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*Spioni & Golpe*
Da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia,
fino a Fabio Ghioni "il Grande Manager e Grande Supertenico di Telecom uno dei più importanti
esperti di Hackeraggio del mondo"
Fabio Ghioni è ora indagato anche nell'ambito delle indagini sul "suicidio" di Adamo Bove capo della Security di Tim
KU] :: Ombre Asimmetriche - F. Ghioni e R. Preatoni...
I due autori Fabio Ghioni e Roberto Preatoni mettono a frutto la loro... Il sito della KULT Virtual Press è ospitato
su server Aruba.it Technorail srl... www.kultunderground.org/index.asp?art=148 - 30k - Copia cache - Pagine simili
Facciamo un giro in Toscana e a Fiumicino

Venerdì 11 agosto 2006
Per chi le ha perse, un breve cenno alle ultimissime sulla SpyStory di Telecom e sulle sue tentacolari Bande del Buco.
Primo fronte: Era ora. A distanza di un anno e sei mesi che segnalo e scrivo sulle schedature e le intercettazioni illegali fatte da Telecom & Satelliti su milioni di utenti, e di quanto ho scritto straboccano siti internet e Google, apprendiamo da La Repubblica "La scoperta di due centraline clandestine, (esterne alla Telecom) due postazioni abusive, una a Roma, per rubare informazioni sulle utenze telefoniche. Addirittura per compiere intercettazioni non autorizzate dalla magistratura o per avvisare persone tenute sotto controllo dai PM.

Le informazioni raccolte da Polizia postale, Finanza e Carabinieri aprono nuovi fronti di indagini sulla compra-vendita di dati riservati Telecom".
Nota: E ciò dopo un anno e sei mesi che segnalazioni e denunce degli utenti di telefonia e internet intercettati sono state inoltrate alle sedi competenti.
"Le informazioni rubate - ha scritto Repubblica - venivano vendute al mercato delle investigazioni private e dello spionaggio industriale". E vendute al mercato dello spionaggio sui media: vedi l'amministratore delegato di Rcs Colao, i vertici di Rcs, giornalisti e direttori del Corriere della Sera di cui è comproprietario Marco Tronchetti Provera, presidente di Telecom Italia.
L'articolo conclude così: "I responsabili dei furti sarebbero sopratutto dipendenti Telecom e dalle indagini emerge anche l'esistenza di un prezzario delle informazioni: Ogni 15 giorni di controlli fuorilegge costavano da 3.000 a 7.000 euro".
Secondo fronte: Era ora.
Dopo la rivelazione fatta già da tempo da La Repubblica, ed una tardiva toccata e fuga pubblicata dal Corsera in un pastone qualche giorno dopo, "la novità" è che "Gli attacchi informatici e le intercettazioni fatte ai danni di manager e giornalisti Rcs, e del Corsera, hanno portato a capire che gli atti di pirateria informatica partivano da una società della galassia Telecom utilizzando la tecnologia con parabole "Wi-fi" e questa tecnologia impedirebbe di capire da quale pc siano partiti".
Non è detto, invece, che la tecnologia "Wi-fi" lo impedisca. Tutto e tutti lasciano tracce, sopratutto nel mondo dell'informatica.
Tutto questo "si viene a sapere" dopo un anno e sei mesi durante i quali parecchi utenti si erano resi conto, e scritto e pubblicato su moltissimi siti segnalando gli abusi con dovizia di IP, Headers e Mappe geografiche che riconducevano a sedi Telecom, uffici pubblici ed a piccoli provider con server indipendenti ma alimentati da linee Telecom.
Tutto segnalato a chi ed a quanti di dovere e, quindi, tutti con il dovere di indagare.
E che fossero in atto attacchi informatici e intercettazioni sui siti internet della Rcs, su giornalisti e direttori del Corriere della Sera, vedi Folli e Mieli oggetto di attacchi con Spyware che copiano la posta in entrata e in uscita e la rimandano agli intercettatori, con i Virus più letali, dai Trojan al Phishyng fino agli attacchi ai loro pc - attacchi sferrati non solo per intercettare ma anche per violare i computers di coloro che si collegavano ai siti Rcs o scambiavano e-mail con i giornalisti così da prelevarne ogni sorta di documenti riservati, password, carte di credito, ecc. ecc. ecc. e farne "server zombie" ad uso degli intercettatori in modo che attacchi ed intrusioni apparissero fatte dal malcapitato intercettato. E per inviare mail contenenti allegati o links infetti e così sferrare ogni tipo di attacco restando anonimi.

Sì signori, sferrare un attacco per il controllo totale di un computer è la prima mossa di un Hacker- intercettatore in azione.
Terzo ed ultimo fronte: da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia passando da Fabio Ghioni, "il super tecnico di Telecom, il mago dell'informatica l'insuperabile esperto di hackeraggio, uno dei più grandi esperti informatici del mondo" poi indagato anch'egli anche per il "suicidio di Adamo Bove. Ghioni è con questi accenti enfatici che lo qualifica e lo presenta Telecom e, quindi, così ne scrivono stampa e Tv. Stampa e Tv che, ad oggi, ancora non hanno capito il soggetto....
Delle gesta e del golpe tentato dalla P2 di Licio Gelli ne so molto.
Licio Gelli: il Capo della P2 le cui riunioni si tenevano tra l'Hotel Exelsior di Roma e la sua villa di Castiglion Fibocchi, prov. di Arezzo.
1. Ne so molto per il fatto di avere seguito molto da vicino i lavori della Commissione di Indagine Parlamentare sulla P2 presieduta da Tina Anselmi. Alla Commissione di indagine partecipò il mio fu marito Vittorio Olcese.
2. Della P2 ne ricordo personaggi, gesta e particolari anche per aver seguito le cronache della "Presa del Potere" sul Corriere della Sera da parte di Tassan Din, Ortolani e Di Bella. Tassan Din era, se non ricordo male, l'amministratore delegato della società proprietaria del Corriere, Di Bella il direttore e Ortolani il finanziatore occulto. Tassan Din, Ortolani e Di Bella erano affiliati e potenti alleati della P2.
3. Tutti abbiamo letto della stretta amicizia che lega Licio Gelli e la sua famiglia -Arezzo- ad Emanuele Cipriani -Firenze- il patron di una delle più grandi agenzie di investigazioni con sedi anche all'estero, la "Polis d'Istinto", e protagonista dell'intervista apparsa su La Repubblica "Così spiavo per Telecom".
L'intervista è consultabile su questa rubrica. 
Cipriani, incaricato per la "Security" di Pirelli e Telecom, alias Tronchetti Provera, (quindi con illimitati poteri di intercettazioni e di investigazioni) riceve da queste due società 14 miliardi. Tutti pagati su conti esteri.
4. La Polis d'Istinto e Cipriani appaltano investigazioni, intercettazioni, spionaggio e tutto ciò che ne consegue, a società e providers esterni a Telecom ma, alla fine, pagati con danaro che esce dalle casse di Pirelli e Telecom ed entra nelle tasche di Cipriani.
E una parte dei "compensi per consulenze" da Cipriani va a sodali e satelliti che fanno il lavoro sporco per "la Polis d'Istinto".
5. Nel bel mezzo di questa "Premiata Compagnia della Buona Morte", e tra Firenze, providers e Arezzo, troviamo Fabio Ghioni e i suoi satelliti intercettatori.
Ghioni è stato un collaboratore del provider Aruba.it della Technorail Srl, Arezzo, responsabile legale Susanna Santini, provider il cui "Staff" è stato denunciato al Tribunale penale di Arezzo per pirateria informatica ed altre azioni criminose.
Tra le caratteristiche di Aruba.it, ma non sono le uniche, vi sono quelle di offrire "Internet gratis senza telefono", quindi senza fili, di essere un provider di cui si servono alcuni politici e di avere un server stravagante il cui "Programma ezmlm", programma per la gestione delle mailing list, invia a nome dei gruppi ogni sorta di virus.
Il "Programma ezmlm" si presenta così:
"Ciao! Sono il programma ezmlm. Mi occupo della mailing list (tal dei tali). In allegato, per favore, verifica il messaggio che hai spedito". Ma il destinatario del "programma ezmlm" non è ne' iscritto alla lista ne' ha mai ricevuto o inviato messaggi alla lista tal dei tali. Liste di cui ignora perfino l'esistenza......
Lungo l'intera ultima campagna elettorale Aruba.it, che è un medio-piccolo provider, ha promosso i suoi servizi sulle reti RAI con spot degni di una grande società pari economicamente ad una Mediaset.
6. Come hanno scritto quotidiani e settimanali, "Ghioni che è considerato il supertecnico di Telecom, uno dei più importanti esperti di Hackeraggio del mondo, il mago dell'informatica, sostiene che se l'assalto alla Rcs, e ai direttori e giornalisti del Corsera, fosse stato ordinato da lui, non avrebbe lasciato tracce o sarebbe risultato partire dall'India o dal Sudamerica".
Sì, in effetti a dire il vero se ne sono visti un sacco e una sporta di attacchi e di intrusioni nei pc da parte di "Hacker stranieri" ma, a ben guardare, gli attacchi erano riconducibili a providers Telecom nostrani o disseminati nel globo e, le "tracce", le lasciavano e come. Per non parlare, poi, delle "tracce", meno trendy, ma più caserecce, lasciate tra Arezzo e Fiumicino.
Insomma una mappa umana e geografica delle intercettazioni illegali degna della migliore tradizione di Castiglion Fibocchi, provincia di Arezzo, dei Tassan Din, dei Di Bella, degli Ortolani e, naturalmente, degna dei mejo Golpe de Statoo.
Che ci volevano fare, se no, dei dati di milioni di cittadini schedati sotto il Grande Ombrello di Telecom?

    Giuliana D'Olcese quota rosa di internet (,-)
16 articoli correlati su  www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
<Lettere e Commenti>
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Grazie di (r)esistere
  Giannantonio Cocco
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Grazie di cuore per "grazie di (r)esistere", tira sù!
  Cordialmente gd'o
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*Esimio Dottor Tronchetti Provera,*
Gentile signora Giuliana D'Olcese, sto rileggendo con rinnovata attenzione, ovviamente alla luce degli sviluppi dell'inchiesta sull'asse Tavaroli-Mancini, il suo articolo del 30 luglio. Come potrà ben immaginare la rilettura è ulteriormente "impressionante" e contribuisce a definire il quadro emerso dall'inchiesta.
Molto cordialmente Daniela Gaudenzi
www.democrazialegalita.it
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Cara Daniela Gaudenzi,
Alla luce di quanto si sta scoprendo e verificando, nella rilettura dei miei molti articoli al riguardo, sono impressionanti non solo le relazioni sui fatti, e i commenti, nonchè sulle previsioni ed i conseguenti "auspici". Facciamo pressione perchè emerga tutto dallo sporchissimo "Affaire" Telecom-Tronchetti cercando di ottenere, finalmente, una Commissione parlamentare d'inchiesta seria e non asservita, come sempre, agli interessi dei partiti. Per i colpevoli le conseguenze siano esemplari.
Noi utenti consumatori dobbiamo far sentire la nostra voce segnalando per primi illegalità e abusi, come ho fatto io con le intercettazioni esponendomi in prima persona e, quindi, rendendomi "impopolare" tra questa che la magistratura ha definito "una centrale criminale di spionaggio".

Cordialmente Giuliana D'Olcese
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Bentornata! mi mancavi. Brava!

Se, come dice Beppe Grillo, Tronchetti Provera ha creato in Telecom un BUCO PAUROSO, se vi sono indagini delle Procure sia per le INTERCETTAZIONI ABUSIVE che per la morte del suo dirigente ADAMO BOVE non sarebbe meglio sapere prima come  vadano a finire tante indagini su cui lavorano varie Procure della Repubblica e poi fare operazioni economiche? Noi aspettiamo di sapere dove sono andati tanti soldi, chi ha ordinato le Intercettazioni Abusive e che ha ucciso, o istigato al suicidio ADAMO BOVE. dobbiamo sapere. Graziella Iaccarino-Idelson
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*Spioni & Golpe*. Da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia,
fino al "Grande Manager e Grande Supertenico di Telecom, uno dei più importanti Esperti di Hackeraggio del mondo, Fabio Ghioni"
Tieni duro e complimenti!
Daniele Capezzone

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Spioni, 400 mila euro sprecati
Ah, ah, ah. Il libro a causa del quale sono stato spiato dagli omini della Telecom, ed inserito nel loro prezioso "archivio Zeta", è Il Grande Intrigo, che i lettori di Libero possono comodamente comprare al costo di euri tre. Una volta compratolo possono leggerlo, ed alla fine ne sapranno assai di più di quelli che hanno speso almeno 400 mila soldoni per farsi gli affari miei. Dicono di avermi "radiografato", commettendo un reato. Io di loro mi sono occupato in modo aperto, citando nomi e cognomi, anche delle fonti, e non sono stati in grado di smentire una sola parola di quelle che ho scritto. Proprio per questo trovavo, e trovo ancora, singolare che i fatti narrati non siano finiti prima all'accurata attenzione delle autorità preposte, ma, insomma, adesso, grazie a Tavaroli ed ai suoi accoliti, troverò qualche lettore in più.
Contrariamente a quel che le apparenze suggeriscono, io non faccio il giornalista. Mi occupo, da molti anni, di diritto delle telecomunicazioni.
Davide Giacalone
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*Spioni & Golpe*. Da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia,
Cara D'Olcese, molto inquietante oltre che interessante il tuo articolo. Cosa sai esattamente di Tassan Din?
Laura

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Grazie. Grazie di tutto.
E' assolutamente straordinario quello che ha fatto e che sono certo che farà ancora battendosi belluinamente contro la più grande associazione a delinquere del nostro paese. Cosa ne dice del debito complessivo del gruppo? Se si decideranno a far scoppiare il bubbone ci sarà da ridere, Parmalat in confronto sembrerà robetta.
Aspetto con curiosità i Suoi prox articoli, sono certo che non mi deluderà. Buon lavoro e ancora la mia stima e ammirazione, Marcello Bruno
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Grazie a lei. Io spero, anzi bramo, che scoppi il bubbone. Si può fare, dal basso, qualcosa perchè scoppi?
Cosa potrei scrivere? Non ho gli elementi tecnici se no lo farei. Chi può fornirmeli? Il debito complessivo del gruppo pare si aggiri sui 54 milioni di euro.
Certo che l'affaire Parmalat in confronto è roba da lattanti scemi, quelli che nascono con il capoccione deforme. Ma chi poi dovrebbe deciderlo di far scoppiare il bubbone? Se lo sa me lo dica. Buon lavoro e ancora grazie x la sua stima e ammirazione, gd'o
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Si passa dalla Legge-Indulto alla Legge Intercettazioni?
Vogliamo proteggere la CORRUZIONE? Se si mette in atto anche la legge sulle Intercettazioni è veramente grave. Spero veramente che ci si vergogni di presentarla! Proprio ora che ci sono le INTERCETTAZIONI ABUSIVE DI TELECOM si fa una legge per limitare quelle richiestedai giudici e pubblicate giustamente dai giornali?
Non dobbiamo sapere più nulla dei corrotti? E' un regime dei corrotti e furbetti? La Stampa non fa uno sciopero per noi lettori che non dovremo sapere più nulla?
Mi auguro che Mastella retroceda! Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli

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*Esimio Dottor Tronchetti Provera*,
Carissima Giuliana, complimenti per la lettera aperta a Tronchetti Provera; su fatti e personaggi simili ci sarebbe da scrivere ogni giorno, e più volte al giorno.
Seguo sempre le vicende di Alitalia per cui ho lavorato nelle relazioni pubbliche per svariati anni, fino all'arrivo dell'inamovibile Cimoli che ha decretato la fine di tanti come me che avrebbero proseguito il proprio cursus lavorativo almeno al compimento dei 35 anni di attività: noi eravamo un costo. E lui invece massone appartenente ad una delle obbedienze più esclusive al mondo? Lui si è auto-aumentato il proprio compenso e solo per l'esercizio 2005 si è intascato 5 milioni di euro, visto anche i grandi risultati ottenuti che sono sotto gli occhi di tutti!!!! Di Alitalia si parla tanto, ma nessuno ha il coraggio di dire come in realtà l'azienda è stata gestita e come lo è oggi perchè, essendo un posto di potere viene gestita POLITICAMENTE nel modo che lei può ben immaginare. In tanti anni ho potuto constatare con i mie occhi come tutta la strategia della ditta è finalizzata non al trasporto aereo (fatto noiosamente collaterale) ma all'interesse del potere del momento e naturalmente a quello privato.
Su questa base, c'è sempre stata una biglietteria nera (ufficio con tre persone) che elargiva biglietti e favori a tutti i politici, parenti e amici e domestici.
Amministratori delegati (Bisignani) che indicevano riunioni internazionali nel castellotto di famiglia in Puglia fatto appositamente restaurare dagli operai Alitalia e fornito dei vettovagliamenti adatti all'occasione. Poi c'è stato il caso di Gianni Sebastiani, direttore generale di Alitalia che NEL CONTEMPO era co-fondatore di Airone riversando nella nuova azienda il suo know-how e le informazioni riservate provenienti dall'azienda che ancora continuava a pagarlo. In seguito Alitalia assicurava la sorveglianza dei suoi beni attraverso la propria security. Insomma di cose come queste ce ne sono state e ve ne sono tuttora ma Cimoli è lì.... quant'è bravo (manzoniano?). Che quanto detto possa ispirarla per un prossimo intervento.
Saluti Massimo Nichilli

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Dal blog Movimentiamoci di Giuliana D'Olcese
Commento di Kikko al post Lettera, apertissimissima, al Presidente di Telecom Italia, Dottor Marco Tronchetti Provera
Sono vittima di persecuzione e molestie fisiche e tecnologiche, avendo scoperto che nell'Enav di Brindisi, un gruppo di signori a cui è stato affidato il compito di indagare sul terrorismo, in realtà si adopera ad adescamento, molestia ed induzione alla prostituzione.
Ora mi fanno perseguitare anche dalle forze dell'ordine, hanno coinvolto ragazzini che stanno infangando il mio nome e raccontano cose immonde sul mio conto, nonostante sia andato a denunciare due anni fa i fatti, mi son visto ridere in faccia e mi son sentito dire dalla questura (non hai un amico poliziotto?) oggi sono solo, le uniche persone che mi sono moralmente vicine sono alcune vittime da mind control, di un associazione.
Ho trovato il
link sopra citato, non so più a chi rivolgermi, vogliono farmi passare per folle, e ho ricevuto anche minacce di morte, tutti i giorni subisco molestie sotto casa... a chi ci si deve rivolgere in questi casi?
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Grazie Gent.ma Giuliana
Non sono che un povero formatore 59enne (specialista area commerciale, comportamentale, organizzativa e motivazionale) che, sia pure in possesso di una notevole esperienza e di poche qualità, alcune delle quali Lei stessa carinamente ha apprezzato, fa fatica a lavorare con le imprese. Non sono affiliato a nessuna McKinsey ne ad alcun altro gruppo di potere e mai lo farò. Sono onesto e discreto e rispettoso di chi merita rispetto, non piego la schiena e non dico signorsì a nessuno, anzi è più probabile che si riesca a ottenere da me un qualche sonoro vaffanculo. Ciò evidentemente non mi porta grandi vantaggi. Ragiono però con la mia testa, leggo e mi informo il più possibile, sono da sempre anticomunista e odio (ma forse è dir poco) alcune istituzioni che con arroganza e viltà oltre che con sistemi criminali, fanno strame degli italiani. Indebitamento Telecom: Al 2005 risultava di 39.858 Milioni di Euro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (provi a tradurre nelle vecchie lirette se ne è capace). Si tratta di una cifra che non ha nulla a che vedere col fisiologico indebitamento bancario e che se esibita in proporzione da qualunque altra azienda di questo mondo, avrebbe già obbligato a quei bei fallimenti col botto con corollario di suicidi più o meno volontari (altro che Bove). Queste le risultanze contabili, ma entrambi sappiamo cosa farcene delle scartoffie riempite dagli sgherri di Tronchetto, per cui quale mai sarà la cifra reale??????????????:
Vicepresidente è Gilberto Benetton (sai che roba), mentre il buon Gianni Consorte di Unipoliana memoria (anche qui ci sarebbe da parlare un bel pò) credo si sia spintaneamente dimesso dopo bancopoli.
Tenga presente che la pavida FITCH ha abassato il rating del gruppo da A- a BBB+ (Dio come devono aver sofferto per arrivare a tale coraggiosa decisione).
Non consiglierei ai miei parenti e ai miei amici i Bond di Telecom neanche se li garantisse Prodi in persona (ah ah) I miei pochi clienti sono: compagnie d'assicurazioni e Banche. Proprio bazzicando con queste ultime da alcuni anni vengono fatte allusioni più o meno velate al fenomenale indebitamento Telecom. Esattamente come facevano a proposito di Parmalat gruppo col quale è ormai assodato erano conniventi. Non escludo affatto che il recente e infruttuoso tentativo di Tronchetto di trovare denaro col solito vecchio sistema di quotare l'ennesima scatola vuota in borsa sia stato vanificato proprio dalle Banche.
Mi pare che la situazione oggi sia questa: lo scandalo è troppo grosso per farlo scoppiare e quindi tutti in carrozza insieme con Tronchetto diventandone così complici e conniventi a spese degli Italiani. Il Dr. Draghi neo Governatore di Bankitalia (da quando lo hanno nominato sembra irradiante una luce divina) sa benissimo qual'è la situazione, così come la conosceranno perfettamente altri dirigenti dell'istituto. Non parliamo della Consob, forte e inflessibile con le piccole imprese e quindi con i deboli, acquiescente e complice con i grossi gruppi. Loro conoscono la situazione alla perfezione, ma non parleranno mai. Lo faranno solo se scoppiasse il casino e solamente per propinarci la solita accozzaglia di cazzate tipo: siamo anche noi vittime... non potevamo sospettare... se loro truccano i bilanci noi cosa ci entriamo... e così via. Dio solo sa come mi piacerebbe aiutarla anche solo un poco per far scoppiare il casino, ma come Le dicevo non ho null'altro se non il mio cervello da metterLe a disposizione, e temo che sia ben poco. Cordialissimamente Marcello Bruno

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L'indebitamento Telecom?
Il 7 agosto 2006 chi scriveva 43, chi 47, ma io ho sentito voci vicine al Tronchetto che parlano di circa, lira + lira -, 54 miliardi di euro.
Parmalat quanto era? Sì, lo scandalo è troppo grosso per farlo scoppiare e quindi tutti in carrozza insieme con Tronchetto diventandone così complici e conniventi a spese degli Italiani. A nostre spese. Non comprerei i Bond di Telecom neanche se li garantisse San Gennaro in persona (ah ah ah ah ah ah!)
Alla prossima bravata del Tronchetto & C, tuo Tele2 incazzato
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Non parliamo della Consob, caro Tele2 incazzato, la Consob è una cag... e a farla diventare tale ha concorso in special modo il mio amico Spaventa.
Se mi viene l'ispirazione oggi o domani scrivo una notarella pepatella. Condivido & Professo le Regole d'Oro:
Ragiono con la mia testa, leggo e mi informo il più possibile, sono da sempre anticomunista e odio (ma forse è dir poco) alcune istituzioni che con arroganza e viltà oltre che con sistemi criminali, fanno strame degli italiani. Saluti cordiali
gd'o
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Da ex-collega di Adamo Bove (con 25 anni alle spalle)
non ho mai creduto a questa storiella, infatti ad un "appuntamento" non si va disarmati... ne vogliamo parlare?
La società ancora una volta perde uno dei migliori funzionari della polizia di stato non dimentichiamoci di Calipari.
Francesca Barone

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Grazie Francesca. Vorrei comunicare con te. Entra nel link www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
clicca su Scrivimi ed inviami la tua email.
Saluti
gd'o
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Telecom/intercettazioni/Prodi/Procura di Milano. Capezzone: E' autentico verminaio. Tre esigenze.
Roma, 22 settembre 2006. Siamo dinanzi ad un autentico verminaio, rispetto al quale emergono tre esigenze. La prima è quella della massima chiarezza, sul piano giudiziario, sulla vicenda dello spionaggio e delle intercettazioni illegali. E' una storia da Watergate, e va affrontata nel modo più chiaro e più profondo.
Lo sottolineo: qualcuno potrà magari trovare "particolare" il "timing" degli eventi di questi giorni, e certo (lo ribadisco, da garantista) occorre che siano garantiti i diritti di tutti, a partire dagli arrestati. Ma, detto questo, si tratta di una storia bruttissima e gravissima, e occorre che tutte le responsabilità siano accertate fino in fondo.
Anzi, è grave che fino a tre giorni fa, tranne poche firme coraggiose, i media abbiano fatto finta di non accorgersi di questo immenso scandalo, che ovunque avrebbe avuto da mesi le prime pagine dei giornali, e avrebbe portato a inesorabili accertamenti di responsabilità in tempi molto rapidi.
La seconda è l'esigenza che ci siano scelte di mercato per il futuro di Telecom, senza volontà "pianificatorie" da parte del Governo.
La terza è l'esigenza che la politica discuta in modo chiaro ed approfondito sia del passato (ci sono vicende a dir poco opache che vanno chiarite) sia del futuro delle tlc, e della questione cruciale della rete. La cosa essenziale da garantire è la terzietà, l'imparzialità della rete rispetto ai vari operatori. Ci sono molti modi per centrare questo obiettivo, a partire dall'esperienza inglese. Non si vede invece la necessità di inventarsi nuove piccole (o meno piccole) Iri.
Certo, dinanzi a tutto questo, sembra sempre più grave l'errore politico di Prodi, che ha cercato di ritardare o di evitare il suo passaggio parlamentare.
Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, deputato della Rosa nel Pugno, Presidente della Commissione attività produttive della Camera dei deputati.

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Lettera a giornalisti e politici: Telecom e parabole Wi-fi: Comunicazioni ed internet senza fili? Cercate anche...
Salve, nessun preambolo trattandosi di questioni, diciamo,"tecniche".
Oggetto: "Assalto informatico ai siti internet Rcs e incursioni nei pc di giornalisti Rcs e dell'amministratore delegato Colao".
Biondani, Trinchella, Liso e Zagaria hanno scritto oggi sul Corsera, su La Stampa e su La Repubblica:
Biondani Corsera: "Spionaggio contro il Corriere. "(...) Vittorio Colao. L'intrusione nel suo pc fu realizzata attraverso e-mail trappola, spyware, i messaggi sembravano partire da siti esteri, ma erano pilotati da un ufficio Telecom di Roma. Difficilissimo però, identificarne l'autore, perchè a trasmetterli era un'antenna "Wi-fi".
Trinchella La Stampa: "(...) anche un'altra inchiesta milanese, coordinata dal pm Cajani che riguarda incursioni informatiche ai danni di manager e giornalisti di Rcs (e, aggiungo io, ai danni di quanti si collegavano ai siti internet di Rcs o che scambiavano e-mail con i due ultimi direttori del Corsera e con giornalisti di Rcs).
(...) e gli accertamenti hanno portato gli investigatori a capire che l'atto di pirateria sarebbe partito da un ufficio romano di una società della galassia Telecom: ma l'utilizzo della tecnologia "Wi-fi" impedirebbe di capire da quale pc sia partito".

Non è detto, invece, che la tecnologia "Wi-fi" lo impedisca.
Liso e Zagaria La Repubblica: "(...) Tra la fine del 2004 (le date sono perfettamente precise e simmetriche agli attacchi ed alle intercettazioni via internet ottenute attraverso un software che collegava gli intercettatori agli utenti appena questi ultimi si collegavano con Internet Explorer o da Outlook Express per chi ha i sistemi Windows-Microsoft e da altri sistemi) e l'inizio del 2005 si verificano bombardamenti e incursioni nei siti e nelle e-mail (vedi scambio e-mail con i direttori Folli e Mieli) della Rcs". Conclusioni:
Non scrivete che è impossibile risalire ai pc da cui sono partiti gli attacchi. Cercate, non c'è certo bisogno dei miei suggerimenti ma che la stampa lo scriva sì, cercate anche e sopratutto, in tutti i providers che forniscono "Internet gratis senza fili" e cioè con sistemi "Wi-fi". Tanto, e solo per fare un esempio, ci mancherebbe, ce n'è uno dalle parti di Cipriani e di Gelli.
E cercate, non si sa mai, nei sistemi informatici dell'Enav a Fiumicino e a via Salaria. Non è detto, però, che le provenienze degli attacchi, attacchi che sono verificabili con gli IP e gli header corrispondenti, siano sempre e solo simmetrici all'effettiva postazione da dove partono gli attacchi ma si sa bene che, gli esperti, possono viaggiare con IP falsi, IP di altri utenti, e questo è possibile a chi è dentro le postazioni tecnologiche delle telecomunicazioni e a internet e, quindi, può disporre di IP a largo raggio. "Ghioni", infatti, "considerato uno dei più importanti esperti di Hackeraggio del mondo, il supertenico di Telecom, il mago dell'informatica, grande esperto di Hackeraggio" come hanno scritto vari quotidiani e settimanali, "sostiene che se quell'assalto (alla Rcs) fosse stato ordinato da lui, non avrebbe lasciato tracce o sarebbe risultato partire dall'India o dal Sudamerica". Sì, in effetti se ne sono visti e subìti un sacco e una sporta di attacchi e di tentate intrusioni nei pc da parte di "Hacker stranieri" ma, verificando con grande attenzione gli IP, gli attacchi erano riconducibili a providers Telecom disseminati nel globo e, le "tracce", a ben guardare, le lasciavano e come. E, come le intrusioni e gli attacchi Telecom sono sorti, e durati mesi e mesi, di colpo sono cessati.
Attualmente vanno fatte ricerche su IP e headers di insistenti attacchi provenienti da providers "americani" e da "IP riservati" (ma Dio come sono aumentati, di botto, gli "IP riservati"!!!). Providers "americani" dove, forse, sono stati, per ora, parcheggiati gli attacchi. Parcheggiati in attesa di "tempi migliori"?
Sentitissime e sincere condoglianze all'avvocato Guglielmo Bove, capo dell'Ufficio legale di Telecom Italia, e un saluto ed un ricordo alla dott. Maria Rosa Salvatori.
Buon lavoro a tutti da Giuliana D'Olcese
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Sostiene Pereira l'onorevole "credulone",
Caro On. Zacc, lei sostiene ciò che, purtroppo, sostengono tutti coloro che non hanno dimestichezza con il pc e con internet e le sue innumerevoli insidie, e che non sono iscritti ad una seria newsletter, di esperti, sulle questioni della sicurezza e sulle vulnerabilità. E' un classico di chi considera il suo pc un soprammobile divertente e multiuso. Gli oggetti pericolosi per carpire info riservate come password bancarie e mille altre cose non le arrivano certo con la "posta spazzatura" ma le entrano nel pc senza che neanche lei se ne accorga. Non posso credere che lei è indifferente all'essere intercettato illegalmente e spiato su affari di famiglia, affari affari, politica, abitudini personali, se ha l'amante, se ce l'ha etero o transgender, ecc. ecc. ecc. E non credo, per esempio, che sarebbe felice, anzi indifferente come lei si presenta, se le SFILASSERO DAL PC TUTTO CIO' CHE VI E' REGISTRATO USANDOLO PER MULTISCOPI POLITICI o se il suo indirizzo di posta, e della sua mailing list, fosse usato, come quello che ha visto, illegalmente. Cioè senza il suo consenso ed al fine di inviare ogni sorta di virus informatici, spyware, malware, trojan, phishyng, ecc. ecc. ecc. a nome della sua lista e suo. O SI'? E resterebbe "indifferente" perchè tanto lei non ha segreti?
E certo quel provider "economico" non è, perchè oggigiorno tutti i maggiori providers offrono la connessione gratis e 5 caselle di posta mentre lei quel provider, se pur poco, lo paga e per di più riceve un sacco di spam e di virus, o mi sbaglio? Se no non mi direbbe "le porcherie che ricevo le cancello".
Domanda: Resterà del tutto indifferente quando riceverà un avviso della polizia di internet che la invita a spiegare perchè lei invia con il programma ezmlm della sua mailing list virus informatici, spyware, malware, trojan, phishyng, ecc. ecc. ecc. a nome della sua lista e suo? Non ci posso credere!
Lei è un uomo pubblico e deve preoccuparsi di queste cose altro che essere indifferente.....
Ieri le ho scritto: Allora, le invio quanto testè inviato ai diversi soggetti che vedrà. L'ha letta attentamente? Gente come lei che ha la mailing list con quel provider si vede al centro di una indagine perchè, con la loro lista ha seminato ogni sorta di spie informatiche. Indifferente, magari, e pur da istituzione quale lei è, ognuno ha il tasso di senso delle istituzioni che si ritrova.... lei può esserlo per quei malcapitati di cui non gliene può fregare di meno ma vorrei vederla in ballo ed alle prese con un caso simile e che il suo pc viene usato, a sua insaputa, come server di hackers per effettuare azioni di pirateria informatica. Ho notato che Alleanza Nazionale è particolarmente legata a quel provider ed ho notato la grande pubblicità, veramente economicamente degna di una società come Mediaset, che nel periodo elettorale quel provider si è fatto sulla RAI. Lei, caro on, mi è simpatico ed apprezzo le cose che scrive ma, asimmetricamente, sa cosa penso? Che lei o ci è o ci fa.
Cordialmente Giuliana D'Olcese che la invita ad andare sulla mia rubrica on line ed a copiarsi ed incollarsi, per leggerli, tutti i pezzi che ho scritto selle intercettazioni.
   www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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<Comunicati stampa - Articoli correlati>
Intercettazioni e Telekom Serbia. Il Governo Prodi risponda subito in Parlamento all'interrogazione di Capezzone sul ruolo dei Servizi nella vicenda Telekom Serbia. Giulio Manfredi del Comitato Nazionale Radicali Italiani, autore del libro "Telekom Serbia - Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?" ha dichiarato: "Quello che cercava di scoprire Tavaroli è stato appurato dalla Procura di Torino e dal "Rapporto Torkildsen".
"Il Corriere della Sera on line riferisce dei contenuti di un interrogatorio presso la Procura di Milano in cui il testimone Sergio Genchi dichiara che il capo della sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli, nel 2002, cercava di appurare, per conto del Sismi, dove fossero finiti i soldi che nel 1997 Telecom Italia (allora ancora pubblica, controllata dal Ministero del Tesoro, ministro Carlo Azeglio Ciampi, direttore generale Mario Draghi) versò ai serbi per acquisire il 29% di Telekom Serbia.
Consiglio a Tavaroli la lettura della sentenza di archiviazione dell'inchiesta su Telekom Serbia (Procura della Repubblica di Torino, 6 maggio 2005):
"... Si è così accertato in primo luogo che l'intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo. La provvista venne temporaneamente impiegata in depositi a termine ovvero accreditata a società cipriote riconducibili al Governo Serbo. Dopo un periodo di tempo variabile da pochi giorni a due mesi, il danaro confluì nella disponibilità del Fondo per lo Sviluppo della Serbia... E' stato poi accertato che il Fondo per lo Sviluppo della Serbia ha utilizzato questa provvista per pagamenti in favore di imprese estere eseguiti per conto di imprese serbe delle prime debitrici e per pagare pensioni e stipendi da tempo in arretrato.
.... Ed invero da una parte sono stati trovati pagamenti, come si è detto, a favore di imprese straniere (NDA: per quanto riguarda l'Italia, risulta il pagamento di 4 milioni di marchi alla GESIM Srl di Bassano del Grappa e di 3 milioni e mezzo di marchi ad "altre società italiane" non meglio identificate), e dall'altra sono state constatate cospicue rimesse a favore della Banca centrale del Paese che era l'Ente competente ad erogare appunto pensioni e stipendi e che, ovviamente, trasformava in valuta nazionale gli accrediti ricevuti in valuta estera...
Il risultato di questa parte dell'indagine spiega anche il motivo per il quale l'opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia, e conferma altresì le dichiarazioni dell'Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l'esistenza dell'affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E' infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest'ultimo e l'utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all'economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne...".
Quando fui audito dalla Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia, consegnai copia del cosiddetto "Rapporto Torkildsen", dal nome del consulente finanziario norvegese del Tribunale Penale dell'Aja per i crimini commessi nell'ex Jugoslavia: un'accurata ricostruzione della rete finanziaria tramite la quale il regime di Milosevic si approvvigionava all'estero di armi e mezzi di sussistenza, grazie alla creazione di società fantasma a Cipro nonché di banche cipriote, fra cui la BB COBU (Beogradska Banka - Cyprus Offshore Banking Unit) di Nicosia, banca utilizzata dal regime serbo per incassare i soldi di Telecom Italia.
 Detto questo, diventa ora quanto mai necessario ed urgente che il Governo risponda al più presto all'interrogazione 4-00629 presentata lo scorso 19 luglio dai deputati Daniele Capezzone e Bruno Mellano (Rosa nel Pugno): vi sono state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia? In caso affermativo, quali sono state queste attività?

Torino, 26 settembre 2006. N. B. Su http://www.grupporadicalipiemonte.it sono disponibili sia la sentenza di archiviazione dell'inchiesta su Telekom Serbia della Procura di Torino sia il "Rapporto Torkildsen" citati nel comunicato.

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Cinque domande al dott. Tronchetti su Telecom e spioni
di Vittorio Feltri - Libero 27 settembre 2006 - pag. 1
Lunedì sera a Porta Porta sembravamo tutti fuori di testa. Tronchetti Provera faceva il figo dicendo che la Telecom, di cui è stato presidente fino a ieri e di cui è ancora importante azionista attraverso la società Olimpia (roba sua), è la più sana d'Europa. I debiti dei quali si parla da anni e che sarebbero alla base della grande crisi: niente di impegnativo. Per ripianarli non c'è bisogno di vendere l'azienda né pezzi di essa. Quindi? Si è scherzato.
Noi pensavamo che Tronchetti fosse nella cacca e invece toh, scopriamo che lui (e le sue attività) vive un momento felice.
Ci permetta di porgli alcune domande.
Primo. Perché a suo tempo Tim e Telefoni fissi furono accorpati e ora si vuole fare l'operazione contraria ovvero scorporarli? Per motivi estetici?
Secondo. Perché Tronchetti ha abbandonato la presidenza se nulla era fuori posto?
Terzo. Perché Guido Rossi che gli è subentrato, pur confermando le dichiarazioni del presidente dimesso, si è affrettato a inviare alla Procura di Milano vari documenti? Cosa c'è scritto su tali documenti?
Quarto. La storia del conto svizzero di Tronchetti è persuasiva? Chi ha seguito il programma di Vespa - ammesso si sia raccapezzato nella tortuosa vicenda - immagino avrebbe gradito dal marito di Afef una spiegazione più potabile.
Quinto. E' stato sottolineato spesso che Telecom è così in "forma" da avere oggi meno debiti rispetto a quando fu acquistata da Colaninno & C.
Noi non abbiamo esaminato i bilanci né di un tempo né di oggi. Però è sufficiente la logica per affermare: Telecom è stata comprata sul mercato e non dal rottamaio.
Se era troppo cara e oberata dai debiti perché Tronchetti, dopo aver svolto gli opportuni accertamenti, l'ha acquistata? E' stato obbligato da qualcuno?
Colaninno ha realizzato un buon affare? Merita un applauso. D'altronde che sia un fior di imprenditore l'ha dimostrato non solo cedendo Telecom alla Pirelli, ma anche impossessandosi della Piaggio che ha rilanciato con una gestione impeccabile; e facendo altrettanto con la Guzzi che è tornata a essere il marchio che era, oggetto di culto a livello internazionale.
Questione intercettazioni. Scajola sostiene - a ragione, lo abbiamo verificato - che nessuno di quelli finiti in galera è accusato di aver ascoltato e registrato conversazioni telefoniche. Mistero? Mica tanto. Probabilmente i furbini dei telefonini utilizzavano in proprio (illegalmente) intercettazioni lecite, si fa per dire, cioè autorizzate dalla magistratura, avvezza da anni a ricorrere a simili mezzi per indagare. Sorprende che alla Telecom accadesse tutto questo, un casino infernale, all'insaputa del vertice. Tonti o finti tonti?

Trascuriamo il cabaret e vediamo cosa accadrà. Ce lo racconta Nino Sunseri: le stesse banche che hanno prestato soldi a Olimpia pomperanno denaro, due miliardi di euro, al debitore e questi si salverà ma perderà, ovviamente, gran parte della proprietà di tutto l'ambaradan.
Guarda caso, le suddette banche sono azioniste del Corriere della Sera, esattamente come Tronchetti Provera.
Non serve spremersi le meningi per capire l'antifona. Adios.

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Telecom, un risiko sotto la lente dei pm
All'esame le carte dei verbali
, lo scorporo di Tim e la cessione della lussemburghese Bell nel 2001.
di Paolo Colonnello e Francesco Manacorda - La Stampa.it 27 settembre 2006
Il fascicolo aperto nei giorni scorsi dalla Procura di Milano con l'intestazione "Telecom Italia" è un modello 45, ossia senza indagati e senza ipotesi di reato.
Oggi è parcheggiato sul tavolo del sostituto procuratore Francesco Greco, una fama di mastino dei reati finanziari. Ma ciò non toglie che questo stesso fascicolo rischi di diventare nei prossimi tempi un faldone dalle dimensioni preoccupanti. Il materiale raccolto finora riguarda almeno tre direttrici. Ciascuna meritevole di "ulteriori approfondimenti". Per questo la Procura sta esaminando una serie di circostanze che sembrano saldare gli eventi di queste settimane con storie assai più remote.
Ma sempre riguardanti il gruppo telefonico e la sua controllante Olimpia.
Il faro acceso dai magistrati milanesi ha visto già nei giorni scorsi lo stesso Marco Tronchetti Provera - dal 15 settembre presidente dimissionario di Telecom - scegliere una linea che appare di collaborazione. Se infatti è stato il neopresidente "di garanzia" Guido Rossi a portare fisicamente in Procura la settimana scorsa le carte, ossia i verbali dei consigli d'amministrazione dell'11 e del 15 settembre, qualche giorno prima i legali di Tronchetti Provera si erano già mossi in questo senso, concordando con la Procura l'invio dei documenti. Le date dei due verbali, giova ricordarlo, sono una quella del consiglio che decide la "societarizzazione" di rete e telefonini, cambiando repentinamente rotta alle strategie del gruppo; l'altra, quella del 15, riguarda invece la riunione in cui Tronchetti Provera entra da presidente ed esce da ex.
Le carte già annunciate da Tronchetti e poi consegnate da Rossi sono il primo degli elementi a finire sotto la lente dei magistrati. Ma di elementi che verranno presi in considerazione ce ne sono almeno altri due. Il primo riguarda proprio il mutamento di strategia deciso dal vertice Telecom e portato l'11 settembre a una ratifica del consiglio d'amministrazione che in precedenza non sembra essere stato informato pienamente di quanto si stava preparando. La curiosità dei magistrati è capire come l'operazione di fusione tra Telecom e Tim, avvenuta appena diciotto mesi fa e che tra gli altri effetti ha avuto quello di eliminare un passaggio - e un anno di attesa - nella "salita" dei dividendi Tim a monte nella catena di controllo, sia stata archiviata in modo così rapido e deciso. Perché la decisione di tornare a scorporare la telefonia mobile e quali i suoi effetti? Il mercato è stato informato in ogni momento nel modo più appropriato, anche alla luce della nuova disciplina sul "market abuse" in vigore dal maggio 2005?
Per capirlo, i pm avranno anche a disposizione una relazione della Consob. E' probabile che si tratti dello stesso documento già inviato alla Procura di Roma.
Di norma, infatti, la Consob invia la medesima documentazione a tutte le Procure che indagano su uno stesso filone. I magistrati romani non hanno ravvisato nella relazione alcun profilo penale, avviandosi quindi - a quel che si capisce - a chiudere la loro inchiesta. Quelli milanesi, invece, stanno ancora valutando.
Terzo elemento all'esame dei pm - ed è qui che potrebbero arrivare sviluppi significativi - è il "pregresso" accumulato dalla Procura milanese su altri filoni d'inchiesta.
In particolare nel gennaio scorso, proprio sulla scia dell'inchiesta sulla scalata ad Antonveneta, gli inquirenti guidati da Greco avevano ascoltato più volte Emilio "Chicco" Gnutti sul tema della cessione - nel 2001 - della quota di controllo di Olivetti-Telecom, ceduta dalla finanziaria lussemburghese Bell a Tronchetti Provera, al prezzo di 4,17 euro per azione. Su quell'operazione, sul ruolo di Gnutti - la cui finanziaria Hopa è stata socia di Pirelli in Olimpia fino a qualche mese fa - e sulle plusvalenze ottenute dalla Bell con la vendita, potrebbero adesso innestarsi le nuove indagini.
"Ho sei telefonini, tre computer e solitamente giro con una sola banconota da 100 euro nel portafogli. Da quando mi sono sposata, ho lavorato molto meno, dicendo addio ai miei grandi guadagni del passato. Ma da mio marito non ho mai preteso un centesimo".
Afef Jnifen, moglie dell'ex presidente della Telecom Marco Tronchetti Provera e conduttrice tv, si confida così su Gente.
"È stata una mia libera scelta sposarmi senza un patto prematrimoniale - spiega -. Non volevo mettere in mezzo, fra me e Marco, il denaro".
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Telecom, tre conti che non tornano. Brutta cosa, le zone grigie. Le si combatte illuminandole, però, non avvolgendole in una cortina fumogena.
Le parole di Tronchetti Provera destano ammirazione per il coraggio, meno per la chiarezza. Dato che nelle convulsioni di questo finale di partita le cose si mischiano e confondono, mi pare utile dividere le tre differenti questioni che si legano a Telecom Italia: 1. gli spioni; 2. la salute economica del gruppo. 3. lo scontro con Prodi. Attenti, perché faranno di tutto per confondervi le idee, buttandole tutte e tre nello stesso frullatore.
1. Nell'inchiesta milanese sugli spioni, dice Tronchetti Provera, noi siamo la parte lesa. Un momento, "noi" chi? Telecom Italia e Pirelli sono due società quotate in Borsa, e sono certamente lese da questa losca faccenda. Tronchetti Provera no, non è parte lesa, come non lo è Buora. E qui le cose sono due: o l'attività di dossieraggio era conosciuta da Tavaroli, che è uomo di fiducia di Tronchetti Provera e dice di avere informato Buora, ed allora i tre sono corresponsabili nell'avere leso le società; oppure non ne sapeva niente Tronchetti Provera, e non lo sapeva nemmeno Buora perché lo stesso Tavaroli riteneva che fosse tutto regolare, ed allora sarà stato lo spione fiorentino a prenderli tutti per il naso. Fossi in loro, riterrei la seconda ipotesi leggermente offensiva.
Si dice e ripete che nell'ordinanza di custodia cautelare non si fa cenno alle intercettazioni telefoniche, e dicendolo si sbaglia. L'ordinanza non è una sentenza, non racconta l'intera trama di una storia, ma mette in risalto quelle che il pm ritiene siano le evidenze emerse dall'indagine.
Secondo quel testo ci sarebbero gravi indizi relativi ad attività di spionaggio, svolte utilizzando informazioni acquistate presso pubblici ufficiali dei servizi segreti o del fisco. Roba pesante. In quanto ai tabulati telefonici, fu lo stesso Tavaroli a denunciarne il commercio. Allora, forse, prima di prendere lucciole per lanterne, sarà il caso di leggere con attenzione il codice circa l'esatta definizione delle cose e la procedibilità d'ufficio, in modo da evitare di credere che della gente al servizio di Telecom corrompesse degli estranei per sapere dove possiedo casa, ma mai sarebbero andati a vedere cosa faccio con il telefono. Suvvia!
Infine, c'è il problema degli spioni al servizio di privati che s'incrociano con i servizi segreti al servizio del Paese. Non solo è possibile che sia capitato, ma credo sia anche assai probabile. Penso si debba metterla così: se i nostri servizi si sono serviti di spioni che perseguivano propri interessi privati, hanno fatto bene, sperando che sia stato anche utile; se a questi si sono asserviti, magari traendone anche un guadagno privato, conto che la giustizia proceda celermente contro di loro.
2. Dice Tronchetti Provera che Telecom è un'azienda sana, con un debito non insopportabile. E' vero. Prima che se ne occupassero loro era anche una multinazionale. Dice che l'intera catena proprietaria è sana, non ha bisogno di ristrutturazione e Pirelli, bella frase ad effetto, non ha mai preso una lira da Telecom.
E questo non è vero. La catena proprietaria è gravemente malata, perché se Pirelli consolidasse Olimpia e Telecom, come dovrebbe, se, cioè, fosse contabilmente riportato quel che tutti credono di sapere già, ovvero che Pirelli possiede Telecom per il tramite di Olimpia, e se questo lo si facesse, come dovrebbe, riportando alla realtà valori attualmente pari alla metà di quel che è iscritto allo stato patrimoniale, la catena si sbriciolerebbe e le sane società salterebbero per aria.
Per dirla in modo più semplice: il patrimonio dei proprietari di Telecom è inferiore ai loro debiti, e la cosa non emerge solo per un artifizio contabile.
Alla faccia della salute.
Se non fosse così, di grazia, c'è qualcuno in grado di spiegare perché mai la proprietà cambia idea una volta all'anno, giungendo ora a scorporare quel che ha incorporato, e predisponendosi a vendere? L'urgenza, oggi, è riuscire a prenderli, quei soldi, ed a farlo prima che qualche autorità s'accorga di quel che, per il vero, è evidente da anni. L'alternativa è lasciare tutto così com'è, sostituire i soci in uscita da Olimpia e tirare a campare. Per farlo, però, è necessario trovare chi sia disposto a mettere un sacco di soldi per contare poco e sperare che solo gli americani sappiano cos'è il consolidamento.
3. Tronchetti Provera ribadisce di essersi dimesso per evitare un "conflitto istituzionale". Ma Telecom non è mica un'istituzione. La frase andrebbe riformulata nel senso di "evitare un conflitto con il governo". Se su Tronchetti Provera sono state fatte pressioni, se il governo ha tentato di farsi gli affari suoi, se pensavano d'imporgli un piano che lui non gradiva, merita tutta la più sincera solidarietà. E dato che credo questo sia avvenuto, gliela manifesto.
Ma, non essendo Telecom un pilastro della Repubblica, bensì un'azienda privata, se subisce dei torti dai governanti non è che dimette il suo presidente, piuttosto denuncia chi vuole forzarne la volontà. Non sarebbe, questa, una condotta avversa alle istituzioni, ma, all'opposto, la più istituzionalmente corretta.
Il fatto è che Tronchetti Provera ben conosceva le cose che si trovano nei due precedenti punti, e non aveva dubbi che a Palazzo Chigi se ne sarebbero serviti.
Si è trovato in una situazione insostenibile, e sapendo di essere attaccabile, sul piano giudiziario come su quello finanziario, ha capito di non potere reggere la pressione, quindi ha passato la mano a Guido Rossi. In questo modo ha guadagnato il tempo utile perché i pontieri si mettano al lavoro, ricordando che se lui affonda anche la banca tanto amica di Prodi prende una botta alla chiglia. Ora attendiamo il dibattito parlamentare, seguiamo l'evolversi della partita finanziaria e di quella giudiziaria. Saremo sommersi da notizie le più diverse, da schiamazzi politici e presunte rivelazioni. Ma il quadro resterà quello descritto. Tenendolo a mente ciascuno sarà in grado di stabilire quanto la lotta di potere si stia svolgendo e si svolgerà sul terreno del diritto e quanto sulla fanghiglia che lo circonda.
 Davide Giacalone
http://www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Telecom, un risiko sotto la lente dei pm
All'esame le carte dei verbali
, lo scorporo di Tim e la cessione della lussemburghese Bell nel 2001.
di Paolo Colonnello e Francesco Manacorda - La Stampa.it 27 settembre 2006
Il fascicolo aperto nei giorni scorsi dalla Procura di Milano con l'intestazione "Telecom Italia" è un modello 45, ossia senza indagati e senza ipotesi di reato.
Oggi è parcheggiato sul tavolo del sostituto procuratore Francesco Greco, una fama di mastino dei reati finanziari. Ma ciò non toglie che questo stesso fascicolo rischi di diventare nei prossimi tempi un faldone dalle dimensioni preoccupanti. Il materiale raccolto finora riguarda almeno tre direttrici. Ciascuna meritevole di "ulteriori approfondimenti". Per questo la Procura sta esaminando una serie di circostanze che sembrano saldare gli eventi di queste settimane con storie assai più remote.
Ma sempre riguardanti il gruppo telefonico e la sua controllante Olimpia.
Il faro acceso dai magistrati milanesi ha visto già nei giorni scorsi lo stesso Marco Tronchetti Provera - dal 15 settembre presidente dimissionario di Telecom - scegliere una linea che appare di collaborazione. Se infatti è stato il neopresidente "di garanzia" Guido Rossi a portare fisicamente in Procura la settimana scorsa le carte, ossia i verbali dei consigli d'amministrazione dell'11 e del 15 settembre, qualche giorno prima i legali di Tronchetti Provera si erano già mossi in questo senso, concordando con la Procura l'invio dei documenti. Le date dei due verbali, giova ricordarlo, sono una quella del consiglio che decide la "societarizzazione" di rete e telefonini, cambiando repentinamente rotta alle strategie del gruppo; l'altra, quella del 15, riguarda invece la riunione in cui Tronchetti Provera entra da presidente ed esce da ex.
Le carte già annunciate da Tronchetti e poi consegnate da Rossi sono il primo degli elementi a finire sotto la lente dei magistrati. Ma di elementi che verranno presi in considerazione ce ne sono almeno altri due. Il primo riguarda proprio il mutamento di strategia deciso dal vertice Telecom e portato l'11 settembre a una ratifica del consiglio d'amministrazione che in precedenza non sembra essere stato informato pienamente di quanto si stava preparando. La curiosità dei magistrati è capire come l'operazione di fusione tra Telecom e Tim, avvenuta appena diciotto mesi fa e che tra gli altri effetti ha avuto quello di eliminare un passaggio - e un anno di attesa - nella "salita" dei dividendi Tim a monte nella catena di controllo, sia stata archiviata in modo così rapido e deciso. Perché la decisione di tornare a scorporare la telefonia mobile e quali i suoi effetti? Il mercato è stato informato in ogni momento nel modo più appropriato, anche alla luce della nuova disciplina sul "market abuse" in vigore dal maggio 2005?
Per capirlo, i pm avranno anche a disposizione una relazione della Consob. E' probabile che si tratti dello stesso documento già inviato alla Procura di Roma.
Di norma, infatti, la Consob invia la medesima documentazione a tutte le Procure che indagano su uno stesso filone. I magistrati romani non hanno ravvisato nella relazione alcun profilo penale, avviandosi quindi - a quel che si capisce - a chiudere la loro inchiesta. Quelli milanesi, invece, stanno ancora valutando.
Terzo elemento all'esame dei pm - ed è qui che potrebbero arrivare sviluppi significativi - è il "pregresso" accumulato dalla Procura milanese su altri filoni d'inchiesta.
In particolare nel gennaio scorso, proprio sulla scia dell'inchiesta sulla scalata ad Antonveneta, gli inquirenti guidati da Greco avevano ascoltato più volte Emilio "Chicco" Gnutti sul tema della cessione - nel 2001 - della quota di controllo di Olivetti-Telecom, ceduta dalla finanziaria lussemburghese Bell a Tronchetti Provera, al prezzo di 4,17 euro per azione. Su quell'operazione, sul ruolo di Gnutti - la cui finanziaria Hopa è stata socia di Pirelli in Olimpia fino a qualche mese fa - e sulle plusvalenze ottenute dalla Bell con la vendita, potrebbero adesso innestarsi le nuove indagini.
"Ho sei telefonini, tre computer e solitamente giro con una sola banconota da 100 euro nel portafogli. Da quando mi sono sposata, ho lavorato molto meno, dicendo addio ai miei grandi guadagni del passato. Ma da mio marito non ho mai preteso un centesimo".
Afef Jnifen, moglie dell'ex presidente della Telecom Marco Tronchetti Provera e conduttrice tv, si confida così su Gente.
"È stata una mia libera scelta sposarmi senza un patto prematrimoniale - spiega -. Non volevo mettere in mezzo, fra me e Marco, il denaro".
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Quanti Bove sono esistiti? La vera identità del capo della security Telecom Italia suicidatosi rimarrà per sempre nel mistero. O forse no.
Quando un uomo giovane muore tragicamente il primo dovere è quello della pietà: 42 anni sono troppo pochi per farsi gettare giù da un ponte e, forse, anche per gettarcisi da solo. Così è per Adamo Bove, ex brillante poliziotto, ex manager della Security Telecom Italia e prima di Tim. Poi è impossibile non domandarsi: chi era veramente quest'uomo? Adamo Bove ha collaborato pienamente e correttamente con le indagini che hanno scoperto le responsabilità dei quadri dirigenti del Sismi nel rapimento di Abu Omar: senza il suo apporto non sarebbe stato possibile mettere sotto sorveglianza i loro telefonini senza farsi scoprire. Inoltre Bove avrebbe correttamente collaborato con l'Authority a scoprire il sistema Radar, la falla del sistema informatico di Tim da cui si poteva controllare il traffico dei telefonini senza lasciar traccia. Dunque un "buono" contro i "cattivi" Tavaroli e Mancini. Perché ha collaborato? Per lealtà, per correttezza, perché era un ex poliziotto e quindi della cordata De Gennaro, capo della polizia che poteva "far fuori" Pollari, anche per prenderne il posto e le competenze?
Questa seconda ipotesi potrebbe essere un eccesso di dietrologia e di complottismo, ma una cosa è certa: Tavaroli, come capo della Security di Telecom Italia Corporate, era superiore anche di Adamo Bove; come capo del Cnag di Telecom Italia Wireline (telefonia fissa) era collega e stretto collaboratore di Bove, che era capo dell'analogo servizio di Tim per la telefonia mobile che supporta le intercettazioni legali richieste dalla magistratura.
E' possibile che Bove non sia mai stato a conoscenza delle attività di intercettazione abusiva compiute dal Tavaroli e dal Mancini, che si svolgevano anche molto sui telefonini? Perché le ha tollerate? Le ha denunciate? Quando?
Pensava che si trattasse di attività al limite della legge e li ha denunciati quando ha visto che andavano molto al di là delle leggi?
Ha collaborato, solo all'ultimo momento, per rifarsi una verginità con la magistratura, ma ha capito che ormai era tardi e non poteva più tirarsi fuori?
Troppe domande che rischiano di non avere mai risposta.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus ZEUS News - www.zeusnews.it    - 25-07-2006
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Telefonia: Gara a chi "fotte" meglio l'utente, ma non solo. I call center ricominciano a truffare gli utenti. Le segnalazioni degli utenti dimostrano che la grande beffa continua.
Le Authority devono fare di più predisponendo controlli e sanzioni vere nei confronti dei furbi. A cosa serve all'Agcom denunciare che le denunce alla stessa sono aumentate a circa 6.500 (ma il dato reale è da moltiplicare minimo di 100 volte), mentre l'anno prima erano la metà, se poi gli strumenti di risoluzione delle controversie non sono efficaci e soprattutto mancano multe salatissime che rendano sconvenienti i comportamenti truffaldini e le pubblicità ingannevoli? Anche la politica potrebbe fare di più favorendo un mercato realmente concorrenziale. E veniamo ai fatti, iniziando dai mitici call center che ormai sono adibiti dai gestori solo a fare nuovi contratti, e non a risolvere problemi. Dopo la pausa agostana sono tornati a colpire in grande stile con attivazioni di servizi mai richiesti, o con condizioni contrattuali molto differenti rispetto a quanto pattuito. Naturalmente c'è Telecom Italia che stravince in questa gara a chi "fotte" meglio l'utente, ma non solo. Per esempio, i telefonisti di Tele2 hanno fatto un salto di qualità. Tra l'altro, per rassicurare il cliente potenziale, si spacciano da operatori Telecom Italia e dicono "vuoi pagare un canone Telecom più basso?". Alla fine della conversazione l'utente non sa neppure con quale gestore ha parlato. Un esempio è raccontato in questa lettera
http://www.aduc.it/dyn/sosonline/caraduc/carasingola.php?id=154800
Ma non solo la questione di attivazione di servizi. Anche la vendita di apparecchi telefonici è con l'inganno. In questo genere prevale Telecom Italia con il suo "Aladino" che di magie ne fa poche, mentre in bolletta costa 90 euro e non è gratuito o in noleggio come viene promesso telefonicamente. Poi continuano gli addebiti tramite le numerazioni speciali: 899, 70x e satellitari (circa 40 segnalazioni solo a settembre). Continua nonostante gli impegni di tutti i governi che si sono succeduti a partire dagli Anni 90. Contro queste continue truffe, consigliamo agli utenti di avvalersi delle previsioni del codice del consumo sul diritto di recesso entro 10 giorni
http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=40722
e di agire sin da subito tramite una raccomandata a/r di messa in mora, evitando di perdere tempo con i call center
http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=111051
Sul nostro sito, inoltre, abbiamo predisposto una scheda: S.O.S. call center. Norme per l'uso e per non arrabbiarsi
http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=150442
ADUC Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.
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Ecco perchè Tronchetti si è dimesso
Alla base delle dimissioni di Tronchetti Provera non c'era il contrasto con il governo, ma la vicenda delle intercettazioni con l'imminente arresto dei suoi uomini più fidati.
Tronchetti Provera ha detto che lasciava perché non voleva che l'azienda fosse fatta a pezzettini, perché avrebbero tagliato le unghie a Telecom Italia, in pratica per colpa di Prodi, di Rovati e del governo, accusato di dirigismo e di voler espropriare la Telecom. La realtà è sotto gli occhi di tutti: due uomini tra i più fidati dell'entourage tronchettiano, due collaboratori tra i più stretti e intimi, che fino all'ultimo Tronchetti ha difeso e tenuto al loro posto, i capi della Security di Telecom Italia e Pirelli, Tavaroli e Iezzi, arrestati dai Carabinieri per ordine della magistratura con l'accusa di violazione della privacy, corruzione di pubblici ufficiali, complicità in sequestro di persona, appopriazione indebita. Tronchetti sapeva ciò che facevano i suoi body guard? Secondo la tesi del senatore Storace, coinvolto nello scandalo delle intercettazioni telefoniche a danno di Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo, Prodi non poteva non sapere ciò che faceva Rovati, suo consigliere; così è difficile che Tronchetti non sapesse niente. Ma se non sapeva niente, le sue qualità manageriali e di leadership verrebbero oscurate in modo grave.
Tronchetti potrebbe essere convocato dai magistrati come "persona informata dei fatti, per non dire peggio; se fosse rimasto in sella, quali conseguenze ci sarebbero state per il titolo dell'azienda di cui è il maggiore azionista? Da Storace a Gianni Letta, responsabile politico dei servizi segreti all'epoca dei fatti su cui si indaga, tutto il centrodestra è dentro fino al collo nel Telecomgate e quindi deve difendere per forza Tronchetti e cercare di mettere sotto Prodi, perché non ha scelta.
Editoriale di Pier Luigi Tolardo
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5069 - ZEUS News - www.zeusnews.it - 20-09-2006
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dal Forum di ZeusNews.it - Commenti all'articolo Tavaroli vuole "bruciare" Pollari?
Antonio 14 Lug 2006 02:51 Intercettazioni abusive.
Le rivelazioni sul caso Sismi di questi giorni potrebbero essere l'estremo tentativo di difesa dell'ex capo della security Telecom accusato di intercettazioni. 
Che Tavaroli facesse intercettazioni per organi dello stato quali la magistratura o i servizi segreti e queste siano state eseguite più o meno lecitamente credo che la cosa sia giustificabile se il fine era quello di perseguire reati o difendere gli interessi nazionali.
Quello che è grave è quanto riportato sul Corriere della Sera del 9 marzo u.s. pag.19 nell'ambito di un articolo sulla faccenda Marrazzo Mussolini Storace. "...il capo della sicurezza di Telecom Italia, Giuliano Tavaroli, ex ufficiale dei carabinieri dell'Antiterrorismo poi passato alla Pirelli, è sospettato di capeggiare una sorta di centrale clandestina di 007 privati in grado di violare perfino i segreti delle Procure. La maxi-inchiesta era nata per caso da una denuncia per mobbing: un ex dirigente in causa con la Coca Cola si era visto spedire a casa, in una busta anonima, un cd-rom pieno di intercettazioni abusive.
Ma è il coinvolgimento di Tavaroli ad allarmare i pm, perché è il responsabile del "Centro nazionale per l'autorità giudiziaria" (Cnag): è l'uomo a cui tutti i magistrati italiani devono rivolgersi per poter eseguire intercettazioni telefoniche" Cioè nell'ambiente, se non sbaglio, si facevano intercettazioni abusive, si riversavano su cd e si inviavano a scopo intimidatorio! E qual'è l'ambiente? La Telecom di Tronchetti Provera, manager in quota alla sinistra insieme a sua moglie Afef che Mastella voleva addirittura candidare alle primarie dell'unione. E guarda caso tutte queste intercettazioni chi è che colpiscono? Storace per il caso Marrazzo Mussolini Fini per il fatto delle convenzioni con le Usl della consorte, i Savoia che naturalmente simpatizzano per la destra, il segretario di Fini Sottile, diversi funzionari Rai in quota al passato governo, l'ex governatore della Puglia Fitto centrodestra, i servizi segreti che ovviamente sono in quota alla destra e dulcis in fundo la Cia che ovviamente quando il presidente americano non è un democratico è sempre di destra. Con ciò non voglio giustificare quanti hanno infranto la legge, ma l'analisi delle vicende e il fatto che sia solo una parte politica quella chiamata in causa, si spiega nella maniera più semplice confortato dalla constatazione che in genere di tante versioni quella vera è quasi sempre la più ovvia. Ed ohibò scagiona le toghe rosse. Ma non è che qualcuno ai magistrati consegnava solo il materiale che gli faceva comodo?
Guarda caso l'unico di sinistra che hanno cercato di mettere in mezzo è stato D'Alema che più d'uno nella sua stessa coalizione vede come il fumo negli occhi a partire da Prodi. Quanto sarebbe bello se i magistrati ora cercassero il materiale censurato!

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Commento di Applemouse Comune mortale
Non sono assolutamente d'accordo con la Tua prima affermazione. Le intercettazioni telefoniche sono per permesse dalla Legge italiana ma regolate da norme precise. Da quanto mi risulta solo un magistrato le può autorizzare. Quello che è successo è inaccettabile ed aumenta il mio senso di insicurezza causato dai servizi si "sicurezza" nazionali.

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Biondi, Rotondi e Nucara reputano che sia giunta l'ora dell'impeachment per il presidente del Consiglio
Gli 007 deviati all'interno della telefonia sono il macigno che può pensionare Prodi

di Ruggiero Capone
La valanga Telecom ha ormai assunto dimensioni tali da non poter essere più spacciata per una palla di neve scagliata contro Romano Prodi. Quest'ultimo, poi, non può più sostenere di non essersi accorto d'essere stato seppellito sotto un cumulo di neve che, a ben guardare, ha colore marrone. "Fa caldo e la neve s'è sciolta, e sotto è emerso un gran cumulo di letame", esclamano ridacchiando dalla Cdl. Intanto Alfredo Biondi (senatore e presidente del Consiglio nazionale di Forza Italia) ha sottolineato che "Prodi può stare tranquillo, tanto Guido Rossi ha detto che non ha intenzione di presentare denuncia: notizia questa tanto tranquillizzante per Prodi quanto superficiale per le Procure". "Se, infatti, la prolusione che ha fatto Prodi sui colloqui con Tronchetti Provera dovesse essere ritenuta idonea a determinare un'artificiosa alterazione dei titoli in borsa - continua Biondi - l'azione penale sarebbe obbligatoria quanto autonoma rispetto alla benevolenza del professor Rossi che non credo possa impedire l'obbligatorietà dell'azione penale: allo stato, non è stato ancora aperto alcun fascicolo sulla società". La vicenda Telecom è stata anche oggetto d'esame dei lavori della Direzione nazionale del Pri, nello specifico il segretario repubblicano Francesco Nucara ha parlato chiaramente di impeachment per Prodi.
"Il presidente del Consiglio è costretto a riferire alle Camere perché il suo rifiuto pregiudiziale era divenuto insostenibile per la sua stessa maggioranza - sostiene il repubblicano -. O il presidente Prodi ha mentito sul fatto di non sapere dello studio di Rovati, e per questa ragione si deve dimettere, o non ha mentito e non ha dunque nemmeno il controllo dei suoi personali collaboratori, cosa che squalifica un capo del governo - continua il segretario Pri -. Se ciononostante rimarrà ad occupare la poltrona, sarà un presidente del Consiglio dimezzato". "Su Telecom Prodi ha dato un'immagine di sé non proprio esemplare - afferma Gianfranco Rotondi (segretario della Democrazia cristiana) -. Ha capito con ritardo, molto ritardo, di trovarsi nel torto perché è dovere del presidente del Consiglio riferire alle Camere, non già un piacere da fare alle istituzioni parlamentari. La questione delle intercettazioni rappresenta un altro lato oscuro di questo puzzle. Non è più garantita la privacy dei cittadini: è necessario istituire una Commissione d'inchiesta con poteri speciali. La vicenda sta prendendo una brutta piega e una deriva che segnala una vera e propria crisi di sistema. Senza esagerare - chiosa Rotondi - si può dire che è a rischio la democrazia".
da
http://www.opinione.it/
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Fra Telecom e Autostrade. I nodi delle cattive privatizzazioni vengono al pettine, per Autostrade come per Telecom Italia.
Che, secondo i piani dei Benetton, la società Autostrade sarebbe finita agli spagnoli di Abertis, l'ho scritto, qui, il 22 aprile scorso. Ancora una volta si sarebbe trattato di una privatizzazione finita male, con un massiccio trasferimento di ricchezza dalle casse pubbliche alle tasche di pochi privati. Così, del resto, era andata anche per GS ed Autogrill. Questo è il dramma, non l'arrivo di stranieri. La cosa è finita ancora peggio, con un lentissimo diniego governativo che segnala ai mercati come, in Italia, si vendono le aziende pubbliche ma non si liberalizza il mercato. Nel caso di Telecom, invece, fu il governo D'Alema a favorire la vendita agli stranieri occulti, che in Italia avevano le facce di Colaninno e Gnutti. Fu un'operazione finanziaria (per loro riuscitissima) e l'ennesima emorragia di quattrini. Ora è Tronchetti Provera, che comprò fuori mercato, a trovarsi in difficoltà, e nel mentre smentisce le trattative per la vendita di quote a Murdoch (dopo averlo pagato per Sky), il mercato sembra dar per scontato che le smentite sono balle, e già festeggia l'arrivo dell'australiano. Pare che, dal governo, giunga una lamentela ed il desiderio che Telecom resti italiana.
Tutto sbagliato
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Prendiamo per buone le smentite, crediamo che non stiano vendendo a Murdoch. Allora dov'è che la proprietà prenderà i soldi per far fronte ai debiti ed agli impegni? Segnalo che, nelle settimane scorse, hanno tentato di prenderli dal mercato, quotando Pirelli Tyres. Sono stati mandati a spasso ed il 39% di quella società è finito alle banche. Gran successo, dicono a Pirelli, grande affare, dicono le banche, che negano di essersi fatte carico di alcun debito societario, quindi negano di essere socie e, di fatto, lasciano intendere che si tratta della mascheratura di un prestito ponte.Quei soldi serviranno a liquidare i soci di Olimpia che vogliono andare via, banche comprese. E poi? Poi arriva un altro socio o si affonda. Che sia italiano o meno conta pochissimo, dovrebbe importare quali investimenti verranno fatti per la rete di comunicazione. Anche perché le telecomunicazioni, complice la politica e le aziende di stato, le abbiamo già tutte vendute all'estero.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Lo scandalo delle intercettazioni inizia in Brasile
Quattro chiacchiere con Davide Giacalone, esperto di Tlc si è occupato fin dall'inizio dello scandalo delle intercettazioni. Si parte da Brasil Telecom
di Pier Luigi Tolardo
  http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4975  ZEUS News - www.zeusnews.it  - 04-08-2006
Secondo una versione accreditata dallo stesso presidente di Telecom Italia Marco Tronchetti Provera, sembrerebbe che lo scandalo intercettazioni Telecom/Sismi, il cosìdetto TavaroliGate, inizi e finisca tutto sulle colonne dell'Espresso e della Repubblica. A occuparsene, in tempi non sospetti, è stato anche un giornalista non sospettabile di simpatie di sinistra e alieno, da sempre, da ogni facile giustizialismo. Si tratta di Davide Giacalone, collaboratore del quotidiano Libero, e soprattutto grande esperto di telecomunicazioni, essendo stato capo della segreteria del ministro delle Poste Mammì e componente dei consigli di amministrazione di Sip, Italcable e Telespazio prima della privatizzazione. A Giacalone abbiamo posto qualche domanda sul caso Tavaroli e dintorni.
ZN: Che idea si è fatta del TavaroliGate"?
Davide Giacalone: "Non solo la verità giudiziaria è di là da venire, ma nell'attenderla dobbiamo tutti attenerci alle regole del diritto e considerare innocenti i coinvolti, fino a quando una sentenza definitiva non stabilirà (se lo stabilirà) il contrario".
ZN: E' un argomento che lei conosce bene...
Davide Giacalone: "Di queste faccende ho scritto prima, molto prima che un pubblico ministero se ne occupasse. Nel lungo conflitto interno alla società Brasil Telecom, sia la parte brasiliana che quella italiana hanno fatto ricorso allo spionaggio".
ZN: Con quali differenze?
Davide Giacalone: "Mentre i brasiliani si erano rivolti a una società internazionale, nota per il suo ruolo negli scontri fra protagonisti del mercato, così come per il contributo dato nel corso di inchieste penali (vedi Parmalat), la Kroll, gli italiani di Telecom Italia avevano già dimostrato di muoversi in proprio, con uomini a questo dedicati, il che non era del tutto normale".
ZN: Cosa accadde in Italia?
Davide Giacalone: "Nello specifico delle intercettazioni telefoniche, furono gli stessi uomini di Telecom Italia, e primo fra tutti il braccio destro di Marco Tronchetti Provera, vale a dire Giuliano Tavaroli, a farsi vanto dell'avere preso le redini di questo settore, rendendolo anche economicamente profittevole".
ZN: Con quale scopo?
Davide Giacalone: "L'impressione, dall'esterno, è che si sia creato un enorme giacimento di dati e informazioni sensibili, utilizzabili, a seconda dei casi, per rispondere alle esigenze dell'autorità giudiziaria, per contribuire a inchieste private, per condurre battaglie commerciali e per alimentare l'opaco mondo dei mormorii.
ZN: Negli anni '70 ci sono stati altri fenomeni di intercettazioni molto diffuse di tipo illegale anche da parte dell'allora Sip. E' possibile che la natura privata dell'attuale Telecom Italia renda ancora più facili questo tipo di deviazioni?
Davide Giacalone: "Ciò che rende più facile lo stoccaggio di enormi quantità d'informazioni, riferite a numeri impressionanti di persone, è l'evoluzione dell'informatica.
Il fatto che Telecom Italia sia una società privata di per sé non cambia molto, anche perché la stessa Sip era una società quotata in Borsa, pertanto privata, sebbene lo Stato ne detenesse una quota di controllo".
ZN: Finora il Governo Prodi è stato molto prudente sul caso Sismi e assolutamente silenzioso sul Tavaroli Gate: perché? Rispetto assoluto della magistratura o altro?
Davide Giacalone: "Il rispetto della magistratura non c'entra. Anche perché se è vero, come ho detto all'inizio, che si deve rispettare il diritto e non anticiparne l'esito processuale, è anche vero che Governo e Parlamento hanno poteri distinti e distinte responsabilità. La prudenza è una buona cosa. Forse varrebbe la pena di far notare che in passato Telecom Italia ha potuto giovarsi di un modo assai benevolo di considerarne le scelte; la sua proprietà ha potuto avere, dalle autorità di controllo, un trattamento assai distante dall'essere attento e severo". "Forse varrebbe la pena ricordare che qualsiasi mercato si corrompe se le regole vengono interpretate in modo elastico e rispettate con andamento opzionale. L'intera vicenda che parte dalla privatizzazione di Telecom Italia è colma di regole cui si è fatto marameo e, ancora oggi, la catena di controllo è libera dal pur evidente obbligo di consolidare. Ecco, su questo non c'è alcuna sentenza da attendere, ma solo dei doveri da adempiere".
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus

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Tavaroli una commedia all'italiana. Il caso Tavaroli/Telecom Italia somiglia sempre di più a una grande commedia all'italiana.
di Pier Luigi Tolardo - http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4980
Non siamo i primi a paragonare il caso Tavaroli/Telecom a un film famoso della commedia all'italiana, "Italian Secret Service", con Nino Manfredi nelle parti di un ex partigiano, ex deputato, che fa fatica a sbarcare il lunario, ingaggiato da un pezzo grosso dei servizi segreti con un sacco di pasticci e situazioni comiche.
E' difficile non avere quest'impressione, considerando le ultime notizie da interviste rilasciate dal Tavaroli stesso e da audizioni in parlamento di alti dirigenti Telecom Italia. Cominciamo dall'audizione alla Commissione Giustizia del Senato di Riccardo Perissich, il gran visir per i rapporti con i politici di Tronchetti Provera, stimatissimo a destra e sinistra, passando per il centro. Per Perissich Tavaroli è un elemento valido, a cui carico non è emerso per ora niente di penalmente rilevante, ma che è stato allontanato da Telecom Italia (parcheggiato, però, per un buon periodo di tempo nella Pirelli da cui proveniva e che è dello stesso padrone) e non si capisce perché sia stato allontanato allora se era innocente. Per Perissich le uniche cose poche chiare anche con l'agenzia di investigazioni che lavorava per Telecom Italia, di proprietà di Cipriani, amico stretto di Tavaroli, sono alcune fatture: insomma al massimo volevano farci la cresta, tipo certi dirigenti allontanati per ricevute di alberghi e ristoranti un po' gonfiate. Il più forte e vero grande attore di questa commedia all'italiana sarebbe però il Tavaroli stesso: dice di sé al quotidiano "La Stampa": "Vado a messa tutte le domeniche con i miei cinque figli e da quando sono senza lavoro mia moglie non mi può più vedere in giro per casa". Il grande senso della famiglia non ha impedito al Tavaroli di prenotare per il Mancini, il suo amico pezzo grosso del Sismi, per due volte una camera in uno degli hotel più lussuosi di Milano, per "necessità private", dice il Tavaroli a Peter Gomez de L'Espresso, che non era il caso di prenotare dal servizio: probabilmente una bella ragazza per il bel tenebroso Mancini (speriamo che non le abbiano promesso di farle fare la velina). Altro che Cia, è la "femme" che muove il mondo.
Sempre Tavaroli a Gomez dichiara di aver incontrato due volte Gianni Letta, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, per portare una volta una busta chiusa riservata inviata da Tronchetti a Letta (provate a immaginarvi Tavaroli, capo della Security da non sappiamo quante migliaia di euro al mese, che fa il "postino"), sempre secondo Tavaroli, già che era lì con Letta, hanno parlato degli intrighi brasiliani che coinvolgevano Telecom Italia.
I giornalisti dell'Espresso chiedono a Tavaroli quali fossero i suoi rapporti con la Cia: lui risponde di aver incontrato una volta il capo della Cia a Milano, per ottenere l'accelerazione del visto per gli Stati Uniti per Tronchetti Provera, qui sembra uno dei tantissimi italiani che in questi giorni hanno cercato un vecchio amico poliziotto perché dovevano partire per Capo Verde e non avevano pronto il passaporto, con il rischio di perdere la caparra per le vacanze.
Le scenette familiari raccontate da Tavaroli, in cui lui, Bove e Mancini andavano a farsi delle belle "pizzate" in cui parlavano di lavoro, completano il quadro - se non ci fosse la ciliegina sulla torta. E' quando Tavaroli ammette di aver violato le regole una volta sola (e che oggi lo rifarebbe ancora): ha rivelato a Mancini del Sismi di essere l'intestatario di un telefonino, lo doveva dare ai servizi segreti spagnoli che indagavano sulla strage della stazione Atocha di Madrid, 200 morti. Queste parole fanno tornare alla mente quella ragazza ventottenne di Telefonica (la compagnia telefonica spagnola) che andava al lavoro quel giorno, al suo telefonino che squillava a vuoto, alla home page del sito di Telefonica abbrunata per lutto: qui Tavaroli tocca l'apice della sua carriera (di attore).
C'è un'altra "maschera" in questa commedia, questa volta tragica: accanto all'ex brigadiere scaltro Tavaroli c'è il maresciallo in pensione Bove, padre di Adamo Bove, uno di quei marescialli che hanno fatto l'Italia e che non hanno mai abbandonato l'Arma per avventure internazionali e interaziendali, che dall'alto dei suoi mille e qualcosa (scarsi) euro di pensione dice, sommessamente: "Figlio mio, figlio mio, cosa ti hanno fatto?"

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Commenti
Caro Tavaroli, non è una causa determinante andare a Messa. Dimenicavo, il Tronchetti Provera non doveva attaccare Repubblica. Ma di errori ultimamente non ne fa troppi? Terminator

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Una commedia all'italiana
Il grande e compianto manager di Sip/Telecom, Ernesto Pascale (fra l'altro a suo tempo "sponsor" dei gemelli Bove), si starà rivoltando nella tomba!
M.C.

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Gli affari segreti della banda dei tre
di Carlo Bonini - La Repubblica - 21 settembre 2006
L'affare Telecom, come sino ad oggi lo si è chiamato e per come ora viene ricostruito e documentato nelle carte del gip di Milano Paola Belsito, è la storia nera di una formidabile macchina di raccolta illegale di informazioni sensibili e del loro uso altrettanto abusivo. Un triangolo perfetto. Ai suoi vertici, la prima azienda telefonica del Paese e la sua controllante Pirelli; il servizio segreto militare, il Sismi; l'agenzia di investigazioni private "Polis distinto" di Emanuele Cipriani. Al centro, la politica, l'imprenditoria, il mondo delle professioni, giù fino ai semplici cittadini in cerca di primo impiego. Decine di migliaia di nomi, imprigionati nel dossieraggio informatico, schiacciati dal ricatto, dall'intimidazione, dalla manipolazione. La storia può apparire complessa. In realtà, tirandone il filo che la attraversa, svela una trama lineare che, alle origini, ha un'impronta familistica. Giuliano Tavaroli, Marco Mancini, Emanuele Cipriani i protagonisti dell'affare sono tre uomini legati da un'amicizia antica.
Tra la fine degli anni '7° e i primi anni '80, i primi due faticano da carabinieri nella caserma di via Moscova, a Milano. Cipriani, che dei tre è il ragazzo nato bene, si fa notare per zelo e capacità in una filiale di banca. Dividono il poco che hanno e le grandi ambizioni che coltivano. Ma hanno teste molto diverse. Tavaroli e Cipriani litigano già allora ai tavoli delle pizzerie, dove il primo, rimproverato dall'amico di lasciare troppa mancia, lo apostrofa con l'accusa che è forse un'intuizione su ciò che li perderà: "Emanuele, sei un avido". L'avidità muove Emanuele Cipriani e lo brucia tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005. La sua vita, come quella di Tavaroli e Mancini, è cambiata. Mancini è diventato numero due del Sismi.
Tavaroli si è guadagnato la fiducia di Marco Tronchetti Provera che lo ha voluto prima alla Security di Pirelli e quindi a quella di Telecom. Cipriani gode dell'una e dell'altra fortuna. Ha messo su a Firenze un'agenzia di investigazioni private, la "Polis distinto", che si trasforma in una fabbrica di denari. In 8 anni, tra il '97 e il 2004, incassa 20 milioni di euro da due soli committenti: Telecom e Pirelli. Un fiume di contante di cui si preoccupa di cancellare le tracce con un sistema di scatole societarie e conti bancari che gli suggerisce senza troppa fantasia il suo "consulente finanziario", Marcello Gualtieri, un calabrese di Cosenza con studio di dottore commercialista a Milano. Le sue due società londinesi "World wide Consultants Security ltd" e "Security Researcb Advisor ltd." fanno da collettore del denaro che, attraverso conti della "Barclays Bank" prima, della "Deutsche bank", poi, transitano per il Principato di Monaco e il Lussemburgo, per poi approdare in Svizzera, a Lugano, su conti intestati a una società registrata in Belize (la "Financial corp ltd."). Cipriani ha deleghe su ogni conto. Non c'e sterlina, franco svizzero o euro che non si muova senza la sua firma. Cipriani ha due ossessioni: non comparire e risparmiare lì dove è possibile. Anche quando si tratta di acquistare la casa dove abitare con la famiglia a Firenze, nella centrale via Jacopone da Todi. Battezza una "Labirinto srl." che compra per 2 milioni di euro l'immobile che Cipriani va ad abitare come "affittuario" e che gli consente di grattare un bel gruzzolo all'Erario. Ma che, nei 2005, fa scoprire il gioco dei conti e sollecita la domanda che lo perde.
Che lavoro fa davvero Emanuele Cipriani?
Ufficialmente, normali verifiche su "singoli" e su "aziende". "Ben pagate", ammette lui, "ma regolari". Non è così. Laura Giaquinta, segretaria della "Polis" tra il 2001 e il 2004, racconta alla Procura di Milano: "Esistevano delle pratiche "Z", chiamate da noi "le celesti", dalla copertina di cartone che le conteneva. Riguardavano accertamenti richiesti dai gruppo Telecom Pirelli, ma che venivano fornite senza un mandato ufficiale delle altre. Venivano trasmesse a mezzo fax all'ufficio Security Pirelli inviando prima la pratica ufficiale spoglia degli accertamenti riservati. Immediatamente dopo, un secondo fax contenente l'appunto "bianco" partiva alla volta dello stesso fax senza alcun riferimento e con le iniziali delle persone che li riguardavano. E' il lavoro "nero" di Cipriani, il suo vero lavoro. Che lui organizza e quindi commissiona in sub appalto a finanzieri, carabinieri, poliziotti che arrotondano lo stipendio con intrusioni nei casellario giudiziario, negli archivi del Viminale, nelle banche dati patrimoniali e che lui archivia meticolosamente su tre hard disk, protetti da password e custoditi in cassaforte, in un'ala della sede della "Polis distinto", che Cipriani ritiene inaccessibile avendola adibita a sede del "Consolato del Ghana". i nomi sono decine di migliaia. Banchieri, imprenditori, politici, professionisti, calciatori, semplici aspiranti a un impiego in Telecom. Schedati individualmente e per "operazioni" ("Filtro", Scanning", "Garden"). La Procura di Milano, che del dvd è venuta in possesso, ne è venuta a capo solo parzialmente ("Solo una piccola parte delle pratiche è stata analizzata"). Quanto basta per far scrivere al gip che l'archivio "ricorda la colossale attività di schedatura messa in atto dalla Fiat nel lontano 1971".
Naturalmente, Cipriani non fa nulla di testa propria. Ogni mossa, compresa quella che affida alla "Polis distinto" la sicurezza personale di Tronchetti Provera e della sua famiglia, e decisa e commissionata dall'amico Tavaroli. Che, del resto, deve rendere conto a pochi. Solo al vertice dell'azienda. Armando Focaroli, presidente di "Telecom Italia Audit", racconta alla Procura di Milano: "Quelle di Cipriani erano operazioni "fuori sistema" che non passavano attraverso l'Ufficio acquisti.
Tavaroli non era tenuto a riferirne". Del resto, Tavaroli è lo snodo decisivo e più delicato del triangolo perfetto in cui le informazioni devono essere rubate, manipolate, utilizzate. Porta in dote il libero accesso alle comunicazioni telefoniche grazie a sistemi aziendali che non lasciano traccia. Non solo "Radar", come sin qui si è pensato, ma anche il "Sistema magistratura". Dunque è libero di muovere d'iniziativa e da una posizione di forza. Con la mano sinistra usa Cipriani per il grosso del lavoro "nero", quello di marciapiede, beneficiandolo dell'unica cosa che chiede, soldi. Con la mano destra, scambia con il Sismi e reimmette nei circuiti delle informazioni riservate ciò che in questo modo ha illegalmente raccolto o intende accreditare. E lo fa con l'amico Marco Mancini, numero due del Servizio.
E' un gioco semplice che spiega bene alla Procura di Milano il tenente colonnello D'Ambrosio, ex capocentro Sismi di Milano: "Mancini trasmetteva notizie riservate a Tavaroli, che a sua volta le veicolava a Cipriani. Tavaroli incaricava Cipriani di lavorare su quelle notizie e quindi le ritrasmetteva a Mancini. In questo modo, Mancini otteneva la conferma delle notizie fornite al Sismi, ricevendo una certificazione idonea ad accreditarle presso i suoi superiori". Naturalmente, anche Cipriani incontra direttamente Mancini. "Al casello autostradale per mangiarsi un panino con la cotoletta", dice lui. Testimoni della "Polis" raccontano alla Procura un'altra storia. Mancini era la fonte indicata da Cipriani con il nome in codice "Nostri mezzi.
Quando Cipriani si brucia per avidità, il gioco potrebbe finire. Ma le cose non vanno così. La "Polis" viene rimpiazzata dalla "Globai Security" di Marco Bernardini.
Un altro 'free lance" dello  spionaggio nero abituato a lavorare fuori dalle regole Lo fa per un po', aprendo pratiche sul conto di De Benedetti, Della Valle, Gnutti, Benetton. Fino a quando non si sente perduto. Si presenta alla Procura di Milano e confessa. Racconta di quando Tavaroli, nel dicembre 2004, "era stato avvertito dai suo collaboratore Angelo Iannone che, secondo le informazioni avute dai generale Ganzer (comandante dei Ros, ndr.), si sarebbe abbattuto un uragano".
Racconta di una notte nei giorni di Natale 2004, quando in un gigantesco falò acceso a Lonate Pozzolo, vicino alla Maipensa, viene distrutto tutto il materiale "Polis" e "Global" ancora in possesso di "Telecom" e "Pirelli". Svela un ultimo ricatto di Cipriani. Quello cbe lo perde e perde i suoi amici. Dice Bernardini: "So che Cipriani ha chiesto denaro al gruppo Telecom Pirelli per non riferire la password dei dvd del suo archivio sequestrato dalla magistratura, aggiungendo che avrebbe anche dichiarato di aver dato parte dei soldi da lui ricevuti a Tavaroli. Il gruppo ha ritenuto di non compensare Cipriani, ma questa circostanza ha comportato il definitivo siluramento di Tavaroli, perché per l'azienda era stato lui a creare il problema Cipriani".

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SCANDALI: Museruola per le intercettazioni. E per i giornalisti.
di Pino Nicotri 23 Settembre 2006 23 Set 2006 da "Pino Nicotri" http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/af35922db4058203
E dunque il governo ha varato con urgenza, tramite infatti un apposito decreto legge, nuove norme contro le intercettazioni telefoniche illegali e, ciò che ci riguarda più da vicino, contro la loro pubblicazione sui giornali. Colpisce la decisione di considerare d'ora in poi reato anche il semplice possesso di quel tipo di intercettazioni, a fronte del fatto che invece il possesso di droga per uso personale non viene punito. Non si tratta in entrambi i casi di cose "cattive" detenute sì, ma non messe in circolazione? Perché questi due pesi e due misure? Le notizie evidentemente fanno più paura della droga....
Colpisce anche la cifra che dovrà sborsare come ammenda chi invece le intercettazioni le pubblicherà: da cinquantamila a un milione di euro. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha spiegato che "per l'editore ed il direttore o il vicedirettore è prevista una sanzione di 50 centesimi per ogni copia stampata ovvero da 50mila ad un milione di euro per diffusione tv, radio o telematica. In ogni caso la sanzione non potrà essere inferiore a 20mila euro, anche se il giornale stampa 15 copie".
Difficile credere che editori, direttori e vicedirettori non si rivalgano, eventualmente, sui singoli giornalisti autori delle inchieste e degli articoli contenenti intercettazioni.
Il capo del governo Romano Prodi ha spiegato che "occorre fare in modo che il marcio non dilaghi. Ogni giorno questo fenomeno appare più grande.
E' una cosa di dimensioni enormi, la violazione al diritto è impressionante, i contorni di questo fenomeno sono da vedere nei prossimi giorni, ma ha già una dimensione grandissima, dobbiamo vedere con chiarezza anche se comprenda organismi dello Stato". Temo che Prodi si sbagli: il marcio già c'è, in abbondanza enorme, e una volta diventato impossibile renderlo pubblico perfino nei casi più gravi aumenterà ancora di più. Marcirà l'intero Stivale già piuttosto malconcio?
Se le parole di Prodi suscitano un po' di scetticismo, quelle del ministro della Giustizia suscitano un misto di ilarità e forte sdegno. Ha detto infatti Mastella, purtroppo in compagnia di Giuliano Amato, il dottor Sottile che deve avere perso un po' della sua famosa sottigliezza: "Con il decreto legge sulle intercettazioni varato oggi vengono garantiti tutti i cittadini, non c'è solo la tutela dei cosiddetti vip". Non so cosa il cittadino comune abbia da temere da eventuali intercettazioni, che comunque è bene non ci siano se abusive: chi mai si sogna di ordinare intercettazioni illegali per un qualunque impiegato o disoccupato o sottoccupato, cioè per la gente qualunque? Detto in altre parole e in italiano: ha da temere la pubblicazione delle intercettazioni, legittime o no, solo chi ha scheletri nell'armadio, altro che le amenità di Mastella sui "cosiddetti Vip", dei quali lui per esempio fa certamente parte, di diritto e senza "cosiddetti". "Nell'aria - ha proseguito Mastella - c'era una sorte di nube tossica e le intercettazioni illegali sono la scoria radioattiva della democrazia italiana, con questo decreto abbiamo innalzato una garitta a difesa dei valori costituzionali e per evitare forme di attentato alla democrazia". Mah. Non si può giudicare se non si conosce il contenuto delle intercettazioni, che - proprio perché dilagate illegalmente in quantità mostruosa - devono essere considerate, a mio avviso, patrimonio anche storico del popolo italiano. Pochi anni or sono è stato pubblicato un libro con le intercettazioni telefoniche a danno dei romani subito dopo l'attentato di via Rasella e la conseguente rappresaglia con la strage delle Fosse Ardeatine: intercettazioni che, legali o no, sono un prezioso documento sul conformismo dell'epoca. Perché privarsene? Perché privarne anche gli studiosi futuri?
E a parte gli studiosi futuri, se ci sono reati gravi documentati dalle intercettazioni illegali  venute in possesso della magistratura, perché gettarle via?
Certo, si tratta di materiale non ordinato dal legittimo inquirente. Ma se si rovescia un camion carico di droga o di bambini schiavi o di prostitute sfruttate, forse che si butta via tutto - anziché mettere di corsa in moto la giustizia - solo perché si tratta di prove raccolte non per legittimo ordine del magistrato?
Insomma, ha qualche dubbio. E temo che ora, sull'onda di questo decreto legge, le forze politiche del centrodestra da tempo all'attacco, anche pro domo propria, delle intercettazioni legittimamente disposte dalla magistratura, possano essere più vicine al traguardo della museruola anche a quel tipo di indagine oltre che di utilizzo giornalistico. Tipo di indagine che, si noti bene, ha dato frutti enormi ed è indispensabile soprattutto nella lotta a fenomeni come la mafia e la criminalità organizzata. Prima si attacca l'uso dei pentiti, poi quello delle intercettazioni: cosa resta? Non ci si sbriga prima a decidere che le indagini giudiziarie non si devono fare più?
Ma sì: che si indaghi sugli extracomunitari, e basta!
Pino Nicotri (di Senza Bavaglio)

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