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  Stralci eloquenti da «Il baco del Corriere» e il «destino» di certe denunce - Articoli correlati di Macaluso - D'Avanzo - Giacalone
*Telecom: Illeciti, Baco del Corriere e Furti d'identità?*
Telecom sapeva
Non poteva non sapere, ecco una delle prove
Per saperne e capirne di più leggi qua alcuni capitoli de
«Il baco del Corriere»
Dopo le vicende della P2 di Gelli, Tassan Din, Di Bella, Ortolani e Rizzoli, questa è la vicenda più inquietante che ha interessato l'Italia.
Più inquietante di Tangentopoli. Vicenda che va chiarita fino in fondo, senza tema di scoprire altarini sensibili e coperti, con la leale collaborazione degli organi istituzionali e giudiziari preposti.
Continuando a scovare, e denunciare, le mele marce, rimuovendo e sostituendo d'ufficio quei funzionari delle Forze dell'ordine che
si fossero dimostrati anche solo «distratti» quindi devianti dal buon fine e dalla chiarezza delle indagini
Le intercettazioni sono ricerche della prova previste dalla legge ma possono essere disposte solo per reati gravi e con l'autorizzazione di un giudice, per «gravi indizi» e quando sia «assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini». L'articolo 15 della Costituzione così recita:
 ««La libertà e segretezza di ogni forma di comunicazione sono inviolabili»»
@  @  @  @  @
 
Il caso delle intercettazioni illecite internet e vocali fatte su migliaia di utenti che, come Beppe Grillo, ne sono stati danneggiati moralmente ed economicamente, è un fatto che non va dimenticato ma tenuto sotto la vigile e costante attenzione del Paese.
Quanto hanno scritto giovedì 14 Dicembre 2006 Giuseppe D'Avanzo su La Repubblica, pag. 1 - 24, e Paolo Biondani su Il Corriere della Sera, pag. 23, sulla SpyStory di Telecom, non solo conferma le esperienze e le documentazioni raccolte da migliaia di utenti intercettati con varie trappole informatiche che vanno dagli spyware, al phishyng, ai virus fino a vere e proprie intrusioni nei loro pc, ma avvalora le tesi espresse da D'Avanzo nell'articolo, qua in calce, «Se il giudice si ferma ai tre spioni» sull'«intruglio» rappresentato dall'ordinanza del giudice della Procura di Milano. Commento che conclude così: «L'unica strada che pare voler imboccare il giudice è quella del «trio degli amici», ma forse per imbottigliarsi in quelle vie bisogna credere a Babbo Natale e, nel nostro Paese, l'impresa è faticosa».
Su quanto ha scritto Paolo Biondani in «Dossier e furti d'identità. Una macchina per ricatti attiva in tutto il mondo» su dossier, indagini illecite e clandestine fatte contro migliaia di cittadini e sui «furti di identità» organizzati, come scrive Biondani, e Luigi Ferrarella il 19 dicembre, con al soldo un gran numero di finanzieri, poliziotti e carabinieri corrotti - un numero di straordinaria ampiezza - ai fini di potenziali capacità di ricatto nei confronti di singoli cittadini, aziende e istituzioni, e su Cipriani che già agli arresti domiciliari ha ricevuto, come Tavaroli e Mancini, un ulteriore mandato di arresto per altri reati accertati dalla Procura di Milano dichiarando che gli illeciti avvenivano anche mediante documenti falsificati con dati anagrafici di persone qualunque, persone reali, ma con fotografie false, fotografie di coloro che avevano bisogno di documenti falsi, posso affermare - anche secondo quanto dichiarato da uno dei diretti interessati Francesco Potiani funzionario dell'ENAV, l'Ente Nazionale Assistenza al Volo con sede a Roma a via Salaria e a Fiumicino - che i «furti di identità» avvenivano anche ai fini delle illecite intercettazioni fatte mediante attacchi di pirateria informatica con header e IP falsificati.
Così come avveniva per i documenti di identità cartacei falsificati ma con i dati anagrafici appartenenti a persone reali.
Serve qui ricordare che gli IP sono «il documento di identità» dei navigatori internet, quindi, soltanto gli Hacker dotati di grande esperienza, conoscenza e abilità tecnologica - e super protetti da potenti organizzazioni interne ai servizi di telecomunicazioni quale era la Banda a delinquere che faceva capo a Tavaroli capo della Security di Telecom, Mancini numero due del capo del Sismi Pollari, il titolare della agenzia di investigazioni Cipriani - ed i pubblici ufficiali delle Forze dell'ordine corrotti, sono sicuri di se stessi al punto da usare disinvoltamente IP falsificati. IP di altri.
Usare IP altrui, è un reato penale, è come usare un passaporto falso.
Secondo quanto sostiene Potiani sono stati adoperati i suoi vecchi IP, IP riportati qua in calce ma risalenti a ben sei anni prima della data in cui Potiani appare come il responsabile dell'attacco. Questo è uno dei tanti elementi che confermano le intercettazioni provenienti dall'interno degli Staff di Telecomitalia.it, di Tin.it e di tante Telecom sparse nel mondo. Intercettazioni con tentate intrusioni, oltre 400 che, come si evince da uno dei rapporti riportato qua in calce, sono state via via segnalate per oltre un anno sia agli staff dell'Abuse di Telecom Italia sia al Capo del suo Ufficio legale, il dottor Guglielmo Bove.
Ne' gli uffici dell'Abuse di Telecom, però, ne' il Capo dell'Ufficio legale hanno mai risposto alle segnalazioni ne' tantomeno provveduto a porvi fine smascherando e denunciando i loro funzionari e i tecnici responsabili. Allora, abuse e Ufficio legale di Telecom, cosa ci stanno a fare?
Perchè non hanno fatto il loro dovere rispondendo in primo luogo ai loro abbonati intercettati, secondo provvedendo a smascherare e denunciare i funzionari corrotti che agivano dall'interno delle strutture Telecom?
Tacevano invece. Tacevano tutti con sommo disprezzo per i diritti costituzionali dei cittadini utenti e consumatori.
Evidente che Telecom e i suoi vertici per sapere sapevano ma le intercettazioni illecite «non potevano» fermarle ne' denunciarne i responsabili.
Ordini superiori. O NO?
Il giudice che indaga su Tavaroli, Mancini e Cipriani scrive: «Non è verosimile che Tavaroli non abbia mai mostrato ai vertici del gruppo i risultati della sua attività».
E Guglielmo Bove a chi riferiva se non ai vertici di Telecom?
Se così non è, Telecom e Bove lo spieghino e lo chiariscano pubblicamente. E non alla maniera di Guido Rossi.
Guglielmo Bove, capo dell'Ufficio legale di Telecom Italia è fratello di Adamo Bove che, ai tempi delle intercettazioni illecite, era il capo della Security di Tim e quindi il responsabile del famoso «Sistema Radar», sistema che intercettava legalmente il settore mobile di Tim. Quindi, per accertare, denunciare e porre fine alle migliaia di intercettazioni telematiche, Guglielmo Bove aveva a portata di mano tutti i mezzi legali e tecnologici, l'assoluta fiducia e i supertecnici diretti da suo fratello Adamo.
Giova qui citare «Il baco del Corriere» il libro di Massimo Mucchetti vicedirettore ad honorem del Corriere della Sera, in cui l'autore racconta che nel settembre 2004, al Corriere della Sera il suo Pc fu oggetto di un tentativo di spionaggio attraverso un virus Trojan veicolato da e-mail che sarebbero partite, secondo le indagini della Polizia Postale, da Pc che si trovavano in una sede Telecom Italia, Pc che poi sarebbero stati smantellati in seguito alla chiusura di quella sede poco prima dell'arrivo della Polizia postale...
«A quel punto - come ha scritto Pierluigi Tolardo su ZeusNews.it - entra in gioco Fabio Ghioni, hacker famoso, a quei tempi responsabile della Security informatica di Telecom Italia diretta da Giuliano Tavaroli ora in carcere a Voghera e indagato per gravi violazioni della privacy. Ghioni, oggi dirigente di Telecom Italia Audit, servizio  auditing del gruppo, che ha sempre negato di essere il regista dell'attacco spionistico, ma che si è sempre vantato di possedere le conoscenze tecniche per fare quello che ritiene un gioco da ragazzi, dopo l'attacco informatico subìto da Mucchetti e dai massimi manager della Rizzoli-Corriere della Sera, si era reso disponibile per scoprire i responsabili, nonostante la vicenda fosse stata tenuta sotto il massimo segreto, dimostrando, invece, di conoscere bene che cosa avevano trovato gli hacker nell'attacco ai computer di via Solferino».
Ritengo, come ho già scritto in più note, che dopo le vicende della P2, di Tassan Din, Di Bella, Ortolani e Rizzoli, questa è la vicenda più inquietante che ha interessato l'Italia. Vicenda che supera Tangentopoli e che va chiarita fino in fondo. Senza tema di scoprire altarini sensibili e «coperti», con la leale ed affidabile collaborazione degli organi istituzionali e giudiziari preposti. Continuando a scovare, e denunciare, le mele marce, rimuovendo e sostituendo d'ufficio quei pubblici ufficiali che si fossero dimostrati anche solo «distratti» quindi, purtroppo, devianti dal buon fine e dalla chiarezza delle indagini.
E, senza mettere i bastoni tra le ruote, come ho constatato accadere, alle querele mosse da casalinghe e utenti intercettati illecitamente, al fine di nascondere e deviare indagini, PM, giudici e fascicoli inerenti le responsabilità degli autori delinquenziali di questa devastante ed orribile Spy Story.
Impariamo a distinguere, e difenderci, anche dai Controlli «legali» ed illegali fatti con «parole chiave» contenute nelle e-mail e dalle intercettazioni telematiche illecite fatte tramite organi con IP «riservati» ma non ufficiali ne' autorizzati dalla magistratura.
            Giuliana D'Olcese 25 note correlate su  www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
Ecco uno degli «eventi», oltre 400, verificatisi con un utente connesso a Telecom Italia e Virgilio.it (Virgilio opera su server e linee Telecom).
Header, IP e Mappa geografica della postazione di un attacco di livello Alto inerente le continuate tentate intrusioni, o intercettazioni telematiche come dir si voglia, tutte segnalate, come appare da uno degli Original Message inviati sempre a tutti i soggetti qui elencati.
*******
----- Original Message -----
From: A <71@virgilio.it>
To: network@cgi.interbusiness.it ; abuse@business.telecomitalia.it ; abuse@telecomitalia.it
Cc: guglielmo.bove@telecomitalia.it ; garante@garanteprivacy.it ; poltel.rm@poliziadistato.it
Sent: Sunday, April 17, 2005 4:06 PM
Subject: 13^ Violazione pirata IP 194.243.7.199
 
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% See http://www.ripe.net/db/copyright.html
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remarks:      *   from the following will be ignored!        *
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remarks:      *       abuse@business.telecomitalia.it         *
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person:       Francesco Potiani
address:      Via Salaria 716
address:      I - 00138 - Roma
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phone:        +39 6 8166299
fax-no:       +39 6 8166546
nic-hdl:      FP38-RIPE
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changed:      hostmaster@nis.garr.it 19960318
source:       RIPE
       Rapport Whois 
Le rapport Whois comporte des informations sur 194.243.7.199, l'adresse IP de l'ordinateur qui est à l'origine de l'alerte reçue.
Les informations fournies par le rapport Whois proviennent de l'organisme d'enregistrement Internet local (RIR) de la zone où 194.243.7.199 est situé: l'ARIN (American Registry for Internet Numbers), le RIPE (Réseaux IP Européens), le LACNIC (Latin American and Caribbean Internet Addresses Registry) ou l'APNIC (Asia Pacific Network Information Centre). Le nom du RIR apparaît dans le rapport Whois. Ce rapport indique le nom, l'adresse et les coordonnées du fournisseur d'accès à Internet (FAI) qui gère le bloc d'adresses IP contenant 194.243.7.199. Il ne donne probablement pas de renseignements sur l'administrateur de l'ordinateur désigné spécifiquement par l'adresse IP 194.243.7.199.
Attention: il serait faux de croire que les personnes citées dans ce rapport sont à l'origine de l'alerte reçue sur votre ordinateur.
 
Carte WHOIS pour l'adresse IP194.243.7.199
  Emplacement estimé de la requête
:
Voici la carte la plus précise que nous pouvons vous fournir de l'emplacement physique de l'adresse IP 194.243.7.199.
 
<<Lettere e Commenti>>
    *Telecom & i feroci Saladini*
dove c'è un sanguinario feroce dittatore c'è Telecom, dove c'è uno spione corrotto e corruttore c'è Telecom, dove c'è un intercettatore illecito c'è Telecom, dove c'è un Servizio deviato c'è Telecom, dove c'è un grave disservizio c'è Telecom, dove c'è una truffa con i numeri speciali c'è Telecom, dove c'è una valanga di fatture gonfiate e non giustificate c'è Telecom, dove c'è una valanga di miliardi pagati a spioni e ad esponenti delle forze dell'ordine corrotti c'è Telecom, dove c'è un politico corrotto ci trovi Telecom. E via corruttelando a destra e a sinistra.
E, infine, dove c'è telefonia a "canone fisso" obbligatorio? C'è solo per gli utenti Telecom.
           Che ne pensate? Giuliana D'Olcese
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Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva
Avanti con la battaglia. Distruggere i dossiers Telecom sarebbe come far sparire l'arma del delitto. E poi chi crederebbe mai alla totale cancellazione dei dossiers!
Ti pare che le persone coinvolte non abbiano fatto diverse copie dei milioni di bytes illecitamente sottratti alla libertà di espressione e di comunicazione?
Gli stessi autori materiali dei delitti si saranno cautelati contro i loro mandanti-committenti... non si sa mai.
In giro ci saranno copie su copie di dossiers e queste aumenteranno parallelamente alla maggiore attenzione che l'opinione pubblica riserverà loro. Si rischia che i ricattabili, impauriti, costituiscano una lobby per ricattare i potenziali ricattatori sulla base del loro illecito. In pratica il ricattabile dirà: "Tu sai che sono un mariuolo, ma io so che tu sai, e l'hai saputo illecitamente. Sei un mariuolo pure tu! Stiamo sulla stessa barca.. perciò mettiamoci d'accordo".
Paolo Manfredi
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Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva
Cara Giuliana Grazie per la tua perseveranza nel pubblicare e diffondere le schifezze del nostro amato paese.
    Vittorio Bossi
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*Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva*
Se il Tronchetto fosse corretto dovrebbe verificare la sua amata impresa cosa combina! Quel suo dipendente Adamo Bove chi glielo ha ucciso?
  Povero Tronchetto! Ha un dipendente in meno morto ammazzato. Salute a noi, Kossiga
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*Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva*
eh, eh, eh... una intercettazione perennemente in corso, prima o poi raccoglie gli elementi utili... poi si confeziona un decreto di intercettazione postdatato, tanto chi se ne accorge, e... il caso è chiuso!!!! Illegale ma comunque fatto con la buona intenzione di incastrare il colpevole "forzando" il muro invalicabile dei 15 giorni 15 delle intercettazioni ufficiali... Anche questo è un modo di lavorare??? Chissà!!!!
   Sartorio pittore errante di Montecitorio
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eh, eh, eh.... ma sperem che una intercettazione perennemente in corso toglie il Tronchetto perennemente di torno (,-)
e come scrive Kossiga salute a noi. gd'o
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*Telecom & quei gran fij de Loopback*
Terrificante... soprattutto perchè vero...
Però si deve osservare come vi sia uno strumento (guarda caso diffusissimo, internet explorer) che dal punto di vista sicurezza si dimostra una ciofeca...
e allora c'è da chiedersi come mai è una ciofeca, cioè è accaduto accidentalmente che sia una ciofeca o è volutamente una ciofeca???
Perchè il dubbio continua a sussistere. Perchè mai uno strumento deve essere in grado di fare eseguire un programma su richiesta del "mondo esterno anonimo"?
E perchè questa funzione non viene "chiusa"? Perchè in ambiente Windows un file con l'estensione .TMP può "girare" e fare qualunque cosa sul nostro pc mentre per definizione i files programma sono con l'estensione .EXE??? Una svista??? E i tanti antivirus che controllano la pulizia dei programmi (quindi in molti casi dei soli files "programma eseguibile" quindi dei files con l'estensione .EXE), guardacaso andranno a guardare quell'anonimo file .TMP??? No... "che ssssssstrano"!!!!
Ad occhi paranoici tutto ciò potrebbe sembrare una cosa studiata a tavolino. Ma no, ma no... cheddici!!!
Cara Giuliana comunque sia fai un ottimo lavoro, acuto... chissà che tu riesca a scalfire questa barriera. Nicola Orsomandi
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C'era anche una nota canzonetta, camuffata per l'occasione: "e il tronchetto dove lo metto, dove lo metto non si sa!"...
Una cosa è certa, dentro Telecom c'è un casino. Tutto il mondo delle telecomunicazioni è un casino. Internet in particolare è un casino...
Quella che doveva essere una rete assolutamente libera si dimostra invece sempre di più uno stretto cunicolo, irto di ostacoli e sorprese denso di deviazioni, divieti d'accesso, sensi unici, ingorghi di origine sconosciuta... Personalmente quando mi occupo di sicurezza mi metto immediatamente le mani nei capelli, ci sono dei "buchi" che sono strutturali e che addirittura sono trasversali a produttori di hardware e di software e paiono più che casuali, molto studiati.
Una cosa che comunque mi ha colpito è il fatto che gli standard di comunicazione (esempio: il TCP/IP) hanno un'età che in ambito tecnologico si può paragonare a quella dell'uomo di Neanderthal. Ma era proprio il caso di usare uno standard così che fa acqua da tutte le parti e che pare rendere del tutto ingovernabile la rete??
Io scrivo applicazioni ad alte prestazioni, possibile che mi trovi a farlo con strumenti di sviluppo che hanno decine d'anni e che, nonostante questo, mi permettono piena libertà di azione sui sistemi come se fossero l'ultimo ritrovato tecnologico? Il sistema è senza controllo, sulle nostre caselle arrivano centinaia di messaggi spam e, all'uomo della strada, non è permesso in alcun modo prendere contromisure, magari prendersela con qualcuno perchè un costruttore di virus oggi può (grazie alle reti prive di controllo o deliberatamente "aperte") spargere bytes infetti ovunque senza alcun rischio di incappare in qualche azione penale/economica di rifusione dei danni? Oggi un server di posta infetto è in grado di sparare milioni di email infette senza che: 1) qualcuno si accorga dell'anomalia 2) qualcuno abbia strutturato il programma "server di posta" di quelle ovvie contromisure che permettono di impedire questo tipo di attività? E sono domande da uomo della strada per carità, so benissimo come stanno le cose, per cui è un discorso più che altro accademico, ma dico, qui i vari garanti, commissioni, consulte, procure eccetera cosa fanno?
Mah... ai posteri l'ardua sentenza... Vladimir la Castità
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*Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva*
Spero che i Giudici facciano chiarezza, è ora. Ormai li vedo tutti APPIATTITI. Se vogliono una promozione facciano una archiviazione. Su Telecom dobbiamo sapere.
  E' anche morta una persona! Faccia una indagine interna Marco Tronchetti-Provera. Graziella
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Io la penso come Spadolini e Andreatta,
questo è un Paese talmente fragile e malissimo strutturato, che tutto capita, a sproposito naturalmente. Sono un informatico. Un autodidatta. Forse uno con qualche marcia in più di altri. Ho una certa dimestichezza con la sicurezza, per cui non c'è stato gran problema a impedire accessi indesiderati ai miei computer o per lo meno a prenderne le tracce. Il furto era assolutamente organizzato al volo. Direi quasi "attaccato al bottone 'stampa' di word". Più controllato di così!
Ora, penso che al passaggio della parola MMO, tutte le "stazioni di ascolto" si allerteranno ma, d'altra parte, mi risulta che si allarmano ad ogni mail che ricevo o che invio. Così la penso. E penso sarà così anche per lei a cui auguro ogni bene in internet e fuori. Francesco Caputi
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Gli hacker di Telecom al Corsera. Gentile e coraggiosa Signora D'Olcese,
spero che lei non si lasci scoraggiare da quella gente indifferente a tutto che oramai è la squallida misera maggioranza nel nostro inquietante Paese.
Ne' si lasci intimorire da quelle forze occulte corrotte e corruttrici che si muovono nell'ombra ma sotto l'ombrello dei grandi potentati economici ed editoriali per fare il bello e il cattivo tempo nella nostra democrazia ora a forte rischio. Vada avanti sulla strada intrapresa coraggiosamente col denunciare per prima e in tempi pochissimo sospetti le intercettazioni illecite subite da migliaia di cittadini innocenti, intercettazioni perpetrate per anni da interi settori di Telecom e quel che è più spaventoso ed inquietante da troppe figure rappresentate da ex o attuali pubblici ufficiali corrotti delle nostre Forze dell'ordine. Forze di polizia istituzionali potenti e, quando corrotte, di estrema pericolosità. Essi non tollerano che si scoprano i loro sporchi altarini e i loro traffici nefasti per la democrazia. Lo scandalo Telecom-intercettazioni pullula di ex carabinieri, vedi Tavaroli e Mancini ex poliziotto andato al Sismi e tanti, troppi altri, per non inquiatarsi seriamente. Da queste sue pagine da cui sono emersi assai prima che altrove fatti coperti da una rete di potenti spioni e che so seguitissime da migliaia di lettori, vorrei consigliare a ciascuno di loro l'ultimo libro di Massimo Mucchetti per alcuni anni vicedirettore dell'Espresso e giornalista-amministratore del quotidiano Bresciaoggi, "Il baco del Corriere", Editore Feltrinelli, Prezzo 14 euro, ove si traggono spunti e notizie inedite che aiutano a capire in quale paese viviamo, in quale corruzione ci muoviamo e i pericoli che corriamo anche stando solo pacificamente in internet. Le auguro ogni bene e continuerò a seguirla e seguire le reazioni che suscita...... Che Dio la benedica.......
    il Suo costante lettore Beniamino A.
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Gentile Signore, sono talmente delusa, sconcertata, scandalizzata, preoccupata e addolorata che
dovrò forzare la mia natura che ha sempre riposto la massima fiducia nelle Forze dell'ordine e, dal considerarle come La Moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto, dovrò dare corpo a sospetti che troppe, diciamo anomalie, mi hanno fatto nascere, sospetti che ho sempre scacciato come pensieri perversi e molesti.
La ringrazio per le espressioni di stima e per i consigli che mi da', ne farò tesoro. Giuliana D'Olcese
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*Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva. Non poteva non sapere*
Cara D'Olcese, le tue sono ben argomentate denunce. Io la penso così: spioni grandi e piccoli, "buoni" o cattivi ce ne sono tanti e dappertutto e secondo me, Telecom ha avuto dei "quartieri" senza controllo, soprattutto perchè collaboranti nella buona e nella cattiva sorte con pezzi delle istituzioni, a loro volta suddivise in parti "buone"
e "cattive". Che all'interno di Telecom si chiuda un occhio (se non tutti e due) di fronte agli spiamenti provenenti dall'esterno mi sembra assodato e incontestabile.
Non so se ho letto male o capito male, ma in ogni caso aggiungo un particolare doveroso al discorso dei furti di identità (di IP) in particolare....
Chi si connette acquisisce un indirizzo IP ma non è fisso. Lo è solo per una parte, ad esempio quelli che servono per raggiungere server web o server di posta. Un client quando si connette, spesso acquisisce un indirizzo "dinamico", il cui valore come "documento di identità" è assolutamente nullo. Inoltre ci sono tecniche (lo spoofing è una di queste) che permettono di camuffarsi sotto un altro indirizzo IP, esistente o meno. Le utenze di posta, inoltre (le utenze di accesso alla posta, spesso uguali alle utenze per accedere alle webmail), nella stragrande parte dei provider sono assolutamente "libere" da quei meccanismi di protezione ai "troppi tentativi di indovinare la password", per cui, con un po' di pazienza e di tecnologia, utenza e password della webmail si possono "indovinare" elettronicamente in un tempo anche breve. Praticamente nessuno dei gestori dei server di posta ha gli strumenti per accorgersi di questo tipo di tentativi di effrazione. Per non parlare di quando il furto delle coordinate di accesso viene fatto direttamente sui nostri pc con quei "bellissimi" keylogger che catturano tutto quello che digitiamo, password comprese!!!
Bene... intanto ti saluto e ti ringrazio per questa finestra aperta su questa incredibile azienda italiana... la Telecom!!!!
Salutissimiiiiiiiii CC
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*Illeciti e Furti d'identità? Telecom sapeva*
Sempre peggio, sempre più controllati. E' proprio vero, viviamo nell'era del "GRANDE FRATELLO ITALIOTA E IDIOTA" e nessuno protesta
Anzi, qualcuno ci dirà "è la libertà, bellezze!" Ma noi non ci stiamo e continueremo ad appoggiare e diffondere le tue denunce, contro la congiura del silenzio e per la LIBERTA', quella vera, però! Un abbraccio e vado a pubblicare sul nostro blog, piccola cosa lo so, ma piuttosto che niente......!
Galgano Palaferri
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Chi tutela l'Autorità delle Comunicazioni? Le offerte-truffe di tutti gli operatori telefonici, TelecomItalia in testa,
fatte con l'appioppamento di servizi o modifiche contrattuali non richieste, rimangono impunite e continuano in forme e metodi sempre più lesivi delle norme e del buon diritto. Chi dovrebbe tutelare questa Autorità? Di fronte a questo sfascio istituzionale e giuridico, il cittadino è sempre più senza strumenti di rivalsa che non l'ordinaria giustizia -spesso impraticabile perchè ormai è "alla canna del gas"-. Allora c'è poco da stupirsi se ci sono manifestazioni di totale sfiducia istituzionale e fiscale nei confronti di chi ci amministra. Ma noi non molliamo. E su questo lanciamo un appello a non essere lasciati soli: per combattere questo malaffare abbiamo bisogno di più forza nelle istituzioni e fuori. Il confronto è aperto! Aduc Associazione per i diritti di utenti e consumatori www.aduc.it
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Telecom: Lo scazzo Prodi-Tronchetti
Cara gd'o, devo dire che tu ci azzecchi sempre, sei un mastino! Brava. Le ragioni dello scazzo tra Prodi e Tronchetti Provera le hai perfettamente capite e illustrate con perfetto tempismo, anticipando i fatti reali come sempre, e massima lucidità. Sei una dei pochissimi che non scrivono balle.
Auguri Angelo Benedetti
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Ma esistono davvero veri esperti dei sistemi internet tanto pratici da dirimerne le controversie?
A cominciare dai magistrati, di internet nessuno capisce un beneamato belin! Un giudice di Arezzo, proprio nella fase conclusiva di un processo penale, fase che è solo verbale e quindi nulla di scritto per cui il giudice quando va in camera di consiglio per stendere la sentenza deve solo ricordare ciò che hanno detto gli avvocati delle parti, quel magistrato ha dormito con la testa abbandonata sulla scrivania tutto il tempo dell'arringa, poi si è ritirato ed è uscito dopo un'ora con l'ardua sentenza...... Antonietta Sfera
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Gli "Esperti"?
A me capita abbastanza spesso di trovare cosìdetti esperti (con rastrelliere di diplomi, blasoni e un curriculum della madonna) che, all'atto pratico, risultano meno addentro alle cose della casalinga o del camionista della Versilia!!! E mi ci diverto un mondo, perchè sostanzialmente mancano di senso pratico, se la teoria gli ha detto che ci possono stare quattro elefanti in una cinquecento, loro vanno via dritti e pensano che sia vero e fattibile. Poi se non ci entrano è perchè la cinquecento non è della versione che dicevano loro... un problema di aggiornamento, insomma! Diciamolo, una classica casalinga, nel senso più becero del termine, se manca di senso pratico sopravvive trenta secondi. Gli esperti campano per l'esistenza dei blasoni, dei diplomi e delle conoscenze altolocate. Buon Natale Edgardo Pintus
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Lettera da un esperto informatico
Non sono un tecnico ma mi rendo perfettamente conto delle intrusioni. Evitarle deve essere abbastanza difficile per l'utente medio. I dati transitano per molti canali e per molti servers, le tracce le lasciano tutti anche gli intercettatori quindi ogni tanto una bella denuncia e qualche consulenza tecnica della procura può aiutare, penso che l'iter sia quello normale, tu fai l'esposto e il giudice se vede la notitia criminis apre il fascicolo. Poi si farà necessariamente aiutare da un tecnico nelle indagini.
L'azione penale è d'ufficio non di parte sarà lui a chiedere la consulenza tecnica d'ufficio. Se tu hai un buon consulente personale allora puoi dare già una bella pezza d'appoggio al procuratore per dimostrargli la fondatezza dei sui sospetti e convincerlo ad aprire il fascicolo senza archiviare. Detta così... ma in realtà non deve essere una cosa facile. Ricordi la squadra di giovani di Di Pietro ai tempi di mani pulite? C'è gente capace in giro. Auguri e in c... al lupo... Tuo CC.
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**da TELECOM ennesime gravissime soperchierie**
Ritengo il comportamento della TELECOM non solo vergognoso ma anche delittuoso.
Titolare di una galleria d'arte il 30 ottobre 2006 ho segnalato un guasto in quanto il mio telefono non riceveva ne' trasmetteva, e a quanti digitavano il mio numero rispondeva altro utente cui avevano appena installato un nuovo telefono. Mi hanno assicurato che essendo categoria business il guasto sarebbe stato riparato in 24 ore. Ad oggi, 14 novembre, il telefono è ancora muto nonostante solleciti quotidiani al 187 ed al 191, che mi hanno fatto parlare con operatori disseminati in tutta Italia, talora infastiditi dal ripetersi dei solleciti e maleducati. Ho fatto telefonare più volte dall'Avvocato al quale per ben tre volte hanno assicurato che la cosa sarebbe stata risolta in giornata. Operatori collaborativi mi hanno dato nomi e telefoni di funzionari che dovrebbero essere preposti al mio caso, e che qui comunico: Alessandro Carloni. Massimiliano Caputi, Fabio Cirulli, dott.ssa Porta - che, per 24 ore di seguito, un disco informa essere "momentaneamente assenti, o il cui telefono risulta libero ma senza risposta, o peggio libero e subito dopo occupato. A Carloni e a Caputi ho inviato più fax rimasti senza risposta.
Altri fax, ad un fantomatico numero verde ricevuto da altro operatore, sono stati inutilmente inviati dall'Avvocato. Sono andato a Corso d'Italia, l'addetto alla sicurezza non permette l'ingresso agli utenti ed informa che l'ufficio è riservato al marketing, mentre a Via Oriolo Romano informano che si può comunicare solo con il 187 e rimandano al punto di partenza. Mi sono rivolto ad un amico funzionario alla Direzione Centrale che mi ha assicurato di avere inviato e-mails a chi di dovere ma senza successo: si dichiara costernato. Più volte ho comunicato agli operatori i numeri di casa dove è sempre in funzione una segreteria telefonica, ed il cellulare per poter essere rintracciato se necessario. Nessuno mi ha mai contattato. Ho danni enormi, economici, e di immagine della mia attività lavorativa. Sto preparando per il Ministero degli Affari Esteri la partecipazione italiana alla Biennale d'Arte del Cairo e ho spese enormi di cellulare, devo andare due volte al giorno a controllare e ad inviare e-mails in un internet point. Sono disgustato ed impotente per l'impossibilità di parlare con qualcuno che si assuma una sola responsabilità.
La Telecom è evidentemente una colossale organizzazione a delinquere. Carmine Siniscalco
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**da TELECOM ennesime soperchierie**
Ciò che è accaduto a Carmine Siniscalco a me è successo dozzine di volte. Così decisi di cambiare gestore. Mi rivolsi a Tiscali. Ma la storia dei guasti perenni continua in quanto a curare la linea è sempre Telecom!!!! L'ultima volta che Telecom è intervenuta, mediamente rimango senza linea ogni mese, non aveva la basetta da sostituire all'interno dello sportello stradale. Così hanno spazzolato la vecchia basetta per togliere l'ossido e ho rimediato io stesso mettendo a mo' di cappello un contenitore di plastica per proteggerla dall'umidità. Il mio cappello di plastica è ancora lì e se viene meno addio telefono per me!!!!.
Saluti. Antonio Diomede
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Telecom?..... Gent.sig. Siniscalco
anche io, come migliaia di altre persone, ho avuto la sua stessa, identica esperienza con Telecom quando disgraziatamente mi sono fatta istallare Alice.
Il "calvario" è durato da dicembre a luglio dell'anno successivo quando a seguito di una mia velenosissima lettera inviata ai più alti dirigenti della Telecom, improvvisamente tutti si sono interessati al mio problema e lo hanno risolto in pochi minuti. La furbata magica che li ha svegliati è stata quella di aggiungere alla lista degli indirizzi dei dirigenti:.. e per conoscenza a "Mi manda Rai Tre". Lo faccia anche lei e... in bocca al lupo.
Maria Carla Amoni
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Ciao Mariacarla, grazie del msg che hai fatto bene ad inviare a Siniscalco.
Certo che quelli di Telecom, tutti, sono indescrivibili ma hanno i politici che li proteggono, purtroppo, e, purtroppo, pure i giornali a cui Telecom da' ricca pubblicità, per non parlare dei sindaci e le notti bianche...... (,-)
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Preso su Puntoinformatico.it - Difendiamoci dai soprusi di Telecom
Un nuovo caso, relativo al risarcimento di un "danno esistenziale", si è verificato a Genova: in una causa che ricorda un fatto analogo, Telecom Italia ha subito una nuova condanna al risarcimento di un danno esistenziale pari a 500 euro, riconosciuto dal giudice a beneficio di una utente che si è vista addebitare due servizi non richiesti. I fatti: correva l'anno 2002, quando l'abbonata chiese l'attivazione di una linea telefonica fissa. La signora si è vista poi recapitare una fattura che, oltre agli importi attesi, includeva 25,90 euro + IVA per il servizio Tutto 4 Star e 30,37 euro per il servizio Memotel, mai richiesti. In seguito ad una prima protesta inoltrata a Telecom, riuscì a beneficiare di un rimborso parziale di 34,40 euro ma, non ottenendo piena soddisfazione, decise di adire le vie legali. Telecom è stata dichiarata colpevole e condannata al rimborso degli importi non dovuti e al versamento di 500 euro a titolo di "danno esistenziale", previsto dal Codice Civile nelle eventualità in cui "vengono alterate le abitudini di una persona": la sentenza evidenzia "l'incidenza sull'assetto relazionale della vita legata alla necessità di doversi difendere da modalità aggressive di un soggetto economico forte". D.B.
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Una nuova truffa corre sul filo
Una nuova truffa corre sul filo degli utenti Telecom. Ho ricevuto la bolletta telefonica relativa alla mia utenza fissa privata per il quinto bimestre. Nella voce: "A numeri speciali di altro gestore", comparivano ben 6 telefonate, in orari notturni, su numerazioni "non geografiche" relative all'892, rilasciate alle società Eutelia e Csinfo per un importo di 35 euro + IVA per meno di mezz'ora di durata. Ho inoltrato regolare istanza alla Telecom, chiedendo lo sgravio delle somme, trattandosi di telefonate mai effettuate, ma che, stando a quando riferitomi dal 187, potevano essere dovute all'intrusione di un dialer sulla linea telefonica per le connessioni Internet.
Ho anche precisato di avere con Telecom un contratto per la fornitura di un servizio ADSL Alice Flat, per la qual cosa le mie connessioni ad Internet non avvenivano su linea analogica. Ciò nonostante è arrivata la lettera con la quale Telecom non solo mi comunica di ritenere regolari gli addebiti contestati, ma mi ha anche invitato, per evitare le truffe, a dotarmi del servizio di autodisabilitazione con codice personale, servizio che la Telecom fornisce a pagamento, visto che a differenza che per le telefonate che iniziano con 144,166.709, 899, per cui ho ottenuto la disabilitazione gratuita, per le numerazioni che iniziano con 892 non è possibile. Il costo del servizio di autodisabilitazione prevede un contributo di 13,63 euro e un abbonamento mensile di 2,17 euro. L'unico modo, al momento, per sottrarsi alle truffe generate dalla concessione delle nuove numerazioni non geografiche dell'892. Una vera e propria beffa ai danni degli utenti, con complicità che andranno accertate, sulla quali ho inviato un esposto alla Procura della Repubblica, al Garante delle telecomunicazioni e alla Polizia postale, perché venga fatta luce su questa oscura vicenda.
Anche perchè mi risulta che molte altre persone hanno trovato analoghi addebiti nelle loro bollette telefoniche. Tanto pure in applicazione alla carta delle garanzie per l'accesso dei clienti di Telecom Italia alle numerazioni non geografiche. Come difendersi dai dialers? Con un antidialer, con Socket2000 Free www.socket2000.com
    Gennaro Capodanno
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Il ritorno dei dialer che gonfiano le bollette - Una nuova ondata di addebiti per connessioni truffaldine a dialer.
Come fare a non pagare. Sembrava che i dialer fossero morti e sepolti, e invece tornano: centinaia di migliaia di utenti Telecom, spesso quelli che non possono chiedere l'Adsl perché vivono in zona non coperta, che hanno anche disabilitato i 144, 166 e 899, si ritrovano addebiti per centinaia di euro per chiamate a numeri satellitari, effettuate da dialer truffaldini che si sono installati durante la navigazione in Internet; e qualche volta se li è ritrovati, stranamente, anche chi non possiede il Pc e non naviga mai. L'associazione per la difesa dei consumatori Adusbef ha on line un modulo da inviare a Telecom comunicado il rifiuto a pagare addebiti ingiustificati e illegittimi con i seguenti argomenti da ricordare all'ex monopolista e al suo nuovo presidente Guido Rossi. "Gli obblighi del gestore non si risolvono esclusivamente nella fornitura tecnica del servizio telefonico e delle apparecchiature connesse, ma anche nel garantire la sicurezza della linea da possibili intrusioni e attacchi da parte di terzi. Ne consegue che l'utente non è tenuto a pagare bollette per chiamate verso il numero 166 o altri similari, avvenute non tramite telefono ma in automatico attraverso il modem utilizzato per il collegamento a internet, in presenza di un "dialer", l'abbonato, non dispone normalmente delle conoscenze necessarie per evitare di cadere vittima di un "dialer", ne' è in grado di difendersene in modo appropriato salvo rinunziare a internet o sostituire Windows con altri meno diffusi sistemi operativi. In conclusione spetta quindi al gestore garantire e proteggere la funzione internet dall'aggressione di "dialer" spregiudicati o addirittura illegali, al di la del fatto che si tratta di servizi a valore aggiunto dai quali lo stesso gestore trae un non indifferente profitto. (Tribunale di Genova - Sezione IV civile - Sentenza 25 gennaio - 20 febbraio 2006 Giudice Marchesiello). "In taluni casi sono stati registrati addebiti anche in agosto quando il consumatore è assente, come risulta dai dettagli di bollette in cui si registra un buco totale di conversazioni salvo che per queste chiamate fatte nelle ore più impensabili con la conseguenza che le stesse conversazioni e/o collegamenti sono stati fatti a computer spento o telefono attaccato, nell'ottica di una randomizzazione di addebiti a cui peraltro Telecom non è nuova". Questa volta per Guido Rossi, da sempre maestro di etica degli affari per tutti, c'è un caso concreto di "etica pratica" o di applicazione pratica dei principi tante volte ben predicati: vedremo che comportamento concreto saprà assumere in questo caso. di Pier Luigi Tolardo - http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5201 -
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*Telecom Italia & dittatori sanguinari*
Cara D'Olcese, noi ci lamentiamo di Telecom.
Pensi che abbiamo Prodi e gli altri grassatori tipo Visco, TPS, Bertani!!! Cordialmente Paolo Masera
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Salve! E' la prima volta che mi scrive, da anni. Bene. Ha preso coraggio, o è pigrixia congenita?
Noi nel made in Italy abbiamo tutte le disgrazie, ma un po' ce le meritiamo, compreso Mortadella socio & compare di Tronchettorelli Proverella.
   O no? gd'o (,-)
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 Truffa informatica
Segnalo una truffa a mio carico. Mi sono iscritta a Meetic e dopo un mese, quando è arrivata la bolletta telefonica di Telecom, ho trovato 356,45 euro da pagare.
Dopo essermi iscritta mi era stato assicurato il servizio gratuito e ho iniziato a contattare iscritti e amici. Mio fratello invece ha fatto un nik name da uomo e appena iscritto gli è stato chiesto di versare i soldi. Penso che sia una truffa vera e propria. Meetic è un sito per conoscere amici e anime gemelle
http://www.meetic.it ed i reati e gli illeciti sono: 1 discriminazione sul sesso (le donne chattano e scrivono gratis; gli uomini pagano). 2 mancato rispetto della privacy. 3 iscrizioni d'ufficio. 4 spam e mancate informazioni sul pagamento esclusivamente per gli uomini. 5 in caso di mancato rinnovo dell'abbonamento, il costo viene addebitato sulla bolletta telefonica. Con questo provi a fare un account maschile (uomo cerca donna) e vedrà che appena manda il primo messaggio le chiedono l'acquisto di un abbonamento.
Se fa il nik name da donna (donna cerca uomo) potrà contattare gli iscritti gratis.
 J. Jacqueline
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Domanda su truffa informatica
Siccome tratto proprio di truffe, frodi e intercettazioni illecite su internet, vorrei sapere cosa è Meetic e se ha a che fare con Telecom. Per segnalare truffe e abusi vari on line le consiglio di inviarli tutti, naturalmente completi degli header interni dei mittenti, a G.A.T. Gruppo Anticrimine Tecnologico. Nucleo Speciale Investigativo Guardia di Finanza *''Sceriffo del Web''* Comandante Umberto Rapetto. Home page
http://www.gat.gdf.it/ita/home2.htmlwww.gat.gdf.it
G.A.T. e-mail 
sos@gat.gdf.it Diffonda l'info alla sua lista e auguri gd'o
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Risposta su truffa informatica
Ah... ma Meetic non è un regolare provider allora, è solo un sito. Allora chi va sui siti e si iscrive alle bufale che offrono, specialmente questa, non deve stupirsi se poi subisce ogni sorta di truffa e peggio ancora è preda di vari inghippi tesi dai pirati informatici. L'unico punto interessante, e da perseguire per legge è, come vedo qua, è  Telecom che fattura la bolletta per il punto 5. Punto che avverte che in caso di mancato rinnovo dell'abbonamento, il costo viene addebitato sulla fattura telefonica.
E ciò Telecom lo fa per un sito qualunque? Impossibile "beneficenza"! O il sito è invece di Telecom?
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Non ho capito se il sito è di Telecom o no,
resta il fatto che, parlando con il mio legale, mi è stato detto che Meetic, Inkontro, ecc.... sono perseguibili per: Truffa telefonica, discriminazione sul sesso, automatico rinnovo, mancato rispetto della privacy, mancata comunicazione delle regole e offuscamento di telefoni e mail (vogliono che si utilizzi il loro servizio).
Comunque la questione è in discussione su moltissimi forum e la segnalazione è stata mandata anche ad alcuni giornali e a Striscia la notizia.
J. Jacqueline
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"La giustizia troppo lenta crea sfiducia" dice il Pres. Napolitano
Non solo crea sfiducia, ma anche un grande stress e depressione! Molti non sopportano più le parole "causa", "avvocato", o "tribunale".
Ma la cosa gravissima è che tale lentezza delle cause e dei processi viene usata a fini turpi, si creano USI DISTORTI DELLA STESSA GIUSTIZIA, sistemi di dilazioni per stancare la controparte: su ciò dovrebbero fare un Mea Culpa sia i Giudici che gli Ordini degli Avvocati.
Anche il Governo dovrebbe troncare questo uso troppo distorto della Giustizia che crea abusi e storture per perseguitare e distruggere la controparte.
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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"La giustizia troppo lenta crea sfiducia" dice il Pres. Napolitano? Ma nooooooo!!!!!!!!!
  A chi lo dice?............ incommensurabili gigli di mignotta!
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*Telecom Italia & dittatori sanguinari*
Carissima, ho letto con molto interesse questo articolo, peraltro molto ben documentato. Molto sapevo, ma questa integrazione di informazioni mi h fatto piacere.
Non ho da commentare, ma solo da deprecare: l'Italia democratica è sempre stata esposta a complotti contro la democrazia sin dagli esordi della nostra vita repubblicana. A cosa è dovuto? Siamo più corrotti di altri? Non credo. La stesa mafia ai primordi della nostra Repubblica, fu allevata, incoraggiata, rafforzata da inerenze esterne, e il finocchiaro Aprile rimase infinocchiato... che dire? A maggio, perché già erano sorti altri movimenti mafiosi che si sovrapponevano al suo e ne' gli USA erano estranei. Altra complicazione è costituita dall'universalistico Vaticano, che ci è toccato e ci ha lasciati divisi da Tepdprocp p dao çpmgpardo, è perché s'era insediato nel centro d'Italia e difendeva con le unghie e coi denti quelli che riteneva i suoi diritti. Giunti a questo punto depreco che non ci siano stati in Italia movimenti che si opponessero radicalmente a questo andazzo. Ci siamo sempre dedicati a sonore denunce, a scandalistici interventi e cose del genere ma abbiamo continuato con la divisione nepotistica del potere. Perché non si dicono questo cose.
Io non sono ne' tanto feroce e ne' tanto incivile da pensare di impiccare ai pali dei fili telefonici - che sono sempre di meno - i responsabili; ma non posso - ormai vecchio di 86 anni - continuare a credere ai mugugni e alle denunce pur meritorie di questo o di quello, che, è successo anche questo, poi pagherà in proprio.
Comunque ti ringrazio dell'informazione che ci hai dato e ti chiedo scusa se la scarsa mia vista non mi ha fatto accorgere dei refusi dovuti allo spostamento delle mani sulla tastiera. Non rileggo: ho tante cose da scrivere e da leggere che non faccio a tempo a fare altro, dal momento che il mio unico occhio con meno di due diotrie, ha bisogno di riposarsi ogni tanto. Cordialmente, per non dire con affetto. Suo Luigi Melilli
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Diffondi **da TELECOM ennesime Truffe**
Le indico l'essenza dei problemi. In Francia siamo lasciati alle correnti marine. Avevo scritto a Berlusconi e Prodi, per le elezioni, in raccomandata, nessuna risposta. Ho 86 euro di pensione al mese - un passaporto per l'Europa, costa 44 euros al consolato. Nessuna deroga. I francesi dicono che sta agli italiani occuparsi dei problemi sociali. Signora D'Olcese seguo la Sua lotta contro le truffe e le intercettazioni illegali di Telecom e le dico che, da mesi, con Alice adsl ho subito molte, troppe, interruzioni malgrado pagamenti regolarissimi. Diego Massida è il direttore generale in Francia, tre Raccomandate AR nessun risultato.
   Grazie in anticipo Rosario de l'Isle.
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Qualche stralcio eloquente da Il baco del Corriere e il «destino» di certe denunce
Capitolo 1 pag. 12 Di fronte al Ted One
(....) «Ma non c'è riservatezza che possa impedire a un giornalista (intercettato, ndr.) di chiedersi chi sia l'hacker misterioso e chi il suo eventuale mandante». (....).
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Capitolo 1 pag. 14 Il cavallo di Troia
(....) «Secondo il rapporto della società di consulenza informatica Reply Spike, redatto per Rcs, l'hacker ha inviato 21 e-mail per aggiornare la configurazione della posta elettronica. L'attacco, scrivono gli analisti Toto Zammataro e Alberto Revelli, è partito da un indirizzo IP uruguaiano. Le e-mail con il worm TrojanDropper.VBS.Inore sono state inviate da 2 siti, uno uruguaiano e uno coreano. Questo verme informatico, altrimenti definito cavallo di Troia, è il baco che penetra al Corriere per trasferire all'hacker i file dei computer infettati. L'attaccante, secondo i 2 analisti, ha avuto la possibilità di agire indisturbato da macchine ponte». (....).
Ndr.) Le macchine ponte, sono quelli che noi normali navigatori chiamiamo «computer zombie» che sono Pc infetti da un particolare worm, il Trojan, per cui diventano Pc server al servizio dell'hacker che se ne è impossessato all'insaputa del proprietario. Proprietario che, in seguito ad indagini superficiali fatte da Abuse, viene incriminato in vece dell'hacker, il quale hacker se ne serve, nel migliore dei casi, per inviare spam, virus, phishyng, spyware, malware ecc. ecc., ma quel che è peggio per sferrare veri e propri attacchi telematici usando IP «Riservati» falsificati e facendosi passare per una Authority o altro quando gli IP che appaiono «Riservati» a IANA Internet Assigned Numbers Authority o a certe istituzioni non lo sono. Con l'uso di IP falsificati i rischi sono grossi quindi solo un hacker sicuro di se' e del contesto che lo circonda li usa con sicurezza. O sicumera? E' forse il caso degli attacchi che parevano provenire dalla sede dell'ENAV di Fiumicino?......
Francesco Potiani, in ordine di tempo, è stato il primo dipendente dell'ENAV con cui parlai personalmente. Potiani riconobbe i suoi IP ed i suoi header ma disse che quegli IP, e quegli header in cui apparivano nome e cognome, qualifica professionale ecc., sì erano suoi ma non gli appartenevano più. Da ben da 6 anni, infatti, era stato trasferito ad altra sezione dell'ENAV. Disse testualmente: «Deve parlare con il nostro capo informatico, il dottor Bruno Carbone, in modo che faccia delle ricerche e verifichi chi usa i miei vecchi IP, i miei header, il mio nome e cognome. La cosa è inquietante e assolutamente illegale, è un reato e per questo si va in galera».
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Capitolo 1 pag. 25 La visita
(....) «L'inchiesta giudiziaria aveva in prima battuta ipotizzato che l'attacco informatico (al Corriere ndr.) fosse partito non da una imprecisabile società della galassia Telecom com'era stato scritto, ma da un computer degli uffici romani di Ghioni al numero 9 di via Parco dei Medici, l'ingresso fornitori sul retro del gigantesco isolato che sorge lungo l'autostrada per Fiumicino e ospitava, ai tempi dell'intrusione (al Corriere ndr.) la direzione di rete, (di Telecom Italia ndr.) il centro nevralgico delle tele comunicazioni italiane». (...).
Ndr. Il Ghioni di cui scrive Mucchetti è Fabio Ghioni, indagato, già collaboratore del provider Aruba.it Technorail Rsl Arezzo, «il fantasmagorico hacker mondiale, il superesperto informatico di Telecom, grande amico di Tavaroli e Cipriani, e collaboratore di Adamo Bove alla Security di Tim» come lo ha definito la stampa nazionale).
Capitolo 1 pag. Pg. 26 La visita
(....) «E gli specchi primi riflettono tre immagini in apparenza inconciliabili: il grande esperto informatico di Telecom che non può difendere i suoi computer dagli hacker che li usano come trampolino (computer zombie del superesperto Ghioni... ndr.) per attaccare Rcs, il grande esperto informatico di Telecom che sa tutto in tempo meno che reale del file più importante che l'hacker aveva estratto dal computer di Colao, lo stesso grande esperto che propone i servigi di Telecom per proteggere il sistema informatico del gruppo editoriale, di cui Telecom, attraverso la sua casa madre Pirelli, (la cui «Security» è affidata alle amorevoli «cure» della Banda del Buco di Tavaroli e Cipriani ndr.) è indirettamente azionista». (....).
L'hacker che attaccava il Corriere con e-mail contenenti il Trojan, non si limitava alle e-mail infettanti, ma gli attacchi con IP coreani, uruguaiani e indiani furoreggiavano. Ghioni ha dichiarato qualcosa, sull'India, o mi sbaglio? Dichiarò: «Se gli attacchi li avessi fatti io li avrei fatti sembrare provenire dall'India o da qualche sito lontano».
Nei tortuosi meandri «telematici» che, mio malgrado, sto seguendo dall'Ottobre 2002, ne ho viste e ne vedo di tutti i colori, IP di Telecom uruguaiani, coreani, indiani, russi e di tutti i continenti ma come questo groviglio di vipere mai. Groviglio di vipere che il Professor Ernesto Galli della Loggia, in un editoriale apparso il 27 Settembre 2006 sul Corriere della Sera, ha definito così: «L'Idra italiana, che negli atti della magistratura viene chiamata La Centrale Criminale di Spionaggio, ma il nome appare di portata assolutamente inferiore alla realtà. L'Idra italiana ne ha mille di teste e finchè essa sarà tra noi l'inquinamento della nostra vita pubblica non avrà fine.
Di fronte a questo panorama è giusto chiedersi come mai il capo dell'apparato di sicurezza della Telecom (Tavaroli) sia riuscito a godere di libertà di movimento e disponibilità finanziaria così vaste da essere in grado di organizzare tutto ciò che ha organizzato».
E, a proposito di giustizia, e di giustizia lessicale, non si finisce mai di imparare. Sapevate che tra un «fascicolo inviato in archivio» ed un «fascicolo inviato nell'archivio» c'è una differenza come dal giorno alla notte? Spiega un funzionario della Procura della Repubblica di Roma:
«Un fascicolo inviato in archivio è una querela archiviata, quindi presentata dal querelante, non trattata e archiviata, mentre un fascicolo inviato nell'archivio è una querela messa nell'archivio con il contrassegno K». Scusi, chiede l'allibito querelante, ma qual'è la differenza?!
«La differenza sta nel fatto che la prima significa che la querela è stata ritenuta irrilevante, e quindi archiviata, ma con l'obbligo di avvisare il querelante e il suo avvocato, mentre la seconda, ha presente un cassetto?» Sì!
«Bene, inviare un fascicolo nell'archivio significa metterlo in un cassetto dell'archivio con il contrassegno K perciò non c'è nemmeno l'obbligo di avvisare il querelante e l'avvocato ma diciamo che se serve o viene richiesto, il fascicolo lo si ripresenta ma se nessuno lo chiede dopo qualche anno va al macero».
    Evidentemente, nel lessico dell'iter giudiziario, quel K sta per Kafka.
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Il «Corriere» spiato Colao teste d'accusa
«Milano - I pm che indagano sugli spioni del caso Telecom hanno convocato come testimone d'accusa Vittorio Colao. L'ex amministratore delegato del gruppo Rcs nel Novembre 2004 fu vittima dell'attacco informatico che tentò di colpire anche il vicedirettore Massimo Mucchetti, che ha descritto il caso nel libro «Il baco del Corriere». Colao si costituirà parte offesa - precisa il suo legale Jacopo Pensa - e confida che la Procura saprà smascherare i responsabili.
La deposizione è prevista per la prossima settimana». Corriere della Sera, 25 Novembre, pag.23
Vittorio Colao, è un ex Carabiniere. La mia etica vuole e parte dal principio che Forze di Polizia e Benemerita sono come La Moglie di Cesare. Quando la vita dei garanti della nostra sicurezza viene sacrificata, o l'onore di un servitore dello Stato viene attaccato, sono sempre in testa alle liste dei cittadini che aderiscono alla raccolta fondi a favore delle vedove, dei figli o, come nel caso del giovane ventunenne calabrese Carabiniere Placanica, perché possano affrontare le spese legali per la propria difesa giudiziaria. Confido che la Procura della Repubblica di Milano che indaga sulle intercettazioni illecite consulti le 20 note pubblicate nella mia rubrica on line.
Sono nota per l'understatement - Profilo basso - . Nei doc. giudiziari la mia qualifica è casalinga. Cosa che sono. Una casalinga che dagli albori di internet naviga nel web e osservante della legalità, del rispetto della persona, dei suoi oggetti - in questo caso vedi il Pc e quanto in esso contenuto - e della privacy.
Le intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche e ambientali sono mezzi di ricerca della prova previsti dalla legge. Possono essere disposte solo per reati gravi e con l'autorizzazione di un giudice, per «gravi indizi» e quando è «assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini». È una estrema ratio che dovrebbe trovare il suo limite nell'articolo 15 della Costituzione: «La libertà e segretezza di ogni forma di comunicazione sono inviolabili».
Questi i motivi per cui ho sporto querela presso la Procura della Repubblica di Roma, querela inerente le intercettazioni illecite subite. In merito confermo, e con me il mio legale, che nessuna invalidazione della querela derivante da distrazioni istituzionali, ne' incidente procedurale ferma ora, ne' fermerà in futuro, l'iter giudiziario deciso ed avviato. Qua uno dei documenti corrispondenti agli attacchi informatici provenienti dalla postazione di Fiumicino e relativa immagine della mappa geografica.
Roma 27 Novembre. Se evocare l'ex Carabiniere Placanica è valso a riportare all'attenzione dell'opinione pubblica la tragica vicenda di Carlo Giuliani e Mario Placanica, è opportuno evidenziarne e sottolinearne con forza due aspetti significativi. Il primo, ove ve ne fosse ancora bisogno, è la dimostrazione che per riportare di attualità un evento accaduto ben 5 anni orsono, politica e informazione non necessitano di seguire "l'agenda politica" dettata dagli eventi o dall'agenda parlamentare del giorno ma, viceversa, possono farlo come e quando lo ritengano opportuno ed utile agli interessi nazionali.
Il secondo aspetto, che salta all'occhio anche del più sprovveduto lettore, è che le modalità inerenti l'operato delle nostre Forze dell'ordine, hanno urgente bisogno di essere riesaminate e ridiscusse in sintonia e con la dovuta attenzione alla partecipazione liberale e democratica dell'opinione pubblica: Ergo non soltanto tra gli addetti ai lavori. E ciò vale sia per le sedi della politica sia per i vertici delle Forze dell'ordine. Quanto si è appreso sul caso Placanica non va sottovalutato ma nemmeno ideologizzato, quindi, non va strumentalizzato a fini politici di destra o di sinistra bensì valorizzato ai fini del diritto alla informazione ed alla partecipazione dei cittadini e delle cittadine della Repubblica italiana.
Come cittadina da sempre attiva e partecipe all'impegno nel far rispettare legalità, trasparenza e diritti civili costituzionali, non posso non essere sensibile, e perciò oltremodo attenta, vigile e legittimamente reattiva, a quelli che appaiono come fatti devianti dai principi sanciti dalla nostra Costituzione.
Quindi, pur tenendo ben salda davanti a me come un faro la bussola del rispetto e della massima considerazione per le Istituzioni delle Forze dell'Ordine, che nei miei principi equivalgono alla Moglie di Cesare - e l'ho generosamente dimostrato - ritengo di non dovere esimermi dal far notare l'operato rivelatosi carente, omissivo, elusivo, fantasioso, quindi errato, deviante e quanto mai nocivo in termini giudiziari, morali, materiali ed economici, di rappresentanze delle Forze dell'ordine che pur delegati a funzioni chiave al fine di indagare, vuoi perchè distratti o tecnicamente impreparati, vuoi per altre motivazioni che non spetta a me qualificare ne' verificare, ma alle sedi competenti, hanno provocato un grave danno giudiziario ad una cittadina che, dopo avere perso forzatamente ignara un anno e mezzo trascorso invano ai fini delle dovute indagini, e vistasi anche vanificata una cospicua somma di danaro, è costretta a ricominciare tutto l'iter giudiziario al fine di smascherare i responsabili delle illecite intercettazioni subite. Intercettazioni da chiarire anche, e sopratutto, nell'ambito generale delle inchieste parallele in corso presso le Procure di Milano e di Roma. E' tristissimo verificare, in qualche caso, che qualora un cittadino ponga all'attenzione del Paese questioni legittime legate alla difesa dei diritti democratici e costituzionali, per tutta risposta, e per farlo tacere, si cercano spasmodicamente - e quanto mai stupidamente - link idonei ad incastrarlo in illeceità penali a sfondo pornografico rivoltando come calzini rubriche e siti internet che invece, alla luce del sole, si occupano di ben altro. Di argomenti politici, culturali, sociali, geopolitici territoriali, storici, e quindi, di argomenti seri e democratici.
                 Giuliana D'Olcese. Sull'argomento 20 note su  www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
<<Articoli correlati>>
     (....) Si legge:
"Il governo ha assunto le dovute informazioni sul cosiddetto caso Abu Omar da parte delle strutture di intelligence nazionale che hanno ribadito la propria totale estraneità alla vicenda". Poche righe. La sintesi di uno sketch comico. Le cose dovrebbero essere andate così. Il governo, che non sa nulla, chiede a Pollari, che non sa nulla, che cosa è successo. Pollari, come sempre, risponde che non è successo nulla perché, per quanto lo riguarda, non ha saputo nulla o per lo meno i suoi uomini non gli hanno, come al solito, detto nulla. Allora il governo, rinfrancato dall'inettitudine di Pollari, si affaccia al balcone di Palazzo Chigi e grida all'Italia: tutto va bene, non è successo nulla, siamo in buone mani, nelle mani di chi non sa nulla e, se non sa nulla, non è successo niente. Non è così, mister Prodi?
Giuseppe D'Avanzo
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        Una domanda a Prodi su Pollari
di Emanuele Macaluso - Il Riformista 22 novembre 2006
Ieri i giornali hanno commentato le nomine governative alla guida dei servizi e complessivamente i giudizi sono stati positivi.
Qualcuno ha osservato che il presidente del Consiglio ha voluto fortemente un suo fedele al Cesis (un generale in pensione) ma per chi conosce Prodi non è una sorpresa. La "Repubblica", legittimamente, canta vittoria per la sostituzione del direttore del Sismi Nicolò Pollari, nei confronti del quale ha condotto una campagna senza tregua. Nulla da dire. Ma c'è molto da dire sul presidente del Consiglio. Il quale, anziché togliere il segreto di Stato e fare capire agli italiani se il capo del Sismi ha mentito sapendo di mentire come dicono i magistrati della procura di Milano (a proposito del rapimento di Abu Omar), e come ha scritto il relatore del Copaco, senatore Brutti, ha nominato Pollari consigliere di Stato e suo collaboratore a Palazzo Chigi. È un modo gesuitico per dire ai magistrati, al Copaco e anche a noi che l'ex-direttore del Sismi ha servito lo Stato nella collocazione che aveva e continua a servirlo in un'altra, a fianco del premier.
La "Repubblica" non ci sta, ma non pone a Prodi la domanda che poniamo noi: perché mantiene il segreto di Stato sull'operazione Abu Omar?
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       Il Governo e Telecom
Abbiamo spiegato, con due libri, il dettaglio delle manovre politiche su Telecom Italia, adesso è la magistratura ad indagare. Sulla trattativa fra Gnutti e Tronchetti Provera, grazie all'intermediazione di Consorte (a proposito, complimenti, l'idea di chiamare "Intermedia" la sua società è spiritosissima), e sul piano Rovati.
Buon lavoro, cari magistrati, mi limito ad osservare che siete in ritardo di diversi anni, lavorate con grande lentezza e nei confronti di alcuni recuperate un sano rispetto delle garanzie. Buon lavoro, noi il nostro lo abbiamo già fatto e finito, lo trovate in edicola, stampato. Ma nel mentre attendiamo di capire se, questa volta, la giustizia fa sul serio, non perdiamo di vista quel che ci capita sotto al naso. Prima di andare via, alla precipitosa e tardiva ricerca di denari, Tronchetti Provera annunciò che si apprestava a vendere anche Tim Brasil e la partecipazione in Brasil Telecom. Rossi prese il suo posto e confermò l'intenzione. Poi cominciò a rendersi conto di come stavano le cose e invertì la rotta: non si vende nulla. L'amministratore delegato, Ruggiero, volò in Brasile e, addirittura, annunciò grandi programmi per il futuro. Passano pochi giorni e tanto Buora quanto Ruggiero (nominati dalla precedente gestione) sottolineano che ci sono delle ottime offerte per vendere. Sul concetto di "ottimo" si deve intendersi: i soldi che sono stati investiti non si ripigliano, e meno che mai quelli spesi (come?) per alimentare la battaglia brasiliana. Infine prende la parola Jean-Paul Fitoussi, consigliere indipendente (ma da chi?) di Telecom e dice: non c'è mai stata alcuna intenzione di vendere. Siccome c'è un limite alla sciatteria ed all'incoscienza, è chiaro che dietro questa storia se ne agitano altre, evidentemente meno pubblicamente rappresentabili. Attendiamo lumi da Rossi, che conosce i propri doveri. Capita, però, che Piero Fassino viaggi per l'America Latina e colà dichiari: secondo il governo italiano Telecom non deve vendere.
E che c'entra il governo italiano? Capirei Fassino dicesse: una grande azienda come Telecom deve chiarire cosa intende fare.
Invece enuncia la direttiva del governo su quel che una società quotata deve fare. Fra un paio d'anni i magistrati se ne accorgeranno, ed avvieranno una solerte indagine.
  Davide Giacalone

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     Se il giudice si ferma ai tre spioni
 di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica 14 dicembre 2006 
Un giudice di Milano racconta, in 217 pagine, per responsabilità di chi sono stati raccolti decine di migliaia di dossier illegali da un'agenzia d'investigazione privata, ingaggiata dalla Security di Pirelli Telecom, con generosità finanziaria pagata da Pirelli Telecom, con larghezza informativa sostenuta dall'intelligence politico militare (il Sismi). Già ieri si avvertiva, con le prime indiscrezioni, una cosmesi minimalista che esorcizzava il "caso" riducendolo, dal più imponente e diffuso dossieraggio illegale dai tempi del Sifar di De Lorenzo, ad affaruccio disonesto messo su da "un trio di vecchi amici" (così il giudice a pag. 174). Non ci sarebbe da precisare alcun mistero, alcun evento da chiarire, alcuna ulteriore responsabilità, più di lato o più in alto. La scena è piatta, senza profondità. Quel che si vede in superficie, per il giudice, e quel che è. E quella, l'univoca realtà dei fatti. Tre amici al bar Emanuele Cipriani, l'investigatore, Giuliano Tavaroli, il gran capo della Security Pirelli Telecom, Marco Mancini, il direttore del controspionaggio del Sismi hanno combinato lo spudorato affare, il "trio di vecchi amici" è molto ambizioso, unisce le forze e ognuno ne trae beneficio o ingrassando il conto in banca o moltiplicando il proprio potere. Tutto qui, per il giudice. Non c'è altro da chiedersi o sapere.
Con la necessaria buona volontà e il rispetto dovuto al prestigio della magistratura milanese, non è agevole buttar giù l'intruglio. Senza abbandonarsi a cattivi pensieri, ma soltanto leggendo le 217 pagine dell'ordinanza del giudice si scorgono vuoti logici, ambiguità, incoerenze anche alla luce di un onestissimo senso comune.
Quasi si tocca con mano il micidiale effetto selettivo che, in decine di occasioni e per decine di volte, impone al giudice di non porsi l'elementare domanda: perché; per conto di chi, a vantaggio di chi. Interrogativi che sono il duro pane quotidiano di ogni investigatore, pubblico ministero, giudice. L'epilogo fisiologico, contro ogni razionalità, è che la Pirelli Telecom non è altro The "parte lesa", la sprovveduta e inconsapevole "vittima" del "trio di amici", raggirata, derubata, screditata, calunniata.
Il che può essere vero soltanto se si da per scontato che il grande gruppo economico, in questi anni, sia stato guidato da asini.
Nasce, in Telecom, "una dotazione di mezzi strumentali permanente, quali le strutture tecniche illegali di Telecom" (così il giudice) e chi governa Telecom non ne sa nulla. Anzi, retribuisce un'organizzazione che può procurare "documenti falsi corrispondenti a persone effettivamente esistenti" e non si chiede mai che cosa sta pagando e perché. Quando poi dai fatti affiora la mano di Telecom Pirelli e il giudice che sembra volerla scacciare come un incubo. La struttura di dossieraggio "spia" politici come Brancher e Cesa e il giudice osserva che si tratta di "incarichi estranei a quelle che dovrebbero essere le esigenze aziendali", (pag. 137).
Perchè?
Il povero Cipriani ammette che "non riusciva più a smaltire i carichi di lavoro", e si convince così a chiedere a Mancini i dossier del Sismi. Il giudice non sembra preoccupato di sapere chi offriva quei gravosi, "carichi di lavoro". Tutti i dossier segretissimi consegnati da Mancini a Cipriani Tavaroli riguardano società e uomini d'affari e affari (i report si concludono con cose del tipo: "persona disponibile a operazioni privilegiate", "il gruppo gode di rapporti privilegiati con il governo Usa", "sarebbe opportuno non avere contatti tecnici") e mai che il giudice si chieda se questo carico di lavoro possa essere congruo con le strategie commerciali e finanziarie del gruppo che li ricompensava per centinaia di migliaia di sterline. Quando se lo chiede le risposte sono da candido e i suoni sconnessi: "Quale poteva essere l'interesse del gruppo Pirelli Telecom a conoscere l'organizzazione del controspionaggio francese?
Perché Cipriani viene ricompensato con fondi delle aziende Telecom e Pirelli per riferire sull'organizzazione dell'intelligence economica francese svolta all'estero?"
(pag. 177). Quando poi non ne può fare a meno, il giudice semplicemente non apre quella porta. "Non è verosimile che Tavaroli non abbia mai mostrato ai vertici del gruppo i risultati della sua attività. D'altronde, allo stato delle indagini, non è possibile identificare alcun oggetto eventualmente compartecipe o consapevole, e dunque d'uopo non procedere ulteriormente su questa strada" (così a pag. 190).
L'unica strada che pare voler imboccare il giudice è quella del "trio di amici", ma forse per imbottigliarsi per quelle vie bisogna credere a Babbo Natale e, nel nostro Paese, l'impresa è faticosa.
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    Prepagati & prefregati
Anziché parlare del mercato in modo astratto, parliamo di telefonini (nomignolo affibbiato ai telefoni cellulari), così da renderci conto di quanto ci costa proteggere le rendite. Sono soldi che escono dalle nostre tasche, euro su euro, e che potremmo risparmiare se solo ragionassimo seriamente della competizione.
In Italia ci sono più telefonini (67 milioni) che esseri umani, neonati compresi. Lo si deve non solo alla mania di averne più di uno, ma anche al fatto che fanno funzionare roba come gli allarmi. La cosa patologica è questa: più del 90% è prepagato. Vediamo causa e fregatura. Il successo di questo modo di pagare è dovuto alla giustificata fobia per le bollette ed alla sensazione di potere sempre controllare e dominare la propria spesa. Errore, perché invece si spende di più. In teoria il prepagato dovrebbe comportare uno sconto, giacché consente alla compagnia telefonica un vantaggio finanziario: il cliente paga, i soldi vengono incassati, poi, con calma, telefona, se fosse un abbonato, invece, prima parla e poi paga. Succede l'esatto contrario, ovvero chi paga prima paga anche un balzello in più per questa sua generosità.
Sono i costi di ricarica, e giungono fino al 33% del valore del traffico acquistato. Meno traffico compero più i costi di ricarica incidono. Detto in altre parole: più sono povero, o più sono ragazzo e più pago. Euro dopo euro, fanno 945 milioni tolti ai consumatori e consegnati alle compagnie telefoniche. Su questo è stata fatta un'indagine conoscitiva dell'antitrust e del garante delle comunicazioni che, immagino, proporranno di punire le compagnie. Strada sbagliata.
Il mercato delle telecomunicazioni italiano è ancora troppo poco aperto alla competizione, rendendo possibile la protezione di rendite come quella descritta.
Da noi non ci sono gli operatori mobili virtuali, ovvero gestori che competono abbassando i prezzi o fornendo nuovi servizi, e non ci sono perché il governo li tiene al palo. Siamo l'unico Paese europeo che non ha ancora assegnato licenze per la larga banda senza fili (wifi e wimax) capace di far funzionare i cellulari spendendo meno. Morale: meno concorrenza, meno sviluppo, più accordi collusivi, più costi per tutti noi. Quando ci battiamo per un mercato libero ed aperto è a questo che ci riferiamo.
di Davide Giacalone Pubblicato da Libero - www.davidegiacalone.it
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Microfoni e taccuini
di Giuseppe D'Avanzo La Repubblica 19 giugno 2006, pag. 1
Siamo travolti dalle intercettazioni telefoniche. Da quasi un anno ci piovono addosso decine di migliaia di frasi rubate. Cominciammo con la moglie del governatore della Banca d'Italia e baci in fronte. Oggi siamo al Savoia e alle sue voglie pazze. Nel frattempo, abbiamo sbirciato molti mondi. Il mondo taroccato di Stefano Ricucci e dei suoi amici del "quartierino". Il pianeta politicamente ambizioso di Giovanni Consorte. E poi il mondo sotterraneo di Luciano Moggi, di arbitri in cerca di gloria; di giudici in cerca di un biglietto di tribuna; di pubblici ministeri in cerca di notizie per l'amico da proteggere. Non si salva nessuno, pare. Pare che non ci sia nulla di più probabile che vedere le proprie conversazioni pubblicate in prima pagina. Scandalizzarsene senza capire che cosa accade, perché accade e per responsabilità di chi, è ipocrita. O, forse, soltanto molto italiano. In questo teatro non c'è alcun attore innocente e soprattutto non c'è nessuno che faccia il suo lavoro con misura e rispetto degli altri, salvo rimproverare agli altri intemperanze e violazione della privacy. Naturalmente, in prima fila c'è la magistratura.
Le intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche e ambientali sono mezzi di ricerca della prova previsti dalla legge, e questo si sa. Possono essere disposte solo per reati di particolare gravità e, con l'autorizzazione di un giudice, per "gravi indizi" e quando sia "assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini". È una estrema ratio che dovrebbe trovare il suo limite nell'articolo 15 della Costituzione: "La libertà e segretezza di ogni forma di comunicazione sono inviolabili".
In realtà una magistratura pigra abusa delle intercettazioni. Con quel metodo di lavoro invasivo, si afferra rapidamente il risultato "oggettivo" senza dannarsi troppo l'anima. Oggi si intercetta per il piccolissimo spaccio e per il grande traffico di droga. Per la manipolazione di una Opa e per una truffa di poche centinaia di migliaia di euro. È sufficiente contestare l'associazione per delinquere. La bulimìa intercettatoria ha numeri spaventosi che non hanno confronti internazionali.
Secondo l'Eurispes, negli ultimi 10 anni, sono state intercettate in Italia circa 30 milioni di persone, nel 2004 per le intercettazioni sono stati spesi oltre 300 milioni di euro e il 2005 ha registrato una spesa ancora maggiore. Nel 2001 i telefoni intercettati sono stati 32.000. Sono diventati 45.000 nel 2002. 77.615 nel 2003. 92.781 nel 2004 e nel 2005 hanno superato i 107.000. Considerati i tempi medi delle intercettazioni, circa 45 giorni, ogni anno sarebbero intercettate oltre un milione e 500.000 persone. Non è solo la magistratura a rendere ipertrofico il meccanismo. Ne abusa la polizia giudiziaria quando diffonde le intercettazioni per mettere un pubblico ministero riottoso dinanzi al fatto compiuto o per condizionare le indagini. Ne abusano gli avvocati che, secondo convenienza, scaricano in pubblico le "carte" dell'altro imputato per proteggere, dal clamore o dalle responsabilità, l'assistito che paga la parcella. (...).
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