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*Telecom? Idra & cape 'e cazz'*
«L'Idra italiana che negli atti della Magistratura viene chiamata La Centrale Criminale di Spionaggio»
L’Idra di Lerna, simbolo mitologico descritta come un drago invincibile con 7 teste, 100 secondo alcuni, artigli letali e una potentissima coda, secondo la leggenda dal punto dove sgorgava il sangue di una sua testa recisa, immediatamente ne generava un’altra, quindi
traeva profitto dal danno subito.
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Parafrasando il professore della Loggia sui rapporti tra Telecom e politica...
L'idra Telecom incombeva su Roma? Certo che 7 teste hanno bisogno di 7 colli. E infatti 'e cape 'e cazz' si appoggiano su cuoll 'e cazz'
Paolo M
Napoli, microfoni aperti al Rione Sanità: Cosa ne pensa di Telecom, di Rovati e di Tronchetti Provera?
'Na mappata 'e fetienti! e 'e teneno tutt' lloro 'sti mugliere culumbrine ca' mannano int 'a tivvu' p' c' fa fess a nuje! Fetienti paracul' e scurnacchiati!!!
Milano, quartieri alti: Come valuta la polemica in corso sull'«affaire» Telecom-Governo?
Penso che i Palazzi romani straripano di servi sciocchi e di teste di pirla, e Prodi è un formidabile talent scout nel selezionarle e piazzarle a Palazzo Chigi. Cul de fer!
Palazzi di Giustizia e dintorni: Come giudica il decreto sulla distruzione di tutti i dossier contenenti le intercettazioni illegali
Considerando che gli spioni ne hanno già messo al sicuro i duplicati, e che le intercettazioni illegali continuano ancora oggi, è una enorme puttanata. Non è realistico ritenere che, di un tale «patrimonio», non ne abbiano fatto e nascoste più copie. Il decreto è a favore degli intercettatori e contro gli intercettati.
Molto marcio deve ancora emergere. Il decreto è una cazzata. Una cazzata di dimensioni cosmiche.
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Lunedì 2 ottobre 2006
«L'Idra italiana, che negli atti della magistratura viene chiamata La Centrale Criminale di Spionaggio, ma il nome appare davvero di portata assolutamente inferiore alla realtà. L'Idra italiana ne ha mille di teste e finchè essa sarà tra noi l'inquinamento della nostra vita pubblica non avrà fine. Di fronte a questo panorama è giusto chiedersi come mai il capo dell'apparato di sicurezza della Telecom (Tavaroli) sia riuscito a godere di libertà di movimento e disponibilità finanziaria così vaste da essere in grado di organizzare tutto ciò che ha organizzato». Così, Ernesto Galli della Loggia, Corsera, 27 Settembre '06, ha definito l'immane scandalo delle intercettazioni illegali che hanno violato privacy e tutto, se non a milioni, a centinaia di migliaia di cittadini utenti di Telecom, ma anche non di Telecom, per la telefonia ed Internet.
Per non parlare dei computer distruttigli e dei relativi ingentissimi danni. Danni che hanno dovuto pagare di tasca propria, e dei conti bancari prosciugati con le carte di credito sottratte con attacchi informatici via internet o con allegati infetti, spyware, Trojan, e link-Phishyng inviati via e-mail.
Oltre agli scioperi del 3 ottobre a Roma, e Milano ove si son visti striscioni con slogan mai visti prima d'ora come «Tronchetti Provera presto andrai in galera», il 5 e 6 a Napoli, dei dipendenti Telecom Italia e dei giornalisti e i lavoratori di Tv La7, proclamati dalle Tlc-Fistel-Cisl, Slc-Cgil, Uilcom-Uil, i sindacati si costituiranno parte civile nel processo sulle intercettazioni di Tavaroli e compagni. Intercettazioni fatte anche a dipendenti e sindacalisti Telecom. Perchè il potere non degeneri in colpi di Stato, lo si controlla circondandolo di contrappesi. Checks and balances, dicono gli anglosassoni.
Quando sulla vita, sulle garanzie democratiche di una Nazione incombono ldre minacciose, Logge massoniche occulte, Servizi deviati, Servizi che lanciano falsi allarmi, ovverosia bufale sul terrorismo islamico e quando comandano 'e Cape 'e cazz', è compito delle istituzioni, della magistratura, dei vertici aziendali, dei sindacati e della società civile, tutta, controllare la voracità del potere politico, mediatico e degli operatori dell'occulto. Vigilare sul pericolo oscuro delle intercettazioni illegali è un obbligo.
Disvelare, denunciare e perseguire ogni forma di minaccia e di sopruso è un imprescindibile dovere morale e civico della intera comunità. Della Nazione.
Cipriani ha dichiarato al giudice inquirente: «Sapevo che le interrogazioni ai terminali erano illegali, le richieste di Tavaroli furono migliaia».
Meravigliano davvero la «meraviglia» e la «costernazione» di Marco e Afef Tronchetti Provera per essere stati intercettati anch'essi. Evidentemente le teste di Marco e Afef, solo le loro, ignorano che, senza por tempo in mezzo, chi riceve compiti della portata di quelli affidati a Tavaroli, a Cipriani e Ghioni, il primo che viene intercettato è il committente e i suoi dintorni. Se non lo facesse, al momento di un qualsiasi casino non avrebbe armi per far tacere con il ricatto chi e quanti quei compiti gli hanno affidato. Sono le «regole».
Dove vivono, allora, Marco e Afef Tronchetti Provera? Nel Regno di Alice delle meravoglie? Nel Ricovero degli gnocchi?
Quindi, non trattandosi soltanto di qualche Vip intercettato, gli italiani hanno il pieno diritto ad essere informati fino in fondo su quali responsabilità penali, manageriali e morali hanno Marco Tronchetti Provera, Presidente, Carlo Buora Amministratore delegato, e Gustavo Bracco capo del personale, ora anche a capo della «Security» di Telecom Italia. Quali le responsabilità del «Garante della Privacy»? Dove iniziava l'attività del Sismi e di Telecom Italia?
A quale scambio di favori e informazioni erano arrivati? Quanto ne erano al corrente o fingevano di ignorarlo i vertici di Telecom Italia e del Sismi?
E Tronchetti sapeva dei rapporti di Tavaroli con Marco Mancini n° 2 del Sismi? Durante la gestione Tavaroli in che modo Telecom Italia ha collaborato con il Sismi? Perché Tronchetti non ha mai accusato, ne' difeso, Tavaroli? chiedono di sapere i giornalisti di ZeusNews.it
Perché gli Abuse di Telecomitalia avevano l'ordine tassativo di non rispondere alle segnalazioni e alle proteste degli intercettati via internet?
E perché l'Ufficio legale di Telecom si negava al telefono?
Cosa sa Bruno Carbone capo informatico dell'ENAV? E' vero o falso che Telecom si negava anche a lui? chiedono di sapere gli utenti intercettati.
Lorsignori come giustificano che per anni una cordata di dipendenti Telecom si sia dedicata impunemente alla intercettazione di informazioni su politici, imprenditori, manager, banche e su migliaia di comuni cittadini? Per chi hanno lavorato e con quali collegamenti con i Servizi segreti? E in combutta con quali poteri occulti?
In Telecom Italia chi, e fornendo quali credenziali, ha infilato Fabio Ghioni intimo amico e legatissimo a Tavaroli e a Mancini?
Perché, finora, non sono stati smascherati pubblicamente i provider corrotti che avevano ricevuto «in appalto» i tabulati per le intercettazioni via internet?
Intercettazioni che continuano alla faccia di tutti! Sì signori, continuano da IP «riservati» «stranieri» e nostrani.
Ma sulle attività criminali interne a Telecom, e dintorni e contorni, le domande inquietanti non si fermano qua.
Telecom ha beffato e abusato persino della magistratura. Ciò emerge da una intervista apparsa sul Messaggero a cui Gioacchino Genchi, il maggior esperto di traffici telefonici e collaboratore di molte Procure, ha tranquillamente dichiarato: «Da tempo constatavo che il centro di ascolto Telecom, il Cnag, Centro Nazionale Autorità Giudiziaria, nascondeva qualcosa di sospetto. Con la creazione del Cnag si bloccarono alcune richieste di tabulati per importanti inchieste. Altre richieste furono trattate ed evase in modo «errato».
Ma il Cnag affidato a Giuliano Tavaroli non doveva essere di supporto alla magistratura? chiede il giornalista,
«Per quanto mi consta, questo non avvenne. Abbiamo ricevuto i tabulati di indagini delicatissime solo dopo anni e ciò ha provocato la scarcerazione di parecchi imputati quindi l'impossibilità di terminare le inchieste». Ma questi ritardi furono segnalati alla magistratura? «Certo, ci sono centinaia di solleciti e diffide ed altrettanti procedimenti penali. Il presidente della Corte d'Appello di Palermo ha formulato pesantissime accuse alle strutture gestionali dell'epoca della Telecom di Milano».
Da queste sconcertanti rivelazioni emerge chiarissimo che, da molto tempo, era in atto la preparazione di un ampio e particolareggiato progetto criminale tendente ad occupare i gangli strategici, economici e mediatici del Paese. E a ricattarlo.
E' dai tempi della P2 di Licio Gelli, di Tassan Din, del miliardario sudamericano Umberto Ortolani e di Di Bella che, chi trama nell'ombra per ottenere il controllo del Paese, la prima operazione che fa è quella di intercettare, catalogare e archiviare immensi dossier-campione su ogni genere di categoria sociale.
La seconda è di piazzare spie nei delicatissimi ingranaggi delle compagnie che controllano aeroporti e sicurezza del voli.
La terza mossa è la presa del potere sul Corriere della Sera. Quindi, è d'obbligo sapere chi sono i nuovi Gelli, i Tassan Din, gli Ortolani e i Di Bella e a chi fanno capo. Conclusione: conclusione parziale però, e di cui si pretendono lumi precisi: Bene ha fatto il Senatore Cesare Salvi ad incazzarsi come una iena quando il Copaco ha avocato a se', in un tutt'uno, la Commissione d'Inchiesta Parlamentare sulle intercettazioni illegali sfilandola ai parlamentari che la avevano voluta.
Aspettiamo che il Senatore Salvi, oltre che incazzarsi, faccia il dovuto casino. Dovuto ai Cittadini italiani. 
All'uscita dall'audizione al Copaco Guido Rossi, nuovo presidente di Telecom Italia, ha sentenziato:
"Le intercettazioni non c'entrano con Telecom Italia perchè Telecom non può intercettare, legalmente o illegalmente".
Domanda a Guido Rossi: Allora il Cnag, il «Centro Nazionale Autorità Giudiziaria», cosa era, che ci stava a fare e cosa è e di chi è il nuovo Cnag?
Era ed è di Telecom o di mio nonno?
 E Tavaroli, Cipriani, Ghioni e lo stuolo di funzionari Telecom e delle svariate forze dell'ordine corrotte a libro paga di chi erano? di Telecom o di mio nonno?
  E perchè le Procure straboccano di inquisiti e di querele per intercettazioni illegali?
   E, allora, che ci stanno a fare in galera Tavaroli, Cipriani e lo stuolo di funzionari Telecom e delle forze dell'ordine corrotte?
    E perchè, per cosa, Ghioni è indagato con tantissimi altri?
       Allora le migliaia di dipendenti Telecom che hanno scioperato e che, proprio a Milano, hanno sfilato fin sotto la sede di Telecom Italia con striscioni e slogan mai
        visti prima d'ora nei confronti di un padrone, come «Tronchetti Provera presto andrai in galera» sono tutti da querelare e mettere ai ceppi nelle patrie galere?
 Lei che pensa di fare con quelle migliaia di dipendenti Telecom, di denunciarli tutti per diffamazione?
     Allora, Esimio Avvocato Rossi, "le intercettazioni non c'entrano con Telecom Italia perchè Telecom non può intercettare legalmente o illegalmete"?
        Spiace dirlo, ma l'Idra funesta, «L'Idra italiana che negli atti della Magistratura viene chiamata La Centrale Criminale di Spionaggio» s'è divorata pure la sua testa.
           Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet
               15 articoli correlati su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
               *Da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia*
                su http://www.carmillaonline.com/archives/2006/09/001932.html
Firma l'Appello "No alla tassa sulle rassegne stampa"
L'appello, su http://www.peacelink.it/rassegnestampa chiede al parlamento di abolire con un provvedimento le disposizioni contenute nel decreto legge 262/2006 che modificano in senso restrittivo la legge sul diritto d'autore. Per contatti e informazioni: http://www.peacelink.it/rassegnestampa
Associazione PeaceLink Telematica per la Pace - volontariato dell'informazione www.peacelink.it - info@peacelink.it
Abolisci la tassa x la ricarica dei cellulari
Un cittadino italiano ha chiesto alla Commissione Europea l'abolizione dei costi di ricarica per i cellulari che esiste """SOLO""" in Italia.
Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l'Authority. Bastano 500.000 firme per abolire la tassa sulla ricarica.
Firma la petizione su http://www.petitiononline.com/costidir/petition.html
<<Lettere e Commenti>>
Bellissima!! *Telecom? Idra & cape 'e cazz'*
Alle rotative il Canard enchainé del web!
Paulo
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Bellissimo! anche *Telecom? Idra & cape 'e cazz'*
Un sito d'informazione che dice quello che pensa e non quello che gli altri si vogliono sentire dire. Un sito così non si trova tutti i giorni!
Antonio Borzì
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*Telecom? Idra & cape 'e cazz'*
Brava Giuliana arrivi sempre per prima. Le banche d'affari dietro Prodi sono guidate dalla Banca d'Inghilterra? 
L'Apocalisse di Giovanni e molti altri profeti spiegano da millenni l'attuale iperdrammatica situazione con rischio di autodistruzione globale e che la Madonna (forse Giuliana D'Olcese? O forse anche per Suo tramite?) vincerà e schiaccerà la testa del serpente antico con il trionfo dell'umanità sul male in un tempo molto breve.
Stefano
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Telekom Serbia e Servizi - Manfredi (Rosa nel Pugno):
Padova, 03 novembre 2006. "L'Espresso ha buttato il sasso nello stagno ma ora si vada fino in fondo: il Governo risponda in aula all'interrogazione di Capezzone".
L'Espresso ospita un'inchiesta (E Pollari creò Telekom Serbia) sull'intervento dei servizi di sicurezza nell'affaire Telekom Serbia; ospita anche un pezzetto sulla presenza dell'avvocato Domenico Porpora (curò nel 1995 i primi contatti fra italiani e serbi, in presenza di un embargo ONU alla Serbia; dal 1996 al 1998 fu il capo della segreteria del premier Prodi) alla guida di "Italia Navigando" (gruppo Sviluppo Italia).
Giulio Manfredi (Comitato Radicali Italiani, autore del libro "Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?", 2003, Stampa Alternativa) ha dichiarato:
"Bene ha fatto L'Espresso ad affrontare la questione dell'intervento dei servizi di sicurezza nell'affaire Telekom Serbia, ma non basta. Per non rischiare polveroni occorre che il governo Prodi risponda in aula all'interrogazione di Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Rosa nel Pugno), presentata lo scorso luglio, che richiede "se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia. In caso affermativo, quali siano state queste attività".
Non vorrei che l'interrogazione Capezzone/Mellano facesse la fine di quella presentata dal senatore radicale Milio nel giugno 1997; quella in cui i radicali chiedevano chiarimenti sull'operazione Telekom Serbia, conclusa quindici giorni prima, tramite la quale Telecom Italia aveva versato nei conti correnti di Milosevic 900 miliardi di lire (456 milioni di euro), come appurato poi dalla stessa Procura di Torino, interrogazione, rivolta agli allora ministri Maccanico e Ciampi, rimasta senza risposta".
Giulio Manfredi - cell. 348/5335305 - Padova (Congresso Radicali Italiani), 3 novembre 2006 - Segue testo interrogazione Capezzone/Mellano:
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Come Telekom Serbia
Prodi ha ragione, potrebbe finire come Telekom Serbia. Il centro destra potrebbe rimettere in campo la propria insipienza politica, il desiderio d'imitare il peggio degli altri e, alla fine, ritrovarsi ancora ridicolizzato. Prodi ha ragione, non è escluso che finisca così. Oppure no, magari si torna a parlare di cosa veramente fu, Telekom Serbia.
Quello fu uno scandalo economico ed uno scandalo politico che l'incauto moralismo della destra tentò di trasformare in uno scandalo di tangenti, andando appresso ad improbabili personaggi. Alla sinistra il moralismo funziona, alla destra no. La ragione è genetica e strumentale, attiene alle radici del pensiero ed ai collegamenti con la magistratura. A me, comunque, pare che il moralismo di ambo le parti difetti di un ingrediente fondamentale: l'etica. Ma veniamo alla Serbia.
Nel 1997 Prodi guidava il governo, lo stesso che varò la malaprivatizzazione di Telecom. La Serbia era nelle mani di Milosevic, ed è in quelle, con pacchi di bigliettoni trasferiti rocambolescamente, che furono consegnati 878 miliardi di lire. Telecom Italia era presieduta da Guido Rossi (oh, sono sempre gli stessi!) ed amministrata da Tomasi di Vignano, poi premiato con le municipalizzare rosse. Cinque anni dopo Telekom Serbia sarà restituita al governo serbo, in cambio di 378 miliardi di lire. In cinque anni si sono persi 500 miliardi.
In quel giugno del 1997 la Telecom era ancora controllata dallo Stato italiano, mentre quello serbo era governato da un nemico dell'umanità e degli interessi occidentali. Tanto è vero che, di lì a qualche mese, previa defenestrazione di Prodi e governante D'Alema, andammo a bombardarlo, a fargli la guerra, la guerra, nell'ambito di un'azione Nato ed infischiandocene dell'Onu, che aveva miseramente fallito. Facemmo bene, e fecero bene gli statunitensi a prendere la mira ed abbattere gli impianti di Telekom Serbia. Purtroppo, però, era stato il governo Prodi a consentire che si facessero affari e si consegnassero denari al nemico. Questo è l'insuperabile scandalo politico. Il fatto che Prodi lo ricordi con  beffardo orgoglio, che speri le cose vadano nello stesso modo, ha a che vedere, lo dicevo, con l'incapacità dei suoi oppositori. Ma nel lavoro di corruzione ed oblio, non conti sulla nostra collaborazione.
2 Ottobre 2006 Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
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Piccole e medie Imprese
Come mai di fronte a imbrogli macroscopici di grosse imprese come la Telecom che con le fatture che paghiamo per il telefono è in deficit, l'Alitalia che rispetto a tutte le altre compagnie europee è in deficit, la FINANZIARIA penalizza le piccole e Medie Imprese italiane?
Dove vanno i soldi delle grosse ditte? Finanziano i partiti? Cosa che non fanno le piccole Imprese? Esperti di economia che vengono da Capri mi dicono (convegno degli industriali) che così l'Italia andrà in rovina. Dovremmo risanare subito Telecom, Alitalia, Cirio, Parmalat ed eliminare i "furbetti del quartierino" e fare un serio tentativo di risanare l'Italia. Cara Gabbanelli può farci sapere come mai le Ditte di cui sopra non hanno più soldi e dove vanno a finire?
 Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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Intercettazioni illegali e ruolo di Telecom.
Interrogazione al Ministero della Giustizia presentata dall'Onorevole Donatella Poretti deputata alla Camera della Rosa nel Pugno
Chi fa le intercettazioni per la magistratura? La polizia giudiziaria preposta), nel corso del tempo è stata sostituita da imprese private con contratti ad hoc da parte del ministero della Giustizia. Come è potuto accadere? Non si sa. Ma è evidente che sono state prodotte delle infrazioni e, ancor più grave, da parte di quel ministero che dovrebbe garantire la Giustizia nel nostro Paese. Si è ritenuto che i servizi di intercettazione e trascrizione fossero al di fuori dell'attività di polizia giudiziaria e quindi affidabili anche a terzi estranei, mediante contratti di diritto privato. Si è così formato un mercato parallelo di servizi a valore aggiunto, riservato -almeno nei fatti- ad imprese con sede e capitale esclusivamente italiano: Imprese che hanno ricevuto ingenti somme da parte del ministero della Giustizia (secondo i dati del settimanale l'Espresso, 400 milioni di euro), molto probabilmente violando la normativa vigente in materia di aiuti di Stato alle imprese. Il mancato intervento del ministero della Giustizia e della Procura Generale della Corte dei Conti di fronte a violazioni della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici di servizi (direttive europea CE 2004/17 e 2004/18), ha fatto sì che intercettazioni e trascrizioni fossero considerate, da magistrati e inquirenti, come strumenti per ricercare eventuali notizie di reato. Interpretazione in contrasto con il principio di divisione dei poteri (alla base dell'ordinamento italiano ed europeo) secondo il quale l'autorità giudiziaria non può mai procedere d'ufficio per il perseguimento di eventuali reati, ma deve attendere la relativa "notizia". E' bene ricordare che l'intercettazione è autorizzata solo come mezzo di ricerca della prova (artt. 266 e s.s C.P.P.). Con l'interrogazione al ministero della Giustizia chiedo:
1) Le misure che intende adottare sul fatto che la maggior parte delle intercettazioni sono state svolte da aziende private, in presunta violazione delle norme nazionali e comunitarie, e non dalla polizia giudiziaria.
2) Se hanno fondamento le notizie riportate dal settimanale L'Espresso di intercettazioni di soggetti legati a Telecom Italia e relativa costituzione del Centro Nazionale Autorità Giudiziaria come prototipo di un progetto più ampio.
3) Come intende perseguire quei magistrati che si sono avvalsi di queste intercettazioni nel loro ufficio.
4) Se ha provveduto a segnalare alla Corte dei Conti questi abusi che producono un giro d'affari enorme (soprattutto per Telecom Italia).
5) Se ha tenuto conto che gli importi di cui sopra non superassero la soglia comunitaria oltre la quale è obbligatorio il ricorso a procedure di gara europea.
6) Se per questi importi abbia effettuato un regolare confronto concorrenziale, in ambito europeo, per aprire questo mercato a tutte le imprese operanti sul mercato unico. Qui il testo completo dell'interrogazione: http://www.donatellaporetti.it/intg.php?id=138
On. Donatella Poretti - email d.poretti@aduc.it
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**Domande a Rossi su Tavaroli**
Il neopresidente di Telecom Italia continua a difendere Tronchetti e Buora, ma questo è un bene per la stessa Telecom?
Il neopresidente di Telecom Italia Guido Rossi, nell'audizione presso la commissione giustizia del Senato, ha sostenuto ancora la totale estraneità dei vertici aziendali dalle vicende sotto inchiesta della magistratura relative alla centrale spionistica messa su da Tavaroli e Iezzi, responsabili della security di Telecom e Pirelli, in combutta con l'investigatore privato Cipriani, regolarmente superpagato, e che anzi Telecom Italia in questa vicenda sarebbe parte lesa.
Sul fatto che Telecom da questa vicenda sia stata ampiamente danneggiata non ci sono dubbi: il danno di immagine per un'azienda così storicamente importante per gli italiani (in termini anche di rispetto della loro privacy) è enorme, quasi incalcolabile, tenendo conto anche delle spese che Telecom deve affrontare per dimostrare la propria estraneità e i rapporti incrinati con le pubbliche autorità. Alcune domande sorgono spontanee.
Telecom Italia ha denunciato Tavaroli per diffamazione, visto che insiste che era agli ordini di Tronchetti e Buora? Se non l'ha ancora fatto, perché?
Telecom ha già chiesto il risarcimento a Tavaroli dei danni inflitti all'immagine aziendale? L'auditing aziendale ha denunciato, di propria iniziativa, Tavaroli per i reati che sono emersi dalle indagini interne compiute, senza limitarsi solo a rispondere alle richieste della magistratura inquirente?
Perché Guido Rossi, sempre così severo e così caustico con il capitalismo italiano e con la classe politica, per la opacità e mancanza di trasparenza del nostro sistema economico, non prende le distanze dalle gravi negligenze e omissioni di vigilanza del management Telecom nella vicenda Tavaroli, se è vero che non erano a conoscenza di nulla? Come spiega Rossi il ritardo con cui Tavaroli è stato allontanato dal gruppo Telecom? Come spiega il fatto che sia stato coperto fino all'ultimo, nonostante emergessero irregolarità amministrative per la fatturazione delle spese? Infine, cosa ne pensa il professor Rossi delle dichiarazioni del suo predecessore e designatore Tronchetti Provera, che lo scandalo Tavaroli è solo un complotto politico ai danni di Telecom Italia?
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus  10-2006 http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5140
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Intercettazioni e diffide
di Davide Giacalone www.davidegiacalone.it - 7 Ottobre 2006 Pubblicato da Libero
Il presidente di Telecom Italia diffida formalmente dall'associare il nome dell'azienda all'attività d'intercettazione. Intimorito ne prendo atto, ma non vorrei che, prima o dopo, possa anche accusarmi d'essermi spiato da solo e, magari, decida d'inviarmi la nota spese, molto, ma molto salata. Quindi, un paio di osservazioni.
Telecom Italia, sostiene Rossi, ed ha ragione, non fa neanche le intercettazioni legali, perché si limita a collegare una sala d'ascolto, autorizzata dall'autorità giudiziaria, con l'utenza di cui il giudice ha ritenuto utile l'ascolto. Non fa una piega. Perché quest'attività, meramente tecnica, è stata sottratta alla competenza ed alla cura dell'ufficio legale per essere affidata al Cnag guidato da Giuliano Tavaroli e rientrante nella "direzione security"? La cosa non passò sotto silenzio, non fu un qualsiasi ordine di servizio mirante a razionalizzare attività secondarie, ma lo stesso Tavaroli la presentò come una sorta di rivoluzione, concentrando a Milano e sotto se stesso tutte le attività. Quali? Perché pur tacendo della progettata Super Amanda, che già per il nome induce a non prenderla troppo sul serio, ovvero tacendo il progetto di massima efficienza spionistica, rimane il fatto che se il reclamizzato Cnag era solo lo smistatore di collegamenti, forse, appare sprecata l'applicazione di uno influente come Tavaroli. Telecom Italia, sostiene Rossi, "non è strutturata per intercettare comunicazioni telefoniche". Grazie, e ci mancherebbe altro.
Il punto non è sapere se è strutturata per farlo, ma se qualcuno lo ha fatto. Della qual cosa si occupano i magistrati, e buon lavoro. Una parola, però, circa le "parti lese". Noi siamo parte lesa, continuano a ripetere, in quel di Telecom. Certo, con i soldi di Telecom e di Pirelli si sono pagate attività difficilmente annoverabili fra quelle aziendali, quindi sono parti lese. Occorre stabilire "chi" ha reso possibile e praticato una simile lesione. E sempre buon lavoro ai magistrati.
Detto questo, sembra ci siano delle persone che, per Telecom Italia, svolgevano attività spionistica. O vogliamo chiamarla d'osservazione sociale?
Può darsi che sia tutto un equivoco, che non è vero che Tavaroli era l'uomo di fiducia di Tronchetti Provera, non è vero che fu rimosso dall'incarico ed inviato in Romania quando iniziarono le indagini, non è vero che non era vero che era in Romania, ma se ne stava a Milano facendo quello che aveva sempre fatto, non è vero che ordinava lavori d'indagini a suoi amici con società private, insomma, mettiamo che non sia vero nulla di nulla. Allora perché Telecom e Pirelli hanno liquidato fatture milionarie a società d'investigazione privata? La domanda è rilevante, anche ai fini della tutela del buon nome delle aziende e degli interessi dei loro azionisti.
Non ci sono state intercettazioni telefoniche, evviva. Però pare ci siano dei dossier dedicati a diversi di noi. Pertanto, le cose starebbero così: degli uomini che lavoravano in Telecom, probabilmente all'insaputa anche di se stessi, commissionano indagini su privati cittadini, le pagano milioni, le arricchiscono con notizie provenienti da pubblici ufficiali forse corrotti, ma evitano accuratamente di utilizzare quelle relative al traffico telefonico, guardandosi bene dall'origliare alcunché.
Sì, fila perfettamente, è assolutamente credibile, non c'è dubbio, e non lo scrivo mica perché c'è la diffida!
Prima di detta diffida, per la verità, era stato Riccardo Perissich, direttore della funzione public and economic affairs and external relations, del Gruppo Telecom (alla faccia dell'italianità), a raccontare alla commissione giustizia della Camera dei Deputati che non solo dei tabulati telefonici si faceva un commercio tutt'altro che regolare, certamente incoerente con la legge, ma che "è ragionevole pensare che possa essersi trattato di un illecito intervento di un amministratore del sistema, vale a dire di uno di quei tecnici ai quali è affidato il compito di monitorare le risorse elaborative e di memoria, di allocare queste risorse alle applicazioni informatiche, di controllare il corretto uso del sistema da parte degli utilizzatori, di effettuarne la manutenzione". E che di tutto questo gli occhiuti uomini della security non si erano accorti. E lo stesso Rossi, a proposito dei tabulati, osserva: "a questo proposito non si può negare che siano emerge alcune smagliature". Il che, con ogni probabilità, lo disturba dal punto di vista estetico. Sì, insomma, quei tabulati sono usciti sia per indagini private sulle corna, sia per accertamenti con finalità meno sentimentali.
Adesso beccate il signor Dionisio Paccaglioni, tecnico di ultima fascia, addetto alla pulizia delle centrali, traditore dell'azienda ed attentatore di matrimoni.
E facciamola finita.
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Considerazioni sulla nomina di Guido Rossi alla Telecom, e sui suoi rapporti con il mondo del calcio.
Spesso, quando si affermano frasi contrarie all'opinione pubblica, si viene indicati come uomini di parte, che cercano di screditare solo per motivi personali. Però non sempre essere contrari a ciò che pensa la massa ha alla base questo. Lo dico perché, quando Guido Rossi fu nominato Commissario della FIGC, dopo un primo momento nel quale apprezzai la scelta (non conoscendolo, credevo fosse un uomo estraneo al mondo del calcio), mi resi poi conto che era stato scelto proprio per la sua appartenenza a quel mondo, ed in modo particolare ad una parte precisa. Ovviamente l'averlo detto mi ha procurato non poche critiche, ma questo non mi ha mai distolto dalla mia idea. Adesso una piccola conferma (neanche tanto piccola) l'ho avuta. La sua nomina alla Telecom lo fa tornare nell'ambito nel quale si era mosso fino a pochi mesi fa, ossia quello delle famiglie Moratti-Tronchetti Provera, azionisti di maggioranza della società calcistica che si vuole affermare come la più onesta d'Italia. Il Direttore della Gazzetta dello Sport, Carlo Verdelli, ha chiesto, dopo averlo sempre appoggiato, le dimissioni di Rossi dalla FIGC, portando ad esempio un numero infinito di conflitti di interessi che nascerebbero dal doppio ruolo. Io ne aggiungerei un altro, semmai ce ne fosse bisogno: la Telecom ha anche il monopolio delle intercettazioni in Italia, e poiché tutto il caos scatenato nel calcio italiano è partito da quello, non sarebbe quantomeno elegante che chi lo governa sia anche a capo di questa società. In ogni caso sono certo che le critiche che ho ricevuto non si fermeranno adesso, anzi magari cresceranno, ma io sono un fautore di quella massima cinese che dice: siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico. Nemici non credo di averne, né voglio il cadavere di nessuno, però la soddisfazione di vedere qualcuno ammettere i propri errori vale la pena dell'attesa.
Carlo Zazzera
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Letta e Rovati - Editoriale da Il Riformista 3 ottobre 2006
Angelo Rovati, nella sua prima intervista dopo le dimissioni da consigliere economico del premier, ieri sul Corriere della sera, dice molte cose interessanti.
E appare molto convincente quando spiega per filo e per segno la genesi e tutti i successivi passaggi della vicenda che gli è costata il posto, quella del celebre "piano artigianale" da lui elaborato su Telecom e inviato a Tronchetti - ha ribadito Rovati - senza che Prodi ne sapesse nulla. Non abbiamo alcuna intenzione di tornare sul merito di quella vicenda, da cui peraltro Rovati è uscito con grande dignità. Tuttavia le sue parole, proprio perché convincenti, suscitano una domanda: ma siamo proprio sicuri che il fatto che Prodi nulla sapesse dei molteplici contatti e delle elaborazioni del suo consigliere, tra banchieri e industriali di primissimo piano, costituisca una attenuante, non tanto per Prodi, il quale se nulla sapeva nulla poteva fare, si capisce, quanto per il governo, e più in generale per l'evoluzione che il ruolo del governo, del presidente del Consiglio e del suo staff sono andati via via assumendo, in questi anni in cui i partiti si sono andati via via consumando, fin quasi a dissolversi.
In fondo, polemiche sulle incursioni tra politica ed economia da parte di simili consiglieri, non eletti da nessuno nemmeno da un congresso di partito ce ne sono state anche in passato, e non poche. Con un'eccezione, però. Quella di Silvio Berlusconi. Potrà apparire paradossale, ma è un fatto che nella scorsa legislatura, il principale e forse unico vero "consigliere" del premier, Gianni Letta, innanzi tutto ricopriva la carica di sottosegretario di Palazzo Chigi, che è cosa diversa.
Ma soprattutto, in cinque anni di governo, mai e stato oggetto del minimo appunto, in quanto a correttezza istituzionale, nemmeno da parte dei settori più radicali dell'allora opposizione.
Si potrebbe replicare che la ragione di questa eccezione stava nell'eccezionalità del premier, il quale tutte le possibili commistioni e intrecci tra affari e politica li riuniva già, per così dire, in se stesso. Dunque lo stesso Letta, in fondo, non mancava di incontrare e consigliare importanti imprenditori del paese, per di più di aziende licenziatarie, magnati della comunicazione e via dicendo, per il solo fatto di incontrare Silvio Berlusconi. Resta però in noi il dubbio che questa paradossale eccezione, certo non positiva, nasconda un significato. E cioè che la natura monocratica patrimoniale familiare del governo Berlusconi, da un lato, e la natura poliarchica disfunzionale e vagamente anarchica del "clan" di cui ogni altro capo di un governo di coalizione sembra sentire il bisogno, dall'altro, rappresentino due diverse risposte a un unico dilemma, con cui l'Italia fa i conti almeno dal 1992.
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Abu Omar
di Oscar Giannino Il Riformista 11 ottobre 2006
Chi scrive comprende bene che viviamo in un Paese singolare. Di conseguenza, in questi giorni è stato possibile leggere che la Procura di Milano ha formalizzato le conclusioni della sua inchiesta sulle presunte responsabilità del Sismi in relazione al sequestro operato dalla Cia a Milano di Abu Omar. Siamo dunque nella fase in cui alla difesa degli indagati di cui si chiederà il rinvio a giudizio è consentito il deposito delle ultime memorie. Eppure, abbiamo letto anche che il dottor Spataro che ha coordinato l'inchiesta già afferma con certezza di avere elementi tali da "inchiodare" il generale Pollari alle sue responsabilità di servitore infedele delle istituzioni.
Da anni chi scrive afferma che si rende privo di credibilità un Paese in cui la magistratura ordinaria mette alla sbarra i servizi su operazioni come quelle che sono avvenute secondo il rapporto in materia elaborato dal Consiglio d'Europa in una quindicina di diverse nazioni del nostro continente: senza che in nessuno di essi, nemmeno dove è altissima come da noi la polemica antiamericana e anti Cia, in nessun caso la magistratura ordinaria abbia deciso essa di fare piazza pulita portando alla sbarra i servizi interni che hanno collaborato. Vedremo quel che accadrà tra pochi giorni.
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Sequestro Abu Omar Tavaroli accusa Letta: "Forse era informato"
di Guido Ruotolo La Stampa 11 ottobre 2006
"Non escludo di aver ipotizzato che, se davvero - come si diceva sui giornali - il Sismi e Marco Mancini erano personalmente coinvolti nell'episodio, dati i suoi rapporti personali con l'onorevole Letta, egli gliene abbia parlato". E ancora: "E' possibile che abbia affermato, come mera supposizione personale, che - dato che il generale Pollari si era dichiarato pubblicamente estraneo ai fatti - fosse stato in qualche modo scavalcato mediante il ricorso all'assenso diretto dell'onorevole Letta".
Ultimi scampoli di attività investigativa prima di dichiarare chiusa l'indagine sul sequestro di Abu Omar. Mercoledì scorso, Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza Telecom, viene sentito dal procuratore aggiunto di Milano Ferdinando Pomarici. Tavaroli era stato chiamato in causa dalle dichiarazioni del dirigente Telecom, Fabio Ghioni, che il 5 luglio scorso rivelò ai magistrati che il giornalista Claudio Antonelli di "Libero" (indagato per favoreggiamento nell'inchiesta sul sequestro dell'imam egiziano, insieme al suo vicedirettore Renato Farina, alias Fonte Betulla), gli raccontò di aver saputo da Tavaroli che l'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega sui Servizi, Gianni Letta, autorizzò il sequestro di Abu Omar.
Naturalmente, i magistrati di Milano hanno potuto accertare che il coinvolgimento di Letta, chiamato in causa dal giornalista Antonelli, è frutto di un grande equivoco, o meglio di supposizioni, di ipotesi, di suggerimenti che non hanno trovato conferme (lo stesso Letta ha annunciato di voler presentare una querela per diffamazione).
L'inchiesta milanese è stata oggetto di "attenzioni" e di tentativi di depistaggio molto pesanti. L'altro giorno, a Bruxelles, nel corso della sua audizione alla commissione d'inchiesta sui voli Cia, il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, confermò agli europarlamentari l'esistenza di "falsi documenti preparati dal Sismi".
E proprio a Bruxelles, in marzo, il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, negando di aver saputo alcunché sul sequestro di Abu Omar se non dopo due, tre giorni dopo la scomparsa dell'imam egiziano, fece sua l'ipotesi che Abu Omar la mattina del 17 febbraio 2003 lasciò casa con i documenti, come se volesse volontariamente allontanarsi.
"Un funzionario del mio servizio - disse Pollari agli europarlamentari a proposito di Abu Omar - ha appreso la notizia qualche giorno dopo la scomparsa perché un alto dignitario musulmano l'ha avvicinato facendogli sapere che la famiglia dell'imam era preoccupata perché non lo vedevano più da qualche giorno.
Questo funzionario gli ha consigliato di rivolgersi alla polizia per denunciarne la scomparsa e il dignitario gli ha risposto che la famiglia si era rivolta a lui perché era una questione particolare. L'imam aveva l'abitudine di uscire di casa con le fotocopie dei suoi documenti ma quel giorno se ne era uscito con gli originali, forse era stata sua intenzione sparire". Gli sviluppi dell'inchiesta milanese hanno smentito Pollari almeno sul fatto che non sapesse nulla prima del sequestro. Tra le carte depositate, in vista della chiusura delle indagini, c'è l'interrogatorio di Adamo Bove, funzionario della Tim Mobile morto suicida il 21 luglio. A Spataro spiegò i rapporti della Tim coi servizi segreti: "Natura esclusivamente commerciale, nel senso che tali enti sono nostri clienti a tutti gli effetti e noi curiamo, a loro richiesta, tutte le forniture di servizi di telecomunicazione mobile, comprese le carte prepagate". L'inchiesta ha rivelato che molti indagati utilizzavano schede Tim intestate a persone inconsapevoli.
Un ruolo importante nell'inchiesta l'ha avuto proprio Bove.
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Abu Omar ecco le carte segrete tra il governo il SISMI e la procura di Milano
di Carlo Bonini La Repubblica 12 ottobre 2006
Sei lettere, con classifica "riservato", documentano la copertura offerta al Sismi dal vecchio e dal nuovo governo nell'affare Abu Omar. Portano la firma dell'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, del direttore del Sismi Nicolò Pollari, del presidente del consiglio Romano Prodi e del suo ministro della difesa Arturo Parisi.
Il carteggio (agli atti dell'inchiesta milanese) ha un identico destinatario, la Procura della repubblica di Milano, e copre un anno esatto: luglio 2005 - luglio 2006.
Nell'arco di questi dodici mesi, in una sequenza che i documenti rendono nitida, il direttore del Servizio ora mente, ora omette.
La maggioranza politica di ieri (centro-destra) e quella di oggi (centro-sinistra) prima negano l'esistenza del segreto di Stato, quindi lo restituiscono a nuova vita. Accreditandolo in una chiave tanto generica quanto macroscopica che consenta di celare sostanza e dettaglio delle mosse compiute dal direttore del nostro controspionaggio militare e la consapevolezza che ne ha avuto nel tempo Palazzo Chigi.
Luglio 2005. L'inchiesta "Abu Omar" ha ancora un solo fuoco. La magistratura milanese ha individuato sulla scena del sequestro soltanto 19 agenti della Cia.
Ne ha ordinato inutilmente la cattura e chiede al Sismi se abbia mai avuto cognizione della presenza sul territorio italiano di qualcuno di questi signori tra l'ottobre 2002 e la fine del marzo 2003. La risposta di Pollari, il 12 luglio, è un compendio cavilloso di squisita quanto vuota cortesia: "Signor Procuratore, Le assicuro sin d'ora che il Servizio corrisponderà con il consueto rigore e nello spirito di costante, piena e trasparente collaborazione. (...) Sono pronto a confermarLe che sarà mia personale cura non solo conferire il più vigoroso impulso agli accertamenti richiesti, che saranno condotti con assoluto scrupolo e massima tempestività, ma altresì attivare, con altrettanto intensa disponibilità e solerzia, le sedi proprie".
Il 26 luglio se ne ha una prima dimostrazione. Degli uomini di Langley di cui chiede la Procura di Milano, il Sismi dice di non sapere nulla, con la sola eccezione di "Robert Lady, in Italia dal 2 settembre 2000" e "Betnie Medero, in Italia dal 16 ottobre 2001". Scrive Pollari: "Segnalo che non esistono accordi o protocolli con la Cia statunitense in base ai quali essa sia tenuta a comunicare a questo Servizio o ad accreditare la presenza sul territorio dello Stato di personale dalla medesima dipendente". Il nostro controspionaggio, insomma, degli agenti Cia in Italia nulla sa. Omette di indicare persino ciò che ormai è finito sulle prime pagine dei giornali.
Che Robert Seldon Lady è stato capo-centro della Cia a Milano. Tutto ciò che Pollari ritiene di dover dire è che Lady risulta "In Italia dal 2 settembre 2000".
Il 5 novembre 2005, la Procura ci riprova. Sollecita Pollari a fornire informazioni su cinque cittadini statunitensi. Tra loro, "Jeff Castelli, generalità complete non conosciute, addetto fino al 2003 all'ambasciata Usa quale consigliere per la pianificazione". Negli apparati di sicurezza italiani, Jeff Castelli non è esattamente uno sconosciuto. E' stato il responsabile della Cia in Italia fino all'estate del 2003. Pollari - come documenterà l'inchiesta di Milano - non solo lo conosce personalmente, ma dalle sue mani, nell'autunno 2002, ha ricevuto la lista dei 12 sospetti che Langley intende "rimuovere" con la collaborazione del Servizio (tra loro, Abu Omar).
Ebbene, il 19 dicembre 2005, ecco cosa scrive il generale: "Comunico anzitutto che, in relazione al sequestro in danno di Abu Omar, dalle verifiche svolte è emerso che il Sismi non ha intrattenuto rapporti o scambiato documenti con personale della Cia, anche in epoca successiva a tale evento. (...) In particolare, e per quanto ostensibile, si comunica che Jeffrey W. Castelli è nato a Fukukoa (Giappone) il 5 maggio 1955. Accreditato presso l'ambasciata Usa con la qualifica dichiarata di Consigliere, giunto in Italia l'1 settembre 1999, risulta aver lasciato l'incarico in data non anteriore il 20 luglio 2003". Le informazioni su Castelli sono innocue, scaricabili da Internet. La menzogna sui rapporti con la Cia in merito al sequestro di Abu Omar è addirittura macroscopica. Ma, del resto, Pollari appare autorizzato politicamente a mentire.
Tre settimane prima, l'11 novembre 2005, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha scritto al procuratore di Milano, Manlio Claudio Minale, una nota riservata di una cartella, che, chiosa, "è da considerarsi di vietata divulgazione ai sensi della normativa vigente". Si legge: "Il Direttore del Sismi mi ha informato delle richieste formulategli da codesta Procura (...) Ho asseverato i pregressi contegni formali dell'Alto Funzionario, accogliendo la sua richiesta di fornire gli elementi di informazione richiesti. Analoga autorizzazione ho accordato in questa circostanza, nella responsabile, consapevole certezza che il Governo ed il Sismi sono del tutto e sotto ogni profilo estranei rispetto a qualsivoglia risvolto riconducibile al sequestro in danno di Abu Omar". Non esiste dunque alcun segreto di Stato.
Non esiste alcuna responsabilità. Governo e Servizio nulla sanno e nulla hanno mai saputo del sequestro dell'imam.
Quel che accade tra il dicembre 2005 e il luglio 2006 rende la menzogna non più decentemente sostenibile. Ma, in assoluta continuità con il precedente governo, Palazzo Chigi e il ministero della Difesa escogitano lo strumento che deve chiudere la strada all'accertamento delle responsabilità politiche e proteggere dal processo il direttore del Sismi. Viene resuscitato il segreto di Stato. In modo obliquo, non potendo essere opposto lì dove se ne era negata l'esistenza (il sequestro dell'imam e le sue circostanze).
Il 26 luglio scorso, una nota riservata del presidente del Consiglio Romano Prodi, informa la Procura di Milano che "in relazione a documenti, informative o atti relativi alla pratica delle cosiddette renditions" ("consegne straordinarie") "risulta apposto il segreto di Stato dal precedente Presidente del Consiglio dei ministri" e "non sussistono, nell'attuale contesto, le condizioni per rimuoverlo".
Il giorno successivo, il 27 luglio, il ministro della Difesa Arturo Parisi chiude definitivamente la porta, con piena condivisione politica: "Sentito il Presidente del Consiglio, che in data di ieri ha disposto codesto Ufficio confermando il segreto di Stato, questo Ministro della Difesa, conformemente a tale decisione, che condivide, è vincolato al medesimo segreto di Stato e per le medesime ragioni esposte dal Presidente del Consiglio".
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