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Domenica 30 Luglio 2006 - Telecom e le intercettazioni illegali
Lettera, apertissima, al Presidente di Telecom Italia,
Dottor Marco Tronchetti Provera


            
Esimio Dottor Tronchetti Provera,
Preciso e premetto, a futura memoria perchè "on ne sais jamais...", che godo di ottima salute fisica e psichica ma, vivendo noi tutti nel Paese dei cavalcavia, è bene che le persone avvedute rendano noto Urbi et Orbi, e alle Procure, ciò che accade.
Immergersi nell'anonimato è la scelta peggiore, la più pericolosa che si possa fare. C'è il rischio che ti tocchi un cavalcavia.
In una mia nota e nel corso di una intervista data al direttore di Radio Radicale, intervista ripresa da più siti e dal provider Libero.it, ho espresso l'opinione, peraltro non contrastata da nessun lettore o ascoltatore, che lei o è da Patria galera o, peggio, è da interdire dal gestire anche una "Caciotta and Caciocavallo Trust Company". Altro che gestire Telecom, il Cnag e le "Security" di Telecom!

Le spiego perchè:
1: Contrariamente a quanto da lei dichiarato Urbi et Orbi "Telecom Italia è una azienda perbene e fatta di gente perbene con qualche mela marcia", si da il caso che una ventina di milioni di utenti Telecom pensano, invece, che le specificità di Telecom spaziano tra l'essere una azienda, anche, ladra di polli (vedi attivazioni e addebiti in bolletta per servizi mai richiesti, numeri "speciali" al costo di sei euro al minuto, vecchie bollette pagate ma fatturate perentoriamente per la seconda volta, o paghi o ti stacchiamo la linea, proteste protervamente ignorate dal 187 con inauditi costi imposti all'utente a causa dei continui fax inviati a più uffici Telecom che ti rimandano da Ponzio a Pilato, vecchie e vecchi pensionati malati e soli a cui Telecom ha soppresso la linea perchè si sono rifiutati di pagare due volte la stessa fattura o per assegnare l'utenza ad un politico) e via di questo passo fino ad essere, anche, una cloaca estesissima popolata dai tentacoli di una piovra di autentici masnadieri e malviventi della peggiore risma.
Tutti scelti da lei in persona o trasferiti dalla sua Pirelli a TelecomItalia.
A proposito delle intercettazioni illegali di Telecom le ha scritto Oscar Giannino su Libero: "Da anni Adamo Bove si era dovuto moltiplicare per salvare faccia e sedere alla Telecom facendo sparire ogni prova del coinvolgimento dell'azienda, come se Tavaroli e compagni fossero stati uomini-ombra al servizio di potenze occulte e estranee ai vertici aziendali".
2: Non è credibile che il Capo del personale di Telecom Italia, Gustavo Bracco, capo di Tavaroli, dei fratelli Bove e quindi vicino a Cipriani, e lei Dottore, abbiate "ignorato fino a fine maggio 2006" le centinaia di migliaia di intercettazioni abusive ed illegali nonchè una serie di abusi specifici subìti dai vostri utenti al fine di impossessarsi di tutti i loro dati. Gli utenti sapevano, prima che ne scrivessero i giornali dell'"editore senza scrupoli", voi, tra proprietà e vertici aziendali di Telecom, no non sapevate. Anche se su google.it e in moltissimi siti e Forum c'era già tutto, no, voi non sapevate.
Sul fatto che i vertici di Telecom sapessero sono eloquenti la telefonata, avvenuta il 25 maggio scorso, tra Pompa e Farina e le lettere inviate a Forum e siti internet proprio da dipendenti Telecom che lo confermano. Che Farina, poi, avesse un contratto di "consulenze" proprio con la sua Tv, La7, è una equazione geometrica e simmetrica difficile da non fare
Come non è pensabile che i vertici ignorassero che utenti Telecom erano dati in "subaffitto" a piccoli provider, alimentati da linee Telecom, al fine di azioni di pirateria informatica e di intercettazioni. Telecom, Esimio Dottore, oltre che intercettare illegalmente in proprio, ha dato in pasto ad operatori estranei all'azienda, alcuni di questi sotto processo penale per pirateria informatica, i dati personali, i pc, la privacy, i documenti riservati, password e conti bancari, la vita pubblica e privata di suoi utenti, ecc. ecc. 
3: Il Cnag, il Centro di ascolto per le intercettazioni ordinate dalla magistratura diretto da Giuliano Tavaroli, Centro poi degenerato in Usi & Consumi diversi, era interno, non "esterno" a Telecom e fu lei, Esimio Dottore, ad affidarlo a Tavaroli, uomo a lei legatisimo tanto da promuoverne la fulminante carriera in Pirelli e in Telecom. Come legatissimo a lei, Dottore, era Emanuele Cipriani il quale, i soldi all'estero, decine di miliardi accreditati a Londra, li ha ricevuti dai vertici Pirelli e Telecom, non da Tavaroli, da "esterni" o da Gesù bambino. Perchè, per quali "saldi", un investigatore privato italiano con sede a Firenze riceve decine di miliardi all'estero?
Ma cosa vuol farci credere, Esimio Tronchetti, che somme di miliardi e miliardi vengano movimentate da TelecomItalia senza che i suoi vertici e lei ne sappiate nulla?! Ma andiamo via, abbia un minimo di pudore se no, oltre che il disprezzo che accumulate lei e Telecom, vi fate ridere dietro come tragiche e beffarde macchiette.
Parte di quei miliardi a chi erano realmente destinati?
4: Domanda: Perchè "i softaware per le intercettazioni che non lasciavano tracce (e invece, per un osservatore attento, le tracce le lasciavano e come) sono stati scoperti a maggio 2006"? Le intercettazioni e le intrusioni nei pc degli utenti venivano segnalate incessantemente, almeno dal febbraio 2005, all'Ufficio legale di Telecom Italia nelle persone di Guglielmo Bove capo dell'Ufficio legale, della dottoressa Maria Rosa Salvatore, seconda di Bove, allo Staff dello stesso Ufficio legale, all'Abuse, al Garante per la Privacy, alla Polizia postale, al Mininterno e, una volta, Esimio Dottore, anche alla sua segretaria particolare, il suo alterego, la signora Elena Longaretti che, da perfetta segretaria qual'è, certamente le ha riferito quanto inviatole.
Con Guglielmo Bove impossibile parlare. In sua vece la signora Salvatori rispondeva così: "Stiamo verificando (verificando per mesi e mesi?!) la cosa è molto molto complessa... di più non so e non posso dire".
Chi ha ordinato all'ufficio legale di non rispondere agli utenti? E i violenti abusi continuavano confermando intrecci "tecnologici" con l'Enav, l'Agenzia per la Sicurezza dei Voli, e con altre sedi diciamo altolocate.
L'Enav, ha un suo server indipendente alimentato da linee Telecom. A quanto si sa, proprio dalla viva voce del responsabile dei Servizi informatici dell'Enav, dottor Bruno Carbone, egli asseriva, per ben due mesi, di essere molto preoccupato e di star avvertendo ripetutamente le strutture legali e tecniche di Telecom non ricevendone però alcuna risposta. In seguito anche Carboni fu irreperibile.
Esimio Dottore, lei e Bracco ne sapete qualcosa dell'Enav e di Carbone o ignorate anche questi soggetti?
5: Vede, Esimio Presidente di Telecom Italia, gli italiani intercettati illegalmente sanno bene che questo è "il Paese dei Cavalcavia", quindi, prudentemente, sono balzati come un sol uomo a depositare tutto alla Polizia postale e poi alle Procure della Repubblica con tanto di avvocato e di documentazioni. Ma allora Esimio Dottore, con i supertecnici informatici, gli specialissimi software spia e le spie di cui si serve Telecom, lei e Bracco delle intercettazioni illegali non ne sapevate nulla ancora dopo un anno che le denuncie erano state presentate alle Procure?

Bastava navigare su google.it senza neppure scomodarsi ad andare fino alle Procure.
Vede Presidente, "imprudenze ed ignoranze" plateali siffatte il suo consuocero Leopoldo Pirelli non le avrebbe mai fatte e mai dette. Quell'establichement lombardo, che non risale alle Guerre Puniche ma è solo di ieri, non risponderebbe al profondo sconcerto di un intero Paese come lei ha risposto in videoconferenza. I Bassetti, i Crespi, i Rocca, i Fossati Bellani, i Borletti, i Pellicanò, i Zucchi, i Marinotti, i Pirelli, gli Olcese, i Pesenti, gli Orlando, i Falk, gli Stucchi, i Bellora, e via via tutti coloro che lei ed io conosciamo bene, si vergognerebbero di ululare alle "mele marce"; come se ciò che accade in Telecom, invece che un vero e proprio golpe, fosse la fiaba di Biancaneve e le sette mele marce.
E, inoltre, quell'establichement non schiafferebbe a slinguettare in Tv le proprie mogli per accattivarsi gli italiani inferociti contro Telecom, ne' le offrirebbe come "consulenti per l'Islam" ora a Berlusconi, ora a Mastella, secondo quale governo tenersi buono. Dottore, ma se li vede il Leopoldo e il Guglielmo Mozzoni catapultare a Telese di Sotto e a Palazzo Chigi di Sopra la Zinzi e la Giulia Maria?! Allora, Esimio Tronchetti, è proprio "la zona grigia degli editori nemici e senza scrupoli che inquina l'Italia"?
O piuttosto è Telecom Italia, in pieno stile da golpe sudamericano, ad averla violentata ed inquinata all'ombra dei "Reparti Speciali Sicurezza e Radar", "I reparti clandestini della centrale di spionaggio a cui attingevano apparati dello Stato e aziende private" e "gli esperti di hackeraggio" in uso nella sua azienda squalo? Non è, Dottore, che come ho scritto pubblicamente a Gianni Letta, invece che da Berlusconi e il suo Governo, siamo stati governati da un golpe di Telecom e da lei?
Quindi, Dottore, sia dignitoso. Almeno, non racconti agli italiani la favoletta bella di Biancaneve e le sette mele marce.
E non getti nel ridicolo, a volte nella falsa rappresentazione che sfocia in tragedia, gli ottimi giornalisti che dipendono da Tv e quotidiani di cui lei è proprietario. Vi sono giorni in cui i lettori soffrono per l'umiliazione a cui validi professionisti vengono esposti mentre tutti sanno bene che gli stessi direttori e i siti internet dei suoi giornali erano intercettati illegalmente.
La saluto Esimio Dottore e la lascio al suo destino con un piccolo pentimento e un proposito buonista: Il golpe di Telecom e la sua "azienda perbene e fatta di gente perbene" mi hanno fatto pentire di averla invitata, con tutto il Governo, quindi con pari dignità a come feci per il varo della Bicamerale di D'Alema e Berlusconi e per la nomina del mio fu marito Vittorio Olcese a Primo Sottosegretario a Palazzo Chigi, al festeggiamento per la nomina di Ferruccio de Bortoli a direttore del Corriere della Sera, ora direttore del Sole24Ore. Nonostante il pentimento, qualora ve ne fosse bisogno, sono pronta a portarle le arance a San Vittur.
   Giuliana D'Olcese quota rosa di internet (,-)  www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm

<Lettere e Commenti>
*Esimio Dottor Tronchetti Provera,*
Tenga duro cara signora. Ferruccio d B non sarebbe adatto ad una campagna stampa. Massimo Mellia
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Tengo durissimo non le pare? Il gioco si è fatto mooolto duro. (,-)
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All'Esimio Dottor Tronchetti Provera bella botta. Giusto, giustissimo. Paulus
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Altro che botta! Un mazziatone coi cacchi e i controcacchi. Marius collega di Paulus
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*Esimio Dottor Tronchetti Provera,*
    Brava! Licio Rossi
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*Esimio Dottor Tronchetti Provera,*
Allora, buona fortuna. Attenta ai cavalcavia, e, incrociamo le dita sperando che lo becchino per qualche reato commesso dopo l'indulto. Ciao Stefano
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Ti chiamavi Giuliana de Cesare e tuo padre era giornalista? Perciò non sbagli una virgola?
  Graziella
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Sì, sono proprio io! e mio padre era Sergio de Cesare, giornalista, e anche direttore.
GD'O
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*Esimio Dottor Tronchetti Provera,*
BRAVA!! Sono d'accordo! Ma chi ha utilizzato le informazioni da stato sudamericano? Chi gliele comprava?
Grazie! Brava! La invierò a tutti gli amici e ai miei avvocati (civile e penale) Chi sa chi ha ammazzato Adamo Bove.
Invia un fax al Procuratore della Repubblica di Napoli (all'attenzione del PM Novelli)
GJM
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Finalmente un pò di chiare parole a Tronchetti Provera e Sig.ra.
Considero Telecom una vergogna nazionale e internazionale e da anni sto facendo il possibile (nel mio piccolo) per liberarmene.
Ho maturato una notevole esperienza che offro a tutti coloro che intendano far parte del FLNCT (fronte di liberazione nazionale contro Telecom).
1) Telefonia mobile: cambiare scheda e rivolgersi a Vodafone (eccellente) o ad altri operatori. Oggi si può fare mantenendo il numero
2) Non è purtroppo possibile svincolarsi dal canone Telecom (Bastardi!!!!!). Ma almeno paghiamo solo quello e passiamo ad altro operatore: Tele2, Tiscali, Jajah.com ecc. con selezione automatica. (risparmi notevoli assicurati).
3) ADSL: rispedire al mittente in pacco sigillato, tutta l'immondizia di ALICE. I predetti operatori forniscono eccellenti servizi ADSL a costi ovviamente ben più vantaggiosi.
4) Essendo ripetutamente contattati da operatori di call center vari che sono stati preparati a truffarti senza lasciarti parlare, comportarsi come di seguito: a) Interromperli mentre loro ti leggono la solita tiritera e con voce roca e biascicata dire che siete il nonno del destinatario della telefonata e avete giusto l'autonomia sufficiente che la vostra prostata Vi concede.
b) Interrompeteli dicendo che avete molta fretta, state partendo per la Birmania e vi resterete almeno tre mesi. (vedi sopra)
c) La terza volta interrompete, dite che non volete avere nulla a che vedere con la Telecom per il resto della Vs. lunghissima vita. Richiameranno ancora, oh se richiameranno!!!!!!!!
d) Tutte le altre volte che telefoneranno (sono vari gruppi e ognuno non sa niente dell'altro) mandateli pure a cagare. (sistema eccellente sia nel breve che nel medio periodo, non so se lo sia anche nel lungo.
Deliziosa Sig.ra, sa che a mia precisa richiesta sia Tele2 che Infostrada mi dicono che purtroppo nella mia zona (provincia di Bologna e non Burkina Faso) non è ancora possibile eliminare il canone dei bastardoni Telecom??
Il direttivo del FLNCT che ho l'onore di presiedere ha deciso all'unanimità di iscriverla (abbiamo anche brindato con Asti Gancia in suo onore). Mi dispiace non poterLa proporre per una poltrona dirigenziale, ma per il suo bene è meglio che ne stia fuori.
Probabilmente tra poco entreremo in clandestinità e non escludo neanche il ricorso alla lotta armata. In questo stesso momento sto trattando l'acquisto di una tonnellata di "sisso" di Parma (letame di maiale), da rovesciare sul completino di Afef alla prima occasione. Le voglio bene, scriva i suoi fantastici articoli e che Dio la benedica
Il suo ammiratore Marcello Bruno
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Ah!, ma che persona vivace ed efficiente!!!!!!
Mi spiace che Tele2 ancora tarda ad andare nella provincia emiliana perchè la' troverebbe clienti tanti e quindi affari e ricchezza.
Sì, già mandati a cagare varie volte ma la causa civile e penale che ho mosso a Telecom è uno schiacciante capolavoro perchè io sono una delle prime a navigare internet e quindi ne indovino i più reconditi sospiri, figuriamoci le intercettazioni e le intrusioni!
Ma loro, oltre che spioni di merda, sono talmente convinti di essere in assoluto i geni dell'informatica che arrivano all'idiozia pura così che fanno accorgere i navigatori esperti di intercettare a tutto spiano.
Come altro covo di idiozie è il loro ufficio stampa che, senza ritegno e pudore, spara fuori tutte le cazzate che gli dettano Tronchetto e i "vertici". Sono piena di orgoglio che, solo dopo la mia lettera apertissima (e il Corriere, e tutti gli altri giornali, sanno cosa vuol dire apertissima perchè sanno quante ne invio e a chi le invio le mie news) Tronchetto si è degnato di venire un po' allo scoperto e raccontarci qualche balla ma prima nemmeno quella, si rivolgeva solo agli 85.000 dipendenti.
Ringrazio il direttivo del FLNCT che ha lei l'onore di presiedere e che ha deciso all'unanimità di iscrivermi e grazie x aver brindato con Asti Gancia in mio onore. La inserisco nell'indirizzario dei 30.000 lettori, che aumentano settimanalmente, e così riceverà tutti i miei articoli. Grazie anche x il Le voglio bene, x scriva i suoi fantastici articoli, x che Dio la benedica e x il suo ammiratore.
Allora alla prossima che, se non fa troppo caldo, sarà *Esimio Tronchetti, se D'Olcese fa rima con Olcese...*
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Stimatissima Giuliana D'Olcese, grazie il Vostro è un lavoro veramente prezioso!
Aiutiamoci reciprocamente a pulire nei fatti la nostra vita migliorandola ove possibile. Noi puntiamo sulla valorizzazione dei capitali umani veri tesori inesauribili e inespressi anche ai più alti livelli. Chi è costretto a morire di fame o peggio non nasce: che danni per tutti! Altro che il centuplo che profetizzava Cristo. I tre ambiti sottostanti il principale sono:
I) Traffico e smog: sabotaggio dell'antistato che genera milioni di sinistri evitabili al 90% con migliaia (solo in Italia, milioni nel mondo) di morti, disabili, feriti e danni tra cui smog che potrebbe scendere in città subito di oltre il 75% con tanti altri vantaggi.
II) Banche centrali: insieme a certe multinazionali fonte del 99,99 % dei dissesti e dei problemi di famiglie, imprese, stati e ONU; generano con una rovesciata "legge del denaro" quasi tutte le storture perdendoci da banchieri 100 volte tanto.
III) Produzione-Logistica-Distribuzione di prodotti e servizi, riorganizzata sulla logica scientifica può generare il meglio per tutti salvando il globo e superando per sempre ogni povertà (materiale, fisica, mentale e spirituale).
Noi spediremo i Vostri messaggi a circa 10.000 indirizzi mail (grazie a amici molti di più).
Anche Lei commentandoli inoltri i nostri ci farà piacere raggiungere insieme più persone possibile.
Auguri per le festività estive e saluti. Il Signore sia con Voi. Forum Centri Studi, Comitati in difesa della vita umana, Assoc. Difensori Viabilità, Equa Giustizia, Univers. del Lavoro, Internazionale Fraternità-cristiana cattolica apostolica romana-di don Corrado Fioravanti. 3389241562-3387111691-3383737029-3482730691, Piazza Madonna D. Provvidenza 1 -20153- Milano. Presso circolo MCL ex ACLI. Milioni d'adesioni (Sondaggio statistico: oltre il 90% d'adesione generale).
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Gruppo Senzabavaglio
da: "Andrea Barbieri Carones" - Giornalisti e spie / Feltri sì, Feltri no! di A. B. Carones e Maa
Caro Maa, pensi davvero che Feltri sia l'unico giornalista imparziale o che scriva cose di convenienza? Dato che secondo me non è l'unico, l'imparzialità di cui parli tu e il collega Pino Nicotri dovrebbero portarvi a parlare di TUTTI questi casi di presunta mala etica professionale. Dato che leggo sempre strali e dardi infuocati solo contro Vittorio Feltri, evinco che forse l'imparzialità non sia propria di ogni giornalista. Per rendersene conto è sufficiente aprire ogni mattina giornali come Il Manifesto e L'Unità che sono l'antitesi del giornalismo esattamente come Rosy Bindi è l'antitesi della sensualità femminile.
Abc
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Caro Andrea,
una delle cose che mi secca di più è farmi dire ciò che non ho mai detto
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Non ho mai detto che Feltri "sia l'unico giornalista parziale o che scriva cose di connivenza". Ho scritto invece che "il problema è serissimo e non c'entra nulla con la politica, ma con la deontologia. La legge dell'Ordine vieta ai giornalisti di collaborare con i servizi segreti e persino quella sui servizi segreti vieta di arruolare giornalisti. Per altro un divieto del genere esiste in tutto il mondo occidentale". Ed è su questo che devi rispondere. Secondo te un giornalista può collaborare con i servizi segreti? Io ho scritto che "secondo Feltri è legittimo arruolare ed è legittimo farsi arruolare" e che "questa è materia di codici e deve essere materia di dibattito tra gli operatori dell'informazione".
Ho aggiunto che "quello che disprezzo di più nelle posizioni di Feltri è che ha fatto un casino sul caso Mitrokin e sul PCI pagato dal PCUS. Dunque la posizione di Feltri non è ideologica ma solo di convenienza. I miei amici possono violare la legge, i miei avversari no". E' su questo che devi pronunciarti. La tua posizione è ideologica per cui fai dire ad altri quello che vuoi che dicano.
Il direttore del Riformista che collaborava con il Sismi è come il Betulla: deontologicamente censurabile, ma soprattutto estraneo al mio modo di vedere il giornalismo. Io (e sono certo anche Pino Nicotri) sono pronto a biasimare chiunque abbia un rapporto perverso con i servizi segreti, chi è pronto ad avallare i loro disegni illegali e di parte, siano di destra che di sinistra.
Basta con il giornalismo aprioristicamente schierato, come il tuo! Come ho scritto prima un giornalismo così (ripeto sia di destra che di sinistra) merita il biasimo di tutte le persone che credono nella coerenza di pensiero e d'azione.
Sono all'estero ma mi pare che Repubblica abbia licenziato in tronco un suo giornalista cha ha inviato per fax al Sismi un suo articolo prima che fosse pubblicato. Mi pare che invece Feltri abbia difeso e giustificato il suo uomo.
C'è una differenza in tutto questo? O no? Maa
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Chi tocca il Radar muore
Luglio 2006 dal blog di Beppe Grillo.
E così Adamo Bove, 43 anni, il responsabile del sistema Radar di Telecom Italia, si è buttato, o lo hanno buttato, o lo hanno costretto a buttarsi da un ponte a Napoli. Un volo di 40 metri che non poteva lasciare scampo. Il sistema Radar è al centro di un'inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla rivelazione di notizie riservate da parte della Procura di Milano.
Adamo Bove, responsabile della security governance di Telecom, non era indagato. Bove ha collaborato con la procura di Milano per il rapimento dell'iman Abu Omar ed ha contribuito a mettere sotto controllo Mancini del Sismi ed il generale Pignero.
La prossima settimana era previsto un suo incontro con i pubblici ministeri milanesi sulle intercettazioni e le possibili schedature degli utenti Telecom. Lo stesso garante della privacy ha evidenziato "la scarsa sicurezza dei dati sul traffico cellulare".
Da Telecom è stato allontanato alcune settimane fa Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Telecom e di Pirelli, indagato dalle procure di Milano per associazione a delinquere finalizzata alla violazione del segreto istruttorio. Si dice, ma nessuno può provarlo, che esistano dei fascicoli di persone potenti ma ricattabili. Si dice, ma nessuno può provarlo, che ci sia dentro mezza Italia che conta. Una metà intercettata, l'altra metà intercettatrice. Credo che sia opportuna, e subito, una commissione parlamentare d'inchiesta che verifichi i legami tra il Sismi e la Telecom, che acquisisca, se esistono, i fascicoli delle intercettazioni e che operi in totale trasparenza verso il Paese. Prodi, se ci sei, batti un colpo. Per evitare qualunque dubbio, tengo comunque a precisare che sono in buona salute, non soffro di depressione e che il pensiero del suicidio non mi ha mai sfiorato.
Postato da Beppe Grillo il 22.07.06 23:25
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Beppe, il sistema SecureGSM
può evitare che "qualcuno" crei archivi delle nostre telefonate più intime, ma nessuno me ne da voce, il prezzo è contenuto, 210 euro per una tripla protezione a livello militare, nessuno può risalire alla conversazione perchè le chiavi sono create e poi distrutte dopo ogni conversazione. Nessun giornalista ne parla... eppure in tutto il mondo gli hanno dato molta importanza.
Come fare per farlo sapere a tutti? www.securegsmitalia.it Grazie Beppe. Sono a disposizione di tutti per chiarimenti.
Trackback
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Il misterioso suicidio del responsabile 'sicurezza' Telecom e Tim, Adamo Bove,
entra nell'inchiesta sul presunto traffico di tabulati telefonici e sulle intercettazioni illegali. Dopo l'apertura di un fascicolo per "istigazione al suicidio", i magistrati inquirenti hanno ordinato il sequestro dei computer e delle agende dell'ex poliziotto cacciatore di latitanti, diventato poi responsabile della Security di Tim e Telecom. Bove era stato un prezioso collaboratore della procura di Milano nell'inchiesta sul sequestro dell'imam, Abu Omar e di quella di Roma per l'indagine sui 'buchi' nel sistema telefonico di Telecom e Tim che consentivano la raccolta di dati riservati senza lasciare alcuna traccia. Il materiale elettronico ritrovato nell'abitazione napoletana di Bove è stato inviato alla polizia postale di Roma. Gli esperti della Polposta stanno lavorando su pc, telefonini e agendina elettronica. Forse le ultime telefonate partite e arrivate sul cellulare dell'ex commissario ed anche alcuni sms potrebbero chiarire un po' di più le idee agli investigatori.
da Rainews 24. Giovanna Nigris Napoli, 23 luglio 2006
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Chi crede al suicido dovrebbe credere anche nella befana e negli ufo...
da questo paese c'è da scapparsene di notte. Manuela Bellandi 
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Telecom Italia è gestita come un'azienda "padronale",
l'ufficio stampa spende il 50% delle energie ad occuparsi delle foto di Afef e consorte che debbono apparire sui giornali (o meglio che non debbono). Il "principe-padrone" ha messo in importanti incarichi aziendali le sue figlie-principesse dai nomi giusti (che dire di Giada?), i figli dei suoi avvocati, consulenti, partner hanno tutti una buona sistemazione manageriale; la sua azienda di consulenza preferita ha avuto la possibilità di acquistare importanti pezzi di Telecom (con una asta?), il popolo continua a telefonare ed a portare soldi, ma i debiti sono tanti, si vivacchia nell'attesa di trovare un "cavaliere bianco" a cui cedere il tutto, con tanti saluti ai piccoli azionisti. A proposito di piccoli azionisti: sapete quante azioni ha il "padrone" di Telecom, Tronchetti Provera?
Meno dello 0,5% delle azioni di Telecom (non meno del 50% ovvero meno della metà, ma 0,5%, cioè meno di un duecentesimo!).
E questo gli permette di gestire una delle più grandi aziende italiane come un "padrone", grazie alle varie scatole cinesi (ma allora, azienda padronale "de ché"?) Sig. Ministro dell'Economia, ma questa economia di mercato, di che mercato è?
Roberto Roberto
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Quanti Bove sono esistiti?
La vera identità del capo della security Telecom Italia suicidatosi rimarrà per sempre nel mistero. O forse no.
da ZEUS News - www.zeusnews.it - 25-07-2006
Quando un uomo giovane muore tragicamente il primo dovere è quello della pietà: 42 anni sono troppo pochi per farsi gettare giù da un ponte e, forse, anche per gettarcisi da solo. Così è per Adamo Bove, ex brillante poliziotto, ex manager della security Telecom Italia e prima di Tim. Poi è impossibile non domandarsi: chi era veramente quest'uomo? Adamo Bove ha collaborato pienamente e correttamente con le indagini che ha scoperto le responsabilità dei quadri dirigenti del Sismi nel rapimento di Abu Omar: senza il suo apporto non sarebbe stato possibile mettere sotto sorveglianza i loro telefonini senza farsi scoprire. Inoltre Bove avrebbe correttamente collaborato con l'Authority a scoprire il sistema Radar, la falla del sistema informatico di Tim da cui si poteva controllare il traffico dei telefonini senza lasciar traccia. Dunque un "buono" contro i "cattivi" Tavaroli e Mancini.
Perché ha collaborato? Per lealtà, per correttezza, perché era un ex poliziotto e quindi della cordata De Gennaro, capo della polizia che poteva "far fuori" Pollari, anche per prenderne il posto e le competenze?
Questa seconda ipotesi potrebbe essere un eccesso di dietrologia e di complottismo, ma una cosa è certa: Tavaroli, come capo della Security di Telecom Italia Corporate, era superiore anche di Adamo Bove; come capo del Cnag di Telecom Italia Wireline (telefonia fissa) era collega e stretto collaboratore di Bove, che era capo dell'analogo servizio di Tim per la telefonia mobile che supporta le intercettazioni legali richieste dalla magistratura. E' possibile che Bove non sia mai stato a conoscenza delle attività di intercettazione abusiva compiute dal Tavaroli e dal Mancini, che si svolgevano anche molto sui telefonini?
Perché le ha tollerate? Le ha denunciate? Quando? Pensava che si trattasse di attività al limite della legge e li ha denunciati quando ha visto che andavano molto al di là delle leggi? Ha collaborato, solo all'ultimo momento, per rifarsi una verginità con la magistratura, ma ha capito che ormai era tardi e non poteva più tirarsi fuori? Troppe domande che rischiano di non avere risposta. Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus
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Ma quale privacy? Telecom e il grande orecchio che ti ascolta
di Daniela Condemi - News Libero Blog Cronaca Notizia del 23 luglio 2006
I recenti fatti di cronaca stanno trasformando il dubbio in certezza: siamo tutti spiati e ascoltati
Il dubbio che con l'evolversi delle tecnologie tecnicamente potessero non esservi più difese per la propria privacy, nonostante una legge per certi aspetti assai severa, e che in teoria ciascuno di noi potesse essere continuamente 'ascoltato' non più da un marito o da una moglie gelosa ma da personaggi assai meno raccomandabili persino della suocera, era un dubbio che avevamo.
Ma poi, nel rincorrersi quotidiano delle notizie di intercettazioni, questo dubbio è diventato quasi una certezza. E al dubbio si aggiungono altri dubbi, soprattutto quando si leggono notizie inquietanti come quella del suicidio a Napoli di Adamo Bove, ex funzionario della Digos e capo della sicurezza prima di Tim e poi del gruppo Telecom. Dopo gli ultimi scandali che hanno gravitato sempre intorno alle intercettazioni, nell'ambito dell'inchiesta su quelle illegali era stato interrogato dai magistrati di Milano.
 Non era indagato, ma chi lo conosceva pare affermi che ultimamente avesse paura. Di che cosa, esattamente? Questo lo accerteranno i magistrati. Ma noi ci chiediamo perché mai, eccezion fatta per qualche testata, pare che la stampa parli così poco di questa vicenda. Forse qualcuno teme che gli stacchino la linea? Si pescano a piene mani informazioni, dati sensibili e spostamenti delle persone, e non si sa chi e in che termini ne faccia un uso distorto o le rivenda al mercato nero. I dubbi investono il fatto che non soltanto dipendenti infedeli ma anche un sistema interno deviato e ben organizzato possa violare la nostra privacy ed utilizzare tutte le notizie che ci riguardano nel modo più bieco. Molto istruttive un'intervista di oggi a Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale e quella a Giuliana D’Olcese, che è stata protagonista di una vicenda assai intricata con Telecom.
Entrambe si possono riascoltare scaricandole dal sito della radio, notiziario del 22/7/06 
Tratto da: danielacondemi.ilcannocchiale.it
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*Tlc: Se la morte è una equazione*
Subito dopo averle scritto la mia linea telefonica è risultata isolata. Sarà un caso?
Alessandra
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Non credo mai ai "casi" che avvengono in certi dati momenti. Sono le parole chiave che fanno scattare i controlli.
Quindi in questo momento ci sono le parole chiave che scatenano i controlli, i controlli sono a tappeto. Lei capisce che la morte di Bove è un fattaccio grossissimo. Quindi voce e mail che contengono parole chiave fanno scattare i controlli. Non preoccupiamocene dovrebbero ringraziarmi per questo articolo, pardon, "nota" e ringraziare lei e Libero. Del resto da anni, e da mesi sul caso Telecom, è piena google.it dei miei articoli, pardon maresciallo, "note" e se mette Bove, Telecom e Giuliana D'Olcese vengono fuori due pagine di vari autori e i miei articoli ci sono tutti. Chissà, potrebbe essere che, da quando hanno verificato che alla Procura c'è la mia denuncia sulle intercettazioni, questa volta, sia entrata in un "Radar protetto"......
Quindi ora divertiamoci, tanto che ci possono fare? Ammazzarci come Bove? Non siamo così importanti e non sappiamo un cacchio di niente. Abbiamo opinioni questo sì, ma non bastano ad incriminare un semplice cittadino che scrive su internet.
E poi è chiaro che tutti i providers, e i siti, sono setacciati giorno e notte con dei sistemi automatici, e sempre con le parole chiave, quindi il suo articolo su Libero lo hanno visto subito e la mia intervista sin dal momento che è andata in onda su Radio Radicale.
Attualmente c'è un controllo totale, credo, radio, tv, siti, providers, giornali, telefonate, e-mail, tutto, e fanno anche bene perchè la storia di Bove e del Sismi va chiarita. Pensi che io con i controlli ci guadagno, è molto aumentata la velocità di connessione. Devono avermi dato una "corsia preferenziale". Oramai si sono affezionati non mi mollano. E poi lo sanno che sono stata la prima a scoprire le intercettazioni illegali e ad averle denunciate per prima, e lo sa la Procura che ha tutto il fascicolo della denuncia e loro sanno che la Procura sa. E lo sanno il Garante, la Polizia postale e il Mininterno.
Vede, non volendo avere l'ADSL che è come stare con il portone e la porta di casa aperta, viaggio con modem che è lento ma più sicuro. E loro lo sanno come mi connetto. Sanno tutto, anche quando mi alzo dal pc e vado a fare pipì. E inoltre, se vogliono entrare e prelevare tutto dai pc, non c'è difesa che tenga, questo noi internauti dobbiamo saperlo. Non ci sono firewall e tutti gli altri marchingegni, che abbiamo per gli hackers, certo non per le "Security", che tengano o possano difendere dai veri grossi attacchi. Ma noi normali utenti e opinionisti della domenica non siamo in quella schiera, siamo soltanto un'appendice che non si sa mai, può aiutare a mettere assieme elementi da assemblare. E allora, perchè no? La saluto cordialmente e a prestissimo, gd'o
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*Tlc: Se la morte è una equazione*
Io in effetti sto con la porta aperta di Alice Adsl. Lei ritiene che Fastweb sarebbe più affidabile?
Anche se non penso di avere segreti, incomincio a credere che l'unico modo per preservare le cose sia quello di limitarsi a pensarle senza dirle più nemmeno a sé stessi. Almeno per ora i lettori del pensiero non li utilizzano. Ma non è mai detto.
Un saluto cordiale a lei e al brigadiere che ci legge. DCC
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Con le "Security" nessun mezzo tecnologico, a nostra disposizione, è affidabile, e inoltre non c'è provider che tenga.
Le "Security" entrano come quando e dove vogliono. Per tutto, il resto si tenga tutto quello che ha, va benissimo. Se no ritorni al vecchio caro modem... Internet diventa sempre più pericolosa ma certo non ci si ferma per questo no?
E poi per difendersi dai "normali" vecchi cari hackers ci sono tutti i mezzi che abbiamo. Fare di più non è possibile, lo dica a Libero.
Cordialmente gd'o
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Un cittadino ha scritto 23 luglio 2006
Poco fa mi è capitato di leggere sul Corriere della Sera tutti i retroscena che stanno venendo fuori dopo la morte (suicidio??) del funzionario di Telecom. Proprio grazie a questo funzionario è stato possibile intercettare i telefonini di alcuni esponenti del Sismi. Che non sta venendo fuori.....
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Jr ha scritto 23 luglio
Siamo spiati in ogni occasione, anche in casa e grazie al governo di prodino ora lo saremo ancora di più. Che bel futuro ci aspetta.
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Barone Rosso ha scritto 23 luglio 2006
E' terribilmente vero. Siamo tutti spiati. Con o senza autorizzazione dei giudici tutte le nostre telefonate sono catalogate e registrate, non so per quanto tempo vengono conservate, ma così è. Quando ci riferiscono che è stato possibile verificare gli spostamenti di una persona tramite il suo cellulare, e questa persona non era sospettata di nulla e nemmeno era successo il crimine di cui verrà dopo accusato, cosa vi viene da pensare? Esistono complicatissimi software che consentono di sapere in ogni istante dove siete con un errore max di solo 2 metri di raggio purchè abbiate addosso il cellulare, anche se spento.
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Due ipotesi sul caso Sismi/Telecom Italia
O è vera la spiegazione data da Tronchetti Provera... o è vera un'altra ipotesi, che coinvolge il governo di allora.
di Pierluigi Tolardo - ZEUS News - www.zeusnews.it - 01-08-2006
Al punto in cui siamo arrivati della vicenda giudiziario-spionistica relativa al caso "Abu Omar-Sismi", con le sue relazioni con la rete di intercettazioni illegali gestita dall'ex capo della security di Telecom Italia Giuliano Tavaroli, non ci sono molte ipotesi per spiegare quello che è successo. Una è quella che porta avanti il presidente di Telecom Italia Marco Tronchetti Provera: forze estranee all'azienda si sarebbero inserite in Telecom per strumentalizzare risorse e mezzi per fini estranei all'azienda.
In pratica, Tavaroli avrebbe acquisito o carpito la fiducia piena di Tronchetti e avrebbe preso in mano la security di Telecom Italia, potenziandola e acquisendo il controllo dei sistemi di intercettazione legali e ordinandone di illegali. Un uomo così efficiente, competente, con molte conoscenze importanti, che era stato già all'interno del sistema Telecom per aver ricoperto l'incarico di capo della sicurezza Italtel, per Tronchetti impegnato in una guerra in Brasile per il controllo di Telecom Brazil ed esposto a una concorrenza che, fino a quel momento, Telecom non aveva mai conosciuto, era sembrato una persona preziosissima e forse si è fidato troppo. Si è fidato troppo di un uomo legato a doppio filo ai servizi segreti americani: si dice che fosse addirittura un agente a libro paga, capace di mettere su un sequestro di un pericoloso presunto terrorista sorvegliato dalla polizia italiana utilizzando perfino dei carabinieri e, questo, fuori dal controllo dei servizi segreti italiani e dello stesso Governo. Insomma avrebbero fatto tutto gli americani e Tavaroli, fregando Pollari, Mancini, Tronchetti e lo stesso Letta, l'uomo di fiducia di Berlusconi anche per l'intelligence.
L'altra ipotesi è più sottile e un po' diversa: il governo Berlusconi sapeva che gli americani volevano Abu Omar, ma la legge italiana punisce il sequestro di persona e ammette solo l'arresto e il processo; il Sismi sapeva che non poteva farlo, ecco che però c'era Tavaroli con la sua organizzazione, quasi un servizio segreto, il "servizio segreto della più grande azienda del Paese", quella che gestisce le Tlc.
Quindi il lavoro sporco lo ha fatto Tavaroli? Il governo lo ha detto a Tronchetti o a Perissich? Tavaroli lo ha detto a Tronchetti?
Forse sì, forse no: cosa cambia? Tronchetti aveva un ottimo rapporto con il governo, quel governo che per poco non vinceva di nuovo le elezioni. Tronchetti ha bisogno di lavorare bene con gli americani, dalla Pirelli a tanti altri affari nel Mediterraneo, è scontato che ci si aiuti, non c'è nemmeno bisogno di chiederlo. Una storia, almeno due ipotesi, ora tocca alla magistratura.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus
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TelecomItalia: In arrivo una stangata che pagheranno utenti, contribuenti e concorrenti dell'operatore in posizione dominante di mercato?
di Domenico Murrone, consigliere Aduc Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.
Nessuno ne parla, ma a parte TelecomItalia, le più importanti concorrenti dell'ex-monopolista sono quasi tutte controllate da gruppi stranieri: Vodafone è inglese, 3 è della cinese Hutchison Wampoa, Wind è dell'egiziana Orascom. Quest'ultima ha già annunciato di voler acquistare Tiscali o Fastweb. Intanto TelecomItalia ha urgente bisogno di denaro fresco: per ripianare i 41,350 miliardi di euro di debiti (che hanno portato ad una caduta verticale della quotazione del titolo in Borsa), ma anche per mantenere l'attuale assetto proprietario, visto che alcuni soci vogliono cedere le loro partecipazioni che permettono a Tronchetti Provera di mantenere il controllo di tutto il Gruppo TelecomItalia. A questo punto o il Presidente trova altri soldi oppure la minaccia di nuovo cambio del vertice o l'ingresso di nuovi soci forti si fa realistica. E tra le ipotesi che circolano c'è l'interesse di Rupert Murdoch, quello di Sky, la tv satellitare. Se l'ipotesi si concretizza, si avrà che tutti i grandi operatori di telefonia sarnno in mano a stranieri o nella loro orbita.
Non ci spaventa uno scenario simile, se fosse determinato dal mercato. Temiamo, però, che di fronte al "pericolo straniero" la politica italiana s'inventi qualche escamotage che, permettendo il mantenimento in mano "amiche" di TelecomItalia, perpetui il sistema italiano continuando a danneggiare consumatori privati e imprese. Temiamo che sia in arrivo una stangata che pagheranno gli utenti dei servizi di TelecomItalia, i contribuenti italiani grazie a soldi pubblici che andranno a riempire i buchi di gestione, e i concorrenti di quest'operatore che già ora agisce in posizione dominante di mercato e che, proprio per far fronte a questo disastro, vedrà rafforzato il proprio potere monopolista. Tale scenario è ignobile, anche perchè i mali di Telecom non sono solo di natura finanziaria, ma di incapacità gestionale: Vende, a chi non chiede nulla, prodotti che non gli servono e con modalità poco ortodosse (si rasenta la truffa). Fa perdere un mese e mezzo ad altri clienti che devono implorare per ottenere un servizio che gli occorre.
Il tutto è esemplificato in queste due storie:
Siamo nel profondo Sud, nell'Alto Ionio cosentino, paese con una connessione a Internet che viaggia alla "folle" velocità di 9k.
Un venditore Telecom passa per le strade, facendo credere ad anziani pensionati che è obbligatorio sostituire l'apparecchio Sirio 2000 (canone poco più di due euro a bimestre per il noleggio) con il Videotelefono (canone 4,78 euro al mese).
Approfittando della buonafede/imperizia dei 70enni, il solerte venditore convince che il nuovo apparecchio non ha alcun costo. Incassate le provvigioni, rimette tutta la documentazione all'amministrazione Telecom che con la prima bolletta "decide" che uno degli anziani signori possiede ben tre apparecchi in noleggio, addebitando in bolletta per queste voci 2+10+9 euro iva esclusa, per un totale di circa 25 euro. Nella stessa bolletta, Telecom fa sapere che ha attivato Alice free, senza che nessuno abbia fatto tale richiesta. La seconda storia è capitata proprio all'Aduc che necessitava di una nuova linea Adsl nella propria sede di Firenze, in pieno centro. Nonostante siamo da anni clienti "business" di Telecom è difficilissimo riuscire a contattare un venditore che ci faccia firmare il contratto. Difficilissimo individuare il soggetto abilitato all'operazione da cui riceviamo diverse e vane promesse:
"sarete ricontattati", "verrò domattina". Non manca il tentativo di un agente Telecom di Napoli (ce ne occorreva uno su Firenze) di appropriarsi dell'ordine (e relativa provvigione). Occorrono ben dieci giorni di estenuanti tentativi per firmare un contratto.
Il problema è che neppure gli agenti conoscono le rispettive zone/aziende di competenza e non ne era sicuro neppure il venditore con cui abbiamo firmato il contratto. Dopo la firma i problemi non finiscono, l'ordine viene bloccato (senza apparenti motivi) e l'attivazione effettiva viene effettuata solo dopo 35 giorni (rispetto ai 20 concordati). In totale, per una "banale" Adsl occorre un mese e mezzo e diverse ore di tentativi.
Domenico Murrone, consigliere Aduc Associazione per i diritti degli utenti e consumatori
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Il Thriller Telecom - di Vittorio Feltri, Renato Brunetta - Libero 25 luglio 2006
Attorno a Telecom Italia si muovono vicende inquietanti, cui continueremo a dedicare la nostra massima attenzione. Continueremo, perché Libero ha già mandato in edicola, dove ancora si trova, Il Grande Intrigo, scritto da Davide Giacalone, nel quale si raccontano cose che molti hanno taciuto e che sono indispensabili per capire anche quello che sta succedendo. Stupisce che un osservatore attento come Massimo Bordin, che ogni mattina conduce un' ottima rassegna stampa su Radio Radicale, non se ne sia accorto: quel libro è la cosa più seria, documentata e non reticente che abbia gettato luce sulle vicende di Telecom Italia, a partire dalla malaprivatizzazione ad oggi. Ma veniamo al dunque. Sono insistenti le voci che vogliono imminente una mutazione della proprietà di Telecom Italia, e, del resto, è evidente che la scuderia guidata da Marco Tronchetti Provera è in difficoltà, con la Borsa che non dà tregua e valori che sono abbondantemente sotto la metà di quelli che ancora tiene nei propri libri.
I disagi della proprietà. comunque, oggi c'interessano sotto un profilo particolare. Si è scoperto e si va sempre più chiarendo che all'interno di Telecom Italia esisteva (esiste?) più di una devianza che direttamente aggredisce le nostre libertà personali e la nostra sicurezza collettiva. Sentire che intere strutture erano state create per spiarci, per registrare ogni nostro sospiro, non induce alla tranquillità. Su quest'impressionante macchina qualcuno intende esercitare un qualche controllo?
Anche perché il frutto di tutte le spiate rischia di finire, con tempismo e scelte sospette, direttamente sui giornali.
La cronaca ci restituisce la notizia della morte di Antonio Bove, che della sicurezza Telecom era responsabile, dopo essere stato valoroso poliziotto, e che con i magistrati stava collaborando, senza essere stato personalmente sfiorato dal sospetto. Un' inchiesta della procura cercherà di stabilire se si ammazzato, se qualcuno lo ha indotto a farlo, o se le cose stanno ancora peggio.
Una cosa è sicura, questa morte induce a renderci ancora meno tranquilli.
Cosa s'aggira in quel mondo? Talche anche la vita di un uomo possa rientrarvi nel conto?
Il ministro Amato ha sollevato il problema delle procure che passano le carte ai giornalisti o, addirittura, forniscono la password dei computer. Il ministro Mastella ha subito affermato che i giornalisti vanno puniti. Bene, frustateli, ma ponetevi anche il problema dei magistrati. Ci torniamo in conclusione. Il fatto è che l'Italia è stata invasa da un mare d'intercettazioni telefoniche, con modalità e quantità finora sconosciute. Sui giornali non sono finiti solo i soliti verbali, segno di un rapporto inaccettabile fra procure e stampa, ma direttamente le trascrizioni. Il governo è del tutto sicuro, e può rassicurare, su quale sia la fonte di queste intercettazioni? In particolare: il governo ha accertato che esista una rispondenza fra ciascuna intercettazione, in relazione sia al periodo cui si riferisce sia all'inchiesta nella quale s' inscrive, e gli atti formali con i quali è stata disposta? Da più parti si propone di espungere dalla documentazione processuale tulle le intercettazioni che non abbiano diretto riferimento a quello specifico procedimento.
Ma la legge già lo prevede, e non di meno è capitato di leggere intercettazioni che, per materia e località non solo non si riferiscono all'inchiesta di quel procuratore, ma neanche rientrano nella competenza di quella procura. Chi, allora, ha chiesto ed autorizzato quell'attività investigativa?
Si è anche letto d'intercettazioni durate anni. Quali indagini hanno avuto una così lunga durata, con riferimento a quali reati?
E' noto che il responsabile della sicurezza Pirelli, Giuliano Tavaroli, ha curato, per Telecom Italia, tutto il settore relativo alle intercettazioni telefoniche. E ci riferiamo alle sue libere dichiarazioni autopromozionali, rese ancor prima che fossero sollevati dubbi sui suo operato. Apprendiamo anche che Tavaroli si appoggiava ad una struttura privata, ordinando lavori per Telecom e pagando con soldi Pirelli (questo risulterebbe dalle inchieste in corso, quindi da verificare). Sappiamo che si tratta di un ex carabiniere, i cui ex colleghi, con i quali continuava a collaborare, gestivano società d'investigazione o avevano ruoli di rilievo nei nostri servizi d'informazione. Tavaroli non ha mai perso la fiducia del vertice delle due società, che è costituito dalle stesse persone, il che esclude che abbia agito di testa propria o violando la loro volontà. Ebbene, il governo è sicuro del fatto che non si sia creato un "giacimento", cui si attinge o per inchieste che portano al sequestro di materiali, o per scelta, o per volontà dei gestori del giacimento stesso? Certo colpisce quel che è capitato: è la pubblicazione di certe intercettazioni a provocare l'apertura d'indagini, e non i risultati di indagini a filtrare sui giornali. Quindi si torna al quesito prima posto: dove è la fonte delle intercettazioni?
Quali leggi sono state violate e da chi?
Le indagini su Sacchetti e Consorte
Nel corso delle indagini che hanno riguardato Consorte e Sacchetti si è accertato (sempre loro dichiarazioni) che hanno riscosso somme ingenti, all'estero, per il ruolo svolto nella faccenda Telecom Italia. Tali soldi sono solo una piccola parte dell'enorme somma movimentata all'estero, cosa che è stata resa possibile dal fatto che la stessa Telecom (all'epoca di Colaninno-Gnutti, con l'appoggio di D'Alema e Bersani) era finita nelle mani di una cordata radicata all'estero, con società lussemburghesi, ora messe fuorilegge dall'Europa, a loro volta possedute da off shore (si legga Il Grande Intrigo). Nessuno, prima delle indagini, aveva mai immaginato che Consorte e Sacchetti avessero potuto attingere a quel tesoro. Si ha un'idea di quanti altri lo abbiano potuto fare?
E fra i soldi movimentati all'estero da Tavaroli, vi è una qualche connessione con i conti riferiti a quella transazione?
E' appena il caso di sottolineare che l'omissione dell'azione penale non è solo una mancanza ai doveri d'ufficio, ma anche un modo per alimentare una realtà di possibili ricatti ed illecite pressioni.
Quanto ai magistrati che propalano il contenuto delle inchieste loro affidate, prima di chiedere a questo governo di prendere provvedimenti, sarà bene ricordare la vicenda di Achille Toro: pm presso la procura di Roma, incaricato di indagini sulla scalata Antonveneta, Toro comunicava informazioni sensibili per Consorte ad un altro magistrato, amico dell'indagato. Su questo si è avviata, presso la procura di Perugia, un'apposita indagine, di cui non si è saputo più nulla.
Si sa, invece, che nel frattempo Toro è stato premiato, divenendo capo di gabinetto presso il ministero dei Trasporti.
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Due dipendenti Pirelli tra i rapitori dell'imam
di Ferruccio Sansa e Cristina Zagaria - La Repubblica 26 luglio 2006 -
Sequestro di Abu Omar e caso Telecom: due novità. Primo: due civili, secondo un'ipotesi della Procura, avrebbero partecipato al rapimento, forse due uomini del servizio di sicurezza Pirelli o di un'agenzia di investigazioni privata. Secondo: nelle 400 pagine dei brogliacci che riportano le intercettazioni telefoniche di Pio Pompa si parla di un incontro ad Arcore tra Giuliano Tavaroli - il responsabile della sicurezza prima alla Pirelli e poi alla Telecom - e il "Ciambellano". Una figura che a leggere le intercettazioni delle telefonate di Pompa pare di poter identificare nell'ex sottosegretario di Berlusconi: "Stanno cercando di coinvolgere Letta", dice Pompa.
I due civili coinvolti - "Le risulta che al sequestro di Abu Omar abbiano partecipato due uomini della sicurezza Pirelli?".
È la domanda che i pm hanno posto a indagati e testimoni delle inchieste Telecom e Abu Omar. Ottenendo tra le altre una risposta precisa: "Mi è stato riferito che al rapimento hanno partecipato due uomini di Emanuele Cipriani", il manager (indagato per associazione per delinquere nel caso Telecom) che controlla diverse agenzie di investigazione privata.
Proprio sul ruolo del reparto sicurezza di Pirelli e Telecom nel sequestro i pm stanno compiendo approfondimenti decisivi.
Molte le circostanze che meritano attenzione a partire dalle intercettazioni di Pio Pompa. Ecco una recentissima telefonata del 15 giugno 2006 tra Pompa e un personaggio indicato come "il direttore" (un giornalista). Pompa: "Allora due dipendenti Telecom sono entrati nell'inchiesta su Abu Omar, civili eh". Direttore: "Ma che cosa c'entrano questi qui?". Pompa: "Avrebbero fornito cose ai tre dei Ros... Poi c'è un certo G. V. sempre di Telecom... è rientrato nell'inchiesta Milano-Firenze perché si sono dati da fare per fornire tabulati o schede fasulle".
L'incontro di Arcore - Il primo giugno 2006 Pompa parla con il vice-direttore di Libero, Renato Farina (indagato dai pm milanesi). Farina: "Allora sarebbe andato Tavaroli nel periodo caldo di Parmalat, cioè a gennaio del 2004". Pompa: "Ma con chi?
Il Ciambellano?". Farina: "Sì, dal Ciambellano". Pompa: "Ma ad Arcore?". Farina: "Ad Arcore". I pm stanno valutando se Farina avesse informazioni di prima mano o riferisse voci di cui era venuto a conoscenza da altri colleghi.
Tavaroli e la Cia - Pompa in una telefonata del 25 maggio 2006 dice che circola una voce, "cioè che Tavaroli era stato pagato quindicimila dollari o euro al mese dalla Cia ed è una cosa che circola tra gli investigatori... a questo punto vuol dire che il nesso Tavaroli, Cia e Abu Omar è chiaro". Pista concreta o un depistaggio?
Le accuse a Bove - Telefonata del 14 giugno tra Pompa e Farina. Il giornalista parla di tabulati telefonici richiesti abusivamente. Farina: "... Sono stati richiesti a uno di quelli che aveva accesso a quel sistema da parte di Bove o Tavaroli". Il giorno dopo Pompa parlando con il direttore di un giornale non identificato dice: "Lui (Bove, ndr) le ha fatte e ne esiste traccia, adesso per conto di chi non lo so, però lui ha fatto questa richiesta. Ci sono sei, no cinque nominativi, dopo la rendition e poi dal 24 aprile 2002 ci stanno i numeri di Geronzi". Anche il cellulare.
I giornalisti e Luttwak - Decine le telefonate ai giornalisti. Ma soprattutto sono frequentissime le telefonate tra Pompa e il politologo Usa Edward Luttwak, in cui i due si scambiano notizie e opinioni di ogni genere. Anche sul caso Abu Omar. L'8 giugno 2006 annotano gli investigatori nei brogliacci "Edward chiede a Pio informazioni sull'indagine del sequestro di Milano. Poi Pompa lo richiama sul telefono fisso".
"Baffetto" e Condoleeza - È il 28 maggio di quest'anno quando Pompa riceve i complimenti di un "interlocutore non identificato" per "il genio e le capacità politiche dimostrate nel redigere un documento che sarà utile in vista di giugno, quando il "baffetto" (Massimo D'Alema, ndr) andrà da Condoleeza Rice". Ma D'Alema compare anche in un'altra telefonata. Il 20 maggio 2006, Pompa ha una conversazione di 10 minuti e 21 secondi con il "suo amico Gianfri". Che alla fine dice: "Zio Pio, io ancora aspetto che il capo mi fa questa bella telefonata a D'Alema, così almeno mi accredita per bene".
Prodi e Dio - Il 20 maggio ecco l'ennesima telefonata tra Pompa e Farina. Pompa attacca Prodi: "Non ha fatto altro che portare al governo i nemici della Chiesa, quando va in chiesa non so che c.... gli racconta a Cristo, Prodi".
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Tronchetti-De Benedetti: la vera storia
di Oscar Giannino - Libero 27 luglio 2006
Caro direttore, lo avevamo preannunciato ai lettori di Libero, che molto presto il patron di Telecom Marco Tronchetti Provera sarebbe venuto alle mani con l'ingegner Carlo De Benedetti. Ed è puntualmente avvenuto ieri, in una maniera che conferma da sola le molteplici ombre che gravano sull'azienda. Ombre che ai lettori questo giornale cerca onestamente di spiegare, mentre la grande stampa confindustriale si tiene pressoché compattamente in punta di piedi. Dunque prima di parlare della pazzesca esternazione di Tronchetti ieri a tutti i suoi dipendenti - una sorta di discorso di Mussolini al teatro Lirico di Milano, secondo alcuni che l'hanno ascoltato - partiamo dai problemi che, ieri, gli hanno a quel che pare fatto perdere la testa.
C'è un problema finanziario. C'è un problema di monopolio. C'è un problema - il più grave ancora - che riguarda l'ordine pubblico e la sicurezza democratica. Sul primo versante, Tronchetti appare come il trionfante Giovanni Agnelli del 2000, allorché cinque anni fa si mise d'accordo coi bresciani di Hopa e sfilò la Telecom a Colaninno, pagandola una follia - il titolo è al 50% sotto oggi, rispetto ad allora, e scende scende di trimestrale in trimestrale - e per di più senza passare per un'Opa sul mercato, cioè regalando tantissimo agli ex padroni ma non un euro agli azionisti di minoranza. Oggi, invece, Tronchetti è alla guida di un gruppo il cui debito tra Pirelli, Olimpia e Telecom splafona verso la cinquantina di miliardi di euro. Ha dovuto vendere tutto il vendibile, per ricomprarsi dai soci Olimpia le azioni che questi dismettono, lasciandolo solo di volta in volta allo scadere dei patti. Ultima vendita, la Brasil Telecom annunciata due giorni fa. La quotazione in Borsa di Pirelli pneumatici, che doveva tirar su qualche altro centinaio di milioni da destinare a valle, per rafforzare un controllo in Olimpia su Telecom sempre più debole, è fallita.
La gestione
In più, Telecom perde margini dalla gestione ordinaria, il risultato operativo nel primo semestre è sceso del 4,5% e l'azienda lo ha motivato con maggiori investimenti: ma questi pesano semmai sull'utile lordo, non sul risultato di gestione, perché se peggiora questo significa solo che l'azienda è in difficoltà. Il debito è perfettamente sostenibile, se l'azienda fosse solo Telecom: è la quota parte che grava sulla parte alta della catena di controllo, quella che investe Pirelli direttamente, ciò che potrebbe portare Tronchetti a mollare la presa. E sarebbe puntualmente ciò che avverrebbe, se solo fossimo in un Paese di mercato per davvero: perché è ovvio a tutti quelli che di mestiere facciano l'analista finanziario, che in un Paese di mercato la Consob avrebbe dovuto da quel dì decidere il consolidamento in Pirelli di tutta la catena sottostante, fino all'ultimo granello di Telecom e di tutte le sue controllate: decisione che da sempre incombe sulla testa di Tronchetti come una spada minacciosa, e che obbligherebbe Pirelli a un aumento di capitale mostruoso, che non potrebbe mai aver successo.
Una decisione che però, naturalmente, la Consob di Lamberto Cardia non prende mai.
Nonostante che non un solo uomo di rilievo posto alla testa delle funzioni di Telecom Italia da Tronchetti Provera provenga da un'azienda diversa dalla Pirelli, tanto per rimarcarne l'estraneità: ma tant'è, il mantra è che chi tocca la Telecom di Tronchetti vuol male all'Italia, e dunque la Consob dorme. Il problema della posizione dominante sul mercato, in tutti i 18 segmenti tlc vigilati dall'Autorità delle comunicazioni, riempie da solo volumi di istruttorie e decisioni contro l'azienda che ancor oggi presidia il 95% degli accessi della rete fissa, el'85% di quelli per i servizi ad alto valore aggiunto su banda larga.
Diciamo che anche in questo caso c'è una spada di Damocle librata su Tronchetti, ma anche questa volta Corrado Calabrò - alla testa dell'Autorità di settore - si guarda bene dall'abbassare la lama.
La decisione sarebbe quella di separare la rete fissa di Telecom dal resto dell'azienda, come in Gran Bretagna è stato disposto nei confronti di British Telecom. Ma Tronchetti non ne vuol sentir parlare, malgrado atti come la recente sentenza ordinanza della Corte d'Appello di Milano in cui si sostiene che sono "penalmente rilevanti" i comportamenti assunti da Telecom contro i suoi concorrenti, attraverso offerte ai clienti non appena la lasciano per un altro operatore, offerte che vengono fatte passando alla divisione commerciale dati riservati del traffico svolto dagli ex clienti: in altre parole, mostrando una certa disinvoltura nel trattare dati che dovrebbero essere coperti da assoluta tutela.
Ed eccoci al terzo problema, quello che ai lettori di Libero abbiamo spiegato in lungo e in largo. Telecom non usava solo per le proprie offerte commerciali dati riservati. Da anni e anni - secondo le indagini aperte a Milano dal pm Napoleone - uomini di assoluta fiducia di Tronchetti  come Giuliano Tavaroli avevano messo in piedi una vera e  propria rete di ascolto illegittima, fuori da ogni richiesta e autorizzazioni delle Procure. Una  rete che è finita al centro delle indagini non solo del pm Napoleone e che riguardano in pieno  Telecom, ma che ha finito per  investire l'inchiesta della stessa  Procura sul sequestro di Abu Omar prima, e sulle presunte deviazioni del Sismi poi. Ma l'indagine su Telecom, come le decisioni di Cardia e Calabrò, è finita naturalmente in guanti bianchi nel congelatore. Quelle sul Sismi e sulla Cia hanno invece il sopravvento. Tronchetti da mesi e mesi minimizza sui rapporti strettissimi che ha avuto per anni col Tavaroli. Ha fatto affidare prima agli amministratori indipendenti de Telecom un'indagine di approfondimento, come se non spettasse a chi guida l'azienda dire come stavano le cose, e poi a una società esterna di consulenza, la KPMG, il compito di dire se e che cosa per anni è andato oltre la legge.
Nella memoria anche ieri distribuita alla stampa, a corredo dell'esternazione di Tronchetti, si leggono passaggi esilaranti, a proposito delle intercettazioni illecite. Del tipo: "in occasione dell'ispezione disposta nel maggio 2006 da parte dei funzionari del Garante della Privacy è stata acquisita consapevolezza dell'esistenza di un'applicazione informatica denominata Radar, con caratteristiche non allineate agli standard aziendali di sicurezza".
E proprio il sistema attraverso il quale manager di Telecom addetti al "lavoro sporco" accedevano ai tabulati senza lasciar traccia. Ma Telecom sostiene di "averne acquisito consapevolezza" solo grazie ai prodigiosi ispettori del Garante, due mesi fa. Tranne poi aggiungere, nella frase successiva: "tale applicazione, utilizzata dal 1999 in Tim.." Ma allora, caro Tronchetti, il RADAR c'era e veniva usato da prima, oppure non ne sapevate niente e lo avete scoperto solo due mesi fa?
Tavaroli nei vostri documenti risulta quasi un tipo che a Pirelli e Telecom c'è stato per caso e nessuno sapeva che cosa facesse nel suo ufficetto, poi scrivete che in ogni caso le indagini interne al gruppo non hanno evidenziato alcuna sua appropriazione indebita o fattispecie di reato. E poi dite in un inciso che certo, "di alcune spese riguardanti servizi asseritamente resi da società del gruppo Polis d'Istinto non si è trovata adeguata giustificazione". Ora la Polis d'Istinto è di un altro amico stretto di Tavaroli, Emanuele Cipriani: ma come si fa a definire "alcune spese" una cifra che ammonta a 14 milioni di euro?
Che cosa bisogna pensare, della contabilità di Telecom relativa alle intercettazioni? Quando, qualche giorno fa, da una cavalcavia sopra via Cilea a Napoli vola giù un altro dirigente clou della sicurezza Telecom, Adamo Bove, la strategia dell'insabbio non funziona più. Bove da anni si era dovuto moltiplicare per salvare faccia e sedere alla Telecom, era stato praticamente messo a disposizione di tutte le Procure che indagano sui diversi filoni con l'ordine di accontentare in tutto e per tutto i magistrati, facendo sparire ogni prova del coinvolgimento diretto dell'azienda, come se Tavaroli e compagni fossero stati uomini-ombra al servizio di potenze occulte ed estranee al vertice aziendale.
La tesi difensiva di sempre, di Tronchetti.
Ed ecco che, di fronte alla morte misteriosa, ieri scatta come una molla la controffensiva del patron della telefonia.
Un videomessaggio a tutti i dipendenti, che apparentemente è di grande orgoglio, in cui li sprona a sentirsi orgogliosi di appartenere a uno dei più grandi gruppi italiani. Ma con una terrificante accusa esplicita, e cioè che praticamente il responsabile del fatto che ad Adamo Bove siano saltati i nervi - facciamo finta di crederci - sia l'"editore senza scrupoli", come ieri lo ha chiamato, e cioè Carlo De Benedetti, il padrone di Repubblica, il giornale che da mesi con la coppia D'Avanzo-Bonini sulle indagini Sismi e intercettazioni, e con Giovanni Pons nelle pagine finanziarie, picchia come un maglio sui guai sempre più foschi del gigante telefonico.
Giornalisti liberi
D'Avanzo-Bonini, a dire la verità, hanno a Repubblica campo assolutamente libero, non rispondono neanche al direttore Ezio Mauro, dacché riuscirono a farsi dar ragione proprio dall'Ingegnere proprietario quando il direttore tentò di tirare un po' le redini.
E nelle loro inchieste giornalistiche a totale rimorchio della Procura milanese, sono assai più interessati a sbaraccare il Sismi di Pollari che la Telecom di  Tronchetti, tanto che essi stessi adombrano talora la tesi secondo la quale Tavaroli e banda avrebbero raggirato per primo il padrone della Telecom, al servizio della Cia e degli spioni italiani troppo filoamericani. Ma tant'è, ieri Tronchetti ha abbassato la testa come un toro. Puntando il dito contro chi sui telefoni ha da sempre il nervo scoperto, visto che De Benedetti inventò la Omnitel ma fu poi costretto a vederla venduta ai tedeschi di Mannesmann, per far cassa necessaria alla tragedia Olivetti. E poi fu nemico acerrimo della maxi opa di Colaninno, un manager che considerava carne della propria carne e di cui mal sopportò l'ascesa in proprio. De Benedetti non ha i muscoli finanziari né la voglia di imbarcarsi in un'opa su Telecom, ci mancherebbe.
Ma all'editoriale Espresso le due reti tv di Telecom, 1a7 e Mtv, farebbero gola come la fanno a tutti i maggiori gruppi editoriali italiani esclusi sinora dalla tv. Ed è sull'integrazione tra tv, telefonia e contenuti per i nuovi media come la tv via Internet, che Tronchetti sta trattando con la Sky di Murdoch e con altri gruppi stranieri. E' per concorrere alla stessa gara, che oggi i soci Rcs che hanno appena cacciato dal ponte di comando Vittono Colao e gli sostituiscono Antonello Perricone cercheranno anch'essi di farsi sotto, e di strappare un'intesa a Tronchetti, un accordo che gli apra le porte dei nuovi media e della tv. Tronchetti non ha di fronte a sé competitor molto forti. La Wind è stata consegnata a un proprietario egiziano che di Italia sa poco o nulla, apposta perché Telecom vada avanti più tranquilla. Degli altri, l'unico gruppo ad aver investito nuove tecnologie su rete fissa è Fastweb, e non a caso la Telecom gli riserva la guerra in ogni Tribunale. Di conseguenza, quando Tronchetti attacca ieri gli avvoltoi senza scrupoli di Repubblica, evoca la sempiterna guerra che in Italia fa perdere la testa alla politica: quella per la tv. Tronchetti sa che nell'Unione i cuori battono per lui, non per editori stranieri come Murdoch.
L'affondo
E quanto a De Benedetti, l'ingegnere lamenta che la sinistra con lui è sempre stata avara, dopo tutto quello che ha fatto per darle una mano: in effetti, dalle privatizzazioni ha preso assai poco. Senonché, a parlare con i dirigenti Telecom dopo il telemessaggio di ieri, la lettura è anche un'altra. Non fidatevi. Tronchetti l'ha fatto apposta, a sacramentare contro De Benedetti: sa perfettamente che così tutti i titoli dei giornali saranno sulla guerra tra i due mostri sacri. Ma chi ha ascoltato in azienda l'intervento di Tronchetti, riporta un'atmosfera diversa. Non è sfuggito a nessuno, tra dirigenti e funzionari, che Tronchetti ha cupamente insistito contro "le melemarce" interne all'azienda, contro chi"non vuole bene a Telecom e all'Italia o per appartenenze esterne, o perché dall'interno alimenta notizie distorcenti la realtà che danneggiano l'azienda". È l'appello contro la quinta colonna, quello che il Duce al tramonto lancia al Lirico quando promette che la guerra sarà comunque vinta, grazie alle armi segrete del Fuhrer. Ma attenzione: in quel dito puntato contro i traditori interni, c'è un'esplicita minaccia. Ora che il garante e le diverse Procure dovranno sentire decine di dirigenti Telecom, per comprovare l'asserita tesi della estraneità aziendale a qualunque maneggio improprio e violazione di legge, ciascuno è stato avvisato. O regge il gioco, come ha tentato di fare Bove. Oppure, se parla, attenti al cavalcavia perché si può volar di sotto.
Direttore di Finanza&Mercati
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Intercettazioni illegali Spunta la mano della Cia
di Paolo Colonnello - La Stampa 27 luglio 2006
Premessa: quando si parla di spie e del loro mondo non c'è nulla di sicuro e tutto si muove sul filo delle ambiguità.
Anche la vicenda del sequestro Abu Omar non fa eccezioni, nonostante l'incredibile e puntigliosa inchiesta della Procura di Milano che, ben lungi dall'essere conclusa, ha svelato un intrigo molto italiano, almeno per quello che riguarda assunzioni di responsabilità, atteggiamenti pilateschi e depistaggi giornalistico-politici. Dove la vicenda Abu Omar sconfina però nel giallo internazionale, ecco entrare in scena il ruolo di un'azienda strategica per la stessa sicurezza nazionale, un'azienda attraverso la quale passano le comunicazioni dell'intero Paese, un'azienda quindi che fa gola a molti: la Telecom. Ed ecco quindi l'aggancio con un'altra inchiesta molto complicata, sempre milanese, nota semplicemente come "Telecom" o "Telecom gate". I punti di contatto tra le due indagini sono molteplici e si saldano su un unico comun denominatore: la Central Intelligence Agency, la Cia, e i suoi numerosi agenti e "simpatizzanti" italiani.
Non a caso, infatti, sono i magistrati che si occupano di Telecom che vogliono sapere se al sequestro di Abu Omar hanno partecipato anche "due uomini della sicurezza Pirelli". Il particolare è fondamentale perché rivela uno scenario senza precedenti. Per arrivare a formulare questa domanda i pm infatti hanno ben presente il verbale del maresciallo dei Ros Luciano Pironi, "Ludwig", l'unico "italiano" finora individuato con sicurezza (è reo confesso) nel commando di agenti Cia che partecipò al rapimento dell'ex imam. "Ludwig" fornisce infatti di particolari inediti il film di quel sequestro del 17 febbraio 2003. Intanto rivela che sul posto sono presenti "probabilmente" almeno altri due italiani. E soprattutto che dopo l'operazione, che lui sperava potesse essere un viatico per entrare nel Sismi (così almeno gli aveva fatto credere il capo Cia di Milano, Bob Seldon Lady), si fanno vivi invece tutti personaggi che gravitano intorno al mondo Telecom. Tra questi c'è anche un certo Gianpaolo Spinelli, ex agente Cia che ora lavora in proprio con una sua agenzia d'investigazione raccogliendo intorno a sè ex appartenenti del Sisde. E soprattutto lavora per la Pirelli.
Sul suo biglietto da visita c'è scritto: "John Paul Spinelli - Global Security Services - Security consultants to Pirelli".
Ufficiale con il grado in codice Gs 14, Spinelli, tra l'altro, è stato vice capo della Cia in Somalia, ferito a Mogadiscio, viene rimpatriato in una giornata nera per l'esercito Usa: è l'inizio dell'operazione raccontata nel film di Oliver Stone "Black Hawk Down". Insomma, un personaggio da leggenda.
Perché dopo il sequestro Spinelli chiama Pironi per offrirgli un lavoro? Perché in realtà l'operazione di "rendition" su Abu Omar, contrariamente a quanto immaginava il maresciallo Pironi, da viatico per l'ingresso nel Sismi si è trasformata in una macchia nera sul suo curriculum. Al vertice del Sismi, sapendo perfettamente come sono andate le cose ed avendo capito il disastro che potrebbe scoppiare, non lo vogliono proprio avere tra i piedi questo maresciallo, perché Pironi si trasformerebbe automaticamente nel miglior atto d'accusa contro di loro. La Cia invece, che lo considera l'unico "eroe" italiano di tutta la faccenda (il Sismi, in fondo, traccheggiando, dicendo prima sì, poi no, si era tirato indietro) ha bisogno di tenerlo buono, di ringraziarlo anche concretamente.
Ed ecco che oltre a Spinelli, che mostra di sapere della sua partecipazione al sequestro di Abu Omar, lo chiama anche Tavaroli, il potente capo della sicurezza Telecom, per convincerlo a lasciare l'Arma. Il maresciallo è frastornato, non capisce, ringrazia per le offerte ma rifiuta. Il suo sogno era il Sismi, non qualche agenzia privata di spioni. Va dai magistrati e racconta tutto.
E loro capiscono all'istante la connessione con l'altra inchiesta, quella sulle intercettazioni abusive Telecom.
Per questo in quei giorni i contatti tra il procuratore aggiunto Armando Spataro e il pm Fabio Napoleone sono così intensi.
Ed è per questo (nonchè per una serie d'intercettazioni in cui il ruolo di "Telecom-Tavaroli" nel sequestro Abu Omar viene spesso citato) che iniziano a seguire la traccia di una presenza "Pirelli" tra i sequestratori di Abu Omar.
Una traccia che ancora non ha trovato conferme definitive ma che preoccupa tantissime persone.
Che c'entra allora il sequestro di Abu Omar con le intercettazioni abusive, i sistemi per cancellare le tracce di queste intercettazioni e i dossier usciti da Telecom su mezzo mondo italiano che conta?
C'entra, perché il sospetto della Procura, a questo punto, è che dietro i vari episodi e le varie indagini si muova sempre la stessa mano: quella della Cia, in piena bulimia d'informazioni riservate. La mano però deve avere un braccio e quindi un corpo, cioè un uomo ben fidato che abbia buoni rapporti con il Sismi (e dunque possa raccontare che aria tira) e possa controllare perfino le richieste della magistratura quando questa decide di mettere sotto registrazione i telefoni di qualche agente. Uno che sia capace d'indirizzarli verso persone in grado di fornire un supporto logistico se si tratta di compiere un sequestro e di spargere fumo per confondere le tracce. Uno, infine, che alla bisogna spalanchi all'intelligence di un Paese straniero, anche se alleato, il più importante patrimonio informativo di una Nazione: la rete delle comunicazioni telefoniche e via Internet.
Insomma il sogno di ogni Servizio segreto. Esiste quest'uomo?
Una figura come questa si attaglia perfettamente a quella di Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza Telecom e del Cnag, il centro nazionale autorità giudiziaria, attraverso il quale passano tutte le richieste d'intercettazione telefonica e ambientale del nostro Paese. È lui, già indagato da mesi, al centro dei sospetti dei pm come vero punto di saldatura tra tutte queste storie.
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SISMI, il giallo del suicidio e un'inchiesta troppo lenta
di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica 24 luglio 2006
Indifferente è il governo, distratta la magistratura, spensierata l'informazione, mentre si combatte - intorno alla Telecom e al Sismi - un'inesorabile contesa con la minaccia, il ricatto, la menzogna che afferra e discredita. Il conflitto ha già fatto un morto:
Adamo Bove, manager della Telecom, saltato giù da un viadotto della Tangenziale di Napoli (s'indaga per istigazione al suicidio). Se la logica ha un senso, Adamo Bove potrebbe non essere l'ultimo. La resa dei conti, sotto gli occhi di tutti, è cruenta.
Chi è intimidito da due inchieste giudiziarie che si intersecano e sovrappongono (le intercettazioni abusive alla Telecom; il sequestro di Abu Omar che coinvolge il Sismi) invoca l'impunità coinvolgendo (o minacciando di coinvolgere) chi ancora ne è fuori, a torto o a ragione.
Chi ne è fuori, magari nel passato complice, manovra per tenere le attenzioni investigative, e tutti i guai, soltanto intorno agli spaventati. Ne nasce un gomitolo dove si aggrovigliano molti filacci, più storie, il controverso destino di tre uomini, oggi con l'acqua alla gola ma con un nodoso bastone stretto ancora tra le mani: ciò che sanno, quel che possono raccontare.
Gli uomini sono tre. Giuliano Tavaroli, nel tempo capo della Security di Pirelli e Telecom dove ha avuto ai suoi ordini 500 uomini; Marco Mancini, fino all'altro ieri direttore delle Operazioni e del Controspionaggio del servizio segreto militare (Sismi); Emanuele Cipriani, patron di tre attivissime agenzie private di investigazione: la Polis d'Istinto di Firenze, la Plus Venture Management delle Isole Vergini, la Security Research Advisor di Londra, negli anni il loro fatturato si è formato per il 50 per cento (Polis) e fino all'80 per cento (PVM e SRA) con le commesse di Pirelli e Telecom.
Nel gomitolo, tra molte muffe, sono stretti tre nodi. Le intercettazioni realizzate abusivamente senza alcuna autorizzazione giudiziaria. La natura e la correttezza dei rapporti tra la Telecom e il Sismi. Decine di migliaia di file di un archivio elettronico che custodisce informazioni illegalmente raccolte sul conto di società e persone fisiche, politici, banchieri, uomini di finanza, giornalisti, magistrati e finanche giocatori, arbitri e manager di calcio. I tre nodi del gomitolo rimandano ad alcune domande. I vertici della Telecom e del Sismi erano consapevoli del lavoro illegale di Tavaroli, Mancini e Cipriani? Quel lavoro è stato loro commissionato (e, in questo caso, da chi?) o se lo sono attribuiti in autonomia abusando della fiducia riposta in loro? O è stato loro commissionato e quei tre, fraudolentemente, vi hanno fatto fronte con un piede oltre la soglia del codice penale?
Le risposte verranno dalle istruttorie della procura di Milano, ma per intanto quel che si vede dà apprensione. Soltanto Telecom si è mossa - con qualche furba contraddizione - per correre ai ripari. Anche se salmodiando una fantasiosa litania complottistica, la società telefonica ha ordinato un'inchiesta interna. Ha aperto le porte all'istruttoria del Garante della Privacy e alle indagini della Guardia di Finanza. Lavora a nuove procedure e sistemi informatici che proteggano il trattamento dei dati personali.
Ha allontanato chi ha commesso abusi e scorrettezze. La responsabilità economica di Telecom di fronte al mercato, agli azionisti e ai risparmiatori ( e forse alle sue difficoltà di bilancio) pare essere stata più vincolante della responsabilità politica.
Virtualmente per tutelare l'efficienza del Sismi, il governo ha rinviato a tempi meno affaticati il rinnovamento della catena di comando e la radicale riforma dell'intelligence. Doverosa preoccupazione, ma pessima decisione. Come chiunque può capire, in cima all'agenda degli uomini del Sismi oggi non c'è né l'efficienza né la sicurezza nazionale, ma una preoccupazione personale, l'imperativo di guardarsi dagli agguati. Di proteggersi dalle trappole di chi, coinvolto in mosse abusive, vuole rifarsi una verginità e guadagnarsi il futuro affondando l'amico o il rivale.
Le incertezze del governo si sposano pericolosamente con l'inerzia" (non si sa come definirla) della procura di Milano che indaga contro Tavaroli, Mancini e Cipriani con l'ipotesi di "associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione d'informazioni coperte da privacy".
Di quest'inchiesta, dopo un anno e mezzo, si sa poco o nulla. Non si conosce il numero e il nome degli indagati. Si ignorano gli orizzonti dell'istruttoria e la qualità e quantità delle fonti di prova. Non si sa neppure se ha fatto qualche passo in avanti o è ferma al palo. Si sa soltanto che, di recente, i pubblici ministeri hanno inviato al giudice delle indagini preliminari una richiesta di misure di custodia cautelare. Insomma, chiedono un certo numero di arresti. Si sa - se le indiscrezioni di fonte legale sono corrette - che in questi giorni il giudice (Paola Belsito) ha restituito agli uffici della procura il provvedimento chiedendo verifiche e precisazioni.
Con evidenza, gli argomenti proposti dall'accusa le devono essere apparsi fragili, incerti, forse inconsistenti.
Quel che appare grave è che alla fase di apparente stallo giudiziario corrispondono le frenetiche manovre di chi solleva polvere e sparge nebbia in un clima di disinformazione, inquinamento, intimidazione che meriterebbe un intervento energico di quella procura incerta. Ne ha pagato il prezzo, per il momento, Adamo Bove, manager della Telecom, già rispettato investigatore di polizia e capo della sicurezza di Tim.
"La vita di Adamo - ha raccontato al Messaggero il fratello Guglielmo, avvocato, anch'egli in Telecom - è cambiata nei primi giorni di giugno quando alcuni articoli di stampa hanno associato il suo nome a quello delle inchieste sulla spy story".
A Repubblica, uno strettissimo parente riferisce che "Adamo s'era convinto che c'era chi voleva incastrarlo".
A cominciare da giugno, Adamo Bove ha la certezza di essere entrato in un gorgo di rappresaglia e avvertimenti. Fonti Telecom spifferano che, dalla postazione di Bove, fosse possibile estrarre, senza lasciarne traccia, tabulati sui numeri in arrivo e in partenza delle utenze, la durata delle chiamate, l'orario, la località o "marcare" le utenze per riconoscere il momento in cui venivano intercettate dall'autorità giudiziaria. Si lascia intendere che esistono documenti di questo lavoro sporco perché qualche "sottoposto" ha conservato gli ordini scritti di Bove. Appunti autografi su post.it. Sono indicazioni che dovrebbero mettere in allarme la procura di Milano. A lume di logica, sollecitarla a valutare meglio i comportamenti del manager.
Al contrario, i pubblici ministeri si avvalgono della collaborazione di Adamo Bove. Il suo lavoro è "preziosissimo", dicono i pubblici ministeri, per scovare i telefoni cellulari degli agenti del Sismi, implicati nel sequestro di Abu Omar; per nascondere in Telecom quelle intercettazioni agli occhi indiscreti e alle curiosità infedeli. La fiducia che i magistrati ripongono in Bove è incondizionata e dunque dovrebbe renderli vigili dinanzi alle manovre calunniose che assediano il loro generoso collaboratore. Il lusinghiero giudizio dovrebbe imporre domande su chi e perché obliquamente lo intimidisce o ricatta. Deve "pagare" il lavoro che ha svelato la complicità delle gerarchie del Sismi nel sequestro di Abu Omar? O anche l'opposizione (o magari una iniziale acquiescenza) agli abusi intercettatori in Telecom?
A luglio contro Adamo Bove giunge un nuovo, nero segnale. La procura si chiede come mai nelle mani di un giornalista di Libero (indagato) sia finita una lista di telefoni mobili spiati, tra cui le linee di alcuni giocatori dell'Inter (Vieri, Ronaldo) e del banchiere Cesare Geronzi. Primi giorni di luglio. Viene interrogato un funzionario della Telecom che, secondo indiscrezioni di buona fonte, chiama in causa Adamo Bove. E' una testimonianza che al manager provoca molte difficoltà in Telecom, ma che non muta di una virgola l'ammirazione di cui gode tra i pubblici ministeri. Che infatti ancora oggi, smentendo ogni suo coinvolgimento nell'inchiesta, ne difendono l'integrità morale e professionale. Al punto che i magistrati di tre procure - Milano, Roma e Napoli - si dicono "certi" che, se Bove sospettava di essere pedinato e intercettato, "pedinamenti e intercettazioni possono esserci stati, perché troppo sapiente e lucido era l'uomo e per nulla, come pure malignamente si è detto e scritto, depresso".
I due quadri sono inconciliabili e sollecitano qualche perplessità sull'inattività della procura di Milano. Se Adamo Bove è il "tecnico" correttissimo che sostiene la procura, come è stato possibile che i pubblici ministeri non si siano resi conti dello spaventevole assedio che lo stringeva? Come è accaduto che non abbiano compreso che in giro c'è chi è in grado - forse anche con intercettazioni e pedinamenti - di manipolare le informazioni e intimidire i testimoni: in una formula, inquinare le indagini?
Come può passare inosservato che Giuliano Tavaroli dica (Sole-24 ore) che "è ancora troppo presto" per fare i conti con "i delatori"? Quanto tempo occorrerà prima che la procura di Milano, nella colpevole inazione del governo, faccia un convincente passo per impedire che i miasmi venefici degli affari Telecom e Sismi appestino ancora l'aria?
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