«L'Idra
italiana, che negli atti della magistratura viene chiamata La Centrale
Criminale di Spionaggio, ma il nome appare davvero di portata assolutamente
inferiore alla realtà. L'Idra italiana ne ha mille di teste e finchè
essa sarà tra noi l'inquinamento della nostra vita pubblica non avrà
fine. Di fronte a questo panorama è giusto chiedersi come mai il capo
dell'apparato di sicurezza della Telecom (Tavaroli) sia riuscito a godere
di libertà di movimento e disponibilità finanziaria così vaste da essere
in grado di organizzare tutto ciò che ha organizzato». Così, Ernesto
Galli della Loggia, Corsera, 27 Settembre '06, ha definito l'immane
scandalo delle intercettazioni illegali che hanno violato privacy e
tutto, se non a milioni, a centinaia di migliaia di cittadini utenti
di Telecom, ma anche non di Telecom, per la telefonia ed Internet.
Per non parlare dei computer distruttigli e dei relativi ingentissimi
danni. Danni che hanno dovuto pagare di tasca propria, e dei conti bancari
prosciugati con le carte di credito sottratte con attacchi informatici
via internet o con allegati infetti, spyware, Trojan, e link-Phishyng
inviati via e-mail.
Oltre agli scioperi del 3 ottobre a Roma, e Milano ove si son visti
striscioni con slogan mai visti prima d'ora come «Tronchetti
Provera presto andrai in galera», il 5 e 6 a Napoli, dei
dipendenti Telecom Italia e dei giornalisti e i lavoratori di Tv
La7, proclamati dalle Tlc-Fistel-Cisl, Slc-Cgil, Uilcom-Uil, i sindacati
si costituiranno parte civile nel processo sulle intercettazioni di
Tavaroli e compagni. Intercettazioni fatte anche a dipendenti e sindacalisti
Telecom. Perchè il potere non degeneri in colpi di Stato, lo si controlla
circondandolo di contrappesi. Checks and balances, dicono gli anglosassoni.
Quando sulla vita, sulle
garanzie democratiche di una Nazione incombono ldre minacciose, Logge
massoniche occulte, Servizi deviati, Servizi che lanciano falsi allarmi,
ovverosia bufale sul terrorismo islamico e quando comandano 'e Cape
'e cazz', è compito delle istituzioni, della magistratura, dei
vertici aziendali, dei sindacati e della società civile, tutta, controllare
la voracità del potere politico, mediatico e degli operatori dell'occulto.
Vigilare sul pericolo oscuro delle intercettazioni illegali è un obbligo.
Disvelare, denunciare e perseguire ogni forma di minaccia e di sopruso
è un imprescindibile dovere morale e civico della intera comunità. Della
Nazione.
Cipriani ha dichiarato al giudice inquirente: «Sapevo
che le interrogazioni ai terminali erano illegali, le richieste di Tavaroli
furono migliaia».
Meravigliano davvero la «meraviglia» e la «costernazione» di Marco e Afef Tronchetti Provera
per essere stati intercettati anch'essi. Evidentemente le teste di Marco
e Afef, solo le loro, ignorano che, senza por tempo in mezzo, chi
riceve compiti della portata di quelli affidati a Tavaroli, a Cipriani
e Ghioni, il primo che viene intercettato è il committente e i
suoi dintorni. Se non lo facesse, al momento di un qualsiasi casino
non avrebbe armi per far tacere con il ricatto chi e quanti quei
compiti gli hanno affidato. Sono le «regole».
Dove
vivono, allora, Marco e Afef Tronchetti Provera? Nel Regno di Alice
delle meravoglie? Nel Ricovero degli gnocchi?
Quindi, non trattandosi
soltanto di qualche Vip intercettato, gli italiani hanno il pieno diritto
ad essere informati fino in fondo su quali responsabilità penali,
manageriali e morali hanno Marco Tronchetti Provera, Presidente, Carlo
Buora Amministratore delegato, e Gustavo Bracco capo del personale,
ora anche a capo della «Security» di Telecom Italia. Quali le responsabilità
del «Garante della Privacy»?
Dove iniziava l'attività del Sismi e di Telecom Italia?
A quale scambio di favori
e informazioni erano arrivati? Quanto ne erano al corrente o fingevano
di ignorarlo i vertici di Telecom Italia e del Sismi?
E Tronchetti sapeva dei rapporti di Tavaroli con Marco Mancini n° 2
del Sismi? Durante la gestione Tavaroli in che modo Telecom Italia ha
collaborato con il Sismi? Perché Tronchetti non ha mai accusato, ne'
difeso, Tavaroli? chiedono di sapere i giornalisti di ZeusNews.it
Perché gli Abuse di Telecomitalia avevano l'ordine tassativo di non
rispondere alle segnalazioni e alle proteste degli intercettati via
internet?
E perché l'Ufficio legale
di Telecom si negava al telefono?
Cosa sa Bruno Carbone
capo informatico dell'ENAV? E' vero o falso che Telecom si negava anche
a lui? chiedono di sapere gli utenti intercettati.
Lorsignori come giustificano che per anni una cordata di dipendenti
Telecom si sia dedicata impunemente alla intercettazione di informazioni
su politici, imprenditori, manager, banche e su migliaia di comuni cittadini?
Per chi hanno lavorato e con quali collegamenti con i Servizi segreti?
E in combutta con quali poteri occulti?
In Telecom Italia chi, e fornendo quali credenziali, ha infilato Fabio
Ghioni intimo amico e legatissimo a Tavaroli e a Mancini?
Perché, finora, non sono stati smascherati pubblicamente i provider
corrotti che avevano ricevuto «in appalto» i tabulati per le intercettazioni
via internet?
Intercettazioni che continuano alla faccia
di tutti! Sì signori, continuano da IP «riservati» «stranieri» e nostrani.
Ma sulle attività criminali interne a Telecom, e dintorni
e contorni, le domande inquietanti non si fermano qua.
Telecom ha beffato e abusato persino della magistratura. Ciò emerge
da una intervista apparsa sul Messaggero a cui Gioacchino Genchi, il
maggior esperto di traffici telefonici e collaboratore di molte Procure,
ha tranquillamente dichiarato: «Da
tempo constatavo che il centro di ascolto Telecom, il Cnag, Centro Nazionale
Autorità Giudiziaria, nascondeva qualcosa di sospetto. Con la creazione
del Cnag si bloccarono alcune richieste di tabulati per importanti inchieste.
Altre richieste furono trattate ed evase in modo «errato».
Ma il Cnag affidato a
Giuliano Tavaroli non doveva essere di supporto alla magistratura? chiede
il giornalista,
«Per quanto mi consta, questo non avvenne. Abbiamo
ricevuto i tabulati di indagini delicatissime solo dopo anni e ciò ha
provocato la scarcerazione di parecchi imputati quindi l'impossibilità
di terminare le inchieste». Ma questi ritardi furono segnalati alla
magistratura? «Certo, ci sono
centinaia di solleciti e diffide ed altrettanti procedimenti penali.
Il presidente della Corte d'Appello di Palermo ha formulato pesantissime
accuse alle strutture gestionali dell'epoca della Telecom di Milano».
Da queste sconcertanti rivelazioni emerge chiarissimo che, da molto
tempo, era in atto la preparazione di un ampio e particolareggiato progetto
criminale tendente ad occupare i gangli strategici, economici e mediatici
del Paese. E a ricattarlo.
E' dai tempi della P2 di Licio Gelli, di Tassan Din, del miliardario
sudamericano Umberto Ortolani e di Di Bella che, chi trama nell'ombra
per ottenere il controllo del Paese, la prima operazione che fa è quella
di intercettare, catalogare e archiviare immensi dossier-campione su
ogni genere di categoria sociale.
La seconda è di piazzare
spie nei delicatissimi ingranaggi delle compagnie che controllano aeroporti
e sicurezza del voli.
La terza mossa è la
presa del potere sul Corriere della Sera. Quindi, è d'obbligo sapere
chi sono i nuovi Gelli, i Tassan Din, gli Ortolani e i Di Bella e a
chi fanno capo. Conclusione: conclusione parziale però,
e di cui si pretendono lumi precisi: Bene ha fatto il Senatore Cesare
Salvi ad incazzarsi come una iena quando il Copaco ha avocato a se',
in un tutt'uno, la Commissione d'Inchiesta Parlamentare sulle intercettazioni
illegali sfilandola ai parlamentari che la avevano voluta.
Aspettiamo che il Senatore Salvi,
oltre che incazzarsi, faccia il dovuto casino. Dovuto ai Cittadini
italiani.
All'uscita dall'audizione al Copaco Guido Rossi, nuovo presidente
di Telecom Italia, ha sentenziato:
"Le intercettazioni
non c'entrano con Telecom Italia perchè Telecom non può intercettare,
legalmente o illegalmente".
Domanda a Guido
Rossi: Allora il Cnag, il «Centro Nazionale Autorità Giudiziaria», cosa
era, che ci stava a fare e cosa è e di chi è il nuovo Cnag?
Era ed è di Telecom
o di mio nonno?
E Tavaroli, Cipriani,
Ghioni e lo stuolo di funzionari Telecom e delle svariate forze
dell'ordine corrotte a libro paga di chi erano? di Telecom o di mio
nonno?
E perchè le
Procure straboccano di inquisiti e di querele per intercettazioni
illegali?
E, allora, che
ci stanno a fare in galera Tavaroli, Cipriani e lo stuolo di funzionari
Telecom e delle forze dell'ordine corrotte?
E perchè,
per cosa, Ghioni è indagato con tantissimi altri?
Allora le migliaia di dipendenti Telecom che hanno
scioperato e che, proprio a Milano, hanno sfilato fin sotto la sede
di Telecom Italia con striscioni e slogan mai
visti prima d'ora nei confronti di un padrone, come «Tronchetti
Provera presto andrai in galera» sono tutti da querelare e mettere
ai ceppi nelle patrie galere?
Lei
che pensa di fare con quelle migliaia di dipendenti Telecom, di denunciarli tutti
per diffamazione?
Allora, Esimio Avvocato Rossi, "le intercettazioni non c'entrano
con Telecom Italia perchè Telecom non può intercettare legalmente
o illegalmete"?
Spiace
dirlo, ma l'Idra funesta, «L'Idra italiana che negli atti della Magistratura
viene chiamata La Centrale Criminale di Spionaggio» s'è divorata
pure la sua testa.
Giuliana
D'Olcese quota rosa di Internet
15 articoli correlati su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
*Da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia*
su http://www.carmillaonline.com/archives/2006/09/001932.html
Firma l'Appello "No
alla tassa sulle rassegne stampa"
L'appello, su
http://www.peacelink.it/rassegnestampa chiede
al parlamento di abolire con un provvedimento le disposizioni
contenute nel decreto legge 262/2006 che modificano in senso restrittivo
la legge sul diritto d'autore. Per contatti e informazioni: http://www.peacelink.it/rassegnestampa
Associazione PeaceLink Telematica per la Pace - volontariato dell'informazione
www.peacelink.it - info@peacelink.it
Abolisci la tassa x la ricarica dei cellulari
Un cittadino italiano ha chiesto alla Commissione Europea l'abolizione
dei costi di ricarica per i cellulari che esiste """SOLO"""
in Italia.
Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato
l'Authority. Bastano 500.000 firme per abolire la tassa sulla ricarica.
Firma la petizione su http://www.petitiononline.com/costidir/petition.html
Bellissima!!
*Telecom? Idra
& cape
'e cazz'*
Alle rotative il Canard enchainé del web!
Paulo
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Bellissimo! anche *Telecom?
Idra & cape
'e cazz'*
Un sito d'informazione che dice quello che pensa e non quello
che gli altri si vogliono sentire dire. Un sito così non si trova
tutti i giorni!
Antonio Borzì
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*Telecom?
Idra &
cape 'e
cazz'*
Brava Giuliana arrivi sempre per prima. Le banche d'affari dietro
Prodi sono guidate dalla Banca d'Inghilterra?
L'Apocalisse di Giovanni e molti altri profeti spiegano da millenni
l'attuale iperdrammatica situazione con rischio di autodistruzione
globale e che la Madonna (forse Giuliana D'Olcese? O forse anche
per Suo tramite?) vincerà e schiaccerà la testa del serpente antico
con il trionfo dell'umanità sul male in un tempo molto breve.
Stefano
------
Telekom
Serbia e Servizi -
Manfredi (Rosa nel Pugno):
Padova, 03 novembre 2006. "L'Espresso ha buttato il sasso nello
stagno ma ora si vada fino in fondo: il Governo risponda in aula
all'interrogazione di Capezzone".
L'Espresso ospita un'inchiesta (E Pollari creò Telekom Serbia)
sull'intervento dei servizi di sicurezza nell'affaire Telekom
Serbia; ospita anche un pezzetto sulla presenza dell'avvocato
Domenico Porpora (curò nel 1995 i primi contatti fra italiani
e serbi, in presenza di un embargo ONU alla Serbia; dal 1996 al
1998 fu il capo della segreteria del premier Prodi) alla guida
di "Italia Navigando" (gruppo Sviluppo Italia).
Giulio Manfredi (Comitato Radicali Italiani, autore del libro
"Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?", 2003,
Stampa Alternativa) ha dichiarato:
"Bene ha fatto L'Espresso ad affrontare la questione dell'intervento
dei servizi di sicurezza nell'affaire Telekom Serbia, ma non basta.
Per non rischiare polveroni occorre che il governo Prodi risponda in
aula all'interrogazione di Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Rosa
nel Pugno), presentata lo scorso luglio, che richiede "se
vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica
italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia. In caso affermativo,
quali siano state queste attività".
Non vorrei che
l'interrogazione Capezzone/Mellano facesse la fine di quella
presentata dal senatore radicale Milio nel giugno 1997; quella
in cui i radicali chiedevano chiarimenti sull'operazione Telekom
Serbia, conclusa quindici giorni prima, tramite la quale Telecom
Italia aveva versato nei conti correnti di Milosevic 900 miliardi
di lire (456 milioni di euro), come appurato poi dalla stessa
Procura di Torino, interrogazione, rivolta agli allora ministri
Maccanico e Ciampi, rimasta senza risposta".
Giulio Manfredi
- cell. 348/5335305 - Padova (Congresso Radicali Italiani), 3
novembre 2006 - Segue testo interrogazione Capezzone/Mellano:
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Come
Telekom Serbia
Prodi ha ragione, potrebbe finire come Telekom Serbia. Il centro
destra potrebbe rimettere in campo la propria insipienza politica,
il desiderio d'imitare il peggio degli altri e, alla fine, ritrovarsi
ancora ridicolizzato. Prodi ha ragione, non è escluso che finisca
così. Oppure no, magari si torna a parlare di cosa veramente
fu, Telekom Serbia.
Quello fu uno scandalo economico ed uno scandalo politico che
l'incauto moralismo della destra tentò di trasformare in uno
scandalo di tangenti, andando appresso ad improbabili personaggi.
Alla sinistra il moralismo funziona, alla destra no. La ragione
è genetica e strumentale, attiene alle radici del pensiero ed
ai collegamenti con la magistratura. A me, comunque, pare che
il moralismo di ambo le parti difetti di un ingrediente fondamentale:
l'etica. Ma veniamo alla Serbia.
Nel 1997 Prodi guidava il governo, lo stesso che varò la malaprivatizzazione
di Telecom. La Serbia era nelle mani di Milosevic, ed è in quelle,
con pacchi di bigliettoni trasferiti rocambolescamente, che
furono consegnati 878 miliardi di lire. Telecom Italia era presieduta
da Guido Rossi (oh, sono sempre gli stessi!) ed amministrata
da Tomasi di Vignano, poi premiato con le municipalizzare rosse.
Cinque anni dopo Telekom Serbia sarà restituita al governo serbo,
in cambio di 378 miliardi di lire. In cinque anni si sono persi
500 miliardi.
In quel giugno del 1997 la Telecom era ancora controllata dallo
Stato italiano, mentre quello serbo era governato da un nemico
dell'umanità e degli interessi occidentali. Tanto è vero che,
di lì a qualche mese, previa defenestrazione di Prodi e governante
D'Alema, andammo a bombardarlo, a fargli la guerra, la guerra,
nell'ambito di un'azione Nato ed infischiandocene dell'Onu,
che aveva miseramente fallito. Facemmo bene, e fecero bene gli
statunitensi a prendere la mira ed abbattere gli impianti di
Telekom Serbia. Purtroppo, però, era stato il governo Prodi
a consentire che si facessero affari e si consegnassero denari
al nemico. Questo è l'insuperabile scandalo politico. Il fatto
che Prodi lo ricordi con beffardo orgoglio, che speri
le cose vadano nello stesso modo, ha a che vedere, lo dicevo,
con l'incapacità dei suoi oppositori. Ma nel lavoro di corruzione
ed oblio, non conti sulla nostra collaborazione.
2 Ottobre 2006 Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
------
Piccole
e medie Imprese
Come mai di fronte a imbrogli macroscopici di grosse imprese come
la Telecom che con le fatture che paghiamo per il telefono è in
deficit, l'Alitalia che rispetto a tutte le altre compagnie europee
è in deficit, la FINANZIARIA penalizza le piccole e Medie Imprese
italiane?
Dove vanno i soldi delle grosse ditte? Finanziano i partiti? Cosa
che non fanno le piccole Imprese? Esperti di economia che vengono
da Capri mi dicono (convegno degli industriali) che così l'Italia
andrà in rovina. Dovremmo risanare subito Telecom, Alitalia, Cirio,
Parmalat ed eliminare i "furbetti del quartierino" e fare un serio
tentativo di risanare l'Italia. Cara Gabbanelli può farci sapere
come mai le Ditte di cui sopra non hanno più soldi e dove vanno
a finire?
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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Intercettazioni
illegali e ruolo di Telecom.
Interrogazione al Ministero della Giustizia presentata dall'Onorevole
Donatella Poretti deputata alla Camera della Rosa nel Pugno
Chi fa le intercettazioni per la magistratura? La polizia giudiziaria
preposta), nel corso del tempo è stata sostituita da imprese private
con contratti ad hoc da parte del ministero della Giustizia. Come
è potuto accadere? Non si sa. Ma è evidente che sono state prodotte
delle infrazioni e, ancor più grave, da parte di quel ministero
che dovrebbe garantire la Giustizia nel nostro Paese. Si è ritenuto
che i servizi di intercettazione e trascrizione fossero al di
fuori dell'attività di polizia giudiziaria e quindi affidabili
anche a terzi estranei, mediante contratti di diritto privato.
Si è così formato un mercato parallelo di servizi a valore aggiunto,
riservato -almeno nei fatti- ad imprese con sede e capitale esclusivamente
italiano: Imprese che hanno ricevuto ingenti somme da parte del
ministero della Giustizia (secondo i dati del settimanale l'Espresso,
400 milioni di euro), molto probabilmente violando la normativa
vigente in materia di aiuti di Stato alle imprese. Il mancato
intervento del ministero della Giustizia e della Procura Generale
della Corte dei Conti di fronte a violazioni della normativa comunitaria
in materia di appalti pubblici di servizi (direttive europea CE
2004/17 e 2004/18), ha fatto sì che intercettazioni e trascrizioni
fossero considerate, da magistrati e inquirenti, come strumenti
per ricercare eventuali notizie di reato. Interpretazione in contrasto
con il principio di divisione dei poteri (alla base dell'ordinamento
italiano ed europeo) secondo il quale l'autorità giudiziaria non
può mai procedere d'ufficio per il perseguimento di eventuali
reati, ma deve attendere la relativa "notizia". E' bene ricordare
che l'intercettazione è autorizzata solo come mezzo di ricerca
della prova (artt. 266 e s.s C.P.P.). Con l'interrogazione al
ministero della Giustizia chiedo:
1) Le misure che intende adottare sul fatto che la maggior parte
delle intercettazioni sono state svolte da aziende private, in
presunta violazione delle norme nazionali e comunitarie, e non
dalla polizia giudiziaria.
2) Se hanno fondamento le notizie riportate dal settimanale L'Espresso
di intercettazioni di soggetti legati a Telecom Italia e relativa
costituzione del Centro Nazionale Autorità Giudiziaria come prototipo
di un progetto più ampio.
3) Come intende perseguire quei magistrati che si sono avvalsi
di queste intercettazioni nel loro ufficio.
4) Se ha provveduto a segnalare alla Corte dei Conti questi abusi
che producono un giro d'affari enorme (soprattutto per Telecom
Italia).
5) Se ha tenuto conto che gli importi di cui sopra non superassero
la soglia comunitaria oltre la quale è obbligatorio il ricorso
a procedure di gara europea.
6) Se per questi importi abbia effettuato un regolare confronto
concorrenziale, in ambito europeo, per aprire questo mercato a
tutte le imprese operanti sul mercato unico. Qui il testo completo
dell'interrogazione: http://www.donatellaporetti.it/intg.php?id=138
On. Donatella Poretti - email d.poretti@aduc.it
------
**Domande
a Rossi su Tavaroli**
Il neopresidente di Telecom Italia continua a difendere Tronchetti
e Buora, ma questo è un bene per la stessa Telecom?
Il neopresidente di Telecom Italia Guido Rossi, nell'audizione
presso la commissione giustizia del Senato, ha sostenuto ancora
la totale estraneità dei vertici aziendali dalle vicende sotto
inchiesta della magistratura relative alla centrale spionistica
messa su da Tavaroli e Iezzi, responsabili della security di Telecom
e Pirelli, in combutta con l'investigatore privato Cipriani, regolarmente
superpagato, e che anzi Telecom Italia in questa vicenda sarebbe
parte lesa.
Sul fatto che Telecom da questa vicenda sia stata ampiamente danneggiata
non ci sono dubbi: il danno di immagine per un'azienda così storicamente
importante per gli italiani (in termini anche di rispetto della
loro privacy) è enorme, quasi incalcolabile, tenendo conto anche
delle spese che Telecom deve affrontare per dimostrare la propria
estraneità e i rapporti incrinati con le pubbliche autorità. Alcune
domande sorgono spontanee.
Telecom Italia ha denunciato Tavaroli per diffamazione, visto
che insiste che era agli ordini di Tronchetti e Buora? Se non
l'ha ancora fatto, perché?
Telecom ha già chiesto il risarcimento a Tavaroli dei danni inflitti
all'immagine aziendale? L'auditing aziendale ha denunciato, di
propria iniziativa, Tavaroli per i reati che sono emersi dalle
indagini interne compiute, senza limitarsi solo a rispondere alle
richieste della magistratura inquirente?
Perché Guido Rossi, sempre così severo e così caustico con il
capitalismo italiano e con la classe politica, per la opacità
e mancanza di trasparenza del nostro sistema economico, non prende
le distanze dalle gravi negligenze e omissioni di vigilanza del
management Telecom nella vicenda Tavaroli, se è vero che non erano
a conoscenza di nulla? Come spiega Rossi il ritardo con cui Tavaroli
è stato allontanato dal gruppo Telecom? Come spiega il fatto che
sia stato coperto fino all'ultimo, nonostante emergessero irregolarità
amministrative per la fatturazione delle spese? Infine, cosa ne
pensa il professor Rossi delle dichiarazioni del suo predecessore
e designatore Tronchetti Provera, che lo scandalo Tavaroli è solo
un complotto politico ai danni di Telecom Italia?
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus 10-2006 http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5140
********
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Intercettazioni
e diffide
di Davide Giacalone www.davidegiacalone.it - 7
Ottobre 2006 Pubblicato da Libero
Il presidente di Telecom Italia diffida formalmente dall'associare
il nome dell'azienda all'attività d'intercettazione. Intimorito
ne prendo atto, ma non vorrei che, prima o dopo, possa anche accusarmi
d'essermi spiato da solo e, magari, decida d'inviarmi la nota
spese, molto, ma molto salata. Quindi, un paio di osservazioni.
Telecom Italia, sostiene Rossi, ed ha ragione, non fa neanche
le intercettazioni legali, perché si limita a collegare una sala
d'ascolto, autorizzata dall'autorità giudiziaria, con l'utenza
di cui il giudice ha ritenuto utile l'ascolto. Non fa una piega.
Perché quest'attività, meramente tecnica, è stata sottratta alla
competenza ed alla cura dell'ufficio legale per essere affidata
al Cnag guidato da Giuliano Tavaroli e rientrante nella "direzione
security"? La cosa non passò sotto silenzio, non fu un qualsiasi
ordine di servizio mirante a razionalizzare attività secondarie,
ma lo stesso Tavaroli la presentò come una sorta di rivoluzione,
concentrando a Milano e sotto se stesso tutte le attività. Quali?
Perché pur tacendo della progettata Super Amanda, che già per
il nome induce a non prenderla troppo sul serio, ovvero tacendo
il progetto di massima efficienza spionistica, rimane il fatto
che se il reclamizzato Cnag era solo lo smistatore di collegamenti,
forse, appare sprecata l'applicazione di uno influente come Tavaroli.
Telecom Italia, sostiene Rossi, "non è strutturata per intercettare
comunicazioni telefoniche". Grazie, e ci mancherebbe altro.
Il punto non è sapere se è strutturata per farlo, ma se qualcuno
lo ha fatto. Della qual cosa si occupano i magistrati, e
buon lavoro. Una parola, però, circa le "parti lese". Noi siamo
parte lesa, continuano a ripetere, in quel di Telecom. Certo,
con i soldi di Telecom e di Pirelli si sono pagate attività difficilmente
annoverabili fra quelle aziendali, quindi sono parti lese. Occorre
stabilire "chi" ha reso possibile e praticato una simile lesione.
E sempre buon lavoro ai magistrati.
Detto questo, sembra ci siano delle persone che, per Telecom Italia,
svolgevano attività spionistica. O vogliamo chiamarla d'osservazione
sociale?
Può darsi che sia tutto un equivoco, che non è vero che Tavaroli
era l'uomo di fiducia di Tronchetti Provera, non è vero che fu
rimosso dall'incarico ed inviato in Romania quando iniziarono
le indagini, non è vero che non era vero che era in Romania, ma
se ne stava a Milano facendo quello che aveva sempre fatto, non
è vero che ordinava lavori d'indagini a suoi amici con società
private, insomma, mettiamo che non sia vero nulla di nulla. Allora
perché Telecom e Pirelli hanno liquidato fatture milionarie a
società d'investigazione privata? La domanda è rilevante, anche
ai fini della tutela del buon nome delle aziende e degli interessi
dei loro azionisti.
Non ci sono state intercettazioni telefoniche, evviva. Però pare
ci siano dei dossier dedicati a diversi di noi. Pertanto, le cose
starebbero così: degli uomini che lavoravano in Telecom, probabilmente
all'insaputa anche di se stessi, commissionano indagini su privati
cittadini, le pagano milioni, le arricchiscono con notizie provenienti
da pubblici ufficiali forse corrotti, ma evitano accuratamente
di utilizzare quelle relative al traffico telefonico, guardandosi
bene dall'origliare alcunché.
Sì, fila perfettamente, è assolutamente credibile, non c'è dubbio,
e non lo scrivo mica perché c'è la diffida!
Prima di detta diffida, per la verità, era stato Riccardo Perissich,
direttore della funzione public and economic affairs and external
relations, del Gruppo Telecom (alla faccia dell'italianità), a
raccontare alla commissione giustizia della Camera dei Deputati
che non solo dei tabulati telefonici si faceva un commercio tutt'altro
che regolare, certamente incoerente con la legge, ma che "è ragionevole
pensare che possa essersi trattato di un illecito intervento di
un amministratore del sistema, vale a dire di uno di quei tecnici
ai quali è affidato il compito di monitorare le risorse elaborative
e di memoria, di allocare queste risorse alle applicazioni informatiche,
di controllare il corretto uso del sistema da parte degli utilizzatori,
di effettuarne la manutenzione". E che di tutto questo gli occhiuti
uomini della security non si erano accorti. E lo stesso Rossi,
a proposito dei tabulati, osserva: "a questo proposito non si
può negare che siano emerge alcune smagliature". Il che, con ogni
probabilità, lo disturba dal punto di vista estetico. Sì, insomma,
quei tabulati sono usciti sia per indagini private sulle corna,
sia per accertamenti con finalità meno sentimentali.
Adesso beccate il signor Dionisio Paccaglioni, tecnico di ultima
fascia, addetto alla pulizia delle centrali, traditore dell'azienda
ed attentatore di matrimoni.
E facciamola finita.
*********
Considerazioni sulla nomina di Guido Rossi alla Telecom,
e sui suoi rapporti con il mondo del calcio.
Spesso, quando si
affermano frasi contrarie all'opinione pubblica, si viene indicati
come uomini di parte, che cercano di screditare solo per motivi
personali. Però non sempre essere contrari a ciò che pensa la
massa ha alla base questo. Lo dico perché, quando Guido Rossi
fu nominato Commissario della FIGC, dopo un primo momento nel
quale apprezzai la scelta (non conoscendolo, credevo fosse un
uomo estraneo al mondo del calcio), mi resi poi conto che era
stato scelto proprio per la sua appartenenza a quel mondo, ed
in modo particolare ad una parte precisa. Ovviamente l'averlo
detto mi ha procurato non poche critiche, ma questo non mi ha
mai distolto dalla mia idea. Adesso una piccola conferma (neanche
tanto piccola) l'ho avuta. La sua nomina alla Telecom lo fa tornare
nell'ambito nel quale si era mosso fino a pochi mesi fa, ossia
quello delle famiglie Moratti-Tronchetti Provera, azionisti di
maggioranza della società calcistica che si vuole affermare come
la più onesta d'Italia. Il Direttore della Gazzetta dello Sport,
Carlo Verdelli, ha chiesto, dopo averlo sempre appoggiato,
le dimissioni di Rossi dalla FIGC, portando ad esempio un numero
infinito di conflitti di interessi che nascerebbero dal doppio
ruolo. Io ne aggiungerei un altro, semmai ce ne fosse bisogno:
la Telecom ha anche il monopolio delle intercettazioni
in Italia, e poiché tutto il caos scatenato nel calcio
italiano è partito da quello, non sarebbe quantomeno elegante
che chi lo governa sia anche a capo di questa società. In ogni
caso sono certo che le critiche che ho ricevuto non si fermeranno
adesso, anzi magari cresceranno, ma io sono un fautore di quella
massima cinese che dice: siediti lungo la riva del fiume e aspetta,
prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico. Nemici
non credo di averne, né voglio il cadavere di nessuno, però la
soddisfazione di vedere qualcuno ammettere i propri errori vale
la pena dell'attesa.
Carlo Zazzera
********
Letta e Rovati - Editoriale da Il Riformista 3 ottobre
2006
Angelo Rovati, nella sua prima intervista dopo le dimissioni da
consigliere economico del premier, ieri sul Corriere della sera,
dice molte cose interessanti.
E appare molto convincente quando spiega per filo e per segno
la genesi e tutti i successivi passaggi della vicenda che gli
è costata il posto, quella del celebre "piano artigianale" da
lui elaborato su Telecom e inviato a Tronchetti - ha ribadito
Rovati - senza che Prodi ne sapesse nulla. Non abbiamo alcuna
intenzione di tornare sul merito di quella vicenda, da cui peraltro
Rovati è uscito con grande dignità. Tuttavia le sue parole, proprio
perché convincenti, suscitano una domanda: ma siamo proprio sicuri
che il fatto che Prodi nulla sapesse dei molteplici contatti e
delle elaborazioni del suo consigliere, tra banchieri e industriali
di primissimo piano, costituisca una attenuante, non tanto per
Prodi, il quale se nulla sapeva nulla poteva fare, si capisce,
quanto per il governo, e più in generale per l'evoluzione che
il ruolo del governo, del presidente del Consiglio e del suo staff
sono andati via via assumendo, in questi anni in cui i partiti
si sono andati via via consumando, fin quasi a dissolversi.
In fondo, polemiche sulle incursioni tra politica ed economia
da parte di simili consiglieri, non eletti da nessuno nemmeno
da un congresso di partito ce ne sono state anche in passato,
e non poche. Con un'eccezione, però. Quella di Silvio Berlusconi.
Potrà apparire paradossale, ma è un fatto che nella scorsa legislatura,
il principale e forse unico vero "consigliere" del premier, Gianni
Letta, innanzi tutto ricopriva la carica di sottosegretario di
Palazzo Chigi, che è cosa diversa.
Ma soprattutto, in cinque anni di governo, mai e stato oggetto
del minimo appunto, in quanto a correttezza istituzionale, nemmeno
da parte dei settori più radicali dell'allora opposizione.
Si potrebbe replicare che la ragione di questa eccezione stava
nell'eccezionalità del premier, il quale tutte le possibili commistioni
e intrecci tra affari e politica li riuniva già, per così dire,
in se stesso. Dunque lo stesso Letta, in fondo, non mancava di
incontrare e consigliare importanti imprenditori del paese, per
di più di aziende licenziatarie, magnati della comunicazione e
via dicendo, per il solo fatto di incontrare Silvio Berlusconi.
Resta però in noi il dubbio che questa paradossale eccezione,
certo non positiva, nasconda un significato. E cioè che la natura
monocratica patrimoniale familiare del governo Berlusconi, da
un lato, e la natura poliarchica disfunzionale e vagamente anarchica
del "clan" di cui ogni altro capo di un governo di coalizione
sembra sentire il bisogno, dall'altro, rappresentino due diverse
risposte a un unico dilemma, con cui l'Italia fa i conti almeno
dal 1992.
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Abu
Omar
di Oscar Giannino Il Riformista 11 ottobre 2006
Chi scrive comprende bene che viviamo in un Paese singolare. Di
conseguenza, in questi giorni è stato possibile leggere che la
Procura di Milano ha formalizzato le conclusioni della sua inchiesta
sulle presunte responsabilità del Sismi in relazione al sequestro
operato dalla Cia a Milano di Abu Omar. Siamo dunque nella fase
in cui alla difesa degli indagati di cui si chiederà il rinvio
a giudizio è consentito il deposito delle ultime memorie. Eppure,
abbiamo letto anche che il dottor Spataro che ha coordinato l'inchiesta
già afferma con certezza di avere elementi tali da "inchiodare"
il generale Pollari alle sue responsabilità di servitore infedele
delle istituzioni.
Da anni chi scrive afferma che si rende privo di credibilità un
Paese in cui la magistratura ordinaria mette alla sbarra i servizi
su operazioni come quelle che sono avvenute secondo il rapporto
in materia elaborato dal Consiglio d'Europa in una quindicina
di diverse nazioni del nostro continente: senza che in nessuno
di essi, nemmeno dove è altissima come da noi la polemica antiamericana
e anti Cia, in nessun caso la magistratura ordinaria abbia deciso
essa di fare piazza pulita portando alla sbarra i servizi interni
che hanno collaborato. Vedremo quel che accadrà tra pochi giorni.
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Sequestro Abu Omar Tavaroli accusa Letta: "Forse era informato"
di Guido Ruotolo La Stampa 11 ottobre 2006
"Non escludo di aver ipotizzato che, se davvero - come si diceva
sui giornali - il Sismi e Marco Mancini erano personalmente coinvolti
nell'episodio, dati i suoi rapporti personali con l'onorevole
Letta, egli gliene abbia parlato". E ancora: "E' possibile che
abbia affermato, come mera supposizione personale, che - dato
che il generale Pollari si era dichiarato pubblicamente estraneo
ai fatti - fosse stato in qualche modo scavalcato mediante il
ricorso all'assenso diretto dell'onorevole Letta".
Ultimi scampoli di attività investigativa prima di dichiarare
chiusa l'indagine sul sequestro di Abu Omar. Mercoledì scorso,
Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza Telecom, viene sentito
dal procuratore aggiunto di Milano Ferdinando Pomarici. Tavaroli
era stato chiamato in causa dalle dichiarazioni del dirigente
Telecom, Fabio Ghioni, che il 5 luglio scorso rivelò ai magistrati
che il giornalista Claudio Antonelli di "Libero" (indagato per
favoreggiamento nell'inchiesta sul sequestro dell'imam egiziano,
insieme al suo vicedirettore Renato Farina, alias Fonte Betulla),
gli raccontò di aver saputo da Tavaroli che l'allora sottosegretario
alla presidenza del Consiglio con delega sui Servizi, Gianni Letta,
autorizzò il sequestro di Abu Omar.
Naturalmente, i magistrati di Milano hanno potuto accertare che
il coinvolgimento di Letta, chiamato in causa dal giornalista
Antonelli, è frutto di un grande equivoco, o meglio di supposizioni,
di ipotesi, di suggerimenti che non hanno trovato conferme (lo
stesso Letta ha annunciato di voler presentare una querela per
diffamazione).
L'inchiesta milanese è stata oggetto di "attenzioni" e di tentativi
di depistaggio molto pesanti. L'altro giorno, a Bruxelles, nel
corso della sua audizione alla commissione d'inchiesta sui voli
Cia, il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, confermò
agli europarlamentari l'esistenza di "falsi documenti preparati
dal Sismi".
E proprio a Bruxelles, in marzo, il direttore del Sismi,
Nicolò Pollari, negando di aver saputo alcunché sul sequestro
di Abu Omar se non dopo due, tre giorni dopo la scomparsa dell'imam
egiziano, fece sua l'ipotesi che Abu Omar la mattina del 17
febbraio 2003 lasciò casa con i documenti, come se volesse volontariamente
allontanarsi.
"Un funzionario del mio servizio - disse Pollari agli europarlamentari
a proposito di Abu Omar - ha appreso la notizia qualche giorno
dopo la scomparsa perché un alto dignitario musulmano l'ha avvicinato
facendogli sapere che la famiglia dell'imam era preoccupata
perché non lo vedevano più da qualche giorno.
Questo funzionario gli ha consigliato di rivolgersi alla polizia
per denunciarne la scomparsa e il dignitario gli ha risposto
che la famiglia si era rivolta a lui perché era una questione
particolare. L'imam aveva l'abitudine di uscire di casa con
le fotocopie dei suoi documenti ma quel giorno se ne era uscito
con gli originali, forse era stata sua intenzione sparire".
Gli sviluppi dell'inchiesta milanese hanno smentito Pollari
almeno sul fatto che non sapesse nulla prima del sequestro.
Tra le carte depositate, in vista della chiusura delle indagini,
c'è l'interrogatorio di Adamo Bove, funzionario della Tim Mobile
morto suicida il 21 luglio. A Spataro spiegò i rapporti della
Tim coi servizi segreti: "Natura esclusivamente commerciale,
nel senso che tali enti sono nostri clienti a tutti gli effetti
e noi curiamo, a loro richiesta, tutte le forniture di servizi
di telecomunicazione mobile, comprese le carte prepagate". L'inchiesta
ha rivelato che molti indagati utilizzavano schede Tim intestate
a persone inconsapevoli.
Un ruolo importante nell'inchiesta l'ha avuto proprio
Bove.
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Abu Omar ecco le carte segrete tra il governo il SISMI
e la procura di Milano
di Carlo Bonini La Repubblica 12 ottobre 2006
Sei lettere, con classifica "riservato", documentano la copertura
offerta al Sismi dal vecchio e dal nuovo governo nell'affare
Abu Omar. Portano la firma dell'ex presidente del consiglio
Silvio Berlusconi, del direttore del Sismi Nicolò Pollari, del
presidente del consiglio Romano Prodi e del suo ministro della
difesa Arturo Parisi.
Il carteggio (agli atti dell'inchiesta milanese) ha un identico
destinatario, la Procura della repubblica di Milano, e copre
un anno esatto: luglio 2005 - luglio 2006.
Nell'arco di questi dodici mesi, in una sequenza che i documenti
rendono nitida, il direttore del Servizio ora mente, ora omette.
La maggioranza politica di ieri (centro-destra) e quella di
oggi (centro-sinistra) prima negano l'esistenza del segreto
di Stato, quindi lo restituiscono a nuova vita. Accreditandolo
in una chiave tanto generica quanto macroscopica che consenta
di celare sostanza e dettaglio delle mosse compiute dal direttore
del nostro controspionaggio militare e la consapevolezza che
ne ha avuto nel tempo Palazzo Chigi.
Luglio 2005. L'inchiesta "Abu Omar" ha ancora un solo fuoco.
La magistratura milanese ha individuato sulla scena del sequestro
soltanto 19 agenti della Cia.
Ne ha ordinato inutilmente la cattura e chiede al Sismi se abbia
mai avuto cognizione della presenza sul territorio italiano
di qualcuno di questi signori tra l'ottobre 2002 e la fine del
marzo 2003. La risposta di Pollari, il 12 luglio, è un compendio
cavilloso di squisita quanto vuota cortesia: "Signor Procuratore,
Le assicuro sin d'ora che il Servizio corrisponderà con il consueto
rigore e nello spirito di costante, piena e trasparente collaborazione.
(...) Sono pronto a confermarLe che sarà mia personale cura
non solo conferire il più vigoroso impulso agli accertamenti
richiesti, che saranno condotti con assoluto scrupolo e massima
tempestività, ma altresì attivare, con altrettanto intensa disponibilità
e solerzia, le sedi proprie".
Il 26 luglio se ne ha una prima dimostrazione. Degli uomini
di Langley di cui chiede la Procura di Milano, il Sismi dice
di non sapere nulla, con la sola eccezione di "Robert Lady,
in Italia dal 2 settembre 2000" e "Betnie Medero, in Italia
dal 16 ottobre 2001". Scrive Pollari: "Segnalo che non esistono
accordi o protocolli con la Cia statunitense in base ai quali
essa sia tenuta a comunicare a questo Servizio o ad accreditare
la presenza sul territorio dello Stato di personale dalla medesima
dipendente". Il nostro controspionaggio, insomma, degli agenti
Cia in Italia nulla sa. Omette di indicare persino ciò che ormai
è finito sulle prime pagine dei giornali.
Che Robert Seldon Lady è stato capo-centro della Cia a Milano.
Tutto ciò che Pollari ritiene di dover dire è che Lady risulta
"In Italia dal 2 settembre 2000".
Il 5 novembre 2005, la Procura ci riprova. Sollecita Pollari
a fornire informazioni su cinque cittadini statunitensi. Tra
loro, "Jeff Castelli, generalità complete non conosciute, addetto
fino al 2003 all'ambasciata Usa quale consigliere per la pianificazione".
Negli apparati di sicurezza italiani, Jeff Castelli non è esattamente
uno sconosciuto. E' stato il responsabile della Cia in Italia
fino all'estate del 2003. Pollari - come documenterà l'inchiesta
di Milano - non solo lo conosce personalmente, ma dalle sue
mani, nell'autunno 2002, ha ricevuto la lista dei 12 sospetti
che Langley intende "rimuovere" con la collaborazione del Servizio
(tra loro, Abu Omar).
Ebbene, il 19 dicembre 2005, ecco cosa scrive il generale: "Comunico
anzitutto che, in relazione al sequestro in danno di Abu Omar,
dalle verifiche svolte è emerso che il Sismi non ha intrattenuto
rapporti o scambiato documenti con personale della Cia, anche
in epoca successiva a tale evento. (...) In particolare, e per
quanto ostensibile, si comunica che Jeffrey W. Castelli è nato
a Fukukoa (Giappone) il 5 maggio 1955. Accreditato presso l'ambasciata
Usa con la qualifica dichiarata di Consigliere, giunto in Italia
l'1 settembre 1999, risulta aver lasciato l'incarico in data
non anteriore il 20 luglio 2003". Le informazioni su Castelli
sono innocue, scaricabili da Internet. La menzogna sui rapporti
con la Cia in merito al sequestro di Abu Omar è addirittura
macroscopica. Ma, del resto, Pollari appare autorizzato politicamente
a mentire.
Tre settimane prima, l'11 novembre 2005, il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi ha scritto al procuratore di Milano, Manlio
Claudio Minale, una nota riservata di una cartella, che, chiosa,
"è da considerarsi di vietata divulgazione ai sensi della normativa
vigente". Si legge: "Il Direttore del Sismi mi ha informato
delle richieste formulategli da codesta Procura (...) Ho asseverato
i pregressi contegni formali dell'Alto Funzionario, accogliendo
la sua richiesta di fornire gli elementi di informazione richiesti.
Analoga autorizzazione ho accordato in questa circostanza, nella
responsabile, consapevole certezza che il Governo ed il Sismi
sono del tutto e sotto ogni profilo estranei rispetto a qualsivoglia
risvolto riconducibile al sequestro in danno di Abu Omar". Non
esiste dunque alcun segreto di Stato.
Non esiste alcuna responsabilità. Governo e Servizio nulla sanno
e nulla hanno mai saputo del sequestro dell'imam.
Quel che accade tra il dicembre 2005 e il luglio 2006 rende
la menzogna non più decentemente sostenibile. Ma, in assoluta
continuità con il precedente governo, Palazzo Chigi e il ministero
della Difesa escogitano lo strumento che deve chiudere la strada
all'accertamento delle responsabilità politiche e proteggere
dal processo il direttore del Sismi. Viene resuscitato il segreto
di Stato. In modo obliquo, non potendo essere opposto lì dove
se ne era negata l'esistenza (il sequestro dell'imam e le sue
circostanze).
Il 26 luglio scorso, una nota riservata del presidente del Consiglio
Romano Prodi, informa la Procura di Milano che "in relazione
a documenti, informative o atti relativi alla pratica delle
cosiddette renditions" ("consegne straordinarie") "risulta apposto
il segreto di Stato dal precedente Presidente del Consiglio
dei ministri" e "non sussistono, nell'attuale contesto, le condizioni
per rimuoverlo".
Il giorno successivo, il 27 luglio, il ministro della Difesa
Arturo Parisi chiude definitivamente la porta, con piena condivisione
politica: "Sentito il Presidente del Consiglio, che in data
di ieri ha disposto codesto Ufficio confermando il segreto di
Stato, questo Ministro della Difesa, conformemente a tale decisione,
che condivide, è vincolato al medesimo segreto di Stato e per
le medesime ragioni esposte dal Presidente del Consiglio".
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