breve.
Praticamente nessuno dei gestori dei server di posta ha gli strumenti per
accorgersi di questo tipo di tentativi di effrazione. Per non parlare di quando
il furto delle coordinate di accesso viene fatto direttamente sui nostri pc con
quei "bellissimi" keylogger che catturano tutto quello che digitiamo, password
comprese!!!
Bene... intanto ti saluto e ti ringrazio per questa finestra
aperta su questa incredibile azienda italiana... la
Telecom!!!!
Salutissimiiiiiiiii CC
-------
*Illeciti e Furti d'identità?
Telecom sapeva*
Sempre peggio,
sempre più controllati. E' proprio vero, viviamo nell'era del "GRANDE FRATELLO
ITALIOTA E IDIOTA" e nessuno protesta
Anzi, qualcuno ci dirà "è la libertà, bellezze!" Ma
noi non ci stiamo e continueremo ad appoggiare e diffondere le tue denunce,
contro la congiura del silenzio e per la LIBERTA', quella vera, però! Un
abbraccio e vado a pubblicare sul nostro blog, piccola cosa lo so, ma piuttosto
che niente......!
Galgano Palaferri
------
Chi tutela l'Autorità delle Comunicazioni? Le offerte-truffe di tutti
gli operatori telefonici, TelecomItalia in
testa,
fatte con l'appioppamento di servizi o modifiche
contrattuali non richieste, rimangono impunite e continuano in forme e metodi
sempre più lesivi delle norme e del buon diritto. Chi dovrebbe tutelare questa
Autorità? Di fronte a questo sfascio istituzionale e giuridico, il cittadino è
sempre più senza strumenti di rivalsa che non l'ordinaria giustizia -spesso
impraticabile perchè ormai è "alla canna del gas"-. Allora c'è poco da stupirsi
se ci sono manifestazioni di totale sfiducia istituzionale e fiscale nei
confronti di chi ci amministra. Ma noi non molliamo. E su questo lanciamo un
appello a non essere lasciati soli: per combattere questo malaffare abbiamo
bisogno di più forza nelle istituzioni e fuori. Il confronto è aperto! Aduc
Associazione per i diritti di utenti e consumatori www.aduc.it
------
Telecom: Lo scazzo Prodi-Tronchetti
Cara gd'o, devo dire che tu ci azzecchi sempre, sei
un mastino! Brava. Le ragioni dello scazzo tra Prodi e Tronchetti Provera le hai
perfettamente capite e illustrate con perfetto tempismo, anticipando i
fatti reali come sempre, e massima lucidità. Sei una dei pochissimi che non
scrivono balle.
Auguri Angelo Benedetti
------
Ma esistono davvero
veri esperti dei sistemi internet tanto pratici da dirimerne le
controversie?
A cominciare dai magistrati, di internet
nessuno capisce un beneamato belin! Un giudice di Arezzo, proprio nella
fase conclusiva di un processo penale, fase che è solo verbale e quindi nulla di
scritto per cui il giudice quando va in camera di consiglio per stendere la
sentenza deve solo ricordare ciò che hanno detto gli avvocati delle
parti, quel magistrato ha dormito con la testa abbandonata sulla
scrivania tutto il tempo dell'arringa, poi si è ritirato ed è uscito dopo un'ora
con l'ardua sentenza...... Antonietta Sfera
-----
Gli "Esperti"?
A me capita abbastanza spesso di
trovare cosìdetti esperti (con rastrelliere di diplomi, blasoni e un
curriculum della madonna) che, all'atto pratico, risultano meno addentro alle
cose della casalinga o del camionista della Versilia!!! E mi ci diverto un
mondo, perchè sostanzialmente mancano di senso pratico, se la teoria gli ha
detto che ci possono stare quattro elefanti in una cinquecento, loro vanno via
dritti e pensano che sia vero e fattibile. Poi se non ci entrano è perchè la
cinquecento non è della versione che dicevano loro... un problema di
aggiornamento, insomma! Diciamolo, una classica casalinga, nel senso più becero
del termine, se manca di senso pratico sopravvive trenta secondi. Gli esperti
campano per l'esistenza dei blasoni, dei diplomi e delle conoscenze altolocate.
Buon Natale Edgardo Pintus
------
Lettera da un esperto
informatico
Non sono un tecnico ma mi rendo perfettamente
conto delle intrusioni. Evitarle deve essere abbastanza difficile per l'utente
medio. I dati transitano per molti canali e per molti servers, le tracce le
lasciano tutti anche gli intercettatori quindi ogni tanto una bella denuncia e
qualche consulenza tecnica della procura può aiutare, penso che l'iter sia
quello normale, tu fai l'esposto e il giudice se vede la notitia criminis apre
il fascicolo. Poi si farà necessariamente aiutare da un tecnico nelle
indagini.
L'azione penale è d'ufficio non di parte sarà lui a chiedere la
consulenza tecnica d'ufficio. Se tu hai un buon consulente personale allora puoi
dare già una bella pezza d'appoggio al procuratore per dimostrargli la
fondatezza dei sui sospetti e convincerlo ad aprire il fascicolo senza
archiviare. Detta così... ma in realtà non deve essere una cosa facile. Ricordi
la squadra di giovani di Di Pietro ai tempi di mani pulite? C'è gente capace in
giro. Auguri e in c... al lupo... Tuo CC.
-------
**da TELECOM ennesime gravissime
soperchierie**
Ritengo il comportamento della TELECOM
non solo vergognoso ma anche delittuoso.
Titolare di una galleria
d'arte il 30 ottobre 2006 ho segnalato un guasto in quanto il mio telefono non
riceveva ne' trasmetteva, e a quanti digitavano il mio numero rispondeva altro
utente cui avevano appena installato un nuovo telefono. Mi hanno assicurato che
essendo categoria business il guasto sarebbe stato riparato in 24 ore. Ad oggi,
14 novembre, il telefono è ancora muto nonostante solleciti quotidiani al 187 ed
al 191, che mi hanno fatto parlare con operatori disseminati in tutta Italia,
talora infastiditi dal ripetersi dei solleciti e maleducati. Ho fatto telefonare
più volte dall'Avvocato al quale per ben tre volte hanno assicurato che la cosa
sarebbe stata risolta in giornata. Operatori collaborativi mi hanno dato nomi e
telefoni di funzionari che dovrebbero essere preposti al mio caso, e che qui
comunico: Alessandro Carloni. Massimiliano Caputi, Fabio Cirulli, dott.ssa Porta
- che, per 24 ore di seguito, un disco informa essere "momentaneamente assenti,
o il cui telefono risulta libero ma senza risposta, o peggio libero e subito
dopo occupato. A Carloni e a Caputi ho inviato più fax rimasti senza
risposta.
Altri fax, ad un fantomatico numero verde ricevuto da altro
operatore, sono stati inutilmente inviati dall'Avvocato. Sono andato a Corso
d'Italia, l'addetto alla sicurezza non permette l'ingresso agli utenti ed
informa che l'ufficio è riservato al marketing, mentre a Via Oriolo Romano
informano che si può comunicare solo con il 187 e rimandano al punto di
partenza. Mi sono rivolto ad un amico funzionario alla Direzione Centrale che mi
ha assicurato di avere inviato e-mails a chi di dovere ma senza
successo: si dichiara costernato. Più volte ho comunicato agli operatori i
numeri di casa dove è sempre in funzione una segreteria telefonica, ed il
cellulare per poter essere rintracciato se necessario. Nessuno mi ha mai
contattato. Ho danni enormi, economici, e di immagine della mia attività
lavorativa. Sto preparando per il Ministero degli Affari Esteri la
partecipazione italiana alla Biennale d'Arte del Cairo e ho spese enormi di
cellulare, devo andare due volte al giorno a controllare e ad inviare e-mails in
un internet point. Sono disgustato ed impotente per
l'impossibilità di parlare con qualcuno che si assuma una sola
responsabilità.
La Telecom è evidentemente una colossale
organizzazione a delinquere. Carmine Siniscalco
------
**da TELECOM ennesime
soperchierie**
Ciò che è accaduto
a Carmine Siniscalco a me è successo dozzine di volte. Così decisi di cambiare
gestore. Mi rivolsi a Tiscali. Ma la storia dei guasti perenni continua in
quanto a curare la linea è sempre Telecom!!!! L'ultima volta che Telecom è
intervenuta, mediamente rimango senza linea ogni mese, non aveva la basetta da
sostituire all'interno dello sportello stradale. Così hanno spazzolato la
vecchia basetta per togliere l'ossido e ho rimediato io stesso mettendo a mo' di
cappello un contenitore di plastica per proteggerla dall'umidità. Il mio
cappello di plastica è ancora lì e se viene meno addio telefono per
me!!!!.
Saluti. Antonio Diomede
------
Telecom?..... Gent.sig.
Siniscalco
anche io, come migliaia di altre persone, ho avuto
la sua stessa, identica esperienza con Telecom quando disgraziatamente mi sono
fatta istallare Alice.
Il "calvario" è durato da dicembre a luglio dell'anno
successivo quando a seguito di una mia velenosissima lettera inviata ai più alti
dirigenti della Telecom, improvvisamente tutti si sono interessati al mio
problema e lo hanno risolto in pochi minuti. La furbata magica che li ha
svegliati è stata quella di aggiungere alla lista degli indirizzi dei
dirigenti:.. e per conoscenza a "Mi manda Rai Tre". Lo faccia anche lei e... in
bocca al lupo.
Maria Carla Amoni
------
Ciao Mariacarla, grazie del msg che hai fatto bene ad inviare a
Siniscalco.
Certo che quelli di Telecom, tutti, sono
indescrivibili ma hanno i politici che li proteggono, purtroppo, e, purtroppo,
pure i giornali a cui Telecom da' ricca pubblicità, per non parlare dei sindaci
e le notti bianche...... (,-)
------
Preso su
Puntoinformatico.it - Difendiamoci
dai soprusi di Telecom
Un nuovo caso, relativo al
risarcimento di un "danno esistenziale", si è verificato a Genova: in una causa
che ricorda un fatto analogo, Telecom Italia ha subito una nuova condanna al
risarcimento di un danno esistenziale pari a 500 euro, riconosciuto dal giudice
a beneficio di una utente che si è vista addebitare due servizi non richiesti. I
fatti: correva l'anno 2002, quando l'abbonata chiese l'attivazione di una linea
telefonica fissa. La signora si è vista poi recapitare una fattura che, oltre
agli importi attesi, includeva 25,90 euro + IVA per il servizio Tutto 4 Star e
30,37 euro per il servizio Memotel, mai richiesti. In seguito ad una prima
protesta inoltrata a Telecom, riuscì a beneficiare di un rimborso parziale di
34,40 euro ma, non ottenendo piena soddisfazione, decise di adire le vie legali.
Telecom è stata dichiarata colpevole e condannata al rimborso degli importi non
dovuti e al versamento di 500 euro a titolo di "danno esistenziale", previsto
dal Codice Civile nelle eventualità in cui "vengono alterate le abitudini di una
persona": la sentenza evidenzia "l'incidenza sull'assetto relazionale della vita
legata alla necessità di doversi difendere da modalità aggressive di un soggetto
economico forte". D.B.
------
Una
nuova truffa corre sul filo
Una nuova truffa corre sul
filo degli utenti Telecom. Ho ricevuto la bolletta telefonica relativa alla
mia utenza fissa privata per il quinto bimestre. Nella
voce: "A numeri speciali di altro gestore", comparivano ben 6 telefonate, in
orari notturni, su numerazioni "non geografiche" relative all'892, rilasciate
alle società Eutelia e Csinfo per un importo di 35 euro + IVA per meno di
mezz'ora di durata. Ho inoltrato regolare istanza alla Telecom, chiedendo
lo sgravio delle somme, trattandosi di telefonate mai effettuate, ma che,
stando a quando riferitomi dal 187, potevano essere dovute all'intrusione di un
dialer sulla linea telefonica per le connessioni Internet.
Ho anche precisato di
avere con Telecom un contratto per la fornitura di un servizio ADSL Alice
Flat, per la qual cosa le mie connessioni ad Internet non avvenivano su linea
analogica. Ciò nonostante è arrivata la lettera con la quale Telecom
non solo mi comunica di ritenere regolari gli addebiti contestati, ma mi ha
anche invitato, per evitare le truffe, a dotarmi del servizio di
autodisabilitazione con codice personale, servizio che la Telecom fornisce a
pagamento, visto che a differenza che per le telefonate che iniziano con
144,166.709, 899, per cui ho ottenuto la disabilitazione gratuita, per le
numerazioni che iniziano con 892 non è possibile. Il costo del servizio di
autodisabilitazione prevede un contributo di 13,63 euro e un abbonamento mensile
di 2,17 euro. L'unico modo, al momento, per sottrarsi alle truffe generate dalla
concessione delle nuove numerazioni non geografiche dell'892. Una vera e propria
beffa ai danni degli utenti, con complicità che andranno accertate, sulla quali
ho inviato un esposto alla Procura della Repubblica, al Garante delle
telecomunicazioni e alla Polizia postale, perché venga fatta luce su questa
oscura vicenda.
Anche perchè mi risulta che
molte altre persone hanno trovato analoghi addebiti nelle loro bollette
telefoniche. Tanto pure in applicazione alla carta delle garanzie per l'accesso
dei clienti di Telecom Italia alle numerazioni non geografiche.
Come difendersi dai dialers? Con un antidialer, con
Socket2000 Free www.socket2000.com
Gennaro
Capodanno
------
Il ritorno
dei dialer che gonfiano le bollette - Una nuova ondata di addebiti per connessioni
truffaldine a dialer.
Come fare a non pagare.
Sembrava che i dialer fossero morti e sepolti, e invece tornano:
centinaia di migliaia di utenti Telecom, spesso quelli che non possono chiedere
l'Adsl perché vivono in zona non coperta, che hanno anche disabilitato i 144,
166 e 899, si ritrovano addebiti per centinaia di euro per chiamate a numeri
satellitari, effettuate da dialer truffaldini che si sono installati durante
la navigazione in Internet; e qualche volta se li è ritrovati, stranamente,
anche chi non possiede il Pc e non naviga mai. L'associazione
per la difesa dei consumatori Adusbef ha on line un modulo da inviare a Telecom comunicado
il rifiuto a pagare addebiti ingiustificati e illegittimi con i seguenti argomenti
da ricordare all'ex monopolista e al suo nuovo presidente Guido Rossi. "Gli
obblighi del gestore non si risolvono esclusivamente nella fornitura tecnica
del servizio telefonico e delle apparecchiature connesse, ma anche nel garantire
la sicurezza della linea da possibili intrusioni e attacchi da parte di terzi.
Ne consegue che l'utente non è tenuto a pagare bollette per chiamate verso
il numero 166 o altri similari, avvenute non tramite telefono ma in automatico
attraverso il modem utilizzato per il collegamento a internet, in presenza
di un "dialer", l'abbonato, non dispone normalmente delle conoscenze necessarie
per evitare di cadere vittima di un "dialer", ne' è in grado di difendersene
in modo appropriato salvo rinunziare a internet o sostituire Windows con altri
meno diffusi sistemi operativi. In conclusione spetta quindi al gestore garantire
e proteggere la funzione internet dall'aggressione di "dialer" spregiudicati
o addirittura illegali, al di la del fatto che si tratta di servizi a valore
aggiunto dai quali lo stesso gestore trae un non indifferente profitto. (Tribunale
di Genova - Sezione IV civile - Sentenza 25 gennaio - 20 febbraio 2006 Giudice
Marchesiello). "In taluni casi sono stati registrati addebiti anche in agosto
quando il consumatore è assente, come risulta dai dettagli di bollette in
cui si registra un buco totale di conversazioni salvo che per queste chiamate
fatte nelle ore più impensabili con la conseguenza che le stesse conversazioni
e/o collegamenti sono stati fatti a computer spento o telefono attaccato,
nell'ottica di una randomizzazione di addebiti a cui peraltro Telecom non
è nuova". Questa volta per Guido Rossi, da sempre maestro di etica degli affari
per tutti, c'è un caso concreto di "etica pratica" o di applicazione pratica
dei principi tante volte ben predicati: vedremo che comportamento concreto
saprà assumere in questo caso. di Pier Luigi Tolardo - http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5201
- ------
*Telecom
Italia & dittatori sanguinari*
Cara D'Olcese, noi ci lamentiamo di Telecom.
Pensi che abbiamo Prodi e gli altri grassatori tipo Visco, TPS, Bertani!!!
Cordialmente Paolo Masera
------
Salve! E' la prima volta che mi scrive,
da anni. Bene. Ha preso coraggio, o è pigrixia congenita?
Noi nel made in Italy abbiamo tutte le disgrazie, ma un po' ce le meritiamo,
compreso Mortadella socio & compare di Tronchettorelli Proverella.
O no? gd'o (,-)
------
Truffa informatica
Segnalo una truffa a mio carico. Mi sono iscritta a Meetic e dopo un mese,
quando è arrivata la bolletta telefonica di Telecom, ho trovato 356,45 euro
da pagare.
Dopo essermi iscritta mi era stato assicurato il servizio gratuito e ho iniziato
a contattare iscritti e amici. Mio fratello invece ha fatto un nik name da
uomo e appena iscritto gli è stato chiesto di versare i soldi. Penso che sia
una truffa vera e propria. Meetic è un sito per conoscere amici e anime gemelle
http://www.meetic.it ed i
reati e gli illeciti sono: 1 discriminazione sul sesso (le donne chattano
e scrivono gratis; gli uomini pagano). 2 mancato rispetto della privacy. 3
iscrizioni d'ufficio. 4 spam e mancate informazioni sul pagamento esclusivamente
per gli uomini. 5 in caso di mancato rinnovo dell'abbonamento, il costo viene
addebitato sulla bolletta telefonica. Con questo provi a fare un account maschile
(uomo cerca donna) e vedrà che appena manda il primo messaggio le chiedono
l'acquisto di un abbonamento.
Se fa il nik name da donna (donna
cerca uomo) potrà contattare gli iscritti gratis.
J.
Jacqueline
------
Domanda su truffa
informatica
Siccome tratto proprio di truffe, frodi e
intercettazioni illecite su internet, vorrei sapere cosa è Meetic e se ha a che
fare con Telecom. Per segnalare truffe e abusi vari on line le consiglio di
inviarli tutti, naturalmente completi degli header interni dei mittenti, a
G.A.T. Gruppo Anticrimine Tecnologico. Nucleo Speciale Investigativo Guardia di
Finanza *''Sceriffo del Web''* Comandante Umberto Rapetto. Home page http://www.gat.gdf.it/ita/home2.htmlwww.gat.gdf.it
G.A.T. e-mail sos@gat.gdf.it Diffonda l'info alla
sua lista e auguri gd'o
------
Risposta su
truffa informatica
Ah... ma Meetic non è un regolare
provider allora, è solo un sito. Allora chi va sui siti e si iscrive alle bufale
che offrono, specialmente questa, non deve stupirsi se poi subisce ogni sorta di
truffa e peggio ancora è preda di vari inghippi tesi dai pirati informatici.
L'unico punto interessante, e da perseguire per legge è, come vedo qua, è
Telecom che fattura la bolletta per il punto 5. Punto che avverte che in caso di
mancato rinnovo dell'abbonamento, il costo viene addebitato sulla fattura
telefonica.
E ciò Telecom lo fa per un sito qualunque? Impossibile
"beneficenza"! O il sito è invece di Telecom?
------
Non ho capito se il sito è di Telecom o
no,
resta il fatto che, parlando con il mio legale, mi è
stato detto che Meetic, Inkontro, ecc.... sono perseguibili per: Truffa
telefonica, discriminazione sul sesso, automatico rinnovo, mancato rispetto
della privacy, mancata comunicazione delle regole e offuscamento di telefoni e
mail (vogliono che si utilizzi il loro servizio).
Comunque la questione è in
discussione su moltissimi forum e la segnalazione è stata mandata anche ad
alcuni giornali e a Striscia la notizia.
J.
Jacqueline
------
"La giustizia troppo lenta crea sfiducia" dice il Pres.
Napolitano
Non solo crea sfiducia, ma anche un grande stress
e depressione! Molti non sopportano più le parole "causa", "avvocato", o
"tribunale".
Ma la cosa gravissima è che tale lentezza delle cause e dei
processi viene usata a fini turpi, si creano USI DISTORTI DELLA STESSA
GIUSTIZIA, sistemi di dilazioni per stancare la controparte: su ciò dovrebbero
fare un Mea Culpa sia i Giudici che gli Ordini degli Avvocati.
Anche il
Governo dovrebbe troncare questo uso troppo distorto della Giustizia che crea
abusi e storture per perseguitare e distruggere la controparte.
Arch.
Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
------
"La giustizia troppo
lenta crea sfiducia" dice il Pres. Napolitano? Ma
nooooooo!!!!!!!!!
A chi lo dice?............
incommensurabili gigli di mignotta!
------
*Telecom Italia & dittatori sanguinari*
Carissima, ho letto con molto interesse
questo articolo, peraltro molto ben documentato. Molto sapevo, ma questa
integrazione di informazioni mi h fatto piacere.
Non ho da commentare, ma
solo da deprecare: l'Italia democratica è sempre stata esposta a complotti
contro la democrazia sin dagli esordi della nostra vita repubblicana. A cosa è
dovuto? Siamo più corrotti di altri? Non credo. La stesa mafia ai primordi della
nostra Repubblica, fu allevata, incoraggiata, rafforzata da inerenze esterne, e
il finocchiaro Aprile rimase infinocchiato... che dire? A maggio, perché già
erano sorti altri movimenti mafiosi che si sovrapponevano al suo e ne' gli USA
erano estranei. Altra complicazione è costituita dall'universalistico Vaticano,
che ci è toccato e ci ha lasciati divisi da Tepdprocp p dao çpmgpardo, è perché
s'era insediato nel centro d'Italia e difendeva con le unghie e coi denti quelli
che riteneva i suoi diritti. Giunti a questo punto depreco che non ci siano
stati in Italia movimenti che si opponessero radicalmente a questo andazzo. Ci
siamo sempre dedicati a sonore denunce, a scandalistici interventi e cose del
genere ma abbiamo continuato con la divisione nepotistica del potere. Perché non
si dicono questo cose.
Io non sono ne' tanto feroce e ne' tanto incivile da
pensare di impiccare ai pali dei fili telefonici - che sono sempre di meno - i
responsabili; ma non posso - ormai vecchio di 86 anni - continuare a credere ai
mugugni e alle denunce pur meritorie di questo o di quello, che, è successo
anche questo, poi pagherà in proprio.
Comunque ti ringrazio dell'informazione
che ci hai dato e ti chiedo scusa se la scarsa mia vista non mi ha fatto
accorgere dei refusi dovuti allo spostamento delle mani sulla tastiera. Non
rileggo: ho tante cose da scrivere e da leggere che non faccio a tempo a fare
altro, dal momento che il mio unico occhio con meno di due diotrie, ha bisogno
di riposarsi ogni tanto. Cordialmente, per non dire con affetto. Suo Luigi
Melilli
------
Diffondi
**da TELECOM ennesime Truffe**
Le indico l'essenza dei problemi. In
Francia siamo lasciati alle correnti marine. Avevo scritto a Berlusconi e Prodi,
per le elezioni, in raccomandata, nessuna risposta. Ho 86 euro di pensione al
mese - un passaporto per l'Europa, costa 44 euros al consolato. Nessuna deroga.
I francesi dicono che sta agli italiani occuparsi dei problemi sociali. Signora
D'Olcese seguo la Sua lotta contro le truffe e le intercettazioni illegali di
Telecom e le dico che, da mesi, con Alice adsl ho subito molte, troppe,
interruzioni malgrado pagamenti regolarissimi. Diego Massida è il direttore
generale in Francia, tre Raccomandate AR nessun risultato.
Grazie in anticipo Rosario de l'Isle.
******
Qualche
stralcio eloquente da Il baco del Corriere e il «destino» di certe denunce
Capitolo 1 pag. 12 Di fronte al Ted One
(....) «Ma non c'è
riservatezza che possa impedire a un giornalista (intercettato, ndr.) di chiedersi
chi sia l'hacker misterioso e chi il suo eventuale mandante». (....).
-----
Capitolo 1 pag. 14 Il cavallo di Troia
(....) «Secondo il rapporto della società di consulenza
informatica Reply Spike, redatto per Rcs, l'hacker ha inviato 21 e-mail per
aggiornare la configurazione della posta elettronica. L'attacco, scrivono
gli analisti Toto Zammataro e Alberto Revelli, è partito da un indirizzo IP
uruguaiano. Le e-mail con il worm TrojanDropper.VBS.Inore sono state inviate
da 2 siti, uno uruguaiano e uno coreano. Questo verme informatico, altrimenti
definito cavallo di Troia, è il baco che penetra al Corriere per trasferire
all'hacker i file dei computer infettati. L'attaccante, secondo i 2 analisti,
ha avuto la possibilità di agire indisturbato da macchine ponte». (....).
Ndr.) Le macchine ponte, sono quelli che noi normali navigatori chiamiamo
«computer zombie» che sono Pc
infetti da un particolare worm, il Trojan, per cui diventano Pc server al
servizio dell'hacker che se ne è impossessato all'insaputa del proprietario.
Proprietario che, in seguito ad indagini superficiali fatte da Abuse, viene
incriminato in vece dell'hacker, il quale hacker se ne serve, nel migliore
dei casi, per inviare spam, virus, phishyng, spyware, malware ecc. ecc.,
ma quel che è peggio per sferrare veri e propri attacchi telematici usando
IP «Riservati» falsificati e
facendosi passare per una Authority o altro quando gli IP che appaiono «Riservati»
a IANA Internet Assigned Numbers Authority o a certe istituzioni non lo sono.
Con l'uso di IP falsificati i rischi sono grossi quindi solo un hacker sicuro
di se' e del contesto che lo circonda li usa con sicurezza. O sicumera? E'
forse il caso degli attacchi che parevano provenire dalla sede dell'ENAV di
Fiumicino?......
Francesco Potiani, in ordine di
tempo, è stato il primo dipendente dell'ENAV con cui parlai personalmente.
Potiani riconobbe i suoi IP ed i suoi header ma disse che quegli IP, e quegli
header in cui apparivano nome e cognome, qualifica professionale ecc., sì
erano suoi ma non gli appartenevano più. Da ben da 6 anni,
infatti, era stato trasferito ad altra sezione dell'ENAV. Disse
testualmente: «Deve parlare con il
nostro capo informatico, il dottor Bruno Carbone, in modo che faccia delle
ricerche e verifichi chi usa i miei vecchi IP, i miei header, il mio nome e
cognome. La cosa è inquietante e assolutamente illegale, è un reato e per questo
si va in galera».
------
Capitolo 1 pag. 25
La visita
(....) «L'inchiesta giudiziaria aveva in prima
battuta ipotizzato che l'attacco informatico (al Corriere ndr.) fosse partito
non da una imprecisabile società della galassia Telecom com'era stato scritto,
ma da un computer degli uffici romani di Ghioni al numero 9 di via Parco
dei Medici, l'ingresso fornitori sul retro del gigantesco isolato che
sorge lungo l'autostrada per Fiumicino e ospitava, ai tempi
dell'intrusione (al Corriere ndr.) la direzione di rete, (di Telecom Italia
ndr.) il centro nevralgico delle tele comunicazioni italiane». (...).
Ndr. Il
Ghioni di cui scrive Mucchetti è Fabio Ghioni, indagato, già
collaboratore del provider Aruba.it Technorail Rsl Arezzo, «il fantasmagorico hacker mondiale, il
superesperto informatico di Telecom, grande amico di Tavaroli e Cipriani, e
collaboratore di Adamo Bove alla Security di Tim» come lo ha definito la stampa
nazionale).
Capitolo 1 pag. Pg. 26 La
visita
(....)
«E gli specchi primi riflettono
tre immagini in apparenza inconciliabili: il grande esperto informatico di
Telecom che non può difendere i suoi computer dagli hacker che li usano come
trampolino (computer zombie del superesperto Ghioni... ndr.) per attaccare Rcs,
il grande esperto informatico di Telecom che sa tutto in tempo meno che reale
del file più importante che l'hacker aveva estratto dal computer di Colao, lo
stesso grande esperto che propone i servigi di Telecom per proteggere il sistema
informatico del gruppo editoriale, di cui Telecom, attraverso la sua casa madre
Pirelli, (la cui «Security» è affidata
alle amorevoli «cure» della Banda del
Buco di Tavaroli e Cipriani ndr.) è indirettamente azionista».
(....).
L'hacker che attaccava il Corriere con e-mail contenenti
il Trojan, non si limitava alle e-mail infettanti, ma gli
attacchi con IP coreani, uruguaiani e indiani furoreggiavano.
Ghioni ha dichiarato qualcosa, sull'India, o mi sbaglio? Dichiarò: «Se gli attacchi li avessi fatti io li avrei fatti
sembrare provenire dall'India o da qualche sito lontano».
Nei tortuosi meandri «telematici» che, mio malgrado, sto seguendo
dall'Ottobre 2002, ne ho viste e ne vedo di tutti i colori, IP di Telecom
uruguaiani, coreani, indiani, russi e di tutti i continenti ma
come questo groviglio di vipere mai. Groviglio di vipere che il Professor
Ernesto Galli della Loggia, in un editoriale apparso il 27 Settembre 2006 sul
Corriere della Sera, ha definito così: «L'Idra italiana, che negli atti della
magistratura viene chiamata La Centrale Criminale di Spionaggio, ma il nome
appare di portata assolutamente inferiore alla realtà. L'Idra italiana ne ha
mille di teste e finchè essa sarà tra noi l'inquinamento della nostra vita
pubblica non avrà fine.
Di fronte a questo panorama è giusto chiedersi come
mai il capo dell'apparato di sicurezza della Telecom (Tavaroli) sia riuscito a
godere di libertà di movimento e disponibilità finanziaria così vaste da essere
in grado di organizzare tutto ciò che ha organizzato».
E, a proposito di
giustizia, e di giustizia lessicale, non si finisce mai di imparare.
Sapevate che tra un «fascicolo inviato
in archivio» ed un «fascicolo inviato
nell'archivio» c'è una differenza come dal giorno alla notte? Spiega un
funzionario della Procura della Repubblica di Roma:
«Un
fascicolo inviato in archivio è una querela archiviata, quindi presentata dal
querelante, non trattata e archiviata, mentre un fascicolo inviato nell'archivio
è una querela messa nell'archivio con il contrassegno K». Scusi, chiede
l'allibito querelante, ma qual'è la differenza?!
«La differenza sta nel fatto che la prima
significa che la querela è stata ritenuta irrilevante, e quindi archiviata, ma
con l'obbligo di avvisare il querelante e il suo avvocato, mentre la seconda, ha
presente un cassetto?» Sì!
«Bene, inviare un fascicolo nell'archivio
significa metterlo in un cassetto dell'archivio con il contrassegno K perciò non
c'è nemmeno l'obbligo di avvisare il querelante e l'avvocato ma diciamo che se
serve o viene richiesto, il fascicolo lo si ripresenta ma se nessuno lo chiede
dopo qualche anno va al macero».
Evidentemente, nel
lessico dell'iter giudiziario, quel K sta per
Kafka.
-----
Il «Corriere» spiato Colao teste d'accusa
«Milano - I pm che indagano
sugli spioni del caso Telecom hanno convocato come testimone d'accusa Vittorio
Colao. L'ex amministratore delegato del gruppo Rcs nel Novembre 2004 fu vittima
dell'attacco informatico che tentò di colpire anche il vicedirettore Massimo
Mucchetti, che ha descritto il caso nel libro «Il baco del Corriere». Colao si
costituirà parte offesa - precisa il suo legale Jacopo Pensa - e confida che la
Procura saprà smascherare i responsabili.
La deposizione è prevista per la
prossima settimana». Corriere della Sera, 25 Novembre, pag.23
Vittorio Colao,
è un ex Carabiniere. La mia etica vuole e parte dal principio che Forze di
Polizia e Benemerita sono come La Moglie di Cesare. Quando la vita dei garanti
della nostra sicurezza viene sacrificata, o l'onore di un servitore dello Stato
viene attaccato, sono sempre in testa alle liste dei cittadini che aderiscono
alla raccolta fondi a favore delle vedove, dei figli o, come nel caso del
giovane ventunenne calabrese Carabiniere Placanica, perché possano affrontare le
spese legali per la propria difesa giudiziaria. Confido che la Procura della
Repubblica di Milano che indaga sulle intercettazioni illecite consulti le 20
note pubblicate nella mia rubrica on line.
Sono nota per l'understatement -
Profilo basso - . Nei doc. giudiziari la mia qualifica è casalinga. Cosa che
sono. Una casalinga che dagli albori di internet naviga nel web e osservante
della legalità, del rispetto della persona, dei suoi oggetti - in questo caso
vedi il Pc e quanto in esso contenuto - e della privacy.
Le intercettazioni
telefoniche, informatiche, telematiche e ambientali sono mezzi di ricerca della
prova previsti dalla legge. Possono essere disposte solo per reati gravi e con
l'autorizzazione di un giudice, per «gravi indizi» e quando è «assolutamente indispensabile ai fini della
prosecuzione delle indagini». È una estrema ratio che dovrebbe trovare il suo
limite nell'articolo 15 della Costituzione: «La libertà e segretezza di ogni forma di
comunicazione sono inviolabili».
Questi i motivi per cui ho sporto querela presso la
Procura della Repubblica di Roma, querela inerente le intercettazioni illecite
subite. In merito confermo, e con me il mio legale, che nessuna invalidazione
della querela derivante da distrazioni istituzionali, ne' incidente
procedurale ferma ora, ne' fermerà in futuro, l'iter giudiziario deciso ed
avviato. Qua uno dei documenti corrispondenti agli attacchi informatici
provenienti dalla postazione di Fiumicino e relativa immagine della mappa
geografica.
Roma 27 Novembre. Se evocare l'ex
Carabiniere Placanica è valso a riportare all'attenzione dell'opinione pubblica
la tragica vicenda di Carlo Giuliani e Mario Placanica, è opportuno evidenziarne
e sottolinearne con forza due aspetti significativi. Il primo, ove ve ne fosse
ancora bisogno, è la dimostrazione che per riportare di attualità un evento
accaduto ben 5 anni orsono, politica e informazione non necessitano di seguire
"l'agenda politica" dettata dagli eventi o dall'agenda parlamentare del giorno
ma, viceversa, possono farlo come e quando lo ritengano opportuno ed utile agli
interessi nazionali.
Il secondo aspetto, che salta all'occhio anche del
più sprovveduto lettore, è che le modalità inerenti l'operato delle nostre Forze
dell'ordine, hanno urgente bisogno di essere riesaminate e ridiscusse in
sintonia e con la dovuta attenzione alla partecipazione liberale e democratica
dell'opinione pubblica: Ergo non soltanto tra gli addetti ai lavori. E ciò vale
sia per le sedi della politica sia per i vertici delle Forze dell'ordine. Quanto
si è appreso sul caso Placanica non va sottovalutato ma nemmeno ideologizzato,
quindi, non va strumentalizzato a fini politici di destra o di sinistra bensì
valorizzato ai fini del diritto alla informazione ed alla partecipazione dei
cittadini e delle cittadine della Repubblica italiana.
Come cittadina da
sempre attiva e partecipe all'impegno nel far rispettare legalità, trasparenza e
diritti civili costituzionali, non posso non essere sensibile, e perciò
oltremodo attenta, vigile e legittimamente reattiva, a quelli che appaiono come
fatti devianti dai principi sanciti dalla nostra Costituzione.
Quindi, pur
tenendo ben salda davanti a me come un faro la bussola del rispetto e della
massima considerazione per le Istituzioni delle Forze dell'Ordine, che nei miei
principi equivalgono alla Moglie di Cesare - e l'ho generosamente dimostrato -
ritengo di non dovere esimermi dal far notare l'operato rivelatosi carente,
omissivo, elusivo, fantasioso, quindi errato, deviante e quanto mai
nocivo in termini giudiziari, morali, materiali ed economici, di rappresentanze
delle Forze dell'ordine che pur delegati a funzioni chiave al fine di indagare,
vuoi perchè distratti o tecnicamente impreparati, vuoi per altre motivazioni che
non spetta a me qualificare ne' verificare, ma alle sedi competenti, hanno
provocato un grave danno giudiziario ad una cittadina che, dopo avere perso
forzatamente ignara un anno e mezzo trascorso invano ai fini
delle dovute indagini, e vistasi anche vanificata una cospicua somma di danaro,
è costretta a ricominciare tutto l'iter giudiziario al fine di smascherare i
responsabili delle illecite intercettazioni subite. Intercettazioni da chiarire
anche, e sopratutto, nell'ambito generale delle inchieste parallele in corso
presso le Procure di Milano e di Roma. E' tristissimo verificare, in qualche
caso, che qualora un cittadino ponga all'attenzione del Paese questioni
legittime legate alla difesa dei diritti democratici e costituzionali, per tutta
risposta, e per farlo tacere, si cercano spasmodicamente - e quanto mai
stupidamente - link idonei ad incastrarlo in illeceità penali a sfondo
pornografico rivoltando come calzini rubriche e siti internet che invece, alla
luce del sole, si occupano di ben altro. Di argomenti politici, culturali,
sociali, geopolitici territoriali, storici, e quindi, di argomenti seri e
democratici.
(....)
Si legge:
"Il governo ha assunto le dovute informazioni sul
cosiddetto caso Abu Omar da parte delle strutture di intelligence nazionale che
hanno ribadito la propria totale estraneità alla vicenda". Poche righe. La
sintesi di uno sketch comico. Le cose dovrebbero essere andate così. Il governo,
che non sa nulla, chiede a Pollari, che non sa nulla, che cosa è successo.
Pollari, come sempre, risponde che non è successo nulla perché, per quanto lo
riguarda, non ha saputo nulla o per lo meno i suoi uomini non gli hanno, come al
solito, detto nulla. Allora il governo, rinfrancato dall'inettitudine di
Pollari, si affaccia al balcone di Palazzo Chigi e grida all'Italia: tutto va
bene, non è successo nulla, siamo in buone mani, nelle mani di chi non sa nulla
e, se non sa nulla, non è successo niente. Non è così, mister Prodi?
Giuseppe
D'Avanzo
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Una domanda a Prodi su Pollari
di Emanuele Macaluso - Il Riformista
22 novembre 2006
Ieri i giornali hanno commentato le nomine governative alla
guida dei servizi e complessivamente i giudizi sono stati positivi.
Qualcuno
ha osservato che il presidente del Consiglio ha voluto fortemente un suo fedele
al Cesis (un generale in pensione) ma per chi conosce Prodi non è una sorpresa.
La "Repubblica", legittimamente, canta vittoria per la sostituzione del
direttore del Sismi Nicolò Pollari, nei confronti del quale ha condotto una
campagna senza tregua. Nulla da dire. Ma c'è molto da dire sul presidente del
Consiglio. Il quale, anziché togliere il segreto di Stato e fare capire agli
italiani se il capo del Sismi ha mentito sapendo di mentire come dicono i
magistrati della procura di Milano (a proposito del rapimento di Abu Omar), e
come ha scritto il relatore del Copaco, senatore Brutti, ha nominato Pollari
consigliere di Stato e suo collaboratore a Palazzo Chigi. È un modo gesuitico
per dire ai magistrati, al Copaco e anche a noi che l'ex-direttore del Sismi ha
servito lo Stato nella collocazione che aveva e continua a servirlo in un'altra,
a fianco del premier.
La "Repubblica" non ci sta, ma non pone a Prodi la
domanda che poniamo noi: perché mantiene il segreto di Stato sull'operazione Abu
Omar?
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Il
Governo e Telecom
Abbiamo spiegato, con due libri, il dettaglio
delle manovre politiche su Telecom Italia, adesso è la magistratura ad indagare.
Sulla trattativa fra Gnutti e Tronchetti Provera, grazie all'intermediazione di
Consorte (a proposito, complimenti, l'idea di chiamare "Intermedia" la sua
società è spiritosissima), e sul piano Rovati.
Buon lavoro, cari magistrati,
mi limito ad osservare che siete in ritardo di diversi anni, lavorate con grande
lentezza e nei confronti di alcuni recuperate un sano rispetto delle garanzie.
Buon lavoro, noi il nostro lo abbiamo già fatto e finito, lo trovate in edicola,
stampato. Ma nel mentre attendiamo di capire se, questa volta, la giustizia fa
sul serio, non perdiamo di vista quel che ci capita sotto al naso. Prima di
andare via, alla precipitosa e tardiva ricerca di denari, Tronchetti Provera
annunciò che si apprestava a vendere anche Tim Brasil e la partecipazione in
Brasil Telecom. Rossi prese il suo posto e confermò l'intenzione. Poi cominciò a
rendersi conto di come stavano le cose e invertì la rotta: non si vende nulla.
L'amministratore delegato, Ruggiero, volò in Brasile e, addirittura, annunciò
grandi programmi per il futuro. Passano pochi giorni e tanto Buora quanto
Ruggiero (nominati dalla precedente gestione) sottolineano che ci sono delle
ottime offerte per vendere. Sul concetto di "ottimo" si deve intendersi: i soldi
che sono stati investiti non si ripigliano, e meno che mai quelli spesi (come?)
per alimentare la battaglia brasiliana. Infine prende la parola Jean-Paul
Fitoussi, consigliere indipendente (ma da chi?) di Telecom e dice: non c'è mai
stata alcuna intenzione di vendere. Siccome c'è un limite alla sciatteria ed
all'incoscienza, è chiaro che dietro questa storia se ne agitano altre,
evidentemente meno pubblicamente rappresentabili. Attendiamo lumi da Rossi, che
conosce i propri doveri. Capita, però, che Piero Fassino viaggi per l'America
Latina e colà dichiari: secondo il governo italiano Telecom non deve
vendere.
E che c'entra il governo italiano? Capirei Fassino
dicesse: una grande azienda come Telecom deve chiarire cosa intende
fare.
Invece enuncia la direttiva del governo su quel che una società quotata
deve fare. Fra un paio d'anni i magistrati se ne accorgeranno, ed avvieranno una
solerte indagine.
Davide Giacalone
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Se il giudice si ferma
ai tre spioni
di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica 14 dicembre
2006
Un giudice di Milano racconta, in 217 pagine, per responsabilità
di chi sono stati raccolti decine di migliaia di dossier illegali da un'agenzia
d'investigazione privata, ingaggiata dalla Security di Pirelli Telecom, con
generosità finanziaria pagata da Pirelli Telecom, con larghezza informativa
sostenuta dall'intelligence politico militare (il Sismi). Già ieri si avvertiva,
con le prime indiscrezioni, una cosmesi minimalista che esorcizzava il "caso"
riducendolo, dal più imponente e diffuso dossieraggio illegale dai tempi del
Sifar di De Lorenzo, ad affaruccio disonesto messo su da "un trio di vecchi
amici" (così il giudice a pag. 174). Non ci sarebbe da precisare alcun mistero,
alcun evento da chiarire, alcuna ulteriore responsabilità, più di lato o più in
alto. La scena è piatta, senza profondità. Quel che si vede in superficie, per
il giudice, e quel che è. E quella, l'univoca realtà dei fatti. Tre amici al bar
Emanuele Cipriani, l'investigatore, Giuliano Tavaroli, il gran capo della
Security Pirelli Telecom, Marco Mancini, il direttore del controspionaggio del
Sismi hanno combinato lo spudorato affare, il "trio di vecchi amici" è molto
ambizioso, unisce le forze e ognuno ne trae beneficio o ingrassando il conto in
banca o moltiplicando il proprio potere. Tutto qui, per il giudice. Non c'è
altro da chiedersi o sapere.
Con la necessaria buona volontà e il rispetto
dovuto al prestigio della magistratura milanese, non è agevole buttar giù
l'intruglio. Senza abbandonarsi a cattivi pensieri, ma soltanto leggendo le 217
pagine dell'ordinanza del giudice si scorgono vuoti logici, ambiguità,
incoerenze anche alla luce di un onestissimo senso comune.
Quasi si tocca con
mano il micidiale effetto selettivo che, in decine di occasioni e per decine di
volte, impone al giudice di non porsi l'elementare domanda: perché; per conto di
chi, a vantaggio di chi. Interrogativi che sono il duro pane quotidiano di ogni
investigatore, pubblico ministero, giudice. L'epilogo fisiologico, contro ogni
razionalità, è che la Pirelli Telecom non è altro The "parte lesa", la
sprovveduta e inconsapevole "vittima" del "trio di amici", raggirata, derubata,
screditata, calunniata.
Il che può essere vero soltanto se si da per scontato
che il grande gruppo economico, in questi anni, sia stato guidato da
asini.
Nasce, in Telecom, "una dotazione di mezzi strumentali permanente,
quali le strutture tecniche illegali di Telecom" (così il giudice) e chi governa
Telecom non ne sa nulla. Anzi, retribuisce un'organizzazione che può procurare
"documenti falsi corrispondenti a persone effettivamente esistenti" e non si
chiede mai che cosa sta pagando e perché. Quando poi dai fatti affiora la mano
di Telecom Pirelli e il giudice che sembra volerla scacciare come un incubo. La
struttura di dossieraggio "spia" politici come Brancher e Cesa e il giudice
osserva che si tratta di "incarichi estranei a quelle che dovrebbero essere le
esigenze aziendali", (pag. 137).
Perchè?
Il povero Cipriani
ammette che "non riusciva più a smaltire i carichi di lavoro", e si convince
così a chiedere a Mancini i dossier del Sismi. Il giudice non sembra preoccupato
di sapere chi offriva quei gravosi, "carichi di lavoro". Tutti i dossier
segretissimi consegnati da Mancini a Cipriani Tavaroli riguardano società e
uomini d'affari e affari (i report si concludono con cose del tipo: "persona
disponibile a operazioni privilegiate", "il gruppo gode di rapporti privilegiati
con il governo Usa", "sarebbe opportuno non avere contatti tecnici") e mai che
il giudice si chieda se questo carico di lavoro possa essere congruo con le
strategie commerciali e finanziarie del gruppo che li ricompensava per centinaia
di migliaia di sterline. Quando se lo chiede le risposte sono da candido e i
suoni sconnessi: "Quale poteva essere l'interesse del gruppo Pirelli Telecom a
conoscere l'organizzazione del controspionaggio francese?
Perché Cipriani
viene ricompensato con fondi delle aziende Telecom e Pirelli per riferire
sull'organizzazione dell'intelligence economica francese svolta
all'estero?"
(pag. 177). Quando poi non ne può fare a meno, il giudice
semplicemente non apre quella porta. "Non è verosimile che Tavaroli non abbia
mai mostrato ai vertici del gruppo i risultati della sua attività. D'altronde,
allo stato delle indagini, non è possibile identificare alcun oggetto
eventualmente compartecipe o consapevole, e dunque d'uopo non procedere
ulteriormente su questa strada" (così a pag. 190).
L'unica strada che pare
voler imboccare il giudice è quella del "trio di amici", ma forse per
imbottigliarsi per quelle vie bisogna credere a Babbo Natale e, nel nostro
Paese, l'impresa è faticosa.
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Prepagati &
prefregati
Anziché parlare del mercato in modo astratto, parliamo di
telefonini (nomignolo affibbiato ai telefoni cellulari), così da renderci conto
di quanto ci costa proteggere le rendite. Sono soldi che escono dalle nostre
tasche, euro su euro, e che potremmo risparmiare se solo ragionassimo seriamente
della competizione.
In Italia ci sono più telefonini (67 milioni) che esseri
umani, neonati compresi. Lo si deve non solo alla mania di averne più di uno, ma
anche al fatto che fanno funzionare roba come gli allarmi. La cosa patologica è
questa: più del 90% è prepagato. Vediamo causa e fregatura. Il successo di
questo modo di pagare è dovuto alla giustificata fobia per le bollette ed alla
sensazione di potere sempre controllare e dominare la propria spesa. Errore,
perché invece si spende di più. In teoria il prepagato dovrebbe comportare uno
sconto, giacché consente alla compagnia telefonica un vantaggio finanziario: il
cliente paga, i soldi vengono incassati, poi, con calma, telefona, se fosse un
abbonato, invece, prima parla e poi paga. Succede l'esatto contrario, ovvero chi
paga prima paga anche un balzello in più per questa sua generosità.
Sono i
costi di ricarica, e giungono fino al 33% del valore del traffico acquistato.
Meno traffico compero più i costi di ricarica incidono. Detto in altre parole:
più sono povero, o più sono ragazzo e più pago. Euro dopo euro, fanno 945
milioni tolti ai consumatori e consegnati alle compagnie telefoniche. Su questo
è stata fatta un'indagine conoscitiva dell'antitrust e del garante delle
comunicazioni che, immagino, proporranno di punire le compagnie. Strada
sbagliata.
Il mercato delle telecomunicazioni italiano è ancora troppo poco
aperto alla competizione, rendendo possibile la protezione di rendite come
quella descritta.
Da noi non ci sono gli operatori mobili virtuali, ovvero
gestori che competono abbassando i prezzi o fornendo nuovi servizi, e non ci
sono perché il governo li tiene al palo. Siamo l'unico Paese europeo che
non ha ancora assegnato licenze per la larga banda senza fili (wifi e wimax)
capace di far funzionare i cellulari spendendo meno. Morale: meno concorrenza,
meno sviluppo, più accordi collusivi, più costi per tutti noi. Quando ci
battiamo per un mercato libero ed aperto è a questo che ci
riferiamo.
Microfoni e taccuini
di
Giuseppe D'Avanzo La Repubblica 19 giugno 2006, pag. 1
Siamo travolti dalle
intercettazioni telefoniche. Da quasi un anno ci piovono addosso decine di
migliaia di frasi rubate. Cominciammo con la moglie del governatore della Banca
d'Italia e baci in fronte. Oggi siamo al Savoia e alle sue voglie pazze. Nel
frattempo, abbiamo sbirciato molti mondi. Il mondo taroccato di Stefano Ricucci
e dei suoi amici del "quartierino". Il pianeta politicamente ambizioso di
Giovanni Consorte. E poi il mondo sotterraneo di Luciano Moggi, di arbitri in
cerca di gloria; di giudici in cerca di un biglietto di tribuna; di pubblici
ministeri in cerca di notizie per l'amico da proteggere. Non si salva nessuno,
pare. Pare che non ci sia nulla di più probabile che vedere le proprie
conversazioni pubblicate in prima pagina. Scandalizzarsene senza capire che cosa
accade, perché accade e per responsabilità di chi, è ipocrita. O, forse,
soltanto molto italiano. In questo teatro non c'è alcun attore innocente e
soprattutto non c'è nessuno che faccia il suo lavoro con misura e rispetto degli
altri, salvo rimproverare agli altri intemperanze e violazione della privacy.
Naturalmente, in prima fila c'è la magistratura.
Le intercettazioni
telefoniche, informatiche, telematiche e ambientali sono mezzi di ricerca della
prova previsti dalla legge, e questo si sa. Possono essere disposte solo per
reati di particolare gravità e, con l'autorizzazione di un giudice, per "gravi
indizi" e quando sia "assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione
delle indagini". È una estrema ratio che dovrebbe trovare il suo limite
nell'articolo 15 della Costituzione: "La libertà e segretezza di ogni forma di
comunicazione sono inviolabili".
In realtà una magistratura pigra abusa delle
intercettazioni. Con quel metodo di lavoro invasivo, si afferra rapidamente il
risultato "oggettivo" senza dannarsi troppo l'anima. Oggi si intercetta per il
piccolissimo spaccio e per il grande traffico di droga. Per la manipolazione di
una Opa e per una truffa di poche centinaia di migliaia di euro. È sufficiente
contestare l'associazione per delinquere. La bulimìa intercettatoria ha numeri
spaventosi che non hanno confronti internazionali.
Secondo l'Eurispes, negli ultimi 10 anni, sono
state intercettate in Italia circa 30 milioni di persone, nel 2004 per le
intercettazioni sono stati spesi oltre 300 milioni di euro e il 2005 ha
registrato una spesa ancora maggiore. Nel 2001 i telefoni intercettati sono
stati 32.000. Sono diventati 45.000 nel 2002. 77.615 nel 2003. 92.781 nel 2004 e
nel 2005 hanno superato i 107.000. Considerati i tempi medi delle
intercettazioni, circa 45 giorni, ogni anno sarebbero intercettate oltre un
milione e 500.000 persone. Non è solo la magistratura a rendere ipertrofico il
meccanismo. Ne abusa la polizia giudiziaria quando diffonde le intercettazioni
per mettere un pubblico ministero riottoso dinanzi al fatto compiuto o per
condizionare le indagini. Ne abusano gli avvocati che, secondo convenienza,
scaricano in pubblico le "carte" dell'altro imputato per proteggere, dal clamore
o dalle responsabilità, l'assistito che paga la parcella. (...).
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