Da Prodi
e Pannella ci salvi il pannolone
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Domenica 12 Novembre
2006
Uno ci cazzea e sentenzia che siamo
tutti pazzi perchè non capiamo una mazza e che la mazza la capisce solo
lui per tutti e tanto basta. Punto.
Sì, basta che la mazza la capisca
Lui, Prodi, per tutti gli italiani. E tutti gli italiani devono ringraziarlo
e stare pure soddisfatti e contenti. Delirio 1 da Geriatrik Park.
L'altro, mai pago di cazziare
Capezzone, e ora il Corsera, il vice e il direttore, fa strage dei poveri
innocenti che ascoltano Radio radicale. Strage fatta, puntualmente, anche questa mattina
irrompendo nella trasmissione di Capezzone e, comme d'abitude, divorandogliene
la metà.
Metà trasmissione che, per ovvie
ragioni di «scaletta» Capezzone
non può recuperare, divorata dai deliri di Casa Arzilla Pannella.
L'incontinenza mattutina torrenziale
Pannelliana era tale da non poter aspettare la sua trasmissione
domenicale in cui Pannella parla per 14 ore di filato. E a nessuno
è permesso interromperlo o interloquire. Ciò
anche se, a parte gli insulti che si capiscono, del resto di cui parla nessuno
capisce una mazza.
ll segno della febbre da cavallo che
possiede i due «leader»,
e i deliri di onnipotenza che ne derivano, uno è che nessun
dubbio attraversa la mente di uno, di un solo individuo, che ritiene la
totalità degli italiani - 59 milioni - pazzi e Lui unico
sano. E lo dichiara!
E l'altro leader, Pannella, che
si ritiene infallibile nella certezza che, ogni volta che Capezzone parla
a Radio radicale, centinaia di migliaia di ascoltatori, invece, non
bramano altro che sentire i suoi cazziatoni, gli sproloqui e i veleni su
chiunque non la pensi come lui.
Delirio 2 da Geriatrik Park:
Siamo al punto che sono bastate due righe su Capezzone inserite in
un brevissimo articolo pubblicato oggi dal Corsera, per scatenare il cazziatone di
Pannella a Capezzone, al Corriere della Sera e al direttore.
Ora, viste le cose come stanno e come
procedono, è urgente che, come in ogni Geriatrik Park o Casa Arzilla
in cui qualche ospite da' i numeri al lotto, si costituisca una
Task Force di operatori psico sanitari - detti
a Napoli 'e Mastuggiorgi - che, dotati di quantità industriali di pannoloni,
seguano passo passo Prodi e Pannella e al primo segno di incontinenza
gli infilino un pannolone in bocca. O in qualche altro posto.
Ci salveranno 'e Mastuggiorgi dalle
ondate di merda con cui Prodi e Pannella inondano il povero e allibito
Paese........ !!!?
Giorni orsono, Pierluigi Battista vicedirettore del Corsera, aveva
scritto «In
fondo, un partito a cosa serve se vuole parlare solo a se stesso?».
E a cosa servono i politici e i partiti che vogliono
parlare solo a se stessi?
Giuliana D'Olcese
quota rosa di internet
Questa è una risposta al
vicedirettore del Corsera Pierluigi Battista ed alle sodomie morali e politiche
del Partito radicale
«C'è qualcuno, una minoranza, un flebile sussurro
d'opposizione che dica se è d'accordo o no con quanto
è successo?»
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Venerdì 3 Novembre
2006
Oggi, dalla Prima pagina del Corriere
della Sera, il vicedirettore Pierluigi Battista nella lucida analisi intitolata
«Caso
Capezzone. I Radicali e la libertà economica», pone alcune domande, le stesse
che si pongono, non solo ultimamente ma da tempi non sospetti,
simpatizzanti, militanti, aficionados e quanti seguono con interesse, o con più
o meno partecipazione, o solo per curiosità, le vicende del Partito radicale e
del Governo Prodi. La «vicenda»
di Daniele Capezzone, Segretario del Partito radicale che come apprendiamo
dai media e da Radio radicale, è stato destituito manu militari e senza nemmeno
gli otto giorni di preavviso, è molto, molto inquietante.
E' inquietantissima per i modi e i mezzi
spicci, anzi spiccissimi, primitivi, tribali e inutilmente sputtanatori con cui
è avvenuta la sua sostituzione, ed è squallidissima per come è stata
gestita tutta la «successione»
della Segreteria del Partito radicale. Modi e mezzi che, più che nei Partiti
politici, si vedono o si leggono sulle cronache nere che descrivono quanto
accade nei quartieri e nei vicoli napoletani dominati dalla
camorra.
Infatti, in questo «caso»
Capezzone-Pannella, la destituzione del Segretario di un Partito politico, in
tutta la sua irritualità, appare inusuale, brutale e in stile
camorrista:
E appare come una grande, e
inutile, inculata pubblica. Una inculata esemplare,
spettacolare, medioevale, che merita non solo
il titolo di Sodoma & Camorra, ma rappresenta la negazione,
assoluta, di tutto ciò che predicano le «dottrine»
radicali: «La
non violenza», «La
lotta contro le torture nel mondo», «La
lotta alla lapidazione nel mondo islamico» e via via avanti fino alle «Lotte
per la democrazia politica nel mondo», ecc., ecc., ecc.
Conveniamo che quanti
sono stati generosissimamente impegnati, per anni, nelle lotte
civili radicali, dai Referendum fino ai Sit-in di protesta, passando
dalla donazione e dalla raccolta fondi fino alle notti vedendo l'alba - notti
passate a contare firme e voti - sono esterrefatti da quanto accade
oggi nel Partito radicale?
Esterrefatti e sconcertati sopratutto
dalla camurria dei modi, modi e prassi mai visti prima d'ora in nessun Partito
politico, con cui avvengono i fatti e i misfatti radicali attuali nonchè dalla
codardia generale con cui ieri questi eventi sono stati vissuti dal Congresso
che si sta svolgendo a Padova.
E' sconcertante, per non dire altro per carità
di patria, che alla conclusione del discorso di un Segretario uscente dopo anni
di militanza e di assoluta dedizione al partito, una intera Assemblea
congressuale faccia un applausino tutto formalino, contenutino, discretino,
chierichettino, timoratino, pretino, perbenino, sobrino, silenziosino ma non
troppino. Tutto in formato ino ino.
Quanto l'Assemblea radicale è
apparsa fasulla e addomesticata, e quindi squallidamente dipendente, è stato uno
shoc per quanti seguivano per radio il Congresso.
Ma erano i Radicali? o chi
erano ieri al Palazzo dei Congressi della Fiera di Padova?
Erano forse i
coniglietti addomesticati dell'orticello di Hansel & Grethel?
Pierluigi
Battista, dalle cui righe emergono stima e apprezzamento politico, e speranza,
per l'operato del Segretario «uscente»
Daniele Capezzone, dalle colonne del Corsera - www.corriere.it - lancia un sassone nello
stagno, un sassone grande come una casa, e chiede di sapere: «Se
dal congresso radicale che si è aperto con il subitaneo dimissionamento forzato
del suo segretario (e non alla fine, come avviene o come dovrebbe avvenire di
norma) verrà scelta anche una linea low profile, per così dire meno
molesta sul piano dei contenuti liberal-liberisti di cui pure, a sinistra, ci
sarebbe un gran bisogno. E se, nel caso si prendesse atto che il cambio della
segreteria di un partito coincide con un mutamento del suo profilo politico, nel
partito di Pannella, Bonino e Capezzone qualcuno, una minoranza, un flebile
sussurro d'opposizione dicesse se è d'accordo o no con quanto è successo.
Se
tutti sono d'accordo vuol dire che Capezzone aveva imposto una linea invisa alla
totalità dei militanti radicali. Ma se qualcuno (anche uno soltanto) non è
d'accordo, perchè non dirlo, e nascondersi piuttosto dietro il paravento
dell'unanimità e dell'adesione basata sul carisma?».
E Battista conclude:
«Così
come sapere se il segretario di un partito è solo l'amministratore tecnico di
una linea politica che non deve contribuire ad elaborare, oppure se è vero il
contrario. In fondo, un partito a cosa serve se vuole parlare solo a se
stesso?».
Egregio Battista, nel grosso
mucchio di chi non è affatto d'accordo con quanto sta avvenendo nel
Partito radicale, mucchio che, invece, tace & acconsente, posso alzare io il
dito come quell'uno, quel qualcuno, quella minoranza, quel flebile
sussurro d'opposizione, per dire che non è d'accordo con quanto è
successo?
Questo ha valore anche se non sono presente al Congresso a cui, non
piacendomi affatto come si mettevano le cose, ho rinunciato ad
andare?
Buon lavoro da Giuliana D'Olcese quota rosa di
internet www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
CLAP CLAP CLAP ….
Hai scritto quello che penso anche io. Brava Giuliana.
Janusz Gawronski
Alla Pearl Harbour dell'Ammiraglio Capezzoto
l'Oscar per i migliori effetti sonori
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Mercoledì 1 Novembre
2006
Come il comandante della flotta
giapponese vittoriosa a Pearl Harbour, Ammiraglio Ysoroku
Yamamoto, che con una azione a sorpresa annientò la Flotta Americana
del Pacifico alla fonda a Pearl Harbor, così il Segretario uscente (?) dei
Radicali italiani Daniele Capezzone, forse, inconsciamente ha programmato e
realizzato il blitz politico più brillante degli ultimi dieci anni. Un
blitz paragonabile all'attacco degli aerei giapponesi dell'Ammiraglio
Yamamoto che il 7 dicembre del 1941 attaccarono a sorpresa le navi della Flotta
Americana del Pacifico alla fonda a Pearl Harbor. Il film, che ultimamente ha
tenuto incollati alla Tv grandi e piccini e ha fatto sognare sciupafemmene e
sciupauommeni, politici di rango e mezze tacche della politica nostrana, preti
tutti d'un pezzo e preti pedofili, suore laiche e cape 'e pezza timorate,
chierici, pensionati, camorristi e miliardari, è un capolavoro di tecnica e di
effetti speciali. Con quaranta minuti di esplosioni, bombardamenti, voli radenti
e mitragliate, navi squarciate, scene di terrore, il film conquistò l'Oscar 2002
per i migliori effetti sonori e per le scene di guerra con l'attacco aereo
davvero spettacolare.
Per misurare la febbre che ha portato il giovane
Ammiraglio Capezzoto e il Comandante in Capo della Divisione Leone San Marco
Pannella ad aggiudicarsi l'Oscar per gli effetti sonori a base di tric trac,
pernacchie, putipù, scetavaiasse e triccabballacche, bisogna partire da
lontano.
Da Radio radicale. Spettacolo continuo, magicamente
diretta da Massimo Bordin la cui Rassegna stampa a base di moniti ventriloqui,
eloquenti sospiri, mezzepause, pause e bofonchiate gutturali è lo spettacolo
nello spettacolo e radio che, a ben leggerla, è il fedele termometro degli umori
e degli appetiti «mangiafigli»
radicali.
Per citarne uno tra i tanti, uno dei rumors che puntualmente
segnalano che il Daniele di turno sta per entrare nella fauci del Leone è il
bombardamento, elevato a sistema e portato avanti per settimane con la strategia
dell'irruzione a sorpresa del Comandante in Capo della Divisione Leone San Marco
che, vuoi con una marcia armata di mitraglie caricate a palle incatenate di
Sathyagra gandiano, vuoi con un volo acrobatico diretto in picchiata
sull'Indulto del volemose bbene bipartisan, occupa i microfoni, e la scena, ogni
qualvolta che il giovane Segretario sta per iniziare la trasmissione della
domenica o la Rassegna stampa.
E gli fa fare anticamera anche di un'ora
azzerando fila di aficionados, militantes e
ascoltatori.
Capezzoto, però, non si è dato per vinto e,
issato sulla Tolda di Comando della Commissione Attività Produttive dalla
Camera, inforca il binocolo e guarda lontano. Guarda gli Orizzonti di Gloria
che, assieme a un manipolo di kamikaze pronti a tutto, sogna da tempo il Sol
levante della politica italiana: Sparigliare, per davvero, la
estenuata decrepita politica dell'eterno
regno di Shangri-La. Il regno incantato di Orizzonti Perduti dove tutti si
credevano belli, giovani e forti ed erano, invece, già morti.
Morale della
favola italiana sognata dall'Ammiraglio Capezzoto.
Come per gli americani la
guerra è cosa buona e giusta che si vince con la fede nella causa e il
sacrificio personale, così è stata, è, e sarà, la guerra laica e santa di
Daniele Capezzone che sogna un posto al sole, e nella storia, per aver cambiato
la politica italiana?
Riuscirà il nostro eroe a segare le gambe al Tavolo dei
livorosi accidiosi come la compagine governativa ha segato le gambe al suo
Tavolo dei volonterosi?
Auguri!
NOTA: Giovanni Sartori
ha scritto sul Corsera, «Mi
è apparso in sogno il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, che mi chiedeva:
perché non scrivi, perché non mi difendi? Gli rispondo: taccio, è vero, da
tempo, ma taccio per amicizia, e non perché il mio sia un silenzio-assenso.
All'opposto, il mio è un silenzio-dissenso.
Quel che non capisco, Presidente,
è come riuscirai a governare. A tutti gli effetti pratici il tuo è un governo a
maggioranza spappolata e friabile, l'equivalente di un governo di minoranza. Il
che ti impone di accettarne le regole e, per esempio, l'appoggio di «alleanze
di volenterosi». I tuoi «sinistri»
ti impediscono di allargare la coalizione, ma non ti possono impedire di essere
aiutato di volta in volta da chi è disposto ad aiutarti. Ma sei tu che non vuoi,
che rifiuti i volenterosi.
Sì, lo so che conti su Casini che teme (come
dovresti temere anche tu) nuove elezioni, e sul fatto che i nuovi eletti
maturano il diritto alla pensione dopo due anni - il che li rende interessati a
farti durare fino al 2008 -. Ma se si rivota e se perdi, le pensioni le perdono
soltanto i tuoi.
Amen».
Giuliana D'Olcese quota rosa di internet www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
BRAVISSIMA!!!!! Molto
carina,
poi per me che ho passato
14 anni in Marina...
Lucio Russo
**20 Ottobre
2006**
il De
Profundis, salutare, della politica attuale
La Società corre in avanti, la politica resta al palo, quindi, ben
venga
«il Tavolo dei
volonterosi»
Che la società
italiana sia stufa, disincantata e distaccata dal modo, e dagli effetti devastanti
che ne derivano, di condurre la politica eternamente opposta a quanto, vuoi
uno schieramento, vuoi l'altro, per arrivare al potere promettono agli elettori
nella campagne elettorali, è un dato accertato e incontrovertibile.
Non c'è cittadino, oramai, dal meno interessato alla politica, quello che legge
solamente La Gazzetta dello Sport e mai una notizia o un commento sulla politica,
fino all'elettore che la politica la segue, che tenga in minima considerazione,
o faccia conti, sulla classe dirigente che, via via, lo rappresenta al Parlamento
e al governo.
Da tempo, oramai, viviamo in pieno De Profundis della politica. Tutti ne sono
coscienti tranne chi e quanti dovrebbero prenderne atto e correre ai ripari.
I rappresentanti della Democrazia parlamentare, e delle maggioranze di governo
che si succedono nel Paese, invece che essere essi a segnare il passo correndo
in avanti, come spetta fare alle classi dirigenti per avviare i processi
di modernizzazione della società e dell'economia, si preoccupano di tenere in
atto l'esistente, la conservazione, e l'autoconservazione, la difesa corporativa,
ad oltranza, dei piccoli interessi di bottega. A partire dagli interessi intrusivi
dello Stato Vaticano a quelli dei commercianti approfittatori e disonesti, fino
agli interessi, nefasti per il bilancio dello Stato, degli enti e degli impiegati
pubblici nullafacenti, veri parassiti dello Stato.
Come il Governo Berlusconi, con una maggioranza schiacciante di 150 parlamentari,
ha fallito sulle riforme promesse, così il Governo Prodi, con una minoranza
affossante di pochi eletti, sta naufragando contro gli scogli di una maggioranza
instabile che si sta rimangiando le promesse che l'hanno portata, per 24.000
voti, al governo. Rifiutarsi di prendere atto che la politica, così com'è praticata
attualmente, è un suicidio imposto ed inflitto alle proprie rappresentanze,
equivale ad un delitto di Stato. Governare il Paese, per l'attuale maggioranza,
è divenuto un atto di forza quotidiano che raggiunge vette umilianti, grottesche,
drammatiche.
Ma perchè il quadro italiano è così fosco e foriero di ulteriori e più pesanti
ingovernabilità?
Questa «maggioranza»,
nel momento stesso in cui s'è insediata a Palazzo Chigi, ha sprezzantemente
accantonato la consapevolezza, e la malacoscienza, di avere vinto per un pugno
di voti e che, di conseguenza, governa sul consenso (consenso che sta diventando
condanna) della metà del popolo italiano. Mentre, dovrebbe mostrare di essere
consapevole di governare anche l'altra metà del Paese. E rispettarlo. Certo,
non è facile. Ma, se non si vuole fallire in ogni campo e su tutti i fronti,
la realtà del Paese va tenuta presente, e rispettata.
Da troppo tempo si parla di «Governo
istituzionale», «Governo
delle larghe intese», ecc. ecc. ecc. che, altro non sono, che il Governo di
Salute pubblica.
E sì, perchè che piaccia o non piaccia, si è arrivati alla emergenza di preoccuparsi
ed occuparsi, mettendo in cantina ogni ideologismo vecchia maniera, della salute
pubblica del Paese. E dare l'addio, senza pietà, alle posizioni di rendita da
arsenico e vecchi merletti e della maniera di intendere la politica e di governare.
Quindi, ben venga «il
Tavolo dei volonterosi» una sorta di coalizione trasversale a tutte le forze
politiche, tavolo ideato, proposto e realizzato dal Segretario dei Radicali
italiani, Daniele Capezzone, che ha trovato largo consenso e adesione da parte
di rappresentanti di prima linea, e qualità politica, della maggioranza e della
opposizione.
Nonostante gli sturzilli inalberati da alcuni rappresentanti governativi, Prodi
in testa, sdegnati e indignati da tanto osare, questo tentativo del Tavolo del
volonterosi che si prefigge di modificare la legge sulla Finanziaria ed altre
sciocchezzate fatte dalla maggioranza e dal governo, a noi gente comune di sinistra
e di destra sembra l'unica ed ultima zattera a cui attaccarsi prima del grande
naufragio sociale, civile, umano e finanziario del nostro Paese.
L'ultima «sciocchezzata»
del Governo Prodi?
Avere, per mera e pura viltà politica, disertato i funerali di Anna Politkovskaja
la giornalista russa assassinata a Mosca. L'unico rappresentante italiano a
sentire il dovere istituzionale di essere presente a Mosca, è stato il leader
radicale Marco Pannella.
Ma, Marco Pannella, è rappresentante italiano deputato al Parlamento europeo.
Qua, da noi, Farnesina in testa, si sono dimenticati, perfino, della strage
di Belsan.
Si sono dimenticati della strage dei bambini ceceni, e dei cittadini ceceni,
per cui lottava Anna Politkovskaja portando allo scoperto i crimini russi sul
popolo ceceno. Giuliana D'Olcese quota rosa di internet www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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Complimenti a Giuliano da Empoli, è un
giovane in gamba, sa scrivere, è convincente.
Sono d'accordissimo con quanto ha scritto e sono
sempre più convinta del salutare casino fatto on line x smuovere quei troppo
numerosi conigli radicali radunati a Congrega invece che a Congresso. Infatti,
la Bonino, a proposito di Capezzone ha dichiarato: "Se fosse capitato a me mi
sarei chiusa in un armadio a piangere".
GD'O
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De-Generazioni. Un figlio che non si lascia spennare
col sorriso sulle labbra. Elogio di Capezzone, voce contro il buonismo geriatrico
di Giuliano da Empoli Il Riformista 6 Novembre 2006
Nel paese dell'eterna giovinezza, nel quale tutti sono considerati debuttanti
allo sbaraglio fino alle soglie della pensione, c'è un solo esponente politico
under-40 che sia riuscito a smarcarsi dalla retorica del giovanilismo, sempre
a cavallo tra il movimentismo post-sessantottesco e il vittimismo da figli di
un dio minore.
È l'unico che sia riuscito a farsi largo con la forza delle sue idee e delle
sue convinzioni. L'unico che abbia portato avanti, negli ultimi mesi, le battaglie
che meritano davvero di essere combattute: dall'agenda Giavazzi alle riforme
del mercato del lavoro, dai Pacs al tavolo dei volenterosi.
Ciascuno ha le proprie opinioni, e quelle di chi scrive non sempre coincidono
con quelle di Daniele Capezzone. Però non c'è dubbio sul fatto che, in un paese
ideale, un giovane politico sarebbe fatto proprio così: non un personaggio di
costume, un mostro da baraccone o un fatto folcloristico. Non il frutto di chissà
quale quota che riservi, esplicitamente o implicitamente, qualche strapuntino
a un post-adolescente di professione. Bensì l'esatto contrario: uno che non
ha bisogno di dichiararsi giovane perché è capace di misurarsi ad armi pari
con gli esponenti politici di tutte le età. Uno che non aspetta il suo turno
come Carlo d'Inghilterra, ma che si ritiene legittimato da subito a dire la
sua, perché ha la competenza e le idee per rivendicare un ruolo sulla scena
pubblica.
Sulla base di queste premesse, è difficile non rimanere perplessi di fronte
alla de-fenestrazione di Capezzone dalla segreteria del Partito radicale. In
casa propria, ciascuno fa quel che vuole e il principio vale, evidentemente,
anche per gli amici radicali. E però, in chi osserva dall'esterno, l'impressione
è quella di assistere all'ennesimo remake di un film già visto.
Accanto ai meriti storici del padre-padrone dei Radicali, che sono innegabili
ma appartengono appunto alla storia, assai più che all'attualità, bisognerà
che qualcuno si prenda, prima o poi, la briga di fare il conto di tutte le occasioni
sprecate, di tutte le energie bruciate sull'altare dell'ego pannelliano. Dai
primi anni novanta, quando ci fu un momento in cui il Partito radicale avrebbe
potuto rappresentare un soggetto fondamentale per la transizione dalla prima
alla seconda repubblica al 1999, quando la pseudo-candidatura di Emma Bonino
al Quirinale riuscì a mobilitare un consenso che si tradusse poi nel successo
della sua lista alle Europee: sono ormai numerosissime le occasioni in cui quel
partito ha saputo suscitare le speranze e le aspettative di una larga fetta
di opinione pubblica, solo per poi affogarle meglio in una spirale di inconcludenza
e di narcisismo autoreferenziale.
Il talento di Pannella nel far nascere opportunità politiche innovative è eguagliato
solo dalla sua capacità di soffocarle nella culla. Gli psicanalisti lo chiamano
complesso di Laio e tutti sanno che, nella mitologia greca, i padri che fanno
sistematicamente fuori i figli non fanno mai una bella fine (prima o poi gliene
sfugge sempre almeno uno). Da noi, però, il panorama politico è così desolante
che l'eterno ritorno (delle situazioni e, soprattutto, dei protagonisti) ne
è diventato la regola aurea: quella sulla quale vige un silenzioso accordo rispettato
da tutti. È come se la classe dirigente di questo Paese fosse costituita da
tanti Faust disposti a giocarsi l'anima in cambio di qualche anno di sopravvivenza
in più.
Rispetto a questa logica, il grande merito di Capezzone è stato quello di alzare
la voce. Nel clima di buonismo geriatrico imperante, infatti, sembrava quasi
che, a tutti i livelli, i figli avessero il sacrosanto dovere di farsi spennare
con il sorriso sulle labbra, come tanti tacchini che festeggiano il Natale.
Dichiarandosi "indigesto", invece, il non-giovane Capezzone ha coniato quello
che meriterebbe di diventare un vero e proprio slogan generazionale.