In Primo Piano
Lettere e Commenti - Articoli correlati di Tolardo - Manfredi - Poretti - Giacalone
*da Telecom al Sismi ad Arcore - al Porto delle Nebbie di Roma - tutto si tiene*
col Supersonico «iter» delle denunce «neutralizzate» da uffici della Procura di Roma
Centomila utenti lasciano Telecom ogni mese. Perché c'è questo esodo di massa?
Mappa geografica della postazione di Arcore
******
«Gli spioni della Telecom in combutta congli spioni del Sismi sono lo specchio dell'Italia intercettata, pedinata e ricattata da strutture delinquenziali e, solo ora,
si apprende di un complotto maturato all'ombra dei Servizi segreti di Stato, probabilmente in sinergia con l'altro sviluppatosi negli anfratti del colosso telefonico, la cui «Security», era in balia delle mani sporche e rapaci di Cipriani, Tavaroli ed altri della banda degli spioni di Telecom-Pirelli. - Quel «Probabilmente in sinergia con il complotto sviluppatosi negli anfratti del colosso telefonico» - lo scrivono i giornalisti per «ovvi motivi» mentre la gente comune e gli intercettati lo intuiscono da tempo.
Dall'Ufficio riservato di Manipolazione e Disinformazione scoperto in via Nazionale a Roma, lo spionaggio del Sismi attraverso le intercettazioni illegali telefoniche e telematiche, metteva a punto misteriosi «programmi di neutralizzazione» e costruiva falsi dossier proponendosi così, con interventi «traumatici», di disarticolare e colpire gli oppositori dei governi di centrodestra e centrosinistra. Ma questi «interventi traumatici» in cosa consistevano?
Nel colpire, disarticolare, rompere l'ordine costituito che è ciò che si propone di fare ogni golpe di Stato. Non a caso, quindi, e ce n'è voluta di insistenza dico io, solo da qualche tempo, vengono evocati, Ciampi compreso, l'affaire Sifar e la loggia P2. Due tra gli storici tentativi di golpe di Stato avvenuti in Italia».
E' questo il succo di quanto scrivono i quotidiani. Ma a tutto ciò va aggiunta l'opera, di cui stampa e Tv, politici, Copaco e Presidente del Consiglio dei Ministri che gridano allo scandalo di una «democrazia minacciata da una sorta di nuova P2», ma che finora si son guardati bene dall'indagare, e dal renderle pubbliche, sono le sospette quanto inquietanti «sparizioni» e «archiviazioni», operate a tempi di record, a marce forzate e manu militari, di intere pratiche inerenti denunce inoltrate da intercettati alla Polizia postale e alla Procura della Repubblica di Roma. Procura detta anche «il Porto delle Nebbie di Roma».
Uno degli esempi, documentabile, datato, preciso e particolareggiato di tale allarmante combinato-disposto, lo fornisce il lettore MD'A che tra l'altro scrive:
«In data 5 Luglio 2005, ho presentato alla Polizia postale di Roma, Distretto di Trastevere e nella persona del funzionario Volacchia, la denuncia per abusi, intrusioni e intercettazioni telefoniche e telematiche. La denuncia, comprendente oltre 80 fogli illustrativi delle illegalità da me subite durante i collegamenti effettuati con Telecom Italia, è stata munita della seguente formula "In caso di archiviazione della denuncia chiedo di essere avvisato secondo quanto stabilisce l'Art. 408 C.P.P.".
Ulteriormente, in data 28 Luglio 2005 ho consegnato ai medesimi funzionari la dichiarazione del tecnico del pc inerente il perfetto funzionamento e settaggio del mio software fire-wall. Il tecnico viene chiamato dalla Polizia postale, viene sentito dai medesimi funzionari e conferma quanto da me dichiarato. Di li' a pochi giorni, il mio legale presenta la denuncia alla Procura della Repubblica che deve fissare una prima udienza ma, a distanza di un anno e tre mesi, viene a sapere che, primo, all'ufficio di smistamento delle pratiche della denuncia inoltrata sia dalla Polizia postale che dal mio legale non ne sanno assolutamente nulla, poi, dopo qualche giorno, gli viene detto che la denuncia è stata archiviata dopo meno di 15 giorni dalla presentazione!....
Laddove nei Tribunali d'Italia occorrono, almeno, otto mesi perchè una denuncia o una causa vengano assegnate e esaminate dal giudice, alla mia è stato assegnato un "canale privilegiato", tanto privilegiato, da indurre l'ufficio competente ad evaderla, assegnarla al giudice, il giudice ad esaminarla, studiare le oltre 80 documentazioni allegate, nominare l'esperto telematico che a sua volta esaminasse gli 80 allegati il tutto nei tempi record e supersonici di meno di 15 giorni.
E la denuncia inoltratavi d'ufficio dalla Polizia postale? ha chiesto il mio legale. Quale denuncia della Polizia postale? Non ci è mai pervenuta, rispondono in Procura».
Come la mettiamo, allora?
La mettiamo che da Telecom - al Sismi - ad Arcore - a Palazzo Chigi - al Porto delle Nebbie di Roma - tutto si tiene anche con il supersonico «iter» sparitorio di certe denunce presentate a certi uffici della Procura di Roma. Al Porto delle Nebbie, appunto. 
                Giuliana D'Olcese quota rosa di internet
                   19 Articoli correlati su 
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
<Lettere e Commenti>
*Si indaghi su quel giudice*.
Gent.ma Giuliana D'Olcese quota rosa di internet, le scrivo per dimostrare la mia approvazione e il mio sostegno per i contenuti degli articoli che gentilmente mi vengono inviati e ritengo che sia un lavoro di informazione interessante ed utile per la società in genere.
Buon lavoro e ancora grazie Danilo Geom. Giuramento
-----
Grazie a La Stampa e a Paolo Colonnello per avere menzionato "er Triangolo de le zzozzerie". gd'o
------
*Si indaghi su quel giudice*
Il problema è che Telecom (o meglio una parte di essa) è ovviamente un pezzo delle istituzioni a cui ti sei rivolta e, è cosa nota, le istituzioni non si pestano mai i piedi l'una con l'altra. Si scarica il barile, si accusa l'ultimissima ruota del carro, possibilmente quella più fuori possibile dal giro...
Ricordati che, male che vada, per questi putribondi figuri organizzati, c'è il buon vecchio segreto di stato che permette di superare ogni ostacolo e portare nel pieno della nebbia anche l'evento più eclatante. Figurati una denuncia! E' amaro ma è così, purtroppo, penso che anche il buon Adamo Bove lo abbia capito e per quello abbia compiuto il gesto sempre se non è stato suicidato, ovviamente. Nelle mie (ig)note vicende, pensa, due persone coinvolte, sono addirittura morte nello stesso giorno e nella stessa ora. L'Italia è veramente un gran paese... Saluti Gilberto Coen
------
Hai ragione che bisogna fare le pulci anche alla magistratura,
ma dopo, quando si è fatto un po' d'ordine e pulizia altrove. I magistrati sono nostri alleati e sono in buona parte onesti, almeno quelli che ho avuto modo di conoscere di persona o tramite giornali. La procura di Roma ha fatto anche qualcosa di buono per la tutela del risparmio, quello che Beppe Grillo con la sua share action non può fare obbiettivamente. Ci sono alcune istituzioni da oliare un po' ma restano pezzi fondamentali di uno stato democratico e liberale tra questi:
Sindacati-Una chiavica, non funzionano, sono una merdaccia ma al momento non vedo altra rappresentanza dei lavoratori
Magistratura-Una uallera con i processi pluriennali o a morte di Papa. Parlamento-Lasciamo perdere...............
Paolo
------
Giustizia e corporativismo. Quando scrivo di come e perché la giustizia italiana è in ginocchio, molti s'adirano.
Me ne compiaccio ed insisto. Le aziende che forniscono servizi informatici alla giustizia si fermeranno, stufe di lavorare senza essere pagate. Mancano i soldi, si dice, e per commuovere il volgo si raccontano lacrimevoli storie di poveri magistrati costretti a comperare (per pochi euro) le pen drive su cui memorizzare i dati.
Oppure di quelli straziati per dovere anticipare i soldi necessari a mettere la benzina nelle auto di servizio. Ah, ci vorrebbe la penna di un Dickens per documentare tanto dolore. La mia è buona si è no a fare il conto della serva, ed il risultato fa piangere, sì, ma di rabbia. La giustizia italiana costa troppo perché funziona malissimo. Impiega dieci anni a far cose per le quali sarebbero abbondanti dieci mesi. Pagate per dieci anni la gente e le strutture e ditemi mai se i conti possono tornare!
Negli uffici giudiziari ho incontrato addetti al computer che non avevano il computer, o che lo avevano, ma senza programmi. Pagate anche loro.
Dopo averli pagati scoprite che i computer, quelli veri, non li sanno far funzionare, le stampanti si sfasciano perché ci danno le pedate anziché metterci l'inchiostro e, quindi, si passa a pagare anche le manutenzioni esterne. E veniamo alle auto. Proteggere i magistrati che indagano o giudicano organizzazioni sanguinarie è doveroso. Scarrozzare, con scorta, i capi ufficio che corrono l'unico rischio di non trovare un taxi, invece, è uno spreco. Un imprenditore incapace rischia di fallire, un lavoratore di essere licenziato, un magistrato al massimo, se proprio gli dice male, di essere trasferito, così va a far danno altrove. La chiamano "indipendenza" e guai a toccarla.
La spesa della giustizia italiana è in gran parte (come per la scuola) spesa per il personale. Abbiamo più magistrati per abitante della media europea, ma la giustizia peggiore. Provate a toccare il portafoglio, la carriera, i privilegi o le vacanze della corporazione togata, succede un finimondo. E la politica, vera colpevole, s'inginocchia. Chi per timore, chi per paura, chi per ignavia. E a me dicono: si deve avere rispetto per la giustizia. Giusto, se mi dite dove si trova, corro a porgere i miei rispetti.
 Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
-----
Stimatissimi amici lavoriamo insieme!
Solo chi può aggirare la "legge sulla privacy" può sostenerla. Gli attuali mezzi tecnologici consentono a milioni di dipendenti di apparati pubblici (stato, regioni, province, comuni oltre a molti enti statali INPS, INAIL, Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri) e privati (banche, giornali, Tv, radio, Telecom, Wind, Vodafone, assicurazioni, grande distribuzione) di avere informazioni su tutto e su tutti. Così oggi ciascuno può divulgare gratuitamente o a pagamento notizie su chicchessia.
Meglio liberarci di una "legge sulla privacy" che tutela solo i poteri forti che comunque queste notizie riservate possono conoscerle quando vogliono.
Meglio che ciascuno possa sapere tutto di tutti e la verità trionfi affinché ciascuno non abbia più niente da nascondere nell'interesse di tutti.
Stefano
------
È una privacy per potenti, ha scritto Pier Luigi Tolardo su ZeusNews.it  http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5167 :
La privacy dei potenti e la gente comune. Ogni giorno la gente comune subisce mille violazioni della privacy ma lo scandalo è solo per i potenti.
(...) In Italia in questi anni non si è mai parlato tanto di privacy e le violazioni alla privacy non sono cresciute mai così tanto. Ma qui non abbiamo un Congresso Usa che mette al bando il marketing telefonico, oppure un Bush che introduce la galera per gli spammatori. Le leggi draconiane che in quel Paese colpiscono la libertà delle imprese, quando ledono la privacy dei cittadini, non sono molto ammirate dai nostri economisti, pure innamorati pazzi della deregulation americana. In Italia la classe politica si preoccupa, scandalizza, sconcerta, indigna e chiede misure esemplari solo quando ad essere colpita è la loro privacy, quella di lor signori. Se per esempio si trova una cimice sotto la scrivania di Berlusconi oppure si sbircia il conto in banca di Prodi, o li si tampona per sapere se sono drogati. È una privacy per potenti, che pure sono sempre in tv e si compiacciono di dirci cosa cantano, la marca dei calzini, di apparire al timone di barche o in feste mondane, che parlano dei loro bagni e di chi vorrebbero o non vorrebbero trovarci dentro. Per questo i temi veri, autentici, della democrazia, sollevati da vicende inquietanti come il caso Tavaroli non sono avvertite, ma snobbate dall'opinione pubblica, perché si confondono con una volontà di impunità e di reticenza più o meno mafiosa che la classe politica rivendica per se'. Anche questo è un pericoloso segno dello scollamento tra classe politica e cittadini. In Italia la classe politica si preoccupa, scandalizza, sconcerta, indigna e chiede misure esemplari solo quando ad essere colpita è la loro privacy, quella di lor signori. (...).
-----
Commento all'articolo La privacy dei potenti e la gente comune
ioSOLOio Dio qualunque
Diverso il modo di pensare e reagire della società stessa io ritengo sia un fardello che ci portiamo appresso per l'italianissima abitudine di far spallucce.
Alla lunga chi esercita il potere o semplicemente chi può ne approfitta sempre più. Non è che i ladroni, i corrotti, i drogati, ecc. ecc. li abbiamo solo noi eh.
Ci mancherebbe. La differenza sostanziale che vedo altrove è che quando appunto altrove vengono pizzicati è cosa scontata che se ne vadano, si dimettano, paghino.
Da noi no. E' diverso il modo di pensare e reagire della società stessa. Gli americani con tutti i loro difetti hanno però un concetto differente di "trasparenza" se sei bravo rubi ma se l'opinione pubblica ti scopre sei finito. C'è il caso emblematico di una nota manager nonchè proprietaria di un vero impero finanziario finita nei guai -galera più multe più fatta fuori dal CdA della SUA società - per un peccatuccio di insider trading da 100 mila dollari. Per non parlare degli scandali finanziari legati ai fallimenti di grandi società. Sono successi prima da loro che da noi ma andate a vedere come hanno reagito da loro rispetto ai nostri Parmalat, Cirio, ecc. Idem per un Giudice Federale cacciato per non aver pagato correttamente gli alimenti alla donna di servizio, analogamente a quanto successo di recente in Svezia.
Forse addirittura esagerato... ma da il senso del "giusto". La giustizia sociale consiste anche nel punire chi ruba tanto più se è un amministratore della cosa pubblica Invece mediamente noi li eleggiamo in Parlamento, li promuoviamo, li premiamo.
------
*Tutto si tiene tra Telecom Sismi Arcore e...*
Anche qui a Vicenza ne capitano delle belle. Te ne racconto una. Qui c'è un personaggio, tale Rosario Poidimani (un noto truffatore già conosciuto per altre vicende in passato) che si spaccia da erede al trono del Portogallo. E' un falso evidente, tra l'altro anche osteggiato dal vero principe che però non riesce a spegnere l'attività truffaldina del buon Poidimani. Allora nasce a Vicenza una "reggia" cosparsa di cartelli dell'ONU (tribunali, commissioni eccetera) tutti assolutamente falsi e inoltre una pletora di persone si getta a donazioni cospicue pur di diventare ciambellano, visconte, marchese, eccetera... una bufala degna dei migliori film di Totò!!!
Se lo facessi io, dopo trenta secondi sarei al fresco, però questo personaggio invece opera assolutamente impunito, come se ci fosse qualcuno di istituzionale interessato a tenere aperta questa simpatica truffa!!!
Un giorno leggo il giornale e, incredibile, leggo che a Poidimani hanno sequestrato i vari siti inerenti le sue truffaldine attività. Incredibile!!! Ma allora la giustizia funziona davvero! Leggo tra l'altro "Sequestrati i suoi siti internet"... mi dico: "peccato! non li avevo visti tutti" e così entro in internet ma... i siti ci sono tutti e non c'era alcun sequestro. Anzi, su wikipedia si trova di tutto e di più (ovviamente tutto ciò che serve a sostenere la truffa). Ora peraltro il sequestro è stato revocato e sul giornale hanno scritto che il dissequestro era d'obbligo... segue tanto di intervista del Poidimani, contento che tutto sia stato chiarito! Nota bene che anni fa il Rosario Poidimani era riuscito ad infilarsi realmente nell'ONU, grazie a qualche personaggio non meglio identificato ma poi, grazie ad una giornalista vicentina che gli stava perennemente alle calcagna, l'ONU aveva ricevuto il certificato dei carichi pendenti del Poidimani e in fretta e furia lo aveva allontanato, e con lui i funzionari coinvolti. Nota bene che il Poidimani seguiva lo smaltimento del materiale nucleare dell'est, quindi figurati che storia scellerata ha messo in piedi e figurati anche il tipo di aderenze.....
Bene, ti passo gli URL dei siti di Poidimani.... buon divertimento.... Salutiiii Daniela Sposin
------
Annullare la nuova Legge sulle Rassegne stampa. Sì, quella legge va stoppata.
Questa ennesima legge scandalo del governicchio Prodi è veramente un grave attentato alla normale circolazione del sapere e delle idee.
E la legge va stoppata. In questo governo una ne pensano e cento ne fanno di cazzate.
Gliuliana D'Olcese
-----
Domanda: Tappandosi il naso e le orecchie cosa hai votato alle ultime elezioni? Critichi tutti quanti!
Anche per colpa tua ci troviamo in questa situazione? O non hai nessuna colpa e fai benissimo a mettere a nudo tutte le coglionate, però io vorrei che dopo tutto quello che si enuncia si arrivasse a qualche punto di scontro frontale. Perchè mi sa che i veri coglioni siamo noi sudditi che ci lamentiamo (e va bene) ma non ci agitiamo per far cambiare definitivamente il marcio. Un abbraccio Pablo da Petrasanta
------
Tuo padre che era giornalista sarebbe contento di festeggiare la libertà di stampa.
Speriamo che istituiscano tale festeggiamento, sia per loro, che per noi lettori.
Ciao Giò Avanzo
------
Telecom, Prodi e tutti i politici
Quando manca l'onestà e il senso del comune non esistono soluzioni. Gli Italiani sono un popolo di qualunquisti spesso disonesti che guardano a coltivare solo il loro orticello e pronti a scendere in piazza solo quando sono in gioco gli interessi personali. Credo fermamente che i politici (di qualsiasi colore) rappresentino la maggioranza degli Italiani (non tutti) e che l'Italia abbia il governo che si merita. Sto pensando seriamente di trasferirmi all'estero...
Il Don Chisciotte contro i Mulini a Vento lo faccio fare a chi ne ha voglia. Non vedo attorno a me gente che merita uno sforzo in tal senso, ma solo egoisti egocentrici qualunquisti e ipocriti. La Spagna non è un paese sconosciuto, lo conosco bene, e gli Spagnoli sono assai migliori degli Italiani.
Almeno in Spagna hanno una coscienza sociale (forse perché in televisione si fa cultura e non solo reality, soap operas, telenovele, tette e culi).
Cordialmente Paolo Rossini
-----
Hai ragionissimo però meglio lottare un po' che andare in un paese sconosciuto. E se pure la' te lo mettono in quel posto? (,-)
Però sì, hai ragione, la Spagna è cento anni avanti a noi italiani, e gli spagnoli sono fieri, mica come noi cagoni e vigliacchi di mmerda come "faccia ggialluta"...
-----
E' rispettata la privacy dei nostri conti bancari e postali? Non credo!
Come non lo fu quando, anni fa il Ministro dell'Economia di allora, Giuliano Amato, requisì abusivamente una percentuale dei soldi che avevamo sul ns conto.
Penso che l'Economia si debba sanare sanando gli SPRECHI, che qui in Campania sono abominevoli e pazzeschi (e noi paghiamo anche la Tassa sulla spazzatura!!) sanando quanto non pagano i Camorristi, i Mafiosi che portano pure i soldi all'estero. Prego il Garante della Privacy di intervenire: preghiamolo TUTTI!! garante@garanteprivacy.it Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
------
Scusa Giuliana, ma il nostro caro Silvio ha detto che l'é tutta una bufala.... come la mettiamo allora?
Mitridate
-----
Eh...........  sì.... l'è propri una bufala...... Ma fusse ca fusse iddu na' gran Bufolona la nostra Berluscona?
Li ricevi sempre i miei sturzilli? (,-)
-----
I tuoi sturzilli? Certo che li ricevo sempre, un pacco me ne é arrivato ierlaltro, li ho distribuiti anche agli amici hehehehe
Io sò maligno assai... ergo... penso che le "spiate" son state fatte ad hoc anche ai suoi "pargoli" e cumparuzzi, acciocché si dicesse che l'é na bufala, in alternanza, che iddu potesse dire "io non c'entro pure ammia sò stato spiatu". Ke ne disci?
Mitridate
<<Articoli correlati>>
Spioni d'Italia
Così anche la faccenda degli spioni finisce in un indecente guazzabuglio. C'erano quelli che lavoravano per conto della Telecom, che schedavano amici, nemici e dipendenti, che li pedinavano, che li dossieravano ma che, a sentire Rossi, si guardavano bene dall'ascoltarne le telefonate (?!). Fatturavano il tutto a Telecom Italia od a Pirelli, che sono parti lese, anche perché amministrate da chi non fu capace di capire. Mah. Comunque, per quelli è in corso un'indagine penale, che si trascina, come al solito, per anni. Poi, per anni, si faranno i processi, al termine dei quali, ove mai vi siano delle condanne, si scomputeranno gli indulti e buona notte al secchio.
Di quegli spioni, però, neanche si parlò nel corso del dibattito parlamentare su Telecom. Adesso ci sono quelli che entravano nella banca dati dell'Anagrafe Fiscale, che avrebbero osservato Prodi per ben 128 volte e da qui deriva un grande scandalo, un attentato alla democrazia e così via iperboleggiando. Lo scandalo c'è.
È gravissimo e consiste nella già avvenuta dimostrazione, senza bisogno di ulteriori elementi, che le banche dati sono dei colabrodo.
Noi abbiamo, in Italia, anche un garante della privacy, ma sono le banche dati dello Stato ad essere penetrabili. Impongono regimi onerosi e faticosi a chi ha archivi con i dati dei clienti, ma poi le notizie fuggono dal cuore dello Stato. Questo è lo scandalo. Mentre, in questo caso, lo spionaggio non c'entra niente perché i dati contenuti in quell'anagrafe sono dati noti, benché non pubblici. Quante case possiedo, quanti conti correnti sono a me intestati sono dati noti, anche se non (e giustamente) di dominio pubblico, e questo vale anche per la mia dichiarazione dei redditi. Mentre se ho proprietà nascoste, se ho conti cifrati, quelli non compaiono nell'anagrafe, quindi è inutile consultarla.
E veniamo alle donazioni fatte da Prodi ai suoi figli. Oggi, scoppiato lo scandalo, si dice: quelle notizie erano sospette, la speculazione politica fu indecente.
Ma neanche per idea, in quel caso il centro del problema era del tutto diverso: un leader politico che proponeva la reintroduzione della tassa di successione aveva provveduto in anticipo a non lasciare eredità ed a donare i propri beni a quelli che sarebbero stati gli eredi. Come Prodi lo fece tanta altra gente, e basterà guardare i repertori notarili per rendersene conto. La differenza stava nel fatto che Prodi "proponeva" la tassa, mentre gli altri non volevano subirla. Nessuno, in quel caso, ha fatto nulla di illecito, ma il rilievo politico e civile della contraddizione è così evidente da non richiedere di essere ulteriormente argomentato.
L'indagine sulla scandalosa permeabilità dell'Anagrafe Tributaria nasce da un esposto di Vincenzo Visco, che ha fatto bene a presentarlo.
La domanda è: in quali condizioni versano le altre banche dati dello Stato, talune delle quali archiviano dati ben più sensibili di quelli relativi ai cittadini che pagano le tasse e dichiarano le proprietà? Si attende risposta, possibilmente seria.
 Davide Giacalone  www.davidegiacalone.it
******
Telecom e l'affarismo brasiliano
I lettori de Il Grande Intrigo sono fra i pochi a sapere delle prodezze di Telecom Italia in Brasile, e ne sanno più dei controllori. Ora arriva la conferma che avevamo visto giusto, che avevamo ragione, il che autorizza qualche curiosità (Telecom Italia, lo ricordo, è quotata, quindi raccoglie il denaro dei risparmiatori).
Non c'è nulla di tecnico, nulla di complicato, seguite queste poche righe. In Italia si da il felice annuncio che l'Anatel (autorità di controllo brasiliana) ha dato il "via libera" a Telecom Italia. Bella cosa. Però ha dato loro ragione solo perché hanno riconosciuto di avere torto. Sono anni che si combatte una battaglia feroce, a colpi di spie e di cause, coinvolgendo personaggi a dir poco discutibili e pagandoli con pacchi di soldi in contante, perché Telecom pretendeva di avere il comando di Brasil Telecom. Contemporaneamente lanciava, in concorrenza con la BT, di cui è socia, Tim Brasil. Non solo era contro le leggi brasiliane, ma era una visibile dissennatezza, visto che moltiplicava i costi. Delle due l'una, ragionavo: o si esce da BT, vendendo la quota, o si cerca di valorizzare le sinergie. Loro preferirono la guerra a tutto ed a tutti.
Dopo avere dilapidato una montagna di quattrini, adesso Telecom Italia dice: vendiamo sia la quota in BT che la Tim Brasil. Le autorità brasiliane rispondono: un accidente, perché quelle due cose sono incompatibili, quindi prima risolvete il problema e poi vendete (questa è la causa della marcia indietro di Rossi, non le solite fanfaluche strategiche). Allora Telecom, ora giustamente, prende la partecipazione in BT e la mette nelle mani di un trust inglese, governato da Credit Suisse.
L'Anatel da il via libera ed alla fine della grande guerra gli italiani non contano più un accidente. Un bel successo. on è finita, restano i morti e le macerie.
Quando qualcuno metterà gli occhi dentro la guerra brasiliana scoprirà quello che non ho potuto scrivere, e sarà magari la magistratura brasiliana a fare quello che da noi si evita accuratamente e da anni. Cirio, Parmalat e Telecom Italia hanno usato il Brasile per spendere troppo ed incassare un fico secco. Telecom Italia ha speso per non acquistare ed ha volutamente ignorato quel che oggi ammette. Si vorrebbero conoscere la ragione ed i responsabili.
Davide Giacalone http://www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
********
Centomila utenti lasciano Telecom ogni mese. Perché c'è questo esodo di massa?
I debiti di Tronchetti Provera hanno peggiorato la qualità del servizio. Telecom Italia è l'unico gestore telefonico europeo che ha destinato più del 90% degli utili degli ultimi anni ai dividendi; è anche l'unico gestore che ha dato superdividendi ed è il gestore telefonico con il tasso di redditività più alto d'Europa. Si è puntato al massimo a ridurre i costi e aumentare i ricavi per permettere all'azionista di maggioranza, l'Olimpia di Benetton e di Tronchetti Provera, di pagare gli interessi sul fortissimo debito dovuto all'Opa e poi all'acquisto di Tim. Ma ci sono riflessi sulle condizioni generali di Telecom Italia, sul suo sviluppo, sul mantenimento delle quote di mercato e sul rapporto con i suo clienti. Il riflesso più evidente è che ogni mese 100.000 clienti abbandonano Telecom per un altro gestore telefonico.
Perché c'è questo esodo di massa?
Il problema non è solo il livello delle tariffe anche se Telecom ha abbassato le sue con ritardo, per il debito. Il motivo sta nel degrado del servizio senza precedenti: gravissimi ritardi nell'attivazione dei nuovi impianti, nei traslochi di linea, nelle riparazioni dei guasti, soprattutto per le utenze affari che con il telefono e l'Adsl ci lavorano e vivono, attese snervanti ai numeri dell'assistenza clienti, operatori non aggiornati, rimborsi che non avvengono mai o con grave ritardo, sospensioni del servizio al minimo ritardo. Rispetto agli anni della Sip, il peggioramento della qualità è notevole a causa dell'utilizzo di call center in outsourcing, di appalti nella manutenzione, di riduzioni di personale. E ancora: attivazioni di servizi abusive a milioni di clienti non richieste, prodotti-bufala come cordless o videotelefoni che non si riescono a restituire, la vicenda dei dialer, cioè le chiamate truffaldine a numeri speciali che è stata un tormentone per anni per centinaia di migliaia di utenti, i rincari del servizio elenco abbonati. Gli stessi ritardi nella copertura dell'Adsl hanno un effetto negativo sull'immagine dell'azienda. Alla fine l'unico elemento che giustifichi il pagamento del canone, che penalizza gli abbonati rispetto agli altri, è una forte "customer satisfaction", una qualità del servizio più elevata rispetto alle aziende telefoniche "low cost". Ma, essendo questa qualità venuta meno, non poteva non esserci l'esodo dei clienti. Il piano industriale di cui il nuovo presidente Rossi si dovrebbe preoccupare non è lo scorporo di questo o quello, ma un deciso innalzamento della qualità per porre un argine e riacquisire i clienti, lealmente e senza sotterfugi. Più che di nuovi patti dell'azionariato, per blindare Telecom Italia ci vorrebbe un patto con i clienti che metta al centro esigenze e diritti.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus ZEUS News - www.zeusnews.it - 10-2006
*******
Telekom Serbia e Servizi - Manfredi (Rosa nel Pugno):
"
L'Espresso ha buttato il sasso nello stagno ma ora si vada fino in fondo: il Governo risponda in aula all'interrogazione di Capezzone".
Padova, 03 novembre 2006
L'Espresso in edicola ospita un'inchiesta (E Pollari creò Telekom Serbia) sull'intervento dei servizi di sicurezza nell'affaire Telekom Serbia; ospita anche un pezzetto sulla presenza dell'avvocato Domenico Porpora (curò nel 1995 i primi contatti fra italiani e serbi, in presenza di un embargo ONU alla Serbia; dal 1996 al 1998 fu il capo della segreteria del premier Prodi) alla guida di "Italia Navigando" (gruppo Sviluppo Italia).
Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani, autore del libro "Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?", 2003, Stampa Alternativa) ha dichiarato:
"Bene ha fatto L'Espresso ad affrontare la questione dell'intervento dei servizi di sicurezza nell'affaire Telekom Serbia, ma non basta. Per non rischiare ulteriori polveroni occorre che il governo Prodi risponda subito in aula all'interrogazione di Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Rosa nel Pugno), presentata lo scorso luglio, che richiede al governo "se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia; in caso affermativo, quali siano state queste attività". Non vorrei che l'interrogazione Capezzone/Mellano facesse la stessa fine di quella presentata dal senatore radicale Milio nel giugno 1997; quella, per intenderci, in cui i radicali chiedevano chiarimenti sull'operazione Telekom Serbia, conclusa quindici giorni prima, tramite la quale Telecom Italia aveva versato nei conti correnti di Milosevic 900 miliardi di lire (456 milioni di euro), come appurato poi dalla stessa Procura di Torino, interrogazione, rivolta agli allora ministri Maccanico e Ciampi, rimasta senza risposta".
Giulio Manfredi - cell. 348/5335305 - Padova (Congresso Radicali Italiani), 3 novembre 2006. - Giulio Manfredi - cell. 348/5335305 -
Segue testo interrogazione Capezzone/Mellano:
*******
Intercettazioni illegali e ruolo di Telecom.
Interrogazione al Ministero della Giustizia presentata dall'Onorevole Donatella Poretti deputata alla Camera della Rosa nel Pugno.
Chi fa le intercettazioni per la magistratura? Con l'interrogazione al ministero della Giustizia chiedo:
1) Le misure che intende adottare sul fatto che la maggior parte delle intercettazioni sono state svolte da aziende private, in presunta violazione delle norme nazionali e comunitarie, e non dalla polizia giudiziaria.
2) Se hanno fondamento le notizie riportate dal settimanale L'Espresso di intercettazioni di soggetti legati a Telecom Italia e relativa costituzione del Centro Nazionale Autorità Giudiziaria come prototipo di un progetto più ampio.
3) Come intende perseguire quei magistrati che si sono avvalsi di queste intercettazioni nel loro ufficio.
4) Se ha provveduto a segnalare alla Corte dei Conti questi abusi che producono un giro d'affari enorme (soprattutto per Telecom Italia).
5) Se ha tenuto conto che gli importi di cui sopra non superassero la soglia comunitaria oltre la quale è obbligatorio il ricorso a procedure di gara europea.
6) Se per questi importi abbia effettuato un regolare confronto concorrenziale, in ambito europeo, per aprire questo mercato a tutte le imprese operanti sul mercato unico. Qui il testo completo dell'interrogazione:
http://www.donatellaporetti.it/intg.php?id=138
On. Donatella Poretti Via Cavour 68 - 50129 Firenze - tel. 055.2302266 - fax 055.2302452 - cell. 336.252221 - email d.poretti@aduc.it
*******
Come Telekom Serbia
Prodi ha ragione, potrebbe finire come Telekom Serbia. Il centro destra potrebbe rimettere in campo la propria insipienza politica, il desiderio d'imitare il peggio degli altri e, alla fine, ritrovarsi ancora ridicolizzato. Prodi ha ragione, non è escluso che finisca così. Oppure no, magari si torna a parlare di cosa veramente fu, Telekom Serbia.
Quello fu uno scandalo economico ed uno scandalo politico che l'incauto moralismo della destra tentò di trasformare in uno scandalo di tangenti, andando appresso ad improbabili personaggi. Alla sinistra il moralismo funziona, alla destra no. La ragione è genetica e strumentale, attiene alle radici del pensiero ed ai collegamenti con la magistratura. A me, comunque, pare che il moralismo di ambo le parti difetti di un ingrediente fondamentale: l'etica. Ma veniamo alla Serbia.
Nel 1997 Prodi guidava il governo, lo stesso che varò la malaprivatizzazione di Telecom. La Serbia era nelle mani di Milosevic, ed è in quelle, con pacchi di bigliettoni trasferiti rocambolescamente, che furono consegnati 878 miliardi di lire. Telecom Italia era presieduta da Guido Rossi (oh, sono sempre gli stessi!) ed amministrata da Tomasi di Vignano, poi premiato con le municipalizzare rosse. Cinque anni dopo Telekom Serbia sarà restituita al governo serbo, in cambio di 378 miliardi di lire. In cinque anni si sono persi 500 miliardi.
In quel giugno del 1997 la Telecom era ancora controllata dallo Stato italiano, mentre quello serbo era governato da un nemico dell'umanità e degli interessi occidentali. Tanto è vero che, di lì a qualche mese, previa defenestrazione di Prodi e governante D'Alema, andammo a bombardarlo, a fargli la guerra, la guerra, nell'ambito di un'azione Nato ed infischiandocene dell'Onu, che aveva miseramente fallito. Facemmo bene, e fecero bene gli statunitensi a prendere la mira ed abbattere gli impianti di Telekom Serbia. Purtroppo, però, era stato il governo Prodi a consentire che si facessero affari e si consegnassero denari al nemico. Questo è l'insuperabile scandalo politico. Il fatto che Prodi lo ricordi con  beffardo orgoglio, che speri le cose vadano nello stesso modo, ha a che vedere, lo dicevo, con l'incapacità dei suoi oppositori. Ma nel lavoro di corruzione ed oblio, non conti sulla nostra collaborazione.
2 Ottobre 2006 Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
********